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L’analisi della sequenza sismica del Sannio-Matese del 2013-2014 in un articolo su Science Advances

L’articolo scientifico pubblicato qualche giorno fa su Science Advances (Di Luccio et al., 2018, Seismic signature of active intrusions in mountain chains Sci. Adv. 2018; 4 : e1701825) ha sollevato grande interesse nei media e ha generato numerosi dibattiti.

Tuttavia, come talvolta accade in queste occasioni, ci sono state imprecisioni che hanno generato paure e allarmi ingiustificati. Cerchiamo quindi di chiarire alcuni punti importanti per una corretta comprensione dei risultati e del significato di questa ricerca.

Lo studio si basa sull’analisi della sequenza sismica del Sannio-Matese che è iniziata il 29 dicembre 2013. Il terremoto più forte ha avuto una magnitudo (Mw) pari a 5.0 ed una profondità di 22 km.

La sequenza sismica nel Sannio-Matese del 2013-2014. In rosso gli eventi del dicembre 2013, in giallo quelli del 2014.

Questo ed altri eventi registrati durante la sequenza presentavano delle caratteristiche atipiche rispetto ai segnali che si è soliti osservare in Appennino. Innanzitutto la loro profondità ben oltre i 10 km, mentre in quest’area sono generalmente più superficiali, e poi la presenza di basse frequenze nei sismogrammi, in analogia con quanto accade per i terremoti che si registrano in aree vulcaniche e/o idrotermali dovuti al movimento di fluidi. Inoltre, l’evoluzione temporale della sequenza dimostra che le repliche dell’evento principale migrano verso l’alto e si spostano verso sud-est nelle prime ore/giorni dopo l’evento di magnitudo 5 del 29 dicembre, disponendosi ai bordi di una zona priva di terremoti.

Queste caratteristiche, insieme ad altri fenomeni come il rilascio, negli acquiferi presenti nelle vicinanze dell’area della sequenza, di anidride carbonica (CO2) di origine profonda, ovvero che viene dal mantello e non legata alle reazioni che coinvolgono i carbonati presenti nella zona, una significativa anomalia geotermica e un’elevata attenuazione sismica (riduzione dell’ampiezza dell’onda sismica con la distanza) dell’area hanno portato a ipotizzare che ci sia stata un’intrusione di magma (roccia fusa) alla base della crosta in Appennino meridionale, sotto il massiccio del Matese. La presenza di fluidi magmatici di origine profonda (mantello) in Appennino Meridionale era stata già ipotizzata 18 anni fa in uno studio di Italiano et al. (2000) basato su rapporti isotopici dell’elio riscontrato nelle emissioni gassose e dei flussi di calore.  

I movimenti associati al rilascio di CO2 dall’intrusione possono aver prodotto la sequenza sismica in oggetto. Questo studio non ha affrontato le problematiche legate, anche indirettamente, alla valutazione e quantificazione della pericolosità sismica, già nota per l’area.

Il Sannio-Matese rientra nella zona a più elevata pericolosità sismica d’Italia sulla base dell’Ordinanza del Consiglio dei Ministri del 28 aprile 2006 (G.U. n.108 del 11/05/2006), in cui vengono specificati i valori di accelerazione per ogni area del territorio nazionale. Sono numerosi i terremoti storici di magnitudo elevata (anche con una energia 1000 volte maggiore di quella del terremoto qui studiato) che hanno colpito quest’area, tra questi il terremoto del 5 giugno 1688, (Mw=7.06) e i terremoti del 1456 (Mw=7.19), come ben evidenziato dal Catalogo Parametrico dei terremoti Italiani CPTI15.

Questo studio quindi non cambia la pericolosità sismica dell’area che è molto elevata.

Per quanto riguarda la pericolosità vulcanica, si esclude che il processo che registrato nel dicembre 2013 sia riconducibile alle fasi, anche iniziali, di formazione di un vulcano nel Sannio-Matese. Non vi è sismicità superficiale, non vi sono manifestazioni idrotermali come quelle presenti, invece, ai Campi Flegrei, non vi sono deformazioni del suolo significative e rapide a scala chilometrica, non vi sono cambi morfologici dovuti a sollevamenti repentini e non vi sono, infine, segnali riconducibili alla continua alimentazione di magmi, anche in profondità.

