Archivi Blog

Sequenza in Italia centrale: aggiornamento del 28 aprile

La sequenza sismica iniziata ad agosto del 2016 continua ad essere attiva anche in questi primi mesi del 2017 con numerosi eventi registrati ogni giorno dalla Rete Sismica Nazionale nella vasta area interessata. Subito dopo gli eventi del 18 gennaio la sismicità si è concentrata soprattutto nella parte sud della sequenza in provincia dell’Aquila, ma anche nelle aree più a nord, tra le province di Perugia e Macerata.

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale dal 1 gennaio 2017 ad oggi. Si nota la concentrazione della sismicità soprattutto nell’area interessata dagli eventi di magnitudo Mw compresa tra 5.0 e 5.5 avvenuti il 18 gennaio 2017 in provincia dell’Aquila. Si notano a nord-ovest (in arancione) i due eventi del 27 aprile 2017 di magnitudo Mw 4.0.

Proprio nella parte nord-ovest della sequenza nella serata di ieri (27 aprile) sono avvenuti due eventi di magnitudo Mw 4.0 a distanza di 3 minuti: alle ore 23:16 e alle 23:19 italiane. L’epicentro dei due terremoti è stato localizzato tra le province di Macerata e Perugia a pochi chilometri da Visso (MC).

Alle ore 15 di oggi (28 aprile) il numero di eventi della sequenza sismica in Italia centrale ha superato i 65.500 dal 24 agosto 2016. Negli ultimi giorni in media vengono localizzati tra i 100 e 150 eventi giornalieri, pochi di questi hanno magnitudo uguale o maggiore di 2.

Dal 18 gennaio, quando si sono verificati gli ultimi eventi di magnitudo uguale o maggiore di 5.0, sono stati in totale 4 gli eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0 compresi i due eventi di ieri sera. Gli altri due (magnitudo Mw 4.2 e 4.0) avvenuti anche essi in uno stesso giorno, il 3 febbraio, sono stati localizzati in provincia di Macerata, non lontano da Visso e dagli eventi del 27 aprile.

I terremoti nella STORIA: Nel 1117 il più forte terremoto dell’area padana colpiva Verona e la pianura centro-occidentale

Novecento anni fa, nel 1117, si è verificato il più forte terremoto dell’area padana di cui si abbia notizia. Nonostante siano trascorsi ben nove secoli e il terremoto si sia verificato in un’area caratterizzata all’epoca da sporadici nuclei abitati situati tra zone paludose e foreste, disponiamo di un gran numero di informazioni su questo evento. Grazie anche alla fitta rete di monasteri benedettini presenti nel XII secolo, esiste infatti un’ampia tipologia di fonti coeve, quali annali monastici, documenti di varia tipologia ed epigrafi, che ci forniscono differenziate e puntuali informazioni su questo terremoto.

Lunetta e architrave del portale dell’Abbazia di Nonantola (Modena) con l’iscrizione relativa al rifacimento dell’edificio avvenuto in seguito al terremoto del 1117.

Si trattò di un evento assai importante per la società del tempo, contraddistinta da un contesto di generale sviluppo economico, infatti le città in quegli anni attraversavano una fase di ripresa economica e demografica e venivano edificati edifici pubblici e chiese. Il terremoto del 1117 si impresse a lungo nella memoria delle popolazioni colpite divenendo un elemento di riferimento cronologico per datare altri avvenimenti, come testimoniato da numerosi documenti successivi.

Il terremoto ebbe una grande fama in tutta l’Europa medievale ed è ricordato in quasi tutti gli annali monastici europei del tempo anche perchè molto probabilmente si è trattato di un evento multiplo (Guidoboni e Comastri, 2005; Guidoboni et al., 2007). L’ampia e accurata ricerca cronachistica e archivistica svolta ha solo parzialmente fatto luce sulla grande complessità di questo evento; da alcuni ricercatori sono state individuate tre diverse scosse: la prima avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, la seconda, la più forte, avvenuta nel primo pomeriggio (alle ore 15:15 GMT) del 3 gennaio in concomitanza con una terza scossa di minore entità (Guidoboni et al., 2005). La prima scossa si sarebbe verificata nella Germania meridionale causando danneggiamenti in particolare nell’area di Augusta e Costanza. La seconda scossa ha duramente colpito la Pianura Padana, ed è stata caratterizzata da un’area di danneggiamento molto ampia, comprendente il Veneto, la Lombardia e l’Emilia. Il terzo evento avrebbe interessato l’Alta Toscana, causando il crollo di torri, edifici e campanili nel territorio di Pisa e Lucca (Guidoboni et al., 2005; Rovida et al., 2016).

