Terremoto in Pianura Padana Emiliana: storia sismica dell’area

L’area interessata dalla sequenza è caratterizzata da una sismicità storica relativamente moderata, confrontabile con quella di altri settori della pianura padana (ad esempio l’area fra Reggiano e Parmense, che negli ultimi anni ha avuto terremoti relativamente frequenti di magnitudo compresa fra 4.5 e 5.5), ma inferiore ad alcuni settori dell’appennino romagnolo, del versante toscano dell’Appennino tosco-emiliano, e decisamente inferiore alle caratteristiche di sismicità dell’Appennino centrale e Meridionale, della Calabria, della Sicilia Orientale e dell’Italia Nord-orientale.

Distribuzione della sismicità storica negli ultimi mille anni (Catalogo CPTI11, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/)

Nell’area compresa fra Ferrara e Mirandola sono noti alcuni terremoti di magnitudo prossima a 5.5 sul versante ferrarese (1346, 1561), nell’area di Finale Emilia e Bondeno (1574, 1908, 1986), nel mantovano (1901) e nella zona di Cento (1922). Un altro evento storico di interesse, studiato di recente, è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia, località ove produsse effetti del VII-VIII grado MCS (Scala Mercalli-Cancani-Sieberg).

Distribuzione della sismicità storica negli ultimi mille anni (Catalogo CPTI11, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/)

La sequenza più importante che interessa storicamente l’area è quella che colpì Ferrara il 17 novembre 1570, quando quattro scosse fortissime provocarono molti danni alla città e a numerose località del circondario, ove furono particolarmente danneggiate chiese e campanili. In città i danni furono gravi sia all’edilizia religiosa che agli edifici pubblici, con diversi crolli parziali e danni strutturali abbastanza diffusi. Danni diffusi si ebbero anche agli edifici ad uso abitativo. Le vittime furono complessivamente alcune decine, ma i dati risultano molto incerti. La sequenza fu molto complessa e si ebbero numerose repliche fino ai primi mesi del 1572, con qualche ulteriore scossa nei due anni successivi fino a quella un po’ più forte che il 17 marzo 1574 produsse qualche danno a Finale Emilia.

Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 1570 (Database macrosismico italiano DBMI11, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/).

Nel settore più sud-orientale l’evento principale è rappresentato dal terremoto del 19 marzo 1624 (Mw 5.5) che produsse danni molto gravi nella località di Argenta (VIII-IX MCS), dove gli effetti furono certamente amplificati dalle condizioni di sito.

Sia in occasione della sequenza del 1570 che per il terremoto del 1624 le fonti coeve riferiscono diversi episodi di effetti di liquefazione.

Qualche chilometro più a sud-ovest altri due terremoti, di energia molto simile e probabilmente profondi, si ebbero rispettivamente nel 1796 e nel 1909.

Diversi terremoti sul versante sud-occidentale, di energia relativamente moderata, hanno interessato l’area di Carpi e del Reggiano, ultimo dei quali quello del 15 ottobre 1996, (Mw 5.4) localizzato fra Bagnolo in Piano e Correggio.

Storia sismica osservata a Ferrara: nella scala MCS il grado 6 classifica l’inizio del danneggiamento leggero, ma diffuso (Database macrosismico italiano DBMI11, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/).


Pubblicato il 30 maggio 2012, in I terremoti della pianura padana emiliana del 2012, Storia sismica con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Commenti disabilitati su Terremoto in Pianura Padana Emiliana: storia sismica dell’area.

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