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Evento sismico del 14 giugno 2019, Mw 3.7 (Ml 4.0), in provincia di Udine

Alle ore 15:57 italiane del 14 giugno 2019 un evento sismico di magnitudo Mw 3.7 (Ml 4.0) è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 1 km a nord di Verzegnis (provincia di Udine) ad una profondità di 5 chilometri.

L’evento è stato localizzato nella provincia di Udine nelle vicinanze dei comuni di Verzegnis e Tolmezzo. Nella tabella di sotto i comuni entro 10 km dall’epicentro.

L’area interessata dall’evento sismico di questo pomeriggio è considerata a pericolosità sismica molto ALTA, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale.

La sismicità storica dell’area riporta in questa area diversi eventi sismici di elevata magnitudo. Dalla mappa dei terremoti del passato estratti dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) si evidenzia che il terremoto del 27 marzo 1928, di magnitudo stimata Mw 6.0,  ebbe un epicentro quasi coincidente con l’evento sismico odierno.

Altri eventi sismici nel passato si sono verificati nel 1511, nel 1794 e soprattutto nel 1976 con area epicentrale qualche chilometro a sud dell’odierno epicentro. In particolare ricordiamo la lunga sequenza sismica che ha colpito il Friuli nel 1976, con diverse scosse di magnitudo elevata che si sono protratte per molti mesi. Al terremoto principale di magnitudo 6.5, avvenuto il 6 maggio alle 21 della sera, sono seguite numerose repliche (aftershocks) nei giorni e nei mesi successivi.

Come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito www.haisentitoilterremoto.it vengono evidenziati risentimenti fino IV-V grado MCS in un’area estesa da Tolmezzo fino alla città di Udine.

Al momento (ore 20:00) si registrano altre due scosse nella zona: una di magnitudo Ml 0,9 alle ore 16:33 ed una di magnitudo Ml 2.1 alle ore 18:13. Per ulteriori informazioni: http://terremoti.ingv.it/ 


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La localizzazione automatica degli eventi sismici sbarca anche sul web

Dal prossimo 19 giugno, INGV inizierà a pubblicare anche su web le localizzazioni automatiche in tempo reale, per eventi con magnitudo pari o superiore a 3 e con parametri di qualità affidabile tali da garantire una bassa discrepanza tra la determinazione automatica e quella calcolata successivamente dai sismologi nella Sala di Sorveglianza Sismica. Tali localizzazioni sono state rese pubbliche dal 4 settembre 2018 tramite il canale Twitter @INGVterremoti e ne abbiamo parlato in un articolo del blog pubblicato a settembre 2018.

A distanza di 8 mesi abbiamo valutato che l’impatto dell’iniziativa è stato molto positivo: i criteri di selezione delle localizzazioni automatiche da pubblicare si sono rivelati efficaci, il pubblico dei followers del nostro canale Twitter ha apprezzato il servizio fornito, la comunicazione tempestiva in occasione di terremoti avvertiti dalla popolazione ha testimoniato la buona qualità della Rete Sismica Nazionale. Si è quindi pensato fosse il momento giusto per rilasciare questa informazione anche sulla pagina web Lista Terremoti http://terremoti.ingv.it/ che, al momento, contiene soltanto la lista dei terremoti localizzati dai turnisti delle Sale di Sorveglianza INGV di Roma, Napoli e Catania.

Pertanto, come già avviene per il canale Twitter, anche la pagina web Lista Terremoti segnalerà con chiarezza che si tratta di un dato non verificato con l’indicazione [STIMA PROVVISORIA], la magnitudo sarà indicata con una forchetta di valore minimo e massimo, l’area sarà indicata con la provincia o la zona (se avviene lungo la costa, in mare o vicino ai confini nazionali). Non appena i turnisti della Sala di Sorveglianza Sismica avranno ultimato l’analisi dei segnali sismici e il calcolo della localizzazione e della magnitudo, la stima provvisoria sparirà e comparirà contestualmente il dato rivisto nella Lista Terremoti.

Il sito web http://terremoti.ingv.it/ con il banner della localizzazione preliminare di un terremoto, calcolata in modo automatico dal software della Sala di Sorveglianza Sismica. La localizzazione automatica sarà riportata con un testo di questo tipo: STIMA PROVVISORIA: terremoto di magnitudo tra 2.8 e 3.3 ore 20:18 IT del 3-05-2019, provincia/zona Palermo

I tempi di pubblicazione sono pari a circa 2 minuti per la localizzazione preliminare automatica di eventi con magnitudo pari o superiore a 3 e fino a 30 minuti (10-12 minuti, in media) per la localizzazione rivista dai turnisti delle Sale di Sorveglianza INGV.

Sul significato di una localizzazione automatica (cioè  eseguita dai computer senza controllo da parte dei turnisti) abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo relativo alla pubblicazione della localizzazione automatica degli eventi sismici su Twitter. Ma anche in questa occasione riteniamo importante fornire alcune informazioni per favorire la comprensione dei dati preliminari automatici che pubblicheremo dal 19 giugno.

Cos’è la localizzazione automatica e cosa succede nella Sala di Sorveglianza Sismica a seguito di un terremoto?

Nella Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV arrivano in tempo reale i segnali, vale a dire i sismogrammi, delle quasi 400 stazioni della Rete Sismica Nazionale e di altre reti che a essa contribuiscono. I segnali sono tutti digitali e gestiti da software dedicati. Quando un determinato numero minimo di stazioni registra un terremoto, i sistemi informatici utilizzati associano i segnali tra di loro e tentano di calcolare la localizzazione ipocentrale e di determinare la magnitudo. Nel corso di questa operazione, che può richiedere 1 o 2 minuti di tempo, viene valutata anche la bontà della determinazione con dei parametri qualitativi.

A questo punto i sismologi, che effettuano i turni 24 ore su 24, iniziano la revisione della localizzazione e della magnitudo: analizzano i singoli segnali, verificano che i software abbiano funzionato correttamente nell’identificare l’arrivo delle onde P e delle onde S e nel calcolare le ampiezze massime. Al termine della revisione, viene ricalcolata la posizione ipocentrale (latitudine, longitudine, profondità) e stimata nuovamente la magnitudo. A seconda della magnitudo del terremoto – e quindi del numero di stazioni sismiche che lo hanno registrato – e delle complessità geologiche della regione colpita, possono essere necessari fino a 30 minuti per completare la revisione. Queste informazioni riviste sono quelle che oggi vengono pubblicate, insieme a quelle di tutte le Sale di Sorveglianza INGV, sul sito Lista Terremoti, disponibile all’indirizzo http://terremoti.ingv.it/, da cui traggono le informazioni gli altri canali social di INGVterremoti di Twitter e Facebook.

Cosa cambia?

Si tratta di un modo nuovo di comunicare le informazioni sui terremoti. Un dato provvisorio è per definizione destinato a essere rivisto ed eventualmente modificato con le tempistiche abitualmente necessarie per avere la stima definitiva.

Riguardo alla magnitudo, verrà inizialmente indicato un intervallo di valori, la cosiddetta forchetta, per esempio tra 4.0 e 4.6. Il valore finale spesso è intorno al valore centrale, ma potrà essere anche vicino ai due limiti. In rari casi (meno del 5%) potrebbe risultare al di fuori di questo intervallo.

E’ bene ricordare che esiste anche la probabilità, seppur molto bassa, di un falso allarme, vale a dire l’annuncio di un terremoto che non è realmente avvenuto. Tuttavia durante la lunga sperimentazione che abbiamo effettuato si è avuto un unico caso su oltre 1500 eventi determinati. E’ comunque un’evenienza possibile.

E’ utile anche sapere che una percentuale significativa (circa il 20 – 25 %) di terremoti che avvengono realmente sul territorio italiano e nei mari e nelle aree limitrofe non verranno “comunicati preliminarmente”, a causa della scarsa accuratezza della localizzazione.

Questo accade principalmente nei casi di epicentri in mare (quando la copertura della rete sismica è inefficace), quando avvengono due terremoti quasi in contemporanea in due diverse zone o in altri casi eccezionali, come in presenza di guasti a una o più stazioni sismiche.


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27 giugno 1719: due medici e un terremoto

Forse non tutti sanno che… tra Cinquecento e prima metà del Settecento, studiare i terremoti era roba da medici. E lo hanno fatto in tanti, tra cui veri e propri luminari, come Giorgio Baglivi, e illustri sconosciuti, come il ferrarese Iacomo Antonio Buoni (1570), il narnese Federico Zerenghi (1626) e tanti altri di cui sappiamo i nomi solo grazie agli opuscoli che hanno pubblicato per descrivere questo o quel terremoto dei loro tempi.

Figura_1

Figura 1. Frontespizi di alcuni opuscoli scritti da medici su terremoti.

Si potrebbe pensare che quei medici si occupassero di terremoti perché questi fenomeni possono essere una causa indiretta di malattie, dovute allo stress o alle condizioni di vita precarie in cui gli scampati sono costretti a vivere per periodi più o meno lunghi. In realtà, però, il vero motivo era la salute di un paziente molto particolare: il pianeta Terra.

Figura_2 La stampa

Figura 2. L’articolo si riferisce alla condizione delle popolazioni colpite dal terremoto di Umbria e Marche del settembre-ottobre 1997 [La Stampa (Torino), 8 ottobre 1997].

Infatti la cultura medica di allora considerava la Terra come un organismo vivente, dalla fisiologia simile a quella umana ed esposto alle stesse malattie. Era un’opinione che risaliva all’antichità classica di Seneca e Lucrezio ma era condivisa senza esitazioni anche da un “genio moderno” come Leonardo da Vinci.

«[…] potremmo dire la terra avere anima vegetativa e che la sua carne sia la terra, i suoi ossi siano gli ordini delle collegazione dei sassi di che si compongano le montagne, il suo tenerume sono i tufi, il suo sangue sono le vene delle acque; il lago del sangue, che sta intorno al core, è il mare occeano; il suo alitare […] è il flusso e riflusso del mare; e il caldo dell’anima del mondo è il fuoco ch’è infuso per la terra […]» (Leonardo da Vinci, Codice Leicester, c. 34r).

Secondo questo modo di vedere, la causa dei terremoti era l’invecchiamento della Terra o più precisamente la sua “arteriosclerosi”, causata dai depositi minerali che ne occludevano le “arterie” (cavità sotterranee) impedendo la libera circolazione dei venti racchiusi nel globo. Sforzandosi di farsi strada in queste cavità per raggiungere l’esterno, le correnti d’aria sotterranee generavano terremoti e disgregavano le incrostazioni minerali, rilasciando nell’atmosfera vapori velenosi e corpuscoli maligni le cui “influenze” a loro volta causavano malesseri e malattie di ogni tipo, dalle vertigini alla nausea, alle infezioni e alle epidemie. Sono credenze che vennero abbandonate del tutto solo verso la fine dell’Ottocento, dopo le rivoluzionarie scoperte di Louis Pasteur (1822-1895) e Robert Koch (1843-1910), i padri fondatori della microbiologia e della batteriologia moderne.

Anche se i presupposti dei loro studi erano errati, i medici che hanno studiato i terremoti per cercare rimedi alle “influenze” meritano la nostra gratitudine. Infatti dobbiamo loro molti dati storici preziosi e la conservazione del ricordo di terremoti importanti, anche se a volte di limitata portata geografica, come quello del 27 giugno 1719, descritto da Antonio Celestino Cocchi, medico condotto a Cascia, in una lettera spedita al celeberrimo Gianmaria Lancisi, cattedratico e medico personale di Papa Clemente XI.

Figura_3_Frontespizio

Figura 3. Frontespizio della raccolta di lettere di Antonio C. Cocchi ai professori Lancisi e Morgagni.

