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I rilievi macrosismici dei terremoti del 2016-2017 in Italia centrale

In caso di forte terremoto è previsto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) metta in campo le squadre per il rilievo macrosismico. Queste si celano dietro l’acronimo QUEST (QUick Earthquake Survey Team) e sono formate da esperti che si dedicano al rilievo macrosismico post-terremoto. Le squadre, che collaborano anche con il Dipartimento della Protezione Civile, hanno il compito di fornire, in tempi relativamente rapidi, il quadro del danneggiamento dovuto all’evento sismico in termini di Intensità macrosismica. Il rilievo viene svolto raccogliendo dati sulla quantità di edifici danneggiati, la loro tipologia e vulnerabilità e sul genere di danno subito.

Il team di QUEST è stato molto attivo anche nel corso della lunga e drammatica sequenza sismica che ha colpito l’Italia centrale nel 2016-2017, eseguendo ripetuti rilievi dopo ciascuna delle scosse più forti che hanno interessato l’area tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo (24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, 18 gennaio 2017). Complessivamente, a partire dal pomeriggio del 24 agosto 2016 fino alla fine di febbraio 2017 sono stati eseguiti quattro rilievi in cui si sono alternati sul territorio 25 esperti rilevatori di 7 sezioni dell’INGV (Bologna, Catania, Milano, Pisa e le 3 sezioni di Roma), più alcuni rilevatori dell’ENEA e dell’Eucentre di Pavia. In tutto sono state rilevate circa 330 località, la maggior parte delle quali sono state investigate più volte e alle quali sono state assegnati valori di intensità macrosismica sia in scala MCS (Sieberg, 1930) che EMS98 (Grünthal, 1998). Per un approfondimento sulle modalità e le diverse tipologie di rilievo e sull’utilizzo delle due scale macrosismiche si rimanda al post di approfondimento su questo blog.

L’abitato di Arquata del Tronto (AP) dopo il terremoto del 24 agosto 2016 presentava effetti di grado 8-9 sia MCS che EMS (in alto). Dopo gli eventi del 26 e soprattutto del 30 ottobre 2016 lo scenario si è molto aggravato, raggiungendo effetti pari al grado 10 MCS (e 9-10 EMS) – (Foto QUEST).

Secondo le consuete modalità dell’indagine macrosismica condotta da tempo dall’INGV, il rilievo si è svolto nell’area di maggior danneggiamento, osservando il danno visibile all’esterno degli edifici e focalizzando l’indagine sull’edilizia civile e residenziale in quanto maggiormente rappresentativa dal punto di vista macrosismico. Questo perché l’attribuzione dell’intensità, soprattutto in EMS, tiene principalmente conto degli effetti sull’edilizia residenziale in base alle tipologie costruttive e del risentimento nella popolazione.

La vastità dell’area interessata da tutta la sequenza, caratterizzata da forti eterogeneità nelle tipologie edilizie e grande variabilità nei livelli di danneggiamento riscontrati all’interno dei singoli paesi e città, rende necessaria in questa sede una sintesi che non può essere esaustiva. Per maggiori dettagli e approfondimenti si rimanda alle pubblicazioni e ai rapporti elencati in bibliografia (Tertulliani e Azzaro, 2016, 2017; QUEST Working Group, 2016; Galli et al. 2016); alcuni rapporti di QUEST sono pubblicati e disponibili alla pagina web http://quest.ingv.it/index.php/rilievi-macrosismici.

Osservando l’area del danneggiamento si nota che fin dal terremoto del 24 agosto 2016 gli effetti più gravi e distruttivi si sono distribuiti in direzione NNW‐SSE, con una propagazione maggiore verso nord, nelle Marche. All’opposto, forti attenuazioni degli effetti si sono avute verso S-SE (dopo il 24 agosto nell’area di Campotosto, pochi km a sud di Amatrice, non si osservavano danni significativi) e in direzione W-SW. I livelli massimi di danneggiamento causati dalla scossa del 24 agosto (Is ≥ 10 sia MCS che EMS) sono stati riconosciuti in alcune località distribuite sul lato destro della valle del Tronto (alle pendici della Laga), ad eccezione di Pescara del Tronto (frazione di Arquata del Tronto), ubicata su quello sinistro (pendici dei Sibillini).

I terremoti del 26 e soprattutto del 30 ottobre hanno notevolmente aggravato il danneggiamento e lo hanno esteso ad un’area molto più vasta di quella già danneggiata il 24 agosto, mantenendo sempre la stessa direzione NNW‐SSE, parallela a quella delle faglie che hanno generato le diverse scosse principali.

Distribuzione dei valori di intensità EMS dopo il terremoto del 24 agosto 2016 (Mw 6.0 e Mw 5.3) – a sinistra – e dopo gli eventi del 26 (Mw 5.4 e 5.9) e del 30 ottobre 2016 (Mw 6.5) – a destra. Si nota il forte aggravamento a seguito delle scosse di fine ottobre e l’estensione del danneggiamento soprattutto in direzione nord.

La gravità degli effetti e la loro distribuzione sul territorio possono essere in parte spiegati con tre motivazioni:

a) la direttività della sorgente sismica, cioè la direzione in cui si sono propagate le rotture dei singoli segmenti di faglia durante gli eventi principali. Ad esempio, a seguito del terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre si è notata una forte attenuazione dell’intensità in direzione W e SW (danni complessivamente leggeri o irrilevanti a Cascia [6-7 EMS sull’intero abitato, ma nel centro storico solo 5 EMS], Cerreto di Spoleto [5 EMS] ecc. a pochi km dall’epicentro) contrapposta ad una forte propagazione dello scuotimento verso N e NE (danni diffusi e importanti a Camerino [7-8 EMS], Tolentino [7 EMS], San Severino Marche [7 EMS], San Ginesio [7-8 EMS] ecc., a distanza significativa dall’epicentro);

b) l’elevata vulnerabilità sismica degli edifici in alcune aree. L’edilizia storica presente nei centri abitati dell’Alto Reatino e della confinante provincia di Ascoli Piceno, lungo la Valle del Tronto, è generalmente molto diversa e notevolmente più vulnerabile di quella che caratterizza sia la Valnerina, in Umbria (zona di Norcia-Preci-Cascia), sia il versante marchigiano dei Monti Sibillini (provincie di Macerata e Fermo). Nel reatino e nella Valle del Tronto, infatti, i centri abitati presentano una forte prevalenza di edilizia storica in pietra; i centri minori, sorti originariamente come insediamenti rurali, sono stati progressivamente adibiti ad uso residenziale (principalmente seconde case) o in parte abbandonati.

Amatrice: edificio con muratura a doppio paramento, con i muri portanti costruiti con pietrame di varia pezzatura, mal assemblato e con leganti poveri. Un esempio di elevata vulnerabilità sismica (Foto QUEST).

Il materiale da costruzione tradizionale è generalmente quello immediatamente disponibile in loco e, in alcuni settori in particolare (ad esempio nelle frazioni di Amatrice sul versante dei Monti della Laga), è costituito da pietrame di pezzatura estremamente varia, generalmente arrotondato o solo rozzamente sbozzato, assemblato in modo incoerente e privo di malte. Le murature portanti, in diversi casi, sono costituite da muri a doppio paramento, non collegato (muratura “a sacco”).

Molti edifici, inoltre, presentano tracce di interventi di ristrutturazione relativamente recenti che hanno però ottenuto l’effetto opposto, andando a peggiorare la vulnerabilità e a rendere queste strutture più fragili. Ad esempio, molti solai in legno sono stati nel tempo sostituiti con rigidi e pesanti solai in laterocemento, senza un adeguato rinforzo delle vecchie murature verticali e senza un’adeguata connessione tra muratura e solaio, compromettendo così l’integrità dell’intera struttura. Abbastanza frequenti sono gli inserimenti di cordoli in calcestruzzo, spesso non armato o con armatura del tutto inadeguata (in qualche caso su un solo lato dell’edificio).

