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Terremoto M 4.4 in provincia dell’Aquila, 29 novembre ore 17:14

Un terremoto di magnitudo 4.4 (ML, magnitudo Richter) è avvenuto alle 17:14 di oggi, 29 novembre, in provincia dell’Aquila nelle vicinanze di Capitignano e Montereale, pochi chilometri a ovest del Lago di Campotosto.

L'Aquila

I comuni più vicino all’epicentro (entro 10 Km) sono, oltre a Capitignano e Montereale, tutti in provincia dell’Aquila: Campotosto, Barete e Cagnano Amiterno.

Nella mappa qui sopra, che riporta la sismicità degli ultimi 90 giorni, si evidenzia l’epicentro del terremoto che si colloca a sud dell’area interessata dalla sequenza in Italia Centrale iniziata il 24 agosto, tra le province dell’Aquila e di Rieti.

Per maggiori informazioni consultare la pagina informativa dell’evento.

Prime interpretazioni dall’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar del satellite europeo Sentinel-1

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Gruppo di lavoro SAR del Centro Nazionale Terremoti – ha ricostruito, in dettaglio, l’andamento dei movimenti del suolo per ottenere informazioni importanti ai fini della valutazione della sequenza sismica successiva all’evento del 30 ottobre scorso (di magnitudo 6.5) che ha colpito le province di Macerata e Perugia. L’attività, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC), viene svolta dall’INGV e dall’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli), centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Di seguito, due immagini realizzate dall’INGV grazie all’uso dei dati radar acquisiti dai satelliti della costellazione Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus, sfruttando la tecnica dell’Interferometria SAR Differenziale.

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Interferogramma differenziale ottenuto da dati radar del satellite europeo Sentinel-1: ogni frangia di colore rappresenta un abbassamento del terreno di circa 3 cm superiore alle frange adiacenti. L’ellissi (di colore nero) indica la zona in cui si sono verificati i maggiori movimenti del terreno, più stretta a nord e più larga a sud, estesa in lunghezza per circa 40 km e in larghezza per circa 15 km. I simboli in giallo indicano il verso del movimento del terreno: + sollevamento e – abbassamento.

Nella prima figura (qui sopra) è mostrato l’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar del satellite europeo Sentinel-1: ogni frangia di colore rappresenta un abbassamento del terreno di circa 3 cm superiore alle frange adiacenti. L’ellissi (di colore nero) indica la zona in cui si sono verificati i maggiori movimenti del terreno, più stretta a nord e più larga a sud, estesa in lunghezza per circa 40 km e in larghezza per circa 15 km. I simboli in giallo indicano il verso del movimento del terreno: + sollevamento e – abbassamento. Verso l’interno dell’ellisse il ribassamento del terreno aumenta fino a raggiungere, in prossimità del paese di Castelluccio di Norcia, circa 70 cm sulla verticale. Fuori dall’ellisse, a est e a ovest, il terreno è stato sollevato di alcuni centimetri. La linea verde rappresenta l’andamento approssimativo del sistema di faglie che ha originato i vari terremoti della sequenza. La punta dei triangoli lungo la linea verde indica il lato in cui i blocchi di crosta terrestre sono ribassati lungo le superfici di faglia. Le stelle verdi mostrano, invece, i tre eventi maggiori della sequenza (24 agosto, M 6.o; 26 ottobre, M 5.9; 30 ottobre, M 6.5).

Le frange di colore mostrano un movimento del terreno complesso e che evidenzia due distinti fenomeni: la dislocazione sismica, ovvero lo scorrimento degli opposti blocchi di crosta terrestre lungo le superfici di faglia profonde che hanno causato i tre terremoti principali, e i movimenti molto superficiali e localizzati come scarpate di faglia, riattivazioni di frane e sprofondamenti carsici. Alla rottura direttamente legata al sisma (la dislocazione sulla faglia) è imputabile l’andamento concentrico generale delle frange colorate. Mentre le interruzioni, gli addensamenti o le piegature ad angolo acuto delle frange sono dovute a movimenti di rottura più superficiali. Questo è il contributo che i terremoti, ripetendosi nel tempo, forniscono alla costruzione dei paesaggi appenninici.

Utilizzando questi e altri dati è possibile ricostruire nel dettaglio la posizione e le caratteristiche delle faglie profonde e ottenere, quindi, informazioni molto importanti per la valutazione della sequenza sismica.

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Interferogramma differenziale ottenuto da dati radar del satellite europeo Sentinel-1 su cui sono stati sovrapposti i 2 piani di faglia attivati con il terremoto di Amatrice del 24 agosto scorso (in grigio) ed una possibile ricostruzione (non un modello) del piano di faglia su cui sono probabilmente avvenuti gli eventi del 26 e del 30 ottobre (in rosa).

