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Terremoti in provincia di Parma, 19 novembre 2017

Oggi, 19 novembre 2017 alle ore 13:37 italiane, è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV un terremoto di magnitudo Richter ML 4.4 (magnitudo momento Mw 4.4) in provincia di Parma ad una profondità di 32 km. I comuni più vicini all’epicentro sono tutti in provincia di Parma (Fornovo di Taro, Varano de’ Melegari, Terenzo, Calestano, Solignano) e la città di Parma dista 26 km.

Tra ieri e oggi, sono stati 34 complessivamente gli eventi sismici localizzati in quell’area, di cui 14 hanno avuto magnitudo pari o maggiore di 2.0 con un terremoto di magnitudo 3.3 avvenuto alle ore 13.10 italiane di oggi, poco prima dell’evento di magnitudo 4.4.

Questa scossa è avvenuta lungo l’Appennino parmense dove i terremoti sono frequenti e spesso interessano la porzione profonda della crosta, al di sotto dei 20 km, diversamente dai terremoti del 2012 nella Pianura Padana che invece interessarono la copertura sedimentaria più superficiale.

Il meccanismo focale ottenuto con i dati delle forme d’onda della Rete Sismica Nazionale mostra che il terremoto si è generato molto probabilmente su una faglia inversa e il movimento è stato di tipo compressivo, con asse di massima compressione orientato circa nordest-sudovest. La magnitudo momento Mw calcolata è pari a 4.4.

Meccanismo focale del terremoto di oggi in provincia di Parma. Il simbolo rosso e bianco indica il tipo di geometria e movimento della faglia responsabile del terremoto. La stella rossa è l’epicentro del terremoto e i triangoli rossi sono le stazioni sismiche usate nel calcolo.

Negli ultimi 12 anni, in quest’area si è avuta una sismicità diffusa con terremoti al di sotto di magnitudo 5, il più forte dei quali è il terremoto profondo 72 km avvenuto il 27 gennaio 2012.

L’area interessata dal terremoto odierno è caratterizzata storicamente da sismicità moderata, pur in un contesto di relativa incompletezza storica delle informazioni disponibili. Allo stato attuale delle conoscenze, infatti, la storia sismica dell’area appare ragionevolmente completa per classi di magnitudo Mw≥4.5 solo a partire dalla fine del XIX secolo, pur conservando traccia di un paio di terremoti significativi nel 1818 (Mw 5.2) – l’evento più rilevante della storia sismica dell’area – e nel 1834 (Mw 5.1).

Allargando l’area di osservazione a 30 km dall’epicentro, la storia sismica si arricchisce di numerosi eventi localizzati sulla città di Parma, che è ovviamente il punto di ‘registrazione’ delle informazioni storiche, senza però che emergano eventi di particolare consistenza.

Anche la storia sismica osservata di Fornovo di Taro, località più prossima alla localizzazione dell’evento di oggi, pur poco significativa in termini di completezza storica, presenta solo tre episodi di danneggiamento leggero o moderato, rispettivamente per i terremoti della Garfagnana del 7 settembre 1920 [Int. 6-7 MCS], del Parmense del 15 luglio 1971 [Int. 7 MCS] e del Parmense del 9 novembre 1983 [Int. 6 MCS].

Storia sismica osservata a Fornovo di Taro (PR): nella scala MCS il grado 6 classifica l’inizio del danneggiamento leggero, ma diffuso (Database macrosismico italiano DBMI15).

Dal punto di vista della pericolosità sismica, l’area interessata dai terremoti di questi giorni è caratterizzata da una pericolosità medio-alta con valori di accelerazione attesa tra 0.150 e 0.175 g.

L’epicentro del terremoto Ml 4.4 delle ore 13:37 italiane sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

La mappa di scuotimento dell’evento di magnitudo M 4.4, espressa in termini di intensità in scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), è ottenuta convertendo i valori di picco del moto del suolo (espresso in termini di accelerazione e in velocità) in intensità attraverso una relazione empirica ricavate dai dati registrati e macrosismici disponibili.

La mappa di scuotimento dell’evento di magnitudo M4.4 avvenuto oggi, 19 novembre 2017, alle ore 13.37 italiane espressa in termini di intensità in scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) è ottenuta convertendo i valori di picco del moto del suolo (espresso in termini di accelerazione e in velocità) in intensità attraverso una relazione empirica ricavate dai dati registrati e macrosismici disponibili.

Secondo i questionari di http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto è stato risentito diffusamente in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, in una parte del Piemonte, del Veneto e della Toscana.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. Cliccare sulla mappa per vedere la versione aggiornata http://mappe.haisentitoilterremoto.it/17671101/mcs.jpg

Per maggiori informazioni sul terremoto di magnitudo 4.4 si veda la pagina informativa dell’evento.

Una mappa interattiva della sequenza di Amatrice-Visso-Norcia

Ad un anno dall’evento sismico di magnitudo 6.5 del 30 ottobre 2016 la sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia continua a far registrare numerosi terremoti ogni giorno nell’area. Una quarantina in media, ad esempio, gli eventi giornalieri registrati in questi ultimi giorni, tutti di magnitudo molto bassa con pochi terremoti superiori a magnitudo 2.0.  Dal 24 agosto ad oggi il numero di eventi ha ormai superato la quota di 78.500, la maggior parte di magnitudo inferiore a 2.0. Infatti se consideriamo solo gli eventi al di sopra di questa soglia sono poco più di 12.000.

Numero giornaliero di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale e cumulata del numero degli eventi sismici nell’area della sequenza (aggiornamento 30 ottobre 2017).

La sequenza di Amatrice-Visso-Norcia è stata anche caratterizzata da diverse importanti fasi temporali a partire dal 24 agosto 2016 fino ai primi mesi del 2017. Queste fasi, ben evidenziate anche nei picchi degli istogrammi del numero giornaliero di terremoti (vedi grafico qui sopra), sono state ricostruite attraverso un video che mostra la distribuzione dei terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in 5 intervalli temporali con colori differenti:

  • dal 1 al 23 agosto 2016 (verde chiaro)
  • dal 24 agosto al 25 ottobre 2016 (giallo)
  • dal 26 al 29 ottobre 2016 (arancione)
  • dal 30 ottobre 2016 al 17 gennaio 2017 (rosso)
  • dal 18 gennaio al 31 marzo 2017 (blu)

Gli eventi sismici rappresentati sono solo quelli di magnitudo uguale o maggiore di 2.0. Le stelle bianche indicano gli epicentri dei terremoti più forti della sequenza con magnitudo uguale o maggiore di 5.0.

Questo video è stato presentato durante la giornata “Insieme per convivere con i terremoti“, organizzata dall’INGV in collaborazione con il Comune ad Amatrice, all’interno del percorso  divulgativo realizzato per mostrare le attività dell’Istituto durante l’emergenza e curato dai gruppi operativi e di ricerca dell’INGV.  Nel percorso è stato dato ampio spazio alle mappe e alle applicazioni multimediali per raccontare la sismicità e la pericolosità sismica. In particolare è stata presentata una mappa interattiva della sequenza che permette di visualizzare ed interrogare gli eventi sismici in base alla magnitudo e alle fasi temporali.

L’interfaccia della mappa interattiva della sequenza di Amatrice-Visso-Norcia. Cliccare sulla mappa per accedere all’applicazione.

Nella mappa sono visualizzati tutti gli eventi sismici di magnitudo uguale o maggiore di 2.5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nell’area dell’Italia centrale interessata dalla sequenza sismica dal 1 agosto 2016 al 31 agosto 2017.  E’ possibile filtrare gli eventi per magnitudo e per periodo temporale attraverso delle selezioni predefinite: ad esempio, i terremoti maggiori\uguali di magnitudo 4.0, oppure gli eventi registrati tra il 26 e il 29 ottobre 2016. Alcuni filtri sono stati impostati in base alle fasi temporali della sequenza già descritte in precedenza.

