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Gatti che prevedono i terremoti?

Qualche giorno fa ha tenuto banco sul web e sui social media la notizia dello strano comportamento di una comunità di gatti che si trovavano al Cat Café in Giappone, durante il (o prima del?) terremoto a Osaka dello scorso 18 giugno (il 17 sera in Italia). Molti ci hanno segnalato un video, riportato da molti giornali e siti  italiani e stranieri, enfatizzando la sensibilità degli animali prima del terremoto (la Repubblica “Giappone, l’incredibile intuito dei gatti: fuggono prima del terremoto“; La Sicilia.it “I gatti “sentono” il terremoto prima che accada“, Corriere della Sera “Giappone, i gatti «sentono» l’arrivo del terremoto: ecco cosa fanno“, ecc.). Nel video si notano molti gatti che iniziano tutti a muoversi contemporaneamente dalla posizione di torpore che avevano tenuto fino a un attimo prima: chi alza la testa di scatto, chi si rizza in pedi, chi si sposta nella stanza. Circa dieci secondi dopo si vede la stanza ballare fortemente, i lampadari e alcuni mobili oscillano, si sentono rumori di oggetti che sbattono: è avvenuto un terremoto, e anche piuttosto forte.

07:58:45: i gatti del Cat Café sonnecchiano tranquilli prima del terremoto.

Avranno avvertito qualche fenomeno precursore, come ipotizzato dai giornali? O, più banalmente, sono stati allertati dall’onda P (più debole) prima di essere investiti dalla più forte onda S (quella che nel video fa ballare tutto e spaventa gli animali)? Proviamo a fare due calcoli per verificare questa ipotesi, considerando anzitutto il tempo origine del terremoto e quelli delle onde sismiche (il video riporta il tempo che scorre in alto a sinistra); poi verificheremo se le supposizioni fatte in base a questi calcoli sono compatibili con la distanza tra l’epicentro e il “Cat Café”.

Cosa sarebbe accaduto se il Cat Café fosse stato posto, per esempio, a 10 km dall’epicentro? In questo caso un gatto sensibile si sarebbe allertato dopo un paio di secondi (il tempo per un’onda P di percorrere quel tragitto), e avrebbe iniziato a “ballare” seriamente all’incirca dopo altri due secondi (all’arrivo delle onde S, perché queste viaggiano a una velocità di poco superiore alla metà di quella delle P). Allontanandoci dall’epicentro, l’intervallo temporale tra onde S e onde P aumenta.

07:58:48: i gatti del Cat Café avvertono un rumore secco (e forse una vibrazione) e alzano la testa di scatto

Guardando attentamente il famoso video dei gatti, si nota che i gatti alzano la testa e iniziano a muoversi alle 07:58:48. Il terremoto ha avuto origine (ce lo dicono le reti sismiche) alle 07:58:35, quindi 13 secondi prima. Da notare che i gatti alzano la testa esattamente in corrispondenza di un rumore secco nella stanza. Potrebbe quindi essere stato un semplice rumore improvviso ad avere allertato i gatti (dovuto per esempio a una porta o a una finestra che sbatte, a qualcuno che entra, a un oggetto che cade), ma in realtà vediamo che essi continuano a restare vigili nei secondi successivi.

Poco dopo, arriviamo a quello che i commentatori hanno interpretato come il vero terremoto: si vede la stanza ballare fortemente a partire dalle 07:58:58, quindi circa 10 secondi dopo le prime “alzate di testa” dei gatti. Potrebbe essere l’arrivo delle onde S?

07:58:58: i gatti del Cat Café scappano impauriti all’arrivo del “terremoto”

Ecco il calcolo che si può fare. Ipotesi: abbiamo un’onda P dopo 13 secondi e una S dopo 23 secondi dal tempo origine dal terremoto. Se assumiamo una velocità media delle onde P nella crosta pari a 6 km/s otteniamo una distanza dall’ipocentro di 78 km (6 km/s x 13 s). Vediamo le S: assumendo una velocità delle onde S pari a quella delle onde P diviso 1.78 (come da manuale) otteniamo: 6/1.78 = 3.37 km/s. Moltiplicando questa velocità per il tempo di tragitto (in questo caso 23 secondi) otteniamo: 3.37 km/s x 23 s = 77.5 km.

In sostanza, i due momenti di “attenzione” dei gatti potrebbero corrispondere all’arrivo delle onde P e delle onde S, se il luogo si trovasse a 75-80 km.

Non ci resta quindi che verificare la posizione del Cat Café rispetto all’epicentro del terremoto del 18 giugno. Mettiamo nelle mappe di Google la posizione del Cat Café (延時147-13 和歌山グランドビル3FWakayama) e le coordinate dell’epicentro del terremoto (34.826°N – 135.640°E) e il gioco è fatto: 77.5 chilometri!

Mappa dell’area epicentrale: la distanza (linea nera) tra il Cat Café (in basso a sinistra) e l’epicentro (in alto a destra): 77.5 km (maps.google)

Il caso è quindi risolto. I poveri mici sono stati spaventati (poco) dall’onda P del terremoto, che ha impiegato circa 13 secondi per raggiungere il Cat Café. Che si siano allarmati per le vibrazioni o per il rumore prodotto da qualcosa che veniva spostato dall’arrivo dell’onda sismica, non lo possiamo sapere. Dieci secondi dopo, arriva il vero terremoto, o meglio il vero scuotimento, quello delle onde S, accompagnato da forti rumori di cose che scricchiolano e sbatacchiano, e allora si spaventano parecchio. Da notare che in quella stanza non cade neanche uno scaffale o un oggetto dai mobili, segno che i gestori avevano tenuto in giusto conto l’ipotesi di un evento sismico (cosa piuttosto frequente da quelle parti) fissando i mobili alle pareti. Evidentemente sono preparati ai terremoti. E vogliono bene ai gatti.

A cura di Alessandro Amato, INGV.


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Terremoto M 5.8 a Osaka (Giappone),18 giugno 2018

Un terremoto di magnitudo stimata tra 5.3 e 6.1 ha colpito la zona di Osaka, in Giappone, durante la notte tra il 17 e il 18 giugno 2018, alle ore 22:58 UTC del 17 giugno (le 00:58 del 18/6 in Italia; le 7:58 in Giappone).

Epicentro del terremoto calcolato dalla Agenzia Meteorologica giapponese (JMA)

Le stime di magnitudo delle principali agenzie internazionali inizialmente erano tutte inferiori a 6, oscillando tra 5.3 (U.S. Geogical Survey) e 5.9 (prima stima dell’Agenzia Meteorologica del Giappone, JMA). Altri siti riportano valori di 5.6. Il sistema Early-Est, in uso al Centro Allerta Tsunami dell’INGV, ha fornito un valore di Mwp (magnitudo momento) pari a 5.8.

In fondo a questo articolo abbiamo riportato la lista delle magnitudo più affidabili fornite da diversi centri di monitoraggio mondiali. Come si vede, la variabilità è elevata, come spesso ci capita di osservare anche per i terremoti italiani. Ciò non deve sorprendere in quanto la stima può differire a causa di sistemi di calcolo diversi, reti di sismometri differenti, ecc. La JMA giapponese ha fornito inizialmente un valore di 5.9, come riportato dal sito web:

Successivamente, la JMA ha ricalcolato la magnitudo portandola a 6.1, senza peraltro spiegare come sia stato ottenuto il valore rivisto. Non si ha notizia di polemiche su queste stime così diverse, e neanche sulla “correzione” al rialzo da parte della JMA.

Il Giappone, come noto, è uno dei Paesi sismicamente più attivi del pianeta, a causa della sua posizione dove si scontrano diverse placche tettoniche. Le due placche oceaniche del Pacifico e delle Filippine scivolano al di sotto delle isole del Giappone settentrionale e meridionale, rispettivamente. Lungo queste zone di scivolamento (o “subduzione”) avviene la maggior parte dei terremoti del Giappone, soprattutto di quei grandi eventi sismici in grado di generare degli tsunami.

È il caso del grande terremoto del 2011 a Tohoku, di magnitudo 9, che produsse un gigantesco maremoto in grado di inondare e danneggiare molte regioni dell’Oceano Pacifico.

Schema geologico semplificato delle placche tettoniche nella regione giapponese

Oltre ai terremoti di “subduzione”, numerose altre faglie attraversano le isole del Giappone. Alcune di queste faglie si sono attivate in terremoti recenti, come nel caso del terremoto di Kobe del 1995, altre sono silenti da decenni o secoli.

Epicentri dei terremoti in Giappone dal 1960 al 2011. La grandezza dei simboli è proporzionale alla profondità, i colori alla profondità (secondo la legenda a destra)

Per quanto riguarda l’impatto dell’evento, va considerato che esso è avvenuto all’interno della zona metropolitana di Osaka, la seconda città più popolosa del Giappone, con oltre due milioni e mezzo di abitanti. Considerando la magnitudo dell’evento, la sua bassa profondità ipocentrale (intorno ai 10 km) e purtroppo la presenza di alcune vittime (al momento se ne riportano quattro, tre delle quali sono persone anziane decedute per la caduta di mobili o oggetti), si può affermare che l’impatto del sisma sia stato molto contenuto.

Mappa epicentrale in Google Earth. Le aree grigie sono le zone abitate.

Non lontano dalla zona dell’epicentro di questo terremoto, un terremoto di magnitudo 6.9 aveva colpito nel 1995 la zona di Kobe, anche in questo caso con una faglia all’interno della zona urbana della città giapponese. In quel caso le vittime furono oltre seimila e i danni superarono i 100 miliardi di dollari USA.

Riportiamo sotto le stime di magnitudo (M) riportate nei principali siti di monitoraggio sismico del mondo (con relativi link):

M 5.3 – USGS:

M 5.9 – Japan MA: (poi rivista a 6.1)

M 5.6 – CSEM:

M 5.8 – INGV (EarlyEst):  

M 5.6 – GFZ:


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Un video partecipativo sull’adeguamento antisismico degli edifici

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, storicamente impegnato nella ricerca sui terremoti e nelle azioni di comunicazione sulla pericolosità e il rischio sismico, ha deciso di patrocinare questo video partecipativo sugli interventi di adeguamento e miglioramento antisismico, come riconoscimento del valore dell’iniziativa ed espressione dell’adesione simbolica dell’Ente a questa iniziativa senza scopo di lucro. Il video, ideato e realizzato da alcune famiglie del Centro Italia, avvalendosi del supporto tecnico di alcuni esperti in materia, è interamente autofinanziato e si propone di sensibilizzare i cittadini sulla possibilità di migliorare la sicurezza della propria casa attraverso lo strumento del “Sismabonus“, che consente di recuperare fino all’85% della spesa sostenuta. L’iniziativa ha ottenuto un analogo riconoscimento anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). Sul sito del MIT tutte le informazioni sulle modalità di accesso al Sismabonus. Torneremo su questo tema a breve con altri approfondimenti.

Il CAT-INGV al Simposio internazionale sugli tsunami all’UNESCO, Parigi, 12-14 febbraio 2018

Si è concluso l’International Symposium “Advances in Tsunami Warning to Enhance Community Responses” tenutosi a Parigi dal 12 al 14 febbraio 2018. Questo importante convegno, organizzato dall’Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC) dell UNESCO, aveva come scopo principale quello di migliorare la gestione del rischio tsunami e quindi la sicurezza dei cittadini che vivono sulle coste.

Il primo di questi incontri si è tenuto tredici anni fa, nel marzo del 2005, a seguito del grande tsunami di Sumatra del 26 Dicembre 2004, che ha causato la morte di almeno 280.000 persone su tutte le coste dell’Oceano Indiano, fino al Sud Africa. Dopo quell’evento catastrofico, grazie all’impegno dell’UNESCO, delle istituzioni scientifiche e delle organizzazioni di Protezione Civile sono stati fatti rilevanti passi avanti, sia dal punto di vista della conoscenza che della capacità di salvare vite umane.

Nella tre giorni parigina i maggiori esperti di tsunami del mondo si sono riuniti nella sede dell’UNESCO per confrontarsi sulle strategie di difesa dagli tsunami, facendo il punto sulle lezioni apprese dagli eventi del passato, illustrando gli avanzamenti della conoscenza scientifica e confrontandosi sulle migliori pratiche da adottare per rendere l’allerta sempre più veloce e precisa, allo scopo di raggiungere tutti i cittadini migliorando la loro capacità di affrontare gli tsunami e di salvare le proprie vite e quelle dei loro cari. Leggi il resto di questa voce

Terremoto al largo dell’Alaska, 23 gennaio 2018

Oggi, alle ore 10.31 italiane, un forte terremoto si è verificato al largo dell’isola di Kodiak, 300 km a sud–est dalle coste dell’Alaska. Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha stimato, pochi minuti dopo l’evento, una magnitudo pari a 7.6.

Mappa epicentrale del terremoto di questa mattina al largo dell’Alaska. La stella rappresenta l’epicentro del terremoto di magnitudo 7.6 avvenuto alle ore 10:31 ora italiana.

A seguito della forte scossa, il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC) ha diramato un’allerta tsunami per le coste del Pacifico Settentrionale e delle Hawaii. Successivamente, dopo l’osservazione dei dati di boe e mareografi nelle regioni del nord Pacifico, l’allerta è stata cancellata. In caso di forti terremoti crostali Leggi il resto di questa voce

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