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La fagliazione superficiale prodotta dal terremoto etneo del 26 dicembre 2018, Mw 4.9

Il 26 dicembre 2018, alle ore 03:19 italiane si è verificato un terremoto di magnitudo Mw 4.9 localizzato sul fianco orientale dell’Etna ad una profondità inferiore di 1 km. Questo evento è il principale tra quelli localizzati nel corso dell’intensa attività sismica etnea iniziata il 23 dicembre 2018 e caratterizzata da una settantina di eventi con magnitudo M>2.5, concomitante all’attività eruttiva. Il terremoto del 26 dicembre è l’evento più energetico verificatosi sull’Etna negli ultimi 70 anni (Catalogo CPTI15) ed è avvenuto sulla Faglia di Fiandaca (Figura 1) producendo fagliazione superficiale.

Figura 1 – Carta vulcano-tettonica dell’Etna (da Azzaro et al., 2012). Sistemi di faglia (sigle): a, Ragalna; b, Tremestieri-Trecastagni-S. Gregorio; c, Ripe della Naca-Piedimonte-Calatabiano; d, Pernicana; AC, Acicatena; AP, Aciplatani; AT, Acitrezza; CA, Calcerana; FF, Fiumefreddo; MC, Mt. Cicirello; PD, Piedimonte; PL, Punta Lucia; PN, Pizzi Deneri; PT, Praiola-Torre Archirafi; SA, S. Alfio; SB, Serra S. Biagio; SG, S. Gregorio; SV, S. Venera; TD, Tardaria. Meccanismo focale e localizzazione (stella gialla) del terremoto del 26 dicembre 2018 da http://cnt.rm.ingv.it/event/21285011. La mappa piccola (a) illustra il contesto tettonico regionale. Legenda: AMT, fronte della Catena Appennino-Maghrebide; ME, Scarpata di Malta; TF, Faglia di Taormina.

Per fagliazione superficiale si intendono le deformazioni Leggi il resto di questa voce

Il terremoto del 251 d.C. a Santa Venera al Pozzo (Acireale) studiato con un approccio multidisciplinare

Secondo la ricostruzione proposta dalle fonti storiche, un anno dopo la morte di Sant’Agata (Santa Patrona della città di Catania), nel 252 d.C. si verificò una grande eruzione dell’Etna: il vulcano avrebbe eruttato ingenti quantità di lava, che arrivarono a minacciare direttamente la città di Catania. Soltanto un miracolo della Santa, il cui velo, secondo alcuni storici, sarebbe stato portato incontro al fiume di lava, avrebbe evitato il peggio (Guidoboni et al., 2014). Le stesse fonti storiche riportano che durante il martirio della Santa, nel 251 d.C., si sarebbe verificato un terremoto che evitò all’eroina il supplizio destinatole dai suoi carnefici.

Figura 1 – Mappa della Sicilia orientale con l’indicazione del sito archeologico di Santa Venera al Pozzo (sinistra, da Monaco and Tortorici, 2007); dettaglio del versante sud orientale dell’Etna con l’indicazione dei terreni affioranti (destra).

Nonostante la descrizione dettagliata dell’eruzione del 252 d.C. tramandata dalle fonti storiche e riportata nel Catalogo delle eruzioni dell’Etna (2014), quasi nulla viene documentato sull’evento sismico che l’avrebbe preceduta. Questo evento sismico è probabilmente da mettere in relazione con l’evidenza archeologica recentemente individuata presso il complesso termale di Santa Venera al Pozzo, nei pressi di Acireale (Figure 1 e 2). Tra la fine del III sec. e l’inizio del IV sec. d.C. alcuni lavori di ricostruzione/trasformazione vennero eseguiti presso la Villa Romana adiacente il complesso termale; si tratta della trasformazione della Villa Romana da mansio (stazione di posta ubicata lungo la via Pompeia che collegava Messina con Catania) a laboratorio per la produzione della ceramica (Branciforti, 2006). Leggi il resto di questa voce

Evento sismico Ml 4.1 in provincia di Catania del 9 gennaio 2019

Il terremoto di magnitudo ML 4.1, avvenuto alle ore 00:50 italiane del 9 gennaio 2019 (ore 23:50 UTC dell’8 gennaio), si colloca nell’area di Piano Pernicana, sul versante nord-orientale dell’Etna nel comune di Linguaglossa (CT), a circa 10 km da Milo, Trecastagni e Sant’Alfio (CT). La scossa è stata localizzata ad una profondità di 2 km. Non ci sono state fino a questo momento (le ore 10:30 del 9 gennaio) repliche significative nella stessa area.

Va sottolineato che il terremoto odierno ha colpito una zona posta oltre 20 km a NNW della zona interessata dall’evento di magnitudo 4.9 del 26 dicembre scorso, localizzata in prossimità di Viagrande (CT), sul versante sud-orientale dell’Etna. Va però ricordato che queste attivazioni quasi contemporanee di aree diverse e periferiche rispetto all’edificio vulcanico rappresentano una caratteristica ricorrente dell’Etna. Nell’eruzione del 2002 si era verificato un fenomeno simile, ma a parti invertite. Allora i terremoti iniziarono sul versante nord-orientale il 27 ottobre, e furono seguiti il 29 ottobre da attività sul versante sud-orientale, culminata con una scossa di magnitudo 4.7 che causò crolli e danni diffusi a Bongiardo, una frazione di Santa Venerina (CT).

Epicentro del terremoto Ml 4.1 del 9 gennaio 2019 e la sismicità nell’area nelle ultime 24 ore (in arancione) e dal 1 gennaio 2018 (in blu).

Fino a questo momento (ore 10.30 del 9/1) dall’inizio dell’attività etnea (il 23 dicembre) sono avvenute complessivamente nell’area oltre 70 scosse con magnitudo superiore a 2.5 (di cui 5 con magnitudo pari o superiore a 4), la maggior parte delle quali sono localizzate a sud dell’epicentro odierno, come mostra la figura sopra.  Per quanto riguarda le numerose scosse di magnitudo inferiore che si sono verificate si rimanda agli aggiornamenti prodotti dall’Osservatorio Etneo dell’INGV, così come per tutte le informative riguardanti gli aspetti vulcanologici. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico Ml 4.8 (Mw 4.9) in provincia di Catania del 26 dicembre 2018

L’evento avvenuto alle ore 03:19 italiane del 26 dicembre 2018 (ore 02:19 UTC) di magnitudo ML 4.8 (Mw 4.9) si colloca nell’area etnea, a circa 2 km a N di Viagrande (CT) e Trecastagni (CT), leggermente a Sud Est rispetto alle scosse che si sono verificate nei giorni precendenti sull’Etna. Il terremoto è a 5-6 km dalla costa ed è superficiale con una profondità stimata intorno a 1.2 Km. L’ubicazione dell’evento è molto simile a quella del terremoto del Catanese del 20 febbraio 1818.

Fino a questo momento (ore 10.00) dall’inizio dell’attività etnea (il 23 dicembre), complessivamente nella zona sono avvenute quasi 60 scosse con magnitudo superiore a 2.5 (3 dopo il terremoto di questa notte), la maggior parte sono localizzate nelle vicinanze delle scosse di magnitudo fra 4.0 e 4.3 avvenute il 24 dicembre.  Per quanto riguarda le numerose scosse di magnitudo inferiore che si sono verificate si rimanda ai costanti aggiornamenti prodotti dall’Osservatorio Etneo, così come per tutte le informative riguardanti gli aspetti vulcanologici.

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Da un punto di vista della sismicità storica (catalogo CPTI15), nell’area epicentrale attuale si è verificato il 20 febbraio 1818 in posizione molto simile, un terremoto cui è attributa una magnitudo Mw pari a 6.3. Nell’area le intensità massime per tale evento sono state valutate intorno al IX e IX-X in varie località della zona (Aci Sant’Antonio, Aci Santa Lucia, Aci Consolazione, Aci Catena, etc.). Inoltre questa regione ha sperimentato risentimenti massimi fino al X grado, a causa però dell’evento di magnitudo M 7.3, avvenuto l’11 gennaio 1693 nella Sicilia sud-orientale, con epicentro vicino a Siracusa.

