I terremoti in Pianura Padana Emiliana del maggio 2012 e la pericolosità sismica dell’area: che cosa è stato sottostimato?

report_2meseI terremoti del maggio 2012 hanno colpito un’area fra le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, ritenuta dal pubblico, e non solo, “un’area poco sismica” o addirittura “non-sismica”. Come già avvenuto per il terremoto dell’Aquilano del 2009 altre voci, anche in ambito scientifico, hanno avanzato l’ipotesi di una possibile – anzi, praticamente certa – sottovalutazione della pericolosità sismica “ufficiale” dell’area. Di conseguenza è stata sostenuta la necessità di aggiornarne le stime, facendo a volte un po’ di confusione fra pericolosità sismica, rischio sismico, classificazione sismica e normativa sismica.

Questo argomento è stato discusso da ricercatori di INGV, Eucentre e GEM (M. Stucchi, C. Meletti, P. Bazzurro, R. Camassi, H. Crowley, M. Pagani, R. Pinho e G.M. Calvi) in un articolo pubblicato su “Progettazione Sismica” (v.4, n.3 del 2012 – Numero monotematico sul terremoto in Emilia), che riportiamo integralmente per gentile concessione della rivista.

Gli autori dimostrano che, per quel che riguarda la pericolosità sismica, le caratteristiche dei terremoti del maggio 2012, e in particolare quelle degli scuotimenti registrati, rientrano fra quelle attese per questa zona dalle normative sismiche e che pertanto, come già nel caso del terremoto dell’Aquila, le stime di pericolosità sismica non siano da rivedere in funzione di questi eventi.

Le ragioni dell’esteso danneggiamento, verificatosi principalmente a seguito dei terremoti del 29 maggio 2012, sono essenzialmente le seguenti:

a) il fatto che le zone colpite sono state classificate come sismiche, e quindi soggette a normativa sismica, solo a partire dal 2003 e non completamente fino al 2010. E questo nonostante la comunità scientifica ne avesse ipotizzato la pericolosità già dal 1980, ne avesse segnalata la pericolosità sismica almeno a partire dal 1996 e avesse formulato una proposta per la classificazione in terza categoria sismica nel 1998. Nella figura sono presentate le zone sismiche in Emilia-Romagna dal 1984 al 2003.

b) il cumulo delle sollecitazioni prodotte dalle diverse scosse più energetiche della sequenza.

In conclusione, non vi è stata nessuna sottostima della pericolosità sismica, o del rischio sismico, in sede scientifica; vi è stata – da sempre in Italia – una notevole sottostima del problema sismico in sede politico-amministrativa.

classificazione_Stucchi

Classificazione sismica: le zone sismiche in Emilia-Romagna dal 1984 al 2003.

Il problema di fondo resta: le costruzioni edificate in moltissime zone italiane prima del 2003 (e per certi versi prima addirittura del 2010) non hanno conosciuto ufficialmente criteri di costruzione antisismici – sia pure con numerose, fortunate eccezioni spontanee, che hanno determinato la buona risposta, in generale, dell’edilizia abitativa degli ultimi 40 anni.  Lo stesso problema si era verificato nel caso del terremoto di S. Giuliano di Puglia (31 ottobre e 1 novembre 2002) e potrebbe verificarsi in un elevato numero di comuni rappresentati nella figura qui sotto, con il colore corrispondente al livello di pericolosità sismica attualmente conosciuto.

pericolosità_Stucchi

In questa mappa è rappresentata la pericolosità sismica dei Comuni NON classificati fino al 2003 (GdL MPS, 2004; rif. Ordinanza PCM del 28 aprile 2005, n. 3519, All. 1b; Stucchi et al., 2011, http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

A cura di M. Stucchi, C. Meletti.

Pubblicato il 29 marzo 2013, in I terremoti della pianura padana emiliana del 2012, Pericolosità sismica, Pericolosità sismica con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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