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Evento sismico tra le province di L’Aquila e Rieti, Ml 4.2, 22 luglio 2017

Un terremoto di magnitudo ML 4.2 (magnitudo momento preliminare Mw 4.1) è avvenuto questa notte alle ore 4:13 italiane (22 luglio 2017 ore 02:13 UTC) tra le province di L’Aquila e Rieti, a pochi chilometri da Campotosto (AQ), Capitignano (AQ), Amatrice (RI) e Montereale (AQ)L’epicentro è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV a una profondità di circa 14 km.

L’evento si colloca in un’area a pericolosità sismica molto elevata e va considerato come un evento appartenente alla sequenza sismica di Amatrice-Norcia-Visso legata all’estensione in atto lungo la catena appenninica.

3 km W Campotosto (AQ)

Localizzazione dell’evento di magnitudo Ml 4.2 avvenuto alle ore 04.13 italiane.

I Comuni entro 20 km dall’epicentro sono i seguenti (le colonne successive ai nomi dei Comuni indicano rispettivamente la provincia, la distanza dall’epicentro in km, gli abitanti):

L’evento sismico di questa notte ha interessato l’estremità meridionale dell’area attivata dalla sequenza sismica di Amatrice-Norcia-Visso ed è avvenuto a pochi chilometri a nord-est rispetto alle 4 scosse di magnitudo uguale e maggiore di 5.0, avvenute il 18 gennaio 2017 tra Barete e Capitignano, sempre in provincia dell’Aquila: magnitudo Mw 5.1 ore 10.25 italiane; Mw 5.5 ore 11.14 italiane; Mw 5.4 ore 11.25 italiane, Mw 5.0 ore 14.33 italiane). Dopo il 18 gennaio 2017, in questa specifica parte dell’area attivata dalla sequenza di Amatrice-Norcia-Visso, non sono state registrate altre scosse di magnitudo uguale o superiore a 4.0 prima di quella odierna.

Nella settimana precedente la scossa di oggi, questa parte dell’area complessivamente attivata dalla sequenza sismica di Amatrice-Norcia-Visso non ha mostrato un’attività sismica superiore alla media se non nella giornata di ieri, quando sono state registrate 26 scosse (5 di magnitudo uguale o superiore a 2.0) in un’area di 10 km di raggio in prossimità dell’evento odierno.
Ricordiamo che la sequenza di Amatrice-Norcia-Visso è ancora attiva e nell’area interessata si continua a registrare una sismicità ben superiore a quella di fondo (507 scosse nella settimana dal 10 al 17 luglio e 532 la settimana precedente).

A seguito della scossa delle ore 04:13 italiane di magnitudo Ml 4.2, fino alle ore 09:00 italiane, sono state registrate 22 scosse (3 di magnitudo maggiore o uguale a 2) in un raggio di circa 10 km dall’epicentro e con magnitudo massima 2.4 alle ore 4:16 italiane.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2017-07-22 04:45:22 ML 2.0 4 km NW Campotosto (AQ)
2017-07-22 04:18:57 ML 2.1 5 km NW Campotosto (AQ)
2017-07-22 04:16:03 ML 2.4 4 km NW Campotosto (AQ)
2017-07-22 04:13:07 ML 4.2 3 km W Campotosto (AQ)

Il terremoto di oggi, secondo i dati accelerometrici disponibili al momento, ha fatto registrare valori di scuotimento corrispondenti ad un’intensità strumentale su terreno roccioso fra il V e il VI grado della scala MCS.

Mappa di scuotimento espressa in termini di intensità. In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali . La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo. In generale, la scala dell’intensità Mercalli si basa sugli effetti che lo scuotimento induce e che viene riportata da un osservatore. http://shakemap.rm.ingv.it/shake/16415301/intensity.html

Questo andamento è in discreto accordo con i risultati dei questionari arrivati fino a questo momento sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it/. Il terremoto di questa notte è stato risentito nella città dell’Aquila, nella parte orientale della provincia dell’Aquila e della Regione e nel reatino. Di seguito la mappa (aggiornata alle ore 08:49) con la distribuzione del risentimento sismico espressa in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Per maggiori informazioni su questo evento: http://cnt.rm.ingv.it/event/16415301

Il rischio e la sua percezione

Sempre più spesso, oggigiorno, sentiamo parlare di percezione del rischio di “qualcosa”: criminalità, malattie, terrorismo, economico, etc. Ma cosa s’intende esattamente con il termine “percezione”? Quali sono i principali approcci scientifici allo studio della percezione? E inoltre, cosa intendono i sismologi con il termine rischio sismico e perché questo termine è spesso confuso o considerato sinonimo di pericolosità e pericolo? Introdurremo, infine, lo studio sulla percezione del rischio sismico in Italia realizzato dall’INGV in questi ultimi anni, i cui risultati saranno oggetto di successivi articoli di questa rubrica.

La percezione

Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, la nostra percezione del mondo non è un dato “oggettivo”, al contrario la percezione è fortemente influenzata – a volte addirittura distorta – dalla nostra mente e dalla rappresentazione che abbiamo del mondo. Gli esempi classici riguardano la percezione visiva. Immagini come quelle riportate di seguito (Figura 1) dimostrano chiaramente come il nostro modo di vedere è guidato oltre che dal senso della vista (in questo caso) anche dal nostro cervello che elabora le informazioni sensoriali secondo il contesto, la luce, il colore, le esperienze pregresse.

Figura 1 – A sinistra: variazione di percezione della lunghezza di un segmento in base alla variazione del contesto. A destra: il triangolo bianco viene percepito anche se in realtà non è disegnato.

Questo stesso modello percettivo – cioè guidato dalla nostra mente – influenza la nostra percezione ad un livello cognitivo complesso. In un famoso esperimento Loftus e Palmer (1974) sottoposero alcuni gruppi di soggetti alla visione di un filmato di due auto che si scontravano (vedi filmato). Subito dopo la visione del filmato lo sperimentatore formulava ai soggetti la seguente domanda, nella quale utilizzava un termine diverso: “A quale velocità andavano le due auto quando si sono fracassate/scontrate/colpite/urtate/toccate?” I due autori si accorsero che le risposte dei soggetti variavano sulla base del termine che era stato utilizzato nel porre la domanda, e che si ottenevano stime della velocità delle auto molto diverse. Nella tabella seguente (Tabella 1) sono riportati i risultati dell’esperimento, con una valutazione della velocità media delle risposte dei soggetti che varia da 31,8 Km/h se nella domanda si usa il termine “toccate” a 40,8 quando si usa il termine “fracassate”.

Termine usato nella domanda Velocità stimata
Fracassate (Smashed) 40,8
Scontrate (Collided) 39,3
Colpite (Bumped) 38,1
Urtate (Hit) 34,0
Toccate (Contacted) 31,8

Tabella 1 – Percezione della velocità delle auto nell’esperimento di Loftus e Palmer del 1974.

Ulteriori esempi di influenza sulla nostra percezione sono quelli conosciuti come teoria del contesto, che ha valso il premio Nobel per l’economia allo psicologo Daniel Kahneman nel 2002. Nel suo studio originale del 1981, condotto insieme a Amos Twesky, conosciuto come “Asian Desease Problem”, i due autori ponevano i seguenti quesiti a due gruppi di soggetti.

Gli USA si stanno preparando a fronteggiare l’insorgere di una malattia asiatica insolita, che dovrebbe colpire 600 persone. Per combattere la malattia sono stati proposti due programmi alternativi. Al primo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma A: 200 persone saranno salvate.
  • Programma B: C’è una probabilità di 1/3 che 600 persone saranno salvate e una probabilità di 2/3 che nessuna persona sarà salvata.

In questo quadro decisionale il 72% dei partecipanti preferiva il programma A, mentre il restante 28% optava per il programma B. Ad un secondo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma C: 400 persone moriranno.
  • Programma D: C’è una probabilità di 1/3 che nessuno muoia e una probabilità di 2/3 che moriranno 600 persone.

In questo secondo quadro decisionale, il 78% preferiva il programma D, mentre il restante 22% sceglieva il programma C.