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Terremoti storici nella regione con magnitudo stimata maggiore o uguale a 4.0. Dati: https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/

La mappa di pericolosità sismica (espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni, riferita a suoli rigidi) include l’area epicentrale attuale in una zona a pericolosità molto alta con valori di accelerazione orizzontale compresi nell’intervallo 0.225-0.250 g, in prossimità di un settore a pericolosità molto alta che si estende dalla Calabria fino alla zona iblea.

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Secondo i dati accelerometrici disponibili al momento, l’evento ha fatto registrare accelerazioni di picco che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso pari al VII grado della scala MCS (vedi mappa di scuotimento aggiornata).

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La mappa del risentimento sismico (aggiornata alle ore 9.45 del 26 dicembre 2018), realizzata utilizzando gli oltre 1000 questionari arrivati a www.haisentitoilterremoto.it mostrano che l’evento è stato avvertito in tutta la Sicilia orientale, da Messina all’area siracusana, con massimo risentimento del VI-VII grado nell’area epicentrale, in buon accordo con la mappa di scuotimento calcolata.

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Mappa del risentimento sismico in scala MCS che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto (secondo la legenda colorata) sul territorio come ricostruito dai questionari on line. Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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L’eruzione laterale etnea iniziata il 24 dicembre 2018

da https://ingvvulcani.wordpress.com

La mattina del 24 dicembre 2018 è iniziata una nuova eruzione laterale dell’Etna. Il fenomeno è stato caratterizzato dall’intrusione di un dicco magmatico nell’alto fianco orientale del vulcano, che ha generato un intenso sciame sismico e vistose deformazioni del suolo.

Lo sciame sismico è iniziato alle ore 8:30 UTC, corrispondenti alle ore 9.30 locali, ed ha interessato l’edificio etneo in diversi settori, con epicentri prevalentemente localizzati in prossimità dei crateri sommitali e nella Valle del Bove, ed ipocentri a profondità comprese tra 0 e 3 km sotto il livello del mare. Nelle prime tre ore sono avvenute circa 300 scosse (figura 1); di queste gli eventi a maggiore energia sono stati localizzati principalmente in area sommitale. Successivamente la sismicità ha interessato la Valle del Bove con alcune scosse di magnitudo pari o superiore a 4.0.

Sala Operativa Figura 1
Figura 1 – Pannello di controllo della Sala Operativa dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo, che riprende lo sciame sismico (pannelli in basso) e le telecamere di videosorveglianza (pannelli in alto), la mattina del 24 dicembre 2018 (Foto di M. Neri).

L’inizio dello sciame sismico è coinciso con un aumento di intensità delle emissioni gassose dai crateri sommitali. Nel corso della mattinata, dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord‐Est sono avvenute alcune isolate emissioni di cenere di colore bruno‐rossastro e grigio. Verso le ore 11.00 UTC (12 ora italiana) si è aperta una fessura eruttiva lunga circa 2 km ed orientata in direzione NNO-SSE (Figura 2).

Fessura eruttiva 24 dic 2018 Figura 2
Figura 2 – Fessura eruttiva apertasi in prossimità dell’orlo della parete occidentale della Valle del Bove, ripresa il 24 dicembre 2018 (foto di B. Behncke).

La fessura eruttiva si è estesa dalla base sud‐orientale del Nuovo Cratere di Sud‐Est alla parete occidentale della Valle del Bove, raggiungendo una quota minima di circa 2400 metri sul livello del mare. Una seconda, piccola fessura eruttiva si è aperta poco più a nord, a circa 3000 metri di quota, tra il Nuovo Cratere di Sud‐Est e il Cratere di Nord‐Est, ed ha prodotto quasi esclusivamente una debole attività stromboliana durata poche decine di minuti. Contestualmente, anche il Cratere di Nord‐Est e la Bocca Nuova hanno prodotto una continua attività stromboliana di intensità variabile. Nel complesso, la nube di cenere (figura 3) generata dall’insieme delle bocche eruttive ha prodotto un pennacchio di cenere scura molto consistente, spinto dal vento nel quadrante sud‐orientale del vulcano.

Nube eruttiva del 24 dic 2018 figura 3
Figura 3 – Nube eruttiva prodotta dall’apertura della frattura eruttiva, ripresa da Sud il 24 dicembre 2018 (foto di B. Behncke).

La cenere vulcanica è ricaduta prevalentemente nei dintorni di Zafferana Etnea e Santa Venerina (figura 4).

Cenere al suolo 24 dic 2018 figura 4
Figura 4 – Ricaduta di cenere vulcanica su un marciapiede di Zafferana Etnea, il 24 dicembre 2018 (Foto di B. Behncke).

Nel corso della sua propagazione, la fessura eruttiva apertasi in Valle del Bove ha alimentato alcune colate di lava che hanno attraversato interamente la parete occidentale della valle stessa, raggiungendone il fondo ed attestandosi, verso le ore 17.00 UTC del 24 dicembre, a quote variabili tra 1650 e 1800 metri circa (figura 5).

colate laviche 24 dic 2018 figura 5
Figura 5 – Colate laviche alimentate da una fessura eruttiva apertasi il 24 dicembre 2018 lungo la parete occidentale della Valle del Bove. (Foto di B. Behncke).

Nelle prime ore del 25 dicembre l’eruzione è ancora in corso. Una colata di lava continua a riversarsi nella Valle del Bove, alimentata dalla frattura eruttiva la cui bocca più bassa si trova a circa 2400 m di quota, lungo la parete occidentale della valle stessa. I Crateri Sommitali, ed in particolare la Bocca Nuova e il Cratere di Nord-Est, producono una continua attività stromboliana che alimenta un pennacchio gassoso ricco di cenere vulcanica. Continua anche lo sciame sismico che accompagna l’eruzione; da ieri mattina, in circa ventiquattro ore, sono avvenute oltre settecentocinquanta scosse sismiche registrate dalla rete sismica dell’INGV Osservatorio Etneo.

Cenni storici sulle eruzioni laterali in Valle del Bove

La  Valle del Bove è un’imponente depressione erosiva formatasi circa 10 mila anni fa attraverso un collasso di settore  che ha interessato il fianco orientale del vulcano. La valle è profonda oltre 1000 metri (lungo la sua parete occidentale), è larga poco più di 5 km e lunga circa 7.5 km, con asse allungato in senso ONO-ESE. Per la sua posizione e morfologia, la valle accoglie facilmente le colate laviche che sono eruttate dalla zona sommitale del vulcano, ed in particolare dal Nuovo Cratere di Sud‐Est e dalle sue bocche circostanti. Inoltre, la parete occidentale della valle ospita molte delle fratture eruttive che possono ascriversi, dal punto di vista strutturale, alle attività eruttive laterali dei settori settentrionali e meridionali dell’Etna, ovvero fratture eruttive orientale rispettivamente in senso SO‐NE e NE‐SO. Quando le eruzioni durano abbastanza a lungo (mesi o anni), le colate laviche hanno la possibilità di estendersi oltre il limite orientale della valle del Bove, minacciando quindi i centri urbani ivi ubicati.

In questa zona, la più recente eruzione importante è avvenuta nel 1991-1993, quando le lave hanno sepolto per intero la porzione meridionale della valle, colmato completamente la sottostante Val Calanna e poi minacciato seriamente l’abitato di Zafferana Etnea, arrivando a lambirne la periferia. In precedenza, altre eruzioni laterali pericolose per i centri abitati che sorgono sul versante orientale etneo sono avvenute nel 1989, 1979, 1950‐1951, 1851‐1853, 1689, 1446 e 1285.

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