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Il rischio e la sua percezione

Sempre più spesso, oggigiorno, sentiamo parlare di percezione del rischio di “qualcosa”: criminalità, malattie, terrorismo, economico, etc. Ma cosa s’intende esattamente con il termine “percezione”? Quali sono i principali approcci scientifici allo studio della percezione? E inoltre, cosa intendono i sismologi con il termine rischio sismico e perché questo termine è spesso confuso o considerato sinonimo di pericolosità e pericolo? Introdurremo, infine, lo studio sulla percezione del rischio sismico in Italia realizzato dall’INGV in questi ultimi anni, i cui risultati saranno oggetto di successivi articoli di questa rubrica.

La percezione

Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, la nostra percezione del mondo non è un dato “oggettivo”, al contrario la percezione è fortemente influenzata – a volte addirittura distorta – dalla nostra mente e dalla rappresentazione che abbiamo del mondo. Gli esempi classici riguardano la percezione visiva. Immagini come quelle riportate di seguito (Figura 1) dimostrano chiaramente come il nostro modo di vedere è guidato oltre che dal senso della vista (in questo caso) anche dal nostro cervello che elabora le informazioni sensoriali secondo il contesto, la luce, il colore, le esperienze pregresse.

Figura 1 – A sinistra: variazione di percezione della lunghezza di un segmento in base alla variazione del contesto. A destra: il triangolo bianco viene percepito anche se in realtà non è disegnato.

Questo stesso modello percettivo – cioè guidato dalla nostra mente – influenza la nostra percezione ad un livello cognitivo complesso. In un famoso esperimento Loftus e Palmer (1974) sottoposero alcuni gruppi di soggetti alla visione di un filmato di due auto che si scontravano (vedi filmato). Subito dopo la visione del filmato lo sperimentatore formulava ai soggetti la seguente domanda, nella quale utilizzava un termine diverso: “A quale velocità andavano le due auto quando si sono fracassate/scontrate/colpite/urtate/toccate?” I due autori si accorsero che le risposte dei soggetti variavano sulla base del termine che era stato utilizzato nel porre la domanda, e che si ottenevano stime della velocità delle auto molto diverse. Nella tabella seguente (Tabella 1) sono riportati i risultati dell’esperimento, con una valutazione della velocità media delle risposte dei soggetti che varia da 31,8 Km/h se nella domanda si usa il termine “toccate” a 40,8 quando si usa il termine “fracassate”.

Termine usato nella domanda Velocità stimata
Fracassate (Smashed) 40,8
Scontrate (Collided) 39,3
Colpite (Bumped) 38,1
Urtate (Hit) 34,0
Toccate (Contacted) 31,8

Tabella 1 – Percezione della velocità delle auto nell’esperimento di Loftus e Palmer del 1974.

Ulteriori esempi di influenza sulla nostra percezione sono quelli conosciuti come teoria del contesto, che ha valso il premio Nobel per l’economia allo psicologo Daniel Kahneman nel 2002. Nel suo studio originale del 1981, condotto insieme a Amos Twesky, conosciuto come “Asian Desease Problem”, i due autori ponevano i seguenti quesiti a due gruppi di soggetti.

Gli USA si stanno preparando a fronteggiare l’insorgere di una malattia asiatica insolita, che dovrebbe colpire 600 persone. Per combattere la malattia sono stati proposti due programmi alternativi. Al primo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma A: 200 persone saranno salvate.
  • Programma B: C’è una probabilità di 1/3 che 600 persone saranno salvate e una probabilità di 2/3 che nessuna persona sarà salvata.

In questo quadro decisionale il 72% dei partecipanti preferiva il programma A, mentre il restante 28% optava per il programma B. Ad un secondo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma C: 400 persone moriranno.
  • Programma D: C’è una probabilità di 1/3 che nessuno muoia e una probabilità di 2/3 che moriranno 600 persone.

In questo secondo quadro decisionale, il 78% preferiva il programma D, mentre il restante 22% sceglieva il programma C.

I programmi A e C sono identici, così come i programmi B e D. La modifica del quadro decisionale tra i due gruppi di partecipanti ha prodotto un’inversione di preferenza: quando i programmi sono stati presentati in termini di vite salvate, i partecipanti hanno preferito il programma sicuro A (200 persone saranno salvate); quando i programmi sono stati presentati in termini di morti previste, i partecipanti hanno scelto la scommessa D (c’è la probabilità di 1/3 che nessuno muoia…).

Sulla base dei risultati ottenuti con questo tipo di esperimenti Tvesky e Kahneman hanno formulato la teoria del contesto (in inglese Frame Theory), che ritiene che le scelte siano effettuate dalle persone non sulla base di un effettivo calcolo delle probabilità, ma secondo il contesto in cui le scelte sono proposte. Gli autori hanno definito il primo un “contesto di guadagno” dove i soggetti manifestano una avversione al rischio (risk adversion); mentre il secondo è considerato un “contesto di perdite” dove le risposte da parte dei soggetti mostrano una tendenza alla ricerca del rischio (risk seeking). La teoria del prospetto ha integrato in una formulazione matematica gli aspetti più propriamente psicologici della valutazione individuale con il principio fondamentale della teoria dell’utilità attesa, secondo cui la scelta più razionale è quella che massimizza il prodotto del valore atteso di ogni evento per la sua probabilità.

In campo economico, prima delle ricerche di Tversky e Kahneman, si faceva esclusivo riferimento alla teoria della utilità attesa, che si basa sull’ipotesi che l’utilità di un agente, in condizioni di incertezza, possa essere calcolata come una media ponderata delle utilità in ogni stato possibile, utilizzando come pesi le probabilità del verificarsi dei singoli stati come stimate dall’agente (Von Neumann & Morgenstern, 1953).

Figura 2 – La funzione asimmetrica di valore di Kahneman e Tversky. Contrariamente alla tradizionale funzione di utilità, la funzione di valore viene definita rispetto alle variazioni della ricchezza. E’ più ripida rispetto alle perdite che rispetto ai guadagni, è concava nei guadagni e convessa nelle perdite. Questa proprietà della funzione di valore è alla base di numerose applicazioni pratiche, soprattutto a livello di marketing.

In conclusione, possiamo affermare che, questi studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che la nostra mente influenza, completa, distorce, i dati che provengono dai nostri sensi e che questo stesso processo avviene non soltanto a livello sensoriale ma anche ad un livello cognitivo più complesso, influenzando fortemente il nostro modo di conoscere e organizzare il mondo intorno a noi. Studiare la percezione – soprattutto quando si tratta di percepire a livello cognitivo un fenomeno complesso come il rischio – è fondamentale per capire quali sono le variabili che lo influenzano. Per questo, conoscere meglio la percezione del rischio può fornire un contributo fondamentale per una progettazione efficace di interventi educativi e di comunicazione del rischio.

Il rischio sismico

Oltre a comprendere meglio cos’è il concetto di percezione occorre ora però definire cosa si intende quando si parla di rischio sismico. Fortunatamente in sismologia e ingegneria sismica c’è un buon accordo rispetto alla definizione di rischio sismico, mentre questo non è sempre vero per le scienze sociali ed economiche che a volte presentano delle definizioni di rischio anche molto diverse tra loro.

In sismologia il rischio è definito come il prodotto di tre fattori: pericolosità, valore esposto, vulnerabilità. Proviamo brevemente a vedere cosa indicano questi termini.

In sismologia si usa il termine pericolosità per esprimere la probabilità che, in una determinata area geografica, si verifichi un terremoto di una certa magnitudo (o con una accelerazione attesa al suolo) in un definito intervallo di tempo. Gli studi che riguardano la pericolosità trovano una sintesi scientifica, alla quale contribuisce tutta la comunità scientifica, nelle mappe di pericolosità, che esprimono le attuali conoscenze in termini di pericolosità sismica a lungo, medio e breve termine (https://ingvcps.wordpress.com/tag/centro-pericolosita-sismica).

Con valore esposto si intende indicare le persone, gli edifici e in generale tutto ciò (si tratta dei cosiddetti beni tangibili e intangibili presenti su un determinato territorio) che è presente in una determinata zona geografica e che potenzialmente potrebbe essere distrutto o danneggiato a causa del verificarsi di un terremoto (Primo Rapporto ANCE/CRESME – Lo stato del territorio italiano 2012).

Il termine vulnerabilità attiene agli studi, principalmente di ingegneria sismica, che definiscono in modo puntuale o per categorie la propensione di un edificio a subire un danno al verificarsi di un terremoto di una determinata magnitudo o in presenza di una determinata accelerazione al suolo (http://www.reluis.it/).

Questi tre fattori, che insieme concorrono a definire il rischio sismico, oltre ad avere una precisa definizione, possono essere espressi in termini quantitativi ed effettuando la loro moltiplicazione si ottiene una quantificazione del rischio sismico. Ovviamente il rischio può essere espresso in diverse forme: per perdita di vite umane, per danneggiamento degli edifici, per danno economico (PIL), etc. e questo dipende dagli indicatori utilizzati e dal metodo e dalle procedure utilizzate per misurarli. In questo modo possono essere costruite delle vere e proprie mappe di rischio, che generalmente sono composte da diversi “strati di dati e di valori sovrapposti” che insieme concorrono ad esprimere in modo scientifico il rischio (GEM Integrated Risk Team).

 

La percezione del rischio sismico in Italia

In conclusione, possiamo ora provare a introdurre la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, i cui risultati saranno trattati approfonditamente nei prossimi articoli di questa rubrica. La ricerca sulla percezione del rischio sismico è stata finanziata dal Dipartimento della Protezione Civile nell’ambito dei progetti di ricerca dalla Convenzione DPC-INGV C2012 e C2014 (vedi riferimenti in bibliografia) e aveva l’obiettivo di costruire un questionario e di raccogliere i dati sulla percezione del rischio sismico dei cittadini italiani. Durante lo svolgimento della ricerca (2012-2015) è emerso un secondo obiettivo, forse più ambizioso del precedente, rivolto a costruire un dialogo tra gli scienziati che si occupano di rischio sismico e i comuni cittadini, e per questo si è pensato di organizzare un vero e proprio osservatorio sulla percezione del rischio sismico in Italia. Un tassello fondamentale per la costruzione dell’osservatorio è il questionario sulla percezione del rischio (vedi riferimenti bibliografici), che è uno strumento in grado di raccogliere e quantificare la percezione del rischio dei cittadini per poterla confrontare con il rischio “reale”, così come è definito e quantificato in ambito scientifico.

All’indirizzo www.terremototest.it  trovate il questionario sulla percezione del rischio che è possibile compilare online. Vi invitiamo a farlo, per dare il vostro contributo alla raccolta dei dati sulla percezione del rischio sismico nel nostro Paese e per aiutarci ad indirizzare meglio i nostri sforzi per mitigarlo.

Come già accennato, nei successivi articoli della rubrica, vi illustreremo la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, approfondiremo il metodo utilizzato e mostreremo i risultati delle indagini condotte.

Alla prossima puntata…

A cura di Massimo Crescimbene – psicologo (INGV – Roma1)


Riferimenti bibliografici

  • Crescimbene, M., La Longa, F., Camassi, R., & Pino, N. A. (2015). The seismic risk perception questionnaire. Geological Society, London, Special Publications, 419(1), 69-77.
  • Peter Lindsay, Donald A. Norman, L’ uomo elaboratore di informazioni, 1997, Academic Press Inc. London.
  • Luciano Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1992. ISBN 9788842041177.
  • Luciano Mecacci, Manuale di storia della psicologia, Firenze, Giunti, 2008. ISBN 9788809030787.
  • Progetto S2-2012 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza – Prodotto D2.6  https://sites.google.com/site/ingvdpc2012progettos2/deliverables/d2_6
  • Progetto S2-2014 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza, F. Pacor, A. Goretti – Prodotti D8.1-2-3, https://sites.google.com/site/ingvdpc2014progettos2/deliverables
  • Neumann, John von; Morgenstern, Oskar (1953). Theory of Games and Economic Behavior, Princeton, NJ: Princeton University Press.

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Il terremoto del 30 ottobre 2016: trincee paleosismologiche sulla faglia

La scorsa settimana l’INGV, in collaborazione con i colleghi francesi dell’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire, ha aperto 3 trincee per studi paleosismologici lungo la faglia del terremoto del 30 ottobre 2016 (Mw 6.5), con l’obiettivo di individuare e datare i terremoti antenati di quest’ultimo che hanno a loro volta prodotto rotture dall’ipocentro fino alla superficie.

Infatti, il terremoto del 30 ottobre ha rotto la crosta terrestre dall’ipocentro alla superficie producendo sui versanti occidentali dei Monti Vettore-Bove e nelle piane sottostanti degli scalini che interrompono le morfologie e si estendono per circa 25 km (Rapporto di sintesi sul terremoto del 30 ottobre M 6.5 in Italia Centrale).

Questi effetti geologici prodotti dal terremoto in superficie sono avvenuti anche con i terremoti del passato e se conservati nel record geologico possono essere letti e interpretati dai paleosismologi. Ma perché questi studi? Il passato è una chiave per conoscere il futuro. Quindi per poter modellare il comportamento sismico nel futuro di una regione utilizziamo tutta la storia sismica precedente che si basa principalmente su dati di sismologia storica, recente, ma anche di “archeosismologia” e “paleosismologia” che ci permettono di estendere le informazioni sui grandi terremoti indietro nel tempo di alcune migliaia di anni.

Una quindicina di anni fa delle trincee erano state scavate nella piana di Castelluccio (Galadini e Galli, 2003) e vi erano state riconosciute le tracce di un evento più antico di 800 anni – di magnitudo probabilmente simile a quello del 30 ottobre – e di un paio di terremoti precedenti.

Le nuove trincee aperte ai piedi del Monte Vettore (in foto qui sotto) mostrano chiaramente l’andamento della faglia in profondità e le evidenze di dislocazioni prodotte da terremoti precedenti. Sono in corso rilievi accurati e datazioni che permetteranno di caratterizzare tali eventi.

Nei prossimi giorni queste trincee saranno visitate a un centinaio di geologi e sismologi italiani e stranieri che parteciperanno al Workshop internazionale itinerante «From 1997 to 2016: Three destructive earthquakes along the central apennine fault system” che abbiamo organizzato insieme all’Università di Camerino e ad altre Università e enti nazionali e internazionali.

Questo incontro ripercorrerà sul terreno le faglie responsabili dei terremoti del 1997, 2009 e 2016, per rianalizzare gli effetti prodotti in superficie (scarpate di faglia, subsidenza, frane, liquefazioni ecc.), discuterne affinità e differenze, congruenze e incongruenze con gli altri dati a disposizione e definire il ruolo delle conoscenze geologiche nella stima della pericolosità sismica.

Link

Pagina di approfondimenti sulla sequenza sismica di Amatrice, Norcia e Visso del 2016-2017.


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Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV riconosciuto dall’UNESCO

Valutazione, in tempo reale, della possibilità che un terremoto possa generare uno tsunami e stima dei tempi di arrivo attesi lungo le coste esposte, è la missione del Centro Allerta Tsunami dell’INGV. A Parigi il riconoscimento durante l’assemblea dell’IOC-UNESCO.

UNESCO, Parigi: il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riceve il certificato di accreditamento come Tsunami Service Provider. Da sinistra verso destra: Luigi D’Angelo (DPC); Vincenza Lomonaco (Ambasciatore italiana presso l’UNESCO); Giusi Nicolini (già sindaca di Lampedusa); Alessandro Amato (responsabile CAT-INGV); Rosalia Santoleri (CNR, Presidente COI Italia).

Questa sera (27 giugno) presso la sede UNESCO di Parigi, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha ricevuto il certificato di accreditamento come Tsunami Service Provider (Fornitore del Servizio Tsunami) del Mediterraneo, nell’ambito del NEAMTWS (North-Eastern Atlantic and Mediterranean Tsunami Warning System). Leggi il resto di questa voce

Alcuni chiarimenti sull’errore tecnico verificatosi la mattina del 15 giugno 2017

Questa mattina (15 giugno 2017), alle 5:17 ora italiana, è avvenuto un evento sismico di Ml 1.6 con epicentro nei pressi di Pieve Torina (MC). L’evento è stato regolarmente analizzato dai sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in turno,  ma trattandosi di un evento ben al di sotto della soglia di magnitudo convenuta con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), non è stata inoltrata alcuna comunicazione al Dipartimento stesso. Quasi contemporaneamente, fuori dai confini italiani si è verificato un terremoto che il sistema di acquisizione ha correttamente localizzato nelle Filippine, stimando una  magnitudo pari a Mb 5.1. Purtroppo, a causa di un problema tecnico al sistema di acquisizione automatico, tale magnitudo è stata erroneamente associata al terremoto di Pieve Torina. Entro pochi minuti, come da prassi, il sistema automatico ha pubblicato questa informazione sulla lista dei terremoti dell’INGV.

Un esempio di stazione di monitoraggio della Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

All’INGV è affidata la sorveglianza della sismicità dell’intero territorio nazionale, che viene svolta attraverso reti di sensori e strumentazione tecnologicamente avanzata distribuiti sul territorio nazionale. I segnali acquisiti vengono trasmessi in tempo reale alla sala operativa di Roma, dove personale specializzato, presente 24 ore su 24, li elabora per ottenere i parametri dell’evento e dei processi in atto. Leggi il resto di questa voce

La sismicità dell’area geotermica di Larderello-Travale tra le province di Pisa, Siena e Grosseto

L’INGV riceve spesso richieste di chiarimento sull’andamento della sismicità in aree in cui sono in corso attività antropiche, quali le aree geotermiche o quelle di estrazione di idrocarburi. Nelle settimane passate, da alcuni cittadini sono arrivate richieste relative a una stessa area – la zona geotermica di Larderello-Travale, nelle Colline Metallifere – e in questo articolo condividiamo la risposta che è stata fornita loro, per una migliore diffusione delle informazioni. 


La zona geotermica di Larderello-Travale è un’area nella quale si sfrutta il potenziale geotermico per la produzione di energia sin dall’inizio del ‘900 e per la quale da molti anni ci si interroga se tale produzione possa provocare terremoti.
Per questo motivo è stata analizzata la sismicità storica e attuale dell’area. È stata esaminata un’area quadrata di 50 km di lato (Figura 1), centrata su Castelnuovo Val di Cecina (Pisa); dal 1985 a oggi la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha registrato 1111 terremoti con magnitudo comprese nell’intervallo 0.43.8 (Catalogo ISIDE; http://iside.rm.ingv.it/).

Figura 1 – Epicentri dei terremoti (cerchi colorati) in un quadrato di 50 km centrato sull’abitato di Castelnuovo Val di Cecina (Pi) per il periodo 1985-2017.

La sismicità è principalmente distribuita nelle aree geotermiche di Larderello e Travale e attorno all’abitato di Montieri. Vi sono tuttavia altre zone di addensamenti epicentrali non direttamente associati alla presenza di manifestazioni geotermiche, quali ad esempio i quadranti nord-est e sud-est della regione investigata (i dintorni di Monteriggioni e Roccastrada, rispettivamente). Gli eventi più energetici, entrambi di magnitudo 3.8, sono avvenuti nel 1993 e nel 1998 con i seguenti parametri ipocentrali:

Data e ora   Lat Lon prof Magnitudo Md Area
1993-08-06 07:51:49 UTC 43.311 10.981 9.8 3.8 (Loc. Monteguidi)
1998-05-20 11:07:41 UTC 43.172 10.784 4.5 3.8 (Loc. Lagoni Rossi)

In occasione del terremoto del 1993 sorse il problema di un’ventuale correlazione con la produzione di energia e si svolsero diversi incontri della popolazione con ricercatori dell’Università di Pisa. Per il medesimo catalogo ( 1985-attuale), la Figura 2 riporta i grafici con l’andamento temporale delle magnitudo e del numero di eventi/mese. A partire dal 2005, si notano (a) un progressivo aumento della sismicità, che diventa particolarmente evidente dopo il 2010-2011, e (b) una brusca diminuzione delle magnitudo, in particolare delle minime (da circa 2 a 1 o meno).

Figura 2 – Andamento temporale delle magnitudo e del numero di eventi/mese

La prima osservazione è legata al potenziamento di tutta la Rete Sismica Nazionale  iniziato nel 2002, che ha portato ad un consistente abbassamento delle soglie di discriminazione degli eventi sismici (Amato e Mele, 2008). In particolare, nel 2010 furono installate nella zona della Toscana centrale le due nuove stazioni sismiche TRIF (Trifonti) e FROS (Frosini) che, migliorando la copertura strumentale dell’area, hanno reso possibile l’individuazione di un maggior numero di terremoti, anche di magnitudo molto piccola. L’apparente brusca  diminuzione delle magnitudo (Figura 2, pannello in alto) è invece attribuibile al cambio del sistema di analisi dei dati all’INGV. Nell’aprile del 2005, infatti, entrava a regime una nuova procedura di localizzazione degli eventi basata sui dati delle nuove stazioni digitali istallate negli anni precedenti. Contestualmente, grazie all’utilizzo dei dati digitali della rinnovata Rete Sismica Nazionale, veniva introdotto il calcolo sistematico della Magnitudo Locale (o Richter) al posto della Magnitudo Durata (Md), usata fino al 2005 per i terremoti più piccoli (come indicato nel Catalogo ISIDE). La magnitudo Richter risulta più affidabile per la definizione di magnitudo basse e molto basse.

Gli andamenti temporali della sismicità per l’area in esame mostrati in Figura 2 devono quindi essere valutati tenendo conto di queste due osservazioni. Le variazioni diventano significative solo successivamente al 2010, ovvero da quando sia la configurazione della Rete che le modalità di stima della Magnitudo sono rimaste invariate.

In Figura 3 viene mostrata la distribuzione nel tempo del numero mensile di terremoti a partire dal 1/1/2011, sia per l’intero catalogo (pannello in alto) che limitatamente ai terremoti con M ≥ 2 (pannello in basso).

Figura 3 – Distribuzione nel tempo del numero mensile di terremoti di magnitudo pari o superiore a 2 nell’area esaminata a partire dal 1/1/2011

La normale attività sismica dell’area, caratterizzata da pochi eventi al mese (generalmente meno di 20), è occasionalmente perturbata da episodi di maggiore sismicità, di cui il più evidente è quello che interessa i primi mesi del 2016. Limitando le considerazioni ai terremoti con M ≥ 2, si notano diversi periodi nel 2013, 2016 e 2017 con un numero maggiore di eventi rispetto a quanto osservato in altri intervalli temporali; per quanto statisticamente significativi, questi incrementi vanno comunque considerati anche alla luce di quanto osservato a scala nazionale. A titolo di esempio, sempre considerando i terremoti con M ≥ 2, in tutta Italia nel 2015 ne sono stati registrati 1969 (~164/mese) e nel 2016 ben 10713 (~892/mese, la maggior parte dei quali comunque dovuti alla sequenza dell’Italia centrale).

Nella figura qui sotto (Figura 4)  viene mostrata la distribuzione degli epicentri per intervalli di durata annuale nel periodo compreso fra il 2011 ed il 2017 (quest’ultima rappresentazione è ovviamente incompleta). Il colore dei simboli indica la magnitudo, secondo la scala cromatica riportata alla destra di ciascuna mappa. La sigla CVC indica, per riferimento, l’abitato principale di Castelnuovo Val di Cecina

L’incremento di attività del 2016 è associato principalmente a due sequenze sismiche (Figure sopra): la prima ha interessato un’area compresa fra Monteriggioni e Colle Val d’Elsa; la seconda è invece avvenuta nei dintorni dell’abitato di Frosini, al margine orientale dell’area di studio. Sempre durante il 2016, l’evento principale (M=3.3) è avvenuto il 2016-06-09 alle 14:01:07 nel settore NNW dell’area in esame, circa 4 km a nordest di Montecatini Val di Cecina. Sia le due sequenze che l’evento di maggior magnitudo sono quindi esterni all’area geotermica di Larderello-Travale.

Per quanto concerne la possibile correlazione tra la sismicità e le attività di sfruttamento delle aree geotermiche (inclusa la reiniezione di fluidi dopo lo sfruttamento, pratica comune a tutte le attività di questo tipo), vi sono due elementi da considerare:

1. la zona è sismicamente attiva a prescindere da ogni attività antropica; sono infatti documentati due principali terremoti storici, accaduti ben prima dell’avvio dei processi industriali di sfruttamento del sottosuolo (v. Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2015; http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/)

anno mese giorno Lat Lon magnitudo stimata Mw 
1414 8 7 43.270 11.121 5.7
1724 12 11 43.167 11.008 5.1

2. In generale, le relazioni fra attività di coltivazione della risorsa geotermica e l’insorgenza di microsismicità indotta sono ben note. Lo specifico caso dell’area di Larderello-Travale è trattato nello studio di Batini et al. (1985), basato su dati rilevati dalla rete microsismica dell’ENEL. Questo lavoro evidenziava una marcata correlazione tra sismicità e attività di re-iniezione, mostrando tuttavia come il numero di eventi con M > 2 non dipenda dalla quantità di fluidi re-iniettati. In altre parole, secondo tale studio il processo di re-iniezione nell’area geotermica di Larderello-Travale influisce sul numero di eventi di bassa magnitudo (M<2), senza però indurre alcuna variazione significativa sui tassi di sismicità di magnitudo maggiore (‘The increased seismicity following the increase in the quantity of reinjected water leads one to hypothesize a cause and effect relationship between reinjection and microearthquakes, without, however, any increase in the maximum magnitude values’. Batini et al., op.cit.)

A cura di Gilberto Saccorotti e Davide Piccinini (INGV – Pisa)


Riferimenti bibliografici

Amato, A., and F. Mele (2008). Performance of the INGV National Seismic Network from 1997 to 2007. Annals of Geophysics 51 (2-3), 417-431.

Batini, F., R. Console and G. Luongo, 1985. Seismological Study of the Larderello-Travale Geothermal area. Geothermics, 14, 255-272.

ISIDE. The Italian Instrumental and Seismological parametric data base. ISIDe working group (2016) version 1.0, DOI: 10.13127/ISIDe.

Wells, D.L. and Coppersmith K.J., 1994. New Empirical Relationships among Magnitude, Rupture Length, Rupture Width, Rupture Area, and Surface Displacement. Bulletin of the Seismological Society of America, Vol. 84, No. 4, pp. 974-1002.

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