Amatrice: edificio collassato per il peso di coperture e solai in calcestruzzo armato e gravanti su murature fragili e vulnerabili, non progettate per sostenerli (Foto QUEST).

Da tutte queste considerazioni non stupisce il fatto che già a seguito del terremoto del 24 agosto 2016, con epicentro proprio in questa area, gli effetti siano stati altamente distruttivi, con elevata mortalità.

In altri settori – soprattutto sul versante marchigiano a est della catena appenninica – è diffusa un’edilizia in muratura a pietra squadrata con ricorsi in mattoni, molto meno vulnerabile. In queste zone, tuttavia, sono entrati in gioco anche altri fattori.

Nelle aree dell’Umbria e delle Marche interessate da ricostruzioni e ristrutturazioni a seguito di terremoti recenti (Valnerina 1979, Umbria-Marche 1997-98) il grado di danneggiamento è stato molto più contenuto, anche dopo i tre eventi principali del 24 agosto, 26 e 30 ottobre. In foto esempi di edifici a Preci (PG), in alto, e a Sarnano (MC), in basso.

La zona della Valnerina, ad esempio, è stata sede nei secoli passati di forti e ripetuti terremoti (negli anni 1703, 1730, 1859 e 1979 i più forti degli ultimi 3 secoli, più numerosi altri minori – si veda CPTI15 (Rovida et al., 2016) che hanno comportato frequenti ricostruzioni e ristrutturazioni. A queste vanno aggiunte anche le recenti e “virtuose” ristrutturazioni a seguito del terremoto di Umbria-Marche del 1997-98, ben visibili ad esempio nelle catene inserite in numerose murature. Questo è probabilmente uno degli elementi determinanti che spiega perché in paesi come Norcia e Preci i danni nei centri storici siano stati relativamente contenuti – a subire vasti crolli sono state soprattutto le chiese (sulla vulnerabilità particolare delle chiese, e degli edifici monumentali in genere, si rimanda al post di luglio) – nonostante la vicinanza all’epicentro della fortissima scossa del 30 ottobre. Allo stesso modo, anche diverse località del versante marchigiano sono caratterizzate dalla presenza di edifici ricostruiti o rinforzati dopo il 1997 e che per questo presentano una vulnerabilità complessivamente minore;

c) effetti locali di amplificazione (“effetti di sito”), come effetti “di cresta” o “sella” che hanno amplificato lo scuotimento sismico. E’ il caso di centri come Amandola (FM) e Gualdo (MC), già diffusamente danneggiati dalla scossa del 24 agosto e aggravati dopo il 26 e 30 ottobre, oppure San Severino Marche (MC), molto lontano dall’epicentro. Altri esempi sono rappresentati dalla stessa Amatrice (PGA di 0.86 g per il terremoto del 24 agosto) e da alcune sue frazioni ubicate a nord e a est del capoluogo ai piedi della Laga (ad esempio Saletta, Sommati, Casale, San Lorenzo e Flaviano), tutti centri caratterizzati, come abbiamo visto sopra, da un’elevata vulnerabilità che è stata ulteriormente aggravata dall’amplificazione sismica dovuta alla presenza di sedimenti quaternari recenti e incoerenti su cui questi paesi erano stati costruiti. Le frazioni situate a ovest di Amatrice, ubicate sulle arenarie della formazione della Laga, dove l’amplificazione sismica è stata minore, hanno subito danni più contenuti.

Un caso a parte è rappresentato dall’abitato di Pescara del Tronto, fondata verosimilmente sull’accumulo di una antica frana (paleofrana) rimobilizzata in occasione della scossa principale del 24 agosto, proprio nella zona della faglia sismogenetica.

La forte vulnerabilità edilizia e gli effetti locali di sito particolari sono all’origine dell’elevato grado di distruzione (Int. 10-11 MCS e 10 EMS già con la scossa del 24 agosto) riscontrato a Pescara del Tronto (AP), costruita su una paleofrana in zona di faglia (Foto QUEST).

L’insieme di tutti questi elementi ha contribuito a produrre – a seguito dei terremoti del 2016-2017 – un livello di danneggiamento tra i più alti osservati in Italia negli ultimi 100 anni. Nell’area di Amatrice e a Pescara del Tronto già a seguito del terremoto di Mw 6.0 del 24 agosto si sono raggiunti effetti pari al grado 10 EMS (e 10-11 MCS), che si sono aggravati dopo gli eventi del 26 e soprattutto del 30 ottobre, fino a toccare il pieno grado 11 sia EMS che MCS. Effetti di questa gravità (11 MCS) – ancorché “cumulati” a causa delle ripetute, violente scosse –  non si osservavano nel nostro paese da oltre un secolo, cioè dai tempi dei famosi e catastrofici terremoti del 28 dicembre 1908 a Messina-Reggio Calabria e del 13 gennaio 1915 nella Marsica (Abruzzo) (CPTI15; Rovida et al., 2016).

La storia sismica di Amatrice (da DBMI15; Locati et al, 2016) è nota a partire dal terremoto del 1639 (Mw 6.2 CPTI15; Rovida et al., 2016) e fino ad oggi presentava risentimenti sismici massimi pari al grado 9 MCS. La freccia blu a destra indica il devastante grado 11 MCS (e EMS) dovuto al cumulo degli effetti prodotti dalla sequenza del 2016-2017, e rappresenta il massimo storico raggiunto per questa località (NB: Questo dato non compare nel database DBMI15, in quanto la versione attuale del catalogo CPTI15 è aggiornata al 2014).

Lo scenario del danneggiamento complessivo, rilevato dopo le ultime forti scosse del 18 gennaio 2017, con gravi danni estesi per circa 70 km dall’area di Campotosto (AQ) e dal Teramano, a sud, fino a San Severino Marche e Tolentino verso nord, è tra i più vasti, gravi e distruttivi osservati nell’ultimo secolo in Italia.

a cura di Filippo Bernardini (INGV – Bologna) e Andrea Tertulliani (INGV – Roma1).


Bibliografia

Galli P., Peronace E., Tertulliani A. [a cura di] (2016). Rapporto sugli effetti macrosismici del terremoto del 24 Agosto 2016 di Amatrice in scala MCS. Roma, rapporto congiunto DPC, CNR‐IGAG, INGV, 15 pp.  DOI: 10.5281/zenodo.161323

Grünthal G. (Ed.) (1998). European Macroseismic Scale 1998. European Seismological Commission, Subcommission on Engineering Seismology, Working Group Macroseismic Scales, Cahiers du Centre Européen de Géodynamique et de Séismologie, 15, pp. 99. Luxemburg.

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E. (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15

QUEST Working Group: Azzaro R., A. Tertulliani, F. Bernardini, R. Camassi, S. Del Mese, E. Ercolani, L. Graziani, M. Locati, A. Maramai, V. Pessina, A. Rossi, A. Rovida, P. Albini, L. Arcoraci, M. Berardi, C. Bignami, B. Brizuela, C. Castellano, V. Castelli, S. D’Amico, V. D’Amico, A. Fodarella, I. Leschiutta, A. Piscini, M. Sbarra (2016). The 24 August 2016 Amatrice earthquake: Macroseismic survey in the damage area and EMS intensity assessment, Annals of Geophysics, vol. 59, Fast Track 5. doi: 10.4401/ag-7203

Sieberg A. (1930). Geologie der Erdbeben. Handboch der Geophysic, 2, 4, 552-554 [Tabb. 100, 101, 102, 103], Berlin.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. [eds] (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15

Tertulliani A. e Azzaro R. [a cura di] (2016a). QUEST – Rilievo macrosismico in EMS98 per il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016, rapporto interno INGV, Roma, doi: 10.5281/zenodo.160707

Tertulliani A. e Azzaro R. [a cura di] (2016b). QUEST – Rilievo macrosismico per i terremoti nell’Italia centrale. Aggiornamento dopo le scosse del 26 e 30 ottobre 2016, rapporto interno INGV, Roma, doi: 10.5281/zenodo.182694

Tertulliani A. e Azzaro R. [a cura di] (2016c). QUEST – Rilievo macrosismico per i terremoti nell’Italia centrale. Aggiornamento dopo le scosse del 26 e 30 ottobre 2016. Aggiornamento al 21 dicembre 2016, rapporto interno INGV. doi: 10.5281/zenodo.238778

Tertulliani A. e Azzaro R. [a cura di] (2017). QUEST – Rilievo macrosismico in EMS98 per la sequenza sismica in Italia Centrale: aggiornamento dopo il 18 gennaio 2017, Rapporto interno INGV. doi: 10.5281/zenodo.556929

Tertulliani A. – Articolo INGV Newsletter n. 14 con video intervista: http://comunicazione.ingv.it/index.php/2017/newsletter-n-14/1596-quest-e-l-analisi-dei-danni-dopo-le-scosse-del-26-e-30-ottobre-in-italia-centrale


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SHAKEmovie: Propagazione delle onde sismiche del terremoto (Mw 5.5), 18 gennaio 2017 in provincia dell’Aquila

L’INGV ha realizzato il video dell’animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dal terremoto di magnitudo Mw 5.5 delle ore 11.14 italiane del 18 gennaio 2017 che ha coinvolto le province di L’Aquila e Rieti.


Le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. L’intensità del colore è maggiore per spostamenti verticali più veloci.
Ogni secondo dell’animazione rappresenta un secondo in tempo reale.
La velocità e l’ampiezza delle onde sismiche dipende dalle caratteristiche della sorgente sismica, dal tipo di suolo che attraversano e anche dalla topografia. Esse, quindi, non si propagano in maniera uniforme nello spazio e luoghi posti alla stessa distanza dall’epicentro risentono del terremoto in maniera completamente diversa.

La procedura con cui è stata generata l’animazione è descritta in questo articolo.

a cura di Emanuele Casarotti e Federica Magnoni (INGV).


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Italia sismica: i terremoti di novembre e dicembre 2016

Nei ultimi due mesi del 2016 la maggior parte dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV è avvenuta nell’area della sequenza sismica in Italia Centraleiniziata ad agosto e continuata nei mesi di settembre e ottobre con decine di migliaia di eventi. Nel mese di novembre sono stati 12.293 i terremoti localizzati,  10.663 nel successivo mese di dicembre. La media giornaliera degli eventi ha superato i 400 terremoti a novembre ed è diminuita, con 320 eventi, in dicembre.

La mappa della sismicità nel mese di novembre 2016.

La mappa della sismicità nel mese di novembre 2016.

Dopo il terremoto del 30 ottobre di magnitudo M 6.5, l’evento più forte di tutta la sequenza in Italia centralenei primi giorni nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale, superando anche 500-600 eventi al giorno.

Grafico del novembr

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di novembre 2016. Sono stati 5 gli eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.8 registrati in questo mese.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1° al 30 novembre 2016. Si nota che sono stati 5 i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in questo mese, tutti localizzati nell’area della sequenza in Italia Centrale. L’evento di magnitudo maggiore, M 4.8, è avvenuto circa 48 ore dopo l’evento di magnitudo M 6.5, il 1° novembre con epicentro nella provincia di Macerata tra i comuni di Acquacanina, Fiastra, Bolognola e Ussita. Due giorni dopo è stato registrato un altro evento di magnitudo simile, M 4.7, sempre con epicentro nella provincia di Macerata tra i comuni di Pieve Torina, Fiordimonte e Pievebovigliana. Gli eventi di magnitudo compresa tra 3 e 4 di magnitudo sono stati 234, anche questi localizzati in massima parte nell’area della sequenza.

La sequenza sismica in Italia Centrale nel mese di novembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di novembre 2016.

Nella figura sopra vengono mostrati gli oltre 11.000 eventi della sequenza in Italia centrale localizzati dalla Rete Sismica Nazionale a novembre, un numero superiore ai mesi precedenti, ma che rispetto ad ottobre denota un calo sensibile dei terremoti sia di magnitudo maggiore di 4.0 che di magnitudo maggiore di 3.0.

Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Nel mese di dicembre la sismicità sul territorio nazionale è stata molto simile al mese precedente: il numero di eventi localizzati dalla Rete Sismica Nazionale è stato poco più di 10.600 terremoti, più basso che a novembre ma sempre caratterizzato dai numerosi terremoti avvenuti in Italia centrale.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di dicembre 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di dicembre 2016.

Due dei terremoti più forti del mese di dicembre sono stati localizzati al di fuori dei confini nazionali come si nota dalla mappa sopra. I due quadrati rossi nella penisola balcanica sono le localizzazioni della Rete Sismica Nazionale degli eventi del 9 dicembre (M 4.5) sulla costa croata meridionale e del 23 dicembre (M 4.2) sulla costa del Montenegro.

Grafico

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di dicembre 2016. Sono stati 4 gli eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5 registrati in questo mese, due di questi localizzati in Croazia e Montenegro.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1° al 31 dicembre 2016. Sono stati 4 i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in questo mese, i due localizzati in Croazia e Montenegro e altri due sul territorio nazionale:  l’evento del 9 dicembre in provincia di Reggio Emilia di magnitudo 4.0 e l’evento del 11 dicembre in provincia di Macerata di magnitudo 4.2.  In diminuzione rispetto a novembre il numero di terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, in dicembre sono stati 65 con una netta prevalenza di eventi localizzati nell’area della sequenza in Italia centrale.

Nella mappa sotto sono visualizzati tutti i terremoti registrati in dicembre proprio nell’area della sequenza: sono quasi 10.000 gli eventi localizzati con concentrazioni soprattutto nell’area a nord nei pressi di Pieve Torina (provincia di Macerata) ed anche a sud in Abruzzo tra Montereale e Capitignano in provincia dell’Aquila. A dicembre è ancora in diminuzione il numero di eventi della sequenza di magnitudo maggiore di 4 (solo uno avvenuto l’11 dicembre di magnitudo 4.3) ed anche quelli di magnitudo compresa tra 3 e 4, scesi a circa una cinquantina.

La sequenza sismica in Italia Centrale nel mese di dicembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di dicembre 2016.

Per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric Database, ISIDe Working Group INGV 2015http://iside.rm.ingv.it

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Italia sismica: i terremoti di ottobre 2016

La sequenza sismica in Italia Centrale, iniziata con l’evento del 24 agosto, ha caratterizzato notevolmente la sismicità di ottobre 2016, in particolare negli ultimi giorni del mese quando sono stati registrati alcuni forti terremoti come quelli del 26 e del 30 ottobre. I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante tutto il mese sono stati 7816, con una media di oltre 250 eventi al giorno.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV durante il mese di ottobre 2016.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante il mese di ottobre 2016.

Ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica iniziata ad agosto e continuata nei mesi di settembre e ottobre con migliaia di eventi. In particolare, i terremoti degli ultimi giorni del mese sono avvenuti in un’area più a nord di quella attivata ad agosto ed alcuni di questi sono stati particolarmente forti e distruttivi: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane hanno avuto magnitudo 5.4 e 5.9, rispettivamente, e quello del 30 ottobre magnitudo 6.5.

Il terremoto del 30 ottobre di magnitudo M 6.5 è l’evento più forte di tutta la sequenza in Italia centrale, ma anche il terremoto di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

Grafico

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di ottobre 2016. Si nota che sono 3 i terremoti di magnitudo compresa tra 5 e 6 ed uno di magnitudo al di sopra del 6.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dall’1° al 31 ottobre 2016. Si notano bene i due picchi di sismicità del 26 e 30 ottobre con i forti terremoti localizzati al confine tra l’Umbria e le Marche. Inoltre, proprio in corrispondenza di questi giorni si nota l’assenza delle piccole scosse, di magnitudo inferiore a 2.0-2.5: durante una sequenza sismica, con un numero estremamente elevato di scosse, è infatti impossibile localizzarle tutte e si dà quindi la precedenza all’analisi dei terremoti più forti.

L'area della sequenza sismica in Italia Centrale dove si sono stati localizzati gli eventi più forti negli ultimi giorni di ottobre (la stella più grande rappresenta l'epicentro dell'evento di magnitudo 6.5 del 30 ottobre).

L’area della sequenza sismica in Italia centrale dove sono stati localizzati gli eventi più forti negli ultimi giorni di ottobre (la stella più grande rappresenta l’epicentro dell’evento di magnitudo 6.5 del 30 ottobre e le altre due sono relative ai terremoti avvenuti il 26 ottobre).

Un altro forte terremoto, di magnitudo 5.7, è stato registrato in quei giorni (28 ottobre) nel Mar Tirreno meridionale ad una profondità di quasi 500 km. Riepilogando, nel mese di ottobre sono stati 3 gli eventi sismici di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 ed uno di magnitudo maggiore di 6.0, quello del 30 ottobre.

Sono stati 32 gli eventi di magnitudo compresa tra 4 e 5 e quasi 400 i terremoti di magnitudo tra 3 e 4, testimoniando una fortissima attività sismica, soprattutto negli ultimi giorni del mese, nell’area epicentrale dei forti eventi del 26 e del 30 ottobre. Infatti, considerando gli eventi di questo mese con magnitudo al di sopra di 4.0, solo 1 su 36 si è verificato prima del 26 ottobre.

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il mese di ottobre.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di ottobre.

Nella figura sopra vengono mostrati gli oltre 7.000 eventi della sequenza in Italia centrale localizzati dalla Rete Sismica Nazionale ad ottobre: come già anticipato soprattutto dopo il giorno 26, l’area della sequenza si è estesa verso nord coinvolgendo a pieno le province di Perugia e Terni in Umbria, Macerata e Ascoli nelle Marche.

Nel mese di ottobre sono stati localizzati forti terremoti anche in altre aree del territorio nazionale. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel Mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e della costa lucana interessate dai due eventi di magnitudo M 5.7 e M 4.3 del 28 e 29 ottobre.

Come riportato nel nostro articolo del 29 ottobre anche la nostra  penisola è interessata in alcune aree da terremoti intermedi e profondi (fino a 600 km). Questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali  si manifesta nel nostro paese laddove la litosfera del Mar Ionio si approfondisce sotto l’Arco calabro e il Tirreno meridionale.

Anche per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric Database, ISIDe Working Group INGV 2015http://iside.rm.ingv.it

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Italia sismica: i terremoti dell’estate 2016

Dopo un periodo di interruzione, torna la rubrica ITALIA SISMICA per descrivere la sismicità di questi ultimi mesi caratterizzati in particolare dalla sequenza sismica in Italia centrale. La sismicità durante i mesi estivi del 2016 può essere suddivisa in due periodi molto diversi separati dall’evento del 24 agosto di magnitudo Mw 6.0 tra le province di Rieti e Perugia. Il primo periodo, pre-24 agosto, non si discosta molto dall’attività dei primi 5 mesi del 2016, mentre il secondo periodo è caratterizzato dalla sequenza sismica che contribuisce in maniera rilevante al numero di terremoti localizzati durante l’ultima parte del mese di agosto e nel mese di settembre.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV durante i 4 mesi estivi del 2016 (giugno, luglio, agosto e settembre).

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante i 4 mesi estivi del 2016 (giugno, luglio, agosto e settembre).

Nel grafico qui sotto è possibile vedere quale impatto abbia avuto la sequenza sismica in Italia centrale sul numero complessivo di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale su tutto il territorio nazionale. Sono rappresentati il numero mensile di terremoti localizzati su tutto il territorio nazionale (azzurro) e quelli localizzati nella sola area interessata dalla sequenza iniziata il 24 agosto (rossi). Nei mesi di giugno e luglio, il numero di terremoti che si sono verificati è compatibile con la solita sismicità di fondo dell’area dell’appennino centrale.

