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Evento sismico del 23 giugno 2019 di magnitudo Mw 3.6 (ML 3.7) in provincia di Roma: aggiornamento

Dopo il terremoto di magnitudo Mw 3.6 (Ml 3.7) si è verificato alle ore 22.43 italiane del 23 giugno 2019 in provincia di Roma sono stati localizzati altri due piccoli eventi sismici, entrambi di magnitudo 1.4, alle ore 23:06 italiane del 23 giugno e alle 01:23 del 24 giugno.

Sismicità dal 1985 ad oggi nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane. In blu quella dal 1985 al 31 dicembre 2017, in giallo dal 1 gennaio 2018 al 23 giugno 2019.

Guardando la sismicità recente, dal 1985 ad oggi, si nota che sono 5 gli eventi di magnitudo pari o superiore a 3.0 nella con epicentro molto vicino a quello di ieri.

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona 
2019-06-23 22:43:47 Mw 3.6 3 km NE Colonna (RM)
2018-12-30 00:52:48 ML 3.2 4 km W Gallicano nel Lazio (RM)
2012-07-09 17:13:43 Mw 3.5 5 km NW Colonna (RM)
1999-11-01 00:20:05 Md 3.0 6 km N Colonna (RM)
1989-05-06 16:32:29 Md 3.1 1 km W Colonna (RM)
1985-07-08 11:21:05 Md 3.1 3 km NW Gallicano nel Lazio (RM)

Il terremoto di ieri sera è avvenuto sul bordo settentrionale del complesso vulcanico dei Colli Albani, in un’area dove sono stati attivi alcuni crateri eccentrici durante le fasi finali della vita del vulcano, in tempi geologicamente “recenti”.

La zona si trova al passaggio tra l’area sismica dei Colli Albani a sud, caratterizzata da una sismicità superficiale, di magnitudo generalmente inferiore a 5 e intensità localmente elevata, con danni fino al grado 8 MCS (terremoto del 26 agosto 1806, magnitudo stimata pari a 5.6, CPTI15) e la catena appenninica a est, interessata, come noto, da eventi di magnitudo maggiore, come nel caso del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (magnitudo stimata 7.1, CPTI15).

La zona presenta una sua sismicità storica di livello moderato, con eventi sismici di magnitudo stimata intorno a 5. In particolare, il terremoto più prossimo all’area dell’evento di ieri è avvenuto il 26 ottobre 1876, con una magnitudo stimata pari a 5.1. In quel caso, si registrarono effetti del grado 7 MCS a Palestrina e Castel San Pietro Romano (RM), mentre a Roma si ebbe un grado 5-6 MCS (fonte: CPTI15).

L’evento di ieri è stato causato da una faglia normale (o estensionale) orientata parallelamente alla catena appenninica, che interessa la crosta superiore. Il calcolo delle coordinate ipocentrali fornisce un valore intorno a 11 km, mentre dalla modellazione delle forme d’onda per il calcolo del momento tensore si ottiene in valore intorno ai 5 km. Analisi ulteriori sono in corso per chiarire questo aspetto. Il tipo di meccanismo di faglia è coerente con le conoscenze sulla deformazione tettonica della catena appenninica, interessata anch’essa da faglie prevalentemente orientate in senso nord-ovest-sudest e con movimento estensionale.

Registrazione del terremoto di Colonna ad una stazione sismica a Roma. Il sismometro a tre componenti (in alto la verticale, sotto le due componenti orizzontali nord-sud ed est-ovest) è quello ubicato nel parco circostante la sede dell’INGV a Roma, in Via di Vigna Murata 605. La distanza dall’epicentro è di circa 20 km. Si nota una durata totale delle oscillazioni rilevate dal sismometro di circa 40 secondi. La parte avvertibile dello scuotimento è verosimilmente quella di maggiore ampiezza delle onde S, visibili sulle due componenti orizzontali, di durata inferiore ai 10 secondi.

