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Terremoto M 7.1 in Messico del 19 settembre ore 20:14 italiane

Un terremoto di magnitudo 7.1 è avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane (ore 13:14 locali) in Messico centrale.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 7.1 avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane nel Messico centrale.

I dati ricevuti in tempo reale nella sala di monitoraggio sismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno permesso di localizzare l’evento: epicentro a circa 55 km da Puebla e 120 km da Città del Messico, con coordinate geografiche (lat, lon) 18.6198.43 ad una profondità superiore ai 50 km. Va ricordato che per terremoti di questa magnitudo la rappresentazione dell’evento con un punto (l’ipocentro) non è adeguata, in quanto a muoversi è una faglia di dimensioni all’incirca 50 km x 20 km. Essendo questa faglia ubicata a circa 200 chilometri dalla costa, non è stata diramata un’allerta tsunami per questo terremoto, diversamente da quello di magnitudo 8.0 dell’8 settembre 2017.

Sismogramma del terremoto di magnitudo 7.1 avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane nel Messico, registrato da tre stazioni sismiche della Rete Sismica Nazionale.

Situato all’interno di tre grandi placche tettoniche, il Messico è una delle regioni sismicamente più attive  del mondo. Il movimento relativo di queste placche crostali provoca frequenti terremoti e, di tanto in tanto, eruzioni vulcaniche. La maggior parte della terraferma messicana è situata, infatti, sulla placca nord-americana che si muove verso ovest.

Il terremoto di ieri si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos sotto le placche del Nord America e dei Caraibi.

Il Messico ha una lunga storia di terremoti distruttivi e di eruzioni vulcaniche. Il 19 settembre 1985, un terremoto di magnitudo 8.0 provocò più di 9.500 vittime a Città del Messico.

Localizzazione dell’epicentro del terremoto del 19 settembre 2017 e della sismicità precedente (fonte: USGS)

Il terremoto del 19 settembre 2017 è avvenuto molto probabilmente all’interno della placca di Cocos, dove questa si approfondisce e si inflette sotto il continente nordamericano. La maggior parte dei forti terremoti della regione messicana avviene lungo le coste pacifiche, compreso quello del 19 settembre 1985 che causò migliaia di vittime, ma ci sono precedenti importanti anche nella regione continentale, come l’evento del 15 giugno 1999, magnitudo 7.0.

Schema del processo di “subduzione” della placca di Cocos al di sotto del Messico. Si notano gli ipocentri dei terremoti all’interno della placca laddove si inflette e si approfondisce verso est (fonte: USGS)

La capitale del Messico, pur essendo ubicata ad oltre un centinaio di chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto del 19 settembre 2017, ha subìto gravi danni e crolli totali di alcuni edifici. La città è, infatti, costruita su un antico bacino lacustre i cui sedimenti tendono ad amplificare la durata e l’ampiezza dello scuotimento, producendo una sorta di effetto “budino”. Per questo motivo il terremoto del 1985 provocò così tanti crolli e vittime nella capitale pur trovandosi a circa 400 chilometri di distanza dall’epicentro.


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Terremoto M8.0 al largo del Messico del 8 settembre ore 06:49 italiane

Un terremoto di magnitudo 8.0 è avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 8.0 avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico.

I dati ricevuti in tempo reale nella sala di monitoraggio sismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno permesso di localizzare l’evento: epicentro in mare, vicino alla costa di Chiapas, Mexico, con coordinate geografiche (lat, lon) 15.13-93.69 ad una profondità di 72 km.

Sismogramma del terremoto di magnitudo 8.0 avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico. Stazione BRMO (Bormio, SO) della Rete Sismica Nazionale.

Il terremoto si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos sotto le placche del Nord America e dei Caraibi.

Sismicità della regione centroamericana. I terremoti come quello odierno avvengono per il movimento della placca di Cocos che si inflette e scivola al di sotto della placca nordamericana e di quella caraibica. Gli epicentri in rosso rappresentano i terremoti più superficiali, mentre quelli in verde, che avvengono all’interno del Messico e del Guatemala, sono più profondi.

A causa della elevata magnitudo e delle caratteristiche del terremoto, pochi minuti dopo l’evento è stato lanciata l’allerta tsunami per il Messico e per gli stati confinanti. In effetti sono state poi rilevate delle onde di tsunami alle stazioni mareografiche messicane. La figura sotto mostra le oscillazioni del livello del mare misurato al mareografo di Salina Cruz, dove si sono rilevate variazioni di circa 1 metro rispetto al livello medio del mare.

Oscillazioni del livello del mare misurate alla stazione mareografica di Salina Cruz, Mexico. L’onda lunga è dovuta alla marea. Si può notare l’arrivo dell’onda di tsunami intorno alle ore 05:15 con un periodo dell’onda di circa 35 minuti. L’oscillazione di lungo periodo ben visibile prima dell’arrivo dello tsunami è dovuta alla marea.

Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, responsabile per il monitoraggio degli tsunami sismo-indotti nel Mediterraneo, analizza i dati sismici e del livello del mare in tutto il mondo. Pur non inviando le relative allerte agli organismi internazionali per eventi fuori dalla regione mediterranea, effettua ugualmente le analisi a scala globale a scopo di esercitazione.

La simulazione dei livelli di allerta per la regione interessata, fornita dal CAT pochi minuti dopo l’evento.

Nel caso del terremoto del Messico il CAT ha stimato tempestivamente la magnitudo (M8) e simulato l’invio dell’allerta molto circa 9 minuti dopo l’evento. Le mappe sotto mostrano la simulazione dei livelli di allerta per la regione interessata, fornita dal CAT pochi minuti dopo l’evento.


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Nuove informazioni sui social INGVterremoti

Fornire al pubblico una informazione immediata e comprensibile sulla localizzazione degli eventi sismici, tempo origine ed evoluzione del calcolo a cui è soggetta la localizzazione e anche la magnitudo, è uno degli obiettivi principali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Già da fine marzo scorso, l’INGV ha provveduto a inserire, nella lista degli eventi sismici localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) e pubblicate sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (http://cnt.rm.ingv.it/), le seguenti ulteriori informazioni:

  • nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia
  • posizione relativa del terremoto rispetto al Comune (esempio: 4 km SE (Sud-Est) Campo di Giove, AQ);
  • visualizzazione predefinita dell’ora italiana per il tempo origine del terremoto con la possibilità di sostituirla con l’ora internazionale (UTC);
  • indicazione del tipo di magnitudo calcolata per ciascun terremoto (ML, Mw, Md, ecc) in modo da rendere possibile associare un eventuale ulteriore aggiornamento.

Le stesse modifiche sono attive anche su tutti gli altri canali della piattaforma INGVterremoti (Twitter, Facebook, App IOS e Android).

Da oggi, il nuovo tweet e il post su Facebook avranno questa struttura informativa: tipo di magnitudo e suo valore, ora italiana e data del tempo origine del terremoto, indicazione del nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia, posizione relativa del terremoto rispetto al Comune e, infine, la profondità.

E’ stata, inoltre, riprogettata e velocizzata l’App INGVterremoti, eliminando la gestione del database che ne rallentava l’aggiornamento. Questa scelta, tuttavia, richiede la connessione alla rete attivata per poterla utilizzare. Particolare attenzione è stata data alle informazioni scientifiche riguardanti i terremoti; nelle App INGVterremoti sono, infatti, presenti due sezioni collegate al blog INGVterremoti ingvterremoti.wordpress.com.

Terremoto dell’Isola d’Ischia del 21 agosto 2017: il rilievo macrosismico

A seguito del terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto 2017, alle ore 20:57 italiane, squadre del gruppo operativo QUEST (QUick Earthquake Survey Team) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con personale dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) hanno iniziato a svolgere il rilievo macrosismico sul terreno a partire dal pomeriggio del 23 agosto. Il rilievo è stato condotto secondo la scala europea EMS98 (European Macroseismic Scale [Grünthal, 1998] da qui in poi EMS, che contempla una casistica dettagliata di tipologie costruttive e di livelli di danno miranti a rendere il più oggettiva possibile la valutazione dell’intensità) ed ha riguardato solo il danno esterno agli edifici.

L’area maggiormente danneggiata (e quasi unicamente) è risultata la parte collinare di Casamicciola Terme, il cui abitato è distribuito sul versante settentrionale dell’isola. Per distinguere chiaramente le zone a diversità di danneggiamento all’interno dello stesso territorio comunale di Casamicciola Terme, sono state tenute separate, in questa fase del rilievo, due aree: la parte collinare di Casamicciola (Zona Rossa) e Marina di Casamicciola.

Marina di Casamicciola non appare particolarmente danneggiata, avendo subito danni lievi anche se abbastanza diffusi (Intensità EMS VI).

Sulla parte collinare (Zona Rossa) l’abitato di Casamicciola risulta edificato sulle creste di piccole vallette o terrazzi e conoidi, a guisa di piccoli insediamenti separati. Qui il danno si presenta localmente molto grave. Infatti, sebbene la maggioranza delle abitazioni fosse di tipo B, secondo la classificazione della scala EMS (edifici di buona fattura in mattoni o blocchetti di tufo o pietra squadrata),  non erano presenti tiranti e catene o altri elementi vincolanti. Percentualmente, invece, poche le case di tipo A (edifici in pietra non lavorata, muratura a sacco con malte scadenti a volte assenti, in generale le più vulnerabili) e di tipo C (generalmente in cemento armato o in muratura cordolata).

Casamicciola. Lesione sulla parete con espulsione di muratura.

I danni osservati sono pochi crolli totali, molti danni come lesioni a croce, perdita di verticalità e ribaltamento di pareti, espulsione di spigoli, qualche crollo parziale (vedi foto sopra e sotto). Gli edifici in cemento armato hanno subito in rari casi danni come lievi lesioni alle tamponature.

Casamicciola. Crollo parziale.

Il complesso dei danni osservati giustifica l’assegnazione del grado VIII alla zona rossa di Casamicciola Terme.

Danni diffusi anche nella frazione Fango di Lacco Ameno a cui è stata assegnata una intensità pari al VII EMS. In Lacco Ameno capoluogo si osservano sporadici danni molto lievi (Intensità EMS V).

La assegnazione dei gradi più bassi, laddove non vi è manifestazione del danno, è stata svolta tramite interviste alla popolazione, con la valutazione degli effetti transitori, come la caduta di oggetti e il livello di percezione della popolazione.

Località Intensità EMS
Casamicciola T. (zona rossa) VIII
Fango (Lacco Ameno) VII
Marina di Casamicciola VI
Fontana V-VI
Ciglio V
Lacco Ameno V
Serrara V
Forio IV-V
Perrone IV-V
Barano IV-V
Ischia Porto IV

La concentrazione dei danni e loro gravità configura un chiaro effetto di sito nella zona collinare di Casamicciola Terme. Questo si accorda anche con la fortissima attenuazione osservata: infatti, a distanze anche molto ridotte dalla zona più danneggiata, non compare alcun effetto di danno (vedi tabella sopra).

Il rilievo è ancora in corso da parte delle squadre di QUEST al fine di completare il quadro di risentimento su tutta l’isola.


Citare come R. Azzaro, S. Del Mese, G. Martini, S. Paolini, A. Screpanti, V. Verrubbi A. Tertulliani (2017), QUEST- Rilievo macrosismico per il terremoto dell’isola di Ischia del 21 agosto 2017, Rapporto interno, doi:10.5281/zenodo.849091.

