Terremoto M7.5 in Hindu-Kush, Afghanistan, 26 ottobre 2015

Un terremoto di magnitudo 7.5 è avvenuto questa mattina alle ore 09:09 UTC (alle 10:09 ora italiana) nella regione montuosa dell’Hindu-Kush, in Afghanistan nord-orientale, vicino a Pakistan e Tajikistan.

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Localizzazione del terremoto avvenuto questa mattina in Hindu-Kush, Afghanistan.

Il terremoto è avvenuto in una zona a elevata sismicità, generata dalla collisione della placca indiana con quella euro-asiatica. La profondità ipocentrale dell’evento odierno è di circa 200 km, che è tipica per quel settore della catena Hymaliana. In precedenza, infatti, la zona era stata colpita da numerosi forti terremoti di profondità confrontabile, tra i 100 e i 250 km. In questa regione si trova infatti, secondo le ricostruzioni effettuate con la tecnica della tomografia sismica, un residuo dell’antico oceano che era presente prima che l’India raggiungesse la grande placca euro-asiatica.

Il lungo viaggio della placca indiana verso nord, iniziato decine di milioni di anni fa.

Il lungo viaggio della placca indiana verso nord, iniziato decine di milioni di anni fa.

Nella zona dell’Hindu-Kush, situata poco a nord-ovest del margine di placca rappresentato nella figura sopra, un terremoto analogo a quello odierno era avvenuto il 3 marzo del 2002, con magnitudo 7.4 a profondità di circa 225 km, e aveva causato oltre 150 vittime.

Pur localizzato lungo lo stesso margine di placca del terremoto del Nepal dell’aprile 2015, i due eventi sono molto diversi, sia per la profondità ipocentrale molto diversa (quello del Nepal era superficiale), che per la dinamica dei processi. Nel caso odierno si tratta di un fenomeno legato allo sprofondamento (subduzione) dell’antico oceano, con terremoti che avvengono fino a 300 km di profondità, mentre nel caso del Nepal si trattò di un terremoto per sovrascorrimento (thrust) superficiale, in pratica uno scivolamento della parte più pellicolare tra le due placche.

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Schema geologico tridimensionale della subduzione della placca indiana (a destra) sotto quella asiatica (a sinistra). Secondo questo schema i terremoti di profondità intermedia (tra i 70 e i 300 km) avvengono all’interno della litosfera indiana sprofondata, mentre la parte dell’oceano subdotto si sarebbe spezzata (slab break-off) e starebbe sprofondando lentamente nel mantello (da Searle et al., 2001).

A causa dell’elevata profondità ipocentrale (oltre che ovviamente della magnitudo), il terremoto è stato avvertito fino a oltre 2000 km dall’epicentro. In generale, i terremoti intermedi (profondità tra i 70 e i 300 km) e profondi (profondità>300 km) sono seguiti da un numero inferiore di repliche (aftershocks) rispetto a quelli superficiali. Quello del 2002 (profondità 225 km) ha avuto solo una dozzina di aftershocks di magnitudo M>4 nei due mesi successivi, tra i quali il maggiore è stato di magnitudo 4.9. Nelle prime 5 ore dal terremoto odierno sono stati registrati tre aftershocks di magnitudo maggiore di 4, il massimo di magnitudo 4.8.

Altre informazioni sono disponibili anche sul sito dell’USGS.


Bibliografia

Searle, M., B.R. Hacker, and R. Bilham, The Hindu Kush Seismic Zone as a Paradigm for the Creation of Ultrahigh-Pressure Diamond- and Coesite-Bearing Continental Rocks. The Journal of Geology, 2001, volume 109, p. 143–153

Pubblicato il 26 ottobre 2015, in Terremoti nel mondo con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

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