Storicamente i terremoti che hanno provocato danni (quindi Intensità MCS dal grado 6 in su) nella zona o nell’area dei Colli Albani, oltre quelli già citati (1915, 1806 e 1876) sono quelli estratti dal catalogo CPTI15 sotto riportatati:

data località Io Mw
1782 09 24 Colli Albani 6 4,6
1795 08 15 Monti Tiburtini 6 4,6
1800 12 29 10 15 Colli Albani 6 4,7
1806 08 26 07 35 Colli Albani 8 5,6
1829 06 01 09 Colli Albani 7 4,9
1844 07 17 Monti Prenestini 6 – 7 4,9
1876 10 26 14 18 Monti Prenestini 7 5,1
1877 08 16 12 24 Rocca di Papa 6 4,6
1883 03 16 Monti Prenestini 7 5,1
1884 02 06 23 30 Colli Albani 6 4,6
1886 01 17 07 10 Albano 6 4,6
1892 01 22 Colli Albani 7 5,1
1899 07 19 13 18 54 Colli Albani 7 5,1
1911 04 10 09 43 Colli Albani 6 4,7
1927 12 26 15 06 14 Colli Albani 7 4,9
1987 04 11 02 26 23 Colli Albani 6 4,4
1989 10 23 21 19 17 Colli Albani 6 4,3
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Sismicità storica nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane e nell’area dei Colli Albani, (CPTI15).

Per quel che riguarda la distribuzione del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it questa è stata aggiornata grazie ai tantissimi questionari arrivati anche oggi.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

In questa animazione sono condensati i contributi dei cittadini arrivati sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it nella prima ora dal terremoto avvenuto il 23 giugno 2019 alle ore 22.43 vicino Roma: ogni secondo dell’animazione equivale a 4 minuti dal terremoto, il tempo è visibile in alto a destra. Una volta che un questionario è compilato il sistema avvia una elaborazione statistica delle risposte. Mentre la corretta stima del grado di intensità (nella scala Mercalli) richiede l’aggregazione, per uno stesso luogo, di più questionari, in questa mappa dinamica vengono mostrati i risultati “grezzi” di ogni questionario singolo, semplicemente mediato nell’ambito del Comune di appartenenza. Per questo vi sono delle differenze tra i valori di intensità preliminari mostrati nell’animazione e quelli della mappa macrosismica pubblicata sul sito HSIT (http://eventi.haisentitoilterremoto.it/22524231/index.html).

Ciò che è interessante notare è il grado di accuratezza delle informazioni fornite dai cittadini. Già dopo circa 30 minuti si può effettuare una prima valutazione dell’entità degli effetti e della loro distribuzione geografica. Il tutto è basato sulla partecipazione attiva dei cittadini, ovvero sulla “Citizen Science”.
Il progetto HSIT (www.haisentitoilterremoto.it) è nato per monitorare in tempo reale gli effetti dei terremoti italiani e per informare, contestualmente, la popolazione sull’attività sismica. La sua realizzazione è resa possibile grazie al contributo delle persone che, compilando il questionario macrosismico, descrivono la propria esperienza.

con il contributo del GdL INGVterremoti e per www.haisentitoilterremoto.it di Valerio De RubeisPatrizia Tosi, Paola Sbarra INGV-Roma1 e Diego Sorrentino INGV-AC.


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Sequenza sismica in provincia di Reggio Calabria: aggiornamento del 20 giugno 2019

In questo articolo facciamo un breve aggiornamento sulla sismicità in corso in provincia di Reggio Calabria, nella zona in cui è avvenuto il terremoto di magnitudo Ml 3.8 (Mw 3.6) del 27 maggio 2019 alle ore 01:31 italiane (26 maggio 2019, 23:31:57 UTC).

Sismicità dal 1 gennaio 2018 al 27 maggio 2019 alle ore 01:31 italiane. La stella è l’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.8 del 27 maggio 2019 alle ore 01:31.

Il terremoto è stato risentito in una vasta area delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, ma anche in alcune zone della provincia di Crotone, come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online del sito http://www.haisentitoilterremoto.it: sono presenti risentimenti fino al V grado MCS in alcune località della provincia di Reggio Calabria.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Per quel che riguarda la sismicità di questi mesi, fino alle ore 16:00 di oggi, 20 giugno 2019, sono circa 140 i terremoti localizzati nell’area a partire dal 28 marzo 2019. Tra questi sono 7 gli eventi di magnitudo uguale/superiore a 2.5 (riportati nella tabella qui sotto).

