Archivio dell'autore: blogingvterremoti

Evento sismico del 1° settembre 2019 di magnitudo Ml 4.1 a Norcia (PG)

Alle ore 2:02 italiane del 1° settembre 2019 un terremoto di magnitudo Ml 4.1 si è verificato in provincia di Perugia, ad una profondità ipocentrale di 8 km. 

La località più vicina all’epicentro è Norcia, il cui capoluogo si trova a soli 4 km di distanza. La tabella che segue mostra le località poste entro 20 km dall’epicentro.

NorciaLocacita_20190901

Elenco delle località poste entro 20 km dall’epicentro del terremoto del 1° settembre 2019.

L’evento è stato risentito in un’area molto vasta Leggi il resto di questa voce

Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 6 da una decina di anni a questa parte (e a partire da magnitudo 5 per l’area Mediterranea).

Distribuzione dei terremoti di magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019 secondo il catalogo USGS.

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico dell’8 luglio 2019 di magnitudo Ml 3.9 (Mw 3.8) in provincia di Catania

Alle ore 6:38 italiane dell’8 luglio 2019 un terremoto di magnitudo Ml 3.9 (Mw 3.8) è stato localizzato in area etnea, ad una profondità ipocentrale di 18 chilometri.

Il terremoto è stato avvertito da molte persone e ha interessato diverse località. La tabella che segue mostra le località poste entro 20 chilometri dall’epicentro.

Adrano_Localita

Località entro 20 km dall’epicentro del terremoto

Il quadro del risentimento è fornito dalle risposte ai questionari online di Hai sentito il terremoto.  La mappa si aggiorna periodicamente in base alla compilazione dei questionari da parte di nuovi utenti. La mappa aggiornata in tempo reale è visibile qui.

HSIT_Adrano

Mappa dei risentimenti in base alle risposte a Hai sentito il terremoto

La profondità ipocentrale elevata rispetto a quanto accade normalmente nell’area ha fatto sì che il risentimento sia stato su un’area vasta.

Nell’area è in atto da diversi mesi un’attività sismica che ha raggiunto e superato in alcune occasioni la magnitudo 4. Il 6 ottobre 2018 è avvenuto un terremoto di magnitudo Mw 4.6, durante la sequenza di Natale ci sono state due scosse il 24 dicembre 2018 (magnitudo Mw 4.0 e  Mw 4.3) e la più forte del periodo il 26 dicembre 2018 (magnitudo Mw 4.9), infine il 9 gennaio 2019 si è registrato un evento di magnitudo 4.1. Il grafico che segue mostra la sismicità registrata dal 1° settembre 2018 a oggi. Sono poco più di 360 le scosse con magnitudo uguale o maggiore a 2.

Iside_Adrano_M2+

Eventi localizzati in area etnea dal 1° settembre con magnitudo pari a 2 o maggiore

Adrano_Mappa

Distribuzione degli epicentri dal 1° settembre 2018 a oggi, con magnitudo pari a 2 o maggiore. Il cerchio rosso indica l’epicentro del terremoto dell’8 luglio 2019

 


Licenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

I terremoti del ‘900: il terremoto del 29 giugno 1919 nel Mugello

La mia mamma mi raccontava sempre che tre erano gli eventi che ricordava maggiormente nella sua vita, come se fossero avvenuti il giorno prima: la partenza del babbo, suo marito, per la guerra, il ritorno del babbo dalla guerra, e il terremoto del 1919. La mamma era cresciuta a Piazzano, piccola frazione di Vicchio nel Mugello; era ancora una bambina quando ci fu il terremoto e tra le macerie perse la sua migliore amica, la sua amichetta di giochi dell’infanzia.”

Questa toccante testimonianza viene da un amico di Firenze, Franco Alberti (74 anni), gliel’ho sempre sentita raccontare fin da quando ero ragazzino. Il terremoto è il cosiddetto “terremoto del Mugello”, di cui il 29 giugno di quest’anno ricorre il centenario. Si tratta di uno dei più importanti terremoti italiani del XX secolo, e anche uno dei più forti ad oggi conosciuti con epicentro nell’Appennino settentrionale. La zona colpita fu, appunto, quella del Mugello, regione storica nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano a circa 25 km a nord di Firenze, alla cui provincia (oggi “città metropolitana di Firenze”) afferisce.

