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I terremoti del Friuli del 1976 e le sequenze multiple di terremoti

La sequenza sismica che ha colpito il Friuli nel 1976 è stata molto lunga, con diverse scosse di magnitudo elevata che si sono protratte per molti mesi. Al terremoto principale di magnitudo 6.5, avvenuto il 6 maggio alle 21 della sera, sono seguite numerose repliche (aftershocks) nei giorni e nei mesi successivi.

Friuli

Distribuzione della sismicità dal 1° gennaio 1976 al 31 dicembre 1977 in Friuli

Alcuni di essi hanno avuto magnitudo elevata, ma soltanto due hanno raggiunto magnitudo 5, senza eccedere il valore di 5.2. Terremoti di magnitudo superiore a 4 furono registrati per circa due mesi, fino alla metà di luglio; poi per il resto dell’estate la sequenza sembrò esaurirsi. Invece, l’11 settembre e il 15 settembre, oltre quattro mesi dopo la scossa devastante di maggio, si verificarono altri forti terremoti di magnitudo superiore a 5 con due eventi di magnitudo 5.9 e 6.0, rispettivamente alle ore 04.15 e 10.21 locali del 15 settembre. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico in provincia di Udine: aggiornamento e approfondimento

Il terremoto di magnitudo ML 4.1 avvenuto questa notte alle ore 01:45 italiane è stato avvertito, anche se in modo lieve, in una vasta area del Friuli e del Veneto, come evidenziato dai circa 150 questionari compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio.

L’evento è stato risentito in molti comuni della regione friulana: da Tolmezzo (posto a circa 9 km a ovest dell’epicentro) a Moggio Udinese, Resiutta, Amaro, Venzone e molti altri.

mcs_30.01.2015

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Al momento (le 09:30) sono state localizzate nella zona quattro repliche di magnitudo inferiore a 2.

Terr_storici

Sismicità storica dell’Italia nord-orientale (fonte: CPTI). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

La zona in cui si è verificato il terremoto è ben nota per la sua sismicità storica. L’area interessata dall’evento odierno si pone poco a nord dell’area interessata dai terremoti del 1976, che raggiunsero magnitudo 6.5 con effetti distruttivi. In ragione di questi eventi sismici e di molti altri avvenuti in precedenza, l’area appartiene alla fascia ad elevata pericolosità delle Alpi e Prealpi orientali. A tal proposito sono disponibili su questo blog due articoli sul terremoto del 26 marzo 1511 al confine tra Italia e la Slovenia e sulla geologia dell’area interessata da quell’evento.

La pericolosità sismica della Calabria (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

La pericolosità sismica dell’Italia nord-orientale (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

Il regime tettonico della regione è caratterizzato dalla convergenza tra la microplacca adriatica (a sud) e la placca eurasiatica (a nord), che determina una fascia di raccorciamento crostale e meccanismi dei terremoti di tipo compressivo. Il meccanismo focale determinato dall’inversione del tensore momento sismico usando la tecnica del TDMT indica un tipo di meccanismo di fagliazione alternativamente su un piano sub-orizzontale immergente a NE o su una faglia verticale con direzione NE-SO. Meccanismi focali di questo tipo si sono già verificati nella stessa zona. La magnitudo momento Mw calcolata è pari a 3.8.

Terremoto M4.1 in provincia di Udine 30 gennaio ore 1:45

Un terremoto di magnitudo 4.1 è avvenuto alle 01:45 (ora italiana) in provincia di Udine.

udine

Epicentro del terremoto in provincia di Udine (30 gennaio ore 01:45) M4.1

 

Alcune informazioni sull’evento e sulla regione sono disponibili qui. L’evento è stato risentito in molti comuni della regione friulana: da Tolmezzo (posto a circa 9 km a ovest dell’epicentro) a Moggio Udinese, Resiutta, Amaro, Venzone e molti altri, come mostra la mappa di scuotimento calcolata con i dati della Rete Sismica Nazionale INGV e della Rete Accelerometrica del DPC. Anche i questionari compilati sul web dai nostri corrispondenti sul luogo (che ringraziamo) mostrano il risentimento del terremoto nella regione (si veda qui). Leggi il resto di questa voce

GPS e faglie attive: Daniele Cheloni premiato dall’Associazione per la Geofisica “Licio Cernobori”

L’Associazione per la Geofisica Licio Cernobori – AGLC, nata il 30 Ottobre del 2000 per ricordare Licio Cernobori, ricercatore dell’OGS prematuramente scomparso, ha come fine la promozione degli studi geofisici, e soprattutto la formazione scientifica e la crescita dei più giovani. Oltre all’attività didattica/divulgativa che i componenti dell’Associazione svolgono in diverse occasioni, sono stati finanziati negli anni diversi convegni, scuole, progetti, iniziative in Italia e all’estero. Dal 2010 l’Associazione ha istituito un premio per i giovani relatori al Congresso annuale GNGTS nell’ambito delle tre tematiche “Geodinamica”, “Caratterizzazione sismica del territorio” e “Geofisica Applicata”.