La seconda figura (in alto) mostra in grigio i 2 piani di faglia attivati con il terremoto di Amatrice del 24 agosto scorso e in rosa, una possibile ricostruzione (non un modello) del piano di faglia su cui sono probabilmente avvenuti gli eventi del 26 e del 30 ottobre.

a cura del Gruppo di lavoro SAR, INGV – Centro Nazionale Terremoti


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Evento sismico M3.9 in provincia di Firenze, 25 ottobre: approfondimento

Da un punto di vista della sismicità storica, la zona della Val d’Elsa (o Valdelsa), dove si è verificato il terremoto di magnitudo 3.9 ieri sera, è caratterizzata da una attività sismica di livello medio-basso, come risulta anche dal catalogo parametrico dei terremoti italiani (CPTI15). I terremoti in questa zona sono piuttosto frequenti, ma di magnitudo relativamente modesta. La storia sismica di Castelfiorentino, comune epicentro dell’evento di ieri, è abbastanza povera, nota solo a partire dalla fine del XVIII secolo e con intensità massima al sito pari al grado 6 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), che corrisponde ad un livello di danneggiamento molto leggero.
L’evento più forte con epicentro locale è quello del 22 settembre 1901, che sulla base della distribuzione delle intensità macrosismiche ebbe una magnitudo equivalente Mw=4.7, dunque molto più forte della scossa di ieri (circa 16 volte più forte) e un’intensità epicentrale pari al grado 6 MCS proprio a Castelfiorentino e anche a Castelnuovo d’Elsa: in entrambe queste località, stando alle notizie dell’epoca, ci furono lievi danni, documentati in cadute di comignoli e lievi lesioni a qualche edificio; a Castelnuovo d’Elsa crollò una vecchia torre già diroccata. La scossa fu avvertita più o meno fortemente in un’ampia area della Toscana, come si vede dalla figura.

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Distribuzione degli effetti del terremoto del 22 settembre 1901 secondo lo studio di Molin et al. (2008) [fonte: DBMI15].

Altri terremoti documentati nell’area sono avvenuti il 6 maggio 1766 nell’area di Gambassi e Montaione (Mw 3.7), e il 30 novembre 1768 (Mw 4.2), quest’ultimo risentito in modo forte, ma senza danni a Castelfiorentino e a Gambassi Terme.

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Sismicità storica della Toscana (fonte: CPTI).

Gli eventi più forti storicamente documentati in Valdelsa sono quelli che hanno interessato l’area tra Poggibonsi, San Gimignano e Colle Val d’Elsa, dunque ben più a sud della scossa di oggi. Nel 1804 ci fu una importante sequenza il cui evento principale avvenne il 18 ottobre (Mw 5.1) e causò danni diffusi, ma nel complesso moderati e leggeri (7 MCS), proprio a Poggibonsi, San Gimignano e Colle Val d’Elsa, mentre non sono noti gli effetti a Castelfiorentino. Una forte replica (Mw 4.8, Io=6 MCS) avvenne il 17 dicembre dello stesso anno.
La stessa zona fu poi colpita di nuovo 65 anni più tardi, il 26 settembre 1869 (Mw 5.0, Io=7 MCS) con danni nei tre centri sopra menzionati; a Castelfiorentino la scossa fu avvertita fortemente da tutta la popolazione, causò panico, ma non sono attestati danni di sorta.

Altri terremoti sono avvenuti a cavallo tra Ottocento e Novecento: il 15 febbraio 1890 (con replica a maggio) di Mw 4.5, sentito forte ma senza danni in una vasta zona da Barberino Val d’Elsa, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi fino a Firenze, Pontassieve e Siena; il 21 aprile 1906 con danni a Poggibonsi (Mw 4.3) e il 20 dicembre 1906 (Mw 4.0), tutti avvertiti lievemente a Castelfiorentino.

Arrivando ai giorni nostri, la zona di Castelfiorentino e Certaldo è stata sede di una piccola sequenza sismica nell’estate del 2014 che ha avuto come evento di magnitudo massima, pari a 3.4, quello del 9 agosto alle ore 15.47 italiane.

Va infine ricordato che questa zona risente dei terremoti che si verificano nella vicina Val di Pesa e nell’area a sud di Firenze.