Fig1_CORSERA

Titolo e particolare dell’articolo pubblicato nel Corriere della Sera del 1 luglio 1919.

La sequenza iniziò nelle prime ore del 29 giugno con alcune piccole scosse avvertite nella notte; attorno alle 10:15 della mattina (ora locale) ci fu una forte scossa che causò alcuni danni a Borgo San Lorenzo (FI) e in alcune piccole frazioni vicine, e che allarmò notevolmente la popolazione, la quale si riversò all’aperto; seguirono altre scosse più leggere nelle ore successive. L’evento principale avvenne nel pomeriggio, alle 17:06 ed ebbe effetti distruttivi, causando molti crolli e danni gravissimi.

Epicentro del terremoto è stato Vicchio, che ha avuto parecchie case distrutte e dove sono molti i feriti e una quarantina i morti. […] Nei paesi limitrofi, quasi tutte piccole frazioni costituite da case basse dove fortunatamente l’agglomerazione di persone è scarsa, queste case sono state completamente rase al suolo. Ho visto io stesso abitati di cui non resta pietra su pietra.” [Corriere della Sera, 1 luglio 1919]

Con queste parole l’inviato del Corriere della Sera descrive gli effetti gravissimi della scossa nel territorio di Vicchio (FI), il comune più colpito. I piccoli abitati di cui “non resta pietra su pietra” erano le frazioni di Mirandola e Rupecanina, dove crollarono quasi tutti gli edifici e il terremoto raggiunse un’intensità pari al grado 10 della scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg). Altri piccoli centri, come Casole, Rostolena, Villore, Vitigliano, e la stessa cittadina di Vicchio, subirono effetti gravissimi con la distruzione di circa la metà degli edifici (intensità pari a 9 MCS).

Fig2_Vicchio_Rupecanina_chiesa

Cartolina dell’epoca che ritrae la distruzione della chiesa di Rupecanina, piccola frazione di Vicchio (FI) [Archivio EDURISK].

Danni molto gravi e diffusi si ebbero anche nei vicini comuni di Borgo San Lorenzo e di Dicomano, sempre in provincia di Firenze. A Borgo San Lorenzo moltissime case subirono lesioni gravissime e divennero inagibili. Fu rilevato che in generale gli edifici all’esterno sembravano apparentemente poco danneggiati, mentre all’interno erano gravemente lesionati o completamente crollati. A seconda delle fonti, tra il 50% e il 75 % dell’edificato di Borgo San Lorenzo divenne inabitabile. Gli effetti nel capoluogo del Mugello sono stati stimati tra i gradi 8 e 9 della scala MCS.

 

Fig3_Casaglia

La devastazione causata dal terremoto nella frazione di Casaglia, nel comune di Borgo San Lorenzo (FI), in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK]. In questo villaggio sul crinale appenninico vi furono due vittime e numerosi feriti [Corriere della Sera, 01.07.1919].

Gravi danni interessarono anche decine di località situate sul versante romagnolo dell’Appennino, nell’area denominata all’epoca “Romagna Toscana”, che in parte rientrava nelle attuali provincie di Firenze e di Forlì. Qui l’impatto dell’evento fu notevolmente aggravato dal fatto che appena 7 mesi prima, il 10 novembre 1918, un forte terremoto aveva colpito il territorio dell’Appennino forlivese, con effetti distruttivi in diversi centri delle alte valli del Savio e del Bidente. La scossa del 29 giugno 1919 causò nuovi danni diffusi e crolli in centri come Santa Sofia, Bagno di Romagna, Galeata, Civitella di Romagna (FC), dove la ricostruzione era appena iniziata e il patrimonio edilizio risultava ancora indebolito, con una vulnerabilità peggiorata proprio a seguito del terremoto precedente.

Fu colpita anche la provincia di Arezzo, soprattutto il territorio del Casentino, dove ci furono danni diffusi a Pratovecchio, Poppi, Stia e a Bibbiena. Anche qui l’impatto fu aggravato dai danni preesistenti che erano stati causati dal terremoto del novembre 1918. Danni furono registrati infine nel Valdarno superiore, in particolare a Loro Ciuffenna, Terranova Bracciolini, San Giovanni Valdarno (tutti in provincia di Arezzo) e a Figline Valdarno (FI).

