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La localizzazione automatica degli eventi sismici sbarca anche sul web

Dal prossimo 19 giugno, INGV inizierà a pubblicare anche su web le localizzazioni automatiche in tempo reale, per eventi con magnitudo pari o superiore a 3 e con parametri di qualità affidabile tali da garantire una bassa discrepanza tra la determinazione automatica e quella calcolata successivamente dai sismologi nella Sala di Sorveglianza Sismica. Tali localizzazioni sono state rese pubbliche dal 4 settembre 2018 tramite il canale Twitter @INGVterremoti e ne abbiamo parlato in un articolo del blog pubblicato a settembre 2018.

A distanza di 8 mesi abbiamo valutato che l’impatto dell’iniziativa è stato molto positivo: i criteri di selezione delle localizzazioni automatiche da pubblicare si sono rivelati efficaci, il pubblico dei followers del nostro canale Twitter ha apprezzato il servizio fornito, la comunicazione tempestiva in occasione di terremoti avvertiti dalla popolazione ha testimoniato la buona qualità della Rete Sismica Nazionale. Si è quindi pensato fosse il momento giusto per rilasciare questa informazione anche sulla pagina web Lista Terremoti http://terremoti.ingv.it/ che, al momento, contiene soltanto la lista dei terremoti localizzati dai turnisti delle Sale di Sorveglianza INGV di Roma, Napoli e Catania.

Pertanto, come già avviene per il canale Twitter, anche la pagina web Lista Terremoti segnalerà con chiarezza che si tratta di un dato non verificato con l’indicazione [STIMA PROVVISORIA], la magnitudo sarà indicata con una forchetta di valore minimo e massimo, l’area sarà indicata con la provincia o la zona (se avviene lungo la costa, in mare o vicino ai confini nazionali). Non appena i turnisti della Sala di Sorveglianza Sismica avranno ultimato l’analisi dei segnali sismici e il calcolo della localizzazione e della magnitudo, la stima provvisoria sparirà e comparirà contestualmente il dato rivisto nella Lista Terremoti.

Il sito web http://terremoti.ingv.it/ con il banner della localizzazione preliminare di un terremoto, calcolata in modo automatico dal software della Sala di Sorveglianza Sismica. La localizzazione automatica sarà riportata con un testo di questo tipo: STIMA PROVVISORIA: terremoto di magnitudo tra 2.8 e 3.3 ore 20:18 IT del 3-05-2019, provincia/zona Palermo

I tempi di pubblicazione sono pari a circa 2 minuti per la localizzazione preliminare automatica di eventi con magnitudo pari o superiore a 3 e fino a 30 minuti (10-12 minuti, in media) per la localizzazione rivista dai turnisti delle Sale di Sorveglianza INGV.

Sul significato di una localizzazione automatica (cioè  eseguita dai computer senza controllo da parte dei turnisti) abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo relativo alla pubblicazione della localizzazione automatica degli eventi sismici su Twitter. Ma anche in questa occasione riteniamo importante fornire alcune informazioni per favorire la comprensione dei dati preliminari automatici che pubblicheremo dal 19 giugno.

Cos’è la localizzazione automatica e cosa succede nella Sala di Sorveglianza Sismica a seguito di un terremoto?

Nella Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV arrivano in tempo reale i segnali, vale a dire i sismogrammi, delle quasi 400 stazioni della Rete Sismica Nazionale e di altre reti che a essa contribuiscono. I segnali sono tutti digitali e gestiti da software dedicati. Quando un determinato numero minimo di stazioni registra un terremoto, i sistemi informatici utilizzati associano i segnali tra di loro e tentano di calcolare la localizzazione ipocentrale e di determinare la magnitudo. Nel corso di questa operazione, che può richiedere 1 o 2 minuti di tempo, viene valutata anche la bontà della determinazione con dei parametri qualitativi.

A questo punto i sismologi, che effettuano i turni 24 ore su 24, iniziano la revisione della localizzazione e della magnitudo: analizzano i singoli segnali, verificano che i software abbiano funzionato correttamente nell’identificare l’arrivo delle onde P e delle onde S e nel calcolare le ampiezze massime. Al termine della revisione, viene ricalcolata la posizione ipocentrale (latitudine, longitudine, profondità) e stimata nuovamente la magnitudo. A seconda della magnitudo del terremoto – e quindi del numero di stazioni sismiche che lo hanno registrato – e delle complessità geologiche della regione colpita, possono essere necessari fino a 30 minuti per completare la revisione. Queste informazioni riviste sono quelle che oggi vengono pubblicate, insieme a quelle di tutte le Sale di Sorveglianza INGV, sul sito Lista Terremoti, disponibile all’indirizzo http://terremoti.ingv.it/, da cui traggono le informazioni gli altri canali social di INGVterremoti di Twitter e Facebook.

Cosa cambia?

Si tratta di un modo nuovo di comunicare le informazioni sui terremoti. Un dato provvisorio è per definizione destinato a essere rivisto ed eventualmente modificato con le tempistiche abitualmente necessarie per avere la stima definitiva.

Riguardo alla magnitudo, verrà inizialmente indicato un intervallo di valori, la cosiddetta forchetta, per esempio tra 4.0 e 4.6. Il valore finale spesso è intorno al valore centrale, ma potrà essere anche vicino ai due limiti. In rari casi (meno del 5%) potrebbe risultare al di fuori di questo intervallo.

E’ bene ricordare che esiste anche la probabilità, seppur molto bassa, di un falso allarme, vale a dire l’annuncio di un terremoto che non è realmente avvenuto. Tuttavia durante la lunga sperimentazione che abbiamo effettuato si è avuto un unico caso su oltre 1500 eventi determinati. E’ comunque un’evenienza possibile.

E’ utile anche sapere che una percentuale significativa (circa il 20 – 25 %) di terremoti che avvengono realmente sul territorio italiano e nei mari e nelle aree limitrofe non verranno “comunicati preliminarmente”, a causa della scarsa accuratezza della localizzazione.

Questo accade principalmente nei casi di epicentri in mare (quando la copertura della rete sismica è inefficace), quando avvengono due terremoti quasi in contemporanea in due diverse zone o in altri casi eccezionali, come in presenza di guasti a una o più stazioni sismiche.


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Open Day INGV 20 gennaio 2019 – Terremoti tra memoria e prevenzione

Domenica 20 gennaio, dalle 10.00 alle 18.00, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) aprirà al pubblico le porte della sua sede romana in Via di Vigna Murata 605 per parlare di terremoti, memoria e prevenzione, oltre ad aprire la propria Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami e i laboratori dove si studiano gli eventi sismici, i vulcani e l’ambiente.

Attraverso visite guidate, incontri con i ricercatori e percorsi didattici, l’INGV invita la cittadinanza a conoscere da vicino le attività di ricerca e di servizio dell’Ente per condividere la costante attenzione dell’Istituto verso il territorio e la mitigazione dei rischi naturali.

Dalle 11.00 alle 13.00 si svolgerà una Tavola Rotonda sul tema della giornata e dalle 14.30 alle 18.00 si terranno una serie di seminari sulle ricerche svolte presso l’INGV.

Il Presidente dell’INGV Carlo Doglioni, il Consigliere della Regione Lazio, già Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, il Direttore Italo Giulivo del Dipartimento della Protezione Civile, il Capo Dipartimento Roberto Marino di Casa Italia e referenti del volontariato e degli ordini professionali animeranno la Tavola Rotonda.

L’evento intende ricordare in particolare il terremoto del 13 gennaio 1915 della Marsica, con oltre 30.000 vittime e danni vastissimi nell’Italia centrale, rappresentando uno degli eventi sismici più distruttivi della storia d’Italia. La manifestazione si associa alla Legge della Regione Lazio che ha istituito la “Giornata regionale dell’alfabetizzazione sismica” (L.R. 18 dicembre 2018, n. 12), finalizzata alla sensibilizzazione virtuosa della società civile.

Clicca qui per scaricare il programma della giornata

http://comunicazione.ingv.it/index.php/comunicati-e-note-stampa/1873%20OPEN-DAY-INGV-20-GENNAIO-2019-TERREMOTI-TRA-MEMORIA-E-PREVENZIONE


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A proposito di rumors: cosa sono, come nascono, perché ci crediamo, come si diffondono, come combatterli

Nel primo post della rubrica Terremoti e Società dedicato alle “Post verità, rumor e terremoti”, abbiamo introdotto il tema dell’influenza che le false notizie hanno sulla comunicazione. In questo articolo ritorniamo sull’argomento dei rumors, delle voci, delle false notizie, delle dicerie con l’intento di comprendere i meccanismi di funzionamento e l’influenza che queste hanno sulle persone, su di noi.

Il filo conduttore, del nostro viaggio nel mondo dei rumors ci consentirà di rispondere ad alcune domande: cosa sono, come nascono, perché ci crediamo, come si diffondono, infine introdurremo alcune strategie per combattere i rumors sul terremoto.

Cosa sono i rumors

Il termine “Rumors” non ha un sostanziale corrispondente nella lingua italiana, a meno che non si faccia ricorso a una serie di sinonimi, tanto suggestivi quanto imperfetti: dicerie, leggende metropolitane, chiacchiere, indiscrezioni. Nessuna di queste espressioni, infatti, restituisce a tutto tondo il significato all’originale rumour, che deriva dal latino rumor (pl. rumores),  cioè voce (voci) ormai internazionalizzata in rumour (col plurale anglosassone rumours).

La storia dei rumors è antica come la storia dell’uomo. Da sempre, fin nella remota antichità, le voci, i pettegolezzi, le dicerie, le bufale, venivano messe in circolazione – in buona o in cattiva fede – per influenzare le vicende umane. Gli antichi romani avevano una divinità dedicata ai rumors: la dea Fama. La dea era rappresentata come una donna sempre in moto, gridava continuamente diffondendo notizie buone e cattive, era figurata giovane e irruente con ali cosparse di occhi, di bocche e di lingue, in atto di suonare una tromba, oppure due, una per la verità, l’altra per la menzogna. Questo mostro alato rappresentava allegoricamente le dicerie che nascono, si diffondono, acquistano credibilità, non fanno distinzione tra vero e falso, amplificano e distorcono a piacimento i fatti.

Dea Fama
Fama (deriva dal latino fari che significa parlare) era una divinità allegorica, personificazione della voce pubblica nella mitologia romana. Della sua personificazione ne parla Virgilio immaginandola creata dalla Terra dopo Ceo ed Encelado. La locuzione latina Fama volat, tradotta letteralmente, significa la fama [la notizia] vola (Virgilio, Eneide, III, 121).

Gli psicologi Nicholas Di Fonzo e Prashant Bordia, nel saggio intitolato Rumor Psychology: Social and Organizational Approaches, definiscono i rumors notizie non verificate che nascono in contesti di incertezza, pericolo o potenziale minaccia e che hanno la funzione di aiutare le persone a dare un senso alle cose, a gestire il rischio. I rumors, hanno delle caratteristiche precise: non sono verificati, servono a dare senso ad un qualunque vissuto, nascono in contesti specifici e si muovono all’interno di una comunità di persone. In termini di sociologia della comunicazione, la creazione, la diffusione e il seguito, che hanno le voci, sono processi di significazione della realtà umana e come tali non si possono eliminare. Si pensi alla ricerca spasmodica di notizie durante un grande evento in tempo reale, come un terremoto o un attacco terroristico. Le notizie, per loro natura, non possono essere certe, essendo riferite a momenti di grande concitazione e confusione; eppure le persone vogliono sapere. Non la verità, ma qualunque cosa provenga dal luogo in cui sta accadendo la situazione.

Alla genesi del rumor e al suo dinamismo contribuiscono il grado di probabilità che assegniamo a certi eventi, i nostri stereotipi mentali e le nostre convinzioni, il nostro stato d’animo e la nostra immaginazione, il gruppo di riferimento o il contesto.

Perché ci crediamo

Jean-Noël Kapferer, nel saggio Rumeurs. Le plus vieux média du monde (1987), sostiene che quali che siano gli ambiti delle nostra vita sociale il rumor è dappertutto. Si pensi ai rumors, spesso smentiti, di imminenti crack finanziari capaci di far crollare le borse; oppure di acquisizioni e joint-venture, in grado, al contrario, di far innalzare i titoli. Si pensi a quelli, ancor più planetari e tragici, sulla fine del mondo, su catastrofi naturali, su intere città rase al suolo dal terremoto.

Ricorderete la previsione del terremoto che – stando alla voce che circolava – avrebbe dovuto cancellare Roma dalla carta geografica l’11 maggio 2011. A nulla sono valse le ennesime smentite dei sismologi accompagnate dalla spiegazione che “prevedere i terremoti, allo stato attuale, è impossibile”. La capitale si è letteralmente svuotata in vista del sisma. In particolare il quartiere Esquilino, la “Chinatown romana”, ha assunto un aspetto inquietante: serrande abbassate e negozianti in fuga dalla città.

I rumors sulla previsione del terremoto che l’11 maggio 2011 avrebbe dovuto colpire Roma.

Non è un caso: fra le informazioni in grado di generare un rumor si trova principalmente tutto ciò che disturba l’ordine delle cose e provoca una reazione, vale a dire notizie che presentano un interesse pragmatico diretto come avvisaglie di pericolo, questioni morali, mutamenti di ordine sociale, cambiamenti dell’ambiente naturale.

Kapferer nel saggio sostiene che affinché la notizia possa dar luogo a quella dinamica di ripetizione-discussione, tipica del rumor, è necessario che l’informazione sia attesa o temuta, che risponda cioè alle speranze e alle paure, più o meno consapevoli, degli individui. Occorre inoltre che sia inaspettata e che abbia conseguenze immediate e importanti per il gruppo. Secondo l’autore sono tre gli elementi necessari e sufficienti a definire un rumor: la fonte (non ufficiale), il processo (diffusione a catena) e il contenuto (si tratta di una notizia che verte su un fatto di attualità).

Da ciò si comprende come l’ambito di studio del rumor è interdisciplinare: siamo all’intersezione della sociologia, della psicologia e delle dottrine dei processi comunicativi.

I primi studi sistematici condotti in maniera specifica sui rumors sono di taglio psicologico, americani, e risalgono alla Seconda Guerra Mondiale: gli effetti negativi sul morale di truppe e popolazione prodotti dal susseguirsi di voci e dicerie sullo stato del conflitto, indussero numerosi ricercatori a interessarsi al fenomeno. È a due psicologi sociali Allport e Postman (1947) che si deve il principale modello teorico di riferimento in tal senso. Secondo gli autori, il rumor è una proposizione legata ai fatti del giorno, non verificata ma destinata ad essere creduta, che si propaga da individuo a individuo e si trasmette in genere attraverso il passaparola. Esiste una logica ben precisa che governa i meccanismi di formazione e trasmissione dei rumors: essa risponde ai processi cognitivi di elaborazione dell’informazione (riduzione: gli effetti dell’oblio e della memoria selettiva semplificano il messaggio; accentuazione: gli individui ricordano in maniera distinta solo certi particolari, valorizzandoli, oppure aggiungono dettagli e spiegazioni al racconto al fine di rafforzarne la coerenza o l’impatto; assimilazione: gli individui si appropriano del messaggio in funzione di valori, convinzioni o emozioni preesistenti).

Così, per Allport e Postman, il rumor è, di fatto, una forma di comunicazione non rigidamente vincolata ai criteri oggettivi della verità perché è espressione della naturale tendenza degli individui a livellare, affinare e assimilare il messaggio e i suoi contenuti al contesto personale e culturale.

Come nascono i rumors?

Le origini dei rumors come mezzi di comunicazione si possono far risalire alla fase che l’antropologo Walter Jackson Ong definisce dell’“oralità primaria”, quella che precede la scrittura e in cui il pensiero e l’espressione tendono ad essere strutturati per favorire una facile memorizzazione della parola. La voce che corre “rientra in quei canali naturali di comunicazione in microgruppi” che appartengono alla forma più elementare di trasmissione delle informazioni, quella personale e diretta che interviene tra individui faccia a faccia. Prima che esistesse la scrittura, infatti, il passaparola era l’unico canale di trasmissione delle informazioni all’interno delle società.  La voce, in questo caso, sia in senso astratto che figurato, veicolava le notizie, faceva e disfaceva le reputazioni, degenerava in sommosse o conflitti. Ma il rumor è anche (e soprattutto) il frutto di un processo cognitivo di elaborazione dell’informazione. I rumors nascono spesso proprio da un errore nell’interpretazione di un messaggio; il malinteso va fatto risalire a una “testimonianza di testimonianza” e alla differenza fra il messaggio che è stato emesso e quello che è stato decodificato.

Va detto, però, che i rumors non possono essere considerati esclusivamente come il risultato di una informazione distorta, di una comunicazione “difettosa”. Le persone, in situazioni ambigue o in contesti caratterizzati dall’incertezza, tendono a comportarsi come pragmatici problem-solvers: mettono in comune risorse intellettuali – che includono dati precisi, congetture, convinzioni, opinioni correnti – da ogni fonte disponibile, per dare senso a ciò che accade. Così, ogni volta che il pubblico vorrebbe comprendere ma non riceve risposte, nasce un rumor.

Come si diffondono?

In origine i rumors si diffondevano a voce da persona a persona, con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa e soprattutto di internet, la diffusione si è velocizzata. Il web, per mezzo dei blog forum e siti di informazione, è quindi un efficace veicolo per la loro disseminazione. La rilevanza e la pervasività sociale del fenomeno si sono accentuate in maniera significativa proprio negli ultimi vent’anni, parallelamente alla rivoluzione tecnologica dell’era digitale, alla globalizzazione dei mercati e dell’informazione, oltre che all’internazionalizzazione delle culture, delle “conversazioni”, della paura e persino del terrore.

Gioacchino Belli … un veggente? NO… È solo un rumor… Questa poesia è stata scritta ai giorni nostri da un poeta metropolitano che per avere più risonanza ha avuto l’idea di attribuirla a Giuseppe Gioacchino Belli.

Come contrastare i rumors?

Combattere i rumors non è impresa da poco. Generalmente ci si limita a poche e semplici raccomandazioni da dispensare ad un pubblico generico, quali:

  • verificare le fonti da cui provengono le notizie;
  • non prendere per buone le informazioni che ci vengono sia da media tradizionali sia da new media;
  • non considerare autorevole a priori nessuna fonte;
  • aumentare la cultura scientifica di base;
  • mantenere sempre un sano scetticismo e sviluppare il senso critico.

A questo proposito persiste un ampio dibatto, sugli elementi da considerare per “contrastare la diffusione dei rumors e sicuramente la verifica dell’attendibilità della fonte è il primo passo per contrastare la diffusione delle false notizie.

Silverman, un giornalista esperto di meccanismi dell’informazione online e in particolare di disinformazione nelle testate giornalistiche online, ha condotto una ricerca presso The Tow Center at Columbia University Graduate School of Journalism, che si concentra su come le informazioni non verificate e le voci vengono riportati dai media, con l’obiettivo di sviluppare le migliori pratiche per sfatare la disinformazione. Nel rapporto conclusivo (Lies, damn lies and viral content) Silverman sintetizza il processo attraverso il quale i giornali contribuiscono alla diffusione di false notizie.

«È un circolo vizioso eppure ben noto: una storia si fa spazio sui social media o in altri luoghi della rete. Uno o più siti di news scelgono di riprenderla. Alcuni usano titoli che la dichiarano vera per incoraggiare le condivisioni e i clic, mentre altri utilizzano formule difensive come «a quanto pare». Una volta che la stampa le ha attribuito il suo sigillo di credibilità, la storia è quindi pronta per essere ripresa e replicata da altri siti di news, che citeranno i primi siti come fonte. Alla fine, la sua fonte originaria sarà oscurata da una massa di articoli che si linkano tra loro, pochi (se non nessuno) dei quali aggiungeranno maggiori contenuti o un qualche tipo di contestualizzazione a beneficio del lettore. Nel giro di qualche minuto o di qualche ora, una storia può così trasformarsi da singolo tweet o racconto infondato a notizia ripetuta da dozzine di siti di news, che genera decine di migliaia di condivisioni. E una volta raggiunta una certa massa critica, la sua ripetizione comincia a esercitare un effetto significativo sulla persuasione: agli occhi dei lettori, il rumor diventa attendibile semplicemente in virtù della sua ubiquità.

Il fatto di essere dappertutto rende credibile la notizia agli occhi di un lettore non abituato a mettere in discussione ciò che legge. Il risultato di ciò, dice Silverman, è che i media tradizionali sono parte del problema della disinformazione rispetto ad esserne una efficace soluzione.

L’autore conclude dicendo che proprio i giornali e anche le testate tradizionali hanno un grosso ruolo nella diffusione delle notizie false in rete, ed è convinto che ci sono dei modi e delle pratiche del giornalismo di sempre e di quello digitale che invece potrebbero essere applicate per fornire un servizio di informazione più affidabile senza perdere in traffico o lettori.

Riteniamo che per combattere i rumors si dovrebbe andare in due direzioni: da una parte promuovere un giornalismo scientifico di qualità, fatto da giornalisti preparati in diversi ambiti disciplinari; dall’altro coinvolgere maggiormente chi fa scienza a formarsi ed impegnarsi nell’ambito della comunicazione e della divulgazione scientifica.

Open day all’INGV dell’11 Maggio.

Contrastare i rumors sui terremoti

L’occorrenza di un forte terremoto genera una sensibilizzazione sociale al tema del rischio, che si esprime anche in forma di richiesta di informazione e di conoscenza. Questo bisogno di informazione è particolarmente sentito in occasione di sequenze sismiche di lunga durata e con un certo livello di complessità. L’informazione, in tutti i sui aspetti, influisce in modo rilevante sulla capacità delle singole persone e delle comunità coinvolte nell’affrontare la situazione di emergenza.

Per questa ragione, così come avvenuto in occasione della sequenza sismica aquilana nel 2009, a seguito degli eventi di maggio 2012 in Pianura Padana è stata realizzata una lunga e complessa iniziativa formativa e informativa, che in varie fasi, fra il maggio e settembre 2012, ha coinvolto la popolazione.

Terremoto parliamone insieme – Terremoti della Pianura Padana del 2012.

Questa esperienza, denominata “Terremoto: parliamone insieme” che ha assunto una valenza prevalentemente di sostegno psicosociale, si è rivelata particolarmente importante sia per la complessità della sequenza in atto che ha messo in allarme una vasta area, densamente abitata, sia per la circolazione ‘virale’ di leggende metropolitane, dicerie, rumors e false notizie che hanno messo a dura prova la capacità delle persone coinvolte di affrontare in modo adeguato l’emergenza e ostacolato un buona gestione delle problematiche organizzative e sociali.

Con l’intento di contrastare le voci e rumors durante l’emergenza sismica, abbiamo condotto una vera e propria campagna di raccolta e classificazione dei rumors utilizzando i siti web istituzionali. Partendo dagli studi di Alport e Postman abbiamo stilato una classifica dei rumors più forti, in circolazione e li abbiamo “confutati” durante gli incontri rivolti alla popolazione colpita. La sensibilizzazione e l’educazione della popolazione in questo senso ha favorito l’abbassamento del livello d’ansia e le possibili tensioni sociali e tra le istituzioni.

A questo punto, se questo argomento vi ha appassionato, vi anticipiamo che nei prossimi post della rubrica Terremoti e Società presenteremo nel dettaglio gli esiti della Raccolta dei rumors, la classifica dei rumors più forti circolati durante il terremoto della Pianura Padana e come li abbiamo “combattuti” .…ma questa è un’altra storia…

A cura di Federica La Longa (INGV – Roma1).


Riferimenti bibliografici

Crescimbene, M., La Longa, F., Lanza, T., (2012) The science of rumors. Annals of Geophisics, 55, 3, 2012, pp 421-424.

DiFonzo, P. Bordia, (2007). Rumor psychology: Social and organizational approaches. Washington, DC: American Psychological Association.

La Longa, M. Crescimbene, R. Camassi (2014)- Il contrasto di voci e dicerie sui terremoti del 20 e 29 Maggio 2012 in Pianura Padana – Atti del 33° Convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida (GNGTS) Bologna 25-27 Novembre 2014 vol 2, pp 401-409 ISBN 978-88-940442-2-5. 

N. Kapferer (2012), Rumors. I più antichi media del mondo. Traduzione e cura di L. Minestroni. Armando Editore.

Silverman- (2015) Lies, damn lies and viral content. How news websites spread (and debunk) online rumors, unverified claims, and misinformation Tow Center for Digital Journalism A Tow/Knight Report 2015.

Link utili

Post verità, rumors e terremoti

https://ingvterremoti.wordpress.com/2012/06/20/terremoto-in-pianura-padana-emiliana-attivita-di-informazione-alla-popolazione/

Terremoto parliamone insieme – Terremoti della Pianura Padana del 2012

Open day all’INGV dell’11 Maggio 2012


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Hai Sentito Il Terremoto: il progetto di “citizen seismology” dell’INGV per contribuire attivamente alla ricerca scientifica

Sempre più spesso si sente parlare di “citizen science”, ovvero della partecipazione volontaria e attiva dei cittadini alla raccolta o all’analisi di dati scientifici. Ma qual è il contributo di un volontario della “citizen seismology”? E’ quello di dare informazioni sugli effetti causati dal terremoto alle persone e alle cose. I dati vengono poi elaborati da un istituto di ricerca per studiare la distribuzione degli effetti sul territorio e per assegnare i valori di intensità, che sono funzione dello scuotimento del suolo, nei centri abitati.

Ci si potrebbe chiedere perché al giorno d’oggi si continui a raccogliere dati sul terremoto in maniera indiretta, ovvero ad utilizzare l’osservazione degli effetti per risalire all’intensità dello scuotimento provocato dal sisma, e non si preferiscano invece le misurazioni fatte dagli strumenti. La risposta sta nel fatto che il terremoto è un fenomeno tremendamente vario e complicato e che per indagare in maniera adeguata tale variabilità ci sarebbe bisogno di un gran numero di strumenti distribuiti su tutto il territorio nazionale con enormi spese di installazione e gestione. Un altro motivo fondamentale per l’utilizzo di queste informazioni è la continuità con il passato. Non si deve infatti dimenticare il contributo dato dagli studiosi che riconobbero nell’osservazione degli effetti, effettuata da un esperto, un elemento fondamentale per lo studio dei terremoti, tra questi Giuseppe Mercalli che migliorò una delle precedenti scale di misura dell’intensità. Questa scala, perfezionata successivamente da Adolfo Cancani e August Heinrich Sieberg, porta il nome di Mercalli-Cancani-Sieberg (Scala MCS, detta anche, brevemente, Scala Mercalli) e misura l’intensità degli effetti prodotti da un terremoto su persone, cose, edifici e ambiente in una località. L’elevata sismicità dell’Italia ed il lavoro di molti esperti sul campo hanno portato alla costruzione di un grande catalogo delle intensità MCS dei terremoti del passato (Database Macrosismico Italiano, DBMI). Il valore di intensità Mercalli viene ancora oggi assegnato ad una località in seguito all’osservazione degli effetti da parte di personale esperto (in genere per i terremoti che producono danno) o sulla base di analisi statistiche dei dati forniti dai cittadini. In questo modo i dati del presente possono essere confrontati direttamente con quelli raccolti quando gli strumenti non esistevano ancora.

L’INGV dal 1997 gestisce un sito internet per raccogliere i dati sugli effetti dei terremoti in Italia tramite la partecipazione volontaria dei cittadini e, dal 2007, mette a disposizione di tutti, in tempo reale, le mappe degli effetti macroscopici dei terremoti (chiamate per questo “macrosismiche”; Figura 1) ottenute con tali dati [Tosi et al., 2015].

Figura1

Figura 1 – Mappa dell’intensità macrosismica in Scala MCS del terremoto del 16 agosto 2018  (magnitudo Mw 5.1).

Chiunque si può collegare al sito www.haisentitoilterremoto.it sia per avere informazioni che per eventualmente descrivere la propria esperienza rispondendo a delle semplici domande su, ad esempio, l’intensità della vibrazione percepita, l’oscillazione dei lampadari o la caduta di soprammobili. Queste informazioni sono elaborate da sistemi automatici in tempo reale per assegnare a ogni comune l’intensità in Scala Mercalli o nella Scala Macrosismica Europea (EMS).

E’ possibile anche iscriversi al sito per diventare un corrispondente di Hai Sentito il Terremoto. Un corrispondente è subito informato, tramite e-mail, sui terremoti avvenuti entro una opportuna distanza dal luogo indicato al momento dell’iscrizione in modo da poter eventualmente contribuire tempestivamente fornendo la propria segnalazione. La maggior parte delle e-mail inviate sono relative a piccoli terremoti che vengono percepiti in modo lieve solo dalle persone che si trovano vicino all’epicentro, ma anche i dati su questi eventi sono importanti perché consentono di caratterizzare la diversa risposta del territorio al passaggio delle onde sismiche. Ugualmente importanti sono le segnalazioni di chi non ha avvertito quel particolare terremoto, in quanto permettono di circoscrivere l’area di risentimento e di definire i bassi gradi di intensità, per i quali è importante conoscere la percentuale di persone che hanno percepito lo scuotimento. Per questo motivo, anche chi non ha avvertito nulla è invitato a compilare il questionario a seguito della nostra richiesta.

Utilizzando i questionari compilati dalla popolazione, finora più di un milione, è stato possibile comprendere alcuni aspetti del fenomeno sismico. Ad esempio, studiando i piccoli scuotimenti è stato possibile misurare la differenza tra gli effetti osservati ai piani alti e ai piani bassi delle case, che risulta essere minore di quella precedentemente stimata [Sbarra et al., 2012a], o la risposta di edifici di diversa altezza rispetto alla magnitudo del terremoto [Sbarra et al., 2015], mostrando, in accordo con le leggi sulla risonanza, che nei piccoli eventi di magnitudo inferiore a 3.5 i risentimenti sono maggiori nei palazzi bassi (1 o 2 piani) che non in quelli alti (da 7 a 10 piani, vedi Figura 2). E’ stato poi evidenziato [Sbarra et al., 2014] che l’essere fermi o in movimento influenza la percezione ancora di più rispetto al piano dell’edificio in cui ci si trova (Figura 3).

Figura2

Figura 2 – Medie delle differenze di intensità macrosismica osservata agli ultimi piani di edifici bassi (triangoli) e alti (stelle), con l’indicazione del numero di dati utilizzati, in funzione della magnitudo del terremoto [fonte: Sbarra et al,. 2015].

Figura3

Figura 3 – Percentuale di persone che hanno percepito il terremoto per ogni grado d’intensità EMS a seconda della condizione e del luogo nei quali si trovava l’osservatore [fonte: Sbarra et al., 2014].

Utilizzando le risposte del questionario è inoltre possibile studiare le zone soggette a particolare amplificazione o attenuazione delle onde sismiche. Analizzando, ad esempio, come sono stati avvertiti a Roma i principali terremoti della sequenza che ha interessato L’Aquila nel 2009 [Sbarra et al, 2012b], è stata prodotta la mappa, in Figura 4, delle aree che hanno mostrato intensità macrosismiche leggermente maggiori (in rosso) o leggermente minori (in verde) rispetto alla media del comune (in giallo). La causa di tale differenza è probabilmente da ascriversi alla costituzione geologica della zona. Infatti lo studio ha evidenziato, oltre alla già nota area di amplificazione in corrispondenza delle alluvioni del Tevere, una nuova area in corrispondenza del Graben del Paleotevere, un’area a Nord-Est di Roma dove un tempo passava il Tevere prima che fosse deviato dalle colate laviche dei Colli Albani.

Figura4

Figura 4 – Mappa dei residui di intensità della città di Roma [fonte: Sbarra et al., 2012b].

Le osservazioni dei cittadini sono utilizzate anche nella Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV: le segnalazioni che arrivano sul sito di Hai Sentito Il Terremoto sono infatti disponibili in tempo reale in quanto estremamente utili per valutare la percezione degli effetti del terremoto sul territorio.

Il raggiungimento di questi risultati è stato possibile attraverso il contributo volontario di centinaia di migliaia di persone, che in questo modo sono effettivamente parte integrante della nostra ricerca scientifica.

A cura di Patrizia Tosi, Paola Sbarra e Valerio De Rubeis (INGV – Roma1)


Riferimenti bibliografici

Sbarra P., Tosi P., De Rubeis V. and Rovelli A. (2012a), Influence of observation floor and building height on macroseismic intensity, Seismol. Res. Lett., 83, 261-266, doi: 10.1785/​gssrl.83.2.261.

Sbarra P., De Rubeis V., Di Luzio E., Mancini M., Moscatelli M., Stigliano F., Tosi P. and Vallone R. (2012b), Macroseismic effects highlight site response in Rome and its geological signature, Nat. Hazards, 62, 425-443, doi: 10.1007/s11069-012-0085-9.

Sbarra, P., P. Tosi, and V. De Rubeis (2014), How Observer Conditions Impact Earthquake Perception, Seismological Research Letters, 85, 306-313, doi: 10.1785/0220130080.

Tosi, P., P. Sbarra, V. De Rubeis, and C. Ferrari (2015) Macroseismic intensity assessment method for web-questionnaires, Seismological Research Letters, 86, 985-990, doi: 10.1785/0220140229.

Sbarra P., A. Fodarella, P. Tosi, V. De Rubeis, and A. Rovelli (2015), Difference in shaking intensity between short and tall buildings: known and new findings, Bull. Seism. Soc. Am., 105, 1803-1809, doi: 10.1785/0120140341.


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Una story map sul terremoto in Irpinia e Basilicata del 23 novembre 1980

La sera del 23 novembre 1980 alle ore 19:34 la terra tremò in larga parte del sud Italia. La scossa principale fu di magnitudo M 6.9 con epicentro tra le province di Avellino, Salerno e Potenza. Colpì una vasta area dell’Appennino meridionale con effetti devastanti soprattutto in Irpinia e nelle zone adiacenti delle province di Salerno e Potenza. Un approfondimento su questo evento è disponibile in un articolo del BLOG.

In occasione dei 38 anni dall’accadimento viene presentata una story map che racconta Il tragico impatto di questo terremoto in alcuni dei suoi aspetti principali attraverso mappe interattive, narrazione, testimonianze, immagini e video.

La story map propone una ricostruzione della sequenza sismica e dello stato del monitoraggio sismico nel 1980 anche attraverso l’ausilio di alcune mappe interattive.  I testi, le immagini e i video raccontano invece i giorni dell’emergenza, l’impatto sulle località colpite, la ricostruzione e gli aspetti socio-economici di questa tragedia che ha interessato oltre 600 comuni dell’Italia meridionale. Sono 7 le aree tematiche in cui è suddivisa:

  • Area epicentrale e sequenza sismica
  • Rete sismica nel 1980
  • Distribuzione degli effetti
  • Impatto nelle località colpite
  • Numeri del terremoto
  • Impatto socio-economico
  • Interventi, gestione dell’emergenza e ricostruzione

La descrizione dell’impatto del terremoto del 23 novembre 1980 in alcune delle località più colpite anche attraverso foto d’epoca.

Il modello utilizzato per la realizzazione della story map è lo “Story Map Cascade℠” (https://storymaps.arcgis.com/en/app-list/cascade/) che consente di combinare testo narrativo con mappe, immagini e contenuti multimediali in un’esperienza di scorrimento a schermo intero molto coinvolgente.  In una story map di tipo “Cascade” le sezioni contenenti testo e media in linea possono essere intervallate da sezioni “immersive” che riempiono lo schermo con mappe, immagini e video, ideale per creare storie avvincenti e approfondite, facilmente consultabili dagli utenti.

Tra i contenuti più interessanti della story map c’è la mappa interattiva della Rete Sismica operativa nel 1980. Già dal 1954 l’Istituto Nazionale di Geofisica controllava circa 23 punti di osservazione divisi tra Osservatori base e Stazioni. Gli Osservatori erano delle strutture che collaboravano con l’ING e oltre ad avere la funzione di registrare ed elaborare gli eventi sismici, erano adibiti anche alla ricerca, mentre le stazioni si limitavano alla registrazione degli eventi ed erano generalmente locali messi a disposizione dalle Università e da Enti pubblici o privati.

La mappa interattiva dei punti di osservazione nel 1980 suddivisi in Osservatori (blu), Università (verde), Stazioni ING (arancio). Nella mappa è rappresentata anche la sismicità 1980-1981 nell’area epicentrale del terremoto del 23 novembre 1980.

Per il terremoto del 23 novembre 1980 non si riuscirono a fornire notizie precise e tempestive riguardanti l’esatta localizzazione dell’evento per mancanza di dati disponibili in tempo reale, dal momento che non esisteva un unico centro di raccolta e di elaborazione dati.

ll sismogramma del terremoto delle 19:34 del 23 novembre 1980 registrato alla stazione sismica ING di Duronia in provincia di Campobasso.

Un’altra importante testimonianza presente nella parte finale della story map è l’appello del Presidente della Repubblica Sandro Pertini sul ritardo dei soccorsi e sul perdurare dell’emergenza contenuto in un video di un servizio della RAI sui giorni successivi al terremoto.

Per la realizzazione della story map sono state utilizzate le seguenti fonti:
  • i dati sulla sequenza sismica del 1980 in Irpinia e Basilicata tratti dalla Scheda SPECIALE CAMPANIA dell’INGV;
  • I testi e i dati di impatto sono estratti dal volume: IL PESO ECONOMICO E SOCIALE DEI DISASTRI SISMICI IN ITALIA NEGLI ULTIMI 150 ANNI 1861-2011 di Emanuela Guidoboni e Gianluca Valensise;  
  • I dati macrosismici provengono dal Database macrosismico italiano 2015 (DBMI15 – https://emidius.mi.ingv.it/DBMI/ ).

La story map è stata inserita nella galleria StoryMaps & Terremoti ed è disponibile al seguente LINK.

A cura di Maurizio Pignone e Anna Nardi (INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti)


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