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Conosci Io Non Rischio?

La campagna Io non rischio compie otto anni. E’ una campagna nazionale di comunicazione per rendere consapevoli tutte le persone dei pericoli naturali che caratterizzano il nostro paese e renderle partecipi e attive nella riduzione del rischio. Nelle regioni e nelle province autonome i volontari di più di cinquecento associazioni di protezione civile stanno mettendo a punto l’organizzazione delle giornate di incontro con i cittadini, che si svolgeranno sabato 13 e domenica 14 ottobre. Oltre 3.000 volontarie e volontari di protezione civile allestiranno punti informativi nelle principali piazze del territorio nazionale per sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto e per diffondere la cultura della prevenzione.

In otto anni più di diecimila volontari di associazioni di volontariato di protezione civile hanno incontrato i propri concittadini in quasi 1.300 piazze italiane, e più di un milione di persone hanno attraversato queste piazze. Per questo vogliamo oggi chiedere loro che cosa pensano di questa iniziativa, se  per loro è stato utile parlare con i volontari, condividere le informazioni sui rischi, e se in qualche modo questo incontro ha cambiato le loro scelte.

Hai mai partecipato alla campagna Io non rischio?

In piazza cosa ti ha colpito?

Successivamente hai fatto qualcosa per ridurre il rischio?

Sono queste alcune delle domande che rivolgiamo ai cittadini attraverso il questionario, da oggi disponibile online, per conoscere le opinioni su Io non rischio e per raccogliere suggerimenti utili per il futuro della campagna.

Clicca qui per fornire le risposte e contribuire all’indagine.

Per contribuire ulteriormente alla campagna è possibile lasciare, dopo aver compilato il questionario, l’indirizzo email personale, per essere ricontattati dopo l’edizione 2018.

Esercitazione nazionale sul rischio sismico “Nord-Est 2013”

I soccoritori all'opera dopo la tragedia (Fondazione Vajont)

I soccorritori all’opera dopo la tragedia (Fondazione Vajont)

Nell’ambito delle manifestazioni di commemorazione della tragedia del Vajont (9 ottobre 1963) organizzate dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, l’INGV partecipa all’esercitazione nazionale sul rischio sismico “Nord-Est 2013”, che si terrà sabato 14 settembre. L’esercitazione ha l’obiettivo di mettere alla prova la capacità di risposta in emergenza delle componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile, a livello centrale e periferico. Si prevede la simulazione di un terremoto di magnitudo 5.8 con epicentro nel Comune di Tambre, in Provincia di Belluno, con effetti anche nelle Province di Pordenone e Treviso.

Effetti del terremoto del 1936, detto di Bosco-Cansiglio, usato come evento di riferimento per l'esercitazione

Effetti del terremoto del 1936, detto di Bosco-Cansiglio, usato come evento di riferimento per l’esercitazione (fonte: DBMI)

L’INGV partecipa all’esercitazione inviando al DPC le informazioni sui parametri del terremoto simulato, seguendo le modalità e la tempistica usate normalmente per i terremoti in Italia. Queste prevedono le comunicazioni al DPC (via telefono, Email, SMS) delle coordinate ipocentrali e della magnitudo nei primi minuti dal terremoto, la predisposizione di relazioni tecniche sulla sismotettonica dell’area, sullo scuotimento calcolato in tempo reale, e con tutte le informazioni tecniche e scientifiche disponibili per la regione colpita.

Tra le attività esercitative sono previste prove di evacuazione in alcune scuole. Nei giorni precedenti l’esercitazione saranno organizzati dei seminari informativi per i dirigenti scolastici e i responsabili della sicurezza degli istituti. L’esercitazione rappresenta anche il momento conclusivo di un percorso di formazione che ha coinvolto in queste settimane i tecnici degli enti locali della Provincia di Belluno e Treviso.

Domenica 15 settembre è previsto infine l’evento commemorativo del disastro del 9 ottobre 1963, quando una frana enorme si staccò dalle pendici del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante. La frana generò un’onda alta più di cento metri che superò la diga e si abbattè sugli abitati della valle del Vajont e del bacino della diga, causando più di 2000 vittime.

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