Fig4_mappaPQ

Distribuzione degli effetti del terremoto del 29 giugno 1919 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI15].

La scossa fu molto forte a Firenze, dove alcune case rimasero lesionate, cadde qualche comignolo e ci fu grande panico tra la popolazione, tanto che Padre Guido Alfani, direttore dello storico Osservatorio Ximeniano in un comunicato affermò che il periodo sismico mugellano è il più grave che abbia colpito Firenze dal 1895. Lo stesso Osservatorio fiorentino riportò lesioni e al suo interno caddero calcinacci e oggetti anche pesanti, e rimasero danneggiati alcuni preziosi strumenti. La popolazione di Firenze abbandonò case, bar e teatri, e si riversò all’aperto affollando le vie e le piazze della città. Ci furono anche alcuni feriti. Danni lievi anche nella città di Prato.

Il terremoto fu avvertito in una vasta area dell’Italia centro-settentrionale, da Roma al Veneto e dalle Marche a Genova.

Sulla base della distribuzione degli effetti macrosismici è stato stimato che la scossa principale del 29 giugno ebbe una magnitudo Mw 6.4, valore verosimilmente un po’ sovrastimato a causa dell’effetto di cumulo dei danni con quelli del precedente evento del novembre 1918 nella Alta Romagna. In ogni caso, pur con tutte le incertezze dell’epoca, anche il valore di magnitudo strumentale dà un valore prossimo a Mw 6.3. E’ pertanto verosimile che il terremoto del 1919 in Mugello sia stato un evento di energia analoga a quelli recenti del 6 aprile 2009 all’Aquila o del 24 agosto 2016 ad Amatrice.

Fig5_Vicchio_Mirandola

Quel che restava della frazione di Mirandola, nel comune di Vicchio (FI), in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK]. Il piccolo abitato fu praticamente raso al suolo dal terremoto, che vi uccise una decina di abitanti e ferì quasi tutti i rimanenti.

Le vittime complessivamente furono poco meno di un centinaio, di cui una settantina nel solo territorio di Vicchio. Un numero relativamente contenuto, se rapportato alla elevata intensità della scossa e alla gravità delle distruzioni. Contribuirono a limitare il numero di morti una serie di circostanze “fortunate”: in primo luogo le scosse avvenute nel corso della mattina (soprattutto quella forte delle 10:15) allarmarono enormemente la popolazione e la spinsero a riversarsi all’aperto dove rimase per molte ore, scampando all’evento principale delle 17:06, come scrive anche l’inviato del Corriere della Sera: “tutta la popolazione, avvenuta la prima scossa, si è riversata sulle piazze e questa circostanza ha fatto sì che le vittime non fossero tante come avrebbero potuto essere se alla scossa più forte la popolazione si fosse trovata nelle case.” (Corriere della Sera, 1 luglio 1919); in secondo luogo, anche il fatto che il terremoto colpì un’area prevalentemente rurale e avvenne in piena estate, in ore diurne, quando una buona parte della popolazione si trovava all’aperto e nei campi. Se la scossa fosse avvenuta in piena notte e non fosse stata preceduta da scosse minori, con tutta probabilità il numero di vittime sarebbe stato molto più elevato.

Fig6_baracche_Casaglia

In tutte le località più danneggiate furono costruiti insediamenti di baracche, nelle quali i senzatetto rimasero per diversi anni alloggiati. Qui una veduta dei “baraccamenti” a Casaglia in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK].

Gli effetti però furono gravissimi e, come si può vedere anche dalle immagini dell’epoca, furono dovuti in gran parte all’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio dell’area, caratterizzato (soprattutto nelle frazioni minori, nelle case coloniche e ville rurali) dall’utilizzo di materiali da costruzione inadeguati e da scarsissima manutenzione. Una caratteristica, questa, ricorrente nei terremoti italiani del periodo, inclusi quelli che nei tre anni precedenti avevano interessato le vicine aree del riminese (1916), dell’Alta Valtiberina (1917) e dell’Alta Romagna (1918).

Bisogna qui ricordare che quello tra gli anni 1916 e 1920 fu un periodo caratterizzato dal susseguirsi di una impressionante serie di forti terremoti nell’area appenninica settentrionale a cavallo tra Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria. Per alcuni di questi eventi, come si può vedere dalla figura seguente, le aree di danneggiamento si sovrapposero parzialmente, causando un grave cumulo di effetti che per alcune località comportarono estese e ripetute distruzioni.

Fig7_terremoti1916-1920

In mappa sono riportate, come da catalogo CPTI15 (Rovida et al., 2016), le aree interessate dalla serie di forti terremoti che colpirono l’Appennino settentrionale tra il 1916 e il 1920. Furono a più riprese colpite 5 regioni italiane: Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana e Liguria.

Come spesso succede in caso di forte evento sismico, la scossa del giugno 1919 ebbe un notevole impatto anche sull’ambiente naturale: frane e scoscendimenti di massi danneggiarono e interruppero in più punti la linea ferroviaria Firenze-Marradi e le strade dei passi appenninici; fenditure nel suolo si aprirono nella zona di Casaglia e nel territorio di Vicchio. Anche il regime delle acque sotterranee fu coinvolto dal terremoto, con intorbidamenti e variazioni di portata in alcune acque sorgive, in particolar modo nel territorio montano di San Godenzo (FI).

Per una descrizione approfondita e dettagliata sia degli effetti del terremoto che delle risposte sociali e istituzionali al disastro sismico si rimanda allo studio di Guidoboni et al. (2018).

Dopo la forte scossa del 29 giugno sono documentate repliche anche forti per almeno un mese, fino al 30 luglio 1919.

Cenni di sismicità storica e pericolosità sismica dell’area

L’area del Mugello fa parte del sistema di bacini distensivi che caratterizzano il lato tirrenico dell’Appennino centro-settentrionale, a partire dalla Lunigiana fino all’Abruzzo. Ad un fronte, sul lato adriatico, caratterizzato da tettonica compressiva (come il terremoto dell’Emilia del 2012) corrisponde un lato in distensione in cui faglie normali determinano la formazione dei bacini intermontani.

La sismicità di queste aree ha avuto i suoi eventi massimi con il terremoto della Garfagnana del 1920 (Mw 6.5) nell’Appennino settentrionale e con il terremoto del Fucino del 1915 (Mw 7.1).

Oltre a questi terremoti massimi tutta la zona è caratterizzata da frequenti eventi di magnitudo media, tale che la pericolosità sismica risulta elevata.

La sismicità dell’area del Mugello ricade in questo contesto ed era ben nota alla tradizione sismologica italiana già prima del terremoto del 1919, tanto che all’inizio del secolo scorso Mario Baratta nel suo famoso I Terremoti d’Italia scriveva che (il Mugello) “costituisce un distretto [sismico, ndr] ben individuato” e che “le maggiori manifestazioni sismiche corocentriche sono … 1542, 1597, 1611, 1762, 1835, 1843 e 1864”. In anni più recenti Francesco Coccia, a lungo direttore dell’Osservatorio geofisico San Domenico di Prato, in Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930-1980 (1982) riporta: “il Mugello è sempre stato una zona di sicura attività sismica che, nel passato più o meno recente, ha raggiunto intensità notevoli, anche se non tra le più alte dell’area italiana. […] L’attività sismica mugellana si presenta, nella quasi totalità, sotto forma di periodi sismici, più o meno regolari e prolungati nel tempo”. In effetti la storia sismica mugellana è costellata di scosse più o meno forti che nel corso dei secoli hanno causato danni e a volte vere e proprie distruzioni.

Osservando le storie sismiche di Scarperia e Borgo San Lorenzo, due dei principali centri della zona, si osserva a partire dal 1900 una frequenza elevata di eventi che hanno interessato il territorio, in cui almeno 4 volte si è raggiunta e superata la soglia del danno. Prima del 1900 la storia sismica è più discontinua e si hanno informazioni solo per gli eventi maggiori.

Fig8a_storia_sismica_Scarperia

Fig8b_storia_sismica_BorgoSanLorenzo

Storie sismiche a confronto: Scarperia e Borgo San Lorenzo [fonte: DBMI15; Locati et al., 2016]

Prima del terremoto del 1919 il massimo sismico storico conosciuto nel Mugello era quello del 13 giugno 1542, che interessò con effetti distruttivi (fino al grado 9 MCS) i territori di Scarperia (FI) e di Barberino del Mugello (FI), cioè un’area immediatamente a ovest di quella maggiormente colpita nel 1919. Danni gravi e crolli si ebbero però in tutta la vallata, inclusi Borgo San Lorenzo e Vicchio, e danni minori si registrarono fino a Firenze. Sulla base della distribuzione dei suoi effetti macrosismici sul territorio è stato stimato che questa scossa raggiunse una magnitudo Mw 6.0.

Oltre ai due grandi eventi del 1542 e 1919 nel catalogo sismico storico (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15) è elencata almeno un’altra quindicina di terremoti sopra la soglia del danno con epicentro in area mugellana (incluso l’Alto Mugello, sul versante romagnolo dell’Appennino), alcuni dei quali hanno causato danni gravi e diffusi, sebbene su porzioni di territorio più piccole e circoscritte rispetto alle scosse del 1542 e del 1919. Da segnalare, per limitarsi a quelli con Mw ≥ 5.0, il terremoto del 3 agosto 1597 (Mw 5.3) che causò effetti fino al grado 7-8 MCS nel territorio attorno a Borgo San Lorenzo; 8 settembre 1611 (Mw 5.1) con effetti di 7-8 MCS a Scarperia; 15 aprile 1762 (Mw 5.1) di grado 7 MCS nella zona del crinale appenninico attorno a Casaglia; 25 ottobre 1843 (Mw 5.0) di 7 MCS a Barberino di Mugello; 11 dicembre 1864 (Mw 5.1), di 7 MCS a Barberino di Mugello, Scarperia, Firenzuola; 18 luglio 1929 (Mw 5.0) di 7 a Borgo San Lorenzo e 6-7 a Vicchio e Palazzuolo sul Senio; 11 febbraio 1939 (Mw 5.0), di 7 MCS a Casaglia e a Marradi.

Fig9_Mugello_seismicity_25km_1919

Terremoti localizzati in un raggio di 25 km dall’epicentro macrosismico del terremoto del 1919 [fonte: CPTI15; Rovida et al., 2016]

Negli ultimi 60 anni va sicuramente ricordato il lungo periodo sismico che raggiunse il suo massimo energetico il 29 ottobre 1960 (Mw 4.9), e che causò danni diffusi in tutta la vallata mugellana (7 MCS a Barberino di Mugello, Luco, Grezzano e Scarperia, 6-7 MCS a Borgo San Lorenzo, Vicchio e altre località). Coccia lo descrive così:

Dalle notizie di stampa molte abitazioni risultarono lesionate o rese inabitabili: a Barberino di M. su 250 case ispezionate, 45 risultarono inabitabili; a Scarperia il 95% subirono danni anche di notevole entità. […] Notti insonni e all’aperto; esodo delle popolazioni; scuole chiuse; poderi disertati.” (Coccia, 1982)

In anni più recenti il Mugello è stato sede di scosse rilevanti nel marzo 2008 (Mw 4.7) e nel settembre 2009 (Mw 4.4), eventi che hanno causato anche qualche leggero danno.

Secondo il modello di pericolosità di riferimento per l’Italia, il Mugello ha valori di accelerazione superiori a 0.2g che hanno una probabilità del 10% in 50 anni di essere raggiunti e superati.

Fig10_pericolosità

Mappa che illustra gli epicentri dei terremoti storici (da catalogo CPTI15, Rovida et al., 2016) e la pericolosità sismica dell’area del Mugello e delle zone ad essa limitrofe (da http://zonesismiche.mi.ingv.it/)

Il Mugello odierno è ben diverso da come si presentava nel 1919: oggi tutta l’area risulta molto più abitata, gli ultimi decenni hanno visto una notevole espansione delle zone residenziali sia nei centri urbani che nelle aree rurali; inoltre nella vallata sono sorti ospedali, industrie, hotel, agriturismi e bed&breakfast. Il patrimonio edilizio del Mugello, sia recente che meno recente, ha una vulnerabilità sismica indubbiamente inferiore a quello colpito dal terremoto del 1919 (che come abbiamo visto era molto scadente). Tuttavia con l’aumento del “valore esposto” (cioè il valore in termini sia economici che sociali di tutto ciò che sorge o vive in una determinata zona) il rischio sismico dell’area resta comunque piuttosto elevato, e oggi un evento come quello del giugno 1919 avrebbe un impatto certamente importante.

Proprio per “fare memoria”, ricordare le lezioni del passato e fare prevenzione, sono state organizzate, a partire già dal febbraio scorso e in occasione del centenario del terremoto, una serie di iniziative (mostre, esercitazioni, convegni scientifici, incontri nelle scuole ecc.) da parte della Città Metropolitana di Firenze (la ex-provincia) e di altre istituzioni e ordini professionali. Le iniziative sono elencate nel sito dedicato: http://mugello1919.cittametropolitana.fi.it/index.html.

Nell’ambito di queste iniziative sabato 29 giugno 2019 presso Villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo (FI) viene organizzato un “Open Day Io Non Rischio”, una giornata speciale con una piazza straordinaria della campagna nazionale Io Non Rischio (http://iononrischio.protezionecivile.it/) di cui l’INGV è partner fondatore fin dal 2011. Nella stessa location di Villa Pecori Giraldi sabato 29 giugno viene inaugurata anche una mostra di “strumentazione storica per la rilevazione sismica” a cura dell’INGV e della Fondazione dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Sarà anche presente l’installazione della Sala Sismica dell’INGV dove si potranno vedere e localizzare i terremoti in tempo reale.

Altre iniziative ancora (mostre, presentazioni di libri, commemorazioni) sono previste in ambito locale.

A queste iniziative si aggiunge anche una nuova tappa del progetto EDURISKCento anni dopo: Appennino Settentrionale. L’Italia [sismica] dei 100 anni” avviato nel 2016, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, un progetto che collega le ricorrenze centenarie dei terremoti che fra il 1916 e il 1920, dal Riminese alla Garfagnana, hanno attraversato l’Appennino settentrionale, in una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunità locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio. A partire dall’ottobre prossimo negli istituti comprensivi di Borgo San Lorenzo, Barberino di Mugello, Dicomano, Scarperia-San Piero a Sieve e Vicchio sarà avviato un percorso di lavoro che coinvolgerà insegnanti e una selezione di classi della scuola primaria e secondaria di I° grado nel recupero e rielaborazione di memorie, che saranno poi condivise con quanto già elaborato in area riminese e pesarese e nell’Appennino forlivese.

 a cura di Filippo Bernardini e Romano Camassi, INGV-Bologna.


 Bibliografia

Baratta M. (1901). I terremoti d’Italia; saggio di storia geografia e bibliografia sismica italiana. Torino.

Cavasino A. (1935). I terremoti d’Italia nel trentacinquennio 1899-1933. Mem. R. Uff. Centr. Meteor. e Geof., Appendice, s.3, v.4.

Coccia F. (1982). Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930-1980. Prato.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). doi: https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Guidoboni E., Valensise G. (2011). Il peso economico e sociale dei disastri sismici negli ultimi 150 anni, Bologna, Ingv-Bononia University Press, 550 pp.

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E. (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Evento sismico del 23 giugno 2019 di magnitudo Mw 3.6 (ML 3.7) in provincia di Roma

Alle ore 22.43 italiane del 23 giugno 2019 un terremoto di magnitudo Ml 3.7 e magnitudo momento Mw 3.6 si è verificato in provincia di Roma, ad una profondità ipocentrale di 9 km. Le località più vicine sono riportate nella tabella che segue.

localita

Località entro 10 km dall’epicentro del terremoto

Dopo circa un’ora e mezza dal terremoto (aggiornamento delle ore 00:33), un’unica ulteriore scossa è stata localizzata alle ore 23:06 di magnitudo 1.4.

Storicamente l’area è stata sede di terremoti anche molto forti, come quello del 26 agosto 1806, la cui magnitudo è stata stimata pari a 5.6 (dal catalogo CPTI15).

UE_Storica2_22524231

Sismicità storica nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane, (CPTI15).

In epoca recente la zona è caratterizzata da sismicità frequente che raramente ha raggiunto la magnitudo 4.

UE_Strumentale2_22524231

Sismicità dal 1 gennaio 2018 al 23 giugno 2019 nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane.

Le caratteristiche della sismicità dell’area fanno sì che la pericolosità sismica è definita alta secondo il modello di riferimento per l’Italia (zonesismiche.mi.ingv.it).

UE_Pericolosita_22524231

Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale. L’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.7 è rappresentato con una stella.

Come si evince dalla  Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it la scossa è stata avvertita in maniera molto evidente anche nella città di Roma. Vengono evidenziati risentimenti fino V grado MCS in alcune località della provincia di Roma.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


Licenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: