Archivi categoria: Terremoti nel mondo

Terremoto M8.1 in Nuova Zelanda alle 12:03 (ital.) del 13 novembre

Un forte terremoto è stato registrato poco fa dalle reti sismiche di tutto il mondo. Si tratta di un evento sismico di magnitudo (preliminare) 8.1 localizzato nella South Island della Nuova Zelanda, alle 12:03 di oggi 13 novembre 2016. L’epicentro è localizzato in terra, ma data la grandezza della faglia attivata il terremoto ha dislocato il fondale oceanico con la generazione di uno tsunami.

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Il terremoto ha generato forte scuotimento lungo tutta l’isola. La mappa di scuotimento dell’USGS mostra livelli pari al VII grado della scala Mercalli modificata (inferiore a quella in uso da noi, la Mercalli-Cancani-Sieberg).

Mappa di scuotimento stimata dall'U.S. Geological Survey

Mappa di scuotimento stimata dall’U.S. Geological Survey

Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, che opera istituzionalmente per i terremoti del Mediterraneo ma che effettua anche il monitoraggio a scala globale, ha determinato per questo evento un magnitudo (Mwpd) di poco superiore a 8. Gli altri centri di monitoraggio terremoti e tsunami al momento (le 13 it.) forniscono valori di poco inferiori a 8.

Tutti i principali centri di allerta tsunami hanno emanato un’allerta per la Nuova Zelanda. I primi dati dei mareografi sulla costa pacifica dell’isola indicano dei forti disturbi del livello del mare, come ad esempio a Kaikoura (figura sotto), con valori di +/-2 metri.

Al CAT dell’INGV si prosegue l’osservazione del livello del mare alle varie stazioni della regione. L’immagine sotto mostra l’analisi del livello del mare in corso al mareografo di Kaikoura, con la misura fatta sul segnale filtrato, pari a +2.4 metri rispetto al livello medio.

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Eventi sismici del 15 aprile 2016 (M 7.0) in Giappone e del 16 aprile (M 7.8) in Ecuador

La scorsa settimana due eventi sismici disastrosi hanno colpito due aree geograficamente distanti tra loro ma che dal punto di vista tettonico sono molto simili e appartengono alla cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico”.

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Mappa degli epicentri dei terremoti significativi degli ultimi 30 giorni, registrati nell’area conosciuta come “la cintura di fuoco del Pacifico”. In giallo i terremoti dell’ultima settimana (fonte http://earthquake.usgs.gov).

Il primo dei due eventi è stato un terremoto di magnitudo M 7.0 che è stato localizzato il 15 aprile alle ore 17:25 italiane (16:25 UTC) nell’isola di Kyushu, la più meridionale delle isole maggiori che compongono l’arcipelago del Giappone. L’epicentro calcolato ricade tra le città di Kumamoto e di Fukuoka, grandi città della parte occidentale dell’isola che comprende anche la città di Nagasaki. Questo terremoto ha seguito di un giorno lo sviluppo di una sequenza sismica che ha colpito la stessa zona e che ha incluso anche due eventi di magnitudo M 6.3 (12:26 UTC) e M 6.1 (15:03 UTC). La scossa principale ha causato qualche decina di vittime ed alcune centinaia di feriti, oltre che ingenti danni agli edifici ed alle infrastrutture. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico di magnitudo 7.8 a sud-ovest di Sumatra, 2 marzo 2016

Un terremoto di magnitudo M 7.8 è stato localizzato alle ore 13:49 italiane (12:49 UTC) del 2 Marzo 2016, circa 800 km ad ovest della costa meridionale dell’isola di Sumatra in Indonesia, ad una profondità di circa 24 km.

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Mappa con la localizzazione del terremoto (stella gialla) di magnitudo 7.8 del 2 marzo 2016; la linea rossa indica la zona di subduzione che costituisce il confine tra la Placca Indo-Australiana posta a ovest e la Placca di Sunda a est. La parte nord di questa stessa zona di subduzione ha generato il terremoto di magnitudo M 9.1 del 26 dicembre 2004 (un enorme terremoto per sovrascorrimento, mega-thrust), mentre il settore centrale è stato interessato da altri due terremoti di magnitudo inferiore. Le aree evidenziate in verde ne indicano le zone di rottura. Generalmente questi terremoti da mega-thrust sono associati a tsunami. Le frecce bianche indicano la direzione e l’entità del movimento relativo tra le due placche che costituisce il motore della sismicità dell’area. La mappa è stata tratta dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/) e modificata.

La scossa principale è stata seguita da un’importante replica di magnitudo M 5.1 avente all’incirca la stessa localizzazione. Il terremoto è stato causato dal movimento di una faglia che deforma la litosfera oceanica della Placca Indo-Australiana; l’epicentro è posizionato all’incirca 600 km a sud-ovest della zona di subduzione che ne definisce il confine con la placca di Sunda. In questa zona, la Placca Indo-Australiana si muove verso nord-nord-ovest con una velocità di circa 55 mm/anno relativamente alla Placca di Sunda. Il meccanismo focale della scossa principale è di tipo trascorrente, con due possibili piani di faglia orientati uno in senso est-ovest e l’altro in senso nord-sud. Esiste incertezza sulla reale orientazione del piano di faglia perché nella stessa zona sono stati registrati in passato terremoti generati da faglie con entrambe le orientazioni. Questo è possibile perché i due gruppi di faglie costituiscono un sistema “coniugato”, ossia i due sistemi di faglie coesistono e possono essere entrambi attivati nel medesimo campo di stress generato dal moto relativo delle placche. In effetti, terremoti di elevata magnitudo generati da faglie trascorrenti non sono inusuali in questa zona, che definisce un limite di placca diffuso tra l’India e l’Australia. Ad esempio, nel 2012 due terremoti di magnitudo M 8.6 e M 8.2, avvenuti nello stesso giorno, sono stati localizzati 700-800 km a nord del terremoto del 2 Marzo 2016. Nonostante l’elevata magnitudo di questi eventi, a causa della loro distanza dalle isole abitate, raramente provocano vittime. Inoltre, poiché il movimento sulle faglie trascorrenti è di tipo prevalentemente orizzontale, esse provocano generalmente poca deformazione verticale del fondale marino, non innescando quindi importanti onde di tsunami.

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Terremoto M7.5 in Hindu-Kush, Afghanistan, 26 ottobre 2015

Un terremoto di magnitudo 7.5 è avvenuto questa mattina alle ore 09:09 UTC (alle 10:09 ora italiana) nella regione montuosa dell’Hindu-Kush, in Afghanistan nord-orientale, vicino a Pakistan e Tajikistan.

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Localizzazione del terremoto avvenuto questa mattina in Hindu-Kush, Afghanistan.

Il terremoto è avvenuto in una zona a elevata sismicità, generata dalla collisione della placca indiana con quella euro-asiatica. La profondità ipocentrale dell’evento odierno è di circa 200 km, che è tipica per quel settore della catena Hymaliana. In precedenza, infatti, la zona era stata colpita da numerosi forti terremoti di profondità confrontabile, tra i 100 e i 250 km. In questa regione si trova infatti, secondo le ricostruzioni effettuate con la tecnica della tomografia sismica, un residuo dell’antico oceano che era presente prima che l’India raggiungesse la grande placca euro-asiatica.

Il lungo viaggio della placca indiana verso nord, iniziato decine di milioni di anni fa.

Il lungo viaggio della placca indiana verso nord, iniziato decine di milioni di anni fa.

Nella zona dell’Hindu-Kush, situata poco a nord-ovest del margine di placca rappresentato nella figura sopra, un terremoto analogo a quello odierno era avvenuto il 3 marzo del 2002, con magnitudo 7.4 a profondità di circa 225 km, e aveva causato oltre 150 vittime.

Pur localizzato lungo lo stesso margine di placca del terremoto del Nepal dell’aprile 2015, i due eventi sono molto diversi, sia per la profondità ipocentrale molto diversa (quello del Nepal era superficiale), che per la dinamica dei processi. Nel caso odierno si tratta di un fenomeno legato allo sprofondamento (subduzione) dell’antico oceano, con terremoti che avvengono fino a 300 km di profondità, mentre nel caso del Nepal si trattò di un terremoto per sovrascorrimento (thrust) superficiale, in pratica uno scivolamento della parte più pellicolare tra le due placche.

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Schema geologico tridimensionale della subduzione della placca indiana (a destra) sotto quella asiatica (a sinistra). Secondo questo schema i terremoti di profondità intermedia (tra i 70 e i 300 km) avvengono all’interno della litosfera indiana sprofondata, mentre la parte dell’oceano subdotto si sarebbe spezzata (slab break-off) e starebbe sprofondando lentamente nel mantello (da Searle et al., 2001).

A causa dell’elevata profondità ipocentrale (oltre che ovviamente della magnitudo), il terremoto è stato avvertito fino a oltre 2000 km dall’epicentro. In generale, i terremoti intermedi (profondità tra i 70 e i 300 km) e profondi (profondità>300 km) sono seguiti da un numero inferiore di repliche (aftershocks) rispetto a quelli superficiali. Quello del 2002 (profondità 225 km) ha avuto solo una dozzina di aftershocks di magnitudo M>4 nei due mesi successivi, tra i quali il maggiore è stato di magnitudo 4.9. Nelle prime 5 ore dal terremoto odierno sono stati registrati tre aftershocks di magnitudo maggiore di 4, il massimo di magnitudo 4.8.

Altre informazioni sono disponibili anche sul sito dell’USGS.


Bibliografia

Searle, M., B.R. Hacker, and R. Bilham, The Hindu Kush Seismic Zone as a Paradigm for the Creation of Ultrahigh-Pressure Diamond- and Coesite-Bearing Continental Rocks. The Journal of Geology, 2001, volume 109, p. 143–153

Terremoto M8.2 e tsunami in Cile, 16-17 settembre 2015: aggiornamento e approfondimento

Il forte terremoto avvenuto alle ore 22.54 UTC del 16 settembre lungo la zona costiera del Cile, magnitudo 8.2, è stato causato dallo scorrimento di circa 5 metri di una faglia lunga 240 km e larga 90 km. I ricercatori del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV hanno ricostruito la propagazione delle onde di maremoto attraverso l’Oceano Pacifico, utilizzando questo modello di faglia semplificato. Nella figura sotto sono mostrate le altezze massime e i tempi di propagazione delle onde nel Pacifico.

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Le altezze massime e i tempi di propagazione delle onde nel Pacifico

L’animazione mostra la propagazione delle onde di maremoto dalle coste del Sud America fino al lato opposto dell’Oceano Pacifico. Si noti che le altezze riportate in legenda si riferiscono alle onde di tsunami in oceano aperto, amplificate enormemente all’avvicinarsi alla costa. Leggi il resto di questa voce

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