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Il nuovo CFTI5Med: navigando tra continuità e innovazione

La sismologia storica in Italia poggia su una lunga tradizione che caratterizza il nostro paese fin dall’epoca medievale. Tra il XII e il XV secolo, seguendo il progressivo sviluppo della città, le amministrazioni pubbliche iniziarono ad affinare il loro rapporto con la proprietà immobiliare privata e a produrre quelle fonti istituzionali che ci consentono oggi di conoscere nel dettaglio gli effetti dei grandi terremoti del passato. Un punto di arrivo di questa tradizione – che è allo stesso tempo anche un punto di partenza tutte i successivi sviluppi della sismologia storica – è senza dubbio il catalogo compilato da Mario Baratta (1901). Con sorprendente lungimiranza Baratta asserì che “Le ricerche sui terremoti antichi, insieme allo studio monografico di ogni singola scossa che viene ai nostri dì a colpire una data regione, servono alla identificazione dei vari centri o radianti di scuotimento“. Baratta elencò oltre 250 centri sismici italiani ben distinti, in media uno ogni 1.200 km2, arrivando a definire la localizzazione dei terremoti storici con una accuratezza che non è stata superata dai dati strumentali se non nella prima metà degli anni ’70. A partire da quegli stessi anni però la sismologia storica ha “cambiato pelle”, ripartendo dalla lezione di Baratta e avviando ricerche che per quantità e qualità dei dati prodotti hanno portato l’Italia all’avanguardia nel mondo in questo settore disciplinare. Queste ricerche sono state sviluppate principalmente in due ambiti diversi: quello del CNR-Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti (GNDT), da un lato, e quello dell’ING-SGA Storia Geofisica Ambiente, dall’altro. Entrambe queste realtà sono poi confluite nellINGV, un evento suggellato dall’aver pubblicato congiuntamente la prima versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (denominato CPTI99), ma hanno poi continuato a svolgere le attività più congeniali a ciascuna: il primo gruppo ha ripreso l’eredità del catalogo CPTI e della sottostante banca dati nota come Database Macrosismico Italiano (DBMI), garantendone l’aggiornamento a intervalli regolari, nonché dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI), mentre il secondo gruppo ha proseguito lo sviluppo del Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI)È importante ricordare che il CPTI e il CFTI non si pongono in alternativa tra loro, come dimostra il fatto che il contenuto di CFTI è ripreso dal CPTI, ma descrivono la sismicità storica con approcci diversi: il primo garantendo la completezza e la corretta parametrizzazione di tutti i terremoti d’interesse per l’Italia con Imax ≥ 5 o M ≥ 4.0 nella finestra temporale 1000-2014; il secondo trattando nel dettaglio i terremoti più forti avvenuti in Italia e nel bacino del Mediterraneo a partire da epoche molto remote. Come tale il CPTI è lo strumento principe per l’elaborazione di modelli di pericolosità sismica a varie scale, mentre il CFTI si presta per la elaborazione di scenari di danno e come supporto per ricerche anche di carattere non strettamente sismologico.

In questo post viene presentata l’ultima versione del Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, denominata CFTI5Med; in un prossimo post verranno presentati gli sviluppi più recenti del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, denominata CPTI15

Prosegue un percorso mai interrotto

Nel 1995 veniva pubblicata la prima versione del Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia (Catalogue of Strong Italian Earthquakes: Boschi et al., 1995: CFTI 1; Figura 1). Si trattava del principale risultato di una collaborazione avviata nel 1987 tra l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING; dal 2000 confluito nell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV) e la SGA (Storia Geofisica Ambiente), una società privata specializzata nella ricerca sui fenomeni naturali avversi del passato e nella sistematizzazione dei relativi dati. La collaborazione è proseguita per oltre due decenni fino al 2007, quando la maggior parte del personale SGA è stato assorbito permanentemente dall’INGV.

Figura 1 – Le copertine dei volumi delle prime tre edizioni di CFTI.

Il Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia nasceva come un repertorio esaustivo dei “forti terremoti” italiani, del loro impatto sul territorio e delle loro conseguenze sociali ed economiche. La decisione di concentrarsi solo sui forti terremoti fu imposta dalla grande ricchezza del patrimonio di fonti storiche sulla sismicità dell’Italia, e dalla conseguente necessità di stabilire un criterio di priorità tra i numerosissimi terremoti riportati nei cataloghi sismici italiani. Inizialmente erano stati considerati solo i terremoti con intensità massima maggiore del grado VIII della scala Mercalli – Càncani – Sieberg (MCS), ma tale soglia fu progressivamente abbassata con le versioni successive del catalogo. La seconda versione, pubblicata due anni dopo la prima, includeva un numero maggiore di terremoti, era basata su ricerche e dati più accurati, e copriva un intervallo cronologico di un decennio più lungo, dal 461 a.C. al 1990 (Boschi et al., 1997: CFTI 2; Figura 1).

La consapevolezza che il catalogo avrebbe potuto essere di interesse per un’ampia audience internazionale portò alla pubblicazione di una versione del catalogo in inglese (ad eccezione dei commenti storico-critici). La nuova versione (Boschi et al., 2000; CFTI 3; Figura 1) estendeva l’arco cronologico fino al 1997 e ancora una volta si avvaleva di ricerche più approfondite, oltre che di una attenta messa a punto di metodi e algoritmi.

A seguito della pubblicazione di due immensi corpora di dati sulla sismicità di area mediterranea fino all’anno 1000 (Guidoboni et al., 1994) e tra l’XI e il XV secolo (Guidoboni e Comastri, 2005), anche l’area di pertinenza del catalogo ha potuto essere estesa a tutto il bacino del Mediterraneo. I nuovi contenuti, che includevano solo i parametri sismologici fondamentali (valori di intensità assegnati alle singole località e parametri epicentrali per i terremoti italiani; solo parametri epicentrali per gli altri terremoti di area mediterranea) sono stati pubblicati in una nuova versione del catalogo (CFTI4Med), pubblicata nel 2007 sotto forma di una banca-dati informatizzata gestita attraverso un sistema web-GIS (Guidoboni et al., 2007).

Figura 2 – La homepage del CFTI5Med.

Nelle scorse settimane, a distanza di un decennio dalla pubblicazione del CFTI4Med, è stata pubblicata una nuova versione del catalogo, denominata CFTI5Med (Guidoboni et al., 2018). Si tratta di un elaborato ampiamente rivisto nei contenuti, aggiornato con i risultati delle ricerche più recenti e consultabile attraverso una nuova interfaccia grafica, realizzata con l’obiettivo di rendere sempre meglio accessibili tutte le potenzialità del catalogo, valorizzandole al massimo (Figura 2).

La necessità di innovare

Nei primi anni ’90 la comunità dei sismologi storici e degli esperti di pericolosità sismica aveva cominciato a immaginare nuove forme di catalogazione e rappresentazione dei dati sui terremoti del passato, complice anche la disponibilità dei Sistemi Informativi Geografici, che iniziavano a diffondersi proprio in quegli anni. Il patrimonio informativo storico di cui disponiamo in Italia e nel Mediterraneo è indubbiamente straordinario, ma proprio questa ricchezza rendeva sempre più urgente poter analizzare i dati storici congiuntamente ad altri dati geofisici e territoriali e in un contesto geografico rigoroso: qualcosa che era assolutamente precluso ai cataloghi elaborati fino ad allora. Si andava inoltre  diffondendo la consapevolezza che, se anche la presentazione dei dati offerta da questi cataloghi forniva le informazioni minime richieste per l’elaborazione dei modelli di pericolosità sismica convenzionali, allo stesso tempo determinava una non più accettabile dispersione dell’informazione disponibile, con il possibile risultato di generare una prospettiva distorta del potenziale sismogenetico delle diverse aree del territorio. In molti casi questo potenziale veniva sottostimato, ma poteva verificarsi anche a una sovrastima: entrambi i casi possono avere gravi conseguenze, soprattutto in aree in rapida evoluzione dal punto di vista economico e urbanistico.

Oggi sappiamo bene che due terremoti crostali di magnitudo 6.0 e 7.0 possono causare la stessa accelerazione di picco e effetti macrosismici massimi simili, ma l’evento di magnitudo maggiore causerà forte scuotimento in un’area molto più estesa. In assenza di dati strumentali, l’importanza relativa dei due terremoti potrà essere compresa solo attraverso un esame complessivo degli effetti dinamici: una prospettiva che i cataloghi tradizionali, in cui la severità di un terremoto veniva valutata con riferimento alla sola intensità epicentrale, non erano in grado di offrire.

Negli anni ’90 quindi si è compreso che la sola definizione dei parametri epicentrali, essenzialmente localizzazione e magnitudo, era insufficiente per le analisi più dettagliate che il progresso della ricerca sismologica imponeva. Dopo un biennio di sperimentazione reso possibile dalla introduzione su larga scala dei sistemi GIS, nel 1995 il Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia per primo ha introdotto una nuova prospettiva, grazie alla quale il sismologo avrebbe potuto valutare pienamente l’entità dell’energia complessivamente rilasciata da ogni terremoto e i dettagli più minuti del suo impatto sul territorio. A testimonianza del fatto che i tempi erano ormai maturi, due anni dopo, nel 1997, è nato il Database delle Osservazioni Macrosismiche (DOM), che proponeva un approccio simile ma esteso non solo ai forti terremoti, ma a tutti i terremoti al di sopra della soglia del danno.

Il Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia era quindi definibile come un catalogo analitico, ovvero uno strumento che fornisce tutta l’informazione disponibile per ciascun terremoto e per ciascuna località in un formato predefinito e di facile accessibilità. Questa informazione viene corredata da testi di sintesi, definiti commenti storico-critici, che trattano diversi aspetti significativi dell’evento (es. Cronologia della sequenza, Risposta sociale e istituzionale, Effetti sul contesto antropico, Effetti sull’ambiente naturale ecc.). Si tratta quindi di uno strumento che consente all’utente di analizzare i dati separatamente dalla loro interpretazione corrente, in modo che l’eventuale futura adozione di nuovi paradigmi e schemi interpretativi si traduca subito in nuove valutazioni a partire dalle stesse osservazioni di base. E ancora, si tratta di un catalogo che include anche dati e osservazioni che non sono immediatamente utilizzati nei modelli correnti per la valutazione della pericolosità sismica, ma che possono essere di grande interesse per numerosi altri tipi di analisi della vulnerabilità e del rischio.

I principi fondamentali del Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia sono stato descritti in dettaglio in un intero volume della rivista Annali di Geofisica (successivamente ribattezzata Annals of Geophysics) che accompagnava il CFTI 3 (Boschi et al., 2000): ad esso si rimanda il lettore per qualunque approfondimento. Inoltre, ampie sintesi della struttura del Catalogo, delle sue funzionalità e dei suoi attuali contenuti sono fornite nelle sezioni “Info” e “Help” del sito web.

Il Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia è dunque lo scrigno che preserva per le generazioni presenti e future i tanti risultati ottenuti attraverso antiche e nuove strategie di ricerca nell’arco di oltre tre decenni. I risultati sono presentati secondo uno schema razionale e uniforme, che consente al lettore di muoversi a ritroso dai parametri del singolo terremoto fino alle fonti originali che hanno reso possibile lo studio di quello specifico evento. Per tutte queste ragioni ci auguriamo che gli utenti lo troveranno non solo utile, ma anche interessante e stimolante, e li invitiamo a contattarne gli autori per qualunque segnalazione, richiesta o proposta di collaborazione.

Il CFTI5Med: una nuova interfaccia, nuove funzionalità, e molti dati inediti 

La nuova versione del Catalogo si è avvalsa degli strumenti software più aggiornati e di una riorganizzazione dell’immenso database a cui esso attinge per proporre uno strumento decisamente innovativo rispetto alle versioni precedenti. Tra le principali novità segnaliamo:

  • Il recupero e la formattazione con criteri moderni e omogenei di oltre 23.000 documenti bibliografici, sotto forma di scansioni o trascrizioni, che nel complesso costituiscono circa la metà di tutti quelli utilizzati per la costruzione del CFTI5Med. Per questi documenti è ora disponibile on-line una versione memorizzata in formato PDF ricercabile, accessibile in modo interattivo anche all’interno dei singoli testi di sintesi (Figura 3). Tali documenti sono in gran parte disponibili come trascrizioni delle porzioni di testo utili alla ricerca e in parte come scansioni digitali delle opere originali, fornite in formato PDF, ricercabili per i soli testi a stampa. Per i testi in lingua non italiana (latino, greco, spagnolo, francese, inglese, tedesco) nelle trascrizioni sono fornite le traduzioni letterali. I due diversi tipi di PDF – trascrizioni e scansioni – sono indicati rispettivamente come PDF_T e PDF_R, e sono richiamati in diversi punti dei commenti storico-critici (bibliografie, note dei commenti ecc.). In alcuni casi per la stessa testimonianza sono stati resi disponibili sia il PDF_T che il PDF_R, poiché mentre la parte trascritta è l’estratto testuale utile alla definizione dello scenario degli effetti macrosismici, la scansione digitale del documento originale permette di consultare integralmente i vari contributi storico-critici, geologici, sismologici (per esempio: introduzione geologica/sismologica, disegni, fotografie, mappe, interpretazioni, teorie ecc.). Ciascun PDF riporta il riferimento bibliografico, il testo e una fincatura che illustra i crediti e le modalità di utilizzo del contenuto.

