Evento sismico di magnitudo 7.8 a sud-ovest di Sumatra, 2 marzo 2016

Un terremoto di magnitudo M 7.8 è stato localizzato alle ore 13:49 italiane (12:49 UTC) del 2 Marzo 2016, circa 800 km ad ovest della costa meridionale dell’isola di Sumatra in Indonesia, ad una profondità di circa 24 km.

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Mappa con la localizzazione del terremoto (stella gialla) di magnitudo 7.8 del 2 marzo 2016; la linea rossa indica la zona di subduzione che costituisce il confine tra la Placca Indo-Australiana posta a ovest e la Placca di Sunda a est. La parte nord di questa stessa zona di subduzione ha generato il terremoto di magnitudo M 9.1 del 26 dicembre 2004 (un enorme terremoto per sovrascorrimento, mega-thrust), mentre il settore centrale è stato interessato da altri due terremoti di magnitudo inferiore. Le aree evidenziate in verde ne indicano le zone di rottura. Generalmente questi terremoti da mega-thrust sono associati a tsunami. Le frecce bianche indicano la direzione e l’entità del movimento relativo tra le due placche che costituisce il motore della sismicità dell’area. La mappa è stata tratta dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/) e modificata.

La scossa principale è stata seguita da un’importante replica di magnitudo M 5.1 avente all’incirca la stessa localizzazione. Il terremoto è stato causato dal movimento di una faglia che deforma la litosfera oceanica della Placca Indo-Australiana; l’epicentro è posizionato all’incirca 600 km a sud-ovest della zona di subduzione che ne definisce il confine con la placca di Sunda. In questa zona, la Placca Indo-Australiana si muove verso nord-nord-ovest con una velocità di circa 55 mm/anno relativamente alla Placca di Sunda. Il meccanismo focale della scossa principale è di tipo trascorrente, con due possibili piani di faglia orientati uno in senso est-ovest e l’altro in senso nord-sud. Esiste incertezza sulla reale orientazione del piano di faglia perché nella stessa zona sono stati registrati in passato terremoti generati da faglie con entrambe le orientazioni. Questo è possibile perché i due gruppi di faglie costituiscono un sistema “coniugato”, ossia i due sistemi di faglie coesistono e possono essere entrambi attivati nel medesimo campo di stress generato dal moto relativo delle placche. In effetti, terremoti di elevata magnitudo generati da faglie trascorrenti non sono inusuali in questa zona, che definisce un limite di placca diffuso tra l’India e l’Australia. Ad esempio, nel 2012 due terremoti di magnitudo M 8.6 e M 8.2, avvenuti nello stesso giorno, sono stati localizzati 700-800 km a nord del terremoto del 2 Marzo 2016. Nonostante l’elevata magnitudo di questi eventi, a causa della loro distanza dalle isole abitate, raramente provocano vittime. Inoltre, poiché il movimento sulle faglie trascorrenti è di tipo prevalentemente orizzontale, esse provocano generalmente poca deformazione verticale del fondale marino, non innescando quindi importanti onde di tsunami.

A ogni modo, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, che effettua un monitoraggio costante della sismicità a scala globale, si è prontamente attivato per calcolare i parametri dell’evento sismico e stimare il livello e i tempi di arrivo delle eventuali onde di maremoto sulle coste. Il CAT opera per l’allerta nel bacino del Mediterraneo ma segue la sismicità di tutto il mondo, sia per fornire al Dipartimento di Protezione Civile italiana le informazioni sui forti terremoti mondiali, sia per effettuare un test delle procedure e un training degli operatori in turno H24 al CAT.

In quest’area si sono registrati in passato dei grandi terremoti tsunamigenici (in grado cioè di generare maremoti), come quello del 2004, che generò uno tsunami devastante per l’Indonesia e per molti paesi affacciati sull’Oceano Indiano. Infatti, il limite di placca posto a sud-ovest dell’isola di Sumatra fa parte di una zona di collisione lunga più di 8000 km, che si estende dall’isola di Papua verso ovest fino a comprendere la catena montuosa dell’Himalaya. A causa del moto relativo, la Placca Indo-Australiana si immerge al di sotto dell’isola di Sumatra, che è parte della Placca di Sunda, formando una zona di subduzione associata a terremoti di elevata magnitudo di tipo mega-thrust (il mega-thrust è un enorme terremoto per sovrascorrimento) e vulcani attivi di tipo esplosivo. Il 26 dicembre 2004 un terremoto di tipo mega-thrust di magnitudo 9.1 ha interessato la porzione settentrionale della zona di subduzione, circa 1000 km a nord dell’epicentro del terremoto del 2 marzo 2016, generando uno tsunami che ha colpito l’intero Oceano Indiano provocando decine di migliaia di vittime.

La zona di subduzione che interessa le placche Indo-Australiana e di Sunda è associata anche a grandi vulcani attivi di tipo esplosivo. Il 26 e 27 agosto 1883 il vulcano Krakatoa situato nello Stretto della Sonda tra le isole di Sumatra e Giava, generò la più grande eruzione esplosiva mai registrata nella storia umana.

La modellazione dello tsunami

Il CAT dell’INGV ha calcolato in pochi minuti le coordinate ipocentrali, la magnitudo e il meccanismo focale del terremoto del 2 marzo. Nonostante fosse chiaro sin da subito che non si trattava di un terremoto di subduzione, e che il meccanismo trascorrente avrebbe probabilmente portato a uno tsunami molto piccolo, sono stati calcolati i possibili scenari, prendendo in considerazione i due possibili piani di faglia. Le due figure che seguono illustrano i due scenari, e mostrano le altezze massime delle onde previste per quella magnitudo e per quel tipo di faglia.

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella est-ovest (parametri dall'USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella est-ovest (parametri dall’USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella nord-sud (parametri dall'USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella nord-sud (parametri dall’USGS).

Le due mappe mostrano come la propagazione delle onde di tsunami risenta fortemente della geometria della faglia. Le aree dove si concentrano i massimi (aree rosse) sono differenti. Si noti che le altezze massime calcolate sono di pochi centimetri, a causa del tipo di movimento quasi esclusivamente orizzontale della faglia, e anche della elevata profondità ipocentrale (circa 30 km).

Nei filmati viene mostrata la propagazione delle onde di tsunami nel tempo, prima per il piano di faglia est-ovest (sopra), poi per quello nord-sud (sotto). I colori blu e rossi indicano rispettivamente variazioni negative e positive del livello del mare.

a cura di Manuela Volpe, Fabrizio RomanoPierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) e del CAT Group-INGV.

Pubblicato il 5 marzo 2016, in Maremoti, Terremoti nel mondo con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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