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I terremoti del ‘900: 26 aprile 1917, cento anni dopo

Il 3 maggio 1917 un fante dell’esercito italiano acquartierato sul fronte di guerra italo-austriaco scriveva a casa, molto preoccupato:

“Cartolina dal fronte, 3 maggio 1917, da Castelli et al., 2016”.

“Zona di guerra, 3 maggio 1917. Carissimi genitori […] molto in agitazione mi tiene di non sentire – è diversi giorni – vostre notizie ma voglio sperare che il terremoto, come ho inteso che è stato nella nostra provincia, a Gubbio abbia risparmiato. Mi pare che i gastighi siano anche troppi e non mancherebbe anche questo […]”

Il terremoto che preoccupava il soldatino di Gubbio era accaduto sette giorni prima, in Valtiberina, al confine tra Umbria e Toscana.  A darne le primissime, generiche notizie era stata, il 27 aprile, la Gazzetta Ufficiale (che allora pubblicava non solo leggi e atti ufficiali ma anche notizie di cronaca fornite dall’agenzia di stampa Stefani).

Titoli di corrispondenze del Resto del Carlino del 27 e 30 aprile 1917.

«Ieri mattina, fra le 11.30 e le 11.40, si è verificata una forte scossa di terremoto nella provincia di Perugia e specialmente in quella di Arezzo. In quest’ultima Provincia danni di una certa gravità, ma fortunatamente senza vittime, si sono finora constatati nei comuni di San Sepolcro, Citerna, Santa Maria, Anghiari. Invece nel comune di Monterchi oltre a gravi danni ai fabbricati, si segnalano pure vittime e feriti. Dal prefetto di Arezzo è stato disposto l’invio immediato di soldati e funzionari di pubblica sicurezza, di medici e medicinali. Si recò sul luogo il sottosegretario all’interno on. Bonicelli, con funzionari del genio civile.» [Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 27 aprile 1917, n. 99, p. 2169].

Le vittime

Lo stesso giorno i maggiori quotidiani nazionali forniscono i primi dettagli, anzitutto sulle vittime, che si teme siano numerose: “si presume che a Monterchi, in seguito al terremoto, i morti superino la quarantina, fra cui alcune ragazze delle scuole.” [Corriere della Sera, 27 aprile 1917, p. 4].  Il 28 aprile si precisa il quadro del crollo della scuola di Monterchi: «sembra che i bambini e le bambine che si trovavano in essa al momento del terremoto fossero una ventina circa. L’edificio è crollato interamente. Tetto e pavimento sono sprofondati, travolgendo nelle macerie quei meschini che non avevano potuto mettersi in salvo in tempo, come hanno potuto fare alcuni, la maestra compresa» [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4]. In seguito però una corrispondenza da San Sepolcro chiarirà che i bimbi vittime del crollo della scuola fortunatamente sono stati solo 4.

Gli effetti del terremoto a Mercatale [La Domenica Illustrata, 20 maggio 1917].

Anche il totale delle vittime accertate si rivela inferiore rispetto ai timori iniziali: il Corriere della Sera del 28 aprile ne segnala 16 a Monterchi (dove però il recupero dei corpi è ancora in corso) e 1 ad Anghiari. Infatti al momento della grande scossa buona parte della popolazione si trovava già all’aperto, chi perché occupato a lavorare in campagna e chi perché impaurito da scosse più lievi che si erano avvertite nella mattinata.

A Monterchi [La Domenica del Corriere, 13 maggio 1917].

I feriti però sono molte decine, specie a Monterchi, Citerna, Anghiari e Sansepolcro, compresi anche alcuni soccorritori («l’ingegnere del genio civile Bruno Rossi, cinque pompieri e un cantoniere») travolti dai crolli causati a Monterchi, alle 13.55 del 27 aprile, dalla più forte delle molte repliche che seguirono la scossa principale [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4].

Gli effetti principali

Gli effetti complessivi del terremoto sono efficacemente sintetizzati in uno studio di Alfonso Cavasino (1935):

“1917 […] Al mattino del 26 aprile, a partire dalle 5h25m, cominciarono a sentirsi in vari paesi dell’alta valle del Tevere una mezza dozzina di scosse […] assai sensibili che misero in allarme quelle popolazioni, allorché a 10h36m dello stesso giorno [da poco era stata introdotta l’ora legale, Ndr] sopraggiunse una violentissima scossa che assunse tutti i caratteri di un vero disastro soprattutto a Monterchi e frazioni: ivi il 90% delle case si resero inabitabili e la maggior parte di esse crollarono, le rimanenti furono danneggiate più o meno lievemente; si dovettero inoltre deplorare una ventina di morti ed una trentina di feriti […] A Citerna, a Monte S. Maria Tiberina e nella frazione di Lippiano, a Lugnano […] il disastro fu un po’ meno grave, giacché solo il 50% delle case crollarono o si resero inabitabili e non vi furono vittime […] A S. Sepolcro il terremoto fu rovinoso: crollarono una diecina di case, oltre 200 si resero inabitabili, circa 900 rimasero lesionate e le rimanenti ebbero leggere lesioni. A S. Giustino ed Anghiari il danno fu un po’ meno grave, giacché non si verificarono crolli. A Città di Castello, Montone e Umbertide […] lesioni gravi in parecchie case, leggere nelle rimanenti. Ad Arezzo, Badia Tedalda, Bagno di Romagna, Castiglione Fiorentino, Civitella della Chiana, Cortona, Foiano della Chiana e Monte S. Savino si ebbero solo leggere lesioni in alcune case […] Le repliche, numerose nel primo giorno, andarono diminuendo nei giorni successivi e cessarono del tutto al mattino del 9 maggio. La più notevole […] ebbe luogo a circa 13h55m del 27 aprile, ed ebbe tale intensità nella zona epicentrale da provocare la caduta di qualche muro pericolante e rendere più gravi le lesioni prodotte dalla scossa principale del giorno precedente.” [Cavasino, 1935, pp. 160-161]

Distribuzione degli effetti del terremoto del 26 aprile 1917 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI15].

La lezione di Oddone

Il terremoto del 26 aprile 1917 causò un gravissimo danneggiamento agli edifici. Uno strumento prezioso per comprendere le ragioni del suo impatto disastroso è lo studio del 1918 in cui il sismologo Emilio Oddone pubblicò i risultati di una “visita al luogo del disastro” fatta circa venti giorni dopo l’evento, corredandoli con alcune immagini fotografiche di un certo interesse.

Emilio
Oddone (1861-1940).

Anche se lo scopo principale del lavoro di Oddone (1918) era sismologico -discutere i principali parametri del terremoto e fornire elementi per un suo inquadramento complessivo dal punto di vista geologico, storico e della vulnerabilità degli edifici-, le riflessioni per noi più originali e interessanti riguardano le cause del danneggiamento gravissimo osservato dal sismologo.  Oddone ne mette in evidenza diverse: le caratteristiche dei terreni di fondazione (i centri abitati più colpiti sono costruiti su forte rilievo o pendio); le caratteristiche dell’edilizia locale (altezza degli edifici, tetti pesanti e spingenti); i fattori economici e sociali che rendono migliore la qualità edilizia nei centri abitati più importanti (Città di Castello, Sansepolcro, Anghiari) e peggiore nelle zone più depresse, proprio come si è riscontrato nei recenti terremoti dell’Italia Centrale. In buona sostanza, osserva Oddone, «Il terremoto fortissimo, ha spazzato il mal fatto ed ha anche guastato varie costruzioni non cattive, ma si è spuntato contro i fabbricati ad ossatura buona; la qual cosa deve servire da monito e da conforto».

Anche nel 1917, come ai giorni nostri, nelle settimane successive al terremoto si discusse l’ipotesi di delocalizzare alcuni dei centri maggiormente danneggiati. A questo proposito Oddone non ha dubbi: «quelle borgate si devono conservare, solo occorre che le riparazioni e le ricostruzioni siano guidate dalle saggie [sic] norme dell’Ingegneria antisimica». Non c’è motivo di delocalizzare, basta costruire come si deve.

Cartoline illustrate che riproducono gli effetti del terremoto a Monterchi e Citerna [Tacchini, 1992].

Storia sismica, pericolosità, riduzione del rischio

Oddone si preoccupa anche di considerare la storia sismica, che nelle aree colpite dal terremoto del 1917 è complessa e abbastanza ben documentata almeno per i centri abitati più importanti (Città di Castello e Sansepolcro).

Storia sismica di Sansepolcro, DBMI15.

Passati in rassegna i principali terremoti storici dell’area (1352, 1389, 1458, 1694, 1789 e 1865) e osservato che essi «si seguono irregolarmente» e quindi la sismicità non è stazionaria, non presenta cadenze regolari nel tempo, Oddone affronta l’ancora attualissimo tema della possibilità di fare o meno ‘previsioni’. E giunge a una conclusione estremamente lucida

«in quanto a noi sismologi, possiamo dire molte cose assai più importanti di un presagio: possiamo dare agli ingegneri i dati che loro permettono di costruire le case asismiche, intese a risolvere il grande problema della sicurezza».

La lezione che questo terremoto fornisce è chiarissima:

«[…] si ispezionino a dati intervalli gli edifici esistenti, sia per far consolidare quelli che non offrono serie garanzie di solidità, sia per fare addirittura sgombrare quelli pericolanti […] nella ubicazione e costruzione di edifici sia sentito il parere di un sismologo e rispettati i regolamenti antisismici […] una severa disciplina nelle riparazioni o ricostruzioni di edifici varrà a difenderci bastantemente […]».

La ricostruzione

Ma è poi andata così? Non proprio. Dopo l’interesse iniziale, la vicenda del terremoto di Monterchi-Citerna scomparve rapidamente dalle pagine dei giornali; in un contesto storico difficile (le vicende belliche prima, la crisi del dopoguerra poi) e di una legislazione specifica ancora in embrione (si svilupperà solo nei decenni successivi, tra il 1924 e il 1935), la ricostruzione dei due paesi, nei siti originari, si svolse lentamente ed ebbe esiti discontinui e controversi. A Monterchi “l’opera fu condotta in modo discutibile, tanto che si diffuse il detto: ciò che non fece il terremoto lo ha fatto il Genio Civile” (Tacchini, 1992, p. 110). A Citerna, secondo il periodico L’Alta Valle del Tevere (citato in Tacchini, 1992):

“molto più gravi danni arrecarono quelli che con molti milioni dello Stato dovevano ripararli […] demolizioni inconsulte, mutilazioni sconce e non necessarie, riparazioni paliative, maltrattamento, sperpero e sottrazione di materiale demolito  e utilizzabile”.

Cento anni dopo

Il 27 aprile 1917 il Resto del Carlino pubblicava una corrispondenza della sera prima da Montescudo (Rimini), che dopo aver segnalato il forte avvertimento del terremoto, notava che «proprio in questi giorni si procedeva con celerità a gettare le fondamenta delle case antisismiche, destinate alle famiglie che ebbero distrutte le abitazioni dal terremoto dell’anno scorso» [Il Resto del Carlino – La Patria, 1917.04.27, n. 117, p. 2]).  A meno di un anno dai forti terremoti che – fra maggio e agosto 1916 – avevano colpito il Riminese e il Pesarese, si era avviata con decisione la ricostruzione con criteri antisismici. Il terremoto del 26 aprile 1917 (Mw 6.0), infatti, come ricordato in un post precedente, fa parte di una serie fra i più forti terremoti che caratterizzano la storia sismica  dell’Appenino Settentrionale: rispettivamente il 17 maggio (Mw 5.8) e 16 agosto 1916 (Mw 5.8), 10 novembre 1918 Appennino romagnolo (Mw 6.0), 29 giugno 1919 Mugello (Mw 6.4) e 7 settembre 1920 Garfagnana (Mw 6.5).

Rappresentazione cumulativa semplificata dei terremoti che fra 1916 e 1920 attraversano tutto l’Appennino Settentrionale, DBMI15.

Per questa ragione nel 2016, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, abbiamo avviato un progetto, con diverse scuole riminesi e pesaresi, che collega queste ricorrenze centenarie attraverso una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunità locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio, progetto che in una sorta di ideale passaggio di consegne, coinvolgerà, nei prossimi mesi, i diversi territori, dall’Adriatico alla Garfagnana.

In Valtiberina, una sfida che ci proponiamo di affrontare nell’ambito di questo progetto, è quella di scovare il maggior numero possibile di “memorie materiali” del terremoto del 1917. Ne conosciamo già alcune, per esempio a Monterchi  e a Sansepolcro  ma confidiamo nell’aiuto di studenti e cittadini di questo territorio così ricco di storia, per riuscire a riscoprire, condividere e valorizzare un patrimonio culturale tanto importante e, spesso, tanto dimenticato.

a cura di Romano Camassi (INGV – Bologna), Viviana Castelli (INGV – Bologna/Ancona).


Bibliografia

Castelli V., Camassi R., Cattaneo M., Cece F., Menichetti M., Sannipoli E.A. e Monachesi G., 2016. Materiali per una storia sismica del territorio di Gubbio: terremoti noti e ignoti, riscoperti e rivalutati, Quaderni di Geofisica, 133, http://www.ingv.it/editoria/quaderni/2016/quaderno133/“.

Cavasino A., 1935. I terremoti d’Italia nel trentacinquennio 1899-1933,  Roma.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G., 2007. CFTI4Med, catalogue of strong earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean area (760 B.C.-1500). INGV-SGA, http://storing.ingv.it/cfti4med/

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E., 2016. DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15

Oddone E., 1918. Il Terremoto dell’Alta Valle del Tevere del 26 Aprile 1917. Bollettino della Società Sismologica Italiana, 21, pp. 9-27.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds), 2016. CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15

Tacchini A., 1992. L’Alta Valle del Tevere in cartolina, Città di Castello.


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SPECIALE 2016, un anno di terremoti

Il 2016 ha avuto un numero molto importante di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: poco più di 53.000 gli eventi. Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente aumentato: più che raddoppiati rispetto al 2014 e più che triplicati rispetto al 2015.

Se la sismicità del 2014 e quella del 2015 sono state caratterizzate da numerose sequenze sismiche anche importanti come quella nel bacino di Gubbio, non è difficile capire la causa dell’elevato numero di terremoti del 2016, dovuto in grandissima parte alla sequenza sismica in Italia centrale iniziata il 24 agosto con un terremoto di magnitudo Mw 6.0 localizzato in provincia di Rieti e proseguita con altri eventi di magnitudo al di sopra di 5.0 e soprattutto con il terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre, il più forte mai registrato dalla Rete Sismica Nazionale in funzione dai primi anni ’80.

La sismicità in Italia nel 2016.

La mappa della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2016.

La maggior parte dei terremoti localizzati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 42.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono circa 3400 gli eventi nel 2016, circa 5 volte quelli del 2015.

Grafico 2016

Grafico dell’andamento temporale della sismicità (magnitudo M>=1.5) su tutto il territorio nazionale nell’anno 2016, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4.0). La scala temporale non è lineare e quindi la sismicità prima del 24 agosto è condensata in una piccola porzione del grafico (sinistra).

Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità sono stati diversi gli eventi di magnitudo maggiore o uguale di 5.0 durante il 2016, mentre nel 2014 e nel 2015 non se ne erano registrati. Sono stati in totale 6 gli eventi di magnitudo maggiore di 5.0 avvenuti durante questo anno, 2 di magnitudo maggiore o uguale a 6.0 (gli eventi del 24 agosto, Mw 6.0 e del 30 ottobre, Mw 6.5). Altri 3 eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 sono stati localizzati nell’area della sequenza sismica in Italia centrale (24 agosto, Mw 5.4, 26 ottobre, Mw 5.4 e Mw 5.9), mentre un altro terremoto di magnitudo Mw 5.8 è avvenuto con epicentro nel mar Tirreno il 28 ottobre.

Numerosi sono stati i terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0: 64 eventi, oltre 50 di questi localizzati nell’area della sequenza.

Nella tabella qui sotto sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo maggiore o uguale di 4.5. Solo l’evento profondo del 26 ottobre (Mw 5.8) non è stato localizzato nelle province interessate dalla sequenza iniziata in agosto.

Data e Ora  Magnitudo  Provincia/Zona  Profondità 
24 agosto 03:36 6.0 Rieti 8
24 agosto 03:37 4.5 Rieti 9
24 agosto 04:33 5.4 Perugia 8
24 agosto 13:50 4.5 Perugia 10
26 agosto 06:28 4.8 Rieti 9
26 ottobre 19:10 5.4 Macerata 9
26 ottobre 21:18 5.9 Macerata 8
26 ottobre 23:42 4.5 Macerata 10
28 ottobre 22:02 5.8 Tirreno Meridionale 481
30 ottobre 07:40 6.5 Perugia 9
30 ottobre 07:44 4.6 Perugia 8
30 ottobre 08:13 4.5 Rieti 11
30 ottobre 14:07 4.5 Perugia 10
01 novembre 08:56 4.8 Macerata 10
01 novembre 01:35 4.7 Macerata 8

Riguardando il grafico del’andamento temporale della sismicità del 2016 è possibile notare come nei primi mesi dell’anno la sismicità è stata in linea con gli ultimi mesi del 2015. Infatti la media giornaliera di eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale è stata intorno a 40 terremoti, mentre dal mese di agosto questa media è aumentata fino a raggiungere il valore di circa 300, con giorni in cui sono stati registrati oltre 600 eventi.  Alla fine la media giornaliera di eventi registrati nel 2016 si attesta sui 145, decisamente più alta rispetto ai 40 del 2015 e ai 60 del 2014.

Il 2016 è stato quindi caratterizzato, per i primi 7-8 mesi (gennaio a fino all’ultima settimana di agosto), da una sismicità in linea con gli ultimi anni e nei quattro mesi finali dalla sequenza sismica in Italia centrale che ha portato a stabilire alcuni record da quando esiste la Rete Sismica Nazionale.

Questa situazione è ben visibile nel grafico qui sotto dove sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l’impatto della sequenza iniziata il 24 agosto sulla sismicità complessiva nel grafico sono rappresentati oltre al numero totale di eventi (blu) localizzati nel territorio nazionale, anche il numero di eventi nell’area della sequenza (rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (verde).

Grafico 2016 2

Sono tante le considerazioni che vengono fuori analizzando questo grafico, tra queste: l’incremento del numero totale di eventi dal mese di agosto con il record nel mese di novembre quando sono stati registrati oltre 12.000 terremoti; l’andamento della sismicità al di fuori dell’area della sequenza che si mantiene costante durante tutti i mesi dell’anno con un piccolo calo solo nell’ultimo periodo dovuto alla forte attività in Italia centrale (si veda in seguito); il numero di eventi registrati nell’area della sequenza prima del 24 agosto che non evidenzia nessun incremento di sismicità, ma rimane costante durante i primi 7 mesi dell’anno.

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti. Notevole è stato lo sforzo del personale INGV per garantire localizzazioni veloci e accurate nonostante questa sequenza sia stata caratterizzata da un numero importante di eventi.

La sismicità prima del 24 agosto

Come già detto, la sismicità prima del 24 agosto ha rispecchiato l’andamento degli ultimi anni in particolare gli ultimi mesi del 2015 con un numero mensile di terremoti intorno al migliaio, pochi eventi di magnitudo maggiore di 4.0 e qualche piccola sequenza. Nella mappa qui sotto sono visualizzati i circa 8.000 terremoti dal 1 gennaio fino al 23 agosto 2016, gli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 sono davvero pochi e, in maggior parte, localizzati al di fuori dei confini nazionali o in mare.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

Tra questi ricordiamo il terremoto di magnitudo Mw 4.2 del 6 gennaio localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata da una sequenza con circa 200 eventi registrati solo nel mese di gennaio.  Altre due piccole sequenze sono state registrate in questi primi mesi del 2016: la prima in Sicilia orientale tra le province di Ragusa e Siracusa con oltre 30 eventi localizzati dal 6 febbraio con l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.2) avvenuto l’8 febbraio e nettamente risentito in una vasta area della Sicilia orientale; la seconda avvenuta nell’area a nord del lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo,  con l‘evento principale del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1 e oltre 45 terremoti verificatisi tra il 30 e il 31 maggio di magnitudo mediamente basse.

Infine in questo periodo sono state molto attive dal punto di vista sismico le aree del basso Tirreno, nei pressi delle Isole Eolie e quella del canale di Sicilia dove si sono stati localizzati anche 3 eventi di magnitudo maggiore di 4.

La sequenza in Italia centrale

Con il terremoto di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 del 24 agosto localizzato in provincia di Rieti tra i comuni di Accumoli e Amatrice è iniziata una sequenza sismica che solo nel 2016 ha fatto registrare quasi 45.000 terremoti in un’area che si estende per circa 80 km di lunghezza e 20-25 km di larghezza, a cavallo di 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche) e 7 province (Rieti, L’Aquila, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli e Teramo).

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il 2016.

La mappa dei circa 45.000 terremoti registrati in Italia centrale dal 24 agosto 2016.

Nell’ultima settimana di agosto e nei successivi mesi di settembre e ottobre l’impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale è molto elevato. Sia a settembre che a ottobre ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica, quasi 10.000 a settembre e circa 7000 in ottobre.

In particolare, durante l’ultima settimana di ottobre, la sequenza ha avuto una evoluzione  con eventi particolarmente forti e distruttivi in un’area più a nord di quella attivata ad agosto, tra le province di Perugia e Macerata: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.9, e quello del 30 ottobre di magnitudo magnitudo 6.5. Quest’ultimo è da considerarsi il terremoto più forte di tutta la sequenza, ma anche l’evento di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

La mappa della sequenza sismica dal 24 agosto: in rosso gli eventi dell'ultima settimana, dalle ore 07:40 del 30 ottobre.

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale aggiornata al 6 novembre 2016. I due colori rappresentano gli eventi dal 24 agosto (blu) e gli eventi dal 30 ottobre (rosso). Le stelle rappresentano i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5.0.

Nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale superando anche 500-600 eventi al giorno. Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Di seguito i link degli APPROFONDIMENTI (articoli, video, animazioni, report) sulla Sequenza Sismica in Italia Centrale pubblicati sul BLOG INGVterremoti:
Primo approfondimento sulla sequenza (24 agosto) 
La stima della magnitudo dell’INGV (26 agosto)
La sismicità storica dell’area (26 agosto)
SHAKEmovie: propagazione delle onde sismiche del terremoto (26 agosto)
Alla ricerca della faglia (28 agosto)
Revisione degli eventi sismici in corso (30 agosto)
La sequenza sismica in Italia Centrale: un primo quadro intepretativo dell’INGV (30 agosto)
Visualizziamo in 3D la faglia sorgente del terremoto (1 settembre)
Le shakemap, lo scuotimento del terremoto (5 settembre)
Le reti GPS misuranolo spostamento della faglia (6 settembre)
Effetti in superficie rilevati dal Gruppo EMERGEO (8 settembre) 
Story Maps della sequenza (8 settembre)
Analisi dello scuotimento del terreno (9 settembre)
Misure dello spostamento del suolo tramite interferometria satellitare (16 settembre)
Modellazione della sorgente sismica e trasferimento di stress sulle faglie limitrofe (21 settembre)
La sequenza ad un mese dal suo inizio: un aggiornamento sugli studi in corso (23 settembre)
Sequenza sismica in Italia centrale, nuove scosse 26 ottobre (26 ottobre)
Propagazione preliminare delle onde sismiche dell’evento M 6.5 del 30 ottobre (30 ottobre)
Primo approfondimento dopo le scosse del 30 ottobre (30 ottobre)
INGVterremoti EarthQuake Report
Animazione spazio-temporale sequenza dal 24 agosto al 31 ottobre
La magnitudo del terremoto del 30 ottobre (31 ottobre)
Prime interpretazioni dall’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar Sentinel-1 (2 novembre)
Approfondimento scarpate di faglia prodotte dal terremoto del 30 ottobre (3 novembre)
I vulcanelli di fango nella provincia di Fermo (11 novembre)

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree fuori dalla sequenza 

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree non interessate dalle sequenza è stata in linea con i primi mesi del 2016: una leggera diminuzione del numero di eventi localizzati di bassa magnitudo (M<2.0) è dovuta all’enorme impegno dei turnisti della Sala Operativa di monitoraggio sismico, concentrati prevalentemente a localizzare le centinaia di eventi al giorno della sequenza.

Fanno eccezione alcuni terremoti registrati in ottobre con ipocentro nel mar Tirreno. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi avvenuti nel mese di ottobre (M 4.7 e M 5.3)

Tutti gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA  pubblicati nel 2016 sono consultabili attraverso una story maps  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2016 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente LINK.

La story map

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

La sequenza sismica in Italia centrale: un primo quadro interpretativo dell’INGV

A sei giorni dall’inizio della sequenza sismica in Italia Centrale, l’analisi dei dati sismologici, geologici, geodetici, raccolti dalle reti di monitoraggio e dalle squadre di ricercatori e tecnici sul terreno ha permesso di ricostruire un primo quadro di dettaglio di quanto è accaduto. Riportiamo in questo articolo una sintesi del lavoro svolto finora dall’INGV e raccolto nel “PRIMO RAPPORTO DI SINTESI SUL TERREMOTO DI AMATRICE ML 6.0 DEL 24 AGOSTO 2016 (ITALIA CENTRALE).

La zona interessata dal terremoto del 24 agosto si colloca all’interno di una fascia sismica ben nota, contraddistinta da elevata pericolosità e interessata nella storia sismica antica e recente da altri forti terremoti, come descritto in un articolo del 24 agosto e come indicato nella figura sottostante.

Figura 3. Sequenze degli ultimi decenni nel settore dell’Appennino centrale interessato dalla sequenza di Amatrice iniziata con il terremoto del 24 Agosto 2016 (stella rossa e area grigia). I simboli azzurri identificano la sequenza della Valnerina (Norcia) del 1979; i simboli arancione identificano la sequenza sismica di Gubbio del 1984; i simboli rossi la sequenza di Colfiorito del 1997 (noti anche come terremoti Umbria-Marche); i simboli blu scuro la sequenza di Gualdo Tadino del 1998; i simboli verdi la sequenza dell’Aquila del 2009; infine, i simboli neri a nord ovest identificano la sismicità dell’alta valle del Tevere e la sequenza di Pietralunga del 2010. Le magnitudo delle rispettive scosse principali sono riportate in figura assieme ai meccanismi focali delle scosse di magnitudo maggiore e la magnitudo di completezza (Mc) dei cataloghi sismici utilizzati per la figura. I rettangoli indicano la posizione approssimativa dei terremoti storici principali dell'area.

Sequenze degli ultimi decenni nel settore dell’Appennino centrale interessato dalla sequenza di Amatrice iniziata con il terremoto del 24 Agosto 2016 (stella rossa e area grigia). I simboli azzurri identificano la sequenza della Valnerina (Norcia) del 1979; i simboli arancione identificano la sequenza sismica di Gubbio del 1984; i simboli rossi la sequenza di Colfiorito del 1997 (noti anche come terremoti Umbria-Marche); i simboli blu scuro la sequenza di Gualdo Tadino del 1998; i simboli verdi la sequenza dell’Aquila del 2009; infine, i simboli neri a nord ovest identificano la sismicità dell’alta valle del Tevere e la sequenza di Pietralunga del 2010. Le magnitudo delle rispettive scosse principali sono riportate in figura assieme ai meccanismi focali delle scosse di magnitudo maggiore e la magnitudo di completezza (Mc) dei cataloghi sismici utilizzati per la figura. I rettangoli indicano la posizione approssimativa dei terremoti storici principali dell’area.

Alcune prime considerazioni possono essere fatte sulla faglia responsabile del terremoto del 24 agosto. Attraverso il confronto dei dati registrati dalla Rete Sismica Nazionale (integrata da strumenti temporanei sin dalle prime ore dopo l’evento), dai dati satellitari (LINK), sia GPS che SAR), dalle analisi di terreno, si ottiene un quadro molto coerente del processo che ha generato il terremoto. Ulteriori indagini ed elaborazioni, ancora in corso, contribuiranno a chiarire meglio quanto è accaduto e potranno fornire delle indicazioni su quanto potrebbe accadere in futuro.

Le prime osservazioni dello spostamento del suolo co-sismico ottenute con il satellite giapponese ALOS 2 evidenziano un abbassamento del suolo allungato in un'area NNW-SSE, con valori massimi di circa 20 cm in due aree a nord e a sud (Elaborazione INGV)

Le prime osservazioni dello spostamento del suolo co-sismico ottenute con il satellite giapponese ALOS 2 evidenziano un abbassamento del suolo allungato in un’area NNW-SSE, con valori massimi di circa 20 cm in due aree a nord e a sud (Elaborazione INGV)

La struttura responsabile dell’evento sismico (faglia sismogenetica) è orientata in direzione nord-nord-ovest – sud-sud-est e si estende per 25-30 km tra i centri di Norcia, a nord, e quello di Amatrice a sud. L’estensione in pianta dell’area interessata dalle repliche (aftershocks) è di oltre 300 km2, e il volume crostale interessato si estende dalla superficie alla profondità di circa 10 chilometri. La faglia che si è attivata con il terremoto ha una geometria complessa, con un piano principale immergente da est a ovest, che si è mosso con una direzione bilaterale della rottura, dalla zona di Accumoli verso le due estremità dalla faglia. Questa non si è mossa nello stesso modo lungo tutta la sua estensione, ma al suo interno sono state identificate due aree dove è avvenuto il movimento cosismico più importante, dell’ordine di 1 metro (aree blu nella figura sottostante).

Modello preliminare di distribuzione dello slip dai dati ALOS2, Sentinel 1 e GPS in continuo. In rosso il mainshock, i punti neri sono le repliche rilocalizzate in modo preliminare con la procedura NonLinLoc.

Modello preliminare di distribuzione dello spostamento sulla faglia dai dati ALOS2, Sentinel 1 e GPS in continuo. In rosso l’epicentro del’evento principale, i punti neri sono le repliche rilocalizzate in modo preliminare con la procedura NonLinLoc.

Lo spostamento improvviso della faglia, alle 3:36 del 24 agosto, è durato meno di dieci secondi ma lo scuotimento percepito dalla popolazione nell’area epicentrale è stato molto maggiore, dell’ordine di un minuto o due. In superficie, gli spostamenti rilevati dai geologi confermano questa geometria della faglia, ma i movimenti rilevati finora sulla scarpata (nell’area del Monte Vettore e Vettoretto), sono al massimo di 15-20 centimetri. Questa differenza tra spostamento in profondità e in superficie viene spesso osservato per questo tipo di terremoti e di faglie (definite estensionali o normali).

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Frattura cosismica alla base del piano di faglia sul Monte Vettoretto.

L’analisi dei dati dei satelliti ha permesso di verificare che il settore a ovest della faglia è stato ribassato durante il terremoto del 24 agosto. In superficie questo si è tradotto in un abbassamento di 10-20 cm di una zona allungata parallelamente alla direzione della faglia (NNO-SSE). L’effetto a lungo termine di queste deformazioni (ossia dopo decine di migliaia di anni e centinaia di terremoti) è la creazione delle valli intramontane (le parti ribassate) che caratterizzano il paesaggio dell’Appennino.

Queste qui riportate sono solo alcune delle informazioni che si trovano nel “PRIMO RAPPORTO DI SINTESI SUL TERREMOTO DI AMATRICE ML 6.0 DEL 24 AGOSTO 2016 (ITALIA CENTRALE)“.


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SPECIALE 2015, un anno di terremoti

Sono stati 14973 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’anno appena concluso. Nel 2015, in Italia e nelle aree geograficamente limitrofe al territorio nazionale, sono avvenuti in media poco più di 40 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni mezz’ora.  

Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente calato: infatti sia nel 2013 che 2014 erano stati oltre ventimila gli eventi registrati sul territorio nazionale, a causa principalmente di alcune sequenze sismiche, con numerosissimi eventi, che si sono protratte nei mesi, come ad esempio quella nel Bacino di Gubbio.

Come ogni anno, la gran parte dei terremoti registrati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 13.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono 593 gli eventi nel 2015, mentre nel 2014 si erano superati i 700 terremoti.

I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (completamente rinnovato nel 2015), dove è possibile visualizzare anche tutte le informazioni relative a ogni singolo terremoto all’interno di una pagina informativa suddivisa in sezioni tematiche (dati evento, sismicità e pericolosità, impatto, localizzazioni e magnitudo, meccanismo focale, download).

I terremoti localizzati dalla Rete Sismicia Nazionale dell'INGV nel''anno 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it)

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Come negli ultimi due anni, anche nel 2015 non si sono verificati terremoti con magnitudo uguale o superiore a 5.0. Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità (vedi sotto) sono stati ben 18 i terremoti di magnitudo tra 4.0 e 4.8180 quelli di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 1700 quelli di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Restano gli eventi di magnitudo inferiore a 2.0, oltre 13.000, che rappresentano la stragrande maggioranza della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti dell’estate 2015

In questo articolo di Italia Sismica verranno trattati i terremoti avvenuti sul territorio nazionale durante i mesi estivi di giugno, luglio ed agosto del 2015. In questi tre mesi il numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  è stato pari a 1194 nel mese di giugno1424 nel mese di luglio e 1248 ad agosto. La media giornaliera è stata molto simile nei mesi di giugno e agosto, con circa 40 terremoti registrati al giorno, mentre ha subito un aumento fino a 46 eventi giornalieri a luglio, ma comunque in linea con i precedenti mesi del 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV dal 1 giugno al 31 agosto 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV dal 1 giugno al 31 agosto 2015.

Come si nota dalla mappa complessiva dei terremoti registrati nei tre mesi estivi del 2015, sono pochi gli eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0 (quelli rappresentati con un quadrato rosso): sono solo 4  e si sono verificati tutti durante il mese di agosto. Leggi il resto di questa voce

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