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SPECIALE 2018, un anno di terremoti

Nel corso del 2018 la Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV ha localizzato 23180 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 63 eventi al giorno sono stati localizzati dai nostri ricercatori e tecnici in turno H24 nella Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV. Poco meno di 3 ogni ora, uno ogni 20 minuti.

In realtà i terremoti che avvengono in un territorio sismico come quello italiano sono molti di più. Parliamo naturalmente di micro-terremoti, quelli che rimangono al di sotto della soglia di rilevamento. Pur essendo questa soglia di magnitudo molto bassa in molte regioni d’Italia (in diverse aree del territorio nazionale siamo in grado di localizzare accuratamente eventi di magnitudo anche inferiore a 1.0), quando si installano delle reti temporanee più dense della RSN, come accaduto per esempio nella zona tra Lazio, Umbria e Marche a partire dall’agosto 2016, siamo in grado di rilevare e localizzare un numero di eventi fino a dieci volte superiore.

La mappa della sismicità localizzata nel 2018 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

I terremoti localizzati nel 2018 sono in numero decisamente minore rispetto a quelli identificati in Italia negli ultimi due anni, Leggi il resto di questa voce

Open Day INGV 20 gennaio 2019 – Terremoti tra memoria e prevenzione

Domenica 20 gennaio, dalle 10.00 alle 18.00, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) aprirà al pubblico le porte della sua sede romana in Via di Vigna Murata 605 per parlare di terremoti, memoria e prevenzione, oltre ad aprire la propria Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami e i laboratori dove si studiano gli eventi sismici, i vulcani e l’ambiente.

Attraverso visite guidate, incontri con i ricercatori e percorsi didattici, l’INGV invita la cittadinanza a conoscere da vicino le attività di ricerca e di servizio dell’Ente per condividere la costante attenzione dell’Istituto verso il territorio e la mitigazione dei rischi naturali.

Dalle 11.00 alle 13.00 si svolgerà una Tavola Rotonda sul tema della giornata e dalle 14.30 alle 18.00 si terranno una serie di seminari sulle ricerche svolte presso l’INGV.

Il Presidente dell’INGV Carlo Doglioni, il Consigliere della Regione Lazio, già Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, il Direttore Italo Giulivo del Dipartimento della Protezione Civile, il Capo Dipartimento Roberto Marino di Casa Italia e referenti del volontariato e degli ordini professionali animeranno la Tavola Rotonda.

L’evento intende ricordare in particolare il terremoto del 13 gennaio 1915 della Marsica, con oltre 30.000 vittime e danni vastissimi nell’Italia centrale, rappresentando uno degli eventi sismici più distruttivi della storia d’Italia. La manifestazione si associa alla Legge della Regione Lazio che ha istituito la “Giornata regionale dell’alfabetizzazione sismica” (L.R. 18 dicembre 2018, n. 12), finalizzata alla sensibilizzazione virtuosa della società civile.

Clicca qui per scaricare il programma della giornata

http://comunicazione.ingv.it/index.php/comunicati-e-note-stampa/1873%20OPEN-DAY-INGV-20-GENNAIO-2019-TERREMOTI-TRA-MEMORIA-E-PREVENZIONE


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DISS, ovvero il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane

Il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane (DISS Working Group, 2018) è un repository georiferito di informazioni di natura sismotettonica. Con il termine sismotettonica si intende il settore disciplinare che si interessa dei rapporti tra la geologia, la tettonica attiva e la sismicità di una data area, e che ha come obiettivo principale l’individuazione delle strutture che generano terremoti – le sorgenti sismogenetiche – e la stima del loro potenziale (per un approfondimento si veda un articolo recente di P. Vannoli e P. Burrato, pubblicato su Geologia dell’Ambiente).

Figura 1: Ultima versione (v. 3.2.1) del Database DISS accessibile online dalla pagina http://diss.rm.ingv.it/diss/

Perché “sorgenti sismogenetiche”? In cosa il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane si differenzia da una normale mappa di faglie attive?

Leggi il resto di questa voce

Evento sismico Ml 4.2 (Mw 4.1) in provincia dell’Aquila, 1 gennaio 2019

Questa sera, alle ore 19:37 italiane del 1 gennaio 2019, è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV un terremoto di magnitudo ML 4.2 (Mw 4.1), con epicentro 3 km ad ovest di Collelongo nel settore meridionale della provincia dell’Aquila, ad una profondità di 17 km. 

Epicentro del terremoto Ml 4.2 del 1 gennaio 2019 e la sismicità nell’area nelle ultime 24 ore (in arancione) e dal 1 gennaio 2018 (in blu).

L’evento è stato localizzato in un’area ad alta pericolosità sismica così come mostrato nella mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale con accelerazione attese comprese tra 0.225 e 0.25 di g.

Dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (versione 2015) notiamo che l’area epicentrale del terremoto di oggi è qualche chilometro a SUD dell’epicentro del forte terremoto del 13 gennaio 1915 di magnitudo stimata Mw 7.1 con risentimenti massimi fino al XI grado MCS.  Altri eventi sismici significativi nelle vicinanze sono avvenuti nel 1927 (Mw 5.2) nel 1922 (Mw 5.2). Il 28 febbraio 2015 fu registrato un evento di magnitudo Mw 4.1 poco a nord dell’epicentro di questa sera, nei pressi di Luco dei Marsi (AQ).

Secondo i dati accelerometrici, l’evento presenta accelerazioni di picco che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso fino al IV-V grado della scala MCS (http://shakemap.rm.ingv.it).

Il terremoto di questa sera è stato risentito in molti comuni tra le province dell’Aquila, Frosinone e Roma, ma anche nella provincia di Teramo. La mappa preliminare dei risentimenti del terremoto elaborata con gli oltre 1400 questionari è già disponibile sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it ed in aggiornamento al seguente link.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Fino a questo momento, ore 20.30, si registrano nell’area due eventi successivi di bassa magnitudo (Ml 0.9 e Ml 1.4).


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Approfondimento e aggiornamento sull’attività sismica e vulcanica in area etnea

Alle ore 03:19 italiane di oggi, 26 dicembre 2018, nel basso fianco sud-orientale dell’Etna, si è verificato uno dei terremoti più energetici mai registrati sul vulcano. L’evento sismico, di magnitudo Ml pari a 4.8, Mw 4.9, è stato localizzato 1 km a sud dall’abitato di Lavinaio (CT), alla profondità di circa 1 km sotto il livello del mare. Il terremoto è stato ampiamente avvertito dalle popolazioni residenti in quasi tutto il comprensorio catanese, provocando danni ed alcuni feriti nelle aree più prossime all’epicentro.

Figura 1 – Fleri: Danni alla Chiesa di Maria Santissima del Rosario (Foto INGV).

Circa un paio di ore prima, alle ore 01:09 italiane, il terremoto era stato anticipato da un’altra scossa, di magnitudo Ml 3.3, localizzata poco più a nord-est e alla stessa profondità.

Il terremoto delle ore 03:19 è verosimilmente legato all’attivazione della faglia Fiandaca e della faglia di Pennisi, due delle strutture più meridionali del sistema tettonico delle Timpe. Il danneggiamento maggiore è infatti distribuito lungo tali strutture vulcano-tettoniche, insieme ai vistosi effetti di fagliazione superficiale associati all’evento sismico. La distribuzione del danneggiamento e l’estensione della fagliazione sono molto simili a quelle riportate dalle fonti storiche per il terremoto dell’8 agosto 1894 (Int. max 8-9 EMS, Mw 4.6), che ha rotto la faglia di Fiandaca per l’intera lunghezza.