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona  Prof.  (km)
2019-03-30 17:23:05 ML 2.7 2 km S San Pietro di Caridà (RC) 11
2019-05-27 01:31:57 Mw 3.6 1 km SE San Pietro di Caridà (RC) 20
2019-05-27 13:27:14 ML 2.9 2 km SE San Pietro di Caridà (RC) 9
2019-06-01 11:14:19 Mw 3.4 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 10
2019-06-14 22:45:32 ML 2.6 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 10
2019-06-15 18:28:32 ML 2.5 4 km SE San Pietro di Caridà (RC) 18
2019-06-20 11:15:58 Mw 3.3 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 21

Sismicità dal 1 marzo al 20 giugno 2019 nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.8 del 27 maggio 2019 alle ore 01:31.

L’area interessata dagli eventi sismici di questi mesi si trova in una delle zone a più alta pericolosità sismica d’Italia. Se si guarda il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), si vede che in questa zona sono avvenuti alcuni terremoti molto forti, in particolare il 7 febbraio 1783 si è verificato un terremoto di magnitudo Mw stimata pari a 6.7 con effetti fino al grado 10-11 della scala MCS.

Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 7 febbraio 1783. Il danneggiamento si sovrappose in parte a quello causato dalla scossa del 5 febbraio 1783, ma l’area epicentrale interessò una zona più a nord rispetto a quelle dei terremoti precedenti, verso le valli del Mesima e del Marepotamo, sul versante tirrenico della catena delle Serre. (Fonte: DBMI15).

La storia sismica di alcune località della zona interessata dalla sismicità di questi mesi, è rappresentata nei grafici seguenti. Con storia sismica si intende l’insieme delle osservazioni disponibili per una località nel database macrosismico (DBMI15).

Per S. Pietro di Caridà si hanno informazioni a partire dal terremoto del 27 marzo 1638 che produsse danni fino al grado 8 della scala MCS. Nel 1783 si verificò una lunga sequenza che per alcuni mesi interessò quasi tutta la Calabria, da Sud a Nord: 5 febbraio, 7 febbraio, 28 marzo sono le date degli eventi principali. A San Pietro di Caridà si sono avuti danni che hanno superato il grado 9 della scala MCS.

Per Laureana di Borrello la storia sismica è più breve (la prima informazione è quella relativa al terremoto del 1783), ma si hanno molti più dati per il ‘900. Anche per Laureana di Borrello il massimo storico in termini di danni è rappresentato dal terremoto del 7 febbraio 1783 con effetti fino al grado 9-10 della scala MCS.

La ricorrenza di eventi così forti è il dato che determina una stima della pericolosità sismica. Il modello della pericolosità di riferimento per l’Italia mostra che i valori di scuotimento attesi con una probabilità di essere superati pari al 10% in 50 anni sono superiori a 0.25 g, che ne fanno un’area a pericolosità sismica molto alta.

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Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale. L’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.8 è rappresentato con una stella.


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Evento sismico del 14 giugno 2019, Mw 3.7 (Ml 4.0), in provincia di Udine

Alle ore 15:57 italiane del 14 giugno 2019 un evento sismico di magnitudo Mw 3.7 (Ml 4.0) è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 1 km a nord di Verzegnis (provincia di Udine) ad una profondità di 5 chilometri.

L’evento è stato localizzato nella provincia di Udine nelle vicinanze dei comuni di Verzegnis e Tolmezzo. Nella tabella di sotto i comuni entro 10 km dall’epicentro.

L’area interessata dall’evento sismico di questo pomeriggio è considerata a pericolosità sismica molto ALTA, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale.

La sismicità storica dell’area riporta in questa area diversi eventi sismici di elevata magnitudo. Dalla mappa dei terremoti del passato estratti dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) si evidenzia che il terremoto del 27 marzo 1928, di magnitudo stimata Mw 6.0,  ebbe un epicentro quasi coincidente con l’evento sismico odierno.

Altri eventi sismici nel passato si sono verificati nel 1511, nel 1794 e soprattutto nel 1976 con area epicentrale qualche chilometro a sud dell’odierno epicentro. In particolare ricordiamo la lunga sequenza sismica che ha colpito il Friuli nel 1976, con diverse scosse di magnitudo elevata che si sono protratte per molti mesi. Al terremoto principale di magnitudo 6.5, avvenuto il 6 maggio alle 21 della sera, sono seguite numerose repliche (aftershocks) nei giorni e nei mesi successivi.

Come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito www.haisentitoilterremoto.it vengono evidenziati risentimenti fino IV-V grado MCS in un’area estesa da Tolmezzo fino alla città di Udine.

