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Terremoti in provincia di Parma, 19 novembre 2017

Oggi, 19 novembre 2017 alle ore 13:37 italiane, è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV un terremoto di magnitudo Richter ML 4.4 (magnitudo momento Mw 4.4) in provincia di Parma ad una profondità di 32 km. I comuni più vicini all’epicentro sono tutti in provincia di Parma (Fornovo di Taro, Varano de’ Melegari, Terenzo, Calestano, Solignano) e la città di Parma dista 26 km.

Tra ieri e oggi, sono stati 34 complessivamente gli eventi sismici localizzati in quell’area, di cui 14 hanno avuto magnitudo pari o maggiore di 2.0 con un terremoto di magnitudo 3.3 avvenuto alle ore 13.10 italiane di oggi, poco prima dell’evento di magnitudo 4.4.

Questa scossa è avvenuta lungo l’Appennino parmense dove i terremoti sono frequenti e spesso interessano la porzione profonda della crosta, al di sotto dei 20 km, diversamente dai terremoti del 2012 nella Pianura Padana che invece interessarono la copertura sedimentaria più superficiale.

Il meccanismo focale ottenuto con i dati delle forme d’onda della Rete Sismica Nazionale mostra che il terremoto si è generato molto probabilmente su una faglia inversa e il movimento è stato di tipo compressivo, con asse di massima compressione orientato circa nordest-sudovest. La magnitudo momento Mw calcolata è pari a 4.4.

Meccanismo focale del terremoto di oggi in provincia di Parma. Il simbolo rosso e bianco indica il tipo di geometria e movimento della faglia responsabile del terremoto. La stella rossa è l’epicentro del terremoto e i triangoli rossi sono le stazioni sismiche usate nel calcolo.

Negli ultimi 12 anni, in quest’area si è avuta una sismicità diffusa con terremoti al di sotto di magnitudo 5, il più forte dei quali è il terremoto profondo 72 km avvenuto il 27 gennaio 2012.

L’area interessata dal terremoto odierno è caratterizzata storicamente da sismicità moderata, pur in un contesto di relativa incompletezza storica delle informazioni disponibili. Allo stato attuale delle conoscenze, infatti, la storia sismica dell’area appare ragionevolmente completa per classi di magnitudo Mw≥4.5 solo a partire dalla fine del XIX secolo, pur conservando traccia di un paio di terremoti significativi nel 1818 (Mw 5.2) – l’evento più rilevante della storia sismica dell’area – e nel 1834 (Mw 5.1).

Allargando l’area di osservazione a 30 km dall’epicentro, la storia sismica si arricchisce di numerosi eventi localizzati sulla città di Parma, che è ovviamente il punto di ‘registrazione’ delle informazioni storiche, senza però che emergano eventi di particolare consistenza.

Anche la storia sismica osservata di Fornovo di Taro, località più prossima alla localizzazione dell’evento di oggi, pur poco significativa in termini di completezza storica, presenta solo tre episodi di danneggiamento leggero o moderato, rispettivamente per i terremoti della Garfagnana del 7 settembre 1920 [Int. 6-7 MCS], del Parmense del 15 luglio 1971 [Int. 7 MCS] e del Parmense del 9 novembre 1983 [Int. 6 MCS].

Storia sismica osservata a Fornovo di Taro (PR): nella scala MCS il grado 6 classifica l’inizio del danneggiamento leggero, ma diffuso (Database macrosismico italiano DBMI15).

Dal punto di vista della pericolosità sismica, l’area interessata dai terremoti di questi giorni è caratterizzata da una pericolosità medio-alta con valori di accelerazione attesa tra 0.150 e 0.175 g.

L’epicentro del terremoto Ml 4.4 delle ore 13:37 italiane sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

La mappa di scuotimento dell’evento di magnitudo M 4.4, espressa in termini di intensità in scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), è ottenuta convertendo i valori di picco del moto del suolo (espresso in termini di accelerazione e in velocità) in intensità attraverso una relazione empirica ricavate dai dati registrati e macrosismici disponibili.