Epicentri attribuiti ai tre eventi del gennaio 1117 da Guidoboni et al., 2005.

L’evento più forte della sequenza si è quindi verificato nel primo pomeriggio del 3 gennaio 1117 e ha duramente colpito l’area della Pianura Padana veronese, causando danni da Piacenza sino alla costa adriatica. Parte di questi danni sono stati identificati per mezzo di un’estesa ricerca su restauri e ricostruzioni, in edilizia ecclesiastica, successivi al 1117.

Chiesa di San Pietro a San Pietro in Valle (Verona). Le differenti tipologie di muratura testimoniano il periodo di costruzione. Il transetto e la base della torre (1) sono databili all’alto Medioevo; la sommità della torre (2) invece risale al XII secolo, molto probabilmente è stata ricostruita dopo il terremoto del 1117 (Guidoboni e Comastri, 2005).

I dati di intensità macrosismica mostrano che l’area dei maggiori danneggiamenti è localizzata nella valle del Fiume Adige, a sud di Verona (Guidoboni et al., 2005). Nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani la magnitudo stimata di questo evento è pari a 6.5 (Rovida et al., 2016).

Valori di intensità del terremoto Veronese del 3 gennaio 1117 (Guidoboni et al, 2007; Rovida et al., 2016).

Diversi elementi rendono complessa l’individuazione geologica della/delle faglie responsabili dell’evento in questione, vediamo solo i principali:

  • le intensità macrosismiche più elevate sono distribuite su di una porzione molto ampia di pianura;
  • non possiamo escludere che il forte evento denominato Veronese del 3 gennaio sia stato in realtà una sequenza di più scosse molto ravvicinate nel tempo;
  • l’area epicentrale è sede oggi di pochi terremoti strumentali di bassa magnitudo;
  • l’epicentro macrosismico è localizzato in un’area pianeggiante ritenuta usualmente “indeformata” dal punto di vista sismotettonico;
  • le faglie della Pianura Padana non arrivano a tagliare la superficie terrestre ma si fermano in profondità, sono infatti definite faglie cieche. Pertanto possono essere rilevate solo grazie allo studio di prospezioni geofisiche o attraverso altri metodi indiretti.

In un precedente articolo pubblicato su questo BLOG abbiamo descritto il complesso e articolato paesaggio della Pianura Padana, sia quello visibile in superficie sia quello sepolto sotto i sedimenti di origine marina e fluviale. Le strutture compressive, o thrust, delle Alpi Meridionali, a nord, e dell’Appennino Settentrionale, a sud, proseguono al di sotto dei sedimenti della Pianura Padana e sono attualmente in avvicinamento, come mostrano i dati geodetici satellitari. In profondità questo raccorciamento si trasforma in uno sforzo di caricamento di faglie di tipo compressivo localizzate al piede delle Alpi e al piede dell’Appennino. Identificare la faglia responsabile del terremoto del 1117 richiede che si prenda in dovuta considerazione sia l’assetto delle due catene montuose sia l’assetto paleogeografico preesistente. L’avvicinamento delle due catene è infatti fortemente condizionato dalla presenza di un contesto geologico “ereditato”. Quando affermiamo che l’area epicentrale del terremoto del 1117 è localizzata in una zona ritenuta “indeformata”, ci riferiamo a quella porzione di territorio che non è ancora stata apparentemente raggiunta, in profondità, dai thrust delle due catene montuose in avvicinamento.

