I terremoti del ‘900: 26 aprile 1917, cento anni dopo

Il 3 maggio 1917 un fante dell’esercito italiano acquartierato sul fronte di guerra italo-austriaco scriveva a casa, molto preoccupato:

“Cartolina dal fronte, 3 maggio 1917, da Castelli et al., 2016”.

“Zona di guerra, 3 maggio 1917. Carissimi genitori […] molto in agitazione mi tiene di non sentire – è diversi giorni – vostre notizie ma voglio sperare che il terremoto, come ho inteso che è stato nella nostra provincia, a Gubbio abbia risparmiato. Mi pare che i gastighi siano anche troppi e non mancherebbe anche questo […]”

Il terremoto che preoccupava il soldatino di Gubbio era accaduto sette giorni prima, in Valtiberina, al confine tra Umbria e Toscana.  A darne le primissime, generiche notizie era stata, il 27 aprile, la Gazzetta Ufficiale (che allora pubblicava non solo leggi e atti ufficiali ma anche notizie di cronaca fornite dall’agenzia di stampa Stefani).

Titoli di corrispondenze del Resto del Carlino del 27 e 30 aprile 1917.

«Ieri mattina, fra le 11.30 e le 11.40, si è verificata una forte scossa di terremoto nella provincia di Perugia e specialmente in quella di Arezzo. In quest’ultima Provincia danni di una certa gravità, ma fortunatamente senza vittime, si sono finora constatati nei comuni di San Sepolcro, Citerna, Santa Maria, Anghiari. Invece nel comune di Monterchi oltre a gravi danni ai fabbricati, si segnalano pure vittime e feriti. Dal prefetto di Arezzo è stato disposto l’invio immediato di soldati e funzionari di pubblica sicurezza, di medici e medicinali. Si recò sul luogo il sottosegretario all’interno on. Bonicelli, con funzionari del genio civile.» [Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 27 aprile 1917, n. 99, p. 2169].

Le vittime

Lo stesso giorno i maggiori quotidiani nazionali forniscono i primi dettagli, anzitutto sulle vittime, che si teme siano numerose: “si presume che a Monterchi, in seguito al terremoto, i morti superino la quarantina, fra cui alcune ragazze delle scuole.” [Corriere della Sera, 27 aprile 1917, p. 4].  Il 28 aprile si precisa il quadro del crollo della scuola di Monterchi: «sembra che i bambini e le bambine che si trovavano in essa al momento del terremoto fossero una ventina circa. L’edificio è crollato interamente. Tetto e pavimento sono sprofondati, travolgendo nelle macerie quei meschini che non avevano potuto mettersi in salvo in tempo, come hanno potuto fare alcuni, la maestra compresa» [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4]. In seguito però una corrispondenza da San Sepolcro chiarirà che i bimbi vittime del crollo della scuola fortunatamente sono stati solo 4.

Gli effetti del terremoto a Mercatale [La Domenica Illustrata, 20 maggio 1917].

Anche il totale delle vittime accertate si rivela inferiore rispetto ai timori iniziali: il Corriere della Sera del 28 aprile ne segnala 16 a Monterchi (dove però il recupero dei corpi è ancora in corso) e 1 ad Anghiari. Infatti al momento della grande scossa buona parte della popolazione si trovava già all’aperto, chi perché occupato a lavorare in campagna e chi perché impaurito da scosse più lievi che si erano avvertite nella mattinata.

A Monterchi [La Domenica del Corriere, 13 maggio 1917].

I feriti però sono molte decine, specie a Monterchi, Citerna, Anghiari e Sansepolcro, compresi anche alcuni soccorritori («l’ingegnere del genio civile Bruno Rossi, cinque pompieri e un cantoniere») travolti dai crolli causati a Monterchi, alle 13.55 del 27 aprile, dalla più forte delle molte repliche che seguirono la scossa principale [Corriere della Sera, 28 aprile 1917, p. 4].

