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5 novembre 2018: Giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami (#TsunamiDay2018)

Anche quest’anno il 5 novembre si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami (World Tsunami Awareness Day: WTAD), organizzata dall’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNISDR) seguendo le indicazioni del protocollo di Sendai 2015-2030. Il termine tsunami deriva dal giapponese (津波 = onda di porto) ed è un sinonimo della parola italiana maremoto. I maremoti sono eventi rari, ma con un potenziale distruttivo enorme, come spiegato nel video preparato dall’UNISDR per l’evento.

I

Negli ultimi 100 anni, più di 260.000 persone sono decedute in 59 differenti tsunami. Con una media di 4.600 vittime per disastro, il bilancio ha superato quello di qualsiasi disastro naturale. Gli tsunami, peraltro, non conoscono confini, rendendo la cooperazione internazionale la chiave per una profonda comprensione politica e pubblica delle misure di riduzione del rischio.

La scelta del 5 novembre per il WTAD è emblematica. In quel giorno del 1854 il Giappone fu colpito da una fortissima scossa di terremoto (the Great Ansei Earthquake). Goryo Hamaguchi, un abitante del villaggio di Hiro-Mura, nella prefettura di Wakayama, mentre si cambiava per raggiungere i suoi concittadini a una festa sulla spiaggia, sentì un lungo scuotimento dovuto a un terremoto. Si ricordò allora del detto “dopo un lungo terremoto, arriva uno tsunami“, e si mise a osservare l’oceano dall’alto di una collina. Si rese allora conto che stava arrivando uno tsunami, e capì che doveva allertare tutte le persone che, ignare del pericolo, continuavano a festeggiare sulle spiagge. Goryo corse lungo la collina dando fuoco ai covoni di riso ammucchiati nei suoi terreni per avvertire le persone sulla costa, mettendole così in guardia dal pericolo incombente e permettendo a moltissimi di loro di portarsi in salvo scappando velocemente verso la collina. Un gigantesco maremoto si abbatté poco dopo sulla costa, ma molte persone nel frattempo si erano messe al sicuro.

Una delle tante immagini di Goryo Hamaguchi intento a dare fuoco ai covoni di riso per allertare i suoi concittadini, in un libro per i bambini delle scuole elementari in Giappone (fonte: https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/201503/201503_09_en.html)

Oggi, in diverse località del Giappone si possono trovare statue di Hamaguchi che corre con i fasci di paglia, e il racconto di questo evento, della consapevolezza e della prontezza di Hamaguchi viene tuttora insegnato nelle scuole elementari di tutto il Giappone per spiegare ai bambini come comportarsi in caso di tsunami.

Ai tempi di Goryo, a metà dell’Ottocento, non potevano esistere sistemi di allerta, ma già queste semplici pratiche permisero di salvare molte vite. Quasi cento anni dopo, nel 1946, un altro grande tsunami, questa volta generato da un forte terremoto alle Isole Aleutine, in Alaska, causò decine di vittime alle Hawaii, dopo un tragitto di 5-6 ore nell’Oceano Pacifico. In assenza di un sistema di allerta, e senza aver avvertito il terremoto a causa della grande distanza dalle Hawaii all’epicentro in Alaska, nessuno poté avvisare gli abitanti di quelle isole. Dopo quell’evento, venne realizzato il primo sistema di allerta per gli tsunami generati da terremoti, i più pericolosi e i più frequenti. Nei decenni successivi, vennero realizzati i sistemi di allerta per l’intero Oceano Pacifico, poi più recentemente per l’Oceano Indiano (dopo il grande maremoto del 2004), quello dei Caraibi e quello del NEAMTWS (North East Atlantic, Mediterranean and connected Seat Tsunami Warning System), in cui opera il Centro Allerta Tsunami dell’INGV.

Il recente tsunami in Indonesia, provocato da un terremoto di magnitudo 7.3 avvenuto il 28 settembre 2018, ha mostrato che la consapevolezza del rischio può fare davvero la differenza tra la vita e la morte. Le onde di tsunami si sono abbattute sulle coste dell’isola di Sulawesi pochi minuti dopo il terremoto, e molte persone hanno perso la vita perché hanno indugiato sulle spiagge o in prossimità delle coste. Nel video ripreso da due telecamere poste nel giardino di una casa a Donggala, molto prossima all’epicentro del terremoto, si vede, meno di 4 minuti dopo lo scuotimento provocato dal terremoto, l’arrivo rapido e impetuoso dell’onda di tsunami che travolge la casa. In un caso del genere, quando si sta così vicini all’epicentro del terremoto, è fondamentale saper riconoscere il segnale naturale dell’allerta (lo scuotimento prolungato) per potersi immediatamente allontanare dal mare e mettersi in salvo, cercando riparo in luoghi posti a quote più elevate.

Di recente, la notte tra il 25 e il 26 ottobre 2018, un terremoto di magnitudo 6.8 ha colpito le coste dell’isola di Zante, in Grecia. Il terremoto, che è stato estesamente risentito in tutto il sud Italia, ha generato uno tsunami, fortunatamente di modesta entità a causa probabilmente del tipo di movimento della faglia. Lungo le isole ioniche della Grecia, come pure in tutto l’arco ellenico e in molte altre aree del Mediterraneo, forti terremoti tsunamigenici sono avvenuti più volte in passato ed è molto probabile che avverranno in futuro. Lo scorso anno, proprio in occasione del WTAD, si tenne l’esercitazione internazionale NEAMWave17, basata su uno scenario basato su un terremoto nella stessa area di quello del 26 ottobre 2018 (la magnitudo nel caso dell’esercitazione era però molto più grande). Lo tsunami è stato effettivamente rilevato in Grecia e in Italia dai mareografi e da testimoni oculari (a Zacinto ci sono state segnalazioni di onde di tsunami alte fino a 1.5 metri).

Sappiamo che anche il Mediterraneo è una zona soggetta a terremoti tsunamigenici, come si vede nella mappa sopra che riporta gli tsunami conosciuti nella regione (da Maramai et al., 2014). Nel 2017 si è concluso il progetto europeo TSUMAPS-NEAM, coordinato dall’INGV, che ha realizzato la prima mappa di pericolosità per tsunami generati da terremoti nell’area del Mediterraneo (e mari connessi) e dell’Atlantico nord-orientale. Per i dettagli si veda il sito web TSUMAPS-NEAM. Nel documento Layman’s report TSUMAPS-NEAM sono spiegati i principi e i risultati del progetto.

Nel 2017 una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri ha istituito il Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti di origine sismica (SiAM), coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale, con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). L’INGV, con il suo Centro Allerta Tsunami (CAT), effettua la prima parte dell’allertamento, determinando rapidamente i parametri del terremoto, stimando in tempo reale il loro potenziale tsunamigenico e fornendo al DPC e ai Paesi dell’area euro-mediterranea, i messaggi di allerta. Nel caso del terremoto di Zante, la prima allerta è stata diramata dal CAT dopo circa 8 minuti dal tempo origine dell’evento sismico. Le prime rilevazioni mareografiche in Italia mostrano l’arrivo delle prime onde di tsunami in Calabria e Puglia dopo circa 55 minuti dal terremoto, come descritto in un articolo precedente. Attualmente il SiAM sta lavorando per migliorare l’efficacia dell’allertamento alle autorità locali e alla popolazione.

A cura del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV


Bibliografia

Maramai A., Brizuela B., Graziani L. – The Euro-Mediterranean Tsunami Catalogue, Annals of Geophysics, 57, 4, 2014, S0435; doi:10.4401/ag-6437


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Terremoto di magnitudo M7.3 e tsunami in Indonesia, 28 settembre 2018

Un terremoto di magnitudo Mwpd 7.3 è stato registrato stamattina alle ore 12.02 italiane (alle ore 18.02 locali) con epicentro nella penisola di Minahassa, nell’isola di Sulawesi (Indonesia).

Localizzazione del terremoto di magnitudo Mwpd 7.3 avvenuto stamattina alle ore 12.02 italiane (alle ore 18.02 locali) nella penisola di Minahassa, nell’isola di Sulawesi (Indonesia).

Il terremoto ha generato uno tsunami che ha colpito le città di Donggala e Palu, confermato ai media dal dott. Dr Sutopo Purwo Nugroho, portavoce del BNPB – National Agency for Disaster Management, l’agenzia indonesiana di Protezione Civile.

In seguito all’evento dopo soli cinque minuti è stata diramata un’allerta tsunami per la zona, e si è effettivamente generato uno tsunami che ha colpito la città di Palu, capitale della provincia centrale di Sulawesi, e la più piccola città di Donngala, poco più a nord ovest.