I programmi A e C sono identici, così come i programmi B e D. La modifica del quadro decisionale tra i due gruppi di partecipanti ha prodotto un’inversione di preferenza: quando i programmi sono stati presentati in termini di vite salvate, i partecipanti hanno preferito il programma sicuro A (200 persone saranno salvate); quando i programmi sono stati presentati in termini di morti previste, i partecipanti hanno scelto la scommessa D (c’è la probabilità di 1/3 che nessuno muoia…).

Sulla base dei risultati ottenuti con questo tipo di esperimenti Tvesky e Kahneman hanno formulato la teoria del contesto (in inglese Frame Theory), che ritiene che le scelte siano effettuate dalle persone non sulla base di un effettivo calcolo delle probabilità, ma secondo il contesto in cui le scelte sono proposte. Gli autori hanno definito il primo un “contesto di guadagno” dove i soggetti manifestano una avversione al rischio (risk adversion); mentre il secondo è considerato un “contesto di perdite” dove le risposte da parte dei soggetti mostrano una tendenza alla ricerca del rischio (risk seeking). La teoria del prospetto ha integrato in una formulazione matematica gli aspetti più propriamente psicologici della valutazione individuale con il principio fondamentale della teoria dell’utilità attesa, secondo cui la scelta più razionale è quella che massimizza il prodotto del valore atteso di ogni evento per la sua probabilità.

In campo economico, prima delle ricerche di Tversky e Kahneman, si faceva esclusivo riferimento alla teoria della utilità attesa, che si basa sull’ipotesi che l’utilità di un agente, in condizioni di incertezza, possa essere calcolata come una media ponderata delle utilità in ogni stato possibile, utilizzando come pesi le probabilità del verificarsi dei singoli stati come stimate dall’agente (Von Neumann & Morgenstern, 1953).

Figura 2 – La funzione asimmetrica di valore di Kahneman e Tversky. Contrariamente alla tradizionale funzione di utilità, la funzione di valore viene definita rispetto alle variazioni della ricchezza. E’ più ripida rispetto alle perdite che rispetto ai guadagni, è concava nei guadagni e convessa nelle perdite. Questa proprietà della funzione di valore è alla base di numerose applicazioni pratiche, soprattutto a livello di marketing.

In conclusione, possiamo affermare che, questi studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che la nostra mente influenza, completa, distorce, i dati che provengono dai nostri sensi e che questo stesso processo avviene non soltanto a livello sensoriale ma anche ad un livello cognitivo più complesso, influenzando fortemente il nostro modo di conoscere e organizzare il mondo intorno a noi. Studiare la percezione – soprattutto quando si tratta di percepire a livello cognitivo un fenomeno complesso come il rischio – è fondamentale per capire quali sono le variabili che lo influenzano. Per questo, conoscere meglio la percezione del rischio può fornire un contributo fondamentale per una progettazione efficace di interventi educativi e di comunicazione del rischio.

Il rischio sismico

Oltre a comprendere meglio cos’è il concetto di percezione occorre ora però definire cosa si intende quando si parla di rischio sismico. Fortunatamente in sismologia e ingegneria sismica c’è un buon accordo rispetto alla definizione di rischio sismico, mentre questo non è sempre vero per le scienze sociali ed economiche che a volte presentano delle definizioni di rischio anche molto diverse tra loro.

In sismologia il rischio è definito come il prodotto di tre fattori: pericolosità, valore esposto, vulnerabilità. Proviamo brevemente a vedere cosa indicano questi termini.

In sismologia si usa il termine pericolosità per esprimere la probabilità che, in una determinata area geografica, si verifichi un terremoto di una certa magnitudo (o con una accelerazione attesa al suolo) in un definito intervallo di tempo. Gli studi che riguardano la pericolosità trovano una sintesi scientifica, alla quale contribuisce tutta la comunità scientifica, nelle mappe di pericolosità, che esprimono le attuali conoscenze in termini di pericolosità sismica a lungo, medio e breve termine (https://ingvcps.wordpress.com/tag/centro-pericolosita-sismica).