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Terremoto dell’Isola d’Ischia del 21 agosto 2017: dichiarazione del Presidente dell’INGV, Carlo Doglioni

In questi giorni su diversi organi di stampa sono usciti articoli che paventano inefficienze nell’operato dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) durante l’emergenza a Ischia. In realtà la macchina organizzativa interna e le analisi condotte sono state svolte e continuano con i consueti rigore e sollecitudine. Tutti i prodotti scientifici forniti in questi giorni dall’INGV alle istituzioni competenti rispettano totalmente i requisiti qualitativi e i protocolli decisi per la gestione delle emergenze che rappresentano lo stato dell’arte a livello mondiale. L’INGV è il più importante ente geofisico in Europa ed è un patrimonio nazionale con personale di altissima professionalità e con una serie di reti osservazionali di inestimabile valore per la comunità scientifica e per i cittadini. Metterne in dubbio la competenza, la terzietà e l’efficienza significa non conoscere come funziona l’istituto, alimentare una polemica inutilmente pretestuosa e danneggiare ingiustamente l’immagine di un’istituzione pubblica di ricerca che opera quotidianamente per la sorveglianza sismica e vulcanica in Italia.

Come da procedura consolidata e formalizzata con il Dipartimento della Protezione Civile, l’INGV fornisce entro pochi minuti dall’evento sismico la stima della magnitudo di un qualsiasi terremoto sul territorio nazionale maggiore o uguale a 2.5 (1.5 per Ischia e i Campi Flegrei). Tale procedura è stata adottata anche la sera del 21 agosto scorso in cui la sala sismica di Roma, che riceve i dati registrati dalle oltre 400 stazioni sismiche distribuite sul territorio nazionale, ha rilevato un evento a Ischia di Ml 3.6. Questa è chiamata magnitudo locale (Ml) ed è un valore che, pur potendo avere un errore in più o meno di circa 0.2, è tuttora confermato. La sala operativa dell’INGV a Napoli ha contemporaneamente elaborato le registrazioni sismiche dell’evento e calcolato con una tecnica diversa (magnitudo durata, Md) stimando il terremoto a Md 4. L’INGV ha comunicato in tempo reale alla Protezione Civile anche questo nuovo dato secondo le procedure concordate con la stessa per le aree vulcaniche. Una stima successiva della magnitudo momento (Mw) ha confermato la M 4. Tutte le stime di magnitudo maggiori di quest’ultima sono dimostrabilmente non realistiche sulla base dei dati a nostra disposizione.

Veniamo alla localizzazione dell’evento: anche qui vi sono dei protocolli chiari che prevedono una valutazione in automatico e delle successive verifiche e raffinamenti progressivi. I tempi dell’emergenza non sono quelli della ricerca scientifica accurata che sono necessariamente più lunghi.

Nell’emergenza, la prima stima della profondità, fatta entro i 2 minuti in cui la sala sismica registra la scossa, è sempre approssimativa. La seconda valutazione ha portato l’evento a circa 5 km di profondità, 3 km a nord di Casamicciola. Queste le stime nella fase critica: tuttavia, consapevoli dell’importanza di queste informazioni in una vicenda tragica come quella di Ischia, l’Ente si è immediatamente attivato per una migliore localizzazione dell’evento (raggiunta nei giorni scorsi e comunicata la mattina del 25 agosto alla Commissione Grandi Rischi) che è stato innalzato a circa 2 km di profondità e all’interno dell’isola.

ischia localizzazione

L’INGV ha comunicato i dati e le elaborazioni che sono state via via elaborate nella più totale trasparenza e rapidità, non ultimi quelli fondamentali dell’effetto di sito rilevato; infatti, oltre alla superficialità dell’ipocentro, ha giocato un ruolo fondamentale l’amplificazione delle onde al passaggio in terreni con velocità sismiche basse, che hanno variato addirittura l’accelerazione di gravità di oltre un quarto, provocando le oscillazioni del suolo e il conseguente danneggiamento degli edifici, nonostante la magnitudo relativamente modesta.

Roma, 26 agosto 2017


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