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Italia sismica: i terremoti di novembre e dicembre 2016

Nei ultimi due mesi del 2016 la maggior parte dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV è avvenuta nell’area della sequenza sismica in Italia Centraleiniziata ad agosto e continuata nei mesi di settembre e ottobre con decine di migliaia di eventi. Nel mese di novembre sono stati 12.293 i terremoti localizzati,  10.663 nel successivo mese di dicembre. La media giornaliera degli eventi ha superato i 400 terremoti a novembre ed è diminuita, con 320 eventi, in dicembre.

La mappa della sismicità nel mese di novembre 2016.

La mappa della sismicità nel mese di novembre 2016.

Dopo il terremoto del 30 ottobre di magnitudo M 6.5, l’evento più forte di tutta la sequenza in Italia centralenei primi giorni nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale, superando anche 500-600 eventi al giorno.

Grafico del novembr

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di novembre 2016. Sono stati 5 gli eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.8 registrati in questo mese.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1° al 30 novembre 2016. Si nota che sono stati 5 i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in questo mese, tutti localizzati nell’area della sequenza in Italia Centrale. L’evento di magnitudo maggiore, M 4.8, è avvenuto circa 48 ore dopo l’evento di magnitudo M 6.5, il 1° novembre con epicentro nella provincia di Macerata tra i comuni di Acquacanina, Fiastra, Bolognola e Ussita. Due giorni dopo è stato registrato un altro evento di magnitudo simile, M 4.7, sempre con epicentro nella provincia di Macerata tra i comuni di Pieve Torina, Fiordimonte e Pievebovigliana. Gli eventi di magnitudo compresa tra 3 e 4 di magnitudo sono stati 234, anche questi localizzati in massima parte nell’area della sequenza.

La sequenza sismica in Italia Centrale nel mese di novembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di novembre 2016.

Nella figura sopra vengono mostrati gli oltre 11.000 eventi della sequenza in Italia centrale localizzati dalla Rete Sismica Nazionale a novembre, un numero superiore ai mesi precedenti, ma che rispetto ad ottobre denota un calo sensibile dei terremoti sia di magnitudo maggiore di 4.0 che di magnitudo maggiore di 3.0.

Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Nel mese di dicembre la sismicità sul territorio nazionale è stata molto simile al mese precedente: il numero di eventi localizzati dalla Rete Sismica Nazionale è stato poco più di 10.600 terremoti, più basso che a novembre ma sempre caratterizzato dai numerosi terremoti avvenuti in Italia centrale.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di dicembre 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di dicembre 2016.

Due dei terremoti più forti del mese di dicembre sono stati localizzati al di fuori dei confini nazionali come si nota dalla mappa sopra. I due quadrati rossi nella penisola balcanica sono le localizzazioni della Rete Sismica Nazionale degli eventi del 9 dicembre (M 4.5) sulla costa croata meridionale e del 23 dicembre (M 4.2) sulla costa del Montenegro.

Grafico

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di dicembre 2016. Sono stati 4 gli eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5 registrati in questo mese, due di questi localizzati in Croazia e Montenegro.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1° al 31 dicembre 2016. Sono stati 4 i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in questo mese, i due localizzati in Croazia e Montenegro e altri due sul territorio nazionale:  l’evento del 9 dicembre in provincia di Reggio Emilia di magnitudo 4.0 e l’evento del 11 dicembre in provincia di Macerata di magnitudo 4.2.  In diminuzione rispetto a novembre il numero di terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, in dicembre sono stati 65 con una netta prevalenza di eventi localizzati nell’area della sequenza in Italia centrale.

Nella mappa sotto sono visualizzati tutti i terremoti registrati in dicembre proprio nell’area della sequenza: sono quasi 10.000 gli eventi localizzati con concentrazioni soprattutto nell’area a nord nei pressi di Pieve Torina (provincia di Macerata) ed anche a sud in Abruzzo tra Montereale e Capitignano in provincia dell’Aquila. A dicembre è ancora in diminuzione il numero di eventi della sequenza di magnitudo maggiore di 4 (solo uno avvenuto l’11 dicembre di magnitudo 4.3) ed anche quelli di magnitudo compresa tra 3 e 4, scesi a circa una cinquantina.