Al momento (ore 20:00) si registrano altre due scosse nella zona: una di magnitudo Ml 0,9 alle ore 16:33 ed una di magnitudo Ml 2.1 alle ore 18:13. Per ulteriori informazioni: http://terremoti.ingv.it/ 


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Evento sismico Ml 3.9 in provincia di Barletta Andria Trani del 21 maggio 2019

Alle ore 10:13 italiane del 21 maggio 2019 un evento sismico di magnitudo Ml 3.9 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 4 km a SE di Barletta (BT), ad una profondità di 34 chilometri.

L’epicentro del terremoto di questa mattina alle ore 10:13 in provincia di Barletta (la stella bianca).

L’epicentro del terremoto è a pochi chilometri di distanza dalla città di Barletta, Andria e Trani. In tabella i comuni entro 20 km dall’epicentro.

L’area interessata dall’evento è in una zona considerata a media pericolosità sismica, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale.

La sismicità storica riporta pochi eventi sismici rilevanti in quest’area. Tra questi il terremoto del 11 maggio del 1560 con una magnitudo stimata (Mw) di 5.7 con epicentro tra Trani e Bisceglie. Un altro evento di magnitudo inferiore (Mw 4.9) è del 21 settembre 1689 con epicentro tra Barletta e Andria.

Come si evince dalla  Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it vengono evidenziati risentimenti fino V grado MCS in alcune località della provincia di Barletta Andria Trani ma anche in alcune zone delle province di Bari, Matera e Foggia.

In questi minuti, i sismologi stanno effettuando ulteriori analisi per vincolare meglio i parametri ipocentrali e il meccanismo focale, in quanto l’area, molto vicina alla costa, ha una copertura non ottimale della Rete Sismica Nazionale.


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Ricordando il terremoto del 6 aprile 2009: 4) Il rilievo del danno con qualche considerazione sul futuro

Il terremoto nell’aquilano del 6 aprile 2009 ha avuto una intensità epicentrale compresa tra il IX e il X grado della scala MCS: questo vuol dire che le località più danneggiate, in questo caso Onna e Castelnuovo, hanno subito danni gravissimi e crolli a più della metà degli edifici. Il terremoto è anche conosciuto semplicemente come terremoto dell’Aquila, in quanto dopo un secolo, è stata colpita in Italia una città importante, con decine di migliaia di abitanti e un impianto urbanistico vasto e complesso, e dove purtroppo si sono concentrati due terzi delle vittime.

L’assegnazione dell’intensità macrosismica necessita della tempestiva raccolta dei dati sul danneggiamento nei centri colpiti tramite rilievi di dettaglio che permettono di ricostruire l’impatto del terremoto sull’edificato. Subito dopo l’evento l’INGV aveva attivato il Gruppo Operativo per il rilievo macrosismico QUEST – costituito, in questa occasione, da squadre di esperti rilevatori delle sezioni INGV di Bologna, Roma, Napoli e Catania, in coordinamento con squadre del Dipartimento della Protezione Civile (supportate da tecnici ENEA) e da colleghi dell’Università della Basilicata e del CNR (IMAA) – avviando nell’immediato il rilievo degli effetti macrosismici.

La valutazione finale dell’intensità in ogni località (Figura 1) è quindi frutto del lavoro collegiale di un team di esperti di rilevamento macrosismico ed è stata condotta a partire dall’analisi e discussione delle osservazioni riportate dalle singole squadre. La valutazione del grado macrosismico è stata condotta sulla base della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS).

Figura 1. Mappa delle intensità del terremoto del 6 aprile 2009 (Rovida et al., 2015).

Il terremoto dell’Aquila ha tuttavia prodotto nuovi stimoli e riflessioni per quanto riguarda le tecniche di rilievo macrosismico; proprio in quell’occasione è stata usata per la prima volta in modo sistematico, per lo studio dei danni nella città dell’Aquila, anche la scala EMS-98 (Grünthal, 1998; Tertulliani et al., 2011).

Figura 2. Questa mappa mostra, con una scala di colori, come è stata valutata la vulnerabilità (intesa come suscettibilità al danno sismico), per tutti gli edifici del centro storico dell’Aquila, all’epoca dello studio citato. Con il rosso sono rappresentati gli edifici considerati particolarmente vulnerabili, con il verde chiaro quelli più resistenti. In questa figura è evidente che gli edifici più recenti (classi C e D in giallo e verde chiaro) circondano la parte più antica del centro storico, caratterizzata da edifici classe a vulnerabilità più alta (classi A e B, in rosso e arancio).