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Nel mese di giugno la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato 1111 terremoti, un numero quasi identico a quello registrato nel precedente mese di maggio, con una media che si conferma intorno ai 37 eventi al giorno.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di giugno 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di giugno 2016.

In questo mese è stato registrato un solo evento di magnitudo uguale o superiore a 4.0 il giorno 2 giugno (Mw 4.3) con epicentro al di fuori dei confini nazionali nelle vicinanze delle coste tunisine, a sud-ovest del Canale di Sicilia. Sono stati 16 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 126 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Nell’area a nord del Lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo è proseguita nei primi giorni del mese la sismicità dopo l’evento del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1Sono stati registrati circa 25 eventi di bassa magnitudo, con valore massimo pari a M 3.2.  Un’altra piccola sequenza con oltre 70 eventi in meno di una settimana è stata localizzata a nord-est della città di Benevento nei pressi di Pietrelcina (BN). I terremoti registrati hanno avuto valori bassissimi di magnitudo, inferiori a 3.0.

Leggermente più basso il numero di terremoti localizzati nel mese di luglio: 1004 eventi, in continuità con i mesi di maggio e giugno. Anche la media giornaliera è leggermente inferiore, intorno a 32 eventi al giorno.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di luglio 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di luglio 2016.

In questo mese non è è stato registrato nessun evento di magnitudo uguale o superiore a 4.0. Sono stati 13 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 86 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Gli eventi di magnitudo maggiore sono stati localizzati rispettivamente il 5 luglio (ML 3.9) nel Mar Ionio e il 30 luglio (Mw 3.7) nella provincia di Torino.

Come si può facilmente intuire il mese di agosto può essere suddiviso tra prima e dopo l’inizio della sequenza sismica in Italia centrale. In totale i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale sono stati 4328, di questi solo 873 avvenuti prima del 24 agosto. La media giornaliera ad agosto sale fino a quasi 140 terremoti, tenuto conto dell’elevato numero di eventi nell’ultima settimana del mese.

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La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di agosto 2016.

Prima del 24 agosto sono stati registrati circa 800 terremoti, tra questi solo 9 di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.  Dal 24 agosto sono stati localizzati oltre 3400 eventi , due di questi hanno avuto una magnitudo superiore a 5.0: la scossa principale di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 italiane del 24 agosto con epicentro nei pressi di Accumoli (RI) e la principale replica circa un’ora dopo, di magnitudo Mw 5.4, in provincia di Perugia, nei pressi di Norcia.  Sono stati registrati 12 eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0,147 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 1067 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9.

Grafico

L’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 al 31 agosto 2016.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dall’1 al 31 agosto 2016. Nel grafico si notano nella parte sinistra i circa 800 eventi localizzati dalla Rete Sismica Nazionale prima del 24 agosto e successivamente gli oltre 3400 terremoti localizzati quasi tutti nell’area della sequenza. Nelle prime due giornate della sequenza si nota l’assenza delle piccole scosse (da magnitudo 2.0-2-5 in giù) nel grafico. Ciò è dovuto all’impossibilità di localizzare tutti i terremoti (visto il numero estremamente elevato di scosse), dando la precedenza ai terremoti più forti. La successiva fase di analisi e revisione delle localizzazioni contribuirà a colmare questa lacuna temporanea.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di agosto 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di agosto 2016.

Nel mese di settembre continua il forte impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale. Sono ben 10403 gli eventi localizzati, di questi 9833 nella sola area della sequenza. La media giornaliera si impenna oltre 345 terremoti.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel mese di settembre 2016.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di settembre 2016.

Sono 2 gli eventi di magnitudo maggiore 4.0 (Mw 4.3 e 4.2) entrambi registrati il giorno 3 settembre nell’area della sequenza; 70 sono stati gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 838 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Tutti gli altri eventi, oltre 9.000, sono di bassa magnitudo, inferiore a 2.0, e sono stati registrati quasi esclusivamente nell’area della sequenza grazie anche al contributo delle stazioni delle reti temporanee installate durante le prime fasi dell’emergenza.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di settembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di settembre 2016.

Anche per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

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