Risultati ricerca per GUbbio

SPECIALE 2016, un anno di terremoti

Il 2016 ha avuto un numero molto importante di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: poco più di 53.000 gli eventi. Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente aumentato: più che raddoppiati rispetto al 2014 e più che triplicati rispetto al 2015.

Se la sismicità del 2014 e quella del 2015 sono state caratterizzate da numerose sequenze sismiche anche importanti come quella nel bacino di Gubbio, non è difficile capire la causa dell’elevato numero di terremoti del 2016, dovuto in grandissima parte alla sequenza sismica in Italia centrale iniziata il 24 agosto con un terremoto di magnitudo Mw 6.0 localizzato in provincia di Rieti e proseguita con altri eventi di magnitudo al di sopra di 5.0 e soprattutto con il terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre, il più forte mai registrato dalla Rete Sismica Nazionale in funzione dai primi anni ’80.

La sismicità in Italia nel 2016.

La mappa della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2016.

La maggior parte dei terremoti localizzati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 42.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono circa 3400 gli eventi nel 2016, circa 5 volte quelli del 2015.

Grafico 2016

Grafico dell’andamento temporale della sismicità (magnitudo M>=1.5) su tutto il territorio nazionale nell’anno 2016, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4.0). La scala temporale non è lineare e quindi la sismicità prima del 24 agosto è condensata in una piccola porzione del grafico (sinistra).

Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità sono stati diversi gli eventi di magnitudo maggiore o uguale di 5.0 durante il 2016, mentre nel 2014 e nel 2015 non se ne erano registrati. Sono stati in totale 6 gli eventi di magnitudo maggiore di 5.0 avvenuti durante questo anno, 2 di magnitudo maggiore o uguale a 6.0 (gli eventi del 24 agosto, Mw 6.0 e del 30 ottobre, Mw 6.5). Altri 3 eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 sono stati localizzati nell’area della sequenza sismica in Italia centrale (24 agosto, Mw 5.4, 26 ottobre, Mw 5.4 e Mw 5.9), mentre un altro terremoto di magnitudo Mw 5.8 è avvenuto con epicentro nel mar Tirreno il 28 ottobre.

Numerosi sono stati i terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0: 64 eventi, oltre 50 di questi localizzati nell’area della sequenza.

Nella tabella qui sotto sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo maggiore o uguale di 4.5. Solo l’evento profondo del 26 ottobre (Mw 5.8) non è stato localizzato nelle province interessate dalla sequenza iniziata in agosto.

Data e Ora  Magnitudo  Provincia/Zona  Profondità 
24 agosto 03:36 6.0 Rieti 8
24 agosto 03:37 4.5 Rieti 9
24 agosto 04:33 5.4 Perugia 8
24 agosto 13:50 4.5 Perugia 10
26 agosto 06:28 4.8 Rieti 9
26 ottobre 19:10 5.4 Macerata 9
26 ottobre 21:18 5.9 Macerata 8
26 ottobre 23:42 4.5 Macerata 10
28 ottobre 22:02 5.8 Tirreno Meridionale 481
30 ottobre 07:40 6.5 Perugia 9
30 ottobre 07:44 4.6 Perugia 8
30 ottobre 08:13 4.5 Rieti 11
30 ottobre 14:07 4.5 Perugia 10
01 novembre 08:56 4.8 Macerata 10
01 novembre 01:35 4.7 Macerata 8

Riguardando il grafico del’andamento temporale della sismicità del 2016 è possibile notare come nei primi mesi dell’anno la sismicità è stata in linea con gli ultimi mesi del 2015. Infatti la media giornaliera di eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale è stata intorno a 40 terremoti, mentre dal mese di agosto questa media è aumentata fino a raggiungere il valore di circa 300, con giorni in cui sono stati registrati oltre 600 eventi.  Alla fine la media giornaliera di eventi registrati nel 2016 si attesta sui 145, decisamente più alta rispetto ai 40 del 2015 e ai 60 del 2014.

Il 2016 è stato quindi caratterizzato, per i primi 7-8 mesi (gennaio a fino all’ultima settimana di agosto), da una sismicità in linea con gli ultimi anni e nei quattro mesi finali dalla sequenza sismica in Italia centrale che ha portato a stabilire alcuni record da quando esiste la Rete Sismica Nazionale.

Questa situazione è ben visibile nel grafico qui sotto dove sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l’impatto della sequenza iniziata il 24 agosto sulla sismicità complessiva nel grafico sono rappresentati oltre al numero totale di eventi (blu) localizzati nel territorio nazionale, anche il numero di eventi nell’area della sequenza (rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (verde).

Grafico 2016 2

Sono tante le considerazioni che vengono fuori analizzando questo grafico, tra queste: l’incremento del numero totale di eventi dal mese di agosto con il record nel mese di novembre quando sono stati registrati oltre 12.000 terremoti; l’andamento della sismicità al di fuori dell’area della sequenza che si mantiene costante durante tutti i mesi dell’anno con un piccolo calo solo nell’ultimo periodo dovuto alla forte attività in Italia centrale (si veda in seguito); il numero di eventi registrati nell’area della sequenza prima del 24 agosto che non evidenzia nessun incremento di sismicità, ma rimane costante durante i primi 7 mesi dell’anno.

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti. Notevole è stato lo sforzo del personale INGV per garantire localizzazioni veloci e accurate nonostante questa sequenza sia stata caratterizzata da un numero importante di eventi.

La sismicità prima del 24 agosto

Come già detto, la sismicità prima del 24 agosto ha rispecchiato l’andamento degli ultimi anni in particolare gli ultimi mesi del 2015 con un numero mensile di terremoti intorno al migliaio, pochi eventi di magnitudo maggiore di 4.0 e qualche piccola sequenza. Nella mappa qui sotto sono visualizzati i circa 8.000 terremoti dal 1 gennaio fino al 23 agosto 2016, gli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 sono davvero pochi e, in maggior parte, localizzati al di fuori dei confini nazionali o in mare.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

Tra questi ricordiamo il terremoto di magnitudo Mw 4.2 del 6 gennaio localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata da una sequenza con circa 200 eventi registrati solo nel mese di gennaio.  Altre due piccole sequenze sono state registrate in questi primi mesi del 2016: la prima in Sicilia orientale tra le province di Ragusa e Siracusa con oltre 30 eventi localizzati dal 6 febbraio con l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.2) avvenuto l’8 febbraio e nettamente risentito in una vasta area della Sicilia orientale; la seconda avvenuta nell’area a nord del lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo,  con l‘evento principale del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1 e oltre 45 terremoti verificatisi tra il 30 e il 31 maggio di magnitudo mediamente basse.

Infine in questo periodo sono state molto attive dal punto di vista sismico le aree del basso Tirreno, nei pressi delle Isole Eolie e quella del canale di Sicilia dove si sono stati localizzati anche 3 eventi di magnitudo maggiore di 4.

La sequenza in Italia centrale

Con il terremoto di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 del 24 agosto localizzato in provincia di Rieti tra i comuni di Accumoli e Amatrice è iniziata una sequenza sismica che solo nel 2016 ha fatto registrare quasi 45.000 terremoti in un’area che si estende per circa 80 km di lunghezza e 20-25 km di larghezza, a cavallo di 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche) e 7 province (Rieti, L’Aquila, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli e Teramo).

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il 2016.

La mappa dei circa 45.000 terremoti registrati in Italia centrale dal 24 agosto 2016.

Nell’ultima settimana di agosto e nei successivi mesi di settembre e ottobre l’impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale è molto elevato. Sia a settembre che a ottobre ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica, quasi 10.000 a settembre e circa 7000 in ottobre.

In particolare, durante l’ultima settimana di ottobre, la sequenza ha avuto una evoluzione  con eventi particolarmente forti e distruttivi in un’area più a nord di quella attivata ad agosto, tra le province di Perugia e Macerata: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.9, e quello del 30 ottobre di magnitudo magnitudo 6.5. Quest’ultimo è da considerarsi il terremoto più forte di tutta la sequenza, ma anche l’evento di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

La mappa della sequenza sismica dal 24 agosto: in rosso gli eventi dell'ultima settimana, dalle ore 07:40 del 30 ottobre.

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale aggiornata al 6 novembre 2016. I due colori rappresentano gli eventi dal 24 agosto (blu) e gli eventi dal 30 ottobre (rosso). Le stelle rappresentano i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5.0.

Nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale superando anche 500-600 eventi al giorno. Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Di seguito i link degli APPROFONDIMENTI (articoli, video, animazioni, report) sulla Sequenza Sismica in Italia Centrale pubblicati sul BLOG INGVterremoti:
Primo approfondimento sulla sequenza (24 agosto) 
La stima della magnitudo dell’INGV (26 agosto)
La sismicità storica dell’area (26 agosto)
SHAKEmovie: propagazione delle onde sismiche del terremoto (26 agosto)
Alla ricerca della faglia (28 agosto)
Revisione degli eventi sismici in corso (30 agosto)
La sequenza sismica in Italia Centrale: un primo quadro intepretativo dell’INGV (30 agosto)
Visualizziamo in 3D la faglia sorgente del terremoto (1 settembre)
Le shakemap, lo scuotimento del terremoto (5 settembre)
Le reti GPS misuranolo spostamento della faglia (6 settembre)
Effetti in superficie rilevati dal Gruppo EMERGEO (8 settembre) 
Story Maps della sequenza (8 settembre)
Analisi dello scuotimento del terreno (9 settembre)
Misure dello spostamento del suolo tramite interferometria satellitare (16 settembre)
Modellazione della sorgente sismica e trasferimento di stress sulle faglie limitrofe (21 settembre)
La sequenza ad un mese dal suo inizio: un aggiornamento sugli studi in corso (23 settembre)
Sequenza sismica in Italia centrale, nuove scosse 26 ottobre (26 ottobre)
Propagazione preliminare delle onde sismiche dell’evento M 6.5 del 30 ottobre (30 ottobre)
Primo approfondimento dopo le scosse del 30 ottobre (30 ottobre)
INGVterremoti EarthQuake Report
Animazione spazio-temporale sequenza dal 24 agosto al 31 ottobre
La magnitudo del terremoto del 30 ottobre (31 ottobre)
Prime interpretazioni dall’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar Sentinel-1 (2 novembre)
Approfondimento scarpate di faglia prodotte dal terremoto del 30 ottobre (3 novembre)
I vulcanelli di fango nella provincia di Fermo (11 novembre)

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree fuori dalla sequenza 

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree non interessate dalle sequenza è stata in linea con i primi mesi del 2016: una leggera diminuzione del numero di eventi localizzati di bassa magnitudo (M<2.0) è dovuta all’enorme impegno dei turnisti della Sala Operativa di monitoraggio sismico, concentrati prevalentemente a localizzare le centinaia di eventi al giorno della sequenza.

Fanno eccezione alcuni terremoti registrati in ottobre con ipocentro nel mar Tirreno. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi avvenuti nel mese di ottobre (M 4.7 e M 5.3)

Tutti gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA  pubblicati nel 2016 sono consultabili attraverso una story maps  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2016 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente LINK.

La story map

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

La sequenza sismica in Italia centrale: un primo quadro interpretativo dell’INGV

A sei giorni dall’inizio della sequenza sismica in Italia Centrale, l’analisi dei dati sismologici, geologici, geodetici, raccolti dalle reti di monitoraggio e dalle squadre di ricercatori e tecnici sul terreno ha permesso di ricostruire un primo quadro di dettaglio di quanto è accaduto. Riportiamo in questo articolo una sintesi del lavoro svolto finora dall’INGV e raccolto nel “PRIMO RAPPORTO DI SINTESI SUL TERREMOTO DI AMATRICE ML 6.0 DEL 24 AGOSTO 2016 (ITALIA CENTRALE).

La zona interessata dal terremoto del 24 agosto si colloca all’interno di una fascia sismica ben nota, contraddistinta da elevata pericolosità e interessata nella storia sismica antica e recente da altri forti terremoti, come descritto in un articolo del 24 agosto e come indicato nella figura sottostante.

Figura 3. Sequenze degli ultimi decenni nel settore dell’Appennino centrale interessato dalla sequenza di Amatrice iniziata con il terremoto del 24 Agosto 2016 (stella rossa e area grigia). I simboli azzurri identificano la sequenza della Valnerina (Norcia) del 1979; i simboli arancione identificano la sequenza sismica di Gubbio del 1984; i simboli rossi la sequenza di Colfiorito del 1997 (noti anche come terremoti Umbria-Marche); i simboli blu scuro la sequenza di Gualdo Tadino del 1998; i simboli verdi la sequenza dell’Aquila del 2009; infine, i simboli neri a nord ovest identificano la sismicità dell’alta valle del Tevere e la sequenza di Pietralunga del 2010. Le magnitudo delle rispettive scosse principali sono riportate in figura assieme ai meccanismi focali delle scosse di magnitudo maggiore e la magnitudo di completezza (Mc) dei cataloghi sismici utilizzati per la figura. I rettangoli indicano la posizione approssimativa dei terremoti storici principali dell'area.

Sequenze degli ultimi decenni nel settore dell’Appennino centrale interessato dalla sequenza di Amatrice iniziata con il terremoto del 24 Agosto 2016 (stella rossa e area grigia). I simboli azzurri identificano la sequenza della Valnerina (Norcia) del 1979; i simboli arancione identificano la sequenza sismica di Gubbio del 1984; i simboli rossi la sequenza di Colfiorito del 1997 (noti anche come terremoti Umbria-Marche); i simboli blu scuro la sequenza di Gualdo Tadino del 1998; i simboli verdi la sequenza dell’Aquila del 2009; infine, i simboli neri a nord ovest identificano la sismicità dell’alta valle del Tevere e la sequenza di Pietralunga del 2010. Le magnitudo delle rispettive scosse principali sono riportate in figura assieme ai meccanismi focali delle scosse di magnitudo maggiore e la magnitudo di completezza (Mc) dei cataloghi sismici utilizzati per la figura. I rettangoli indicano la posizione approssimativa dei terremoti storici principali dell’area.

Alcune prime considerazioni possono essere fatte sulla faglia responsabile del terremoto del 24 agosto. Attraverso il confronto dei dati registrati dalla Rete Sismica Nazionale (integrata da strumenti temporanei sin dalle prime ore dopo l’evento), dai dati satellitari (LINK), sia GPS che SAR), dalle analisi di terreno, si ottiene un quadro molto coerente del processo che ha generato il terremoto. Ulteriori indagini ed elaborazioni, ancora in corso, contribuiranno a chiarire meglio quanto è accaduto e potranno fornire delle indicazioni su quanto potrebbe accadere in futuro.

Le prime osservazioni dello spostamento del suolo co-sismico ottenute con il satellite giapponese ALOS 2 evidenziano un abbassamento del suolo allungato in un'area NNW-SSE, con valori massimi di circa 20 cm in due aree a nord e a sud (Elaborazione INGV)

Le prime osservazioni dello spostamento del suolo co-sismico ottenute con il satellite giapponese ALOS 2 evidenziano un abbassamento del suolo allungato in un’area NNW-SSE, con valori massimi di circa 20 cm in due aree a nord e a sud (Elaborazione INGV)

La struttura responsabile dell’evento sismico (faglia sismogenetica) è orientata in direzione nord-nord-ovest – sud-sud-est e si estende per 25-30 km tra i centri di Norcia, a nord, e quello di Amatrice a sud. L’estensione in pianta dell’area interessata dalle repliche (aftershocks) è di oltre 300 km2, e il volume crostale interessato si estende dalla superficie alla profondità di circa 10 chilometri. La faglia che si è attivata con il terremoto ha una geometria complessa, con un piano principale immergente da est a ovest, che si è mosso con una direzione bilaterale della rottura, dalla zona di Accumoli verso le due estremità dalla faglia. Questa non si è mossa nello stesso modo lungo tutta la sua estensione, ma al suo interno sono state identificate due aree dove è avvenuto il movimento cosismico più importante, dell’ordine di 1 metro (aree blu nella figura sottostante).

Modello preliminare di distribuzione dello slip dai dati ALOS2, Sentinel 1 e GPS in continuo. In rosso il mainshock, i punti neri sono le repliche rilocalizzate in modo preliminare con la procedura NonLinLoc.

Modello preliminare di distribuzione dello spostamento sulla faglia dai dati ALOS2, Sentinel 1 e GPS in continuo. In rosso l’epicentro del’evento principale, i punti neri sono le repliche rilocalizzate in modo preliminare con la procedura NonLinLoc.