L’uso della scala EMS-98 permette di classificare le diverse tipologie costruttive presenti nelle nostre città e paesi e, diversamente da quanto si poteva fare con le precedenti scale macrosismiche, la EMS-98 consente di valutare l’impatto del terremoto su edifici a diversa resistenza, dai più vulnerabili (classe A) a quelli antisismici (classe D), a cui viene assegnato un grado di danno (da 0: non danneggiato, a 5: collasso) (esempio in Figura 2 per la città di L’Aquila). L’insieme di queste valutazioni riconduce lo scenario complessivo degli effetti in una località a indicare un grado di intensità. Le modalità di applicazione del rilievo in EMS-98, implementate durante il terremoto del 2009 sono state poi adottate per tutti i terremoti che si sono succeduti nel decennio appena trascorso. Il rilievo svolto, edificio per edificio, nel centro storico dell’Aquila ha permesso di raccogliere dati di tale dettaglio che sono divenuti la base per studi multidisciplinari con tecniche sismologiche, ingegneristiche e satellitari per mettere in evidenza la distribuzione territoriale e le caratteristiche dei danni subiti dagli edifici. Queste elaborazioni, ad esempio, hanno permesso di valutare il ruolo degli “effetti di sito” e ricostruire quanto il danneggiamento fosse stato influenzato anche da fattori di geologia superficiale, indipendentemente dalla vulnerabilità dell’edificato (Tertulliani et al., 2012; Di Giulio et al., 2014; Bordoni et al., 2014). Si è visto ad esempio che nella zona meridionale del centro storico dell’Aquila il forte danneggiamento, in particolare per quanto riguarda il cemento armato, coincideva con aree a evidente amplificazione locale (vedi Figure 3 e 4), e la presenza della formazione cosiddetta dei Limi Rossi del Colle dell’Aquila.

Figura 3. In questa figura abbiamo evidenziato solo gli edifici che subirono crolli parziali o totali. La scala di colore è la stessa della figura 2. Come si nota gli edifici in cemento armato (in giallo) crollati o parzialmente crollati (gradi di danno 4 e 5), erano edificati nella zona periferica del centro storico a sud ovest, a grande predominanza di Limi Rossi. In alto a destra in verde si nota il Forte Spagnolo.

 

Figura 4. Nei grafici è mostrata la frequenza percentuale di edifici danneggiati da danno 0 a danno 5 (muratura / classe B a sinistra, cemento armato / classe C a destra) in confronto al terreno di edificazione. Si nota chiaramente come oltre il 65% degli edifici in cemento armato crollati (D5, colonna bianca all’estrema destra) fossero edificati sui Limi Rossi (red silts).

È inoltre interessante il contributo che i dati macrosismici, in questo caso utilizzati come verità a terra (ground truth), offrono per il confronto con sistemi automatici di damage detection con l’uso di immagini satellitari.

I dati sugli edifici raccolti nel centro dell’Aquila rappresentano il riferimento per la calibrazione di algoritmi di riconoscimento e classificazione del danno in termini di scala macrosismica (o altro tipo di classificazione) che in via automatica possono fornire una stima preliminare del danneggiamento in tempi molto rapidi (esempi in Figura 5), per indirizzare ulteriori interventi di protezione civile (Dell’Acqua et al., 2011; Anniballe et al., 2018).

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Figura 5. Esempio di confronto tra classificazione automatica del danno e verità a terra (INGV-QUEST) (Dell’Acqua et al., 2011). Al poligono in rosso viene assegnato un grado di danneggiamento in base all’algoritmo di riconoscimento.

Ma al di là degli sviluppi scientifici, che ogni terremoto inevitabilmente stimola, l’analisi macrosismica si innesta naturalmente sul terreno dell’impatto umano e economico prodotto da un evento come quello di dieci anni fa.

All’indomani del terremoto di L’Aquila la comunità scientifica internazionale mise immediatamente in evidenza la sproporzione tra la magnitudo del terremoto del 6 aprile, Mw 6.1-6.3 (per la stima della magnitudo si veda qui), e l’entità dei danni e il numero delle vittime, un costo troppo elevato per un paese occidentale e moderno (Tertulliani, 2009).