A causa di queste oggettive complessità sono state ipotizzate negli anni numerose – e  poco vincolate – strutture sismogenetiche responsabili del forte terremoto del 3 gennaio 1117:

  • fronte alpino e struttura delle Giudicarie, attivazione contemporanea del thrust dei M.ti Lessini (indicato come 1a nella figura sottostante) e del thrust del M.te Baldo (indicato come 1b; Galadini e Galli, 2001);
  • fronte alpino, thrust Thiene-Bassano (indicato come 2; Galadini et al., 2001; Galadini et al., 2005);
  • struttura appenninica sepolta, thrust di Piadena (indicato come 3; Galli, 2005);
  • struttura ereditata Mesozoica riattivata nell’attuale regime tettonico compressivo (indicato come 4; DISS Working Group, 2010; Vannoli et al., 2015);
  • strutture ereditate Mesozoiche, le faglie trascorrenti destre di Nogara (indicato come 5a in figura) e di S. Ambrogio (indicato come 5b; Scardia et al., 2015);
  • struttura basata su evidenze di geomorfologia tettonica. Lungo i corsi dei fiumi Mincio e Adige sono state identificate diverse “anomalie di drenaggio” compatibili con il sollevamento della superficie topografica causato dal movimento in profondità della faglia (indicato come 6 in figura; Burrato et al., 2003; DISS Working Group, 2015).

Sorgenti sismiche responsabili del terremoto Veronese del 3 gennaio 1117 proposte nella letteratura scientifica nel corso degli anni (rappresentate in rosso, vedere il testo sopra per la spiegazione). Da notare come negli articoli stessi venga sottolineato come queste sorgenti siano delle mere proposte. In giallo l’epicentro macrosismico dell’evento (Guidoboni et al, 2007; Rovida et al., 2016).

La presenza in letteratura di tante differenti ipotesi conferma come l’individuazione della sorgente responsabile del forte terremoto del 1117 sia ancora oggi un problema aperto.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e il Centro euro-mediterraneo di documentazione Eventi Estremi e Disastri hanno organizzato, nel gennaio scorso, una giornata di studio per fare il punto delle conoscenze su questo terremoto e sul suo impatto, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. Dal sito web del Convegno è possibile visualizzare il programma, scaricare le presentazioni dei diversi ricercatori invitati e vedere i video delle presentazioni.

a cura di Paola Vannoli (INGV, Roma 1)


Bibliografia

Burrato P., Ciucci F., Valensise G. (2003). An inventory of river anomalies in the Po Plain, Northern Italy: evidence for active blind thrust faulting, Ann. Geophys. 5, 865-882, doi: 10.4401/ag-3459.

DISS Working Group (2010). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.1.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas, http://diss.rm.ingv.it/diss/, © INGV 2010, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, doi: 10.6092/INGV.IT-DISS3.1.1.

DISS Working Group (2015). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.2.0: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas, http://diss.rm.ingv.it/diss/, © INGV 2015, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, doi: 10.6092/INGV.IT-DISS3.2.0.

Galadini F., Galli P. (2001). Archaeoseismology in Italy: case studies and implications on long-term seismicity, J. of Earthquake Engineering, 5, 35-68.

Galadini F., Galli P., Molin D., Ciurletti G., (2001). Searching for the source of the 1117 earthquake in northern Italy: a multidisciplinary approach, T. Glade et al. (eds.), The use of historical data in natural hazard assessments, Kluwer Academic Publisher, 3-27.

Galadini F., Poli M.E., Zanferrari A. (2005). Seismogenic sources potentially responsible for earthquakes with M C 6 in the eastern Southern Alps (Thiene-Udine sector, NE Italy). Geophys. J. Int. 161, 739-762, doi: 10.1111/j.1365-246X.2005.02571.x.

Galli P. (2005). I terremoti del gennaio 1117. Ipotesi di un epicentro nel cremonese, Il Quaternario (It. J. Quat. Sci.) 18, 2, 87-100.

Guidoboni E., Comastri A. (2005). Catalogue of earthquakes and tsunamis in the Mediterranean area from the 11th to the 15th century. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Storia, Geofisica, Ambiente srl, Roma-Bologna.

Guidoboni E., Comastri A., Boschi E. (2005). The ‘‘exceptional’’ earthquake of 3 January 1117 in the Verona area (northern Italy): a critical time review and detection of two lost earthquakes (lower Germany and Tuscany), J. Geophys. Res. 110, B12309, doi: 10.1029/2005JB003683.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA. Available from http://storing.ingv.it/cfti4med/.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15.

Vannoli P., Burrato P., Valensise  G. (2015). The seismotectonics of the Po Plain (northern Italy):tectonic diversity in a blind faulting domain. Pure and Applied Geophysics, 172, 5, 1105-1142, doi: 10.1007/s00024-014-0873-0.

Licenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Evento sismico in Svizzera, M 4.4, 06 marzo 2017

Un terremoto di magnitudo 4.4 è avvenuto questa sera, 06 marzo, alle ore 21:12 italiane in Svizzera, a circa 60 km da Zurigo, circa 50 km da Lucerna e 60 km dal confine italiano.

Svizzera (SVIZZERA)

Secondo i questionari arrivati fino a questo momento sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto è stato risentito in una vasta zona al confine Italia-Svizzera, in particolare nelle province di Varese, Como, Sondrio e Milano. Di seguito la mappa (aggiornata alle ore 21:57) con la distribuzione del risentimento sismico espressa in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML) profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Maggiori informazioni sull’evento al seguente link.

Sequenza in Italia centrale: aggiornamento del 3 febbraio ore 11:00

La sequenza sismica continua ad essere attiva anche nella parte settentrionale tra le province di Macerata e Perugia e questa notte in quell’area si sono verificati 5 terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0 e 2 di magnitudo maggiore di 4.0, avvenuti alle ore 04:47 italiane  (Mw 4.0) e alle ore 05.10 italiane (Mw 4.2).

sequenzaitaliacentrale_3feb_ore08_maceratese_2

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale centrata sull’area in cui si sono verificati gli eventi sismici di magnitudo uguale e maggiore di 4.0 questa notte (3 febbraio).

Alle ore 11 di questa mattina (3 febbraio) il numero di eventi della sequenza sismica in Italia centrale ha superato i 52.700 dal 24 agosto 2016. Rispetto all’ultimo aggiornamento del 23 gennaio alle ore 11:00, sono stati localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV, 13 eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, concentrati prevalentemente nella parte settentrionale tra le province di Macerata e Perugia e nell’area a sud tra le province dell’Aquila e Rieti.

sequenzaitaliacentrale_3feb_ore08

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale dal 24 agosto 2016 al 3 febbraio 2017.

Sequenza in Italia centrale: aggiornamento del 23 gennaio ore 11:00

Alle ore 11 di questa mattina (23 gennaio) il numero di eventi della sequenza sismica in Italia Centrale ha superato i 49.000 dal 24 agosto 2016. Rispetto all’ultimo aggiornamento del 21 gennaio alle ore 11:00 non si sono registrati eventi di magnitudo maggiore o uguale di 4.0, mentre sono stati 7 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV, prevalentemente nell’area a sud tra le province dell’Aquila e Rieti. Negli ultimi due giorni sono stati registrati oltre 400 eventi di magnitudo inferiore a 3 al giorno.

sequenzaitaliacentrale_22gen_ore11

La mappa della sequenza sismica in Italia Centrale dal 24 agosto 2016 al 20 gennaio 2017. Negli ultimi giorni l’attività sismica è concentrata soprattutto nel’area a sud tra le province dell’Aquila e Rieti.

Nella mappa sopra l’evoluzione della sequenza dal 24 agosto 2016 ad oggi. I terremoti delle ultime 72 ore sono evidenziati con un colore diverso dal blu.

sd

La mappa della sequenza sismica in Italia Centrale centrata sull’area che si è attivata in questi ultimi giorni. Le 4 stelle più i basso rappresentano gli eventi di magnitudo maggior o uguale di 5 avvenuti nella giornata del 18 gennaio 2017.

La sequenza continua ad essere molto attiva nella parte meridionale tra le province dell’Aquila e Rieti. I due eventi di magnitudo maggiore, M 3.5 e M 3.4, sono avvenuti alle ore 11:59 del 21 gennaio e nella notte tra il 21 e il 22 gennaio (01:39 italiane) localizzati entrambi in Provincia dell’Aquila nei pressi di Cagnano Amiterno, Barete e Pizzoli.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: