Archivi categoria: Monitoraggio sismico

100-1000-10000 terremoti nel 2019 in Italia

Ieri, 15 agosto, abbiamo fatto qualche calcolo sui numeri dei terremoti avvenuti in Italia dal 1° gennaio 2019, iniziando con quelli di magnitudo pari o superiore a 3 (M3+): ne abbiamo contati 100. In pratica 13.3 al mese in media. Questo numero include anche 7 eventi fuori dal territorio nazionale, poiché la selezione che abbiamo fatto (e che potete fare anche voi sul sito terremoti.ingv.it) comprende un’area che va da latitudine 35°N a 49°N e longitudine da 5°E a 20°E.

Considerata la forma dell’Italia, allungata principalmente in senso nordovest-sudest, prendiamo in questa zona anche qualche terremoto dell’Algeria e della Tunisia, o della Slovenia e Croazia. Infatti, dei 100 terremoti di magnitudo M3+ estratti, 7 risultano al di fuori dei confini italiani (un paio sui confini li abbiamo attribuiti alle regioni italiane più vicine, così come gli eventi in mare sono stati quasi tutti attribuiti alle regioni più prossime agli epicentri).

Epicentri dei 100 terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV dal 1° gennaio al 15 agosto 2019.

I 100 terremoti non sono avvenuti con la stessa frequenza mese per mese, ma, come sempre accade, ci sono stati mesi più attivi e altri meno. Ecco la distribuzione mensile:

mese n. eventi M3+
Gennaio 16
Febbraio 12
Marzo 7
Aprile 11
Maggio 17
Giugno 19
Luglio  8
Agosto (i primi 15 giorni) 10

Le variazioni sono piuttosto casuali, come accade sempre.

Come si vede dalla mappa sopra, quasi tutta l’Italia è stata interessata da questi terremoti. Vediamo come si sono distribuiti, invece, gli epicentri regione per regione:

Regione n. eventi M3+
Sicilia 24
Calabria 22
Marche 11
Emilia Romagna 7
Friuli Venezia Giulia 6
Puglia 4
Toscana 4
Abruzzo 3
Lazio 3
Umbria 3
Basilicata 2
Molise 2
Piemonte 1
Trentino Alto Adige 1

In questa “graduatoria”, stravincono Sicilia e Calabria, che oltre a essere regioni molto sismiche, contano molte aree attive anche in mare, sia nel Tirreno che nello Ionio e nel Canale di Sicilia. Per la Sicilia, poi, c’è l’Etna che ha un tasso di sismicità piuttosto importante.

Al momento, hanno avuto 0 eventi di magnitudo pari o maggiore di 3: Campania, Liguria, Lombardia, Sardegna, Valle d’Aosta, Veneto. Se invece facciamo un’estrazione di eventi più piccoli, troviamo numeri ben diversi, con epicentri che interessano tutte le regioni italiane (vedi figura sotto).

Mappa epicentrale dei 9885 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV dal 1° gennaio al 15 agosto 2019.

Anche la Sardegna, notoriamente la regione meno sismica d’Italia (data la sua distanza dalla zona di maggiore deformazione che corre lungo la Sicilia, l’arco calabro, gli Appennini e le Alpi) nel 2019 ha avuto qualche piccolo movimento: due terremoti di magnitudo 1.5 e 1.7 nella zona di Cagliari e nell’Ogliastra.

Tornando ai numeri di questi primi 7.5 mesi del 2019, i terremoti di magnitudo pari o superiore a 2 sono stati 1104, circa 11 volte quelli di magnitudo M3+, mentre se consideriamo tutti i terremoti, anche quelli di magnitudo molto bassa, ne troviamo quasi 10000, per l’esattezza 9885.

Questa progressione (circa 100-1000-10000) rispecchia più o meno la predizione della cosiddetta legge di Gutenberg-Richter, che prevede proprio una proporzione logaritmica di questo tipo al variare della magnitudo. Sembrerebbe fare eccezione a questa regola, almeno fino a questo momento, la classe dei terremoti di magnitudo pari o superiore a 4, che non sono stati una decina, come ci si aspetterebbe dalla Gutenberg-Richter, ma soltanto 3 (4 se consideriamo quello in Algeria di magnitudo 5).

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona 
2019-07-13 11:56:39 mb 5.0 Algeria [Sea]
2019-01-15 00:03:57 Mw 4.3 10 km SE Ravenna (RA)
2019-01-09 00:50:34 ML 4.1 10 km NW Milo (CT)
2019-01-01 19:37:46 Mw 4.1 3 km W Collelongo (AQ)

A cura di Alessandro Amato e Maurizio Pignone, Osservatorio Nazionale Terremoti, INGV.


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Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 6 da una decina di anni a questa parte (e a partire da magnitudo 5 per l’area Mediterranea).

Distribuzione dei terremoti di magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019 secondo il catalogo USGS.

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue.

Numero di terremoti per anno dal 1900 al 2019 a scala mondiale di magnitudo pari o superiore a 6.

Dal grafico si evidenzia subito che il catalogo non può essere considerato completo fino al 1950, quando è evidente che la copertura di stazioni e lo scambio di dati tra Enti governativi sono aumentati e quindi il numero dei terremoti localizzati è aumentato.

Se quindi ci soffermiamo al periodo compreso tra il 1950 e oggi, si ottiene il grafico che segue.

Numero di terremoti per anno dal 1950 al 2019 a scala mondiale di magnitudo pari o superiore a 6.

In questo caso si osserva un andamento più regolare, con alcuni anni che mostrano un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma complessivamente l’andamento può essere considerato costante. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Si osserva anche un periodo di “apparente” minore sismicità tra il 1973 e il 1982.

Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.

Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 luglio 2019), si segnalano 87 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 160 terremoti, un po’ sopra la media degli ultimi 70 anni, ma inferiore ai valori massimi.

Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. In questo caso la distribuzione per anno a scala mondiale mostra un andamento diverso rispetto al grafico per eventi superiori a 6. Infatti si osserva che a partire dal 1920 il numero di eventi medio per anno è costante e si aggira intorno a 12 eventi (riga orizzontale rossa nella figura che segue). Rispetto alle considerazioni fatte in precedenza sulla completezza del catalogo, è evidente che per eventi molto più energetici la capacità delle reti sismiche di localizzare questi terremoti è iniziata ben prima del 1950.

Numero di terremoti per anno dal 1900 al 2019 a scala mondiale di magnitudo pari o superiore a 7.

Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1954 e 1980, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (21 scosse nel 1938 e nel 1957, 22 scosse nel 1968, 24 nel 2010).

Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2019 (9 eventi al 15 luglio 2019), si otterrebbe un numero di 16 eventi (nel 2018 furono 17), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 90 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.

Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.

La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.

 

A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.


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Pubblicata la nuova versione di ITACA, il Database Italiano delle registrazioni accelerometriche

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E’ stata appena pubblicata la versione 3.0 di ITACA, l’ITalian ACcelerometric Archive (http://itaca.mi.ingv.it/): è la banca dati delle registrazioni accelerometriche dei terremoti con magnitudo superiore a 3.0 avvenuti dal 1972 al 2018 in Italia, o in paesi limitrofi con risentimenti in Italia.

ITACA è il risultato di un percorso mai interrotto, ormai più che decennale. Nel 2007, infatti, veniva pubblicata la prima versione, al termine della convenzione tra INGV e Dipartimento della Protezione Civile nel biennio 2004-2006 (http://istituto.ingv.it/index.php/it/2-non-categorizzato/98-convenzione-quadro-tra-ingv-e-dpc). Da allora, l’archivio è stato aggiornato con cadenza annuale, non solo con i dati dei terremoti avvenuti nel periodo, ma è stato anche arricchito progressivamente con informazioni nuove e più accurate (per esempio sulla caratterizzazione dei siti delle stazioni), con nuovi strumenti per la consultazione, la selezione e l’elaborazione delle registrazioni.

La raccolta sistematica di registrazioni accelerometriche è motivata dalla necessità di avere sempre a disposizione dati aggiornati per applicazioni sismologiche e ingegneristiche, come ad esempio la valutazione del comportamento strutturale delle opere civili o geotecniche, la calibrazione di leggi predittive del moto del suolo, o il calcolo delle mappe di scuotimento.

Il costante aggiornamento della banca dati si è rivelato fondamentale per realizzare in tempi brevi una serie di prodotti utili alla società. Tra le applicazioni più recenti dei dati accelerometrici contenuti in ITACA, ricordiamo la selezione dell’input per le simulazioni numeriche monodimensionali della microzonazione sismica di terzo livello dei 138 comuni maggiormente danneggiati dalla sequenza dell’Italia centrale del 2016-2017 (https://www.centromicrozonazionesismica.it/it/attivita/terremoto-centro-italia). Un’altra importante applicazione dei dati di ITACA è stata la selezione dei modelli predittivi del moto del suolo per il calcolo del nuovo modello di pericolosità sismica a scala nazionale (https://ingvcps.wordpress.com/2015/04/02/aggiornamento-del-modello-di-pericolosita-sismica-di-lungo-termine-per-litalia/) che sarà rilasciato a breve. Infine, in fase di emergenza sismica, la raccolta e la rapida elaborazione delle registrazioni è stata fondamentale per il calcolo delle Shakemaps (http://shakemap.rm.ingv.it/).

Gli accessi numerosi e continui a ITACA sin dalla pubblicazione testimoniano che in questi anni è diventato un riferimento e una fonte di informazioni fondamentali non solo per i ricercatori, ma anche per molti professionisti.

La versione 3.0 di ITACA (http://itaca.mi.ingv.it/) è la risposta alla necessità di innovazione attraverso l’adozione di strumenti software più aggiornati, utili a migliorare la velocità della selezione dei dati e l’accessibilità alle informazioni contenute.

Tra le principali novità segnaliamo:

  • La possibilità di effettuare l’accesso al sito tramite il proprio account google o orcid
  • L’adozione della base cartografica Openstreetmap (https://www.openstreetmap.org/)
  • Un’ampia documentazione, inclusa la statistica sui dati contenuti (Figura 1)
  • Il link alle mappe di scuotimento degli eventi sismici (http://shakemap.rm.ingv.it/)
  • Le analisi sismologiche finalizzate alla caratterizzazione della risposta dei siti di registrazione (Figura 2)
  • La pubblicazione di mappe geotematiche e parametri di sito quali la frequenza di risonanza e la velocità delle onde di taglio calcolata al substrato sismico.
  • Le informazioni relative alla sorgente sismica, di cui è riportata la geometria della faglia e le coordinate del punto di enucleazione
Itaca_Fig1

Figura 1 – Dettaglio della statistica dei contenuti di ITACA 3.0: distribuzione delle registrazioni in funzione della magnitudo di evento e della distanza epicentrale sorgente – sito.

Itaca_Fig2

Figura 2 – Rapporto tra la componente orizzontale e verticale dello spettro di Fourier (fase S) per la stazione di Amatrice (IT.AMT).

I numeri di ITACA 3.0 sono:

  • 1882 terremoti dal 1972 al 2018, nell’intervallo di magnitudo 3 – 6.9.
  • 1543 stazioni appartenenti alle due maggiori reti nazionali (Rete Accelerometrica Nazionale, RAN – gestita da DPC -, e Rete Sismologica Nazionale, RSN – gestita da INGV), una serie di reti regionali, tra cui quella dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, e reti temporanee per lo studio degli effetti di sito, quali la rete 3A, installata nei comuni del centro Italia nel 2016.
  • 43258 forme d’onda che sono distribuite sia nella versione originale sia nella versione elaborata, dopo un attento controllo degli errori e l’eliminazione del rumore eventualmente presente attraverso procedure di filtraggio del segnale. Insieme alle registrazioni accelerometriche vengono distribuite le forme d’onda di velocità e spostamento e gli spettri di risposta elastici in accelerazione e spostamento, calcolati assumendo il 5% del rapporto di smorzamento critico (Figura 3).
Itaca_Fig3

Figura 3 – Componente E-W della registrazione accelerometrica del terremoto del 24 Agosto 2016 (Mw 6.0) alla stazione Amatrice (IT.AMT).

A cura di Lucia Luzi e Giovanni Lanzano, INGV Milano.


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Trenta anni di terremoti in Italia

In occasione del Convegno “LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DELLA POPOLAZIONE DAL RISCHIO SISMICO” organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi e l’Ordine dei Geologi della Regione Marche, che si terrà a San Benedetto del Tronto il giorno 11 e 12 settembre,  l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha realizzato una carta tematica dal tema “Trenta anni di terremoti in Italia”.

La carta "Trenta anni di terremoti in Italia " che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno  di San Benedetto del Tronto l'11 e 12 settembre 2014.

La carta “Trenta anni di terremoti in Italia ” che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno di San Benedetto del Tronto l’11 e 12 settembre 2014.

La carta, in formato 70×100, mostra la localizzazione di circa 20.000 terremoti con magnitudo uguale o maggiore di 2.5 registrati dal 1 gennaio 1985 al 30 giugno 2014 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV, estratti dal database ISIDE . I terremoti sono rappresentati con una doppia classificazione: in tre classi di magnitudo con simboli diversi (2.5=<M<4.0; 4.0=<M<5.0; M>=5.0) ed in 4 classi di profondità con colori diversi (0-18km; 19-35km; 36-100km; 101-650km). Leggi il resto di questa voce

Monte Soratte: una moderna stazione sismica in un vecchio bunker

Sabato 31 agosto verrà inaugurata la nuova stazione sismica della Rete Nazionale INGV sul Monte Soratte, nel Comune di Sant’Oreste  (Roma) (Figura 1). La stazione, entrata in funzione il 21 Maggio 2013, è ubicata nelle gallerie dell’ ex bunker del Monte Soratte, presso S. Oreste, una quarantina di chilometri a nord di Roma (Figura 2). La stazione, SRES la sigla internazionale, colma una lacuna che la Rete aveva nella zona della Sabina – Alto Lazio. La presentazione della stazione sismica verrà effettuata a Sant’Oreste nel pomeriggio del 31 dai nostri Paolo Casale e Luciano Mondiali nell’ambito della Giornata di studi sul Monte Soratte dal titolo: “Soratte Pelle di Roccia e Cuor di Cemento”

Il sito, segnalatoci originariamente dalla Società Speleologica Italiana in base ai requisiti forniti dall’INGV, è stato dapprima testato e successivamente scelto per le sue caratteristiche di basso rumore sismico. Per rumore sismico s’intende Leggi il resto di questa voce

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