Quest’anno (2014), il vincitore per il Tema 1 “Geodinamica” è Daniele Cheloni dell’INGV, che è stato premiato nel corso dell’ultimo Convegno nazionale del GNGTS (Gruppo Nazionale di Geofisica per la Terra Solida) tenutosi a Bologna dal 25 al 27 novembre. Daniele è stato premiato per il lavoro “Interseismic coupling along the southern front of the Eastern Alps and implications for seismic hazard assessment in NE Italy”, nel quale documenta l’accumulo di deformazione lungo il fronte meridionale delle Alpi Orientali (NE dell’Italia) attraverso misure di geodesia spaziale (GPS) e discute il possibile contributo della deformazione asismica, la magnitudo e i tempi di ricorrenza dei forti terremoti necessari per bilanciare la deformazione attiva osservata, con interessanti implicazioni in termini di pericolosità sismica.

Gli attuali processi sismo-tettonici attivi dell’Italia nord-orientale sono dominati dalla convergenza della microplacca Adriatica rispetto a quella Eurasiatica, la quale si muove in senso antiorario ad una velocità di pochi millimetri all’anno (circa 1.5-2.0 mm/anno) rispetto a quella Eurasiatica stabile (Figura 1). Questo movimento viene quasi totalmente assorbito lungo il fronte meridionale delle Alpi Orientali, le quali rappresentano quindi il margine nord-orientale della zona di collisione, dove la microplacca Adriatica, andando a collidere contro la placca Eurasiatica stabile, si immerge al di sotto del fronte montuoso.

Figura 1: Schema sismotettonico dell'Italia nord-orientale. Le ellissi, con dimensione proporzionale alla magnitudo, indicano i terremoti più forti (M > 6) riportati nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11, Rovida et al., 2011), mentre le stelle bianche e le beach-balls mostrano la localizzazione del terremoto del Bosco del Cansiglio del 1936 (M 6.1) e della sequence sismica del Friuli del 1976 (M 6.4). Le linee rosso rappresentano invece le principali strutture tettoniche (faglie) attive. Infine, le freccie bianche indicano il movimento relativo della microplacca Adriatica rispetto alla placca Eurasiatica stabile, che avviene in senso antiorario con tassi di convergenza tra 1.5 e 2.0 mm/anno. (modificata da Cheloni et al., 2014 JGR – Solid Earth)

Figura 1: Schema sismotettonico dell’Italia nord-orientale. Le ellissi, con dimensione proporzionale alla magnitudo, indicano i terremoti più forti (M>6) riportati nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11, Rovida et al., 2011), mentre le stelle bianche mostrano la localizzazione del terremoto del Bosco del Cansiglio del 1936 (M 6.1) e della sequenza sismica del Friuli del 1976 (M 6.4); in bianco e rosso i meccanismi focali (beach-balls) relativi. Le linee rosse rappresentano invece le principali strutture tettoniche (faglie) attive. Infine, le frecce bianche indicano il movimento relativo della microplacca Adriatica rispetto alla placca Eurasiatica stabile, che avviene in senso antiorario (v. box in alto a sin.) con tassi di convergenza tra 1.5 e 2.0 mm/anno (fig. modificata da Cheloni et al., 2014)

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I terremoti del ‘900: il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976

Catastrofico terremoto in Friuli. Alle 21 una scossa sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli ha devastato Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Vito d’Asio e molti altri paesi della pedemontana. Generosa opera di soccorso per estrarre le vittime dalle macerie. A Udine e in tutti i centri della regione una notte di paura e di veglia all’aperto. L’alba ci mostra i segni dell’immane disastro. [da Messaggero Veneto, 7 maggio 1976]

“Catastrofico terremoto in Friuli. Alle 21 una scossa sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli ha devastato Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Vito d’Asio e molti altri paesi della pedemontana. Generosa opera di soccorso per estrarre le vittime dalle macerie. A Udine e in tutti i centri della regione una notte di paura e di veglia all’aperto. L’alba ci mostra i segni dell’immane disastro”. [Messaggero Veneto, 7 maggio 1976]

La prima pagina del Messaggero Veneto del  7 maggio 1976.

La sera del 6 maggio 1976 ebbe inizio in Friuli una delle sequenze sismiche più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. L’evento principale avvenne alle ore 21 locali del 6 maggio e raggiunse un valore di magnitudo momento Mw pari a 6.5, fra i più alti mai registrati nell’Italia settentrionale; l’intensità epicentrale fu pari al IX-X grado della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS).

La scossa interessò circa 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, per una popolazione complessiva di circa 500.000 persone. Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni; fra questi Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo, Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano, Moggio Udinese, solo per citarne alcuni.

Effetti del terremoto del 6 maggio 1976. E’ ben visibile la notevole estensione dell’area con diffusi effetti distruttivi (≥VIII grado MCS) (fonte: DBMI11).

Effetti del terremoto del 6 maggio 1976. E’ ben visibile la notevole estensione dell’area con diffusi effetti distruttivi (≥VIII grado MCS) (fonte: DBMI11).

Gravi danni e crolli si ebbero anche in tutta l’area carnica, mentre danni diffusi, di moderata entità, interessarono le città di Udine e di Pordenone. Danni più leggeri furono registrati fino a Gorizia e a Trieste, verso sud-est, e in molte località del Veneto e del Trentino-Alto Adige verso ovest e sud-ovest, da Verona a Venezia, da Bolzano a Treviso, da Belluno a Padova, da Trento a Vicenza.

La devastazione a Forgaria nel Friuli (UD) [foto Diego Molin]

La devastazione a Forgaria nel Friuli (UD) [foto Diego Molin]

La scossa fu avvertita in un’area vastissima, estesa a tutta l’Italia centro-settentrionale fino a Roma e a Torino, all’Austria, alla Svizzera, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, gran parte della Germania e della Croazia e parte della Francia, della Polonia e dell’Ungheria. Inoltre, produsse danni, oltre che nelle regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto, in vaste aree dell’Austria meridionale ed in buona parte della Slovenia.

veduta aerea delle rovine di Venzone (UD) [foto Diego Molin]

Veduta aerea delle rovine di Venzone (UD) [foto Diego Molin]

L’estensione dell’area colpita fu di circa 5000 kmq. Complessivamente furono distrutte circa 17.000 case, morirono 965 persone ed altre 3.000 rimasero ferite. Quasi 200.000 persone persero la casa (Boschi et al. 2000).

Moltissime le repliche. Le più forti si verificarono a oltre 4 mesi dall’inizio della sequenza, l’11 e il 15 settembre 1976, con intensità analoghe a quella della scossa del 6 maggio. Ci furono nuovi gravi danni, ulteriori distruzioni e qualche vittima. Un’altra forte scossa avvenne un anno più tardi, il 16 settembre 1977.

Le scosse dell’intera sequenza sismica vennero localizzate con i dati degli osservatori sismologici allora esistenti, italiani ed esteri  (es., Trieste, Bologna, Pavia, Lubiana, Zagabria, Garmisch, … ). Importante era la stazione di Trieste che faceva parte delle stazioni della Worldwide Seismographic Stations Network (WWSSN), la più vicina all’epicentro,  gestita dall’Osservatorio Geofisico Sperimentale (oggi Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale). Il monte San Simeone fu indicato come epicentro e divenne per tutti i friulani il simbolo dell’Orcolat, l’orco tradizionalmente associato ai terremoti (fonte Edurisk).

L’ultimo terremoto di entità paragonabile a quella della scossa del 6 maggio 1976 era avvenuto quasi 500 anni prima, nel marzo 1511, e prima ancora nel 1348. Tuttavia in questo settore terremoti potenzialmente distruttivi, ovvero di magnitudo pari o superiore a 5.5, avvengono frequentemente: negli ultimi otto secoli nell’area del Friuli Venezia Giulia se ne è verificato in media uno ogni 80 anni, mentre terremoti che hanno causato effetti al di sopra della soglia del danno lieve sono documentati storicamente in media ogni 6 anni circa. Negli ultimi 30 anni si sono verificati tre terremoti di magnitudo superiore a 4.5 entro 100 km da Udine (fonte: ISIDE), ma grazie all’importante opera di ricostruzione e di adeguamento antisismico nel settore friulano questi terremoti non hanno provocato danni.

Schema sismotettonico dell'Italia nordorientale (da Cheloni et al., 2012)

Schema sismotettonico dell’Italia nordorientale (da Cheloni et al., 2012). Le linee nere rappresentano le strutture tettoniche cartografate (TR, Tricesimo fault; SU, Susan fault; BU, Buia fault; BE, Bernadia thrust; PE, Periadriatic thrust ). I cerchietti verdi sono gli epicentri degli aftershock del terremoto del 1976, tra i quali sono evidenziati in rosso quelli più forti (da Peruzza et al., 2002). Nell’inserto in basso a sinistra sono mostrati i meccanismi focali dei terremoti principali (vedi testo sotto).

I terremoti della regione alpina e prealpina in Italia nord-orientale sono causati dalla spinta della placca adriatica verso nord, che avviene con una velocità di circa 1.5-2 mm/anno rispetto all’Europa stabile (D’Agostino et al.2005). Nell’inserto in alto a sinistra si vede la posizione del polo di rotazione della placca Adria rispetto all’Europa (stella) che spiega la compressione sul fronte alpino. I meccanismi focali dei terremoti del 1976, come pure di quelli avvenuti negli anni successivi, riflettono proprio questo processo di raccorciamento crostale. Sono infatti tipici meccanismi compressivi, con asse di compressione orizzontale orientato nord-sud e piani di faglia inverse orientate est-ovest (Aoudia et al. 2000;  Pondrelli et al. 2001). I dati sismici e geodetici registrati durante i terremoti principali, pur non essendo di elevata qualità come quelli odierni (non esistevano ad esempio le misure satellitari GPS e DInSAR), hanno permesso di ricostruire la geometria delle faglie responsabili dei terremoti e il movimento avvenuto su di esse durante le rotture principali (si veda Cheloni et al., 2012, 2014 e la bibliografia riportata).

con il contributo di Filippo Bernardini, INGV-Bo.


Bibliografia

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