Schermata del software di controllo (JET) del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV. Le linee rappresentano delle isocrone (linee di uguale tempo) di propagazione dello tsunami. Il CAT-INGV effettua il monitoraggio dei maremoti a livello globale ma invia i messaggi allerta solo per gli eventi che avvengono nel Mediterraneo.

Entrambe le città sono situate sulle sponde di una baia stretta e lunga, e la particolare geometria della linea di costa può aver contribuito ad amplificare gli effetti dello tsunami a livello locale.

Area interessata dal maremoto di questa mattina.

Nella zona sono molto frequenti i forti terremoti e gli tsunami, tuttavia non esistono misure strumentali dello tsunami perché l’area è scarsamente coperta dai mareografi, strumenti essenziali per valutare l’evento in tempo reale e stimare l’altezza massima raggiunta dalle onde.

Al momento, le notizie dalla zona appaiono molto frammentarie, a causa dell’interruzione della rete elettrica, delle comunicazioni e l’arrivo del buio. Secondo le prime notizie, confermate da agenzie di stampa internazionale, ci sarebbero numerosi dispersi, crolli di edifici e una nave che si è arenata in terraferma.

Anche in occasione di questo drammatico evento i social media hanno costituito un’importante fonte di informazioni, in grado di ovviare – seppur parzialmente – al temporaneo black-out delle reti elettriche e telefoniche.

a cura del personale del CAT-INGV.


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24 agosto 2018. Due anni dal terremoto di Amatrice

A due anni dal terremoto del 24 agosto 2016, che ha colpito Amatrice (RI), Accumoli (RI), Arquata del Tronto (AP) ed altri comuni limitrofi, facciamo il punto sulla complessa sequenza sismica che ha interessato e sta ancora interessando il Centro Italia e sulle numerose ricerche in corso dei ricercatori e tecnologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Mappa epicentrale degli eventi sismici localizzati dal 24 agosto 2016. In blu i terremoti avvenuti nel 2016, in arancione quelli del 2017 e in rosso gli eventi avvenuti nel 2018. La dimensione e il colore dei simboli sono in funzione delle magnitudo, secondo la legenda in basso a sinistra.

Tecnicamente la sequenza non può considerarsi conclusa, anche se certamente il numero e la magnitudo degli eventi è diminuito notevolmente negli ultimi mesi. Attualmente, rileviamo ancora una media di 30 eventi al giorno, la maggior parte dei quali di magnitudo minore di 2.0.

Come si ricorderà, e come ben visibile dalla mappa (sopra) e dal grafico del numero degli eventi nel tempo (sotto), l’evoluzione della sequenza ha visto tre scosse principali: la prima, di magnitudo Mw 6.0, il 24 agosto 2016 con epicentro vicino ad Amatrice (RI); la seconda, di magnitudo Mw 5.9, il 26 Ottobre 2016 in prossimità di Visso (MC), la terza, di magnitudo Mw 6.5, il 30 Ottobre con epicentro nei pressi di Norcia (PG). Successivamente, ci sono state due importanti riprese della sismicità il 18 gennaio 2017 nella zona sud di Campotosto (AQ) e il 10 aprile 2018 nella zona di Muccia e Pieve Torina (MC).

Istogramma del numero giornaliero dei terremoti dal 1 agosto 2016 al 23 agosto 2018 (ore 8). La curva nera rappresenta il numero totale di eventi sismici del periodo localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

La figura sotto mostra gli epicentri dei circa 93.000 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV in questi due anni. 67 eventi hanno avuto magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9 e 9 hanno avuto magnitudo uguale o superiore a 5.0.

Mappa epicentrale dei circa 93.000 terremoti localizzati dal 24 agosto 2016. La dimensione e il colore dei simboli sono in funzione delle magnitudo, secondo la legenda in alto a destra. (Margheriti et al., 2018).

L’area interessata copre un ampio settore dell’Appennino centrale che si estende per circa 80 km da Camerino a L’Aquila, con una estensione laterale variabile tra i 10 e 20 km circa.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona Prof.
2017-01-18 14:33:36 Mw 5.0 2 km N Barete (AQ) 10
2017-01-18 11:25:23 Mw 5.4 3 km SW Capitignano (AQ) 9
2017-01-18 11:14:09 Mw 5.5 2 km NW Capitignano (AQ) 10
2017-01-18 10:25:40 Mw 5.1 3 km NW Capitignano (AQ) 10
2016-10-30 07:40:17 Mw 6.5 4 km NE Norcia (PG) 10
2016-10-26 21:18:07 Mw 5.9 3 km S Visso (MC) 10
2016-10-26 19:10:36 Mw 5.4 3 km SW Castelsantangelo sul Nera (MC) 8
2016-08-24 04:33:28 Mw 5.3 5 km E Norcia (PG) 8
2016-08-24 03:36:32 Mw 6.0 1 km W Accumoli (RI) 8

Se guardiamo la distribuzione dei terremoti in profondità in una sezione verticale che va da Camerino (a sinistra nella figura sotto) fino a L’Aquila (a destra), notiamo che è tutt’altro che omogenea, con ampie zone con pochi eventi e altre adiacenti con una densità di terremoti molto elevata. Questa distribuzione così irregolare è dovuta sia alla distribuzione del rilascio di momento sismico negli eventi principali, sia alle caratteristiche geologiche della struttura profonda.  Le stelle rappresentano gli ipocentri dei terremoti più forti, e comprendono quello del 24 agosto (intorno a 0 km sull’asse orizzontale, sotto Accumoli), e quello del 30 ottobre (tra -10 e -20 km). A destra in figura (sud) le stelle gialle sono gli ipocentri dei terremoti della zona di Campotosto, avvenuti a gennaio 2017, mentre a sinistra (nord) si notano i terremoti del 2018 della zona di Muccia.

Localizzazione degli ipocentri lungo una sezione verticale orientata NNO-SSE, parallela alla catena appenninica e alla direzione delle faglie principali.

Se guardiamo la struttura tagliandola in senso perpendicolare, trasversale alle strutture appenniniche, vediamo che non si tratta di un’unica faglia ma di un sistema di faglie. Nel caso mostrato in figura, si tratta del settore a nord, quello attivatosi principalmente nell’aprile 2018.

Sezione verticale trasversale alle faglie attive nell’area di Muccia (MC).

In questi due anni sono stati pubblicati numerosi modelli del sistema di faglie che ha dato luogo alla sequenza, realizzati utilizzando i dati geodetici (GPS e dell’interferometria SAR), quelli sismici e accelerometrici. Tutti i modelli mostrano una elevata complessità della struttura, con numerose faglie che si sono attivate in momenti successivi. Sulla caratterizzazione delle faglie principali c’è un sostanziale buon accordo tra i modelli, grazie anche alla grande quantità di dati acquisiti, disponibile per la prima volta in Italia. Tale ricchezza di informazioni sta permettendo nuovi studi che mettono in luce complessità mai registrate prima in Italia. Su questi punti la discussione scientifica è ancora aperta sia tra i ricercatori italiani che a livello internazionale.

Uno dei punti di maggiore novità, che potrà avere un impatto sulle stime di pericolosità della regione, è la definizione dei tempi di ritorno dei terremoti sulle faglie investigate. Per studiare questo aspetto, tra giugno e luglio del 2017, sono state aperte tre trincee paleosismologiche lungo le rotture prodotte in occasione dell’evento del 30 ottobre 2016, tutte nelle vicinanze della Piana di Castelluccio.

Ubicazione di una delle trincee paleosismologiche effettuate nella regione della sequenza. Si nota la traccia della faglia in superficie e la recinzione dello scavo.

Tutte le trincee hanno permesso di riconoscere numerosi terremoti del passato, sconosciuti ai cataloghi storici, che hanno prodotto scarpate di faglia in superficie come nel 2016. Oltre al terremoto del 2016, sono state riconosciute le evidenze geologiche di 6 paleoterremoti di magnitudo simile o superiore al 2016, negli ultimi 18000 anni. Le foto sotto mostrano due delle trincee scavate nelle vicinanze della Piana di Castelluccio.

Una delle trincee scavate nella regione dopo i terremoti del 2016. Si notano gli indicatori colorati che servono per caratterizzare i diversi episodi di fagliazione.

Numerosi altri studi sono in corso per caratterizzare le faglie presenti nella regione e chiarire i meccanismi con cui queste interagiscono, per migliorare le conoscenze della pericolosità dell’area, per quantificare i tassi di deformazione post- e inter-sismica, per definire la struttura crostale tridimensionale allo scopo di ottenere delle localizzazioni ipocentrali ancora più accurate, per studiare la risposta sismica locale e definire la microzonazione sismica delle aree colpite e di quelle dove si dovrà riedificare, e così via. Di questi studi parleremo nei prossimi mesi.