Un esempio di applicazione di due filtri (uno sulla magnitudo ed uno temporale) sulla mappa. L’info-grafica mostra il numero di eventi come risultato dei filtri applicati.

Possono essere applicati anche più filtri, ad esempio uno sulla magnitudo ed uno temporale: un’info-grafica mostra il numero di terremoti risultanti dall’applicazione dei filtri e mostrati nella mappa. Inoltre è possibile in ogni momento interrogare ciascun terremoto sulla mappa per visualizzare le informazioni rispetto alla data, la magnitudo e la profondità ipocentrale.

Un’altra importante modalità di interazione è la possibilità di attivare il cursore TEMPO, una funzionalità che permette di impostare un’intervallo temporale personalizzato per la visualizzazione in mappa dei terremoti o per far partire una animazione scegliendo tra diverse velocità.

Il cursore TEMPO permette di creare delle animazioni della sequenza con intervalli temporali personalizzati .

La mappa interattiva è disponibile all’interno della galleria “story maps & terremoti” o direttamente al seguente link: http://arcg.is/1nfnHG.

a cura di Maurizio Pignone, INGV-Centro Nazionale Terremoti.

Terremoti in provincia di Trapani, ottobre 2017

Una sequenza sismica ha interessato nei giorni scorsi l’area di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e più precisamente dal 27 settembre scorso, quando un evento di magnitudo 2.6 si è verificato nei pressi del lago artificiale della Trinità, formato per lo sbarramento del fiume Delia. Da allora gli eventi di magnitudo superiore a 2 sono stati 5 in tutto, anche se moltissimi altri di magnitudo più piccola si sono succeduti e, a causa della loro modesta profondità ipocentrale (tra 2 e 8 km), sono stati a volte avvertiti dalla popolazione.

Sismogramma della stazione sismica CAVT di Castelvetrano (TP) tra il 17 e il 19 ottobre. Sono visibili molti piccoli terremoti e quello di magnitudo 2.4 avvenuto il 19 ottobre alle ore 06.16 italiane (ora 04.16 UTC).

L’area di Castelvetrano è stata tra quelle colpite dalla disastrosa sequenza sismica iniziata il 14 gennaio 1968, che provocò danni ingenti e vittime in molti paesi della Valle del Belice.

Sismogramma del terremoto del Belice del 15 Gennaio 1968 (Mw 6.4, CPTI15), registrato dalla stazione di Messina

I modelli sismotettonici di questa regione sono stati inizialmente condizionati dall’ipotesi di faglie trascorrenti attive orientate N-S presenti nell’avampaese siciliano. Secondo questa ipotesi, tali faglie sono state considerate responsabili dei maggiori terremoti della Sicilia occidentale (es. l’evento del Belice nel 1968, Gasparini et al., 1985; Meletti et al., 2008). L’ultima zonazione del territorio nazionale (ZS9) segue questo schema sismotettonico. In essa la Sicilia appare nella parte centro-occidentale come un grande dominio asismico, con la sola esclusione di una fascia N-S comprendente l’area del Belice (Zona 934 della ZS9, Meletti et al., 2008).

In maniera alternativa, altri ricercatori (Lavecchia et al., 2007) hanno proposto come sorgente principale dei maggiori eventi sismici che hanno colpito la Sicilia centro-meridionale il sovrascorrimento alla base della catena orogenica (Sicilian Basal Thrust, si veda figura sotto).

Schema strutturale semplificato della struttura a thrust presente nell’area del Belice-Castelvetrano.

In questo studio hanno diviso la provincia sismogenetica compressiva in due sotto province, una superficiale e una profonda, sulla base dell’analisi dei terremoti storici e strumentali (di magnitudo M>4) con ipocentro compreso tra 0 e 30 km di profondità, e la realizzazione di sezioni geologiche e geofisiche regionali. La parte più superficiale, fino a 10 km di profondità, sarebbe strutturalmente caratterizzata dalla presenza di pieghe, faglie inverse (thrust) e faglie trascorrenti (strike-slip) originatesi a partire dal Pliocene superiore. La porzione profonda, tra 10 e 25 km di profondità, è caratterizzata da terremoti con meccanismi focali compressivi da thrust e trascorrenti con assi P orientati circa N-S (Anderson e Jackson, 1987; Frepoli e Amato, 2000; Neri et al., 2005; Pondrelli et al., 2006; Montone et al., 2012). A tale sub-provincia questi ricercatori attribuiscono l’origine di 11 terremoti con magnitudo compresa tra 4.5 e 5.5 avvenuti in Sicilia occidentale, fra cui quello dell’area del Belice del 1968.

Attraverso l’integrazione di dati SAR, GPS, morfotettonici, archeosismologici e di geofisica marina, lo studio multidisciplinare di Barreca et al. (2014) ha evidenziato l’attività di una faglia orientata NE-SO tra Castelvetrano e Campobello di Mazara come rampa di thrust obliqua (si intende un sovrascorrimento la cui direzione forma un angolo acuto rispetto alla direzione di trasporto tettonico; al contrario, in una rampa frontale le due direzioni sono ortogonali) immergente a NO, che potrebbe essere responsabile della sismicità storica dell’area. Tale attività coinvolge anche un insediamento archeologico di età greco-romana e potrebbe avere avuto un ruolo sia nei terremoti connessi alla distruzione della città greca di Selinunte, che nella sequenza simica del 1968 (figura sotto).

La sequenza sismica della Valle del Belice ed i terremoti di Selinunte. In blu la localizzazione e il meccanismo focale dell’ultimo terremoto di magnitudo Mw 4.9 verificatosi in Sicilia sudoccidentale il 7 giugno 1981 (da Barreca et al., 2014 che erroneamente riporta la data del 22 giugno 1981).

Quello che si evince da queste analisi è che stiamo parlando di un’area caratterizzata da una geodinamica particolarmente importante e che è dunque soggetta a crisi sismiche di varia entità. Nelle figure che seguono vengono rappresentate le distribuzioni, nel tempo e nello spazio, degli eventi che hanno interessato l’area della Sicilia sudoccidentale negli ultimi 30 anni. Sono chiaramente visibili quattro raggruppamenti temporali negli anni 1998, 2005-2006, 2010-2012, 2014-2015.

Distribuzione spaziale dei terremoti avvenuti in Sicilia sud-occidentale dal 1985 ad oggi (fonte dati http://info.terremoti.ingv.it/). Utilizzando colori diversi per evidenziare i diversi periodi temporali.

Andamento temporale delle sequenze sismiche che hanno interessato la Sicilia sudoccidentale dal 1985 in poi. In figura sono anche riportate le profondità ipocentrali degli eventi e la loro magnitudo.

L’attuale sequenza sembrerebbe aver avuto inizio alla fine del 2016, con alcuni eventi localizzati intorno alla città di Calatafimi, seguiti a maggio di quest’anno da un altra serie di terremoti con epicentro intorno a Menfi. La generale variabilità della distribuzione degli epicentri è da ricollegare a diversi fattori (non ultimi la disponibilità di dati e la qualità della rete sismica), ma certamente sono stati attivati vari sistemi faglie che hanno in comune un prevalente rilascio energetico a livello superficiale, tra i 5 e i 15 km di profondità.

Anche la sequenza che si sta verificando in questi giorni presenta questa caratteristica e ciò spiegherebbe anche la marcata percettibilità dei terremoti nell’area più prossima alle localizzazioni epicentrali. In estrema sintesi, dunque, tale sismicità sarebbe da associare alle strutture di “accomodamento” (splays frontali rappresentate nella terza figura) delle pieghe profonde, che si manifestano in superficie anche con fessurazioni sul terreno e fenomeni di creeping (movimenti della superficie lenti e asismici) rilevabili con reti geodetiche o telerilevamento SAR.

a cura di Mario Mattia  (INGV, Sezione di Catania) e Paolo Madonia (INGV, Sezione di Palermo).


Bibliografia

Anderson, H., J. Jackson (1987), Active tectonics of the Adriatic region. Geophys, J. R. Astron. Soc., 91, 937-983.

Barreca G., V. Bruno, C. Cocorullo, F. Cultrera, L. Ferranti, F. Guglielmino, L. Guzzetta, M. Mattia, C. Monaco, F. Pepe (2014), Geodetic and geological evidence of active tectonics in south-westernSicily (Italy). J. Geodyn., doi: 10.1016/j.jog.2014.03.004.

Frepoli, A., A. Amato (2000), Spatial variation in stresses in peninsular Italy and Sicily from background seismicity. Tectonophysics, 317, 109-124.

Gasparini, C., G. Iannaccone, R. Scarpa (1985), Fault-plane solutions and seismicity of the Italian peninsula. Tectonophysics, 117, 59-78.

Lavecchia, G., F. Ferrarini, R. de Nardis, F. Visini, M. S. Barbano (2007), Active thrusting as a possible seismogenic source in Sicily (Southern Italy): Some insights from integrated structural-kinematic and seismological data. Tectonophysics, 445, 145-167. doi:10.1016/j.tecto.2007.07.007.

Meletti, C., F. Galadini, G. Valensise, M. Stucchi, R. Basili, S. Barba, G. Vannucci, E. Boschi (2008), A seismic source zone model for the seismic hazard assessment of the Italian territory. Tectonophysics, 450, 85–108, doi:10.1016/j.tecto.2008.01.003.

Montone, P., M. T. Mariucci, S. Pierdominici (2012), The Italian present-day stress map, Geophys. J. Int., 189, 705-716, doi:10.1111/j.1365-246X.2012.05391.x.

Neri, G., G. Barberi, G. Oliva, B. Orecchio (2005), Spatial variations of seismogenic stress orientations in Sicily, south Italy. Phys. Earth Planet. Int., 148, 175-191.

Pondrelli, S., S. Salimbeni, G. Ekström, A. Morelli, P. Gasperini and G. Vannucci, 2006, The Italian CMT dataset from 1977 to the present, Phys. Earth Planet. Int.doi:10.1016/j.pepi.2006.07.008,159/3-4, pp. 286-303.

Nuove informazioni sui social INGVterremoti

Fornire al pubblico una informazione immediata e comprensibile sulla localizzazione degli eventi sismici, tempo origine ed evoluzione del calcolo a cui è soggetta la localizzazione e anche la magnitudo, è uno degli obiettivi principali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Già da fine marzo scorso, l’INGV ha provveduto a inserire, nella lista degli eventi sismici localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) e pubblicate sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (http://cnt.rm.ingv.it/), le seguenti ulteriori informazioni:

  • nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia
  • posizione relativa del terremoto rispetto al Comune (esempio: 4 km SE (Sud-Est) Campo di Giove, AQ);
  • visualizzazione predefinita dell’ora italiana per il tempo origine del terremoto con la possibilità di sostituirla con l’ora internazionale (UTC);
  • indicazione del tipo di magnitudo calcolata per ciascun terremoto (ML, Mw, Md, ecc) in modo da rendere possibile associare un eventuale ulteriore aggiornamento.

Le stesse modifiche sono attive anche su tutti gli altri canali della piattaforma INGVterremoti (Twitter, Facebook, App IOS e Android).

Da oggi, il nuovo tweet e il post su Facebook avranno questa struttura informativa: tipo di magnitudo e suo valore, ora italiana e data del tempo origine del terremoto, indicazione del nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia, posizione relativa del terremoto rispetto al Comune e, infine, la profondità.

E’ stata, inoltre, riprogettata e velocizzata l’App INGVterremoti, eliminando la gestione del database che ne rallentava l’aggiornamento. Questa scelta, tuttavia, richiede la connessione alla rete attivata per poterla utilizzare. Particolare attenzione è stata data alle informazioni scientifiche riguardanti i terremoti; nelle App INGVterremoti sono, infatti, presenti due sezioni collegate al blog INGVterremoti ingvterremoti.wordpress.com.