A dieci anni dal terremoto, c’è da chiedersi se la stessa domanda sia sempre attuale e se la lezione del terremoto aquilano sia servita.

Nei dieci anni seguiti al 6 aprile 2009 il territorio italiano ha avuto ben poco riposo dal punto di vista sismico, e la comunità scientifica e quella ingegneristica hanno avuto diversi altri momenti (Emilia 2012, Italia centrale 2016-2017, Ischia 2017, Molise e Etna 2018) per riproporre lo stesso quesito e fornire risposte contrastanti.

Il terremoto aquilano aveva fatto riemergere, dal punto di vista del danno osservato, alcune croniche debolezze del patrimonio costruito italiano: l’edilizia tradizionale, spesso priva di manutenzione, pagava il prezzo più alto, mentre le nuove costruzioni avevano statisticamente mostrato una “ovvia” miglior resistenza. Se possiamo infatti descrivere il crollo di un edificio recente in cemento armato come un incidente, dovuto a cause ben precise, spesso singolari (si veda ad esempio l’intervista a Rui Pinho), il crollo degli edifici in muratura tradizionale per eventi di magnitudo considerata moderata, è purtroppo la quasi normalità in Italia, al confronto di altri Paesi dove si è investito maggiormente in prevenzione. Una grande maggioranza di questo tipo di edifici infatti è vetusta, con murature scadenti e scarsa manutenzione, specialmente nei piccoli centri appenninici; necessiterebbe quindi di interventi di consolidamento.

Il fatto che nel 2009 vi siano stati più morti in edifici di cemento armato che in case di muratura (135 vittime in 16 palazzi contro meno della metà in centinaia di case in muratura relativamente a L’Aquila) è sicuramente dovuto alla maggior concentrazione di abitanti in tali grandi strutture, ma anche perché quella seppur piccola percentuale di edifici in cemento armato che sono crollati, aveva molto probabilmente problemi strutturali.

Nonostante ciò, se analizziamo i numeri relativi al centro storico dell’Aquila notiamo come, su circa 500 edifici in cemento armato, meno del 6% ha sofferto danni che vanno dal grave danno strutturale al collasso. Su circa 1300 edifici in muratura (pietra locale, più o meno lavorata, in qualche caso mattoni) questa percentuale sale invece a oltre il 20%, e sale ancora di più nei centri minori, dove l’edilizia tradizionale era più povera e la qualità delle murature peggiore. Queste statistiche non tengono conto delle chiese.

Il terremoto di Amatrice dell’agosto del 2016 ha purtroppo confermato proprio questa criticità (D’Ayala and Paganoni, 2011; Sorrentino et al. 2018).

Ci vorrà qualche decennio per capire se la lezione impartita dal terremoto aquilano in termini di sicurezza sismica avrà risultati positivi. Il caso recente dell’Umbria, dove il terremoto del 30 ottobre 2016 (Mw 6.5) non ha fatto vittime, e prodotto danni tutto sommato contenuti dovuti anche alla buona pratica della ricostruzione post 1997, fa ben sperare.

A cura di Andrea Tertulliani, INGV – Roma1.


Bibliografia e sitografia

Anniballe R., Noto F., Scalia T., Bignami C., Stramondo S., Chini M., Pierdicca N., (2018). Earthquake damage mapping: An overall assessment of ground surveys and VHR image change detection after L’Aquila 2009 earthquake, Rem. Sens. Environ. 210,166-178, doi: 10.1016/j.rse.2018.03.004.

D’Ayala D.F. and Paganoni S. (2011). Assessment and analysis of damage in L’Aquila historic city centre after 6th April 2009, Bull. Earthq. Eng. 9, 81, doi: 10.1007/s10518-010-9224-4.

Dell’Acqua F., Bignami, C., Chini, M., Lisini, G., Polli D.A., Stramondo, S. (2011). Earthquake damagesr mapping by satellite remote sensing data: L’Aquila April 6th, 2009 event, Ieee J. Selected Topics in Applied Earth Observations and Remote Sensing., 4, 935-943, doi: 10.1109/JSTARS.2011.2162721

https://terremotiegrandirischi.com/2017/09/27/che-cosa-vuol-dire-antisismico-what-does-anti-seismic-mean-intervista-a-rui-pinho/

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