Su una scala dei tempi geologici, e cioè tra decine di migliaia o centinaia di migliaia di anni, è possibile che un’attività vulcanica si sviluppi in questa area. Ma le condizioni geologiche perché ciò avvenga non sono, al momento, soddisfatte poiché la pressione del magma da noi determinata sulla base dei dati sismici e strutturali disponibili, cioè sui meccanismi di rottura delle rocce e sullo stress cui è sottoposta la crosta del Matese, è di gran lunga inferiore di quella richiesta per una risalita verticale da 15-20 km di profondità fino alla superficie.

Concludendo, la novità scientifica di questo articolo  può essere così sintetizzata: per la prima volta si sono registrati in un catena montuosa i segnali di una risalita, alla base della crosta, di fluidi profondi possibilmente associati a magma. Il passo successivo è studiare altre catene montuose (Himalaya, Ande, Zagros, etc.) dove i processi che abbiamo ipotizzato avvenirein Appennino meridionale potrebbero essere rilevati a più grande scala.

a cura di Guido Ventura e Francesca di Luccio (INGV – Roma 1).


Bibiografia

Catalogo Parametrico dei terremoti Italiani CPTI15 (Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds), 2016. CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes; Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Italiano et al. – Geochemical evidence of melt intrusions along lithospheric faults of the Southern Apennines, Italy: Geodynamic and seismogenic implications, J. Geophys. Res., 105(B6), 2000,  13569–13578, doi:10.1029/2000JB900047

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SPECIALE 2013, un anno di terremoti

Nel 2013 la Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV ha permesso di localizzare 21369 terremoti, un numero superiore a quello degli ultimi 3 anni, ma comunque inferiore al 2009 quando si verificò la sequenza nell’Aquilano e furono registrati in Italia oltre 26000 eventi.  In Italia, nel 2013, sono avvenuti in media quasi 60 terremoti al giorno, o un terremoto ogni 25 minuti. 

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La distribuzione dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel 2013 (fonte dati http://iside,rm.ingv.it). 

Il numero totale di terremoti registrati del 2013 è maggiore di quello del 2012, anche se gli eventi di magnitudo (ML) superiore o uguale a 5.0 sono stati molti di meno: infatti nel 2013 si è verificato un solo evento di magnitudo (ML)  maggiore di 5, mentre nel 2012 ne avevamo avuti complessivamente 10, quasi tutti registrati tra maggio e giugno in Emilia Romagna. Il terremoto più forte del 2013, di ML 5.2, è avvenuto il 21 giugno in Lunigiana dove si è verificata una lunga sequenza sismica con più di 2500 terremoti localizzati dalla RSN.

Visualizza e naviga nella MAPPA INTERATTIVA degli eventi del 2013 di magnitudo maggiore o uguale di 2.5.

Nella tabella qui sotto sono elencati i terremoti di magnitudo ML maggiore di 4.5 avvenuti nel 2013.

TabellaEventi2013

Terremoti di magnitudo ML superiore a 4.5 avvenuti nel 2013.

Oltre all’evento della Lunigiana del 21 giugno, che è stato risentito in molte regioni dell’Italia centro-settentrionale, ricordiamo Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di agosto 2013

Ad agosto i terremoti non sono andati in vacanza. Sono stati infatti 2237 gli eventi sismici registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese passato: una media di oltre 70 terremoti al giorno. Tante le sequenze che si sono attivate o sono proseguite in questo periodo in tutto il territorio, con 4 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0.

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Eicentri dei terremoti dal 1 al 31 agosto 2013  in Italia

L’evento di magnitudo maggiore (4.4) è stato registrato il 22 agosto alle 08:44 italiane in Adriatico centro-settentrionale, circa 15 Km a est della costa marchigiana tra le province di Ancona e Macerata. Questo terremoto si è verificato nella stessa area dove dal 21 luglio si sta sviluppando una sequenza sismica iniziata con un evento di magnitudo 4.9. Nel mese di agosto Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di luglio 2013

Un gran numero di terremoti è stato registrato in Italia dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di luglio. Nei 31 giorni sono stati registrati 2874 eventi sismici con una media di oltre 90 al giorno, sicuramente la più alta nel 2013 superando anche lo scorso mese di giugno.

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Terremoti dal 1 al 31 luglio 2013  in Italia

In questo mese si sono verificate, anche contemporaneamente, diverse sequenze sismiche nella nostra penisola. La sequenza che ha prodotto eventi di magnitudo maggiore è stata quella a largo della costa marchigiana, nei pressi del Monte Conero (tra le province di Ancona e Macerata). La sequenza si è attivata con l’evento Leggi il resto di questa voce

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