Con valore esposto si intende indicare le persone, gli edifici e in generale tutto ciò (si tratta dei cosiddetti beni tangibili e intangibili presenti su un determinato territorio) che è presente in una determinata zona geografica e che potenzialmente potrebbe essere distrutto o danneggiato a causa del verificarsi di un terremoto (Primo Rapporto ANCE/CRESME – Lo stato del territorio italiano 2012).

Il termine vulnerabilità attiene agli studi, principalmente di ingegneria sismica, che definiscono in modo puntuale o per categorie la propensione di un edificio a subire un danno al verificarsi di un terremoto di una determinata magnitudo o in presenza di una determinata accelerazione al suolo (http://www.reluis.it/).

Questi tre fattori, che insieme concorrono a definire il rischio sismico, oltre ad avere una precisa definizione, possono essere espressi in termini quantitativi ed effettuando la loro moltiplicazione si ottiene una quantificazione del rischio sismico. Ovviamente il rischio può essere espresso in diverse forme: per perdita di vite umane, per danneggiamento degli edifici, per danno economico (PIL), etc. e questo dipende dagli indicatori utilizzati e dal metodo e dalle procedure utilizzate per misurarli. In questo modo possono essere costruite delle vere e proprie mappe di rischio, che generalmente sono composte da diversi “strati di dati e di valori sovrapposti” che insieme concorrono ad esprimere in modo scientifico il rischio (GEM Integrated Risk Team).

 

La percezione del rischio sismico in Italia

In conclusione, possiamo ora provare a introdurre la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, i cui risultati saranno trattati approfonditamente nei prossimi articoli di questa rubrica. La ricerca sulla percezione del rischio sismico è stata finanziata dal Dipartimento della Protezione Civile nell’ambito dei progetti di ricerca dalla Convenzione DPC-INGV C2012 e C2014 (vedi riferimenti in bibliografia) e aveva l’obiettivo di costruire un questionario e di raccogliere i dati sulla percezione del rischio sismico dei cittadini italiani. Durante lo svolgimento della ricerca (2012-2015) è emerso un secondo obiettivo, forse più ambizioso del precedente, rivolto a costruire un dialogo tra gli scienziati che si occupano di rischio sismico e i comuni cittadini, e per questo si è pensato di organizzare un vero e proprio osservatorio sulla percezione del rischio sismico in Italia. Un tassello fondamentale per la costruzione dell’osservatorio è il questionario sulla percezione del rischio (vedi riferimenti bibliografici), che è uno strumento in grado di raccogliere e quantificare la percezione del rischio dei cittadini per poterla confrontare con il rischio “reale”, così come è definito e quantificato in ambito scientifico.

All’indirizzo www.terremototest.it  trovate il questionario sulla percezione del rischio che è possibile compilare online. Vi invitiamo a farlo, per dare il vostro contributo alla raccolta dei dati sulla percezione del rischio sismico nel nostro Paese e per aiutarci ad indirizzare meglio i nostri sforzi per mitigarlo.

Come già accennato, nei successivi articoli della rubrica, vi illustreremo la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, approfondiremo il metodo utilizzato e mostreremo i risultati delle indagini condotte.

Alla prossima puntata…

A cura di Massimo Crescimbene – psicologo (INGV – Roma1)


Riferimenti bibliografici

  • Crescimbene, M., La Longa, F., Camassi, R., & Pino, N. A. (2015). The seismic risk perception questionnaire. Geological Society, London, Special Publications, 419(1), 69-77.
  • Peter Lindsay, Donald A. Norman, L’ uomo elaboratore di informazioni, 1997, Academic Press Inc. London.
  • Luciano Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1992. ISBN 9788842041177.
  • Luciano Mecacci, Manuale di storia della psicologia, Firenze, Giunti, 2008. ISBN 9788809030787.
  • Progetto S2-2012 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza – Prodotto D2.6  https://sites.google.com/site/ingvdpc2012progettos2/deliverables/d2_6
  • Progetto S2-2014 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza, F. Pacor, A. Goretti – Prodotti D8.1-2-3, https://sites.google.com/site/ingvdpc2014progettos2/deliverables
  • Neumann, John von; Morgenstern, Oskar (1953). Theory of Games and Economic Behavior, Princeton, NJ: Princeton University Press.

