Un terremoto davvero intra-placca

mondo-irisUn terremoto di magnitudo 5.6 è stato rilevato ieri al centro della placca australiana.

Come è noto i terremoti, soprattutto quelli più grandi, avvengono ai margini delle placche tettoniche, dove queste scorrono le une accanto alle altre, come nel caso della faglia di San Andreas in California, o dove una si infila sotto un’altra, come nelle zone di “subduzione” del Pacifico (Giappone, Cile, Alaska).

Ai confini tra le placche si accumulano infatti, anno dopo anno, gli sforzi determinati dal movimento di questi grandi blocchi, fintanto che l’energia accumulata non è tale da superare la resistenza delle rocce, generando i terremoti. Possiamo definire questi terremoti “interplacca”.

Tuttavia, non deve stupire se anche le zone lontane dai margini di placca vengono di tanto in tanto colpite da terremoti. Anche le placche più grandi e più stabili, dove i movimenti geologici sono terminati miliardi di anni fa, subiscono una deformazione interna, anch’essa determinata dalle spinte che subiscono i loro bordi e dalla propagazione degli sforzi a migliaia di chilometri di distanza. Si calcola che lo 0.5% dell’energia sismica rilasciata nel mondo sia attribuibile a terremoti intraplacca. Il restante 99.5% è dovuto a quelli, più numerosi e più forti, che avvengono lungo i margini tra le placche.

Earthquakes-mondo

Tre sono i meccanismi principali invocati per spiegare perché un terremoto avviene nel bel mezzo di una placca stabile.

1) Concentrazione di stress in una zona dove c’é un’eterogeneità crostale, ad esempio in prossimità di un’intrusione magmatica al contatto con le rocce circostanti.

2) Una zona di debolezza nella crosta, come nel caso di un antico “rift”, ossia un sistema di faglie estensionali non più attivo, ma che è in grado di rilasciare più facilmente gli sforzi trasmessi all’interno della placca.

3) Una zona dove il flusso di calore è anomalo, generalmente più alto della media.

In realtà queste tre categorie non sono esclusive una dell’altra ed è possibile che a determinare questi terremoti sia una combinazione di più fattori.

Il fiume Mississipi dopo i terremoti del New Madrid del 1811-1812

Il Mississipi dopo i terremoti del New Madrid del 1811-1812

Sia il secondo che il terzo meccanismo sono stati invocati dai ricercatori americani per spiegare i grandi terremoti che colpirono nel 1811-1812 la zona sismica del New Madrid (NMSZ), all’interno della placca nord-americana, ben lontano dai margini di placca attivi del Pacifico.

I terremoti principali della sequenza del New Madrid avvennero il 16 dicembre 1811 (Mag stimata 7.7) in Arkansas, il secondo il 23 geannaio 1812 in Missouri (M7.5) e il terzo il 7 febbraio dello stesso anno lungo la faglia Reelfoot tra il Missouri e il Tennessee (M7.7).

in confronto a questi grandi terremoti che causarono molte vittime e sconvolgimenti del paesggio, il terremoto di ieri al centro dell’Australia era solo di magnitudo 5.6 e per di più è avvenuto in una regione molto poco abitata.

Pubblicato il 10 giugno 2013, in Terremoti nel mondo con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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