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Ciao Enzo

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Enzo Boschi, 27 febbraio 1942 – 21 dicembre 2018

Ha atteso che fossero tutti stabilizzati, poi se n’è andato. Questo pensiero ha attraversato molti di noi alla notizia della scomparsa del Prof. Enzo Boschi. Ieri era stata una giornata straordinaria per l’Ente, con la firma di oltre cento contratti di lavoro ai “precari” storici, e lui non poteva scegliere un giorno qualunque per andar via. Quando era presidente dell’INGV si è a lungo battuto per aumentare la dotazione organica dell’Istituto, puntando sulla forza delle idee dei giovani, mandandoli a perfezionarsi all’estero, e impegnandosi per garantirgli un futuro.

Il Prof. Boschi era stato negli anni ‘80 il protagonista del grande rilancio dell’ING (Istituto Nazionale di Geofisica), dopo che il terremoto dell’Irpinia aveva mostrato le gravi lacune del sistema di osservazione dei terremoti in Italia. Alla fine degli anni ’90 fu l’artefice della nascita dell’INGV, nato dalla fusione dei maggiori Enti di ricerca sismologica, vulcanologica, geofisica e geochimica italiani, che è diventato uno dei maggiori Istituti di ricerca mondiali per lo studio della Terra.
I colleghi vecchi e nuovi piangono la sua scomparsa e si uniscono al dolore dei familiari, consapevoli del segno che ha lasciato.

 

La camera ardente sarà aperta alle ore 12.45 di lunedì 24 dicembre all’obitorio della Certosa di Bologna. I funerali si svolgeranno lunedì 24 dicembre alle ore 14.30 nella chiesa di San Paolo Maggiore, in via de’ Carbonesi 18 a Bologna.

La GEOLOGIA dei terremoti: Il terremoto del 26 marzo 1511 al confine tra Italia e la Slovenia

Il grande terremoto del 26 marzo 1511 (magnitudo M 6.9) si è verificato in un’ampia zona montuosa posta al confine tra Italia e la Slovenia, che comprende le Alpi Giulie e Carniche e le Prealpi Venete. Geologicamente quest’area è la zona di contatto tra i thrust (faglie con movimento di tipo inverso) delle Alpi Meridionali, orientati prevalentemente est-ovest, e le strutture trascorrenti destre ed inverse del sistema dinarico, orientate in direzione nord ovest-sud est.

Figura_1

Figura 1 Mappa sismotettonica delle Alpi occidentali e delle Dinaridi. Le linee rosse sono le principali faglie. I due meccanismi focali sono relativi ai terremoti del 1976 (ad ovest) e del 1998 (ad est). Gli epicentri dei terremoti con M maggiore o uguale a 4, prima e dopo il 1900 sono rappresentati, rispettivamente, con esagoni e cerchi blu. Le stelle nere sono i diversi epicentri del terremoto del 1511 in accordo con: 1 Ambraseys (1976); 2 e 3 Ribaric (1979); 4 Postpischl (1985); 5 Boschi et al. (2000); 6 CPTI Working Group (2004); 7 Fitzko et al. (2005). Le lettere indicano le faglie: a Gail; b Fella-Sava; c Gemona-Kobarid; d Susans-Tricesimo e Trasaghis; e Medea; f Ravne; g Idrija (da Camassi et al., 2011).

Questa zona rappresenta l’area di scontro tra la Placca Adriatica (che a sua volta rappresenta la parte più settentrionale della Placca Africana) e la Placca Europea. La Placca Adriatica da sud spinge contro la Placca Europea. Lo scontro tra le due placche è rilevabile dai dati geodetici forniti dai satelliti (dati GPS), che mostrano i vettori di movimento dei capisaldi posti nelle due placche e misurano un raccorciamento regionale di circa 2 mm/anno. La deformazione prodotta da questo raccorciamento si trasmette alle faglie sia inverse sia trascorrenti del Friuli e della Slovenia, inducendole a generare terremoti. Questo movimento, nel lungo termine, ha determinato il sollevamento delle catene montuose delle Alpi e delle Dinaridi; le catene montuose infatti si formano grazie all’attività di faglie con movimento di tipo inverso, cioè dove uno dei due blocchi separati dalla faglia sale sopra all’altro a causa della spinta tettonica. Leggi il resto di questa voce

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