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Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9, 9 giugno 2017

Un terremoto di magnitudo ML 3.9 (magnitudo momento preliminare Mw 3.8) è avvenuto questo pomeriggio alle ore 14:15 italiane (9 giugno 2017 ore 12:15 UTC) in provincia dell’Aquila, a pochi chilometri da Pizzoli, Barete e Capitignano. L’epicentro è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV a una profondità di circa 13 km.

5 km E Pizzoli (AQ)

I Comuni entro 20 km dall’epicentro sono i seguenti (le colonne successive ai nomi indicano rispettivamente la provincia, la distanza dall’epicentro in km, gli abitanti): Leggi il resto di questa voce

Eventi sismici tra le province di Macerata e Perugia, 27 aprile 2017

Questa sera (27 aprile 2017) tra le 23:09 e le 23:19 (italiane) la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato 3 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 3.5 tra le province di Macerata e Perugia, nell’area interessata dalla sequenza sismica iniziata nel mese di agosto del 2016.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2017-04-27 23:19:42 ML 4.1 4 km NW Visso (MC)
2017-04-27 23:16:58 ML 4.0 5 km NW Visso (MC)
2017-04-27 23:09:26 ML 3.5 5 km NW Visso (MC)

Come è visibile dalla mappa qui sotto i tre eventi hanno avuto come area epicentrale la zona al confine tra le Marche e l’Umbria nei pressi dei comuni di Visso (MC), Monte Cavallo (MC), Ussita (MC) e Preci (PG).

La sismicità dal 1 gennaio 2017 nell’area della sequenza sismica in Italia Centrale aggiornata alle ore 23:30 del 27 aprile. In rosso gli epicentri degli eventi dell’ultima ora.

I comuni entro 10 km dall’epicentro sono i seguenti (le colonne successive ai nomi indicano rispettivamente la provincia, la distanza dall’epicentro in km, gli abitanti):

Per maggiori informazioni sugli eventi di questa sera: http://cnt.rm.ingv.it/.

I terremoti del ‘900: 26 aprile 1917, cento anni dopo

Il 3 maggio 1917 un fante dell’esercito italiano acquartierato sul fronte di guerra italo-austriaco scriveva a casa, molto preoccupato:

“Cartolina dal fronte, 3 maggio 1917, da Castelli et al., 2016”.

“Zona di guerra, 3 maggio 1917. Carissimi genitori […] molto in agitazione mi tiene di non sentire – è diversi giorni – vostre notizie ma voglio sperare che il terremoto, come ho inteso che è stato nella nostra provincia, a Gubbio abbia risparmiato. Mi pare che i gastighi siano anche troppi e non mancherebbe anche questo […]”

Il terremoto che preoccupava il soldatino di Gubbio era accaduto sette giorni prima, in Valtiberina, al confine tra Umbria e Toscana.  A darne le primissime, generiche notizie era stata, il 27 aprile, la Gazzetta Ufficiale (che allora pubblicava non solo leggi e atti ufficiali ma anche notizie di cronaca fornite dall’agenzia di stampa Stefani).

Titoli di corrispondenze del Resto del Carlino del 27 e 30 aprile 1917.

«Ieri mattina, fra le 11.30 e le 11.40, si è verificata una forte scossa di terremoto nella provincia di Perugia e specialmente in quella di Arezzo. In quest’ultima Provincia danni di una certa gravità, ma fortunatamente senza vittime, si sono finora constatati nei comuni di San Sepolcro, Citerna, Santa Maria, Anghiari. Invece nel comune di Monterchi oltre a gravi danni ai fabbricati, si segnalano pure vittime e feriti. Dal prefetto di Arezzo è stato disposto l’invio immediato di soldati e funzionari di pubblica sicurezza, di medici e medicinali. Si recò sul luogo il sottosegretario all’interno on. Bonicelli, con funzionari del genio civile.» [Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 27 aprile 1917, n. 99, p. 2169].