Lo spostamento improvviso della faglia, alle 3:36 del 24 agosto, è durato meno di dieci secondi ma lo scuotimento percepito dalla popolazione nell’area epicentrale è stato molto maggiore, dell’ordine di un minuto o due. In superficie, gli spostamenti rilevati dai geologi confermano questa geometria della faglia, ma i movimenti rilevati finora sulla scarpata (nell’area del Monte Vettore e Vettoretto), sono al massimo di 15-20 centimetri. Questa differenza tra spostamento in profondità e in superficie viene spesso osservato per questo tipo di terremoti e di faglie (definite estensionali o normali).

IMG-20160826-WA0013

Frattura cosismica alla base del piano di faglia sul Monte Vettoretto.

L’analisi dei dati dei satelliti ha permesso di verificare che il settore a ovest della faglia è stato ribassato durante il terremoto del 24 agosto. In superficie questo si è tradotto in un abbassamento di 10-20 cm di una zona allungata parallelamente alla direzione della faglia (NNO-SSE). L’effetto a lungo termine di queste deformazioni (ossia dopo decine di migliaia di anni e centinaia di terremoti) è la creazione delle valli intramontane (le parti ribassate) che caratterizzano il paesaggio dell’Appennino.

Queste qui riportate sono solo alcune delle informazioni che si trovano nel “PRIMO RAPPORTO DI SINTESI SUL TERREMOTO DI AMATRICE ML 6.0 DEL 24 AGOSTO 2016 (ITALIA CENTRALE)“.


Licenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

SPECIALE 2015, un anno di terremoti

Sono stati 14973 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’anno appena concluso. Nel 2015, in Italia e nelle aree geograficamente limitrofe al territorio nazionale, sono avvenuti in media poco più di 40 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni mezz’ora.  

Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente calato: infatti sia nel 2013 che 2014 erano stati oltre ventimila gli eventi registrati sul territorio nazionale, a causa principalmente di alcune sequenze sismiche, con numerosissimi eventi, che si sono protratte nei mesi, come ad esempio quella nel Bacino di Gubbio.

Come ogni anno, la gran parte dei terremoti registrati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 13.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono 593 gli eventi nel 2015, mentre nel 2014 si erano superati i 700 terremoti.

I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (completamente rinnovato nel 2015), dove è possibile visualizzare anche tutte le informazioni relative a ogni singolo terremoto all’interno di una pagina informativa suddivisa in sezioni tematiche (dati evento, sismicità e pericolosità, impatto, localizzazioni e magnitudo, meccanismo focale, download).

I terremoti localizzati dalla Rete Sismicia Nazionale dell'INGV nel''anno 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it)

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Come negli ultimi due anni, anche nel 2015 non si sono verificati terremoti con magnitudo uguale o superiore a 5.0. Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità (vedi sotto) sono stati ben 18 i terremoti di magnitudo tra 4.0 e 4.8180 quelli di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 1700 quelli di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Restano gli eventi di magnitudo inferiore a 2.0, oltre 13.000, che rappresentano la stragrande maggioranza della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti dell’estate 2015

In questo articolo di Italia Sismica verranno trattati i terremoti avvenuti sul territorio nazionale durante i mesi estivi di giugno, luglio ed agosto del 2015. In questi tre mesi il numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  è stato pari a 1194 nel mese di giugno1424 nel mese di luglio e 1248 ad agosto. La media giornaliera è stata molto simile nei mesi di giugno e agosto, con circa 40 terremoti registrati al giorno, mentre ha subito un aumento fino a 46 eventi giornalieri a luglio, ma comunque in linea con i precedenti mesi del 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV dal 1 giugno al 31 agosto 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV dal 1 giugno al 31 agosto 2015.

Come si nota dalla mappa complessiva dei terremoti registrati nei tre mesi estivi del 2015, sono pochi gli eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0 (quelli rappresentati con un quadrato rosso): sono solo 4  e si sono verificati tutti durante il mese di agosto. Leggi il resto di questa voce

I terremoti nella STORIA: Il terremoto del 3 giugno 1781 nell’Appennino marchigiano, un evento disastroso in un periodo di intensa attività sismica tra Romagna e Marche

La primavera-estate del 1781 fu un periodo particolarmente difficile per le popolazioni dell’Italia centro-orientale. Nell’arco di soli quattro mesi, tra il 4 aprile e il 17 luglio ben tre terremoti molto significativi si verificarono in Romagna e nelle Marche settentrionali. L’intera area interessata apparteneva a diverse regioni dello Stato pontificio ed è negli archivi degli uffici periferici e centrali dell’amministrazione papale che si conserva la parte più consistente dei documenti coevi che ci permettono di ricostruire gli effetti di questi terremoti.

