Il terremoto del 2012 in Emilia poteva essere previsto guardando le formazioni nuvolose?

Un lavoro pubblicato di recente sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences da un team di ricercatori statunitensi e italiani, Jeremy Thomas, Fabrizio Masci e Jeffrey Love, pone fondati dubbi sulla validità di uno studio di due ricercatori cinesi relativo ad una presunta previsione del terremoto del 20 maggio 2012. Lo studio di Thomas et al. è parte di un processo di riesame dei precursori dei terremoti che sono stati e continuano a essere riportati nella letteratura scientifica con l’obiettivo di poterli un giorno utilizzare per sviluppare tecniche di previsione dei terremoti.


La presunta previsione del terremoto del 20 maggio 2012 nella valle del Po

In un articolo pubblicato nel 2013 sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences, due ricercatori cinesi, G. Guangmeng and Y. Jie, affermarono di aver predetto il terremoto avvenuto il 20 maggio 2012 nella valle del Po. La previsione era stata fatta osservando immagini da satellite che mostrano la formazione di nubi lineari lungo il versante orientale degli Appennini. Secondo Guangmeng e Jie, formazioni nuvolose lineari e stazionarie, possibili precursori del terremoto del 20 maggio 2012, si sono formate lungo gli Appennini nei giorni 22 e 23 aprile 2012 (vedi esempio in Figura 1).

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Figura1. Una delle immagini satellitari della nube lineare considerata precursore del terremoto avvenuto il 20 maggio 2012 nella valle del Po.

Questa osservazione aveva portato i due ricercatori a formulare una previsione di un terremoto di magnitudo 6 che si sarebbe verificato da qualche parte in Italia entro un mese. La previsione sarebbe stata comunicata a due loro colleghi. Come prova a supporto della loro previsione, Guangmeng e Jie fanno notare che la formazione da loro riportata è pressoché orientata in direzione NW-SE, come le principali faglie attive presenti nell’Italia centrale. Circa un mese dopo, il 20 maggio 2012, un terremoto di magnitudo 6 si verificò nella valle del Po.

Breve introduzione al processo di riesame dei precursori sismici

Il lavoro pubblicato di recente da Jeremy Thomas, Fabrizio Masci e Jeffrey Love pone fondati dubbi sulla validità di questa previsione. Lo studio di Thomas et al. è parte di un processo di riesame dei precursori dei terremoti che sono stati e continuano a essere riportati nella letteratura scientifica con l’obiettivo di poterli un giorno utilizzare per sviluppare tecniche di previsione dei terremoti. Il processo di riesame ha come scopo primario verificare se realmente esista un legame tra l’attività sismica e le anomalie che sono identificate, in maniera retrospettiva, prima di forti terremoti, sia nel campo magnetico terrestre sia in parametri ionosferici. Il riesame dei precursori dei terremoti, con la pubblicazione negli ultimi quattro anni di circa venti articoli su importanti riviste internazionali, ha evidenziato che in molti studi le anomalie magnetiche e ionosferiche sono state messe in relazione con l’attività sismica senza analizzare a fondo altre possibili cause. Si è dimostrato che queste anomalie sono in realtà strettamente correlate con l’attività geomagnetica indotta dall’interazione Terra-Sole, oppure sono artefatti legati alla metodologia adottata nell’analisi dei dati. All’interno del processo di riesame dei precursori dei terremoti, si è anche analizzata la nube lineare stazionaria ritenuta da Guangmeng and Jie precursore del terremoto emiliano del 20 maggio 2012. Si è dimostrato che la sua formazione è in realtà un normale fenomeno atmosferico che non ha alcuna relazione con l’attività sismica.

Lo studio di Thomas, Masci, e Love

Chiaramente, se formazioni nuvolose possono essere correlate con l’attività sismica, questo sarebbe un importante sviluppo per la scienza della previsione dei terremoti. Tuttavia, come si può riscontrare in altre pubblicazioni, i precedenti esempi di formazioni di nubi come precursori sono poco chiari, aneddotici, e soprattutto privi di prove scientificamente valide.

Allo scopo di verificare se nubi lineari si formino effettivamente sopra l’Italia prima del verificarsi di un terremoto, Thomas et al. hanno analizzato le stesse immagini satellitari nell’infrarosso utilizzate da Guangmeng e Jie, disponibili presso la società meteo SAT24. Esaminando quattro anni d’immagini orarie (2010 – 2013), di cui due esempi sono riportati in  Figure 2a e 2b, gli autori hanno messo in evidenza che formazioni di nubi lineari stazionarie sono spesso presenti lungo gli Appennini, indipendentemente da ogni rilevante attività sismica.

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Figura 2a. Tipica nube orografica che si forma lungo il versante NE degli Appennini.

La nube lineare identificata da Guangmeng e Jie il 22 aprile 2012 come possibile precursore del terremoto del 20 maggio è solo una di queste nubi. Nell’articolo Thomas et al. riportano una selezione di 24 immagini di nubi lineari, mentre nel materiale supplementare dell’articolo sono anche disponibili alcuni filmati che mostrano la formazione di queste nubi e la loro evoluzione nelle ore successive. Thomas et al. hanno poi investigato la possibile correlazione tra la formazione di queste nubi lineari con i 14 terremoti di magnitudo superiore a 5 che si sono verificati nei quattro anni analizzati nell’area mediterranea compresa tra l’intervallo di latitudine 35-48°N e longitudine 6-20°E. È stato eseguito un test per verificare la significatività statistica tra la presenza delle nubi lineari e i terremoti. Il test ha evidenziato che il presunto legame tra la formazione di nubi lineari, come quella di Guagmeng e Jie, e il verificarsi di terremoti è privo di correlazione statistica.

Contrariamente a quanto affermato da Guangmeng e Jie a pagina 91 del loro articolo, c’è una semplice spiegazione meteorologica per la formazione delle nubi lineari lungo l’Appennino. Questo tipo di nubi sono classificate in meteorologia come “nubi orografiche”. Le nubi orografiche si formano sui fianchi delle montagne, nel nostro caso la catena appenninica, a causa del sollevamento, e del successivo raffreddamento, di masse d’aria che hanno un contenuto di umidità sufficiente affinché si abbia la formazione di nubi. Nel caso degli Appennini, quando la circolazione è prevalentemente da SW (questo può essere verificato facilmente nei filmati allegati all’articolo) tali nubi sono confinate sul versante NE della catena montuosa, e rimangono stazionarie per diverse ore poiché sono protette dalla catena stessa dai venti presenti in quota. Tutte le formazioni nuvolose analizzate da Thomas et al., inclusa quella riportata da Guangmeng e Jie, sono chiaramente nubi orografiche. Nelle Figure 2a e 2b sono mostrati due esempi di nubi orografiche formatesi lungo la catena appenninica. È evidente la stretta somiglianza che esiste tra le nubi nelle  Figure 2a e 2b e quella di Guangmeng e Jie in Figura 1. Essendo le principali faglie attive pressoché orientate con gli Appennini, queste nubi lineari sono solo apparentemente in linea con le faglie stesse. Pertanto, contrariamente a quanto affermato da Guangmeng e Jie, il disporsi delle nubi in direzione delle faglie non è prova del loro legame con l’attività sismica.

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Figura 2b. Tipica nube orografica che si forma lungo il versante NE degli Appennini.

Un’ulteriore osservazione che può essere fatta alla previsione di Guangmeng e Jie, è che la formazione lineare del 22 aprile 2012 si è sviluppata parallela a tutto l’Appennino centro-meridionale, una regione tettonica caratterizzata da un’estensione in direzione NE-SW e faglie normali, mentre il terremoto del 20 maggio 2012, che essi affermano di aver predetto, si è verificato nella Pianura Padana, una regione tettonica caratterizzata da una compressione N-S che produce faglie inverse in direzione E-W. Guangmeng e Jie non spiegano come una nube lineare presente nell’Appenino centro-meridionale possa essere correlata a un terremoto avvenuto in un’altra zona d’Italia, che oltretutto presenta caratteristiche tettoniche diverse.

In conclusione, pur volendo considerare la previsione di Guangmeng e Jie un “successo”, è evidente che essa non ha nessuna base scientifica per esserlo. Al contrario, vi sono forti evidenze scientifiche che ne smentiscono la validità. Il fatto che il terremoto del 20 maggio 2012 nella valle del Po sia stato preceduto un mese prima dalla formazione di nubi lineari è chiaramente solo una casualità, nella quale Guangmeng e Jie hanno voluto riscontrare un inesistente legame tra due fenomeni geofisici differenti. Se dati geofisici sono analizzati in maniera retrospettiva è facile trovare presunte anomalie nelle ore, nei giorni, o nei mesi prima di un terremoto, ma ciò non significa che queste debbano essere necessariamente correlate – in senso causale – con il seguente terremoto se non si dimostra in maniera esaustiva il legame ipotizzato tra i due eventi.

A cura di Fabrizio Masci, INGV, sede di L’Aquila.

Pubblicato il 27 giugno 2015, in Approfondimento scientifico, I terremoti della pianura padana emiliana del 2012, INGV, Sismicità Italia con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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