Alcuni di questi sono raccontati in questo video, Geoscienze News, pubblicato sul canale Scienza&Tecnica e sul sito ansa.it e sui canali web e social INGV.

Sono studi che ci consentiranno di difenderci meglio dai prossimi terremoti, con la speranza che simili tragedie non si ripetano. Alle vittime, agli sfollati, a tutte le persone coinvolte nei terremoti del 2016-2017 va la nostra vicinanza e solidarietà.


APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI SULLA SEQUENZA

https://ingvterremoti.wordpress.com/category/sequenza-sismica-amatrice/

http://terremoti.ingv.it/it/ultimi-eventi/1023-sequenza-sismica-in-italia-centrale-aggiornamenti.html

http://terremoti.ingv.it/it/ultimi-eventi/1001-evento-sismico-tra-le-province-di-rieti-e-ascoli-p-m-6-0-24-agosto.html

http://terremoti.ingv.it/it/ultimi-eventi/33-contenuti/1032-pubblicazioni-su-altre-riviste-abstracts.html


BIBLIOGRAFIA

Amato, A., Barchi, M. e Chiaraluce, L. (2018). I terremoti di Amatrice, Visso e Norcia del 2016-2017 nel contesto sismotettonico dell’Italia Centrale: stato delle conoscenze e problemi aperti. In: Autori vari (a cura di): Antonello Fiore e Vincent Ottaviani, Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile. vol. 1/2018, Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA)

BAIZE S. et al., From 1997 to 2016: three destructive earthquakes along the central apennine fault system, Italy. Field Trip guide book.

Cheloni, D., De Novellis, V., Albano, M., Antonioli, A., Anzidei, M., Atzori, S., et al. (2017). Geodetic model of the 2016 Central Italy earthquake sequence inferred from InSAR and GPS data. Geophysical Research Letters44, 6778–6787. https://doi.org/10.1002/2017GL073580

Chiaraluce, L., Di Stefano, R., Tinti, E., Scognamiglio, L., Michele, M., Casarotti, E., et al. (2017). The 2016 Central Italy seismic sequence: A first look at the mainshocks, aftershocks, and source models. Seismological Research Letters88(3). https://doi.org/10.1785/0220160221

Emergeo Working Group (2016). The 24 August 2016 Amatrice earthquake: Coseismic effects. doi:https://doi.org/10.5281/zenodo.61568.

Gruppo di Lavoro INGV sul Terremoto in centro Italia (2017). Relazione sullo stato delle conoscenze sulla sequenza sismica in centro Italia 2016-2017 (aggiornamento al 2 febbraio 2017). https://doi.org/10.5281/zenodo.267984

INGV Working Group “GPS Geodesy, GPS data and data analysis center” (2016). Preliminary co-seismic displacements for the October 26 (MW5.9) and October 30 (MW6.5) central Italy earthquakes from the analysis of GPS stations. Zenodohttps://doi.org/10.5281/zenodo.167959

Margheriti L., M. G. Ciaccio, B. Castello, A. Nardi, A. Marchetti, F. M. Mele, D. Latorre, A. M. Lombardi, M. Moretti, L. Improta, and the Bollettino Sismico Italiano Working Group, Early aftershocks of the 2016 Mw 6.0 Amatrice, Mw 5.9 Visso and Mw 6.5 Norcia earthquakes in central Italy: analysis of the Seismic Bulletin, Geophysical Research Abstracts, Vol. 20, EGU General Assembly 2018.

Moretti, M., Pondrelli, S., Margheriti, L., Abruzzese, L., Anselmi, M., Arroucau, P., et al. (2016). SISMIKO: Emergency network deployment and data sharing for the 2016 central Italy seismic sequence. Annals of Geophysics59, Fast track 5. doi: https://doi.org/10.4401/ag-7212

Pizzi, A., Di Domenica, A., Gallovič, F., Luzi, L., & Puglia, R. (2017). Fault segmentation as constraint to the occurrence of the main shocks of the 2016 Central Italy seismic sequence. Tectonics36, 2370–2387. https://doi.org/10.1002/2017TC004652

Pucci, S., De Martini, P. M., Civico, R., Villani, F., Nappi, R., Ricci, T., et al. (2017). Coseismic ruptures of the 24 August 2016, Mw 6.0 Amatrice earthquake (central Italy). Geophysical Research Letters44, 2138–2147. https://doi.org/10.1002/2016GL071859

