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Sciame sismico sull’Etna: aggiornamento del 9 dicembre 2015

Ieri, 8 dicembre 2015, le stazioni della Rete Sismica della Sicilia Orientale gestita dell’Osservatorio Etneo (INGV-Catania) hanno registrato uno sciame sismico nel medio-alto versante nord-orientale dell’Etna.

I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati disponibili al momento. Gli orari degli eventi sono espressi in UTC (-1h rispetto all'ora solare italiana). http://www.ct.ingv.it/it/terremoti-recenti-etna.html

Localizzazione degli eventi sismici avvenuti negli ultimi 7 giorni . I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati disponibili al momento. Mappa da http://www.ct.ingv.it/it/terremoti-recenti-etna.html

Gli eventi principali si sono verificati alle ore 10:28 italiane (magnitudo M=3.6), alle ore 10:32 (M=2.7), alle ore 10:36 (M=2.3) e alle ore 11:53 (M=3.2), alle ore 21:06 (M=2.1). Questi eventi sono stati localizzati nella zona compresa tra Piano Provenzana e Piano Pernicana a una profondità di circa 2-4 km.

foto a sinistra, di Boris Behncke dell'INGV-Osservatorio Etneo, scattata il mattino del 9 dicembre 2015

L’Etna in attività la mattina del 9 dicembre 2015 (Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo).

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SPECIALE Una faglia attiva in Sicilia Occidentale identificata grazie a uno studio multidisciplinare

Nonostante l’elevato numero di vittime e la devastazione indotta, il terremoto del Belice del 1968 non ha avuto un particolare riscontro nell’attività di ricerca geologica e geofisica nel corso di questi anni. Pochi e tipicamente monodisciplinari sono i lavori scientifici che hanno avuto come oggetto quel terremoto e il suo contesto geodinamico.

Per questa ragione, circa tre anni fa un gruppo costituito da ricercatori dell’INGV di Catania, dell’Università di Catania, dell’Università di Napoli e dell’Università di Palermo ha cominciato un lavoro sistematico di raccolta dati e analisi sul terreno che aveva come finalità la comprensione del contesto tettonico e geodinamico che rende la zona della Valle del Belice così esposta al verificarsi di eventi sismici quali quelli del 1968 e quelli che hanno interessato l’area di Selinunte tra il V-IV secolo A.C. e il IV secolo D.C.

Il punto di partenza è stato un set di immagini satellitari SAR del satellite ESA ENVISAT acquisiti tra il 2003 e il 2010 e che mostrano (Figura 1) due aree in Sicilia Occidentale caratterizzate da anomale velocità di deformazione.

Figura 1: Immagine SAR dell’area della Sicilia Occidentale in cui è nettamente visibile la deformazione associata al movimento del tratto di faglia tra Campobello e Castelvetrano. L’altra area con marcate variazioni è associata ad un massiccio sfruttamento della falda acquifera in quella zona.

Figura 1: Immagine SAR dell’area della Sicilia Occidentale in cui è nettamente visibile la deformazione associata al movimento del tratto di faglia tra Campobello e Castelvetrano. L’altra area con marcate variazioni è associata ad un massiccio sfruttamento della falda acquifera in quella zona.

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