Terremoto dell’Isola d’Ischia del 21 agosto 2017: il rilievo macrosismico

A seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, squadre del gruppo operativo QUEST (QUick Earthquake Survey Team) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con personale dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) hanno iniziato a svolgere il rilievo macrosismico sul terreno a partire dal pomeriggio del 23 agosto. Il rilievo è stato condotto secondo la scala europea EMS98 (European Macroseismic Scale [Grünthal, 1998] da qui in poi EMS, che contempla una casistica dettagliata di tipologie costruttive e di livelli di danno miranti a rendere il più oggettiva possibile la valutazione dell’intensità) ed ha riguardato solo il danno esterno agli edifici.

L’area maggiormente danneggiata (e quasi unicamente) è risultata la parte collinare di Casamicciola Terme, il cui abitato è distribuito sul versante settentrionale dell’isola. Per distinguere chiaramente le zone a diversità di danneggiamento all’interno dello stesso territorio comunale di Casamicciola Terme, sono state tenute separate, in questa fase del rilievo, due aree: la parte collinare di Casamicciola (Zona Rossa) e Marina di Casamicciola.

Marina di Casamicciola non appare particolarmente danneggiata, avendo subito danni lievi anche se abbastanza diffusi (Intensità EMS VI).

Sulla parte collinare (Zona Rossa) l’abitato di Casamicciola risulta edificato sulle creste di piccole vallette o terrazzi e conoidi, a guisa di piccoli insediamenti separati. Qui il danno si presenta localmente molto grave. Infatti, sebbene la maggioranza delle abitazioni fosse di tipo B, secondo la classificazione della scala EMS (edifici di buona fattura in mattoni o blocchetti di tufo o pietra squadrata),  non erano presenti tiranti e catene o altri elementi vincolanti. Percentualmente, invece, poche le case di tipo A (edifici in pietra non lavorata, muratura a sacco con malte scadenti a volte assenti, in generale le più vulnerabili) e di tipo C (generalmente in cemento armato o in muratura cordolata).

Casamicciola. Lesione sulla parete con espulsione di muratura.

I danni osservati sono pochi crolli totali, molti danni come lesioni a croce, perdita di verticalità e ribaltamento di pareti, espulsione di spigoli, qualche crollo parziale (vedi foto sopra e sotto). Gli edifici in cemento armato hanno subito in rari casi danni come lievi lesioni alle tamponature.

Casamicciola. Crollo parziale.

Il complesso dei danni osservati giustifica l’assegnazione del grado VIII alla zona rossa di Casamicciola Terme.

Danni diffusi anche nella frazione Fango di Lacco Ameno a cui è stata assegnata una intensità pari al VII EMS. In Lacco Ameno capoluogo si osservano sporadici danni molto lievi (Intensità EMS V).

La assegnazione dei gradi più bassi, laddove non vi è manifestazione del danno, è stata svolta tramite interviste alla popolazione, con la valutazione degli effetti transitori, come la caduta di oggetti e il livello di percezione della popolazione.

Località Intensità EMS
Casamicciola T. (zona rossa) VIII
Fango (Lacco Ameno) VII
Marina di Casamicciola VI
Fontana V-VI
Ciglio V
Lacco Ameno V
Serrara V
Forio IV-V
Perrone IV-V
Barano IV-V
Ischia Porto IV

La concentrazione dei danni e loro gravità configura un chiaro effetto di sito nella zona collinare di Casamicciola Terme. Questo si accorda anche con la fortissima attenuazione osservata: infatti, a distanze anche molto ridotte dalla zona più danneggiata, non compare alcun effetto di danno (vedi tabella sopra).

Il rilievo è ancora in corso da parte delle squadre di QUEST al fine di completare il quadro di risentimento su tutta l’isola.


Citare come R. Azzaro, S. Del Mese, G. Martini, S. Paolini, A. Screpanti, V. Verrubbi A. Tertulliani (2017), QUEST- Rilievo macrosismico per il terremoto dell’isola di Ischia del 21 agosto 2017, Rapporto interno, doi:10.5281/zenodo.849091.

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