La sequenza sismica in Italia Centrale nel mese di dicembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di dicembre 2016.

Per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric Database, ISIDe Working Group INGV 2015http://iside.rm.ingv.it

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Italia sismica: i terremoti di ottobre 2016

La sequenza sismica in Italia Centrale, iniziata con l’evento del 24 agosto, ha caratterizzato notevolmente la sismicità di ottobre 2016, in particolare negli ultimi giorni del mese quando sono stati registrati alcuni forti terremoti come quelli del 26 e del 30 ottobre. I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante tutto il mese sono stati 7816, con una media di oltre 250 eventi al giorno.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV durante il mese di ottobre 2016.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante il mese di ottobre 2016.

Ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica iniziata ad agosto e continuata nei mesi di settembre e ottobre con migliaia di eventi. In particolare, i terremoti degli ultimi giorni del mese sono avvenuti in un’area più a nord di quella attivata ad agosto ed alcuni di questi sono stati particolarmente forti e distruttivi: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane hanno avuto magnitudo 5.4 e 5.9, rispettivamente, e quello del 30 ottobre magnitudo 6.5.

Il terremoto del 30 ottobre di magnitudo M 6.5 è l’evento più forte di tutta la sequenza in Italia centrale, ma anche il terremoto di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

Grafico

Grafico dell’andamento temporale della sismicità nel mese di ottobre 2016. Si nota che sono 3 i terremoti di magnitudo compresa tra 5 e 6 ed uno di magnitudo al di sopra del 6.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dall’1° al 31 ottobre 2016. Si notano bene i due picchi di sismicità del 26 e 30 ottobre con i forti terremoti localizzati al confine tra l’Umbria e le Marche. Inoltre, proprio in corrispondenza di questi giorni si nota l’assenza delle piccole scosse, di magnitudo inferiore a 2.0-2.5: durante una sequenza sismica, con un numero estremamente elevato di scosse, è infatti impossibile localizzarle tutte e si dà quindi la precedenza all’analisi dei terremoti più forti.

L'area della sequenza sismica in Italia Centrale dove si sono stati localizzati gli eventi più forti negli ultimi giorni di ottobre (la stella più grande rappresenta l'epicentro dell'evento di magnitudo 6.5 del 30 ottobre).

L’area della sequenza sismica in Italia centrale dove sono stati localizzati gli eventi più forti negli ultimi giorni di ottobre (la stella più grande rappresenta l’epicentro dell’evento di magnitudo 6.5 del 30 ottobre e le altre due sono relative ai terremoti avvenuti il 26 ottobre).

Un altro forte terremoto, di magnitudo 5.7, è stato registrato in quei giorni (28 ottobre) nel Mar Tirreno meridionale ad una profondità di quasi 500 km. Riepilogando, nel mese di ottobre sono stati 3 gli eventi sismici di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 ed uno di magnitudo maggiore di 6.0, quello del 30 ottobre.

Sono stati 32 gli eventi di magnitudo compresa tra 4 e 5 e quasi 400 i terremoti di magnitudo tra 3 e 4, testimoniando una fortissima attività sismica, soprattutto negli ultimi giorni del mese, nell’area epicentrale dei forti eventi del 26 e del 30 ottobre. Infatti, considerando gli eventi di questo mese con magnitudo al di sopra di 4.0, solo 1 su 36 si è verificato prima del 26 ottobre.

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il mese di ottobre.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di ottobre.

Nella figura sopra vengono mostrati gli oltre 7.000 eventi della sequenza in Italia centrale localizzati dalla Rete Sismica Nazionale ad ottobre: come già anticipato soprattutto dopo il giorno 26, l’area della sequenza si è estesa verso nord coinvolgendo a pieno le province di Perugia e Terni in Umbria, Macerata e Ascoli nelle Marche.

Nel mese di ottobre sono stati localizzati forti terremoti anche in altre aree del territorio nazionale. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel Mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e della costa lucana interessate dai due eventi di magnitudo M 5.7 e M 4.3 del 28 e 29 ottobre.

