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Gli Speciali I terremoti del ’900: il terremoto del 23 novembre 1980

Il 23 novembre del 1980, alle ore 19:34, un forte terremoto (magnitudo 6.9) colpì una zona dell’Appennino Campano-Lucano, un’area estesa tra le province di Avellino, Salerno e Potenza.

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Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 1980. L’area di danneggiamento si estende per quasi tutto il territorio campano, in Basilicata e in Puglia (Fonte: DBMI11). I comuni classificati con intensità MCS ≥ 6 sono 422, la maggior parte dei quali (303) in Campania, 55 in Basilicata e i restanti in Puglia e Molise. Sono 6 i comuni con intensità MCS pari a 10, nelle province di Avellino e Salerno e 9 i comuni con intensità MCS pari a 9 in provincia di Avellino.

 

Eravamo agli albori della Protezione Civile, e per avere un quadro di cosa fosse avvenuto si dovettero attendere giorni e giorni. Emblematico rimase il titolo del Mattino di Napoli del 26 novembre, tre giorni dopo il terremoto, con il grido FATE PRESTO in prima pagina. Quel titolo è diventato addirittura un’opera d’arte.

Andy Warhol: Fate presto

Andy Warhol: Fate Presto, 1981, Palazzo Reale di Caserta – Collezione Terrae Motus © 2011

Da allora molte cose sono cambiate per noi sismologi, sia per gli aspetti di sorveglianza sismica in Italia che delle conoscenze sui terremoti. Una ricostruzione degli aspetti normativi sulla pericolosità e sulla normativa si può trovare qui. Sembra che Leggi il resto di questa voce

Prosegue il corso Rete Sismica Mobile – Prove pratiche 28 maggio

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Nel pomeriggio del 28 maggio è proseguito il corso della Rete Sismica Mobile, la cui organizzazione è stata curata da Lucia Margheriti, Milena Moretti e Aladino Govoni. Sono state effettuate prove di installazione di diversi tipi di sismometri a larga banda e accelerometri, in varie configurazioni.

Per simulare una vera installazione di un sismometro a larga banda, molto sensibile alle variazioni di tempertura e pressione, sono state scavate delle buche, costruite delle basi in cemento, avvolti i sismometri in sacchetti di plastica, riempite le buche con sabbia grossolana, ideale per drenare l’acqua in caso di pioggia ed evitare così l’allagamento del sensore e la perdita dell’orizzontalità.
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Sono state sperimentate le modalità di collegamento con gli acquisitori sismici,

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Inizia il corso Rete Sismica Mobile all’INGV (28-29 maggio 2013)

Sala Convegni INGV a Roma. Inizia il corso Rete Mobile

Sala Convegni INGV a Roma, 28 maggio 2013. Inizia il corso Rete Mobile

Oggi, 28 maggio, è iniziato nella sede centrale dell’INGV un corso di due giorni per aggiornamenti e test della strumentazione sismica mobile. L’uso di questi strumenti è fondamentale per noi sismologi in quanto essi forniscono informazioni utilissime sulle caratteristiche delle faglie attive, sulla struttura della crosta e del mantello, sull’andamento spazio-temporale della sismicità durante le sequenze sismiche. Avere il personale sempre aggiornato e pronto a intervenire in caso di crisi sismiche o di esperimenti mirati è molto importante per la rapidità di intervento e per l’efficacia dell’esperimento.

Ubicazione delle stazioni sismiche che verranno installate per le prove del corso Rete Mobile all'interno dell'area dell'INGV in Via di Vigna Murata a Roma

Ubicazione delle stazioni sismiche che verranno installate per le prove del corso Rete Mobile all’interno dell’area dell’INGV in Via di Vigna Murata a Roma. I segnaposto colorati sono le stazioni sismiche, localizzate principalmente sul piazzale dei laboratori, dietro l’edificio principale dell’Istituto.

Oltre 70 tra ricercatori, tecnologi e tecnici dell’INGV, dell’OGS, dell’Università di Genova, di Prato Ricerche, si sono ritrovati per un aggiornamento sugli strumenti usati, sulle tecniche di analisi, per effettuare delle prove di trasmissione dati. Il corso prevede una prima sessione in sala convegni con varie presentazioni sugli aspetti tecnici di acquisizione e trasmissione dei dati; successivamente si passerà a delle prove pratiche nell’area intorno all’Istituto (foto sopra).

Anche una stazione sottomarina contribuisce al monitoraggio sismico

La stazione sottomarina geofisica e oceanografica SN1, dopo una fase di sperimentazione, dal 2005 al 2008, e successivi lavori di aggiornamento della strumentazione e del software, nel giugno 2012 è stata nuovamente collocata sul fondo del mare, ad oltre 2000 m di profondità, a circa 30 km dalla  costa catanese. La zona è particolarmente interessante per la vicinanza al vulcano Etna e per la presenza di strutture sismogenetiche che in passato hanno originato terremoti tra i più forti accaduti in Italia (11.01.1693 Mw7.4 Sicilia Orientale, 20.12.1908 Mw7.1 Calabria meridionale-Messina, 10.12.1542 Mw6.8 Siracusano, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/), alcuni dei quali seguiti da maremoti.

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L’osservatorio SN1 e il veicolo MODUS prima della deposizione e del collegamento all’interfaccia con il cavo sottomarino.

SN1 è parte dell’osservatorio sottomarino multidisciplinare NEMO-SN1, il primo osservatorio in Europa collegato a terra con cavo sottomarino, che l’INGV gestisce in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Leggi il resto di questa voce

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