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Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9 (Mw 3.7), 10 settembre ore 21.58

Questa sera, alle ore 21:58 italiane (10 settembre 2017), è  stato localizzato un terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 3.7) in provincia dell’Aquila, nella Piana del Fucino. I comuni più vicini all’epicentro sono: Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e Tagliacozzo (AQ).

L’epicentro del terremoto di questa sera di magnitudo ML 3.9.

Il terremoto è stato avvertito nella parte meridionale della provincia dell’Aquila e nella vicina provincia di Roma, come evidenziato dagli oltre 200 questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione del risentimento del terremoto sul territorio.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. Cliccare sulla mappa per vedere la versione aggiornata http://mappe.haisentitoilterremoto.it/17025201/mcs.jpg

Di seguito la mappa con la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo.

In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo. In generale, la scala dell’intensità Mercalli si basa sugli effetti che lo scuotimento induce e che viene riportata da un osservatore.

Guardando la mappa della sismicità dal 1985 si nota che la zona in cui si è verificato il terremoto ha avuto un’attività sismica scarsa, nonostante si tratti dell’area interessata dal forte terremoto del 1915. La zona a nord è, invece, caratterizzata dai numerosi epicentri della sequenza aquilana del 2009.

Terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dal 1985 al 2016 (fonte: http://cnt.rm.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) mostra che la zona del Fucino e della Marsica è caratterizzata dal violento terremoto del 13 gennaio 1915, un  terremoto che provocò danni gravissimi ad Avezzano, in tutta la Piana del Fucino e in numerose località della Valle Roveto e della media Valle del Liri. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu dell’XI grado della scala MCS, la magnitudo stimata (Mw) 7.1.

Il terremoto di questa sera è avvenuto nella stessa area del terremoto del 24 febbraio 1904 che provocò danni a Rosciolo de’ Marsi, Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e nei comuni e località adiacenti. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu del IX grado della scala MCS, la magnitudo stimata Mw 5.7.

Sismicità storica dell’Italia centrale (fonte: CPTI15), sovrapposta alla pericolosità sismica (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Guardando la zona dell’evento odierno rispetto alla Mappa di Pericolosità del territorio nazionale, si vede che esso ricade in un’area a pericolosità alta, dove l’accelerazione attesa è compresa tra 0.225 e 0.250 g, riferita a suoli rigidi con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni.


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Le Radici Spezzate, Marsica 1915–2015

In occasione del centenario del terremoto del 1915 nella Marsica l’INGV ha realizzato il documentario dal titolo Le Radici Spezzate, Marsica 1915 – 2015, per raccontare con parole e immagini, attraverso quattro luoghi simbolo, le delocalizzazioni dei centri abitati in seguito al terremoto.

L’attitudine a trasferire i centri abitati da un luogo all’altro per motivi di instabilità geologica si afferma nel corso del XX secolo e si inquadra, sul piano normativo, in una legge del 9 luglio 1908. Le criticità geologiche furono comunque soltanto uno degli aspetti che condizionarono le delocalizzazioni nel terremoto del 1915.

Altri elementi che spinsero nella direzione delle delocalizzazioni furono i problemi legati allo smaltimento degli enormi cumuli di macerie e le numerose difficoltà tecniche legate alla ricostruzione nei luoghi originari applicando le normative antisismiche dell’epoca. Ulteriori spinte alla delocalizzazioni – forse gli aspetti principali – si possono ritrovare nella ricerca di uno sviluppo ed una modernizzazione della società che portava a collocare i nuovi centri abitati in prossimità di “vie di maggiore comunicazione, dove si compiono gli scambi”, secondo quanto affermato dall’Ufficio Centrale del Senato già nel 1915.

Il documentario ripercorre la storia delle delocalizzazioni attraverso quattro luoghi che ben descrivono quanto successe dopo il terremoto del 1915.

Frattura

Case del borgo di Frattura Vecchia (frazione di Scanno, AQ), distrutto durante il terremoto del 1915 e in seguito abbandonato.

Frattura, frazione di Scanno (AQ), subisce una delocalizzazione completa con la costruzione, ultimata alla fine degli anni 30, di un nuovo centro abitato. Alcuni edifici di Frattura Vecchia sono comunque sempre stati mantenuti insieme a piccole attività orticole che lo rendono a tutt’oggi un centro particolarmente vivo.
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Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9 (Mw 4.1), 28 febbraio ore 04.16

Questa notte, alle ore 04:16 italiane, è  stato registrato un terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 4.1) localizzato in provincia dell’Aquila, nella Piana del Fucino. I comuni più vicini all’epicentro sono: Luco dei Marsi, San Benedetto dei Marsi e Trasacco (AQ).

L'epicentro del terremoto di questa notte di magnitudo ML 3.9.

L’epicentro del terremoto di questa notte di magnitudo ML 3.9.

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SPECIALE Terremoti e cambiamenti del paesaggio urbano a Roma tra Tarda Antichità e Alto Medioevo

Grazie alla collaborazione con i funzionari archeologi della Soprintendenza di Roma, della Provincia e del Comune, nel corso degli anni sono state acquisite informazioni sulle tracce archeologiche di terremoti del passato, nello specifico per il periodo compreso tra il VI e il IX secolo d.C. In particolare, dalle stratigrafie archeologiche emerge che probabilmente a causa dell’elevata vulnerabilità degli edifici – di età plurisecolare, spesso senza manutenzione per secoli o privi di parti originarie per la prassi della spoliazione – lo scuotimento sismico ha contribuito in misura non trascurabile ai cambiamenti del paesaggio urbano, alimentando la formazione di contesti ruderali o comunque degradati. In sostanza, proprio per l’elevata vulnerabilità dei fabbricati è possibile che gli effetti dei terremoti del passato siano stati superiori a quelli meglio noti dalle fonti storiche relative ai terremoti più recenti (es. 1703 e 1915).

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Figura 1. Sotterranei di Palazzo Spada: frammenti di piani pavimentali in giacitura di crollo, inclinati e giustapposti.

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I terremoti del ’900: il terremoto del 13 gennaio 1915 nella Piana del Fucino

Il 13 gennaio 1915 alle 7.53 del mattino, un violento terremoto colpì l’Italia centrale, provocando danni gravissimi ad Avezzano, in tutta la Piana del Fucino e in numerose località della Valle Roveto e della media Valle del Liri. L’intensità macrosismica stimata sulla base della distribuzione dei danni fu dell’XI grado della scala MCS, la magnitudo (Mw) 7.0. Le vittime, secondo studi recenti, raggiunsero complessivamente il numero di 30.519.

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Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 1915 (Fonte dati: DBMI11).

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