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Il CAT-INGV al Simposio internazionale sugli tsunami all’UNESCO, Parigi, 12-14 febbraio 2018

Si è concluso l’International Symposium “Advances in Tsunami Warning to Enhance Community Responses” tenutosi a Parigi dal 12 al 14 febbraio 2018. Questo importante convegno, organizzato dall’Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC) dell UNESCO, aveva come scopo principale quello di migliorare la gestione del rischio tsunami e quindi la sicurezza dei cittadini che vivono sulle coste.

Il primo di questi incontri si è tenuto tredici anni fa, nel marzo del 2005, a seguito del grande tsunami di Sumatra del 26 Dicembre 2004, che ha causato la morte di almeno 280.000 persone su tutte le coste dell’Oceano Indiano, fino al Sud Africa. Dopo quell’evento catastrofico, grazie all’impegno dell’UNESCO, delle istituzioni scientifiche e delle organizzazioni di Protezione Civile sono stati fatti rilevanti passi avanti, sia dal punto di vista della conoscenza che della capacità di salvare vite umane.

Nella tre giorni parigina i maggiori esperti di tsunami del mondo si sono riuniti nella sede dell’UNESCO per confrontarsi sulle strategie di difesa dagli tsunami, facendo il punto sulle lezioni apprese dagli eventi del passato, illustrando gli avanzamenti della conoscenza scientifica e confrontandosi sulle migliori pratiche da adottare per rendere l’allerta sempre più veloce e precisa, allo scopo di raggiungere tutti i cittadini migliorando la loro capacità di affrontare gli tsunami e di salvare le proprie vite e quelle dei loro cari. Leggi il resto di questa voce

Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV riconosciuto dall’UNESCO

Valutazione, in tempo reale, della possibilità che un terremoto possa generare uno tsunami e stima dei tempi di arrivo attesi lungo le coste esposte, è la missione del Centro Allerta Tsunami dell’INGV. A Parigi il riconoscimento durante l’assemblea dell’IOC-UNESCO.

UNESCO, Parigi: il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riceve il certificato di accreditamento come Tsunami Service Provider. Da sinistra verso destra: Luigi D’Angelo (DPC); Vincenza Lomonaco (Ambasciatore italiana presso l’UNESCO); Giusi Nicolini (già sindaca di Lampedusa); Alessandro Amato (responsabile CAT-INGV); Rosalia Santoleri (CNR, Presidente COI Italia).

Questa sera (27 giugno) presso la sede UNESCO di Parigi, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha ricevuto il certificato di accreditamento come Tsunami Service Provider (Fornitore del Servizio Tsunami) del Mediterraneo, nell’ambito del NEAMTWS (North-Eastern Atlantic and Mediterranean Tsunami Warning System). Leggi il resto di questa voce

Esplosione controllata all’Isola d’Elba: un ottimo test di funzionamento per la Rete Sismica Nazionale

Qualche giorno fa, sabato 27 maggio 2017, i turnisti della mattina in servizio in Sala di Sorveglianza Sismica hanno localizzato uno strano evento sismico. La zona non era delle più sismiche, trattandosi dei dintorni dell’Isola d’Elba, un’area geologicamente piuttosto stabile, ma soprattutto le forme d’onda registrate dalla Rete Sismica Nazionale avevano qualcosa di strano.

Infatti, i sismometri delle isole toscane, della costa tirrenica e della Corsica avevano rilevato dei segnali in cui non si vedevano le onde S; i sismogrammi presentavano inoltre una frequenza quasi monocromatica, una cosa strana per un terremoto classico. In questi casi, la cosa più probabile è che si tratti di un’esplosione, provocata o accidentale, e questa fu la nostra ipotesi iniziale, ma non avevamo notizie di niente del genere.

L’epicentro veniva localizzato nel Mar Tirreno, a nord dell’Isola d’Elba. La magnitudo Richter era 1.8, al di sotto della soglia di comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile. La soluzione era di buona qualità, perché l’epicentro era circondato dalle stazioni sismiche dell’Elba, della Corsica, della Gorgona e della Toscana (qui i dati dell’evento).

Ci siamo messi a cercare notizie su web, e dopo un po’ abbiamo letto di un ordigno bellico che era stato rinvenuto qualche giorno prima da un peschereccio nella zona di Capo Enfola (Livorno). Forse eravamo sulla pista giusta.

Il funzionario in turno ha allora chiamato la Capitaneria di Porto locale, che ha confermato: l’ordigno era stato fatto esplodere poco prima nella zona. Si trattava di una bomba aerea statunitense di quasi 500 kg, probabilmente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, che era stata fatta brillare in sicurezza dai Palombari del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) della Spezia.

L’Ufficiale con cui abbiamo parlato ci ha gentilmente comunicato l’orario dello scoppio (tra le 11:01 e le 11:02) e le coordinate dell’esplosione. Confrontando queste ultime con quelle determinate dai turnisti della nostra Sala di Sorveglianza Sismica si trova una chiara corrispondenza tra i due punti sulla mappa, con una discrepanza di soli 3 chilometri. Considerando che parliamo di un evento sismico di magnitudo minore di 2, che siamo in un’area marina con i sismometri piuttosto lontani, possiamo ritenerci soddisfatti. La Rete Sismica nazionale ha dato ancora una volta prova di un’ottima sensibilità e affidabilità.

A cura di Alessandro Amato, Centro Nazionale Terremoti, INGV

Terremoto di Amatrice: alla ricerca della faglia

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Frattura cosismica alla base del piano di faglia sul Monte Vettoretto.

Sin dalle primissime ore dopo il terremoto di magnitudo 6.0 della notte del 24 agosto in Italia centrale, molte squadre dell’Ingv si sono attivate per recarsi nell’area epicentrale e studiare più da vicino quanto stava accadendo. Intervenire prima possibile è molto importante per capire cosa è successo durante un terremoto di questa entità.

Per esempio, la distribuzione degli aftershocks che si sono verificati dopo la scossa principale permette di delineare le caratteristiche delle faglie, e quelli che avvengono nelle prime ore sono più chiaramente legati alla faglia stessa. Nelle ore e nei giorni successivi si attivano altre faglie, la sismicità inizia a interessare un volume crostale più esteso e diventa sempre più difficile individuare quale sia la faglia responsabile del terremoto.

La stessa cosa si può dire per i rilievi geodetici, per quelli geologici e geochimici: i rilievi tempestivi sono fondamentali per capire meglio le deformazioni e gli effetti sul terreno direttamente legati alla scossa principale, e per discriminare tra questi e i fenomeni secondari (deformazione post-sismica, frane e distacchi, ecc.).

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L’installazione di una postazione della rete sismica mobile

Per questo motivo, squadre di ricercatori, tecnologi e tecnici dell’istituto dalle sedi di Roma, Ancona, Grottaminarda, Bologna, Pisa, Milano, si sono organizzate per raggiungere i luoghi del terremoti già all’alba del 24 agosto. Fino a questo momento (le 9 del 28 agosto) la rete sismica mobile ha installato nell’area quindici nuove postazioni dotate di sismometri e accelerometri che, unite alle stazioni sismiche permanenti della Rete Sismica Nazionale permetteranno di monitorare e studiare meglio il fenomeno in corso.

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L’installazione di una postazione della rete sismica mobile

Alcune di queste postazioni aggiuntive sono state collegate con la sala sismica, per permettere ai turnisti di analizzare con maggiore accuratezza l’andamento della sismicità e mapparne eventuali migrazioni in tempo reale. Nella giornata di ieri (sabato) sono state installate altre due stazioni sismiche nel settore meridionale, verso la zona di Campotosto in Abruzzo.Tre ulteriori postazioni sismiche sono state messe in funzione nella zona di Montereale in provincia di Rieti (foto sotto) dal gruppo che studia gli effetti “di sito”, ovvero come le onde sismiche vengono amplificate dalla conformazione geologica locale.

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I dati acquisiti con questi esperimenti sono molto importanti per capire la risposta dei vari terreni alle sollecitazioni sismiche, e sono quindi utili per gli studi di microzonazione sismica, necessaria per pianificare le nuove costruzioni e per gli adeguamenti di quelle esistenti. Sono in corso di installazione ulteriori strumenti per caratterizzare altre situazioni geologiche critiche, come il passaggio da un’area di roccia a un bacino alluvionale, e altro.

 

Un’altra fonte di dati preziosa per ricostruire le caratteristiche delle faglie e delle deformazioni del terreno proviene dai dati geodetici. Anche per questi studi, alcune squadre dell’Ingv si sono subito recate sul posto per effettuare delle misure GPS (Global Positioning System) di capisaldi che erano stati misurati in precedenti campagne prima del terremoto del 24 agosto. Sono inoltre state installate alcune nuove postazioni GPS per mappare la deformazione post-sismica, quella lenta che avviene sempre dopo terremoti di questo tipo e che fornisce indicazioni importanti per caratterizzare le faglie e la crosta terrestre.

Una stazione GPS in acquisizione su un caposaldo della rete CA-GeoNet (Accumoli)

Una stazione GPS in acquisizione su un caposaldo della rete CA-GeoNet (Accumoli)

Altre squadre di geologi sono partite già dal 24 agosto per cercare le tracce in superficie della faglia, o delle faglie, responsabili del terremoto. Terremoti di questa magnitudo generalmente non provocano rotture evidenti in superficie, ma qualche volta lo fanno. Le prime osservazioni sono state fatte sulle faglie già note nella regione, che i geologi avevano studiato e mappato negli anni scorsi.

Frattura cosismica alla base del piano di faglia sul Monte Vettoretto.

Frattura cosismica alla base del piano di faglia sul Monte Vettoretto.

Sin dai primi rilievi del 24 agosto sono state rilevate e cartografate delle fratture superficiali che mostrano una continuità per almeno 1.8 km sul versante del Monte Vettoretto. Considerata la loro posizione e le loro caratteristiche (movimento verticale e orizzontale, orientazione), questi elementi geologici recenti sono certamente in relazione diretta con il terremoto (effetti cosismici); la loro natura e il loro significato sono attualmente in fase di studio, mentre si continuano a effettuare rilievi in tutta l’area.

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Le squadre di ricercatori e tecnici INGV che eseguono il rilievo dei danni sugli edifici.

Infine, alcune squadre di ricercatori e tecnici dell’Istituto, in collaborazione con il DPC, sono al lavoro da giorni per uno studio di dettaglio dei danni rilevati sugli edifici. Sia queste analisi che quelle dei geologi sintetizzate nel paragrafo precedente saranno oggetto di futuri approfondimenti su questo sito.


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Gli Speciali I terremoti del ’900: il terremoto del 23 novembre 1980

Il 23 novembre del 1980, alle ore 19:34, un forte terremoto (magnitudo 6.9) colpì una zona dell’Appennino Campano-Lucano, un’area estesa tra le province di Avellino, Salerno e Potenza.

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Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 1980. L’area di danneggiamento si estende per quasi tutto il territorio campano, in Basilicata e in Puglia (Fonte: DBMI11). I comuni classificati con intensità MCS ≥ 6 sono 422, la maggior parte dei quali (303) in Campania, 55 in Basilicata e i restanti in Puglia e Molise. Sono 6 i comuni con intensità MCS pari a 10, nelle province di Avellino e Salerno e 9 i comuni con intensità MCS pari a 9 in provincia di Avellino.

 

Eravamo agli albori della Protezione Civile, e per avere un quadro di cosa fosse avvenuto si dovettero attendere giorni e giorni. Emblematico rimase il titolo del Mattino di Napoli del 26 novembre, tre giorni dopo il terremoto, con il grido FATE PRESTO in prima pagina. Quel titolo è diventato addirittura un’opera d’arte.

Andy Warhol: Fate presto

Andy Warhol: Fate Presto, 1981, Palazzo Reale di Caserta – Collezione Terrae Motus © 2011

Da allora molte cose sono cambiate per noi sismologi, sia per gli aspetti di sorveglianza sismica in Italia che delle conoscenze sui terremoti. Una ricostruzione degli aspetti normativi sulla pericolosità e sulla normativa si può trovare qui. Sembra che Leggi il resto di questa voce

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