La mappa di scuotimento dell’evento di magnitudo M4.4 avvenuto oggi, 19 novembre 2017, alle ore 13.37 italiane espressa in termini di intensità in scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) è ottenuta convertendo i valori di picco del moto del suolo (espresso in termini di accelerazione e in velocità) in intensità attraverso una relazione empirica ricavate dai dati registrati e macrosismici disponibili.

Secondo i questionari di http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto è stato risentito diffusamente in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, in una parte del Piemonte, del Veneto e della Toscana.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. Cliccare sulla mappa per vedere la versione aggiornata http://mappe.haisentitoilterremoto.it/17671101/mcs.jpg

Per maggiori informazioni sul terremoto di magnitudo 4.4 si veda la pagina informativa dell’evento.

Terremoti in provincia di Trapani, ottobre 2017

Una sequenza sismica ha interessato nei giorni scorsi l’area di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e più precisamente dal 27 settembre scorso, quando un evento di magnitudo 2.6 si è verificato nei pressi del lago artificiale della Trinità, formato per lo sbarramento del fiume Delia. Da allora gli eventi di magnitudo superiore a 2 sono stati 5 in tutto, anche se moltissimi altri di magnitudo più piccola si sono succeduti e, a causa della loro modesta profondità ipocentrale (tra 2 e 8 km), sono stati a volte avvertiti dalla popolazione.

Sismogramma della stazione sismica CAVT di Castelvetrano (TP) tra il 17 e il 19 ottobre. Sono visibili molti piccoli terremoti e quello di magnitudo 2.4 avvenuto il 19 ottobre alle ore 06.16 italiane (ora 04.16 UTC).

L’area di Castelvetrano è stata tra quelle colpite dalla disastrosa sequenza sismica iniziata il 14 gennaio 1968, che provocò danni ingenti e vittime in molti paesi della Valle del Belice.

Sismogramma del terremoto del Belice del 15 Gennaio 1968 (Mw 6.4, CPTI15), registrato dalla stazione di Messina

I modelli sismotettonici di questa regione sono stati inizialmente condizionati dall’ipotesi di faglie trascorrenti attive orientate N-S presenti nell’avampaese siciliano. Secondo questa ipotesi, tali faglie sono state considerate responsabili dei maggiori terremoti della Sicilia occidentale (es. l’evento del Belice nel 1968, Gasparini et al., 1985; Meletti et al., 2008). L’ultima zonazione del territorio nazionale (ZS9) segue questo schema sismotettonico. In essa la Sicilia appare nella parte centro-occidentale come un grande dominio asismico, con la sola esclusione di una fascia N-S comprendente l’area del Belice (Zona 934 della ZS9, Meletti et al., 2008).

In maniera alternativa, altri ricercatori (Lavecchia et al., 2007) hanno proposto come sorgente principale dei maggiori eventi sismici che hanno colpito la Sicilia centro-meridionale il sovrascorrimento alla base della catena orogenica (Sicilian Basal Thrust, si veda figura sotto).

Schema strutturale semplificato della struttura a thrust presente nell’area del Belice-Castelvetrano.

In questo studio hanno diviso la provincia sismogenetica compressiva in due sotto province, una superficiale e una profonda, sulla base dell’analisi dei terremoti storici e strumentali (di magnitudo M>4) con ipocentro compreso tra 0 e 30 km di profondità, e la realizzazione di sezioni geologiche e geofisiche regionali. La parte più superficiale, fino a 10 km di profondità, sarebbe strutturalmente caratterizzata dalla presenza di pieghe, faglie inverse (thrust) e faglie trascorrenti (strike-slip) originatesi a partire dal Pliocene superiore. La porzione profonda, tra 10 e 25 km di profondità, è caratterizzata da terremoti con meccanismi focali compressivi da thrust e trascorrenti con assi P orientati circa N-S (Anderson e Jackson, 1987; Frepoli e Amato, 2000; Neri et al., 2005; Pondrelli et al., 2006; Montone et al., 2012). A tale sub-provincia questi ricercatori attribuiscono l’origine di 11 terremoti con magnitudo compresa tra 4.5 e 5.5 avvenuti in Sicilia occidentale, fra cui quello dell’area del Belice del 1968.