Oggi il dottor Antonio Celestino Cocchi (1685-1747) è quasi del tutto dimenticato e su Internet spesso viene confuso con un quasi omonimo Antonio Cocchi, medico anche lui ma di dieci anni più giovane, noto soprattutto come primo italiano affiliato a una loggia massonica in Italia (ma questa è un’altra storia).

Il nostro eroe, nato a Fumone (FR) e cresciuto tra Firenze e Roma, era un enfant prodige: laureato a 19 anni e autore pubblicato a 22 anni (non a caso con un trattato De Terraemotu,eiusque causis …effectibus et prognosi). Appena laureato fu chiamato come medico condotto a Cascia (PG), poi ad Ascoli (Piceno) e Frascati (RM), e concluse la carriera come professore universitario di botanica e anatomia a Roma. Dev’essere stato un tipo pratico e positivo: senza preoccuparsi di contestare le strambe teorie mediche tradizionali, si tenne al corrente delle più recenti scoperte mediche e si concentrò sulla ricerca di cure efficaci per le malattie incontrate nella pratica professionale, svolgendo studi approfonditi sulle proprietà medicinali delle piante che lo portarono a consigliare il chinino come antimalarico e “rischiarono” di farlo diventare protomedicus (cioè consulente dell’intero Stato pontificio) per la bonifica dei territori infestati dalla malaria.

La sismologia storica gli è debitrice di due vivaci testimonianze su altrettanti terremoti da lui vissuti in prima persona mentre si trovava a Cascia, nel 1716 e nel 1719, cioè durante il periodo della ricostruzione dopo la grande catastrofe sismica che aveva devastato la Valnerina, l’Aquilano e l’Appennino centrale nel 1703 (con due eventi principali di Mw 6.9 e 6.7).

Il 28 giugno 1719 Cocchi si mise alla scrivania per descrivere all’amico e maestro Lancisi le due scosse di terremoto avvertite il giorno prima, la mattina (tra le 6:15 e le 7:30 locali) e nel tardo pomeriggio (tra le 19 e le 20 locali), chiarendo che avevano causato fenditure in edifici di recente costruzione a Cascia e Norcia e danni maggiori (ma imprecisati) a Preci, all’abbazia di Sant’Eutizio, a Todiano, Saccovescio, Croce e Castelvecchio, tutte località comprese in una ristretta area ai piedi dei Monti Sibillini, una quarantina di chilometri a nord di Cascia.

Figura_4 Lancisi

Figura 4. Gianmaria Lancisi in un’incisione settecentesca

Sembra poco probabile – anche se non impossibile – che Cocchi abbia raccolto tutte le notizie di persona, perlustrando l’intera area durante la giornata. Le notizie sui danni a Preci e dintorni potrebbero essere state portate a Cascia da viandanti e per conseguenza riguardare soprattutto gli effetti del primo evento, che potrebbe essere stato il più energetico dei due.

Confermano questa ipotesi le poche testimonianze non locali. Rispondendo da Roma alla lettera di Cocchi, Gianmaria Lancisi racconta di aver anche lui avvertito, la stessa mattina, mentre si trovava al capezzale del Papa, una scossa di terremoto che lo aveva spaventato. A Perugia invece il diarista Pietro Vermiglioli le avvertì entrambe ma quella della sera fu “più debole”. Sul versante orientale dei Monti Sibillini l’avvertimento potrebbe essere stato più sensibile, visto che la stessa sera del 27 giugno il Consiglio comunale di Sanseverino Marche si riuniva per discutere l’organizzazione di una processione in cui pregare per la fine delle scosse “continue e pericolose”. Non si ha però notizia di danni, e una iscrizione tuttora visibile nel Santuario di Macereto (Visso, MC) afferma categoricamente che il territorio vissano non subì alcuna conseguenza negativa per le scosse del 1719.

Quello del giugno 1719 è uno dei numerosi terremoti che nel corso della storia hanno interessato la Valnerina, e non è certo uno dei più forti. Niente a che vedere con quelli, già citati, avvenuti nel 1703, o anche con gli ultimi devastanti eventi che hanno interessato l’area nel 2016. L’intensità epicentrale, sulla base delle informazioni disponibili nelle fonti storiche, è attestata al grado VIII della scala MCS e la magnitudo momento “equivalente”, cioè stimata sulla base delle (poche) osservazioni macrosismiche, è valutata a Mw 5.6.

A Spoleto, Foligno, Nocera e Rieti la scossa fu avvertita fortemente, senza danni. L’area di risentimento si estese fino a Perugia e Roma, ma come abbiamo detto, con tutta probabilità fu interessato anche il versante marchigiano dell’Appennino.

Figura_5

Figura 5. L’area interessata dai massimi effetti del terremoto del 27 giugno 1719: in una stampa dell’epoca (da una mappa di G.M. Cassini, Roma 1792), a sinistra; come compare nell’odierno Catalogo CPTI15 (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/), a destra.

A cura di Viviana Castelli, INGV – Ancona.


I testi originali delle lettere di Cocchi e Lancisi

Cocchi A.C., «De immani histerico affectu [Cascia, 28 giugno 1719]». In: Id., Epistolae physico-medicae ad clarissimos viros Lancisium et Morgagnum, Roma 1732, pp. 34-36.

Lancisi G.B., «Lancisio Cocchio suo [Roma, 5 luglio 1719]». In: Cocchi A.C., Epistolae physico-medicae ad clarissimos viros Lancisium et Morgagnum, Roma 1732, pp. 37-40.


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Evento sismico Ml 3.9 in provincia di Barletta Andria Trani del 21 maggio 2019

Alle ore 10:13 italiane del 21 maggio 2019 un evento sismico di magnitudo Ml 3.9 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 4 km a SE di Barletta (BT), ad una profondità di 34 chilometri.

L’epicentro del terremoto di questa mattina alle ore 10:13 in provincia di Barletta (la stella bianca).

L’epicentro del terremoto è a pochi chilometri di distanza dalla città di Barletta, Andria e Trani. In tabella i comuni entro 20 km dall’epicentro.

L’area interessata dall’evento è in una zona considerata a media pericolosità sismica, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale.

La sismicità storica riporta pochi eventi sismici rilevanti in quest’area. Tra questi il terremoto del 11 maggio del 1560 con una magnitudo stimata (Mw) di 5.7 con epicentro tra Trani e Bisceglie. Un altro evento di magnitudo inferiore (Mw 4.9) è del 21 settembre 1689 con epicentro tra Barletta e Andria.

Come si evince dalla  Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it vengono evidenziati risentimenti fino V grado MCS in alcune località della provincia di Barletta Andria Trani ma anche in alcune zone delle province di Bari, Matera e Foggia.

In questi minuti, i sismologi stanno effettuando ulteriori analisi per vincolare meglio i parametri ipocentrali e il meccanismo focale, in quanto l’area, molto vicina alla costa, ha una copertura non ottimale della Rete Sismica Nazionale.


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Ricordando il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila

Alle 3 e 32 italiane del 6 aprile 2009, una scossa di magnitudo stimata Mw 6.1 (Bollettino Sismico Italiano, BSI), magnitudo stimata Mw 6.3 nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2015 (CPTI15) e nel Catalogo European-Mediterranean Regional Centroid-Moment Tensors (RCMT), colpisce una vasta area della provincia dell’Aquila e viene avvertita in tutta l’Italia centrale. La scossa principale si verifica dopo alcuni mesi di scosse di energia moderata, molte delle quali avvertite dalla popolazione. Il terremoto provoca danni gravissimi: 309 vittime, 1.600 feriti e oltre 70.000 sfollati.

Dopo la scossa principale del 6 aprile, altri 4 eventi importanti si verificano nella notte tra il 6 e il 7 aprile (Mw 5.0, BSI) alle ore 1:15 locali, il 7 aprile (Mw 5.4, BSI) alle ore 19:47 e due eventi il 9 aprile alle ore 2:52 (Mw 5.2, BSI) e alle ore 21:38 (Mw 5.0, BSI).

Mappa della sismicità nell’aquilano dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009.

L’evoluzione della sequenza sismica nel primo mese comprende diversi eventi forti (M≥4.0) in aree adiacenti a quella epicentrale e un numero molto elevato di eventi di magnitudo superiore a 2.0: in tutto il 2009 sono quasi 20.000 le scosse localizzate nell’area, presenti nel Bollettino Sismico Italiano consultabile qui.

Gli effetti più gravi sono stati osservati nel centro storico dell’Aquila, a Onna e nelle località di Castelnuovo, Sant’Eusanio Forconese, San Gregorio, Tempera e Villa Sant’Angelo. Il danneggiamento nel comune dell’Aquila è molto diversificato, data la sua estensione, le caratteristiche eterogenee del patrimonio edilizio e la risposta sismica locale.

Mappa della distribuzione degli effetti del terremoto del 6 aprile 2009 – fonte: DBMI15 http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/

Le strutture geologiche attive e responsabili dei terremoti in questa zona sono faglie normali, ovvero distensive, talora con evidenze di rottura in superficie. La porzione attivata il 6 aprile è compatibile con la faglia denominata di Paganica, lungo il cui affioramento sono state riscontrate deformazioni permanenti di alcuni centimetri. I dati satellitari hanno confermato un ribassamento nella conca aquilana, che raggiunge valori massimi di 15-20 cm.

Nel 2009 a L’Aquila tecnici e ricercatori INGV hanno impegnato mesi di lavoro ed energie per elaborare in tempo reale l’enorme quantità di dati sismologici raccolti dalla Rete Sismica Nazionale e dalle reti di monitoraggio geofisico, attivate in poche ore, per raccogliere e interpretare dati sugli effetti geologici; per monitorare la distribuzione degli effetti e supportare il Servizio Nazionale della Protezione Civile nella gestione dell’emergenza.

Questa è stata la prima occasione nella quale l’INGV ha avuto un ruolo attivo a sostegno del Servizio Nazionale della Protezione Civile per coordinare gli interventi nella gestione delle emergenze. L’INGV ha infatti allestito il Centro Operativo Emergenza Sismica (COES), un presidio logistico, tecnico, scientifico e informativo nell’area epicentrale.

Emergenza Sismica dell’INGV allestito all’interno della Di. Coma. C. nella Caserma della Guardia di Finanza a Coppito (AQ). Il COES è rimasto attivo fino al 31 gennaio 2010.

Il coinvolgimento personale, umano, in questi mesi di lavoro duro e intenso, il rapporto con le persone che abbiamo incontrato, sono stati tutti elementi di una esperienza professionale, culturale e umana molto forte, che porteremo sempre con noi. Insieme alle tante cose che come persone che fanno ricerca abbiamo imparato, di quell’esperienza conserviamo soprattutto questo: l’esserci sentiti parte di una comunità in circostanze tanto difficili.

Questa vicinanza, e lo stimolo che per noi ha rappresentato per fare sempre meglio il nostro lavoro, l’abbiamo avvertita soprattutto in una parte molto speciale di questa esperienza, quando a poche settimane dal terremoto abbiamo avviato una serie di incontri: dapprima incontri pomeridiani con insegnanti, poi serate con le persone ospitate nelle tendopoli e infine, di nuovo, incontri con tutto il personale scolastico di tutte le scuole di L’Aquila e provincia, e delle province di Teramo e Pescara. Fra la fine di aprile e settembre abbiamo avuto la possibilità di partecipare a oltre sessanta incontri con migliaia di persone. Da questa esperienza abbiamo imparato che prima che ricercatori siamo persone che appartengono a questo stesso mondo, ne condividono le difficoltà, le conquiste e i passi indietro, e abbiamo compreso quanto il nostro lavoro non fosse importante solo per noi.

Per questo abbiamo pensato di dedicare i prossimi mesi a riflettere su quello che è stato per noi, donne e uomini dell’INGV, questa esperienza, cosa abbiamo imparato, cosa avremmo potuto fare meglio, e come pensiamo che il nostro lavoro debba cambiare per essere ricerca migliore e rappresentare un servizio più forte per le nostre comunità.

Racconteremo su questo blog, con una serie di contributi, i passi avanti che la ricerca ha fatto nella comprensione del terremoto e quale patrimonio di conoscenza ed esperienza siamo oggi in grado di consegnare alla Società. Molte restano le cose che ancora non conosciamo e su cui stiamo lavorando per giungere ad una conoscenza sempre più approfondita dei fenomeni sismici.

Come primo contributo INGVterremoti ha creato una story map sull’andamento spazio-temporale della sequenza in tutto l’anno 2009, dove si visualizzano circa 6.700 eventi sismici di magnitudo maggiore di 1.6.

La “story map” è un’applicazione web che attraverso mappe interattive, contenuti multimediali e funzioni di interazione l’INGV utilizza al fine di migliorare l’informazione, la didattica e la comunicazione anche di fenomeni naturali come la sismicità.

L’interfaccia e le funzionalità della story map sulla sequenza sismica dell’Aquilano nel 2009

Grazie agli strumenti di interazione e le funzionalità di info-grafica presenti nell’interfaccia dell’applicazione è possibile avere informazioni sul numero di eventi e sulla magnitudo massima in mappa, interrogare ogni singolo terremoto per visualizzarne i parametri ipocentrali, selezionare gli eventi sismici dei vari periodi della sequenza (fasi temporali) o in base alla loro magnitudo. Infine attivando il cursore temporale sarà possibile visualizzare i terremoti in un determinato intervallo di tempo e far partire l’animazione, giorno per giorno, della sismicità.

La story map sulla sequenza sismica dell’Aquilano del 2009 è visualizzabile al seguente indirizzo https://bit.ly/2UtlwBt ed è presente nella galleria di story maps di INGVterremoti.

Alcuni articoli sul terremoto del 2009 già pubblicati su questo blog:

https://ingvterremoti.wordpress.com/2014/11/09/linizio-e-la-fine-della-sequenza-sismica-dellaquila/

https://ingvterremoti.wordpress.com/2014/04/05/speciale-cinque-anni-dal-terremoto-dellaquila/

https://ingvterremoti.wordpress.com/2013/04/06/speciale-quattro-anni-dal-terremoto-dellaquila/


Riferimenti

Moretti, M., Nostro, C., Govoni, A., Pignone, M., La Longa, F., Crescimbene, M. and Selvaggi, G., (2011). L’intervento del Centro Operativo Emergenza Sismica in occasione del terremoto del 2009 a L’Aquila, Quaderni di Geofisica, No. 92, http://istituto.ingv.it/images/collane-editoriali/quaderni-di-geofisica/quaderni-di-geofisica-2011/quaderno92.pdf.

AA. VV. (2012), Miscellanea INGV “Sintesi dei lavori del Workshop EDURISK 2002 – 2011 | 10 anni di progetti di educazione al rischio”, n. 13, ISSN 2039-6651, http://istituto.ingv.it/images/collane-editoriali/miscellanea/miscellanea-2012/miscellanea13.pdf

EMERGEO WORKING Group – Rilievi geologici di terreno effettuati nell’area epicentrale della sequenza sismica dell’Aquilano del 6 aprile 2009 – https://www.earth-prints.org/handle/2122/5036

QUEST – Rapporto sugli effetti del terremoto aquilano del 6 aprile 2009 http://www.questingv.it/index.php/rilievi-macrosismici/15-aquilano-06-04-2009-ml-5-9/file

Galleria STORY MAPS & TERREMOTI – http://ingv.maps.arcgis.com/apps/MinimalGallery/index.html?appid=3afd9d388d38419fbf94e278aa3f15b4


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