La pericolosità sismica della Toscana (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

La pericolosità sismica della Toscana (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

La zona della Valdelsa rientra tra le aree considerate a pericolosità media. I valori di scuotimenti attesi con una probabilità di superamento del 10% in 50 anni sono compresi tra 0.125 e 0.150 g. Questa stima è ottenuta considerando le sorgenti sismogenetiche conosciute per quest’area ma anche per quelle limitrofe (terremoti forti ma più lontani possono produrre scuotimenti del terreno più violenti di terremoti modesti e vicini) e le informazioni disponibili sulla sismicità storica e recente. La massima magnitudo attesa nella zona può arrivare a 5.8, per quanto con probabilità di accadimento molto bassa.

La stima di pericolosità sismica ha determinato la classificazione sismica dei comuni dell’area in zona 3 (su 4 zone, dove la zona 1 è quella più pericolosa, la zona 4 quella meno pericolosa).

a cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo) e Carlo Meletti (INGV-Pi).


Bibliografia

Molin D., F. Bernardini, R. Camassi, C. H. Caracciolo, V. Castelli, E. Ercolani, L. Postpischl (2008), “Materiali per un catalogo dei terremoti italiani: revisione della sismicità minore del territorio nazionale”, Quaderni di Geofisica, Vol. 57, pp. 75 + CD-ROM. Disponibile online sul sito web: http://istituto.ingv.it/l-ingv/produzione-scientifica/quaderni-di-geofisica/numeri-pubblicati-2008


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Terremoto M3.9 a Castelfiorentino (Firenze), 25 ottobre ore 18:53

Un terremoto di magnitudo 3.9 (ML, magnitudo Richter) è avvenuto alle 18:53 di oggi, 25 ottobre, in provincia di Firenze, molto vicino a Castelfiorentino.

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Il terremoto è stato avvertito estesamente in provincia di Firenze, Prato, Pisa e altri centri dell’alta Toscana, come si vede dai questionari di “haisentitoilterremoto” mostrati sotto.

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L’area di Castelfiorentino è stata interessata in passato da terremoti di magnitudo moderata. Le massime intensità riportate dal catalogo CPTI15 sono del V e VI grado MCS, riferite a terremoti della seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900.

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Storia sismica di Castelfiorentino (FI), http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/

Il terremoto è stato registrato da quasi tutta la Rete Sismica Nazionale dell’INGV. Qui viene mostrata la registrazione della stazione sismica di Castellina in Chianti (CSNT), non distante dall’epicentro. Si vede che il terremoto di magnitudo 3.9 (in fondo al grafico, in rosso) è stato preceduto da un altro piccolo evento di magnitudo 2.2, circa due minuti prima.

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Registrazione della stazione sismica di Castellina in Chianti (CSNT), appartenente alla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

 

 

 

Localizzazioni ipocentrali e magnitudo: facciamo un po’ di chiarezza

L’altro ieri (4 luglio) alle ore 13:37 italiane c’è stato un terremoto di magnitudo 3.5 in Pianura Padana. La procedura seguita dalla nostra Sala di monitoraggio sismico è stata la solita: entro 2 minuti, non appena disponibili i primi dati dei nostri sistemi di calcolo automatico, è stata effettuata la prima telefonata al telefono rosso del Dipartimento di Protezione Civile (DPC) con l’indicazione della provincia interessata (Mantova) e un’indicazione approssimativa della magnitudo. Dopo 5 minuti dall’evento, la seconda telefonata con una prima stima delle coordinate ipocentrali e la magnitudo automatica determinata con più dati  (intorno a 3.5). Intanto i sismologi in turno avevano iniziato a rivedere i dati disponibili, rianalizzando tutti i sismogrammi e, dopo una ventina minuti, avevano ricalcolato i parametri ipocentrali.

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La Sala di monitoraggio sismico dell’INGV – Roma.

A questo punto, i nostri turnisti hanno effettuato la terza telefonata al DPC per fornire i valori definitivi, inclusi i comuni interessati, e contemporaneamente hanno pubblicato i dati sulle pagine web dell’INGV: magnitudo 3.5 alle ore 13:37 e 23 secondi, epicentro nella Pianura Padana in provincia di Mantova, profondità 5 chilometri.

Fino al momento della pubblicazione dei dati rivisti dell’INGV, le persone che avevano sentito il terremoto sono andate in cerca di notizie, e le hanno trovate sui siti e nei tweet di agenzie sismologiche internazionali che rilasciano il dato preliminare, prima che questo sia rivisto da un sismologo esperto. Capita spesso che questi dati preliminari siano sbagliati, proprio perché determinati da procedure non controllate.

È quanto accaduto anche l’altro ieri con la prima stima fornita dal Centro Sismologico Euro-Mediterraneo (CSEM), con sede in Francia, a cui tutti gli istituti di ricerca e monitoraggio sismico della regione euro-mediterranea, compreso l’INGV, inviano i dati. Lo CSEM riporta sul proprio sito tutte le localizzazioni ipocentrali (automatiche e riviste da un sismologo) e le magnitudo che riceve da questi istituti, man mano che arrivano; ognuno di questi istituti, però, utilizza una combinazione diversa di dati (propri o di altri istituti di ricerca italiani ed europei) e ottiene quindi delle soluzioni diverse. La figura sotto mostra la distribuzione delle localizzazioni pervenute allo CSEM per il terremoto in provincia di Mantova.

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Mappa degli epicentri pubblicati dallo CSEM per il terremoto in provincia di Mantova del 4 luglio 2016. Le sigle all’interno dei cerchi rappresentano gli istituti di ricerca che hanno calcolato quel particolare epicentro. La stella rossa è la localizzazione dell’INGV, considerata da CSEM quella di riferimento per l’Italia (fonte: CSEM).

Si nota una notevole dispersione degli epicentri, che spaziano dalle Alpi agli Appennini. Stesso discorso per le magnitudo. La tabella sotto riporta le varie soluzioni pubblicate dallo CSEM, con i valori di magnitudo calcolati dai diversi istituti: si va da 3.0 a 4.1. La prima informazione diffusa da CSEM su Twitter, alcuni minuti dopo il terremoto, è proprio la localizzazione con il valore di magnitudo più alto (4.1) calcolato, in via preliminare, dal GFZ (German Research Centre for Geosciences, Potsdam). Lo stesso GFZ nella pagina relativa a questo terremoto  pubblica un Disclaimer: Unless revised by a geophysicist, automatically determined earthquake locations may be erroneous! (Finché non rivista da un geofisico, la localizzazione determinata automaticamente può essere errata!).

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Tabella con tutte le localizzazioni ipocentrali arrivate a CSEM da diversi istituti di ricerca (fonte: CSEM).

Alcune decine di minuti dopo, CSEM ha ricalcolato la localizzazione e la magnitudo in base a tutti i dati arrivati, ottenendo un valore di magnitudo pari a 3.6. Si deve notare che i sismologi dello CSEM non analizzano i sismogrammi, come fanno invece i sismologi presenti nella sala di monitoraggio sismico, perché ricevono dai vari istituti soltanto i dati numerici pre-elaborati (tempi di arrivo e valori di ampiezza massima e periodo). La rielaborazione si basa su dati ottenuti dai sistemi automatici, che pertanto possono essere anch’essi sbagliati.

Nel caso del terremoto del 4 luglio, il calcolo della magnitudo effettuato nella nostra sala di monitoraggio sismico si è basato su un numero molto elevato di dati (212), come si vede nel grafico sotto. Come sempre accade, ogni sismometro fornisce un valore diverso di magnitudo, in quanto le ampiezze misurate (per la magnitudo Richter si usa l’ampiezza massima su un particolare periodo delle oscillazioni) dipendono dalla geologia locale, dalla propagazione nei diversi strati rocciosi, ecc. Il valore finale viene quindi determinato facendo la media (o meglio la mediana) di tutti i valori entro 600 km di distanza dall’epicentro e con una buona copertura in tutte le direzioni attorno all’epicentro. Il valore ottenuto è tanto più affidabile quanto più numerose e ben distribuite sono le stazioni sismiche, sia in termini di distanza che di copertura angolare attorno all’epicentro.

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Distribuzione dei valori di magnitudo ottenuti da tutti i sismometri della Rete Sismica Nazionale dell’INGV che hanno registrato il terremoto in provincia di Mantova del 4 luglio. Si nota una notevole dispersione di valori intorno al valore medio di 3.5. (Fonte: INGV)

Da un paio d’anni stiamo lavorando per il rilascio di informazioni automatiche al pubblico, prima dell’invio di quelle riviste. Comprendiamo l’esigenza di fornire prima possibile i dati di un terremoto, ma sappiamo anche che le soluzioni automatiche, come mostrato sopra, possono essere “errate”, sia in termini di epicentro che di magnitudo. E sappiamo anche che una volta che un’informazione viene pubblicata (sul web, su Twitter, ecc.) è molto difficile modificarla senza generare confusione. Per questo motivo abbiamo effettuato numerosi test al riguardo, e stiamo cercando il miglior compromesso tra rapidità e affidabilità dell’informazione.

Per ora, abbiamo scelto di non pubblicare direttamente e non inviare quindi a CSEM le nostre elaborazioni automatiche per evitare di diffondere informazioni poco affidabili.


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