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Italia sismica: i terremoti di Settembre 2013

Nel mese di Settembre 2013 sono stati poco più di 1700 gli eventi sismici registrati dalla la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Oltre 50 in media i terremoti registrati al giorno in questo mese, un numero sicuramente inferiore rispetto ai mesi di Luglio ed Agosto.

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Terremoti dal 1 al 30 settembre 2013  in Italia

Il terremoto di magnitudo maggiore, M 4.2, è stato registrato la notte tra il 1 e 2 settembre ed è stato localizzato nel Tirreno Meridionale ad una cinquantina di chilometri dalla costa calabra. La profondità dell’evento è stata di oltre 300 chilometri, una caratteristica frequente nei terremoti che si verificano nell’area del Arco Calabro (vedi video). Leggi il resto di questa voce

Ancora attiva la sequenza sismica in Lunigiana

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La sequenza sismica iniziata lo scorso giugno in Lunigiana ha avuto una piccola ripresa: tra il 14 ed il 22 agosto 2013 sono stati registrati tre eventi di magnitudo M>3 e un totale di 130  terremoti di magnitudo inferiore.

In mappa possiamo vedere che le scosse di oggi 22 agosto (in rosso) e quelle del 21 (in giallo) si localizzano a nordest dell’area interessata dalla sequenza iniziata a giugno, mentre quelle dei giorni precedenti (in verde 20 agosto e in grigio 19 agosto) si localizzavano a ovest. La stella gialla all’estremità sudoccidentale dell’area epicentrale indica l’epicentro del terremoto di M5.2 del 21 giugno.

Grazie all’installazione nelle ore successive al mainshock di alcune stazioni sismiche temporanee collegate con la sala di monitoraggio INGV di Roma, le localizzazioni degli eventi hanno una buona precisione anche per la profondità epicentrale, che è il parametro più difficile da determinare. La profondità di un evento sismico infatti è ben vincolata solo quando sono disponibili stazioni sismiche a distanza inferiore alla profondità dell’evento.

Tutta la sequenza è attualmente oggetto di rianalisi per meglio capire quali sono le faglie attivate dagli eventi principali ed interessate dalla sismicità in corso. Per rilocalizzare gli eventi più energetici sono stati utilizzati, insieme ai dati della rete INGV, quelli della Rete dell’Università di Genova e della Rete Accelerometrica Nazionale del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile (si veda la parte finale di questo video). La figura sotto mostra la distribuzione nel tempo del numero dei terremoti registrati. Si nota la lieve ripresa degli ultimi giorni. E’ un fenomeno piuttosto frequente dopo un forte terremoto: il trend generale è quello di una diminuzione del numero e della magnitudo dei terremoti (figura sotto), ma possono esserci delle oscillazioni notevoli anche a distanza di settimane o mesi dall’inizio della sequenza.

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Questa attenta rianalisi ha portato ad una determinazione ipocentrale per l’evento principale (21 giugno) di magnitudo 5.2 leggermente più profonda  rispetto a quella calcolata dal servizio di monitoraggio subito dopo il terremoto. Questi i parametri ricalcolati:

Tempo origine  2013 06 21 10:33:56.44

Latitudine 44.1536 Longitudine 10.1335 Profondità 9.98 km

Alla luce della nuova localizzazione è stato ricalcolato anche il Time Domain Moment Tensor (meccanismo focale) dell’evento che mostra un processo di rottura di tipo trascorrente (ossia con movimento laterale di blocchi). Considerando la distribuzione delle scosse che sono seguite a quella principale e  la deformazione di superficie evidenziata dal dato SAR, possiamo ipotizzare che la faglia responsabile del terremoto di M 5.2 è quasi verticale e ha una direzione anti-appenninica (nordest-sudovest).

Nuovo meccanismo focale del terremoto del 21 giugno (M52) e distribuzione delle stazioni sismiche utilizzate nel calcolo

Meccanismo focale rivisto del terremoto del 21 giugno 2013 (M5.2) e distribuzione delle stazioni sismiche utilizzate nel calcolo

Il movimento associato al terremoto del 21 giugno sarebbe quindi consistente con quello che a gennaio colpì l’adiacente Garfagnana.  Il meccanismo dei due terremoti sarebbe quindi attribuibile a delle strutture trasversali alle principali faglie attive della regione  (si veda qui). I dati sismologici sembrano confermare l’ipotesi secondo cui l’attuale deformazione dell’Appennino è dominata da faglie estensionali la cui continuità è interrotta da faglie trascorrenti come quelle attive in questi mesi.

Terremoto in Lunigiana: modello preliminare di faglia da dati satellitari

Subito dopo l’evento del 21 giugno il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) ha attivato i centri di competenza ASI, INGV e IREA-CNR per la misura, tramite i satelliti italiani COSMO-SkyMed, delle deformazioni del suolo causate dal terremoto, al fine di descrivere la sorgente sismica. All’INGV è stata chiesta l’attivazione dell’infrastruttura SIGRIS sviluppata in un progetto ASI e INGV, attualmente gestita da ricercatori del Centro Nazionale Terremoti INGV.  SIGRIS comprende procedure, algoritmi ed operatori in grado di generare e validare prodotti geofisici ad alto contenuto scientifico, basati su dati da satellite, secondo standard già concordati con il DPC per la gestione delle emergenze sismiche.

L’INGV ha preliminarmente verificato l’esistenza, per l’area epicentrale, di immagini radar COSMO-SkyMed di archivio precedenti il sisma, indispensabili per eseguire le misure dei movimenti del suolo generati dal terremoto (spostamento del suolo cosismico). E’ stata quindi richiesta ad ASI l’acquisizione di immagini post-evento, che ASI ha pianificato, acquisito e consegnato in tempi rapidissimi.  L’INGV ha quindi generato le mappe di deformazione del suolo con la tecnica denominata Interferometria SAR Differenziale o DInSAR (1).  Bisogna sottolineare che attualmente il sistema di satelliti italiani COSMO-SkyMed è, a livello mondiale, quello che garantisce la maggiore rapidità di intervento per la misura delle deformazioni crostali dovute ad un terremoto.

La deformazione del suolo
Nella figura 1 è mostrato l’interferogramma SAR (2) ottenuto da due immagini COSMO-SkyMed acquisite ad 1 giorno di distanza a cavallo del terremoto: alle 5 di mattina del 21/6 e alla stessa ora del 22/6.

Figura 1. Frange di colore dell'interferogramma che descrive lo spostamento conseguente al terremoto del 21 giugno

Figura 1. Frange di colore dell’interferogramma che descrive lo spostamento conseguente al terremoto del 21 giugno

Sommando le frange della figura 1, si ottiene lo spostamento totale del suolo, espresso Leggi il resto di questa voce

La prevenzione paga

Appena avvertita la scossa di terremoto di magnitudo 5.2 che venerdì 21 giugno ha colpito la Lunigiana orientale, il primo pensiero di chi si occupa professionalmente di terremoti è stato quello di un disastro che poteva aver provocato molti crolli e quindi probabilmente anche vittime. La magnitudo 5.2 di per sé non è una magnitudo elevatissima (in Italia si sono avuti storicamente eventi che hanno superato magnitudo 7, ultimi tra questi il terremoto di Reggio Calabria-Messina del 1908 e quello di Avezzano del 1915) ed è stata frequentemente rilevata: dal 1900 a oggi sono oltre 150 le scosse di magnitudo pari o uguale a 5.2 verificatesi nel territorio nazionale.

Abbiamo però un record negativo nel nostro paese: una elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio, vale a dire una scarsa capacità di resistere ai terremoti. Le ragioni di questa fragilità sono molteplici: sicuramente un’età elevata delle nostre case, probabilmente gli effetti degli anni di boom economico durante i quali si è costruito senza guardare troppo per il sottile, sicuramente una scarsa tradizione nella progettazione di edifici con criteri antisismici. Fino agli anni ’80 una zona veniva dichiarata sismica solo dopo che vi si era verificato un forte terremoto e conseguentemente diventava obbligatorio adottare le norme antisismiche del momento nella progettazione del nuovo, ma nessun vincolo particolare era imposto sugli edifici esistenti.

Data di prima classificazione sismica dei comuni italiani, dal 1909 al 1984

Data di prima classificazione sismica dei comuni italiani, dal 1909 al 1984

Se consideriamo che oltre l’80% delle abitazioni in Italia Leggi il resto di questa voce

ISMD: il portale INGV dei dati accelerometrici in tempo reale

Il portale dei dati accelerometri ISMD dell'INGV

Il portale dei dati accelerometri ISMD dell’INGV

A partire dall’inizio del 2012, al verificarsi di ogni terremoto di ML ≥ 3.0 localizzato sul territorio italiano, tramite il portale web ISMD (INGV Strong Motion Data) l’INGV rende disponibili in tempo quasi reale le forme d’onda accelerometriche (ed i relativi metadati) registrate dalla rete strong-motion dell’INGV, incluse quelle degli accelerometri della Rete Sismica Nazionale e della rete MedNet, oltre che da stazioni strong-motion appartenenti a differenti istituzioni italiane tra cui l’Università degli Studi di Genova e l’OGS di Trieste. Come accade in occasione di sequenze sismiche significative, ISMD dedica un’apposita sezione alla raccolta degli eventi di ciascuna sequenza. Questo è accaduto a seguito della sequenza Emiliana del maggio-giugno 2012, della sequenza del Pollino di ottobre 2012 e, in ultimo, della recente sequenza che ha colpito le aree della Lunigiana, a partire dal mainshock (evento principale, ML 5.2) verificatosi il 21 giugno 2013 alle ore 10:33:57 UTC (Fig. sotto). Leggi il resto di questa voce

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