Gli effetti principali

Gli effetti complessivi del terremoto sono efficacemente sintetizzati in uno studio di Alfonso Cavasino (1935):

“1917 […] Al mattino del 26 aprile, a partire dalle 5h25m, cominciarono a sentirsi in vari paesi dell’alta valle del Tevere una mezza dozzina di scosse […] assai sensibili che misero in allarme quelle popolazioni, allorché a 10h36m dello stesso giorno [da poco era stata introdotta l’ora legale, Ndr] sopraggiunse una violentissima scossa che assunse tutti i caratteri di un vero disastro soprattutto a Monterchi e frazioni: ivi il 90% delle case si resero inabitabili e la maggior parte di esse crollarono, le rimanenti furono danneggiate più o meno lievemente; si dovettero inoltre deplorare una ventina di morti ed una trentina di feriti […] A Citerna, a Monte S. Maria Tiberina e nella frazione di Lippiano, a Lugnano […] il disastro fu un po’ meno grave, giacché solo il 50% delle case crollarono o si resero inabitabili e non vi furono vittime […] A S. Sepolcro il terremoto fu rovinoso: crollarono una diecina di case, oltre 200 si resero inabitabili, circa 900 rimasero lesionate e le rimanenti ebbero leggere lesioni. A S. Giustino ed Anghiari il danno fu un po’ meno grave, giacché non si verificarono crolli. A Città di Castello, Montone e Umbertide […] lesioni gravi in parecchie case, leggere nelle rimanenti. Ad Arezzo, Badia Tedalda, Bagno di Romagna, Castiglione Fiorentino, Civitella della Chiana, Cortona, Foiano della Chiana e Monte S. Savino si ebbero solo leggere lesioni in alcune case […] Le repliche, numerose nel primo giorno, andarono diminuendo nei giorni successivi e cessarono del tutto al mattino del 9 maggio. La più notevole […] ebbe luogo a circa 13h55m del 27 aprile, ed ebbe tale intensità nella zona epicentrale da provocare la caduta di qualche muro pericolante e rendere più gravi le lesioni prodotte dalla scossa principale del giorno precedente.” [Cavasino, 1935, pp. 160-161]

Distribuzione degli effetti del terremoto del 26 aprile 1917 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI15].

La lezione di Oddone

Il terremoto del 26 aprile 1917 causò un gravissimo danneggiamento agli edifici. Uno strumento prezioso per comprendere le ragioni del suo impatto disastroso è lo studio del 1918 in cui il sismologo Emilio Oddone pubblicò i risultati di una “visita al luogo del disastro” fatta circa venti giorni dopo l’evento, corredandoli con alcune immagini fotografiche di un certo interesse.

Emilio
Oddone (1861-1940).

Anche se lo scopo principale del lavoro di Oddone (1918) era sismologico -discutere i principali parametri del terremoto e fornire elementi per un suo inquadramento complessivo dal punto di vista geologico, storico e della vulnerabilità degli edifici-, le riflessioni per noi più originali e interessanti riguardano le cause del danneggiamento gravissimo osservato dal sismologo.  Oddone ne mette in evidenza diverse: le caratteristiche dei terreni di fondazione (i centri abitati più colpiti sono costruiti su forte rilievo o pendio); le caratteristiche dell’edilizia locale (altezza degli edifici, tetti pesanti e spingenti); i fattori economici e sociali che rendono migliore la qualità edilizia nei centri abitati più importanti (Città di Castello, Sansepolcro, Anghiari) e peggiore nelle zone più depresse, proprio come si è riscontrato nei recenti terremoti dell’Italia Centrale. In buona sostanza, osserva Oddone, «Il terremoto fortissimo, ha spazzato il mal fatto ed ha anche guastato varie costruzioni non cattive, ma si è spuntato contro i fabbricati ad ossatura buona; la qual cosa deve servire da monito e da conforto».

Anche nel 1917, come ai giorni nostri, nelle settimane successive al terremoto si discusse l’ipotesi di delocalizzare alcuni dei centri maggiormente danneggiati. A questo proposito Oddone non ha dubbi: «quelle borgate si devono conservare, solo occorre che le riparazioni e le ricostruzioni siano guidate dalle saggie [sic] norme dell’Ingegneria antisimica». Non c’è motivo di delocalizzare, basta costruire come si deve.

Cartoline illustrate che riproducono gli effetti del terremoto a Monterchi e Citerna [Tacchini, 1992].

Storia sismica, pericolosità, riduzione del rischio

Oddone si preoccupa anche di considerare la storia sismica, che nelle aree colpite dal terremoto del 1917 è complessa e abbastanza ben documentata almeno per i centri abitati più importanti (Città di Castello e Sansepolcro).

Storia sismica di Sansepolcro, DBMI15.

Passati in rassegna i principali terremoti storici dell’area (1352, 1389, 1458, 1694, 1789 e 1865) e osservato che essi «si seguono irregolarmente» e quindi la sismicità non è stazionaria, non presenta cadenze regolari nel tempo, Oddone affronta l’ancora attualissimo tema della possibilità di fare o meno ‘previsioni’. E giunge a una conclusione estremamente lucida

«in quanto a noi sismologi, possiamo dire molte cose assai più importanti di un presagio: possiamo dare agli ingegneri i dati che loro permettono di costruire le case asismiche, intese a risolvere il grande problema della sicurezza».

La lezione che questo terremoto fornisce è chiarissima:

«[…] si ispezionino a dati intervalli gli edifici esistenti, sia per far consolidare quelli che non offrono serie garanzie di solidità, sia per fare addirittura sgombrare quelli pericolanti […] nella ubicazione e costruzione di edifici sia sentito il parere di un sismologo e rispettati i regolamenti antisismici […] una severa disciplina nelle riparazioni o ricostruzioni di edifici varrà a difenderci bastantemente […]».

La ricostruzione

Ma è poi andata così? Non proprio. Dopo l’interesse iniziale, la vicenda del terremoto di Monterchi-Citerna scomparve rapidamente dalle pagine dei giornali; in un contesto storico difficile (le vicende belliche prima, la crisi del dopoguerra poi) e di una legislazione specifica ancora in embrione (si svilupperà solo nei decenni successivi, tra il 1924 e il 1935), la ricostruzione dei due paesi, nei siti originari, si svolse lentamente ed ebbe esiti discontinui e controversi. A Monterchi “l’opera fu condotta in modo discutibile, tanto che si diffuse il detto: ciò che non fece il terremoto lo ha fatto il Genio Civile” (Tacchini, 1992, p. 110). A Citerna, secondo il periodico L’Alta Valle del Tevere (citato in Tacchini, 1992):

“molto più gravi danni arrecarono quelli che con molti milioni dello Stato dovevano ripararli […] demolizioni inconsulte, mutilazioni sconce e non necessarie, riparazioni paliative, maltrattamento, sperpero e sottrazione di materiale demolito  e utilizzabile”.

Cento anni dopo

Il 27 aprile 1917 il Resto del Carlino pubblicava una corrispondenza della sera prima da Montescudo (Rimini), che dopo aver segnalato il forte avvertimento del terremoto, notava che «proprio in questi giorni si procedeva con celerità a gettare le fondamenta delle case antisismiche, destinate alle famiglie che ebbero distrutte le abitazioni dal terremoto dell’anno scorso» [Il Resto del Carlino – La Patria, 1917.04.27, n. 117, p. 2]).  A meno di un anno dai forti terremoti che – fra maggio e agosto 1916 – avevano colpito il Riminese e il Pesarese, si era avviata con decisione la ricostruzione con criteri antisismici. Il terremoto del 26 aprile 1917 (Mw 6.0), infatti, come ricordato in un post precedente, fa parte di una serie fra i più forti terremoti che caratterizzano la storia sismica  dell’Appenino Settentrionale: rispettivamente il 17 maggio (Mw 5.8) e 16 agosto 1916 (Mw 5.8), 10 novembre 1918 Appennino romagnolo (Mw 6.0), 29 giugno 1919 Mugello (Mw 6.4) e 7 settembre 1920 Garfagnana (Mw 6.5).

Rappresentazione cumulativa semplificata dei terremoti che fra 1916 e 1920 attraversano tutto l’Appennino Settentrionale, DBMI15.

Per questa ragione nel 2016, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, abbiamo avviato un progetto, con diverse scuole riminesi e pesaresi, che collega queste ricorrenze centenarie attraverso una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunità locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio, progetto che in una sorta di ideale passaggio di consegne, coinvolgerà, nei prossimi mesi, i diversi territori, dall’Adriatico alla Garfagnana.

In Valtiberina, una sfida che ci proponiamo di affrontare nell’ambito di questo progetto, è quella di scovare il maggior numero possibile di “memorie materiali” del terremoto del 1917. Ne conosciamo già alcune, per esempio a Monterchi  e a Sansepolcro  ma confidiamo nell’aiuto di studenti e cittadini di questo territorio così ricco di storia, per riuscire a riscoprire, condividere e valorizzare un patrimonio culturale tanto importante e, spesso, tanto dimenticato.

a cura di Romano Camassi (INGV – Bologna), Viviana Castelli (INGV – Bologna/Ancona).


Bibliografia

Castelli V., Camassi R., Cattaneo M., Cece F., Menichetti M., Sannipoli E.A. e Monachesi G., 2016. Materiali per una storia sismica del territorio di Gubbio: terremoti noti e ignoti, riscoperti e rivalutati, Quaderni di Geofisica, 133, http://www.ingv.it/editoria/quaderni/2016/quaderno133/“.

Cavasino A., 1935. I terremoti d’Italia nel trentacinquennio 1899-1933,  Roma.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G., 2007. CFTI4Med, catalogue of strong earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean area (760 B.C.-1500). INGV-SGA, http://storing.ingv.it/cfti4med/

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E., 2016. DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15

Oddone E., 1918. Il Terremoto dell’Alta Valle del Tevere del 26 Aprile 1917. Bollettino della Società Sismologica Italiana, 21, pp. 9-27.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds), 2016. CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15

Tacchini A., 1992. L’Alta Valle del Tevere in cartolina, Città di Castello.


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Evento sismico in provincia di Foggia, Ml 4.0, 23 aprile 2017

Un terremoto di magnitudo ML 4.0 (Mw 3.9) è avvenuto questa mattina alle ore 06:25 italiane (23 aprile 2017 ore 04:25 UTC) in provincia di Foggia, nel promontorio del Gargano. L’epicentro è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV a una profondità di circa 22 km.

La sismicità dal 1 gennaio 2017 (in blu) e quella degli ultimi tre giorni (in giallo) nell’area del Gargano. L’epicentro giallo evidenziato con un cerchietto rosso è quello di questa mattina (ore 06.25 italiane) di magnitudo Ml 4.0 (Mw 3.9).

Al momento (ore 11:00) non sono state localizzate altre scosse nella zona.  Il 18 e il 21 aprile erano avvenuti due eventi sismici di magnitudo 2.2 e 2.1, rispettivamente, circa 10 km a ovest dell’evento odierno.

I comuni entro 20 km dall’epicentro sono i seguenti (le colonne successive ai nomi indicano rispettivamente la provincia, la distanza dall’epicentro in km, gli abitanti):

La mappa della sismicità degli ultimi 10 anni rivela la presenza di attività sismica nell’area del promontorio del Gargano. Gli eventi più significativi in questo arco di tempo in quell’area sono due: quello localizzato a sud-est di quello odierno, avvenuto il 29 maggio 2006 di magnitudo Mw 4.5 e quello localizzato a nord-est del 19 marzo 2008 di magnitudo Mw 3.9.

La sismicità dal 1 gennaio 2006 (in blu) e quella delle ultime 24 ore (in arancione) nell’area del Gargano. L’epicentro giallo evidenziato con un cerchietto rosso è quello di questa mattina (ore 06.25 italiane) di magnitudo Ml 4.0 (Mw 3.9).

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (versione 2015) mostra 4 eventi di magnitudo pari o maggiore di 6.0 nella zona del Gargano con localizzazione epicentrale, basata sulle informazioni storiche, in una fascia poco più a sud della localizzazione dell’evento odierno. I più importanti sono gli eventi del ‘600, in particolare i due del 1627, nella parte più a ovest del promontorio con magnitudo pari a 6.7 e 6.0 (rispettivamente il 30 luglio e il 7 agosto), quello del 1646 con magnitudo pari a 6.7 localizzato nel centro del promontorio e l’evento del 1657 (magnitudo 6.0) localizzato in prossimità dell’evento del 1627. Il terremoto storico più vicino all’evento odierno è quello del 1889 di magnitudo 5.5.

La sismicità storica nell’area del Gargano. L’epicentro giallo evidenziato con un cerchietto rosso è quello di questa mattina (ore 06.25 italiane) di magnitudo Ml 4.0 (Mw 3.9).

Il calcolo del momento tensore ha fornito un meccanismo focale trascorrente quasi puro con movimento destro sul piano ESE-ONO (movimento sinistro sul piano coniugato) e un valore della magnitudo momento Mw pari a 3.9. Il movimento dedotto dalla soluzione focale è congruente con quanto noto dalla letteratura e dai momenti tensori disponibili per l’area.

Secondo i questionari arrivati fino a questo momento sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto di questa mattina è stato risentito in tutta l’area garganica, fino a Foggia e Lucera. Di seguito la mappa (aggiornata alle ore 10:33) con la distribuzione del risentimento sismico espressa in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Per maggiori informazioni su questo evento: http://cnt.rm.ingv.it/event/14932631

#villaggioperlaterra: tornano i ricercatori INGV dal 21 al 25 aprile

Si avvicina l’appuntamento con il Villaggio per la Terra che si svolgerà al Galoppatoio di Villa Borghese e sulla Terrazza del Pincio a Roma dal 21 al 25 aprile, con cinque giorni di iniziative
dedicate alla tutela del pianeta, per creare e diffondere una maggiore sensibilizzazione verso l’ambiente attraverso la condivisione, il divertimento, la conoscenza, le esperienze. Dedicato sia ai grandi che ai più piccoli, agli sportivi, alle famiglie, agli studenti e agli esperti, nel villaggio sono in programma eventi di musica, scienza, sport, giochi, arte e cibo.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) sarà presente anche quest’anno, dopo l’esperienza straordinaria della precedente edizione.

Alla Terrazza del Pincio dalle ore 10.00 alle ore 18.00 presso lo stand dell’INGV sarà possibile:

– partecipare ai laboratori di sismologia e vulcanologia, per conoscere le differenze tra un’eruzione effusiva ed esplosiva, e per approfondire gli aspetti più sconosciuti dei terremoti, anche attraverso story maps.

– osservare in diretta il lavoro di monitoraggio della sismicità italiana attraverso la rete sismica nazionale.

incontrare i ricercatori dell’INGV su temi come Roma e i terremoti; I recenti eventi in Appennino Centrale; La comunicazione social dei terremoti;  Antartide, laboratorio infinito; l’inquinamento ambientale.

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In caso di pioggia, i laboratori saranno sospesi. Per eventuali variazioni di programma, controllare il sito www.villaggioperlaterra.it.

Al Villaggio per la Terra si celebrerà l’Earth Day, giunto alla sua 47ma edizione, l’evento più importante al mondo per la sensibilizzazione alla tutela della Terra, celebrato i 22 aprile da un miliardo di persone nei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. Sulla Terrazza del Pincio si svolgerà il Concerto per la Terra.

Per un dettagliato programma: http://www.villaggioperlaterra.it/programma.

Pubblicata la galleria di foto degli effetti geologici originati dall’evento sismico del 24 agosto 2016

Il 20 marzo scorso è stato pubblicato il numero 34 della collana editoriale  Miscellanea INGV dal titolo “PHOTOGRAPHIC COLLECTION OF THE COSEISMIC GEOLOGICAL EFFECTS ORIGINATED BY THE 24TH AUGUST 2016, AMATRICE (CENTRAL ITALY) SEISMIC SEQUENCE“ a cura del Gruppo Emergeo (Emergeo Working Group).

La collana Miscellanea INGV nasce con l’intento di favorire la pubblicazione di contributi scientifici riguardanti le attività svolte dall’INGV (sismologia, vulcanologia, geologia, geomagnetismo, geochimica, aeronomia e innovazione tecnologica). In particolare, Miscellanea INGV raccoglie reports di progetti scientifici, proceedings di convegni, manuali, monografie di rilevante interesse, raccolte di articoli, ecc..

In questo ultimo numero viene pubblicata una carrellata di 100 foto che testimoniano alcuni degli effetti geologici prodotti dal terremoto di Amatrice sull’ambiente naturale o sul costruito. Il terremoto, avvenuto nelle prime ore del 24 Agosto 2016 con una magnitudo Mw 6.0, ha causato circa trecento morti e danni ingenti (fino al X grado della scala MCS) in una vasta area al confine fra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

La copertina del numero 34 di Miscellanea INGV. La pubblicazione della rivista è esclusivamente on-line, completamente gratuita e garantisce tempi rapidi e grande diffusione sul web.

Il Gruppo Emergeo, autore del lavoro, è uno dei gruppi operativi di emergenza sismica dell’INGV ed è composto da geologi e tecnici specializzati nell’effettuare le prime indagini e i rilievi sugli effetti geologici di un terremoto sul territorio. Le attività di Emergeo hanno già portato in precedenza a pubblicazioni simili a quest’ultima, in occasione degli eventi sismici dell’Aquila nel 2009 (Quaderni di Geofisica n. 70 del 2009, pdf scaricabile da http://istituto.ingv.it/l-ingv/produzione-scientifica/quaderni-di-geofisica/numeri-pubblicati-2009) e dell’Emilia nel 2012 (Miscellanea INGV n. 16 del 2012, pdf scaricabile da http://istituto.ingv.it/l-ingv/produzione-scientifica/miscellanea-ingv/numeri-pubblicati-2012).

In particolare, l’evento sismico di Amatrice ha prodotto una notevole mole di effetti cosismici, sia primari (fagliazione e fratturazione superficiali direttamente legate alla rottura associata al terremoto) che secondari (frane, scoscendimenti, crolli e liquefazioni riconducibili allo scuotimento provocato dalle onde sismiche). Nel caso del terremoto di Amatrice, l’area coperta dai rilievi è stata di circa 750 km2 con più di tremila osservazioni di effetti sopra descritti raccolte principalmente con il rilievo diretto, ed integrate da altre osservazioni raccolte da elicottero, drone e pallone sondaTutte le foto del lavoro sono state scattate fra il 24 agosto ed il 7 ottobre 2016 e rappresentano quindi effetti cosismici originati esclusivamente dall’evento del 24 Agosto.

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Le foto sono raggruppate in cinque aree geografiche principali (Piana di Castelluccio-Alta Valnerina; Monte Vettore; Monte Vettoretto-Forca di Presta; Valle del Tronto; Monti della Laga) e sono corredate da una serie di informazioni come tipo di effetto osservato, sito di osservazione e coordinate geografiche.

Al seguente indirizzo è possibile consultare e scaricare la Miscellanea in versione flip-book e PDF: 

http://www.ingv.it/editoria/miscellanea/2017/miscellanea34/

a cura di Luigi Cucci (INGV, Roma 1)


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I terremoti nella STORIA: Nel 1117 il più forte terremoto dell’area padana colpiva Verona e la pianura centro-occidentale

Novecento anni fa, nel 1117, si è verificato il più forte terremoto dell’area padana di cui si abbia notizia. Nonostante siano trascorsi ben nove secoli e il terremoto si sia verificato in un’area caratterizzata all’epoca da sporadici nuclei abitati situati tra zone paludose e foreste, disponiamo di un gran numero di informazioni su questo evento. Grazie anche alla fitta rete di monasteri benedettini presenti nel XII secolo, esiste infatti un’ampia tipologia di fonti coeve, quali annali monastici, documenti di varia tipologia ed epigrafi, che ci forniscono differenziate e puntuali informazioni su questo terremoto.

Lunetta e architrave del portale dell’Abbazia di Nonantola (Modena) con l’iscrizione relativa al rifacimento dell’edificio avvenuto in seguito al terremoto del 1117.

Si trattò di un evento assai importante per la società del tempo, contraddistinta da un contesto di generale sviluppo economico, infatti le città in quegli anni attraversavano una fase di ripresa economica e demografica e venivano edificati edifici pubblici e chiese. Il terremoto del 1117 si impresse a lungo nella memoria delle popolazioni colpite divenendo un elemento di riferimento cronologico per datare altri avvenimenti, come testimoniato da numerosi documenti successivi.

Il terremoto ebbe una grande fama in tutta l’Europa medievale ed è ricordato in quasi tutti gli annali monastici europei del tempo anche perchè molto probabilmente si è trattato di un evento multiplo (Guidoboni e Comastri, 2005; Guidoboni et al., 2007). L’ampia e accurata ricerca cronachistica e archivistica svolta ha solo parzialmente fatto luce sulla grande complessità di questo evento; da alcuni ricercatori sono state individuate tre diverse scosse: la prima avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, la seconda, la più forte, avvenuta nel primo pomeriggio (alle ore 15:15 GMT) del 3 gennaio in concomitanza con una terza scossa di minore entità (Guidoboni et al., 2005). La prima scossa si sarebbe verificata nella Germania meridionale causando danneggiamenti in particolare nell’area di Augusta e Costanza. La seconda scossa ha duramente colpito la Pianura Padana, ed è stata caratterizzata da un’area di danneggiamento molto ampia, comprendente il Veneto, la Lombardia e l’Emilia. Il terzo evento avrebbe interessato l’Alta Toscana, causando il crollo di torri, edifici e campanili nel territorio di Pisa e Lucca (Guidoboni et al., 2005; Rovida et al., 2016).

Epicentri attribuiti ai tre eventi del gennaio 1117 da Guidoboni et al., 2005.

L’evento più forte della sequenza si è quindi verificato nel primo pomeriggio del 3 gennaio 1117 e ha duramente colpito l’area della Pianura Padana veronese, causando danni da Piacenza sino alla costa adriatica. Parte di questi danni sono stati identificati per mezzo di un’estesa ricerca su restauri e ricostruzioni, in edilizia ecclesiastica, successivi al 1117.

Chiesa di San Pietro a San Pietro in Valle (Verona). Le differenti tipologie di muratura testimoniano il periodo di costruzione. Il transetto e la base della torre (1) sono databili all’alto Medioevo; la sommità della torre (2) invece risale al XII secolo, molto probabilmente è stata ricostruita dopo il terremoto del 1117 (Guidoboni e Comastri, 2005).

I dati di intensità macrosismica mostrano che l’area dei maggiori danneggiamenti è localizzata nella valle del Fiume Adige, a sud di Verona (Guidoboni et al., 2005). Nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani la magnitudo stimata di questo evento è pari a 6.5 (Rovida et al., 2016).

Valori di intensità del terremoto Veronese del 3 gennaio 1117 (Guidoboni et al, 2007; Rovida et al., 2016).

Diversi elementi rendono complessa l’individuazione geologica della/delle faglie responsabili dell’evento in questione, vediamo solo i principali:

  • le intensità macrosismiche più elevate sono distribuite su di una porzione molto ampia di pianura;
  • non possiamo escludere che il forte evento denominato Veronese del 3 gennaio sia stato in realtà una sequenza di più scosse molto ravvicinate nel tempo;
  • l’area epicentrale è sede oggi di pochi terremoti strumentali di bassa magnitudo;
  • l’epicentro macrosismico è localizzato in un’area pianeggiante ritenuta usualmente “indeformata” dal punto di vista sismotettonico;
  • le faglie della Pianura Padana non arrivano a tagliare la superficie terrestre ma si fermano in profondità, sono infatti definite faglie cieche. Pertanto possono essere rilevate solo grazie allo studio di prospezioni geofisiche o attraverso altri metodi indiretti.

In un precedente articolo pubblicato su questo BLOG abbiamo descritto il complesso e articolato paesaggio della Pianura Padana, sia quello visibile in superficie sia quello sepolto sotto i sedimenti di origine marina e fluviale. Le strutture compressive, o thrust, delle Alpi Meridionali, a nord, e dell’Appennino Settentrionale, a sud, proseguono al di sotto dei sedimenti della Pianura Padana e sono attualmente in avvicinamento, come mostrano i dati geodetici satellitari. In profondità questo raccorciamento si trasforma in uno sforzo di caricamento di faglie di tipo compressivo localizzate al piede delle Alpi e al piede dell’Appennino. Identificare la faglia responsabile del terremoto del 1117 richiede che si prenda in dovuta considerazione sia l’assetto delle due catene montuose sia l’assetto paleogeografico preesistente. L’avvicinamento delle due catene è infatti fortemente condizionato dalla presenza di un contesto geologico “ereditato”. Quando affermiamo che l’area epicentrale del terremoto del 1117 è localizzata in una zona ritenuta “indeformata”, ci riferiamo a quella porzione di territorio che non è ancora stata apparentemente raggiunta, in profondità, dai thrust delle due catene montuose in avvicinamento.

A causa di queste oggettive complessità sono state ipotizzate negli anni numerose – e  poco vincolate – strutture sismogenetiche responsabili del forte terremoto del 3 gennaio 1117:

  • fronte alpino e struttura delle Giudicarie, attivazione contemporanea del thrust dei M.ti Lessini (indicato come 1a nella figura sottostante) e del thrust del M.te Baldo (indicato come 1b; Galadini e Galli, 2001);
  • fronte alpino, thrust Thiene-Bassano (indicato come 2; Galadini et al., 2001; Galadini et al., 2005);
  • struttura appenninica sepolta, thrust di Piadena (indicato come 3; Galli, 2005);
  • struttura ereditata Mesozoica riattivata nell’attuale regime tettonico compressivo (indicato come 4; DISS Working Group, 2010; Vannoli et al., 2015);
  • strutture ereditate Mesozoiche, le faglie trascorrenti destre di Nogara (indicato come 5a in figura) e di S. Ambrogio (indicato come 5b; Scardia et al., 2015);
  • struttura basata su evidenze di geomorfologia tettonica. Lungo i corsi dei fiumi Mincio e Adige sono state identificate diverse “anomalie di drenaggio” compatibili con il sollevamento della superficie topografica causato dal movimento in profondità della faglia (indicato come 6 in figura; Burrato et al., 2003; DISS Working Group, 2015).

Sorgenti sismiche responsabili del terremoto Veronese del 3 gennaio 1117 proposte nella letteratura scientifica nel corso degli anni (rappresentate in rosso, vedere il testo sopra per la spiegazione). Da notare come negli articoli stessi venga sottolineato come queste sorgenti siano delle mere proposte. In giallo l’epicentro macrosismico dell’evento (Guidoboni et al, 2007; Rovida et al., 2016).

La presenza in letteratura di tante differenti ipotesi conferma come l’individuazione della sorgente responsabile del forte terremoto del 1117 sia ancora oggi un problema aperto.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e il Centro euro-mediterraneo di documentazione Eventi Estremi e Disastri hanno organizzato, nel gennaio scorso, una giornata di studio per fare il punto delle conoscenze su questo terremoto e sul suo impatto, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. Dal sito web del Convegno è possibile visualizzare il programma, scaricare le presentazioni dei diversi ricercatori invitati e vedere i video delle presentazioni.

a cura di Paola Vannoli (INGV, Roma 1)


Bibliografia

Burrato P., Ciucci F., Valensise G. (2003). An inventory of river anomalies in the Po Plain, Northern Italy: evidence for active blind thrust faulting, Ann. Geophys. 5, 865-882, doi: 10.4401/ag-3459.

DISS Working Group (2010). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.1.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas, http://diss.rm.ingv.it/diss/, © INGV 2010, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, doi: 10.6092/INGV.IT-DISS3.1.1.

DISS Working Group (2015). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.2.0: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas, http://diss.rm.ingv.it/diss/, © INGV 2015, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, doi: 10.6092/INGV.IT-DISS3.2.0.

Galadini F., Galli P. (2001). Archaeoseismology in Italy: case studies and implications on long-term seismicity, J. of Earthquake Engineering, 5, 35-68.

Galadini F., Galli P., Molin D., Ciurletti G., (2001). Searching for the source of the 1117 earthquake in northern Italy: a multidisciplinary approach, T. Glade et al. (eds.), The use of historical data in natural hazard assessments, Kluwer Academic Publisher, 3-27.

Galadini F., Poli M.E., Zanferrari A. (2005). Seismogenic sources potentially responsible for earthquakes with M C 6 in the eastern Southern Alps (Thiene-Udine sector, NE Italy). Geophys. J. Int. 161, 739-762, doi: 10.1111/j.1365-246X.2005.02571.x.

Galli P. (2005). I terremoti del gennaio 1117. Ipotesi di un epicentro nel cremonese, Il Quaternario (It. J. Quat. Sci.) 18, 2, 87-100.

Guidoboni E., Comastri A. (2005). Catalogue of earthquakes and tsunamis in the Mediterranean area from the 11th to the 15th century. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Storia, Geofisica, Ambiente srl, Roma-Bologna.

Guidoboni E., Comastri A., Boschi E. (2005). The ‘‘exceptional’’ earthquake of 3 January 1117 in the Verona area (northern Italy): a critical time review and detection of two lost earthquakes (lower Germany and Tuscany), J. Geophys. Res. 110, B12309, doi: 10.1029/2005JB003683.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA. Available from http://storing.ingv.it/cfti4med/.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15.

Vannoli P., Burrato P., Valensise  G. (2015). The seismotectonics of the Po Plain (northern Italy):tectonic diversity in a blind faulting domain. Pure and Applied Geophysics, 172, 5, 1105-1142, doi: 10.1007/s00024-014-0873-0.

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