Le vittime

Lo stesso giorno i maggiori quotidiani nazionali forniscono i primi dettagli, anzitutto sulle vittime, che si teme siano numerose: “si presume che a Monterchi, in seguito al terremoto, i morti superino la quarantina, fra cui alcune ragazze delle scuole.” [Corriere della Sera, 27 aprile 1917, p. 4].  Il 28 aprile si precisa il quadro del crollo della scuola di Monterchi: «sembra che i bambini e le bambine che si trovavano in essa al momento del terremoto fossero una ventina circa. L’edificio è crollato interamente. Tetto e pavimento sono sprofondati, travolgendo nelle macerie quei meschini che non avevano potuto mettersi in salvo in tempo, come hanno potuto fare alcuni, la maestra compresa» [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4]. In seguito però una corrispondenza da San Sepolcro chiarirà che i bimbi vittime del crollo della scuola fortunatamente sono stati solo 4.

Gli effetti del terremoto a Mercatale [La Domenica Illustrata, 20 maggio 1917].

Anche il totale delle vittime accertate si rivela inferiore rispetto ai timori iniziali: il Corriere della Sera del 28 aprile ne segnala 16 a Monterchi (dove però il recupero dei corpi è ancora in corso) e 1 ad Anghiari. Infatti al momento della grande scossa buona parte della popolazione si trovava già all’aperto, chi perché occupato a lavorare in campagna e chi perché impaurito da scosse più lievi che si erano avvertite nella mattinata.

A Monterchi [La Domenica del Corriere, 13 maggio 1917].

I feriti però sono molte decine, specie a Monterchi, Citerna, Anghiari e Sansepolcro, compresi anche alcuni soccorritori («l’ingegnere del genio civile Bruno Rossi, cinque pompieri e un cantoniere») travolti dai crolli causati a Monterchi, alle 13.55 del 27 aprile, dalla più forte delle molte repliche che seguirono la scossa principale [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4].

Gli effetti principali

Gli effetti complessivi del terremoto sono efficacemente sintetizzati in uno studio di Alfonso Cavasino (1935):

“1917 […] Al mattino del 26 aprile, a partire dalle 5h25m, cominciarono a sentirsi in vari paesi dell’alta valle del Tevere una mezza dozzina di scosse […] assai sensibili che misero in allarme quelle popolazioni, allorché a 10h36m dello stesso giorno [da poco era stata introdotta l’ora legale, Ndr] sopraggiunse una violentissima scossa che assunse tutti i caratteri di un vero disastro soprattutto a Monterchi e frazioni: ivi il 90% delle case si resero inabitabili e la maggior parte di esse crollarono, le rimanenti furono danneggiate più o meno lievemente; si dovettero inoltre deplorare una ventina di morti ed una trentina di feriti […] A Citerna, a Monte S. Maria Tiberina e nella frazione di Lippiano, a Lugnano […] il disastro fu un po’ meno grave, giacché solo il 50% delle case crollarono o si resero inabitabili e non vi furono vittime […] A S. Sepolcro il terremoto fu rovinoso: crollarono una diecina di case, oltre 200 si resero inabitabili, circa 900 rimasero lesionate e le rimanenti ebbero leggere lesioni. A S. Giustino ed Anghiari il danno fu un po’ meno grave, giacché non si verificarono crolli. A Città di Castello, Montone e Umbertide […] lesioni gravi in parecchie case, leggere nelle rimanenti. Ad Arezzo, Badia Tedalda, Bagno di Romagna, Castiglione Fiorentino, Civitella della Chiana, Cortona, Foiano della Chiana e Monte S. Savino si ebbero solo leggere lesioni in alcune case […] Le repliche, numerose nel primo giorno, andarono diminuendo nei giorni successivi e cessarono del tutto al mattino del 9 maggio. La più notevole […] ebbe luogo a circa 13h55m del 27 aprile, ed ebbe tale intensità nella zona epicentrale da provocare la caduta di qualche muro pericolante e rendere più gravi le lesioni prodotte dalla scossa principale del giorno precedente.” [Cavasino, 1935, pp. 160-161]

Distribuzione degli effetti del terremoto del 26 aprile 1917 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI15].

La lezione di Oddone

Il terremoto del 26 aprile 1917 causò un gravissimo danneggiamento agli edifici. Uno strumento prezioso per comprendere le ragioni del suo impatto disastroso è lo studio del 1918 in cui il sismologo Emilio Oddone pubblicò i risultati di una “visita al luogo del disastro” fatta circa venti giorni dopo l’evento, corredandoli con alcune immagini fotografiche di un certo interesse.

Emilio
Oddone (1861-1940).

Anche se lo scopo principale del lavoro di Oddone (1918) era sismologico -discutere i principali parametri del terremoto e fornire elementi per un suo inquadramento complessivo dal punto di vista geologico, storico e della vulnerabilità degli edifici-, le riflessioni per noi più originali e interessanti riguardano le cause del danneggiamento gravissimo osservato dal sismologo.  Oddone ne mette in evidenza diverse: le caratteristiche dei terreni di fondazione (i centri abitati più colpiti sono costruiti su forte rilievo o pendio); le caratteristiche dell’edilizia locale (altezza degli edifici, tetti pesanti e spingenti); i fattori economici e sociali che rendono migliore la qualità edilizia nei centri abitati più importanti (Città di Castello, Sansepolcro, Anghiari) e peggiore nelle zone più depresse, proprio come si è riscontrato nei recenti terremoti dell’Italia Centrale. In buona sostanza, osserva Oddone, «Il terremoto fortissimo, ha spazzato il mal fatto ed ha anche guastato varie costruzioni non cattive, ma si è spuntato contro i fabbricati ad ossatura buona; la qual cosa deve servire da monito e da conforto».

Anche nel 1917, come ai giorni nostri, nelle settimane successive al terremoto si discusse l’ipotesi di delocalizzare alcuni dei centri maggiormente danneggiati. A questo proposito Oddone non ha dubbi: «quelle borgate si devono conservare, solo occorre che le riparazioni e le ricostruzioni siano guidate dalle saggie [sic] norme dell’Ingegneria antisimica». Non c’è motivo di delocalizzare, basta costruire come si deve.

Cartoline illustrate che riproducono gli effetti del terremoto a Monterchi e Citerna [Tacchini, 1992].

Storia sismica, pericolosità, riduzione del rischio

Oddone si preoccupa anche di considerare la storia sismica, che nelle aree colpite dal terremoto del 1917 è complessa e abbastanza ben documentata almeno per i centri abitati più importanti (Città di Castello e Sansepolcro).

Storia sismica di Sansepolcro, DBMI15.

Passati in rassegna i principali terremoti storici dell’area (1352, 1389, 1458, 1694, 1789 e 1865) e osservato che essi «si seguono irregolarmente» e quindi la sismicità non è stazionaria, non presenta cadenze regolari nel tempo, Oddone affronta l’ancora attualissimo tema della possibilità di fare o meno ‘previsioni’. E giunge a una conclusione estremamente lucida

«in quanto a noi sismologi, possiamo dire molte cose assai più importanti di un presagio: possiamo dare agli ingegneri i dati che loro permettono di costruire le case asismiche, intese a risolvere il grande problema della sicurezza».

La lezione che questo terremoto fornisce è chiarissima:

«[…] si ispezionino a dati intervalli gli edifici esistenti, sia per far consolidare quelli che non offrono serie garanzie di solidità, sia per fare addirittura sgombrare quelli pericolanti […] nella ubicazione e costruzione di edifici sia sentito il parere di un sismologo e rispettati i regolamenti antisismici […] una severa disciplina nelle riparazioni o ricostruzioni di edifici varrà a difenderci bastantemente […]».

La ricostruzione

Ma è poi andata così? Non proprio. Dopo l’interesse iniziale, la vicenda del terremoto di Monterchi-Citerna scomparve rapidamente dalle pagine dei giornali; in un contesto storico difficile (le vicende belliche prima, la crisi del dopoguerra poi) e di una legislazione specifica ancora in embrione (si svilupperà solo nei decenni successivi, tra il 1924 e il 1935), la ricostruzione dei due paesi, nei siti originari, si svolse lentamente ed ebbe esiti discontinui e controversi. A Monterchi “l’opera fu condotta in modo discutibile, tanto che si diffuse il detto: ciò che non fece il terremoto lo ha fatto il Genio Civile” (Tacchini, 1992, p. 110). A Citerna, secondo il periodico L’Alta Valle del Tevere (citato in Tacchini, 1992):

“molto più gravi danni arrecarono quelli che con molti milioni dello Stato dovevano ripararli […] demolizioni inconsulte, mutilazioni sconce e non necessarie, riparazioni paliative, maltrattamento, sperpero e sottrazione di materiale demolito  e utilizzabile”.

Cento anni dopo

Il 27 aprile 1917 il Resto del Carlino pubblicava una corrispondenza della sera prima da Montescudo (Rimini), che dopo aver segnalato il forte avvertimento del terremoto, notava che «proprio in questi giorni si procedeva con celerità a gettare le fondamenta delle case antisismiche, destinate alle famiglie che ebbero distrutte le abitazioni dal terremoto dell’anno scorso» [Il Resto del Carlino – La Patria, 1917.04.27, n. 117, p. 2]).  A meno di un anno dai forti terremoti che – fra maggio e agosto 1916 – avevano colpito il Riminese e il Pesarese, si era avviata con decisione la ricostruzione con criteri antisismici. Il terremoto del 26 aprile 1917 (Mw 6.0), infatti, come ricordato in un post precedente, fa parte di una serie fra i più forti terremoti che caratterizzano la storia sismica  dell’Appenino Settentrionale: rispettivamente il 17 maggio (Mw 5.8) e 16 agosto 1916 (Mw 5.8), 10 novembre 1918 Appennino romagnolo (Mw 6.0), 29 giugno 1919 Mugello (Mw 6.4) e 7 settembre 1920 Garfagnana (Mw 6.5).

Rappresentazione cumulativa semplificata dei terremoti che fra 1916 e 1920 attraversano tutto l’Appennino Settentrionale, DBMI15.

Per questa ragione nel 2016, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, abbiamo avviato un progetto, con diverse scuole riminesi e pesaresi, che collega queste ricorrenze centenarie attraverso una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunità locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio, progetto che in una sorta di ideale passaggio di consegne, coinvolgerà, nei prossimi mesi, i diversi territori, dall’Adriatico alla Garfagnana.

In Valtiberina, una sfida che ci proponiamo di affrontare nell’ambito di questo progetto, è quella di scovare il maggior numero possibile di “memorie materiali” del terremoto del 1917. Ne conosciamo già alcune, per esempio a Monterchi  e a Sansepolcro  ma confidiamo nell’aiuto di studenti e cittadini di questo territorio così ricco di storia, per riuscire a riscoprire, condividere e valorizzare un patrimonio culturale tanto importante e, spesso, tanto dimenticato.

a cura di Romano Camassi (INGV – Bologna), Viviana Castelli (INGV – Bologna/Ancona).


Bibliografia

Castelli V., Camassi R., Cattaneo M., Cece F., Menichetti M., Sannipoli E.A. e Monachesi G., 2016. Materiali per una storia sismica del territorio di Gubbio: terremoti noti e ignoti, riscoperti e rivalutati, Quaderni di Geofisica, 133, http://www.ingv.it/editoria/quaderni/2016/quaderno133/“.

Cavasino A., 1935. I terremoti d’Italia nel trentacinquennio 1899-1933,  Roma.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G., 2007. CFTI4Med, catalogue of strong earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean area (760 B.C.-1500). INGV-SGA, http://storing.ingv.it/cfti4med/

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Oddone E., 1918. Il Terremoto dell’Alta Valle del Tevere del 26 Aprile 1917. Bollettino della Società Sismologica Italiana, 21, pp. 9-27.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds), 2016. CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15

Tacchini A., 1992. L’Alta Valle del Tevere in cartolina, Città di Castello.


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