Archivi giornalieri: 15 gennaio 2016

I terremoti del ‘900: il terremoto del 15 gennaio 1968, disastro naturale e disastro sociale

Vita (TP), 14 Gennaio 1968.

Da poco si è conclusa un’assemblea cittadina nella sala del consiglio comunale e, mentre gli uomini continuano a discutere animatamente, i bambini giocano ad acchiappareddu. All’improvviso, da una della case basse che danno sulla piazza, esce un uomo che afferra per i polsi uno dei bambini e lo spinge dentro casa gridando: ”Dentro, dentro, disgraziato! Dentro che c’è lu terremoto”. E lo trascina dentro casa, sbarrando il portone con tutti i ferri disponibili. Per chiudere fuori il terremoto.

Questo episodio, raccontato da Lorenzo Barbera in uno dei suoi libri, ci dà un’immagine quasi fotografica dell’impreparazione, quasi del rifiuto che l’idea stessa di terremoto generava tra la gente del Belice. Dopo le prime scosse accadute nel pomeriggio e nella serata del 14 gennaio causando danni limitati, un terremoto di magnitudo stimata Mw pari a 6.3 alle 3.01 del mattino del 15 gennaio 1968 si abbatté sulle case della gente del Belice, sulle loro vite, sui loro paesi, sulla loro storia e li distrusse per sempre. E distrusse anche quella ingenua speranza di tener lontano il disastro, che diventò invece una sorta di spartiacque del tempo, tanto che ancora oggi tra la gente del Belice si parla di “prima” e “dopo” il terremoto. In generale, questo concetto vale un po’ per tutta l’Italia. Tanto è vero che prima del 15 gennaio 1968 nessuno conosceva l’esistenza di Gibellina, Santa Ninfa, Montevago, Contessa Entellina, S. Margherita Belice, Vita, Salaparuta, Poggioreale. Da quella data in poi questi nomi sono entrati nell’immaginario collettivo come sinonimo di disastro. Disastro naturale e disastro sociale.

Copertina de “L’Unità” all’indomani del terremoto del 15 Gennaio 1968

Copertina de “L’Unità” all’indomani del terremoto del 15 Gennaio 1968.

La sequenza sismica

I freddi numeri raccontano di una sequenza sismica durata molto a lungo, sino a febbraio del 1969. La scossa principale fu preceduta da una serie di eventi minori iniziati il 14 Gennaio, di cui tre con magnitudo momento Mw compresa fra 4.9 e 5.2, e seguita da altri 79 eventi, con una forte replica di magnitudo Mw=5.5 il 25 gennaio (CPTI11). Dalla fine di gennaio al 1° giugno dello stesso anno furono registrati dall’Università di Messina altri 65 terremoti con magnitudo M≥3 e circa un migliaio di repliche con magnitudo M≥2. Per quel che riguarda la profondità, molti studiosi concordano con Bottari (1973) che sostiene una localizzazione crostale degli ipocentri (profondità ≤28 km), compresi i terremoti più forti. Secondo Anderson e Jackson (1987), invece, le profondità focali arriverebbero fino a 36 km. E’ da sottolineare che si discute ancora molto sulla localizzazione delle scosse principali della sequenza, sulle loro profondità e sulla determinazione della magnitudo. Tutti questi parametri risentono, ovviamente, della modesta densità di stazioni sismiche al tempo del terremoto e sulla non ottimale qualità dei pochi dati strumentali disponibili.

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