Attraverso l’integrazione di dati SAR, GPS, morfotettonici, archeosismologici e di geofisica marina, lo studio multidisciplinare di Barreca et al. (2014) ha evidenziato l’attività di una faglia orientata NE-SO tra Castelvetrano e Campobello di Mazara come rampa di thrust obliqua (si intende un sovrascorrimento la cui direzione forma un angolo acuto rispetto alla direzione di trasporto tettonico; al contrario, in una rampa frontale le due direzioni sono ortogonali) immergente a NO, che potrebbe essere responsabile della sismicità storica dell’area. Tale attività coinvolge anche un insediamento archeologico di età greco-romana e potrebbe avere avuto un ruolo sia nei terremoti connessi alla distruzione della città greca di Selinunte, che nella sequenza simica del 1968 (figura sotto).

La sequenza sismica della Valle del Belice ed i terremoti di Selinunte. In blu la localizzazione e il meccanismo focale dell’ultimo terremoto di magnitudo Mw 4.9 verificatosi in Sicilia sudoccidentale il 7 giugno 1981 (da Barreca et al., 2014 che erroneamente riporta la data del 22 giugno 1981).

Quello che si evince da queste analisi è che stiamo parlando di un’area caratterizzata da una geodinamica particolarmente importante e che è dunque soggetta a crisi sismiche di varia entità. Nelle figure che seguono vengono rappresentate le distribuzioni, nel tempo e nello spazio, degli eventi che hanno interessato l’area della Sicilia sudoccidentale negli ultimi 30 anni. Sono chiaramente visibili quattro raggruppamenti temporali negli anni 1998, 2005-2006, 2010-2012, 2014-2015.

Distribuzione spaziale dei terremoti avvenuti in Sicilia sud-occidentale dal 1985 ad oggi (fonte dati http://info.terremoti.ingv.it/). Utilizzando colori diversi per evidenziare i diversi periodi temporali.

Andamento temporale delle sequenze sismiche che hanno interessato la Sicilia sudoccidentale dal 1985 in poi. In figura sono anche riportate le profondità ipocentrali degli eventi e la loro magnitudo.

L’attuale sequenza sembrerebbe aver avuto inizio alla fine del 2016, con alcuni eventi localizzati intorno alla città di Calatafimi, seguiti a maggio di quest’anno da un altra serie di terremoti con epicentro intorno a Menfi. La generale variabilità della distribuzione degli epicentri è da ricollegare a diversi fattori (non ultimi la disponibilità di dati e la qualità della rete sismica), ma certamente sono stati attivati vari sistemi faglie che hanno in comune un prevalente rilascio energetico a livello superficiale, tra i 5 e i 15 km di profondità.

Anche la sequenza che si sta verificando in questi giorni presenta questa caratteristica e ciò spiegherebbe anche la marcata percettibilità dei terremoti nell’area più prossima alle localizzazioni epicentrali. In estrema sintesi, dunque, tale sismicità sarebbe da associare alle strutture di “accomodamento” (splays frontali rappresentate nella terza figura) delle pieghe profonde, che si manifestano in superficie anche con fessurazioni sul terreno e fenomeni di creeping (movimenti della superficie lenti e asismici) rilevabili con reti geodetiche o telerilevamento SAR.

a cura di Mario Mattia  (INGV, Sezione di Catania) e Paolo Madonia (INGV, Sezione di Palermo).


Bibliografia

Anderson, H., J. Jackson (1987), Active tectonics of the Adriatic region. Geophys, J. R. Astron. Soc., 91, 937-983.

Barreca G., V. Bruno, C. Cocorullo, F. Cultrera, L. Ferranti, F. Guglielmino, L. Guzzetta, M. Mattia, C. Monaco, F. Pepe (2014), Geodetic and geological evidence of active tectonics in south-westernSicily (Italy). J. Geodyn., doi: 10.1016/j.jog.2014.03.004.

Frepoli, A., A. Amato (2000), Spatial variation in stresses in peninsular Italy and Sicily from background seismicity. Tectonophysics, 317, 109-124.

Gasparini, C., G. Iannaccone, R. Scarpa (1985), Fault-plane solutions and seismicity of the Italian peninsula. Tectonophysics, 117, 59-78.

