DISS, ovvero il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane

Il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane (DISS Working Group, 2018) è un repository georiferito di informazioni di natura sismotettonica. Con il termine sismotettonica si intende il settore disciplinare che si interessa dei rapporti tra la geologia, la tettonica attiva e la sismicità di una data area, e che ha come obiettivo principale l’individuazione delle strutture che generano terremoti – le sorgenti sismogenetiche – e la stima del loro potenziale (per un approfondimento si veda un articolo recente di P. Vannoli e P. Burrato, pubblicato su Geologia dell’Ambiente).

Figura 1: Ultima versione (v. 3.2.1) del Database DISS accessibile online dalla pagina http://diss.rm.ingv.it/diss/

Perché “sorgenti sismogenetiche”? In cosa il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane si differenzia da una normale mappa di faglie attive?

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Evento sismico Ml 4.6 in provincia di Ravenna del 15 gennaio 2019

Alle ore 00:03 italiane del 15 gennaio 2019 un evento sismico di magnitudo Ml 4.6 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV a 11 km di distanza dalla città di Ravenna e ad una profondità di 25 chilometri.

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Epicentro del terremoto di magnitudo 4.6 e sismicità dal 1.1.2018 (in giallo) e dal 1.1.1985 (in blu).

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Evento sismico Ml 4.1 in provincia di Catania del 9 gennaio 2019

Il terremoto di magnitudo ML 4.1, avvenuto alle ore 00:50 italiane del 9 gennaio 2019 (ore 23:50 UTC dell’8 gennaio), si colloca nell’area di Piano Pernicana, sul versante nord-orientale dell’Etna nel comune di Linguaglossa (CT), a circa 10 km da Milo, Trecastagni e Sant’Alfio (CT). La scossa è stata localizzata ad una profondità di 2 km. Non ci sono state fino a questo momento (le ore 10:30 del 9 gennaio) repliche significative nella stessa area.

Va sottolineato che il terremoto odierno ha colpito una zona posta oltre 20 km a NNW della zona interessata dall’evento di magnitudo 4.9 del 26 dicembre scorso, localizzata in prossimità di Viagrande (CT), sul versante sud-orientale dell’Etna. Va però ricordato che queste attivazioni quasi contemporanee di aree diverse e periferiche rispetto all’edificio vulcanico rappresentano una caratteristica ricorrente dell’Etna. Nell’eruzione del 2002 si era verificato un fenomeno simile, ma a parti invertite. Allora i terremoti iniziarono sul versante nord-orientale il 27 ottobre, e furono seguiti il 29 ottobre da attività sul versante sud-orientale, culminata con una scossa di magnitudo 4.7 che causò crolli e danni diffusi a Bongiardo, una frazione di Santa Venerina (CT).

Epicentro del terremoto Ml 4.1 del 9 gennaio 2019 e la sismicità nell’area nelle ultime 24 ore (in arancione) e dal 1 gennaio 2018 (in blu).

Fino a questo momento (ore 10.30 del 9/1) dall’inizio dell’attività etnea (il 23 dicembre) sono avvenute complessivamente nell’area oltre 70 scosse con magnitudo superiore a 2.5 (di cui 5 con magnitudo pari o superiore a 4), la maggior parte delle quali sono localizzate a sud dell’epicentro odierno, come mostra la figura sopra.  Per quanto riguarda le numerose scosse di magnitudo inferiore che si sono verificate si rimanda agli aggiornamenti prodotti dall’Osservatorio Etneo dell’INGV, così come per tutte le informative riguardanti gli aspetti vulcanologici. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico Ml 4.2 (Mw 4.1) in provincia dell’Aquila, 1 gennaio 2019

Questa sera, alle ore 19:37 italiane del 1 gennaio 2019, è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV un terremoto di magnitudo ML 4.2 (Mw 4.1), con epicentro 3 km ad ovest di Collelongo nel settore meridionale della provincia dell’Aquila, ad una profondità di 17 km. 

Epicentro del terremoto Ml 4.2 del 1 gennaio 2019 e la sismicità nell’area nelle ultime 24 ore (in arancione) e dal 1 gennaio 2018 (in blu).

L’evento è stato localizzato in un’area ad alta pericolosità sismica così come mostrato nella mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale con accelerazione attese comprese tra 0.225 e 0.25 di g.

Dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (versione 2015) notiamo che l’area epicentrale del terremoto di oggi è qualche chilometro a SUD dell’epicentro del forte terremoto del 13 gennaio 1915 di magnitudo stimata Mw 7.1 con risentimenti massimi fino al XI grado MCS.  Altri eventi sismici significativi nelle vicinanze sono avvenuti nel 1927 (Mw 5.2) nel 1922 (Mw 5.2). Il 28 febbraio 2015 fu registrato un evento di magnitudo Mw 4.1 poco a nord dell’epicentro di questa sera, nei pressi di Luco dei Marsi (AQ).

Secondo i dati accelerometrici, l’evento presenta accelerazioni di picco che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso fino al IV-V grado della scala MCS (http://shakemap.rm.ingv.it).

Il terremoto di questa sera è stato risentito in molti comuni tra le province dell’Aquila, Frosinone e Roma, ma anche nella provincia di Teramo. La mappa preliminare dei risentimenti del terremoto elaborata con gli oltre 1400 questionari è già disponibile sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it ed in aggiornamento al seguente link.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Fino a questo momento, ore 20.30, si registrano nell’area due eventi successivi di bassa magnitudo (Ml 0.9 e Ml 1.4).


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Approfondimento e aggiornamento sull’attività sismica e vulcanica in area etnea

Alle ore 03:19 italiane di oggi, 26 dicembre 2018, nel basso fianco sud-orientale dell’Etna, si è verificato uno dei terremoti più energetici mai registrati sul vulcano. L’evento sismico, di magnitudo Ml pari a 4.8, Mw 4.9, è stato localizzato 1 km a sud dall’abitato di Lavinaio (CT), alla profondità di circa 1 km sotto il livello del mare. Il terremoto è stato ampiamente avvertito dalle popolazioni residenti in quasi tutto il comprensorio catanese, provocando danni ed alcuni feriti nelle aree più prossime all’epicentro.

Figura 1 – Fleri: Danni alla Chiesa di Maria Santissima del Rosario (Foto INGV).

Circa un paio di ore prima, alle ore 01:09 italiane, il terremoto era stato anticipato da un’altra scossa, di magnitudo Ml 3.3, localizzata poco più a nord-est e alla stessa profondità.

Il terremoto delle ore 03:19 è verosimilmente legato all’attivazione della faglia Fiandaca e della faglia di Pennisi, due delle strutture più meridionali del sistema tettonico delle Timpe. Il danneggiamento maggiore è infatti distribuito lungo tali strutture vulcano-tettoniche, insieme ai vistosi effetti di fagliazione superficiale associati all’evento sismico. La distribuzione del danneggiamento e l’estensione della fagliazione sono molto simili a quelle riportate dalle fonti storiche per il terremoto dell’8 agosto 1894 (Int. max 8-9 EMS, Mw 4.6), che ha rotto la faglia di Fiandaca per l’intera lunghezza.

Altri eventi storici documentati dal catalogo sismico storico sono avvenuti nel 1875, 1907 e 1984, ma furono meno energetici e dovuti all’attivazione di parti della faglia di Fiandaca.

Il terremoto di questa notte si è verificato il terzo giorno dall’inizio dell’eruzione vulcanica in atto all’Etna, che sta interessando le porzioni sommitali del vulcano e la valle del Bove. In particolare, una fessura eruttiva apertasi alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est nella mattinata di giorno 24 dicembre ha prodotto una nube di cenere ricaduta prevalentemente nei dintorni di Zafferana Etnea (CT) ed una colata lavica che si riversa in Valle del Bove dopo aver attraversato la sua parete occidentale (Figure 2 e 3).

Figura 2. – La nuova fessura eruttiva e le bocche che hanno alimentato, e ancora alimentano debolmente, del colate di lava (Foto INGV).

Figura 3. – Colate laviche in avanzamento all’interno della Valle del Bove (Foto INGV).

Questo fenomeno vulcanico è stato preceduto di alcune ore ed è accompagnato fino a tutt’oggi da un’importante attività deformativa e sismica, che ha generato circa 1.100 terremoti di cui circa 60 superano magnitudo Ml 2.5 (Fig. 4); inoltre, è stato registrato un significativo incremento dell’ampiezza media del tremore vulcanico durante la giornata del 24 dicembre e attualmente, seppur in diminuzione, i valori restano al di sopra della norma.

Figura 4. – Mappa epicentrale dei terremoti più energetici registrati a partire dal 24 dicembre 2018. Il terremoto registrato alle 03:19 di oggi, di magnitudo Ml 4.8, è riportato con il rombo blu.

Nel corso degli ultimi tre giorni la sismicità registrata ha coinvolto diversi settori del vulcano: in particolare, nelle prime ore del 24 dicembre si è manifestata in area sommitale in coincidenza del teatro eruttivo, dalla superficie fino a 2 km di profondità sotto il livello del mare. Successivamente, si è posizionata lungo la parete occidentale e meridionale della Valle del Bove, fino a profondità di 4-5 km sotto il livello del mare.

E’ opportuno segnalare che il terremoto di oggi non risulta generato da movimenti di masse magmatiche presenti in area epicentrale, bensì rappresenta, probabilmente, la risposta fragile del fianco orientale del vulcano ad uno stress indotto dal sistema magmatico che in questo momento è sorgente dell’eruzione. Spesso accade, infatti, che l’intrusione di un dicco magmatico trasferisca uno stress alle strutture tettoniche circostanti provocando terremoti anche di elevata magnitudo.

L’attuale situazione eruttiva poco si discosta dalla casistica più riconosciuta per le eruzioni effusive etnee, in occasione delle quali un trasferimento di stress dalle masse intruse verso le porzioni più superficiali dei fianchi del vulcano può generare l’innesco di terremoti anche diversi chilometri lontano dai centri eruttivi.

Sulla base delle attuali manifestazioni dell’attività eruttiva, sono esclusi, al momento, problemi alle popolazioni ed alle principali infrastrutture: infatti, l’effusione lavica prodotta si riversa dalla base del Nuovo Cratere di Sud-Est entro l’ambiente desertico dell’ampia Valle del Bove. Tuttavia, sebbene le evidenze vulcanologiche più superficiali indichino una diminuzione dell’attività eruttiva generale, le informazioni desunte dai segnali geofisici non permettono di escludere una possibile alimentazione, tuttora in corso, del dicco che si è intruso. Sulla base della distribuzione della sismicità attuale, tale dicco potrebbe interessare un settore diverso dall’attuale teatro eruttivo, con l’apertura di nuove fratture eruttive a quote più basse di 2400 metri, in coincidenza della parete occidentale ed in quella meridionale della Valle del Bove.

L’Osservatorio Etneo dell’INGV sta continuamente monitorando l’evolversi dei fenomeni in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e tutte le Autorità di Protezione Civile.


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