Altri eventi storici documentati dal catalogo sismico storico sono avvenuti nel 1875, 1907 e 1984, ma furono meno energetici e dovuti all’attivazione di parti della faglia di Fiandaca.

Il terremoto di questa notte si è verificato il terzo giorno dall’inizio dell’eruzione vulcanica in atto all’Etna, che sta interessando le porzioni sommitali del vulcano e la valle del Bove. In particolare, una fessura eruttiva apertasi alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est nella mattinata di giorno 24 dicembre ha prodotto una nube di cenere ricaduta prevalentemente nei dintorni di Zafferana Etnea (CT) ed una colata lavica che si riversa in Valle del Bove dopo aver attraversato la sua parete occidentale (Figure 2 e 3).

Figura 2. – La nuova fessura eruttiva e le bocche che hanno alimentato, e ancora alimentano debolmente, del colate di lava (Foto INGV).

Figura 3. – Colate laviche in avanzamento all’interno della Valle del Bove (Foto INGV).

Questo fenomeno vulcanico è stato preceduto di alcune ore ed è accompagnato fino a tutt’oggi da un’importante attività deformativa e sismica, che ha generato circa 1.100 terremoti di cui circa 60 superano magnitudo Ml 2.5 (Fig. 4); inoltre, è stato registrato un significativo incremento dell’ampiezza media del tremore vulcanico durante la giornata del 24 dicembre e attualmente, seppur in diminuzione, i valori restano al di sopra della norma.

Figura 4. – Mappa epicentrale dei terremoti più energetici registrati a partire dal 24 dicembre 2018. Il terremoto registrato alle 03:19 di oggi, di magnitudo Ml 4.8, è riportato con il rombo blu.

Nel corso degli ultimi tre giorni la sismicità registrata ha coinvolto diversi settori del vulcano: in particolare, nelle prime ore del 24 dicembre si è manifestata in area sommitale in coincidenza del teatro eruttivo, dalla superficie fino a 2 km di profondità sotto il livello del mare. Successivamente, si è posizionata lungo la parete occidentale e meridionale della Valle del Bove, fino a profondità di 4-5 km sotto il livello del mare.

E’ opportuno segnalare che il terremoto di oggi non risulta generato da movimenti di masse magmatiche presenti in area epicentrale, bensì rappresenta, probabilmente, la risposta fragile del fianco orientale del vulcano ad uno stress indotto dal sistema magmatico che in questo momento è sorgente dell’eruzione. Spesso accade, infatti, che l’intrusione di un dicco magmatico trasferisca uno stress alle strutture tettoniche circostanti provocando terremoti anche di elevata magnitudo.

L’attuale situazione eruttiva poco si discosta dalla casistica più riconosciuta per le eruzioni effusive etnee, in occasione delle quali un trasferimento di stress dalle masse intruse verso le porzioni più superficiali dei fianchi del vulcano può generare l’innesco di terremoti anche diversi chilometri lontano dai centri eruttivi.

Sulla base delle attuali manifestazioni dell’attività eruttiva, sono esclusi, al momento, problemi alle popolazioni ed alle principali infrastrutture: infatti, l’effusione lavica prodotta si riversa dalla base del Nuovo Cratere di Sud-Est entro l’ambiente desertico dell’ampia Valle del Bove. Tuttavia, sebbene le evidenze vulcanologiche più superficiali indichino una diminuzione dell’attività eruttiva generale, le informazioni desunte dai segnali geofisici non permettono di escludere una possibile alimentazione, tuttora in corso, del dicco che si è intruso. Sulla base della distribuzione della sismicità attuale, tale dicco potrebbe interessare un settore diverso dall’attuale teatro eruttivo, con l’apertura di nuove fratture eruttive a quote più basse di 2400 metri, in coincidenza della parete occidentale ed in quella meridionale della Valle del Bove.

L’Osservatorio Etneo dell’INGV sta continuamente monitorando l’evolversi dei fenomeni in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e tutte le Autorità di Protezione Civile.


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