Scognamiglio, L., Tinti, E., Casarotti, E., Pucci, S., Villani, F., Cocco, M., et al. (2018). Complex fault geometry and rupture dynamics of the MW 6.5, 30 October 2016, central Italy earthquake. Journal of Geophysical Research: Solid Earth123, 2943–2964. https://doi.org/ 10.1002/2018JB015603

Tinti, E., Scognamiglio, L., Michelini, A., & Cocco, M. (2016). Slip heterogeneity and directivity of the ML 6.0, 2016, Amatrice earthquake estimated with rapid finite-fault inversion. Geophysical Research Letters43, 10,745–10,752. https://doi.org/10.1002/2016GL071263 


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Un piccolo ma pericoloso meteotsunami nel Mediterraneo (Isole Baleari)

Il 16 luglio 2018 un meteotsunami ha colpito la costa tra le isole spagnole di Maiorca e Minorca, nell’arcipelago delle Baleari, provocando la morte di un turista tedesco trascinato dalla corrente mentre era in spiaggia, e causando notevoli danni lungo tutta la costa. Numerosi locali e attività commerciali sono stati allagati dall’onda e alcune imbarcazioni hanno rotto gli ormeggi per poi essere trascinati via, in balia delle forti correnti, come si vede nel video ripreso nei pressi del porto di Alcudia (Isola di Maiorca).

Le onde di tsunami sono state osservate dai mareografi delle Isole Baleari e del Mediterraneo occidentale. Interessante notare che il meteotsunami è stato rilevato dagli strumenti anche in Sardegna e in Corsica, come si vede nella figura in fondo.

Livello del mare al mareografo di Palma de Mallorca, registrato dall’11 al 17 luglio. Le oscillazioni a lungo periodo sono dovute alle maree, mentre le onde del meteotsunami sono evidenti a partire dal 16 luglio e durano diverse ore.

I meteotsunami sono anomalie del livello del mare causate da fenomeni atmosferici ad alta energia, come fronti temporaleschi, tempeste tropicali, forti dislivelli di pressione atmosferica, tornado etc. In particolari condizioni atmosferiche, le oscillazioni del livello del mare possono entrare in risonanza e produrre onde che hanno caratteristiche simili agli tsunami. In prossimità della costa, e in presenza di particolari condizioni topografiche come insenature o secche, possono avere effetti potenzialmente distruttivi come quello che ha colpito la costa delle isole Baleari. Abbiamo interpellato il nostro collega Mauricio González, dell’Instituto de Hidráulica Ambiental “IH Cantabria” (Universidad de Cantabria), esperto di questi fenomeni. Il dott. González ci ha spiegato che il fenomeno è molto frequente nel Mediterraneo occidentale a causa di oscillazioni della pressione atmosferica di provenienza africana: questi causano impulsi di pressione sulla superficie del mare, che a loro volta generano le onde. “Il problema delle Baleari,” dice il dott. González, “è che queste onde hanno una lunghezza pari a quella dei canali naturali di accesso a città come Ciudadela, nell’Isola di Minorca (figura sotto), e questo incrementa la loro ampiezza.”

Livello del mare osservato a Ciudadela (Isola di Minorca). Per la legenda vedere la figura precedente.

Per quanto rari e poco conosciuti in Italia, i meteotsunami sono relativamente più frequenti degli tsunami generati da terremoti, e in alcune parti del mondo – come i Grandi Laghi tra USA e Canada, alcune zone del Giappone e le stesse isole Baleari – accadono abbastanza spesso, tanto da essere identificati da specifiche parole nelle diverse lingue o dialetti.

In catalano, ad esempio, questo fenomeno è noto come risaga (o ressaca), parola che si associa all’improvviso ritiro delle acque o a forti correnti nei porti o nelle baie chiuse, come evidente in questo video ripreso a Alcudia (Isola di Maiorca).

Nelle Isole Baleari questo fenomeno si verifica talmente spesso che l’Agencia Estatal de Meteorología effettua un monitoraggio continuo dei dati atmosferici, e nel caso in cui la loro evoluzione sia compatibile con questo tipo di fenomeni può lanciare un messaggio d’allerta rapida, come avviene per l’allertamento da tsunami di origine sismica. Il giorno precedente era stata emessa un’allerta gialla (probabilità di evento), e la mattina stessa il livello d’allerta era salito all’allerta arancione (rischio molto alto).

Negli ultimi decenni si sono verificati numerosi episodi di questo tipo, alcuni dei quali hanno riguardato proprio la stessa zona colpita ieri. Già nel 1997 vi erano stati due episodi simili, ma di limitata entità. Nella serata del 15 giugno 2006 un meteotsunami simile a quello di ieri, ma di dimensioni maggiori, ha colpito il porto di Ciudadela, sull’isola di Minorca. Secondo quanto riportato da numerosi testimoni, il livello dell’acqua nel porto si è abbassato di quasi quattro metri (onda negativa), generando correnti velocissime (fino a 4 metri al secondo), che hanno affondato trentacinque imbarcazioni danneggiandone seriamente altre cento.

Benché i meteotsunami non siano causati da terremoti (pertanto non rientrano nelle attività di monitoraggio del Centro Allerta Tsunami dell’INGV), le caratteristiche fisiche e  di conseguenza l’impatto di un meteotsunami può essere molto simile a quello di uno tsunami. Entrambi possono manifestarsi come onde relativamente basse ma con periodo molto lungo, in grado di inondare ampi tratti di costa bassa e di generare forti correnti. Gli tsunami di origine sismica possono però raggiungere altezze ed estensione dell’area colpita molto superiori, quando la magnitudo del terremoto è molto alta (in generale superiore a 7).

Variazioni del livello del mare osservate dal mareografo di Carloforte in Sardegna (Rete Mareografica Nazionale (RMN) gestita dall’ISPRA). Si notano le variazioni lunghe dovute alla marea e quelle a più alta frequenza nelle prime ore del 16 luglio.

Raccomandiamo pertanto di porre sempre la massima attenzione ai repentini cambiamenti nel livello del mare, soprattutto quando si verifica un improvviso ritiro delle acque, ricordando che le onde negative sono sempre seguite dal ritorno delle acque. Quale che sia la causa di queste anomalie, il pericolo è sempre molto alto per via delle potenti e veloci correnti che possono generarsi e che sono in grado di trascinare via sia persone adulte (com’è accaduto alle Baleari) che bambini.

A cura del Centro Allerta Tsunami dell’INGV.


Bibliografia

Vilibić, I., Monserrat, S., Rabinovich, A., & Mihanović, H. (2008). Numerical modelling of the destructive meteotsunami of 15 June, 2006 on the coast of the Balearic Islands. Pure and Applied geophysics, 165(11-12), 2169-2195.

Grezio, et al. (2017). Probabilistic Tsunami Hazard Analysis: Multiple Sources and Global Applications. Reviews of Geophysics, 55(4), 1158-1198.

Šepić, J., & Rabinovich, A. B. (2014). Meteotsunami in the Great Lakes and on the Atlantic coast of the United States generated by the “derecho” of June 29–30, 2012. In Meteorological Tsunamis: The US East Coast and Other Coastal Regions (pp. 75-107). Springer, Cham.


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Gatti che prevedono i terremoti?

Qualche giorno fa ha tenuto banco sul web e sui social media la notizia dello strano comportamento di una comunità di gatti che si trovavano al Cat Café in Giappone, durante il (o prima del?) terremoto a Osaka dello scorso 18 giugno (il 17 sera in Italia). Molti ci hanno segnalato un video, riportato da molti giornali e siti  italiani e stranieri, enfatizzando la sensibilità degli animali prima del terremoto (la Repubblica “Giappone, l’incredibile intuito dei gatti: fuggono prima del terremoto“; La Sicilia.it “I gatti “sentono” il terremoto prima che accada“, Corriere della Sera “Giappone, i gatti «sentono» l’arrivo del terremoto: ecco cosa fanno“, ecc.). Nel video si notano molti gatti che iniziano tutti a muoversi contemporaneamente dalla posizione di torpore che avevano tenuto fino a un attimo prima: chi alza la testa di scatto, chi si rizza in pedi, chi si sposta nella stanza. Circa dieci secondi dopo si vede la stanza ballare fortemente, i lampadari e alcuni mobili oscillano, si sentono rumori di oggetti che sbattono: è avvenuto un terremoto, e anche piuttosto forte.

07:58:45: i gatti del Cat Café sonnecchiano tranquilli prima del terremoto.