    Figura 3 – Esempio di accesso ai documenti bibliografici in formato PDF attraverso l’interfaccia web. Lo stesso documento può essere disponibile come testo trascritto (immagine a sinistra) o come scansione digitale, che consente di visualizzare le pagine originali complete di eventuali figure (immagine a destra).

  • La reinterpretazione geologica, il miglioramento della georeferenziazione e il riprocessamento di oltre 2.300 descrizioni di effetti sismo-indotti sull’ambiente naturale (Figura 4), relative a circa 200 diverse sequenze sismiche (IV sec A.C. – 1990). Tali effetti sono oggi tutti disponibili e ricercabili attraverso una interfaccia web-GIS di facile utilizzo (Figura 5) e sono generalmente localizzati in corrispondenza delle località nel cui territorio sono stati osservati. In alcuni casi, dove le descrizioni storiche lo consentono, gli effetti sono localizzati sulle evidenze geografiche in cui si sono manifestati (monti, fiumi ecc.).

    Figura 4 – Classificazione e distribuzione delle diverse tipologie di effetti sismo-indotti sull’ambiente, con indicazioni numeriche e percentuali.

    Fig4

    Figura 5 – Pagina di accesso agli effetti sismo-indotti sull’ambiente naturale.

  • L’elaborazione di numerosi testi delle fonti utilizzate e di testi di commento che non erano stati inclusi nella precedente versione CFTI4Med (Figura 6).

    Figura 6 – Grafico dell’incremento delle referenze bibliografiche, dei testi originali memorizzati e delle descrizioni nelle diverse versioni del CFTI dal 1995 (CFTI 1) al 2018 (CFTI5Med).

  • La nuova interfaccia web-GIS, totalmente ridisegnata, veloce e di uso semplice e intuitivo (Figura 7).

    Figura 7 – Schema di consultazione della nuova interfaccia del CFTI5Med.

  • Dalle sintesi descrittive di tutti i forti terremoti, sia generali che analitiche, sono state estratte le informazioni relative al numero delle vittime. Le informazioni sul numero delle vittime di un terremoto sono spesso fra le più incerte e variabili tra quelle che si ricavano dalle testimonianze storiche sui terremoti censiti, e la loro accuratezza è principalmente funzione del periodo storico e dell’affidabilità delle testimonianze. Per i periodi più antichi queste ultime, spesso intrise di significati simbolici, riportano numeri non particolarmente affidabili. In assenza di stime ufficiali, provenienti da perizie, sono frequenti testimonianze molto discordanti che restituiscono intervalli molto ampi del numero delle vittime. Per queste ragioni si è deciso di dividere il numero delle vittime in cinque macro-intervalli (<10, 11-100, 101-1000, 1001-10.000, >10.000), attribuendo loro una classe di affidabilità variabile tra 1, affidabilità bassa, e 3, affidabilità alta. L’affidabilità bassa è stata attribuita ai casi di informazioni molto generiche, quella alta ai casi in cui i dati provengono da stime ufficiali, mentre quella media è stata attribuita per tutti gli altri casi. Tramite il roll-over del mouse sulle icone della categoria di numerosità delle vittime viene visualizzata una finestra in cui è riportato un numero preciso – se da stime ufficiali – o un intervallo o una stima descrittiva ritenuta più verosimile (es. molte vittime), seguito dalla legenda della simbologia.
  • Per tutte le finestre di mappa dell’interfaccia possono essere attivati dei livelli informativi provenienti da altre banche dati e archivi informatici raggiungibili attraverso servizi di interoperabilità. Questa funzionalità permette il confronto immediato su base cartografica dei dati del CFTI con altre tipologie di dati utili per una migliore comprensione dei fenomeni descritti e parametrizzati nel catalogo (Figura 8).

    Figura 8 – Esempi di livelli informativi di diversa provenienza sovrapponibili ai dati del CFTI attraverso la funzione presente nell’interfaccia, che utilizza i servizi di interoperabilità: a sinistra la cartografia topografica dell’IGM e il catalogo delle frane del Portale Cartografico Nazionale; a destra la sismicità strumentale di INGV-CNT, le sorgenti sismogeniche del DISS e i confini amministrativi ISTAT.

  • Attraverso la pagina di consultazione del singolo terremoto è disponibile un collegamento diretto con i corrispondenti eventi presenti nelle banche dati CPTI/DBMI e ASMI. Per molti terremoti del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (al momento la versione corrente è il CPTI15) e del Database Macrosismico Italiano (oggi DBMI15) il CFTI4Med è lo studio di riferimento, mentre nell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI) lo stesso CFTI4Med è citato come uno dei diversi studi di un dato terremoto. Le due icone CPTI-DBMI e ASMI che compaiono nell’approfondimento di ciascun terremoto del CFTI5Med costituiscono dei link alle rispettive pagine di CPTI-DBMI e ASMI.

Dati e numeri del CFTI5Med

Complessivamente la nuova versione del Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia include:

1.259 terremoti per l’area italiana (tra il 461 A.C. e il 1997), di cui 98 che si sono rivelati falsi, con 42.663 punti per cui sono stati classificati effetti relativi al contesto antropico (osservazioni macrosismiche) e 2.338 punti per cui sono stati classificati effetti sismo-indotti sull’ambiente naturale.

475 terremoti per l’area mediterranea estesa, Italia esclusa (tra il 760 a.C. e il 1500). Per i terremoti fino al X secolo (223) sono disponibili solo le localizzazioni epicentrali, mentre per quelli compresi nell’intervallo cronologico tra i secoli XI e XV (252) sono per la prima volta consultabili 635 punti per cui sono stati classificati effetti relativi al contesto antropico (osservazioni macrosismiche) e 68 punti per cui sono stati classificati effetti relativi al contesto ambientale (effetti sismo-indotti sull’ambiente).

Nel marzo 2018, data ufficiale di pubblicazione del CFTI5Med, sono state rese accessibili in formato PDF 23.538 del totale delle 47.211 testimonianze associate a tutte le sequenze sismiche. Di queste 20.940 sono trascrizioni (PDF_T) e 3.400 scansioni del testo originale (PDF_R).

Figura 9 – Esempio di accesso ai PDF ricercabili tratti da Guidoboni e Comastri (2005) per i terremoti del periodo XI-XV secolo.

Nel CFTI4Med non erano disponibili i testi di commento sui principali effetti per 87 terremoti di area italiana avvenuti in epoca medievale; il materiale relativo a questi eventi necessitava di un aggiornamento alla luce delle nuove conoscenze e analisi pubblicate da Guidoboni e Comastri (2005) per il periodo XI-XV secolo. Per questi terremoti sono stati elaborati i testi di commento sullo stato delle conoscenze e sui maggiori effetti, ora disponibili con lo stesso formato e le stesse modalità che caratterizzano i terremoti più recenti, mentre per gli altri commenti vengono forniti i file PDF ricercabili tratti da Guidoboni e Comastri (2005) (Figura 9).

a cura di Gianluca Valensise (INGV-Roma1), Graziano Ferrari (INGV-AC), Gabriele Tarabusi (INGV-Roma1), Giulia Sgattoni (INGV-Roma1)


 

Riferimenti bibliografici e web

Baratta, M. (1901). I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, Geografia e Bibliografia Sismica Italiana con 136 sismocartogrammi. Torino, 950 pp.

Boschi, E. (2000). A «new generation» earthquake catalogue. Annali di Geofisica, 43(4), 609-620.

Boschi, E., G. Ferrari, P. Gasperini, E. Guidoboni, G. Smriglio & G. Valensise (1995): Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia dal 461 a.C. al 1980, ING-SGA, Bologna, pp. 973 con database su CD-ROM.

Boschi, E., E. Guidoboni, G. Ferrari, G. Valensise & P. Gasperini (1997): Catalogo dei Forti Terremoti in ltalia dal 461 al 1990, ING-SGA, Bologna, pp. 644 con database su CD-ROM.

Boschi, E., E. Guidoboni, G. Ferrari, D. Mariotti, G. Valensise & P. Gasperini (eds.) (2000). Catalogue of Strong Italian Earthquakes, Annali di Geofisica, 43(4), pp. 268, con database su CD-ROM, https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/issue/view/268.

Gruppo di Lavoro Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (GLCPTI): E. Boschi, P. Gasperini, G. Valensise [ING]; R. Camassi, V. Castelli, M. Stucchi, A. Rebez, G. Monachesi, M. S. Barbano, P. Albini [GNDT]; E. Guidoboni, G. Ferrari, D. Mariotti, A. Comastri [SGA]; D. Molin [SSN] (1999). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, ING GNDT SGA SSN. Ed. Compositori, Bologna, pp. 92. https://emidius.mi.ingv.it/CPTI99/.

Guidoboni, E., A. Comastri & G. Traina (1994). Catalogue of Ancient Earthquakes in the Mediterranean Area up to the 10th Century, ING-SGA, Bologna, 504 pp..

Guidoboni, E., & A. Comastri (2005). Catalogue of earthquakes and tsunamis in the Mediterranean area from the 11th to the 15th century, INGV-SGA, Bologna, 1037 pp.

Guidoboni E., G. Ferrari, D. Mariotti, A. Comastri, G. Tarabusi & G. Valensise (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500), INGV-SGA, http://storing.ingv.it/cfti4med/.

Guidoboni, E., G. Ferrari, D. Mariotti, A. Comastri, G. Tarabusi, G. Sgattoni, G. Valensise (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), http://storing.ingv.it/cfti/cfti5/.


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SPECIALE 2017, un anno di terremoti

Nel corso del 2017 , grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN), l’INGV ha localizzato 44459 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 120 eventi al giorno, 5 ogni ora. Quindi, nel 2017 in Italia è stato localizzato un terremoto ogni 12 minuti dalla Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV. In realtà i terremoti che avvengono in un territorio sismico come quello italiano sono molti di più. Parliamo naturalmente di micro-terremoti, quelli che rimangono al di sotto della soglia di rilevamento. Pur essendo questa soglia di magnitudo molto bassa in Italia centrale (inferiore a 1.0 in molte aree), quando si installano delle reti più dense della RSN, come accaduto a partire dall’agosto 2016 nella zona tra Lazio, Umbria e Marche, l’INGV è in grado di rilevare e localizzare un numero di eventi fino a dieci volte superiore.

La mappa della sismicità localizzata nel 2017 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

Tra i 44459 rilevati dalla RSN nel 2017, circa 37000 possono essere considerati delle repliche della sequenza in Italia centrale, iniziata il 24 agosto del 2016 e tuttora in corso. Il numero totale è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente (circa 53000, vedi Speciale 2016), a causa dei numerosissimi eventi in Italia centrale, ma molto più alto del 2015 e del 2014 (rispettivamente 15000 e 24300 circa, vedi Speciale 2015 e Speciale 2014).

Numero annuale di terremoti localizzati dall’INGV dal 2012 al 2017.

Qualche numero per i terremoti del 2017 in Italia e dintorni:

  • 5 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0: uno di questi avvenuto in Albania, 4 nella zona di Campotosto (AQ);
  • 21 di magnitudo tra 4.0 e 4.9: 6 di questi avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi;
  • 370 di magnitudo tra 3.0 e 3.9: di questi, alcuni  avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi;
  • 4224 di magnitudo ≥2.0: di questi, alcuni  avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi.

Come si vede, quindi, quasi il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2017 hanno magnitudo minore di 2.0, il che vuol dire che probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali).

Nella tabella qui sotto sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo pari o superiore a 4.0 sul territorio nazionale.

Data e Ora  Magnitudo  Provincia/Zona  Profondità (km)
18/1/17 10.25 5.1 Mw L’Aquila 10
18/1/17 11.14 5.5 Mw L’Aquila 10
18/1/17 11.15 4.7 ML L’Aquila 9
18/1/17 11.16 4.6 ML L’Aquila 9
18/1/17 11.24 4.0 ML L’Aquila 9
18/1/17 11.25 5.4 Mw L’Aquila 9
18/1/17 11.39 4.1 ML L’Aquila 10
18/1/17 12.07 4.1 Mw Rieti 11
18/1/17 14.33 5.0 Mw L’Aquila 10
18/1/17 16.16 4.3 Mw Rieti 9
18/1/17 20.32 4.2 Mw L’Aquila 11
3/2/17 4.47 4.0 Mw Macerata 7
3/2/17 5.10 4.2 Mw Macerata 7
27/4/17 23.16 4.0 Mw Macerata 8
27/4/17 23.16 4.0 Mw Macerata 8
22/7/17 4.13 4.0 Mw L’Aquila 13
11/8/17 4.38 4.3 Mw Costa Calabra occid. 230
21/8/17 20.57 4.0 Md Isola di Ischia 2
19/11/17 13.37 4.4 Mw Parma 22
4/12/17 0.34 4.0 Mw Rieti 8

Altri eventi di magnitudo maggiore di 4 sono stati rilevati dalla Rete Sismica Nazionale nei Paesi e nei mari intorno all’Italia, in particolare in Svizzera, in Bosnia e nel Mar Ionio.

L’andamento dell’attività sismica in Italia nel 2017 è dominato dall’evoluzione della sequenza in Italia centrale, come si evidenzia nel grafico qui sotto, nel quale sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l’impatto della sequenza iniziata ad agosto 2016 sulla sismicità complessiva, nel grafico sono rappresentati oltre al numero totale di eventi localizzati nel territorio nazionale (colonne in blu), anche il numero di eventi nell’area della sequenza (in rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (in verde).

Gli eventi sismici registrati mese per mese nel 2017: il numero mensile totale di eventi localizzati nel territorio nazionale (colonne in blu), il numero di eventi avvenuti nell’area della sequenza in Italia centrale (in rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (in verde).

Come si vede, l’andamento della sismicità al di fuori dell’area della sequenza (colonne verdi) si mantiene piuttosto costante durante tutti i mesi dell’anno, con un numero mensile di eventi che oscilla tra i 400 e i 660. Il grafico sopra fa anche notare l’andamento in decrescita dell’attività relativa alla sequenza in Italia centrale (colonne rosse): dai circa 9000 eventi del mese di gennaio si passa a circa 1000 di dicembre 2017.

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno h24 nella Sala di sorveglianza sismica e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti. In seguito, tutti i dati vengono rivisti dagli analisti sismologi, personale specializzato che rielabora i parametri di ogni singolo evento, che utilizzando un maggior numero di stazioni sismiche non disponibili in tempo reale, localizza anche altri microterremoti che non era stato possibile elaborare nella Sala di sorveglianza sismica. Questo è il motivo per cui il numero di terremoti localizzati in un anno varia, aumentando anche in maniera sostanziale, dalle elaborazioni della Sala di sorveglianza sismica a quelle finali del Bollettino Sismico italiano.

La sequenza in Italia centrale nel 2017

Come detto, la maggior parte dei terremoti italiani (oltre l’80%) è avvenuta nella zona interessata dagli eventi catastrofici del 2016. Proprio all’inizio del 2017, il 18 gennaio, la sequenza ha avuto una ripresa importante, con quattro terremoti di magnitudo compresa tra 5.0 e 5.5 avvenuti nell’arco di pochissime ore in provincia dell’Aquila (settore meridionale della sequenza).

Mappa della sequenza sismica in Italia centrale nel 2017.

Le due figure sotto mostrano l’andamento temporale della sequenza in Italia centrale a partire dal 24 agosto 2016. Come si vede nel primo grafico, che riporta il numero giornaliero di tutti i terremoti localizzati (barre colorate, scala sull’asse verticale a sinistra), la sequenza ha avuto un andamento piuttosto regolare a partire dal mese di gennaio 2017, in particolare dopo il picco del 18 gennaio. Il numero medio giornaliero pari a circa 150 eventi nei mesi di febbraio e marzo è sceso intorno ai 100 eventi tra aprile e giugno ed è arrivato ad avere valori tra 50 e 100 nell’estate. Negli ultimi mesi dell’anno, sono stati rilevati una media di 30-40 eventi al giorno. La curva nera rappresenta il numero cumulato dei terremoti (scala sull’asse verticale a destra); le sue variazioni di pendenza si hanno in corrispondenza dei picchi principali di attività sismica: il primo  ad agosto 2016, quello alla fine di ottobre 2016 e quello a gennaio 2017. Quando la curva tende verso l’orizzontale, significa che il numero degli eventi giornalieri sta decrescendo, cosa che sta avvenendo dagli ultimi mesi del 2017. La curva nera tocca l’asse verticale di destra (corrispondente al 31 dicembre 2017) sopra quota 80000, che rappresenta il numero totale dei terremoti della sequenza 2016-2017 fino a quel momento.

La figura sotto riporta invece il numero giornaliero dei terremoti di magnitudo superiore a 2.0 (barre colorate, scala sull’asse verticale a sinistra). Si vede che nei giorni con maggiore attività sismica sono stati raggiunti valori superiori ai 400-500 eventi/giorno, mentre nel 2017 il numero è andato diminuendo rapidamente dal 18 gennaio, giorno in cui gli eventi sismici sono stati oltre 300 a qualche decina nei primi mesi dell’anno, per poi attestarsi a poche unità al giorno nella seconda metà dell’anno.

Nello stesso grafico, i punti neri rappresentano l’energia (momento sismico) rilasciata dai terremoti ogni giorno (scala sull’asse verticale a destra), secondo una scala logaritmica che va da 1013 Nm (valori pre-sequenza, vedi parte di sinistra del grafico) fino a 1018 – 1019 Nm nei giorni dei forti terremoti del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016. Anche nel grafico dell’energia si nota la tendenza al decremento descritto sopra, pur con delle variazioni giornaliere elevate. Negli ultimi mesi dell’anno il valore medio si è attestato intorno a 1014 Nm, quindi ancora superiore di un fattore ~5 rispetto ai valori pre-sequenza. La sequenza in Italia centrale va quindi considerata ancora attiva. A titolo di confronto, si ricorda che la sequenza dell’Aquila del 2009, iniziata con uno sciame a gennaio 2009, e culminata con l’evento principale del 6 aprile, è durata tecnicamente poco più di tre anni.

Il 18 gennaio

La mappa sotto riporta l’attività sismica del 2017  (in trasparenza ) con gli eventi sismici del 18 gennaio 2017 in evidenza. Si notano i quattro epicentri degli eventi principali (le stelle) allineati in direzione nord-sud, e gli altri eventi sismici intorno, compresi alcuni di magnitudo superiore a 4 (i quadrati). Come si vede, e come descritto in articoli precedenti, l’attività di gennaio ha interessato il settore più meridionale della sequenza iniziata ad agosto 2016, attivando il sistema di faglie dei Monti della Laga in Abruzzo. L’intero fronte della sequenza ha così raggiunto circa 80 km in direzione nord-sud. L’area che si è attivata a gennaio 2017 coincide con una zona che era stata attiva già durante la sequenza dell’Aquila del 2009, anche in quel caso con eventi di magnitudo inferiore a 5.5. La maggior parte dei geologi e sismologi ritiene che esista ancora un potenziale sismico elevato per questo settore dell’Appennino centrale ubicato tra le sequenze del 2009 e del 2016-2017, in considerazione della presenza di importanti faglie attive capaci di eventi sismici di magnitudo superiore a 6.

Gli eventi sismici registrati il 18 gennaio 2017 in gran parte nell’area meridionale della sequenza, in provincia dell’Aquila. Sullo sfondo tutti gli eventi della sequenza nel 2017.

Di seguito i link degli approfondimenti (articoli, video, animazioni, report) sulla sequenza sismica in Italia centrale pubblicati su questo blog nel 2017:

INGVterremoti EarthQuake Report (evento 18 gennaio M 5.5)

Animazione spazio temporale dal 24 agosto 2016 al 21 gennaio 2017 (22 gennaio 2017)

Rapporto sulle attività svolte dal Gruppo Bollettino Sismico Italiano relativo agli eventi tra il 17 gennaio e il 26 febbraio 2017

QUEST – Rilievo macrosismico in EMS98 per la sequenza sismica in Italia Centrale: aggiornamento dopo il 18 gennaio 2017

Relazione sullo stato delle conoscenze sulla sequenza sismica in centro Italia 2016-2017 (agg. 02 febbraio 2017)

La sismicità fuori dalla sequenza nel 2017 

Come tutti gli anni, quasi tutto il territorio nazionale è stato interessato da terremoti. Soltanto in Sardegna non sono stati rilevati eventi sismici nel corso del 2017, ma qualcuno è avvenuto nella vicina Corsica.

Se si considerano i terremoti di magnitudo pari o superiore a 4.0, si vede che la maggior parte è avvenuta all’interno della sequenza in Italia centrale (prevalentemente nelle province di Rieti, L’Aquila, Macerata), mentre alcuni eventi sono stati localizzati in Emilia Romagna (provincia di Parma, M 4.4 il 19 novembre), nel Mar Ionio e nel Mar Tirreno (M 4.3 con ipocentro profondo 229 km di fronte alla costa calabrese in provincia di Cosenza). Altri eventi di M≥4 sono stati localizzati in Svizzera, Albania, Montenegro, Bosnia-Herzegovina.

La mappa della sismicità localizzata nel 2017 dalla Rete Sismica Nazionale in Emilia Romagna e regioni limitrofe.

Tra gli eventi ben avvertiti dalla popolazione (magnitudo M≥3.5, ma inferiori a 4.0), oltre ai numerosi appartenenti alla sequenza in Italia centrale, ricordiamo: due eventi nell’area del Lago di Garda, dei quali uno in provincia di Brescia (Gargnano, il comune più vicino) e uno in provincia di Trento (Vallarsa); uno presso Gropparello, in provincia di Piacenza; uno nel Parmense (Bedonia); uno presso Castel del Rio (Bologna); due eventi in provincia di Perugia, a Campello sul Clitunno e a Spoleto; uno nella Marsica (Scurcola, AQ); in Puglia, un evento nell’entroterra foggiano (San Marco La Catola) e due in zona Gargano; in Campania, oltre al terremoto di Ischia del 21 agosto, di cui si dirà più avanti, un evento a Montesano sulla Marcellana (SA); in Calabria, alcuni eventi in mare, sia nel mar Ionio che nel mar Tirreno e uno molto profondo, 280 km al di sotto di Orsomarso (CS).

La mappa della sismicità localizzata nel 2017 dalla Rete Sismica Nazionale in Molise e nel Gargano.

Per finire, in Sicilia si sono verificati tre eventi con magnitudo M≥3.5: uno etneo (vicino a Ragalna, CT); uno in provincia di Enna (epicentro vicino a Troina) e uno in provincia di Palermo, vicino a Petralia Sottana. Numerosi i terremoti intorno alle coste siciliane, sia nel Canale di Sicilia, con uno sciame di fronte alle coste della provincia di Ragusa (tre eventi di magnitudo tra 3.5 e 3.8), sia nel mar Ionio e nel mar Tirreno (diversi eventi intorno alle Isole Eolie, uno vicino Ustica).

La mappa della sismicità localizzata nel 2017 dalla Rete Sismica Nazionale in nel Tirreno meridionale, Calabria e Sicilia nord-orientale.

La sismicità minore, che come si è detto è la più numerosa, si è concentrata in quasi tutte le regioni italiane, con numerose sequenze e sciami di piccoli eventi e di durata variabile da poche ore ad alcune settimane.

Il terremoto di Ischia del 21 agosto

Il terremoto avvenuto a Ischia il 21 agosto 2017, alle 20:57:51 (ora italiana) ha avuto una magnitudo Richter (o locale) ML pari a 3.6. La stima, inizialmente calcolata e comunicata al Dipartimento di Protezione Civile poco dopo il terremoto, è stata inizialmente affiancata da una stima di magnitudo durata (Md), utilizzata nelle aree vulcaniche dove le caratteristiche geologiche e la spiccata attenuazione delle onde sismiche con la distanza, rende la magnitudo ML una stima non sempre attendibile. Successivamente, il calcolo del momento tensore dell’evento ha permesso di ottenere una stima più robusta della magnitudo. La magnitudo momento MW così determinata è pari a 3.9.

Eventi di questa magnitudo generalmente non costituiscono fonte di danni e tanto meno di crolli, ma in questo caso la profondità ipocentrale molto piccola (inferiore ai 2 km), le caratteristiche geologiche dei terreni, e probabilmente la scarsa qualità edilizia, hanno purtroppo determinato i crolli a Casamicciola (vedi articolo sui danni prodotti). Per ulteriori informazioni su questo terremoto si rimanda ai precedenti articoli su questo blog:

Tutti i terremoti di magnitudo maggiore o uguale di 2.0 sono disponibili in una story maps pubblicata nella galleria StoryMaps&Terremoti. Nell’applicazione è possibile selezionare i terremoti mese per mese ed interrogarli per conoscere le informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

La story maps sui terremoti del 2017 (link applicazione).

A cura di Maurizio Pignone, Alessandro Amato e Concetta Nostro (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it


Licenza

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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

SPECIALE 2016, un anno di terremoti

Il 2016 ha avuto un numero molto importante di terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: poco più di 53.000 gli eventi. Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente aumentato: più che raddoppiati rispetto al 2014 e più che triplicati rispetto al 2015.

Se la sismicità del 2014 e quella del 2015 sono state caratterizzate da numerose sequenze sismiche anche importanti come quella nel bacino di Gubbio, non è difficile capire la causa dell’elevato numero di terremoti del 2016, dovuto in grandissima parte alla sequenza sismica in Italia centrale iniziata il 24 agosto con un terremoto di magnitudo Mw 6.0 localizzato in provincia di Rieti e proseguita con altri eventi di magnitudo al di sopra di 5.0 e soprattutto con il terremoto di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre, il più forte mai registrato dalla Rete Sismica Nazionale in funzione dai primi anni ’80.

La sismicità in Italia nel 2016.

La mappa della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2016.

La maggior parte dei terremoti localizzati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 42.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono circa 3400 gli eventi nel 2016, circa 5 volte quelli del 2015.

Grafico 2016

Grafico dell’andamento temporale della sismicità (magnitudo M>=1.5) su tutto il territorio nazionale nell’anno 2016, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4.0). La scala temporale non è lineare e quindi la sismicità prima del 24 agosto è condensata in una piccola porzione del grafico (sinistra).

Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità sono stati diversi gli eventi di magnitudo maggiore o uguale di 5.0 durante il 2016, mentre nel 2014 e nel 2015 non se ne erano registrati. Sono stati in totale 6 gli eventi di magnitudo maggiore di 5.0 avvenuti durante questo anno, 2 di magnitudo maggiore o uguale a 6.0 (gli eventi del 24 agosto, Mw 6.0 e del 30 ottobre, Mw 6.5). Altri 3 eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 sono stati localizzati nell’area della sequenza sismica in Italia centrale (24 agosto, Mw 5.4, 26 ottobre, Mw 5.4 e Mw 5.9), mentre un altro terremoto di magnitudo Mw 5.8 è avvenuto con epicentro nel mar Tirreno il 28 ottobre.

Numerosi sono stati i terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0: 64 eventi, oltre 50 di questi localizzati nell’area della sequenza.

Nella tabella qui sotto sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo maggiore o uguale di 4.5. Solo l’evento profondo del 26 ottobre (Mw 5.8) non è stato localizzato nelle province interessate dalla sequenza iniziata in agosto.

Data e Ora  Magnitudo  Provincia/Zona  Profondità 
24 agosto 03:36 6.0 Rieti 8
24 agosto 03:37 4.5 Rieti 9
24 agosto 04:33 5.4 Perugia 8
24 agosto 13:50 4.5 Perugia 10
26 agosto 06:28 4.8 Rieti 9
26 ottobre 19:10 5.4 Macerata 9
26 ottobre 21:18 5.9 Macerata 8
26 ottobre 23:42 4.5 Macerata 10
28 ottobre 22:02 5.8 Tirreno Meridionale 481
30 ottobre 07:40 6.5 Perugia 9
30 ottobre 07:44 4.6 Perugia 8
30 ottobre 08:13 4.5 Rieti 11
30 ottobre 14:07 4.5 Perugia 10
01 novembre 08:56 4.8 Macerata 10
01 novembre 01:35 4.7 Macerata 8

Riguardando il grafico del’andamento temporale della sismicità del 2016 è possibile notare come nei primi mesi dell’anno la sismicità è stata in linea con gli ultimi mesi del 2015. Infatti la media giornaliera di eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale è stata intorno a 40 terremoti, mentre dal mese di agosto questa media è aumentata fino a raggiungere il valore di circa 300, con giorni in cui sono stati registrati oltre 600 eventi.  Alla fine la media giornaliera di eventi registrati nel 2016 si attesta sui 145, decisamente più alta rispetto ai 40 del 2015 e ai 60 del 2014.

Il 2016 è stato quindi caratterizzato, per i primi 7-8 mesi (gennaio a fino all’ultima settimana di agosto), da una sismicità in linea con gli ultimi anni e nei quattro mesi finali dalla sequenza sismica in Italia centrale che ha portato a stabilire alcuni record da quando esiste la Rete Sismica Nazionale.

Questa situazione è ben visibile nel grafico qui sotto dove sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l’impatto della sequenza iniziata il 24 agosto sulla sismicità complessiva nel grafico sono rappresentati oltre al numero totale di eventi (blu) localizzati nel territorio nazionale, anche il numero di eventi nell’area della sequenza (rosso), il numero di eventi fuori dall’area della sequenza (verde).

Grafico 2016 2

Sono tante le considerazioni che vengono fuori analizzando questo grafico, tra queste: l’incremento del numero totale di eventi dal mese di agosto con il record nel mese di novembre quando sono stati registrati oltre 12.000 terremoti; l’andamento della sismicità al di fuori dell’area della sequenza che si mantiene costante durante tutti i mesi dell’anno con un piccolo calo solo nell’ultimo periodo dovuto alla forte attività in Italia centrale (si veda in seguito); il numero di eventi registrati nell’area della sequenza prima del 24 agosto che non evidenzia nessun incremento di sismicità, ma rimane costante durante i primi 7 mesi dell’anno.

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti. Notevole è stato lo sforzo del personale INGV per garantire localizzazioni veloci e accurate nonostante questa sequenza sia stata caratterizzata da un numero importante di eventi.

La sismicità prima del 24 agosto

Come già detto, la sismicità prima del 24 agosto ha rispecchiato l’andamento degli ultimi anni in particolare gli ultimi mesi del 2015 con un numero mensile di terremoti intorno al migliaio, pochi eventi di magnitudo maggiore di 4.0 e qualche piccola sequenza. Nella mappa qui sotto sono visualizzati i circa 8.000 terremoti dal 1 gennaio fino al 23 agosto 2016, gli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 sono davvero pochi e, in maggior parte, localizzati al di fuori dei confini nazionali o in mare.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 gennaio al 23 agosto 2016.

Tra questi ricordiamo il terremoto di magnitudo Mw 4.2 del 6 gennaio localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata da una sequenza con circa 200 eventi registrati solo nel mese di gennaio.  Altre due piccole sequenze sono state registrate in questi primi mesi del 2016: la prima in Sicilia orientale tra le province di Ragusa e Siracusa con oltre 30 eventi localizzati dal 6 febbraio con l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.2) avvenuto l’8 febbraio e nettamente risentito in una vasta area della Sicilia orientale; la seconda avvenuta nell’area a nord del lago di Bolsena, tra le province di Terni e Viterbo,  con l‘evento principale del 30 maggio di magnitudo Mw 4.1 e oltre 45 terremoti verificatisi tra il 30 e il 31 maggio di magnitudo mediamente basse.

Infine in questo periodo sono state molto attive dal punto di vista sismico le aree del basso Tirreno, nei pressi delle Isole Eolie e quella del canale di Sicilia dove si sono stati localizzati anche 3 eventi di magnitudo maggiore di 4.

La sequenza in Italia centrale

Con il terremoto di magnitudo Mw 6.0 delle ore 03:36 del 24 agosto localizzato in provincia di Rieti tra i comuni di Accumoli e Amatrice è iniziata una sequenza sismica che solo nel 2016 ha fatto registrare quasi 45.000 terremoti in un’area che si estende per circa 80 km di lunghezza e 20-25 km di larghezza, a cavallo di 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche) e 7 province (Rieti, L’Aquila, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli e Teramo).

La sequenza sismica in Italia Centrale durante il 2016.

La mappa dei circa 45.000 terremoti registrati in Italia centrale dal 24 agosto 2016.

Nell’ultima settimana di agosto e nei successivi mesi di settembre e ottobre l’impatto della sequenza sul numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale è molto elevato. Sia a settembre che a ottobre ben oltre il 90% dei terremoti registrati sul territorio nazionale è stato localizzato nell’area della sequenza sismica, quasi 10.000 a settembre e circa 7000 in ottobre.

In particolare, durante l’ultima settimana di ottobre, la sequenza ha avuto una evoluzione  con eventi particolarmente forti e distruttivi in un’area più a nord di quella attivata ad agosto, tra le province di Perugia e Macerata: i terremoti del 26 ottobre alle ore 19.10 e 21.18 italiane, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.9, e quello del 30 ottobre di magnitudo magnitudo 6.5. Quest’ultimo è da considerarsi il terremoto più forte di tutta la sequenza, ma anche l’evento di magnitudo maggiore registrato dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dalla sua nascita, nei primi anni ’80.

La mappa della sequenza sismica dal 24 agosto: in rosso gli eventi dell'ultima settimana, dalle ore 07:40 del 30 ottobre.

La mappa della sequenza sismica in Italia centrale aggiornata al 6 novembre 2016. I due colori rappresentano gli eventi dal 24 agosto (blu) e gli eventi dal 30 ottobre (rosso). Le stelle rappresentano i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5.0.

Nel mese di novembre sono stati localizzati centinaia di terremoti al giorno nell’area epicentrale superando anche 500-600 eventi al giorno. Il numero di terremoti localizzati nel mese di novembre 2016 rappresenta il più alto numero di eventi mai registrato in un mese dalla Rete Sismica Nazionale dalla sua nascita (inizio anni ’80) ad oggi. In questi mesi, è stato raddoppiato il numero degli analisti in Sala Operativa di monitoraggio sismico INGV di Roma in modo da elaborare in tempo reale la gran mole di dati in arrivo e soddisfare al meglio le necessità informative del Dipartimento della Protezione Civile e le esigenze di gestione dell’emergenza.

Di seguito i link degli APPROFONDIMENTI (articoli, video, animazioni, report) sulla Sequenza Sismica in Italia Centrale pubblicati sul BLOG INGVterremoti:
Primo approfondimento sulla sequenza (24 agosto) 
La stima della magnitudo dell’INGV (26 agosto)
La sismicità storica dell’area (26 agosto)
SHAKEmovie: propagazione delle onde sismiche del terremoto (26 agosto)
Alla ricerca della faglia (28 agosto)
Revisione degli eventi sismici in corso (30 agosto)
La sequenza sismica in Italia Centrale: un primo quadro intepretativo dell’INGV (30 agosto)
Visualizziamo in 3D la faglia sorgente del terremoto (1 settembre)
Le shakemap, lo scuotimento del terremoto (5 settembre)
Le reti GPS misuranolo spostamento della faglia (6 settembre)
Effetti in superficie rilevati dal Gruppo EMERGEO (8 settembre) 
Story Maps della sequenza (8 settembre)
Analisi dello scuotimento del terreno (9 settembre)
Misure dello spostamento del suolo tramite interferometria satellitare (16 settembre)
Modellazione della sorgente sismica e trasferimento di stress sulle faglie limitrofe (21 settembre)
La sequenza ad un mese dal suo inizio: un aggiornamento sugli studi in corso (23 settembre)
Sequenza sismica in Italia centrale, nuove scosse 26 ottobre (26 ottobre)
Propagazione preliminare delle onde sismiche dell’evento M 6.5 del 30 ottobre (30 ottobre)
Primo approfondimento dopo le scosse del 30 ottobre (30 ottobre)
INGVterremoti EarthQuake Report
Animazione spazio-temporale sequenza dal 24 agosto al 31 ottobre
La magnitudo del terremoto del 30 ottobre (31 ottobre)
Prime interpretazioni dall’interferogramma differenziale ottenuto da dati radar Sentinel-1 (2 novembre)
Approfondimento scarpate di faglia prodotte dal terremoto del 30 ottobre (3 novembre)
I vulcanelli di fango nella provincia di Fermo (11 novembre)

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree fuori dalla sequenza 

La sismicità dopo il 24 agosto nelle aree non interessate dalle sequenza è stata in linea con i primi mesi del 2016: una leggera diminuzione del numero di eventi localizzati di bassa magnitudo (M<2.0) è dovuta all’enorme impegno dei turnisti della Sala Operativa di monitoraggio sismico, concentrati prevalentemente a localizzare le centinaia di eventi al giorno della sequenza.

Fanno eccezione alcuni terremoti registrati in ottobre con ipocentro nel mar Tirreno. Il 28 e il 29 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo evento di magnitudo 5.7  (28 ottobre) è stato localizzato nel mar Tirreno a una profondità di circa 470 km.  Il secondo terremoto di magnitudo 4.3 (29 ottobre) è stato localizzato in provincia di Potenza ad una profondità di 270 km.

L'area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi di magnitudo

L’area del Mar Tirreno e delle coste campane e lucane interessate dai due eventi avvenuti nel mese di ottobre (M 4.7 e M 5.3)

Tutti gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA  pubblicati nel 2016 sono consultabili attraverso una story maps  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2016 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente LINK.

La story map

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

Il Map Journal “I terremoti nella Storia”

Da qualche giorno è disponibile nella galleria Story maps & terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps) una nuova story maps di tipo Map Journal che permette di scoprire e conoscere alcuni terremoti che hanno colpito in passato il nostro territorio documentati nella rubrica “I TERREMOTI NELLA STORIA pubblicata su questo BLOG tra il 2013 e il 2015.

Ricordiamo che le story maps sono una combinazione di mappe interattive e applicazioni che incorporano contenuti multimediali e funzioni di interazione e si prestano per creare contenuti per l’informazione, la didattica e la comunicazione anche di fenomeni naturali quali la sismicità e il rischio sismico del nostro territorio.

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

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SPECIALE 2015, un anno di terremoti

Sono stati 14973 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’anno appena concluso. Nel 2015, in Italia e nelle aree geograficamente limitrofe al territorio nazionale, sono avvenuti in media poco più di 40 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni mezz’ora.  

Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente calato: infatti sia nel 2013 che 2014 erano stati oltre ventimila gli eventi registrati sul territorio nazionale, a causa principalmente di alcune sequenze sismiche, con numerosissimi eventi, che si sono protratte nei mesi, come ad esempio quella nel Bacino di Gubbio.

Come ogni anno, la gran parte dei terremoti registrati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 13.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono 593 gli eventi nel 2015, mentre nel 2014 si erano superati i 700 terremoti.

I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (completamente rinnovato nel 2015), dove è possibile visualizzare anche tutte le informazioni relative a ogni singolo terremoto all’interno di una pagina informativa suddivisa in sezioni tematiche (dati evento, sismicità e pericolosità, impatto, localizzazioni e magnitudo, meccanismo focale, download).

I terremoti localizzati dalla Rete Sismicia Nazionale dell'INGV nel''anno 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it)

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Come negli ultimi due anni, anche nel 2015 non si sono verificati terremoti con magnitudo uguale o superiore a 5.0. Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità (vedi sotto) sono stati ben 18 i terremoti di magnitudo tra 4.0 e 4.8180 quelli di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 1700 quelli di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Restano gli eventi di magnitudo inferiore a 2.0, oltre 13.000, che rappresentano la stragrande maggioranza della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale. Leggi il resto di questa voce

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