Archivi categoria: Terremoti-non-terremoti

Registrata anche dall’INGV l’esplosione di magnitudo 6.3 in Corea del Nord

La Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato un evento sismico generatosi alle ore 03:30 UTC a 1 km di profondità in prossimità di Punggye-ri, nella Corea del Nord.
Questo evento è avvenuto vicino al sito dove la Corea del Nord ha già effettuato test nucleari e presenta una grandezza maggiore rispetto ai test del 2006, 2009, 2013 e 2016.

4 minuti e 12 secondi dopo il tempo origineutilizzando 17 stazioni sismiche, i sistemi automatici dell’INGV hanno localizzato l’evento, assegnando come coordinate latitudine 41.2 Nord,  longitudine 129.2 Est [con errore +/- 9 km]. Data la vicinanza con il sito dove la Corea del Nord ha già effettuato test nucleari, il sismologo di turno nella Sala di Monitoraggio Sismico ha verificato che l’evento fosse dovuto a una esplosione e ha quindi confermato che si trattava di un sisma artificiale.

Registrazione dell’esplosione avvenuta nella Corea del Nord alla stazione sismica MABI, a Malga Bissina in provincia di Trento. L’esplosione è evidenziata dall’ellisse rossa. Gli altri terremoti che si vedono sono quelli avvenuti in provincia di Brescia; il primo di magnitudo ML 3.4 delle ore 11:16 italiane (ore 09:16 UTC), seguito da due altri eventi di magnitudo ML 2.3 e 2.2, rispettivamente.

I segnali telesismici non mostrano fasi di profondità, indicando dunque che l’evento è stato superficiale. La magnitudo registrata a differenti stazioni sismiche del mondo varia da Mb 5.6 a Mb 6.9 (dove Mb è la magnitudo di volume), con una media di Mb 6.3 (fonti United States Geological Survey (USGS) e Geophysical Survey of Russia Academy of Sciences (RAS)).

Ulteriori informazioni sono disponibili ai seguenti indirizzi:
http://cnt.rm.ingv.it/event/16940981
https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us2000aert#executive
http://geofon.gfz-potsdam.de/eqinfo/event.php?id=gfz2017rfxe
http://www.ceme.gsras.ru/eng/index.htm


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Esplosione controllata all’Isola d’Elba: un ottimo test di funzionamento per la Rete Sismica Nazionale

Qualche giorno fa, sabato 27 maggio 2017, i turnisti della mattina in servizio in Sala di Sorveglianza Sismica hanno localizzato uno strano evento sismico. La zona non era delle più sismiche, trattandosi dei dintorni dell’Isola d’Elba, un’area geologicamente piuttosto stabile, ma soprattutto le forme d’onda registrate dalla Rete Sismica Nazionale avevano qualcosa di strano.

Infatti, i sismometri delle isole toscane, della costa tirrenica e della Corsica avevano rilevato dei segnali in cui non si vedevano le onde S; i sismogrammi presentavano inoltre una frequenza quasi monocromatica, una cosa strana per un terremoto classico. In questi casi, la cosa più probabile è che si tratti di un’esplosione, provocata o accidentale, e questa fu la nostra ipotesi iniziale, ma non avevamo notizie di niente del genere.

L’epicentro veniva localizzato nel Mar Tirreno, a nord dell’Isola d’Elba. La magnitudo Richter era 1.8, al di sotto della soglia di comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile. La soluzione era di buona qualità, perché l’epicentro era circondato dalle stazioni sismiche dell’Elba, della Corsica, della Gorgona e della Toscana (qui i dati dell’evento).

Ci siamo messi a cercare notizie su web, e dopo un po’ abbiamo letto di un ordigno bellico che era stato rinvenuto qualche giorno prima da un peschereccio nella zona di Capo Enfola (Livorno). Forse eravamo sulla pista giusta.

Il funzionario in turno ha allora chiamato la Capitaneria di Porto locale, che ha confermato: l’ordigno era stato fatto esplodere poco prima nella zona. Si trattava di una bomba aerea statunitense di quasi 500 kg, probabilmente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, che era stata fatta brillare in sicurezza dai Palombari del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) della Spezia.

L’Ufficiale con cui abbiamo parlato ci ha gentilmente comunicato l’orario dello scoppio (tra le 11:01 e le 11:02) e le coordinate dell’esplosione. Confrontando queste ultime con quelle determinate dai turnisti della nostra Sala di Sorveglianza Sismica si trova una chiara corrispondenza tra i due punti sulla mappa, con una discrepanza di soli 3 chilometri. Considerando che parliamo di un evento sismico di magnitudo minore di 2, che siamo in un’area marina con i sismometri piuttosto lontani, possiamo ritenerci soddisfatti. La Rete Sismica nazionale ha dato ancora una volta prova di un’ottima sensibilità e affidabilità.

A cura di Alessandro Amato, Centro Nazionale Terremoti, INGV

Bomba o non bomba? Ordigno bellico genera “terremoto” in Adriatico

Fare il turno in sala sismica comporta anche rispondere alle telefonate esterne. Se non si è nel mezzo di una sequenza sismica, le richieste sono disparate: persone che chiedono rassicurazioni sulla zona dove si stanno per recare in vacanza, sulla possibilità che il tremore che hanno avvertito in casa sia stato generato da un terremoto locale non riportato dagli organi di informazione, e così via.

Ieri, 8 luglio 2015, invece abbiamo ricevuto una telefonata che preannunciava l’esplosione di un ordigno bellico nel mare Adriatico. All’altro capo del telefono un Maresciallo del Circomare (Capitaneria di Porto) di Cesenatico, ci ha fornito i dettagli tecnici dell’operazione di brillamento di una bomba della II Guerra Mondiale che sarebbe avvenuto nel Mare Adriatico, al largo della costa di Cesenatico (Figura 1).

http://www.corriereromagna.it/news/cesena/13151/Spostato-l-ordigno-bellico-sommerso-e.html

Figura 1. L’ordigno rinvenuto – una “mina magnetica” di produzione tedesca risalente alla Seconda Guerra Mondiale – aveva un contenuto di circa 640 kg di esplosivo. http://www.corriereromagna.it/news/cesena/13151/Spostato-l-ordigno-bellico-sommerso-e.html

L’ordigno di 600 kg di esplosivo era, nelle parole del Maresciallo, uno dei più grandi mai rinvenuti nel mare Adriatico. Sarebbe stata la Rete Sismica Nazionale in grado di identificare e localizzare l’esplosione?  Il maresciallo ci aveva fornito in anticipo le coordinate geografiche e la profondità del sito dove sarebbe stata depositata la bomba (circa 14 metri sotto il livello del mare) e anche l’intervallo temporale entro il quale si sarebbe conclusa l’operazione, tra le 13 e le 15 di ieri, 8 luglio 2015.

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Il vulcano di fango delle Macalube registrato dalla Rete Sismica Nazionale

Dettaglio di vulcanello di fango a nella Riserva Naturale di Macarube di Aragona (AG).

Dettaglio di vulcanello di fango nella Riserva Naturale di Macalube di Aragona (AG).

L’esplosione che questa mattina, poco prima di mezzogiorno, ha accompagnato la fuoriuscita di fango con conseguenze tragiche, è stata rilevata probabilmente dalla stazione sismica denominata FAVR. Questa stazione, appartenente alla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, è posta in località Villaggio Mosè, nel Comune di Favara (AG), a circa 10 km dalla Riserva Naturale di Macalube di Aragona. Il nome Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall’arabo Maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”, proprio per le sue caratteristiche geologiche di continua attività.

Sismogramma della stazione FAVR dell'INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l'orario UTC riportato nella figura)

Sismogramma della stazione FAVR dell’INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l’orario UTC riportato nella figura). È visualizzata la componente verticale del movimento del terreno.

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L’esplosione del 9 luglio a Tagliacozzo registrata dalla Rete Sismica Nazionale

Durante l’incendio del 9 luglio alla fabbrica di fuochi d’artificio Paolelli di Tagliacozzo, si sono avvertite alcune esplosioni e un tremore in tutta l’area intorno alla fabbrica. Come riporta l’ANSA: “In base al racconto di alcuni testimoni, al momento dell’esplosione la terra ha tremato per chilometri. Le case hanno tremato al punto che si era pensato a un terremoto.”

Siamo andati quindi a vedere se i sismometri della Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV avessero registrato le esplosioni che hanno accompagnato l’incendio. La stazione sismica più vicina alla fabbrica è quella ubicata al Santuario di Piatraquaria, vicino Avezzano, posta a circa 12 km dalla fabbrica Paolelli. La sigla internazionale della stazione sismica è PTQR. Effettivamente all’ora indicata abbiamo trovato sulla registrazione di PTQR un segnale sismico simile a un terremoto, o meglio a una serie di piccoli terremoti.

Registrazione del sismometro triassiale di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Registrazione del sismometro a tre componenti di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Si poteva trattare dell’esplosione, ma per esserne sicuri (non si conosceva con precisione l’orario dell’evento), dovevamo verificare se alla stessa ora ci fossero segnali simili agli altri sismometri della RSN, sebbene più lontani, e se questi segnali fossero correlabili a una stessa sorgente. Il risultato è mostrato nella figura sotto. In effetti altri cinque sismometri, entro 40 km dalla fabbrica, hanno registrato lo stesso evento. Per vederli meglio abbiamo filtrato i segnali tra 3 e 7 Hz. Leggi il resto di questa voce

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