Avranno avvertito qualche fenomeno precursore, come ipotizzato dai giornali? O, più banalmente, sono stati allertati dall’onda P (più debole) prima di essere investiti dalla più forte onda S (quella che nel video fa ballare tutto e spaventa gli animali)? Proviamo a fare due calcoli per verificare questa ipotesi, considerando anzitutto il tempo origine del terremoto e quelli delle onde sismiche (il video riporta il tempo che scorre in alto a sinistra); poi verificheremo se le supposizioni fatte in base a questi calcoli sono compatibili con la distanza tra l’epicentro e il “Cat Café”.

Cosa sarebbe accaduto se il Cat Café fosse stato posto, per esempio, a 10 km dall’epicentro? In questo caso un gatto sensibile si sarebbe allertato dopo un paio di secondi (il tempo per un’onda P di percorrere quel tragitto), e avrebbe iniziato a “ballare” seriamente all’incirca dopo altri due secondi (all’arrivo delle onde S, perché queste viaggiano a una velocità di poco superiore alla metà di quella delle P). Allontanandoci dall’epicentro, l’intervallo temporale tra onde S e onde P aumenta.

07:58:48: i gatti del Cat Café avvertono un rumore secco (e forse una vibrazione) e alzano la testa di scatto

Guardando attentamente il famoso video dei gatti, si nota che i gatti alzano la testa e iniziano a muoversi alle 07:58:48. Il terremoto ha avuto origine (ce lo dicono le reti sismiche) alle 07:58:35, quindi 13 secondi prima. Da notare che i gatti alzano la testa esattamente in corrispondenza di un rumore secco nella stanza. Potrebbe quindi essere stato un semplice rumore improvviso ad avere allertato i gatti (dovuto per esempio a una porta o a una finestra che sbatte, a qualcuno che entra, a un oggetto che cade), ma in realtà vediamo che essi continuano a restare vigili nei secondi successivi.

Poco dopo, arriviamo a quello che i commentatori hanno interpretato come il vero terremoto: si vede la stanza ballare fortemente a partire dalle 07:58:58, quindi circa 10 secondi dopo le prime “alzate di testa” dei gatti. Potrebbe essere l’arrivo delle onde S?

07:58:58: i gatti del Cat Café scappano impauriti all’arrivo del “terremoto”

Ecco il calcolo che si può fare. Ipotesi: abbiamo un’onda P dopo 13 secondi e una S dopo 23 secondi dal tempo origine dal terremoto. Se assumiamo una velocità media delle onde P nella crosta pari a 6 km/s otteniamo una distanza dall’ipocentro di 78 km (6 km/s x 13 s). Vediamo le S: assumendo una velocità delle onde S pari a quella delle onde P diviso 1.78 (come da manuale) otteniamo: 6/1.78 = 3.37 km/s. Moltiplicando questa velocità per il tempo di tragitto (in questo caso 23 secondi) otteniamo: 3.37 km/s x 23 s = 77.5 km.

In sostanza, i due momenti di “attenzione” dei gatti potrebbero corrispondere all’arrivo delle onde P e delle onde S, se il luogo si trovasse a 75-80 km.

Non ci resta quindi che verificare la posizione del Cat Café rispetto all’epicentro del terremoto del 18 giugno. Mettiamo nelle mappe di Google la posizione del Cat Café (延時147-13 和歌山グランドビル3FWakayama) e le coordinate dell’epicentro del terremoto (34.826°N – 135.640°E) e il gioco è fatto: 77.5 chilometri!

Mappa dell’area epicentrale: la distanza (linea nera) tra il Cat Café (in basso a sinistra) e l’epicentro (in alto a destra): 77.5 km (maps.google)

Il caso è quindi risolto. I poveri mici sono stati spaventati (poco) dall’onda P del terremoto, che ha impiegato circa 13 secondi per raggiungere il Cat Café. Che si siano allarmati per le vibrazioni o per il rumore prodotto da qualcosa che veniva spostato dall’arrivo dell’onda sismica, non lo possiamo sapere. Dieci secondi dopo, arriva il vero terremoto, o meglio il vero scuotimento, quello delle onde S, accompagnato da forti rumori di cose che scricchiolano e sbatacchiano, e allora si spaventano parecchio. Da notare che in quella stanza non cade neanche uno scaffale o un oggetto dai mobili, segno che i gestori avevano tenuto in giusto conto l’ipotesi di un evento sismico (cosa piuttosto frequente da quelle parti) fissando i mobili alle pareti. Evidentemente sono preparati ai terremoti. E vogliono bene ai gatti.

A cura di Alessandro Amato, INGV.


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