Come riportato nel nostro articolo del 29 ottobre anche la nostra  penisola è interessata in alcune aree da terremoti intermedi e profondi (fino a 600 km). Questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali  si manifesta nel nostro paese laddove la litosfera del Mar Ionio si approfondisce sotto l’Arco calabro e il Tirreno meridionale.

Anche per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


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Italia sismica: i terremoti dell’estate 2016

Dopo un periodo di interruzione, torna la rubrica ITALIA SISMICA per descrivere la sismicità di questi ultimi mesi caratterizzati in particolare dalla sequenza sismica in Italia centrale. La sismicità durante i mesi estivi del 2016 può essere suddivisa in due periodi molto diversi separati dall’evento del 24 agosto di magnitudo Mw 6.0 tra le province di Rieti e Perugia. Il primo periodo, pre-24 agosto, non si discosta molto dall’attività dei primi 5 mesi del 2016, mentre il secondo periodo è caratterizzato dalla sequenza sismica che contribuisce in maniera rilevante al numero di terremoti localizzati durante l’ultima parte del mese di agosto e nel mese di settembre.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV durante i 4 mesi estivi del 2016 (giugno, luglio, agosto e settembre).

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante i 4 mesi estivi del 2016 (giugno, luglio, agosto e settembre).

Nel grafico qui sotto è possibile vedere quale impatto abbia avuto la sequenza sismica in Italia centrale sul numero complessivo di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale su tutto il territorio nazionale. Sono rappresentati il numero mensile di terremoti localizzati su tutto il territorio nazionale (azzurro) e quelli localizzati nella sola area interessata dalla sequenza iniziata il 24 agosto (rossi). Nei mesi di giugno e luglio, il numero di terremoti che si sono verificati è compatibile con la solita sismicità di fondo dell’area dell’appennino centrale.

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Nel mese di giugno la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato 1111 terremoti, un numero quasi identico a quello registrato nel precedente mese di maggio, con una media che si conferma intorno ai 37 eventi al giorno.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di giugno 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di giugno 2016.

In questo mese è stato registrato un solo evento di magnitudo uguale o superiore a 4.0 il giorno 2 giugno (Mw 4.3) con epicentro al di fuori dei confini nazionali nelle vicinanze delle coste tunisine, a sud-ovest del Canale di Sicilia. Sono stati 16 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 126 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Nell’area a nord del Lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo è proseguita nei primi giorni del mese la sismicità dopo l’evento del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1Sono stati registrati circa 25 eventi di bassa magnitudo, con valore massimo pari a M 3.2.  Un’altra piccola sequenza con oltre 70 eventi in meno di una settimana è stata localizzata a nord-est della città di Benevento nei pressi di Pietrelcina (BN). I terremoti registrati hanno avuto valori bassissimi di magnitudo, inferiori a 3.0.

Leggermente più basso il numero di terremoti localizzati nel mese di luglio: 1004 eventi, in continuità con i mesi di maggio e giugno. Anche la media giornaliera è leggermente inferiore, intorno a 32 eventi al giorno.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di luglio 2016.

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di luglio 2016.

In questo mese non è è stato registrato nessun evento di magnitudo uguale o superiore a 4.0. Sono stati 13 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 86 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Gli eventi di magnitudo maggiore sono stati localizzati rispettivamente il 5 luglio (ML 3.9) nel Mar Ionio e il 30 luglio (Mw 3.7) nella provincia di Torino.

Come si può facilmente intuire il mese di agosto può essere suddiviso tra prima e dopo l’inizio della sequenza sismica in Italia centrale. In totale i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale sono stati 4328, di questi solo 873 avvenuti prima del 24 agosto. La media giornaliera ad agosto sale fino a quasi 140 terremoti, tenuto conto dell’elevato numero di eventi nell’ultima settimana del mese.

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La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di agosto 2016.

Prima del 24 agosto sono stati registrati circa 800 terremoti, tra questi solo 9 di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.  Dal 24 agosto sono stati localizzati oltre 3400 eventi , due di questi hanno avuto una magnitudo superiore a 5.0: la scossa principale di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 italiane del 24 agosto con epicentro nei pressi di Accumoli (RI) e la principale replica circa un’ora dopo, di magnitudo Mw 5.4, in provincia di Perugia, nei pressi di Norcia.  Sono stati registrati 12 eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0,147 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 1067 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9.

Grafico

L’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 al 31 agosto 2016.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dall’1 al 31 agosto 2016. Nel grafico si notano nella parte sinistra i circa 800 eventi localizzati dalla Rete Sismica Nazionale prima del 24 agosto e successivamente gli oltre 3400 terremoti localizzati quasi tutti nell’area della sequenza. Nelle prime due giornate della sequenza si nota l’assenza delle piccole scosse (da magnitudo 2.0-2-5 in giù) nel grafico. Ciò è dovuto all’impossibilità di localizzare tutti i terremoti (visto il numero estremamente elevato di scosse), dando la precedenza ai terremoti più forti. La successiva fase di analisi e revisione delle localizzazioni contribuirà a colmare questa lacuna temporanea.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di agosto 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale nel mese di agosto 2016.

Nel mese di settembre continua il forte impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale. Sono ben 10403 gli eventi localizzati, di questi 9833 nella sola area della sequenza. La media giornaliera si impenna oltre 345 terremoti.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel mese di settembre 2016.

La sismicità localizzata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di settembre 2016.

Sono 2 gli eventi di magnitudo maggiore 4.0 (Mw 4.3 e 4.2) entrambi registrati il giorno 3 settembre nell’area della sequenza; 70 sono stati gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 838 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Tutti gli altri eventi, oltre 9.000, sono di bassa magnitudo, inferiore a 2.0, e sono stati registrati quasi esclusivamente nell’area della sequenza grazie anche al contributo delle stazioni delle reti temporanee installate durante le prime fasi dell’emergenza.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di settembre 2016.

La sequenza sismica in Italia centrale durante il mese di settembre 2016.

Anche per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità (la story maps è in aggiornamento).

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


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I terremoti nella STORIA: 8 settembre 1694, una scossa devastante colpisce la dorsale appenninica irpino-lucana

Un violento terremoto nell’area appenninica tra Campania e Basilicata: sono devastati una trentina di paesi, fra cui Pescopagano, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Caposele, Conza della Campania, Lioni, Santomenna… A chi ha l’età per ricordare, la memoria corre immediatamente al terremoto del 23 novembre 1980 (Imax X mcs, Mw 6.8, catalogo CPTI15 – DBMI15) il più grande disastro sismico della seconda metà del Novecento in Italia. Tuttavia, il terremoto di cui tratta questo articolo, di analoga intensità ed energia (Imax X mcs, Mw 6.7), è accaduto quasi tre secoli prima, l’8 settembre 1694.

Le fonti memorialistiche

Questo evento era ben noto alla letteratura sismologica italiana di fine Ottocento e inizio Novecento (si veda Baratta 1901, pp. 173-181), le cui conoscenze erano basate essenzialmente su tre fonti coeve pubblicate a Napoli: due relazioni ‘protogiornalistiche’ anonime e una lettera dell’abate Giovanni Battista Pacichelli. Tali fonti fornivano notizie su molte località seguendo uno schema simile, elencando cioè le città e i paesi per provincia di appartenenza. Le due relazioni furono pubblicate dagli stessi stampatori (Parrino e Cavallo) con un titolo quasi identico: la prima fu stampata tra il 16 e il 18 settembre 1694; la seconda quasi un mese dopo, il 15 ottobre, come risulta dal frontespizio.

Frontespizio delle due relazioni anonime pubblicate a Napoli con notizie sui danni causati dal terremoto dell’8 settembre 1694. La seconda, pubblicata circa un mese dopo la prima, riporta informazioni più precise.

Frontespizio delle due relazioni anonime pubblicate a Napoli con notizie sui danni causati dal terremoto dell’8 settembre 1694. La seconda, pubblicata circa un mese dopo la prima, riporta informazioni più precise.

Le informazioni riportate dalle due relazioni sono praticamente identiche per ciò che riguarda Napoli e le vicine località della provincia di Terra di Lavoro (corrispondente in parte all’attuale provincia di Caserta) mentre differiscono, a volte notevolmente, nella descrizione dei danni delle altre province. Evidentemente nella prima furono riassunte le iniziali, confuse e in parte esagerate notizie pervenute dalle zone più colpite subito dopo il terremoto, mentre la seconda si avvalse di informazioni più precise e dettagliate giunte successivamente. La lettera scritta da Pacichelli a un suo corrispondente romano, datata 18 settembre 1694 e pubblicata nel 1695, riprende in gran parte le notizie della prima relazione, aggiungendo pochi particolari soprattutto sugli effetti a Napoli, di cui l’autore fu testimone oculare.

Le ricerche archivistiche

A partire dai primi anni 1990, per migliorare le conoscenze su questo evento, sono state condotte approfondite ricerche sulle fonti archivistiche, che hanno consentito di integrare e precisare notevolmente le informazioni sugli effetti subiti dalle località dell’area colpita e di ricostruire il quadro dell’impatto che il terremoto ebbe sulle popolazioni. Dallo spoglio della documentazione amministrativa conservata all’Archivio di Stato di Napoli non sono emerse le relazioni sui danni inviate dalle autorità periferiche (presidi e percettori provinciali) al governo centrale. Probabilmente tale documentazione è andata perduta o dispersa nelle distruzioni belliche subite dall’archivio napoletano. Tale grave lacuna è stata in parte compensata dalla documentazione reperita in Spagna all’Archivo General de Simancas che, insieme alla corrispondenza intercorsa tra il viceré di Napoli, Francisco de Benavides conte di Santisteban, e il re di Spagna, Carlo II d’Asburgo, conserva copie delle relazioni inviate a Napoli dai presidi delle Udienze di Principato Ultra, Principato Citra, Basilicata e Capitanata corrispondenti all’incirca alle attuali province di Avellino, Salerno, Potenza e Foggia.

Relazione sui danni causati dal terremoto inviata a Madrid dal viceré di Napoli conte di Santisteban conservata all’Archivo General de Simancas.

Relazione sui danni causati dal terremoto inviata a Madrid dal viceré di Napoli conte di Santisteban conservata all’Archivo General de Simancas.

L’analisi della documentazione pubblica ha interessato anche le corrispondenze di carattere diplomatico. All’Archivio di Stato di Venezia sono stati reperiti i dispacci inviati dal residente (ambasciatore) veneziano a Napoli Giacomo Resio al doge Silvestro Valier. Analogamente l’Archivio di Stato di Firenze conserva numerosi dispacci e avvisi indirizzati dal residente Giovanni Berardi ad Apollonio Bassetti, segretario del granduca Cosimo III de’ Medici. Si tratta di testimonianze interessanti che forniscono notizie relative non solo ai danni prodotti dal terremoto a Napoli, ma anche alle dinamiche istituzionali e sociali innescate dall’evento.

In ambito ecclesiastico, all’Archivio Segreto Vaticano è stata analizzata la documentazione dell’archivio della Segreteria di Stato, in cui sono stati reperiti numerosi dispacci del nunzio apostolico Lorenzo Casoni, con allegati “fogli di avvisi” o “note” relativi alle località colpite. Lo stesso archivio conserva, inoltre, le lettere inviate al segretario di Stato dall’arcivescovo di Napoli Gherardo Cantelmo, dall’arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini e dai vescovi di Bitetto, Campagna, Muro Lucano, Trevico, Volturara Appula. Nell’archivio della Congregazione del Concilio sono stati infine trovati riscontri del terremoto in numerose relazioni vescovili. Tali documenti, detti relationes ad limina, riguardano le diocesi di tutta l’area colpita dal terremoto. Com’è ovvio, si riferiscono soprattutto allo stato degli edifici ecclesiastici, ma in qualche caso riportano informazioni anche sulle condizioni generali del patrimonio edilizio dei paesi. Più in generale, per la sua scansione diacronica, questa documentazione ha fornito indicazioni utili sui tempi e i modi della ricostruzione degli edifici ecclesiastici. Gran parte dei dati raccolti in queste ricerche sono confluiti nella scheda pubblicata nel Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (Guidoboni et al. 2007), che rappresenta lo stato delle conoscenze più aggiornato su questo evento.

Gli effetti

Questo terremoto causò estese distruzioni nella regione appenninica al confine tra le attuali province di Avellino e Potenza e danni ingenti in un’area estesa a gran parte della Campania e della Basilicata e a parte della Puglia. La scossa distruttiva avvenne l’8 settembre alle ore 12:40 circa locali (le 17 e tre quarti secondo l’antico uso orario “all’italiana”, con l’inizio del giorno fissato mezz’ora dopo il tramonto). A Napoli fu percepita di durata variabile tra 30 e 60 secondi («un credo recitato» o «un miserere», secondo le espressioni utilizzate dai testimoni), distinti in un primo scuotimento e una immediata replica definita «laterale».

L’area dei massimi effetti risultò localizzata nell’alta valle dell’Ofanto; le distruzioni gravi e diffuse si estesero a nord fino all’alta valle del fiume Ufita e a sud fino all’alta valle del Sele e alle propaggini settentrionali dei Monti della Maddalena. Furono quasi completamente distrutti 14 paesi: Atella, Bella, Cairano, Calitri, Carife, Castelgrande, Guardia Lombardi, Muro Lucano, Pescopagano, Rapone, Ruvo del Monte, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora. In queste località quasi tutti gli edifici crollarono, compresi numerosi palazzi pubblici, chiese e monasteri; le abitazioni e gli edifici rimasti in piedi risultarono quasi tutti inagibili; molte centinaia di persone rimasero uccise sotto le macerie (per la descrizione dettagliata degli effetti in tutte le località interessate da questo terremoto, si veda la scheda relativa di CFTI4).

Distruzioni estese a circa la metà dell’abitato furono riscontrate in altri 18 paesi della dorsale appenninica irpino-lucana, fra cui: Caposele, Balvano, Bisaccia, Conza della Campania, Lioni, Santomenna, Tito.

Distribuzione degli effetti del terremoto dell’8 settembre 1694 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: CPTI15-DBMI15] http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/.

Distribuzione degli effetti del terremoto dell’8 settembre 1694 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: CPTI15-DBMI15, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/].

In circa 80 località, tra cui Potenza, Melfi, Ariano Irpino, Nusco, alcuni centri del Materano e del Foggiano, ci furono danni gravi: i crolli totali furono generalmente più limitati, ma gran parte del patrimonio edilizio fu interessato da crolli parziali, diffusi dissesti strutturali e lesioni. A Potenza il terremoto causò il crollo totale o parziale di circa 300 case e le rimanenti riportarono lesioni di varia entità; danni rilevanti subì anche l’edilizia monumentale: furono danneggiati il castello e la cattedrale di S.Gerardo, crollarono la chiesa e il campanile della SS. Trinità, il palazzo vescovile e il seminario.

In oltre 90 centri abitati, fra cui le città di Avellino, Napoli e Salerno, furono rilevati crolli sporadici e lesioni diffuse. In particolare, a Napoli (già gravemente colpita qualche anno prima dal terremoto del 6 giugno 1688) ci furono danni, per lo più leggeri, in quasi tutte le abitazioni. Danni più gravi ed estesi interessarono invece l’edilizia monumentale ecclesiastica e civile. Nel Duomo si aprirono lesioni nella tribuna dell’altare maggiore, nella navata laterale destra e nella cappella del Tesoro di S.Gennaro, in particolare nella cupola affrescata da Domenichino e da Giovanni Lanfranco. Altre 30 chiese, numerosi monasteri e conventi subirono dissesti di varia entità. Fu notevolmente danneggiato il Castel Nuovo (o Maschio Angioino); a Castel Capuano, sede dei Tribunali, si allargarono lesioni preesistenti nel campanile e nel tetto dell’archivio, che fu reso pericolante; nel Regio Arsenale risultarono danneggiati alcuni archi e pilastri. Tra le dimore nobiliari subirono danni notevoli i palazzi dei duchi Carafa di Maddaloni, Carafa d’Andria e Pignatelli di Monteleone.

Conza della Campania dopo il terremoto dell’8 settembre 1694 (incisione di Francesco Cassiano de Silva pubblicata in Il Regno di Napoli in prospettiva (1703) di G.B. Pacichelli. Secondo le fonti coeve l’abitato era in pessime condizioni e semispopolato già prima della scossa distruttiva. Il paese ha abbandonato il suo sito antico dopo il terremoto del 1980.

Conza della Campania dopo il terremoto dell’8 settembre 1694 (incisione di Francesco Cassiano de Silva pubblicata in Il Regno di Napoli in prospettiva (1703) di G.B. Pacichelli. Secondo le fonti coeve l’abitato era in pessime condizioni e semispopolato già prima della scossa distruttiva. Il paese ha abbandonato il suo sito antico dopo il terremoto del 1980.

Danni leggeri furono rilevati a Bari, Benevento, Foggia e in altre 30 località circa. Il terremoto fu sentito fino alle Marche, verso nord, e a Messina, in direzione sud. La scossa distruttiva fu seguita da molte repliche, che proseguirono fino ai primi mesi del 1695; tuttavia, dopo il mese di settembre 1694 non furono rilevati altri danni. Nell’area dei massimi effetti si attivarono frane e si aprirono spaccature nel terreno. A Bisaccia si riattivarono o accentuarono estesi movimenti franosi che resero instabili le fondazioni degli edifici e causarono l’apertura di spaccature nel suolo, aggravando notevolmente i danni subiti dai fabbricati. A Calitri e a Colliano i danni sismici furono peggiorati da frane di massi rocciosi che precipitarono sulle abitazioni sottostanti. Nelle vicinanze di Teora e Tito si aprirono grandi spaccature nel suolo; fenditure di dimensioni minori, con fuoriuscita di gas, furono rilevate a Ricigliano e Tricarico.

L’impatto antropico

Le vittime furono alcune migliaia: dalla relazione anonima pubblicata a Napoli il 15 ottobre 1694 si desume una cifra complessiva di 4820 morti. Va però rilevato che laddove è stato possibile verificare su testimonianze dirette le cifre riportate da tale fonte, esse si sono rivelate sovrastimate. Ad esempio a Calitri, dove secondo la relazione ci furono 700 morti, il parroco annotò nel registro dei morti della parrocchia 311 nomi; analogamente, nei registri parrocchiali di Tito è riportata la cifra di circa 70 morti, mentre la relazione ne indica 100; a Sant’Angelo dei Lombardi un notaio, in una nota in calce al registro degli atti del 1694, ricorda 206 persone morte invece delle 700 riportate dalla relazione.

Nota de morti per causa del terremoto sortito ad otto settembre 1694 ad hore 18 trascritta nel registro dei morti conservato nell’Archivio Parrocchiale di S.Canio di Calitri.

Nota de morti per causa del terremoto sortito ad otto settembre 1694 ad hore 18 trascritta nel registro dei morti conservato nell’Archivio Parrocchiale di S.Canio di Calitri.

In tutti i paesi devastati la popolazione superstite si rifugiò nelle campagne alloggiando in capanne, pagliai o in grotte (come a Calitri) in condizioni di grande disagio; in alcune località ci furono gravi problemi anche per il reperimento dei viveri. I provvedimenti attuati da parte dell’amministrazione spagnola ricalcarono lo schema consueto ai governi di ancien régime: intervento diretto per la riparazione e la ricostruzione degli edifici di proprietà pubblica ed esenzioni fiscali a favore delle popolazioni colpite per agevolare il processo di ricostruzione e ripristino dell’edilizia abitativa privata. In questo caso, tuttavia, mancano dati certi sulla durata delle esenzioni concesse.

Il processo di ricostruzione è documentato con qualche precisione solo per quanto riguarda l’edilizia ecclesiastica. Come sopra accennato, le informazioni relative sono contenute nelle relationes ad limina prodotte dai vescovi delle diocesi interessate dal terremoto, in particolare quelle di Sant’Angelo dei Lombardi e Bisaccia, Trevico, Ascoli Satriano, Potenza, Campagna e Venosa. Pur tra molte difficoltà, gli edifici religiosi furono generalmente ricostruiti in economia entro alcuni anni dal terremoto, spesso con il determinante contributo in lavoro delle popolazioni locali. Intoppi maggiori si rilevano dalle relazioni inviate dai vescovi delle diocesi riunite di Sant’Angelo dei Lombardi e Bisaccia. A causa dell’estrema indigenza della diocesi, a Sant’Angelo dei Lombardi la ricostruzione della cattedrale si prolungò per circa mezzo secolo. Ebbe inizio nel 1697 grazie agli aiuti economici del papa Innocenzo XII, delle famiglie benestanti che vi possedevano altari o cappelle e della popolazione, peraltro impossibilitata a contribuire in maniera adeguata. Nel 1704 terminarono i primi lavori di ripristino della chiesa, ma non era ancora iniziata la ricostruzione del campanile, il cui onere era direttamente a carico della comunità locale. Da una successiva relazione del 1723, emerge poi che la cattedrale era stata ricostruita «senza simmetria e struttura» e che a causa dell’esaurimento dei fondi era rimasta incompiuta. Pertanto, nel 1729, si decise di procedere alla demolizione dell’edificio e se ne intraprese la ricostruzione totale, che era quasi ultimata nel 1738.

Veduta di Bisaccia (AV) oggi (foto di Marco Santoro: http://www.panoramio.com/photo/5034586). In questo paese dell’avellinese i lavori di ricostruzione furono ostacolati dall’estrema instabilità dei terreni di fondazione; le frane che minacciavano l’intera area su cui era edificato il paese, resero vana ogni ricerca di un’area sicura per ricostruire la cattedrale e si decise perciò di riedificarla nel sito originario. I lavori di ricostruzione furono completati entro il 1710.

Veduta di Bisaccia (AV) oggi (foto di Marco Santoro: http://www.panoramio.com/photo/5034586). In questo paese dell’avellinese i lavori di ricostruzione furono ostacolati dall’estrema instabilità dei terreni di fondazione; le frane che minacciavano l’intera area su cui era edificato il paese, resero vana ogni ricerca di un’area sicura per ricostruire la cattedrale e si decise perciò di riedificarla nel sito originario. I lavori di ricostruzione furono completati entro il 1710.

a cura di Dante Mariotti  (INGV, Sezione di Bologna)


Bibliografia

Baratta M. (1901), I terremoti d’Italia. Saggio di storia, geografia e bibliografia sismica italiana, Torino.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G. (2007), CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500), INGV-SGA. http://storing.ingv.it/cfti4med/

Pacichelli G.B. (1695), Tremuoto di Napoli, e del Regno a puntino spiegato (Al signor abate Francesco Battistini maestro di camera dell’eminentiss. Negrone, Roma), in Lettere familiari, istoriche, & erudite, tratte dalle memorie recondite dell’abate D. Gio. Battista Pacichelli in occasione de’ suoi studj, viaggi, e ministeri, ed. D.A. Parrino, vol. 2, pp. 353-363, Napoli.

Per un elenco completo delle fonti storiche utilizzate dallo studio di Guidoboni et al (2007) si rimanda al sito: http://storing.ingv.it/cfti4med/quakes/01166.html


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Italia sismica: i terremoti di maggio 2016

Nel mese di maggio la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha localizzato 1094 terremoti, in linea con gli ultimi due mesi del 2016. La media è stata di poco più di 35 eventi localizzati in un giorno, in leggerissima salita rispetto al mese di aprile.

maggio2016

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV durante il mese di maggio 2016.

In questo mese è stato registrato un solo evento di magnitudo uguale o superiore a 4.0 il giorno 30 maggio (Mw 4.1) tra le province di Terni e Viterbo al confine settentrionale tra Umbria e Lazio avvertito nettamente dalla popolazione come testimonia la mappa degli effetti del terremoto realizzata con oltre 800 questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it. Leggi il resto di questa voce

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