Lavecchia, G., F. Ferrarini, R. de Nardis, F. Visini, M. S. Barbano (2007), Active thrusting as a possible seismogenic source in Sicily (Southern Italy): Some insights from integrated structural-kinematic and seismological data. Tectonophysics, 445, 145-167. doi:10.1016/j.tecto.2007.07.007.

Meletti, C., F. Galadini, G. Valensise, M. Stucchi, R. Basili, S. Barba, G. Vannucci, E. Boschi (2008), A seismic source zone model for the seismic hazard assessment of the Italian territory. Tectonophysics, 450, 85–108, doi:10.1016/j.tecto.2008.01.003.

Montone, P., M. T. Mariucci, S. Pierdominici (2012), The Italian present-day stress map, Geophys. J. Int., 189, 705-716, doi:10.1111/j.1365-246X.2012.05391.x.

Neri, G., G. Barberi, G. Oliva, B. Orecchio (2005), Spatial variations of seismogenic stress orientations in Sicily, south Italy. Phys. Earth Planet. Int., 148, 175-191.

Pondrelli, S., S. Salimbeni, G. Ekström, A. Morelli, P. Gasperini and G. Vannucci, 2006, The Italian CMT dataset from 1977 to the present, Phys. Earth Planet. Int.doi:10.1016/j.pepi.2006.07.008,159/3-4, pp. 286-303.

Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9 (Mw 3.7), 10 settembre ore 21.58

Questa sera, alle ore 21:58 italiane (10 settembre 2017), è  stato localizzato un terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 3.7) in provincia dell’Aquila, nella Piana del Fucino. I comuni più vicini all’epicentro sono: Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e Tagliacozzo (AQ).

L’epicentro del terremoto di questa sera di magnitudo ML 3.9.

Il terremoto è stato avvertito nella parte meridionale della provincia dell’Aquila e nella vicina provincia di Roma, come evidenziato dagli oltre 200 questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione del risentimento del terremoto sul territorio.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. Cliccare sulla mappa per vedere la versione aggiornata http://mappe.haisentitoilterremoto.it/17025201/mcs.jpg

Di seguito la mappa con la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo.

In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo. In generale, la scala dell’intensità Mercalli si basa sugli effetti che lo scuotimento induce e che viene riportata da un osservatore.

Guardando la mappa della sismicità dal 1985 si nota che la zona in cui si è verificato il terremoto ha avuto un’attività sismica scarsa, nonostante si tratti dell’area interessata dal forte terremoto del 1915. La zona a nord è, invece, caratterizzata dai numerosi epicentri della sequenza aquilana del 2009.

Terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dal 1985 al 2016 (fonte: http://cnt.rm.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) mostra che la zona del Fucino e della Marsica è caratterizzata dal violento terremoto del 13 gennaio 1915, un  terremoto che provocò danni gravissimi ad Avezzano, in tutta la Piana del Fucino e in numerose località della Valle Roveto e della media Valle del Liri. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu dell’XI grado della scala MCS, la magnitudo stimata (Mw) 7.1.

Il terremoto di questa sera è avvenuto nella stessa area del terremoto del 24 febbraio 1904 che provocò danni a Rosciolo de’ Marsi, Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e nei comuni e località adiacenti. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu del IX grado della scala MCS, la magnitudo stimata Mw 5.7.

Sismicità storica dell’Italia centrale (fonte: CPTI15), sovrapposta alla pericolosità sismica (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Guardando la zona dell’evento odierno rispetto alla Mappa di Pericolosità del territorio nazionale, si vede che esso ricade in un’area a pericolosità alta, dove l’accelerazione attesa è compresa tra 0.225 e 0.250 g, riferita a suoli rigidi con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni.


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Nuove informazioni sui social INGVterremoti

Fornire al pubblico una informazione immediata e comprensibile sulla localizzazione degli eventi sismici, tempo origine ed evoluzione del calcolo a cui è soggetta la localizzazione e anche la magnitudo, è uno degli obiettivi principali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Già da fine marzo scorso, l’INGV ha provveduto a inserire, nella lista degli eventi sismici localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) e pubblicate sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (http://cnt.rm.ingv.it/), le seguenti ulteriori informazioni:

  • nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia
  • posizione relativa del terremoto rispetto al Comune (esempio: 4 km SE (Sud-Est) Campo di Giove, AQ);
  • visualizzazione predefinita dell’ora italiana per il tempo origine del terremoto con la possibilità di sostituirla con l’ora internazionale (UTC);
  • indicazione del tipo di magnitudo calcolata per ciascun terremoto (ML, Mw, Md, ecc) in modo da rendere possibile associare un eventuale ulteriore aggiornamento.

Le stesse modifiche sono attive anche su tutti gli altri canali della piattaforma INGVterremoti (Twitter, Facebook, App IOS e Android).

Da oggi, il nuovo tweet e il post su Facebook avranno questa struttura informativa: tipo di magnitudo e suo valore, ora italiana e data del tempo origine del terremoto, indicazione del nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia, posizione relativa del terremoto rispetto al Comune e, infine, la profondità.

E’ stata, inoltre, riprogettata e velocizzata l’App INGVterremoti, eliminando la gestione del database che ne rallentava l’aggiornamento. Questa scelta, tuttavia, richiede la connessione alla rete attivata per poterla utilizzare. Particolare attenzione è stata data alle informazioni scientifiche riguardanti i terremoti; nelle App INGVterremoti sono, infatti, presenti due sezioni collegate al blog INGVterremoti ingvterremoti.wordpress.com.

SPECIALE 2016, un anno di terremoti

Il 2016 ha avuto un numero molto importante di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: poco più di 53.000 gli eventi. Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente aumentato: più che raddoppiati rispetto al 2014 e più che triplicati rispetto al 2015.

Se la sismicità del 2014 e quella del 2015 sono state caratterizzate da numerose sequenze sismiche anche importanti come quella nel bacino di Gubbio, non è difficile capire la causa dell’elevato numero di terremoti del 2016, dovuto in grandissima parte alla sequenza sismica in Italia centrale iniziata il 24 agosto con un terremoto di magnitudo Mw 6.0 localizzato in provincia di Rieti e proseguita con altri eventi di magnitudo al di sopra di 5.0 e soprattutto con il terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre, il più forte mai registrato dalla Rete Sismica Nazionale in funzione dai primi anni ’80.

La sismicità in Italia nel 2016.

La mappa della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2016.

La maggior parte dei terremoti localizzati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 42.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono circa 3400 gli eventi nel 2016, circa 5 volte quelli del 2015.

Grafico 2016

Grafico dell’andamento temporale della sismicità (magnitudo M>=1.5) su tutto il territorio nazionale nell’anno 2016, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4.0). La scala temporale non è lineare e quindi la sismicità prima del 24 agosto è condensata in una piccola porzione del grafico (sinistra).

Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità sono stati diversi gli eventi di magnitudo maggiore o uguale di 5.0 durante il 2016, mentre nel 2014 e nel 2015 non se ne erano registrati. Sono stati in totale 6 gli eventi di magnitudo maggiore di 5.0 avvenuti durante questo anno, 2 di magnitudo maggiore o uguale a 6.0 (gli eventi del 24 agosto, Mw 6.0 e del 30 ottobre, Mw 6.5). Altri 3 eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 sono stati localizzati nell’area della sequenza sismica in Italia centrale (24 agosto, Mw 5.4, 26 ottobre, Mw 5.4 e Mw 5.9), mentre un altro terremoto di magnitudo Mw 5.8 è avvenuto con epicentro nel mar Tirreno il 28 ottobre.

Numerosi sono stati i terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0: 64 eventi, oltre 50 di questi localizzati nell’area della sequenza.

Nella tabella qui sotto sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo maggiore o uguale di 4.5. Solo l’evento profondo del 26 ottobre (Mw 5.8) non è stato localizzato nelle province interessate dalla sequenza iniziata in agosto.

Data e Ora  Magnitudo  Provincia/Zona  Profondità 
24 agosto 03:36 6.0 Rieti 8
24 agosto 03:37 4.5 Rieti 9
24 agosto 04:33 5.4 Perugia 8
24 agosto 13:50 4.5 Perugia 10
26 agosto 06:28 4.8 Rieti 9
26 ottobre 19:10 5.4 Macerata 9
26 ottobre 21:18 5.9 Macerata 8
26 ottobre 23:42 4.5 Macerata 10
28 ottobre 22:02 5.8 Tirreno Meridionale 481
30 ottobre 07:40 6.5 Perugia 9
30 ottobre 07:44 4.6 Perugia 8
30 ottobre 08:13 4.5 Rieti 11
30 ottobre 14:07 4.5 Perugia 10
01 novembre 08:56 4.8 Macerata 10
01 novembre 01:35 4.7 Macerata 8

Riguardando il grafico del’andamento temporale della sismicità del 2016 è possibile notare come nei primi mesi dell’anno la sismicità è stata in linea con gli ultimi mesi del 2015. Infatti la media giornaliera di eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale è stata intorno a 40 terremoti, mentre dal mese di agosto questa media è aumentata fino a raggiungere il valore di circa 300, con giorni in cui sono stati registrati oltre 600 eventi.  Alla fine la media giornaliera di eventi registrati nel 2016 si attesta sui 145, decisamente più alta rispetto ai 40 del 2015 e ai 60 del 2014.

Il 2016 è stato quindi caratterizzato, per i primi 7-8 mesi (gennaio a fino all’ultima settimana di agosto), da una sismicità in linea con gli ultimi anni e nei quattro mesi finali dalla sequenza sismica in Italia centrale che ha portato a stabilire alcuni record da quando esiste la Rete Sismica Nazionale.

Questa situazione è ben visibile nel grafico qui sotto dove sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l’impatto della sequenza iniziata il 24 agosto sulla sismicità complessiva nel grafico sono rappresentati oltre al numero totale di eventi (blu) localizzati nel territorio nazionale, anche il numero di eventi nell’area della sequenza (rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (verde).

Grafico 2016 2

Sono tante le considerazioni che vengono fuori analizzando questo grafico, tra queste: l’incremento del numero totale di eventi dal mese di agosto con il record nel mese di novembre quando sono stati registrati oltre 12.000 terremoti; l’andamento della sismicità al di fuori dell’area della sequenza che si mantiene costante durante tutti i mesi dell’anno con un piccolo calo solo nell’ultimo periodo dovuto alla forte attività in Italia centrale (si veda in seguito); il numero di eventi registrati nell’area della sequenza prima del 24 agosto che non evidenzia nessun incremento di sismicità, ma rimane costante durante i primi 7 mesi dell’anno.

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti. Notevole è stato lo sforzo del personale INGV per garantire localizzazioni veloci e accurate nonostante questa sequenza sia stata caratterizzata da un numero importante di eventi.

La sismicità prima del 24 agosto

Come già detto, la sismicità prima del 24 agosto ha rispecchiato l’andamento degli ultimi anni in particolare gli ultimi mesi del 2015 con un numero mensile di terremoti intorno al migliaio, pochi eventi di magnitudo maggiore di 4.0 e qualche piccola sequenza. Nella mappa qui sotto sono visualizzati i circa 8.000 terremoti dal 1 gennaio fino al 23 agosto 2016, gli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 sono davvero pochi e, in maggior parte, localizzati al di fuori dei confini nazionali o in mare.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

Tra questi ricordiamo il terremoto di magnitudo Mw 4.2 del 6 gennaio localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata da una sequenza con circa 200 eventi registrati solo nel mese di gennaio.  Altre due piccole sequenze sono state registrate in questi primi mesi del 2016: la prima in Sicilia orientale tra le province di Ragusa e Siracusa con oltre 30 eventi localizzati dal 6 febbraio con l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.2) avvenuto l’8 febbraio e nettamente risentito in una vasta area della Sicilia orientale; la seconda avvenuta nell’area a nord del lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo,  con l‘evento principale del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1 e oltre 45 terremoti verificatisi tra il 30 e il 31 maggio di magnitudo mediamente basse.

Infine in questo periodo sono state molto attive dal punto di vista sismico le aree del basso Tirreno, nei pressi delle Isole Eolie e quella del canale di Sicilia dove si sono stati localizzati anche 3 eventi di magnitudo maggiore di 4.

La sequenza in Italia centrale

Con il terremoto di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 del 24 agosto localizzato in provincia di Rieti tra i comuni di Accumoli e Amatrice è iniziata una sequenza sismica che solo nel 2016 ha fatto registrare quasi 45.000 terremoti in un’area che si estende per circa 80 km di lunghezza e 20-25 km di larghezza, a cavallo di 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche) e 7 province (Rieti, L’Aquila, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli e Teramo).

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il 2016.

La mappa dei circa 45.000 terremoti registrati in Italia centrale dal 24 agosto 2016.

Nell’ultima settimana di agosto e nei successivi mesi di settembre e ottobre l’impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale è molto elevato. Sia a settembre che a ottobre ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica, quasi 10.000 a settembre e circa 7000 in ottobre.

In particolare, durante l’ultima settimana di ottobre, la sequenza ha avuto una evoluzione  con eventi particolarmente forti e distruttivi in un’area più a nord di quella attivata ad agosto, tra le province di Perugia e Macerata: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.9, e quello del 30 ottobre di magnitudo magnitudo 6.5. Quest’ultimo è da considerarsi il terremoto più forte di tutta la sequenza, ma anche l’evento di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

La mappa della sequenza sismica dal 24 agosto: in rosso gli eventi dell'ultima settimana, dalle ore 07:40 del 30 ottobre.

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale aggiornata al 6 novembre 2016. I due colori rappresentano gli eventi dal 24 agosto (blu) e gli eventi dal 30 ottobre (rosso). Le stelle rappresentano i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5.0.

Nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale superando anche 500-600 eventi al giorno. Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Di seguito i link degli APPROFONDIMENTI (articoli, video, animazioni, report) sulla Sequenza Sismica in Italia Centrale pubblicati sul BLOG INGVterremoti:
Primo approfondimento sulla sequenza (24 agosto) 
La stima della magnitudo dell’INGV (26 agosto)
La sismicità storica dell’area (26 agosto)
SHAKEmovie: propagazione delle onde sismiche del terremoto (26 agosto)
Alla ricerca della faglia (28 agosto)
Revisione degli eventi sismici in corso (30 agosto)
La sequenza sismica in Italia Centrale: un primo quadro intepretativo dell’INGV (30 agosto)
Visualizziamo in 3D la faglia sorgente del terremoto (1 settembre)
Le shakemap, lo scuotimento del terremoto (5 settembre)
Le reti GPS misuranolo spostamento della faglia (6 settembre)
Effetti in superficie rilevati dal Gruppo EMERGEO (8 settembre) 
Story Maps della sequenza (8 settembre)
Analisi dello scuotimento del terreno (9 settembre)
Misure dello spostamento del suolo tramite interferometria satellitare (16 settembre)
Modellazione della sorgente sismica e trasferimento di stress sulle faglie limitrofe (21 settembre)
La sequenza ad un mese dal suo inizio: un aggiornamento sugli studi in corso (23 settembre)
Sequenza sismica in Italia centrale, nuove scosse 26 ottobre (26 ottobre)
Propagazione preliminare delle onde sismiche dell’evento M 6.5 del 30 ottobre (30 ottobre)
Primo approfondimento dopo le scosse del 30 ottobre (30 ottobre)
INGVterremoti EarthQuake Report
Animazione spazio-temporale sequenza dal 24 agosto al 31 ottobre
La magnitudo del terremoto del 30 ottobre (31 ottobre)
Prime interpretazioni dall’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar Sentinel-1 (2 novembre)
Approfondimento scarpate di faglia prodotte dal terremoto del 30 ottobre (3 novembre)
I vulcanelli di fango nella provincia di Fermo (11 novembre)

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree fuori dalla sequenza 

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree non interessate dalle sequenza è stata in linea con i primi mesi del 2016: una leggera diminuzione del numero di eventi localizzati di bassa magnitudo (M<2.0) è dovuta all’enorme impegno dei turnisti della Sala Operativa di monitoraggio sismico, concentrati prevalentemente a localizzare le centinaia di eventi al giorno della sequenza.

Fanno eccezione alcuni terremoti registrati in ottobre con ipocentro nel mar Tirreno. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi avvenuti nel mese di ottobre (M 4.7 e M 5.3)

Tutti gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA  pubblicati nel 2016 sono consultabili attraverso una story maps  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2016 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente LINK.

La story map

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

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