Gli eventi furono localizzati alle due estremità di un tratto di catena appenninica che si estende per circa 130 km in linea d’aria tra il forlivese a nord e l’area di Cagli-Fabriano a sud.

Il più forte e “disastroso” di questi terremoti, e anche uno dei massimi eventi sismici dell’Italia centrale  (magnitudo Mw 6.4 e intensità Io pari al grado 10 della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg; CPTI11), ebbe luogo la mattina della domenica 3 giugno 1781. I suoi maggiori effetti interessarono l’area appenninica che si trova al confine attuale tra Marche settentrionali, Umbria e Toscana, e in particolare l’area compresa tra Cagli e Piobbico, nell’entroterra appenninico della odierna Provincia di Pesaro-Urbino. All’epoca si trattava di un’area caratterizzata da una fitta rete di insediamenti rurali di modeste dimensioni e di poderi isolati facenti capo a chiese parrocchiali o pievanili. Qui si ebbero gravissime ed estese distruzioni (“buona parte delle parrocchiali, e un’infinità di case coloniche sono del tutto rovinate” [1]). La coincidenza del terremoto con una importante festa liturgica – la domenica di Pentecoste – contribuì ad accentuare il numero delle vittime. La mortalità, infatti, fu abbastanza elevata principalmente a causa del crollo di numerose chiese rurali. Un contemporaneo riporta:

il massimo però degli effetti tragici di questo sì orribile castigo si è rovesciato nella campagna attorno alla città predetta [Cagli, NdR] con essere diroccate interamente da settecento case rurali, compresovi quasi tutte le chiese tutte de’ curati, dicesi tutte perite, ed estinte, al tempo in cui li poveri curati celebravano al loro popolo la Santa Messa, e contasi la mortalità di campagna a novecento e più persone con li curati che sopra, ed in seguito restò sotto sassi gran quantità di bestiame. (Pichi, 1781)

Le perdite umane in realtà sembrano essere state più contenute. Gli studi più accreditati (basati su documenti riepilogativi coevi per lo più conservati presso l’Archivio di Stato di Pesaro) suggeriscono da un minimo di 260 a un massimo di poco più di 300 morti. Numeri comunque elevatissimi per un’area rurale, soprattutto considerando le dimensioni relativamente piccole della maggior parte degli insediamenti colpiti.

Un testimone di eccezione del terremoto del 3 giugno 1781 fu il vescovo di Cagli, Ludovico Agostino Bertozzi, che dopo essere fortunosamente scampato al crollo della cupola della cattedrale di Cagli (in cui si trovava al momento della scossa) scrisse una relazione delle sue esperienze per il cardinal Antonelli, Protettore della città di Cagli (Bertozzi, 1781). Proprio a partire da questa lettera è possibile ricostruire la cronologia delle scosse avvenute quel 3 giugno.

Un foglio volante (un vero e proprio volantino dell’epoca) dedicato al terremoto del 3 giugno 1781.

Un foglio volante (un vero e proprio volantino dell’epoca) dedicato al terremoto del 3 giugno 1781.

Dopo una prima, lieve scossa forse avvertita nella notte tra il 2 e il 3 giugno (“sostengono certuni d’aver sentita una piccola concussione”), due scosse fortissime si verificarono la mattina del giorno 3, alle 11:00 e alle 11:15 “italiane” (secondo l’uso orario “all’italiana” in vigore all’epoca), corrispondenti alle 7:00 e alle 7:15 circa, ora locale [2] (cioè le 6:00 e le 6:15 GMT). La prima, che potrebbe essere stata la più violenta, causò il crollo della cupola del duomo di Cagli, in cui rimasero uccisi molti dei fedeli che gremivano la cattedrale per la messa mattutina: Leggi il resto di questa voce

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: