Terremoto M 7.1 in Messico del 19 settembre ore 20:14 italiane

Un terremoto di magnitudo 7.1 è avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane (ore 13:14 locali) in Messico centrale.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 7.1 avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane nel Messico centrale.

I dati ricevuti in tempo reale nella sala di monitoraggio sismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno permesso di localizzare l’evento: epicentro a circa 55 km da Puebla e 120 km da Città del Messico, con coordinate geografiche (lat, lon) 18.6198.43 ad una profondità superiore ai 50 km. Va ricordato che per terremoti di questa magnitudo la rappresentazione dell’evento con un punto (l’ipocentro) non è adeguata, in quanto a muoversi è una faglia di dimensioni all’incirca 50 km x 20 km. Essendo questa faglia ubicata a circa 200 chilometri dalla costa, non è stata diramata un’allerta tsunami per questo terremoto, diversamente da quello di magnitudo 8.0 dell’8 settembre 2017.

Sismogramma del terremoto di magnitudo 7.1 avvenuto il 19 settembre 2017 alle ore 20:14 italiane nel Messico, registrato da tre stazioni sismiche della Rete Sismica Nazionale.

Situato all’interno di tre grandi placche tettoniche, il Messico è una delle regioni sismicamente più attive  del mondo. Il movimento relativo di queste placche crostali provoca frequenti terremoti e, di tanto in tanto, eruzioni vulcaniche. La maggior parte della terraferma messicana è situata, infatti, sulla placca nord-americana che si muove verso ovest.

Il terremoto di ieri si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos sotto le placche del Nord America e dei Caraibi.

Il Messico ha una lunga storia di terremoti distruttivi e di eruzioni vulcaniche. Il 19 settembre 1985, un terremoto di magnitudo 8.0 provocò più di 9.500 vittime a Città del Messico.

Localizzazione dell’epicentro del terremoto del 19 settembre 2017 e della sismicità precedente (fonte: USGS)

Il terremoto del 19 settembre 2017 è avvenuto molto probabilmente all’interno della placca di Cocos, dove questa si approfondisce e si inflette sotto il continente nordamericano. La maggior parte dei forti terremoti della regione messicana avviene lungo le coste pacifiche, compreso quello del 19 settembre 1985 che causò migliaia di vittime, ma ci sono precedenti importanti anche nella regione continentale, come l’evento del 15 giugno 1999, magnitudo 7.0.

Schema del processo di “subduzione” della placca di Cocos al di sotto del Messico. Si notano gli ipocentri dei terremoti all’interno della placca laddove si inflette e si approfondisce verso est (fonte: USGS)

La capitale del Messico, pur essendo ubicata ad oltre un centinaio di chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto del 19 settembre 2017, ha subìto gravi danni e crolli totali di alcuni edifici. La città è, infatti, costruita su un antico bacino lacustre i cui sedimenti tendono ad amplificare la durata e l’ampiezza dello scuotimento, producendo una sorta di effetto “budino”. Per questo motivo il terremoto del 1985 provocò così tanti crolli e vittime nella capitale pur trovandosi a circa 400 chilometri di distanza dall’epicentro.


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Il terremoto di Casamicciola del 21 agosto 2017: osservazioni sul moto del suolo

Il terremoto di magnitudo ML 3.6±0.2, MD 4.0±0.3 avvenuto il 21 agosto 2017 alle ore 20:57 italiane è stato localizzato in prossimità del comune di Casamicciola Terme, nell’Isola di Ischia: latitudine 40.74°, longitudine 13.90°, profondità di circa 2 km. Si tratta di un evento molto superficiale, non raro in corrispondenza di aree vulcaniche.

I danni all’edificato sono stati ingenti nell’area di Casamicciola. Qui si sono verificati anche crolli parziali e totali come riportato dal Report del Gruppo QUEST dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che ha effettuato il rilievo macrosismico. Il Gruppo QUEST attribuisce a Casamicciola Terme, Fango (Lacco Ameno) e Marina di Casamicciola rispettivamente un’intensità EMS ((European Macroseismic Scale [Grünthal, 1998] ) pari a VIII, VII e VI, mentre tutte le altre località dell’Isola sono state valutate tra EMS IV e V (QUEST, 2017).

Di seguito le analisi dei dati accelorometrici, degli effetti di sito e le Shakemaps.

Dati registrati e confronto con modelli predittivi del moto del suolo

Le stazioni sismiche operanti sull’Isola di Ischia sono ubicate in 4 punti:

  • IOCA, presso l’Osservatorio Casamicciola, Ischia
  • IFOR a Faro Punta Imperatore, Ischia
  • IMTC sul Monte Corvo, Ischia
  • CAI presso il Castello Aragonese

Epicentro del terremoto del 21 agosto 2017 (la stella gialla) e stazioni sismiche (triangoli rossi) installate sull’Isola di Ischia. Alle stazioni IOCA, IMCT e IFOR sono affiancate stazioni velocimetriche a corto periodo analogiche.

La stazione IOCA è equipaggiata con un sensore velocimetrico a larga banda e un accelerometro, mentre le stazioni IFOR e IMTC sono dotate di sensore velocimetrico a larga banda. A queste tre stazioni si affiancano strumenti analogici. La stazione CAI è infine dotata di un solo sensore analogico. La stazione IOCA ha registrato sia il segnale velocimetrico, superando il valore soglia dello strumento, sia il segnale accelerometrico con un picco di accelerazione (PGA, Pick Ground Acceleration) di circa 28% g e un picco di velocità (PGV, Peak Ground Velocity) di 18 cm/s.

Epicentro del terremoto del 21 agosto 2017 (stella gialla) e stazioni sismiche (triangoli) della Rete Sismica Nazionale entro i 50 km dall’epicentro (http://esm.mi.ingv.it). I colori dei triangoli indicano gli intervalli di PGA registrati a ciascuna stazione.

Il quadro completo dei segnali registrati dalle stazioni sismiche della Rete Sismica Nazionale entro i 50 km dall’epicentro è mostrato nella figura sopra. I segnali sono disponibili al sito http://esm.mi.ingv.it.

Registrazione accelerometrica alla stazione IOCA. In alto la componente Est-Ovest (picco di accelerazione = 272 cm/s2, che corrispondono a 28% g), al centro la componente Nord-Sud (picco di accelerazione = 191 cm/s2, che corrispondono a 19% g), in basso la componente verticale (picco di accelerazione = 267 cm/s2, che corrispondono a 27 %g).

Le forme d’onda in accelerazione registrate dalla stazione IOCA sono mostrate nella figura sopra, dove sono riportate le tre componenti (est-ovest, nord-sud, verticale).

Attenuazione del moto del suolo con la distanza dall’epicentro. Confronto tra dati osservati e dati predetti da una legge di attenuazione. In alto: picco di accelerazione orizzontale (PGA), in basso: picco di velocità orizzontale (PGV); a sinistra: confronto per siti ubicati su roccia (EC8-A indicato come Site A), a destra: terreni rigidi (roccia alterata, depositi coerenti o cementati, EC8-B, indicato come SiteB). La curva rossa rappresenta la predizione della legge di attenuazione per le zone vulcaniche (TL16), mentre la curva blu è la legge di attenuazione per le zone attive crostali (ITA10), i cerchi sono i dati osservati.

Questa figura mostra l’andamento del picco di accelerazione (PGA) e di velocità (PGV) orizzontale in funzione della distanza epicentrale. I dati osservati (cerchi in figura) sono confrontati con leggi predittive del moto del suolo, che servono a stimare i parametri di scuotimento in funzione della magnitudo dell’evento, della distanza dalla sorgente e del tipo di terreno. Due sono le leggi riportate in figura, la prima si riferisce alla legge di attenuazione sviluppata per le zone sismicamente attive in Italia (es. Abruzzo, centro Italia, Friuli, Emilia) da Bindi e collaboratori (ITA10, 2011), mentre la seconda è stata calibrata per la zona Etnea da Tusa e Langer (TL16, 2016).

Come atteso, la legge predittiva specifica per le zone vulcaniche (TL16) riproduce con maggiore accuratezza il dato osservato, sia per quanto riguarda i parametri di picco delle registrazioni (figura sopra), che per gli spettri di risposta, una rappresentazione dello scuotimento che viene utilizzata dagli ingegneri per la progettazione antisismica (figura sotto).

Spettri di risposta. Confronto tra dati osservati e dati predetti per 4 stazioni ubicate a diverse distanze dall’epicentro (IOCA, CAFL, VAGA, CAFE). La curva rossa rappresenta la predizione della legge di attenuazione per le zone vulcaniche (TL16), mentre la curva blu è la legge di attenuazione per le zone sismicamente attive (ITA10); la curva nera è il dato osservato alle quattro stazioni.

Guardando gli spettri di risposta (figura sopra), il confronto tra dati osservati e dati predetti per 4 stazioni ubicate a diverse distanze dall’epicentro (IOCA, CAFL, VAGA, CAFE), si nota che fa eccezione il dato registrato a Casamicciola (stazione IOCA) che ricade oltre una deviazione standard rispetto alla mediana della predizione. Questa discrepanza potrebbe essere attribuita al fatto che la legge di attenuazione è stata calibrata su un set di dati in cui le registrazioni a breve distanza dalla sorgente sono poco rappresentate. Va menzionato che sono stati osservati terremoti in zone vulcaniche caratterizzati da forti scuotimenti in prossimità dell’epicentro, che si attenuano velocemente con la distanza. Un esempio simile è il terremoto delle Isole Hawaii del 6 settembre 2016 alle 14:25:57, magnitudo ML 4.0, che ha causato un picco di accelerazione orizzontale (registrato alla stazione WILD dell’Osservatorio delle Isole Hawaii, vedi sito web dell’USGS) comparabile a quello di Casamicciola.

Effetti di sito

Le caratteristiche dello scuotimento del terreno sono fortemente influenzate dalle condizioni geologiche, geomorfologiche e geotecniche locali che modificano il moto sismico. Tali modificazioni, note come “Effetti di Sito” (figura sotto), possono comportare una forte amplificazione del movimento sismico su terreni alluvionali recenti rispetto al moto osservato su terreni rigidi o roccia (https://www.youtube.com/watch?v=YSQVfqny4Rg). Gli effetti di amplificazione del moto sismico sono caratterizzati, nei casi più semplici, da una frequenza caratteristica di vibrazione del terreno (frequenza di risonanza f0), che dipende dallo spessore ‘h’ dei sedimenti superficiali e dalla velocità di propagazione delle onde sismiche di taglio.

Conoscere la frequenza caratteristica dei terreni è di estrema importanza, poiché si potrebbero verificare fenomeni di risonanza per l’interazione tra il terreno e le strutture.

Il fenomeno degli effetti di sito su terreni soffici (da “Terremoto e rischio sismico” di Maria Grazia Ciaccio, Giovanna Cultrera, Ediesse editore, 2014).

La misura del movimento del terreno ci permette di fare valutazioni sugli effetti di sito. Questo è uno dei motivi per cui il gruppo operativo EMERSITO dell’INGV installa stazioni sismiche per misurare gli effetti di sito in area epicentrale.

Interventi del gruppo operativo EMERSITO dell’INGV durante la sequenza sismica Amatrice-Visso-Norcia 2016-17.

Una delle tecniche di analisi sismologica più utilizzate per la quantificazione degli effetti di sito si basa sull’osservazione che il movimento del terreno presenta ampiezze maggiori nelle componenti orizzontali, rispetto alla componente verticale, in corrispondenza della frequenza di risonanza dei terreni superficiali.

La figura sotto mostra il rapporto tra gli spettri di Fourier delle componenti orizzontali e della componente verticale (rapporto H/V) del moto registrato alla stazione della Rete Sismica Nazionale dell’INGV installata a Casamicciola (IOCA) durante il terremoto del 21 agosto. Il grafico evidenzia un chiaro picco in corrispondenza della frequenza di risonanza dei terreni sottostanti (tra 1 Hz e 2 Hz).

Rapporto spettrale H/V per il terremoto del 21 agosto 2017 registrato alla stazione IOCA.

In mancanza di registrazioni di terremoti, un’analisi analoga può essere effettuata utilizzando misure di vibrazioni ambientali, cioè quelle vibrazioni sia naturali che antropiche sempre presenti sulla superficie terrestre ma non percepite dall’uomo.

Per le stazioni sismiche IOCA, IFOR e IMTC presenti sull’Isola di Ischia sono state quindi selezionate 2 ore di registrazione e calcolato il rapporto H/V delle vibrazioni ambientali.

I grafici sotto riportati confermano effetti di amplificazione elevati al sito IOCA. Tali effetti, seppure meno significativi, si evidenziano per il sito di IFOR, mentre sono quasi del tutto assenti per il sito IMTC.

Rapporti spettrali H/V calcolati su 2 ore di registrazione di vibrazioni ambientali precedenti l’evento sismico alle stazioni di IOCA, IMTC e IFOR.

In conclusione si può affermare che i dati sismologici disponibili evidenziano una diversità nella risposta sismica dei 3 siti di registrazione suggerendo in modo molto chiaro la presenza di importanti effetti di sito alla stazione di IOCA ubicata nella parte alta di Casamicciola in località Grande Sentinella.

Tali risultati, per quanto utili, sono limitati ai pochi punti di osservazione disponibili. Per meglio comprendere l’origine e l’estensione areale degli effetti di sito sull’Isola, sono quindi in programmazione delle campagne di indagini geofisiche e geologiche di dettaglio che verranno condotte nelle prossime settimane.

Mappe di scuotimento (Shakemaps)

Le mappe di scuotimento forniscono una immediata visualizzazione del livello di scuotimento (shaking) di una zona colpita o interessata da un terremoto. A riguardo si veda l’articolo pubblicato su questo blog “Le Shakemap: una pronta ed efficace visualizzazione dello scuotimento prodotto da un terremoto”. In sintesi, le Shakemap riportano i valori di picco registrati da accelerometri e sismometri, principalmente forniti dalla Rete Accelerometrica Nazionale (RAN) del Dipartimento della Protezione Civile e dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, presenti nella zona del terremoto. Ove non sono presenti valori osservati, il software interpola i dati avvalendosi delle leggi di attenuazione del moto del suolo, che sono leggi empiriche per la predizione dei parametri di scuotimento in funzione della distanza, della magnitudo e delle condizioni del terreno.

È importante sottolineare che lo scopo principale delle Shakemap è di fornire una prima, rapida e approssimativa stima dello scuotimento ad una scala tale da fornire agli organi di protezione civile e alla comunità scientifica un quadro di massima di quanto si è verificato, senza tuttavia fornire dettagli a scala locale. È implicito che l’attendibilità della mappa di scuotimento sarà maggiore all’aumentare della densità di stazioni di registrazione che contribuiscono al calcolo.

Il caso del terremoto di Ischia è particolarmente complesso e difficile per poter effettuare una riproduzione accurata del reale scuotimento osservato utilizzando la procedura ShakeMap poiché:

1) esiste un solo dato utilizzabile sull’Isola di Ischia (stazione sismica IOCA, sensore accelerometrico, ubicato presso l’Osservatorio di Casamicciola);

2) la procedura di Shakemap attualmente sviluppata utilizza leggi predittive del moto del suolo che non sono state implementate per le aree vulcaniche;

3) sono stati osservati effetti locali di amplificazione del moto del suolo alla stazione IOCA.

Mappe di scuotimento calcolate ad una scala maggiore rispetto a quella delle mappe presenti sul sito Shakemap. Mappa in intensità macrosismica espressa in scala macrosismica MCS (sinistra), mappa in PGA (centro) e mappa in PGV (destra).

Per le ragioni sopra esposte, le Shakemap del terremoto di Ischia del 21 agosto non consentono di rappresentare con accuratezza lo scuotimento dovuto al sisma sull’Isola. Le mappe di scuotimento sopra riportate (disponibili all’indirizzo http://shakemap.rm.ingv.it/shake/16796811/intensity.html) derivano essenzialmente dall’applicazione della sola legge di attenuazione e rappresentano un compromesso, che porta alla sottostima dello scuotimento in area epicentrale, ma ad una stima più corretta dello scuotimento del resto dell’Isola, in accordo con le indagini macrosismiche finora disponibili (QUEST, 2017). È tuttavia sempre possibile l’utilizzo dei dati forniti dalle registrazioni accelerometriche della stazione sismica IOCA per investigare lo scuotimento localmente (poche decine di metri) nei pressi della stazione stessa. Per lo scuotimento al di fuori dell’Isola, le mappe tuttavia evidenziano una rilevante attenuazione del moto del suolo con la distanza – un fenomeno comune alle zone vulcaniche.

a cura di A. Michelini, L. Luzi, G. Lanzano, R. Puglia, C. Felicetta, M. D’Amico, E. Russo, F. Pacor, L. Faenza, V. Lauciani, G. Cultrera e G. Milana, INGV


Bibliografia

Bindi, D., F. Pacor, L. Luzi, R. Puglia, M. Massa, G. Ameri, and R. Paolucci (2011), Ground motion prediction equations derived from the Italian strong motion database, Bulletin of Earthquake Engineering, 9(6), 1899–1920, doi:10.1007/s10518-011-9313-z.

EMERSITO Working Group (2017). Rapporto n.1 per l’evento sismico Ischia 2017. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 23/08/2017. 

Gruppo di Lavoro INGV sul terremoto dell’Isola di Ischia (2017). Rapporto di sintesi preliminare sul Terremoto dell’Isola d’Ischia (Casamicciola) M4.0 del 21 agosto 2017, doi: 10.5281/zenodo.854408

QUEST- Rilievo macrosismico per il terremoto Isola di Ischia del 21 agosto 2017 – Aggiornamento al 25 agosto 2017 (ore 20), coordinamento del rilievo A. Tertulliani e R. Azzaro.

Tusa, G., & Langer, H. (2016). Prediction of ground motion parameters for the volcanic area of Mount Etna. Journal of Seismology. http://doi.org/10.1007/s10950-015-9508-x

Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9 (Mw 3.7), 10 settembre ore 21.58

Questa sera, alle ore 21:58 italiane (10 settembre 2017), è  stato localizzato un terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 3.7) in provincia dell’Aquila, nella Piana del Fucino. I comuni più vicini all’epicentro sono: Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e Tagliacozzo (AQ).

L’epicentro del terremoto di questa sera di magnitudo ML 3.9.

Il terremoto è stato avvertito nella parte meridionale della provincia dell’Aquila e nella vicina provincia di Roma, come evidenziato dagli oltre 200 questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione del risentimento del terremoto sul territorio.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. Cliccare sulla mappa per vedere la versione aggiornata http://mappe.haisentitoilterremoto.it/17025201/mcs.jpg

Di seguito la mappa con la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo.

In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo. In generale, la scala dell’intensità Mercalli si basa sugli effetti che lo scuotimento induce e che viene riportata da un osservatore.

Guardando la mappa della sismicità dal 1985 si nota che la zona in cui si è verificato il terremoto ha avuto un’attività sismica scarsa, nonostante si tratti dell’area interessata dal forte terremoto del 1915. La zona a nord è, invece, caratterizzata dai numerosi epicentri della sequenza aquilana del 2009.

Terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale in Italia dal 1985 al 2016 (fonte: http://cnt.rm.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) mostra che la zona del Fucino e della Marsica è caratterizzata dal violento terremoto del 13 gennaio 1915, un  terremoto che provocò danni gravissimi ad Avezzano, in tutta la Piana del Fucino e in numerose località della Valle Roveto e della media Valle del Liri. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu dell’XI grado della scala MCS, la magnitudo stimata (Mw) 7.1.

Il terremoto di questa sera è avvenuto nella stessa area del terremoto del 24 febbraio 1904 che provocò danni a Rosciolo de’ Marsi, Scurcola Marsicana, Magliano de’ Marsi e nei comuni e località adiacenti. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu del IX grado della scala MCS, la magnitudo stimata Mw 5.7.

Sismicità storica dell’Italia centrale (fonte: CPTI15), sovrapposta alla pericolosità sismica (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Guardando la zona dell’evento odierno rispetto alla Mappa di Pericolosità del territorio nazionale, si vede che esso ricade in un’area a pericolosità alta, dove l’accelerazione attesa è compresa tra 0.225 e 0.250 g, riferita a suoli rigidi con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni.


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Terremoto M8.0 al largo del Messico del 8 settembre ore 06:49 italiane

Un terremoto di magnitudo 8.0 è avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 8.0 avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico.

I dati ricevuti in tempo reale nella sala di monitoraggio sismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno permesso di localizzare l’evento: epicentro in mare, vicino alla costa di Chiapas, Mexico, con coordinate geografiche (lat, lon) 15.13-93.69 ad una profondità di 72 km.

Sismogramma del terremoto di magnitudo 8.0 avvenuto questa mattina, 8 settembre 2017 alle ore 6:49 italiane, al largo delle coste pacifiche del Messico. Stazione BRMO (Bormio, SO) della Rete Sismica Nazionale.

Il terremoto si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos sotto le placche del Nord America e dei Caraibi.

Sismicità della regione centroamericana. I terremoti come quello odierno avvengono per il movimento della placca di Cocos che si inflette e scivola al di sotto della placca nordamericana e di quella caraibica. Gli epicentri in rosso rappresentano i terremoti più superficiali, mentre quelli in verde, che avvengono all’interno del Messico e del Guatemala, sono più profondi.

A causa della elevata magnitudo e delle caratteristiche del terremoto, pochi minuti dopo l’evento è stato lanciata l’allerta tsunami per il Messico e per gli stati confinanti. In effetti sono state poi rilevate delle onde di tsunami alle stazioni mareografiche messicane. La figura sotto mostra le oscillazioni del livello del mare misurato al mareografo di Salina Cruz, dove si sono rilevate variazioni di circa 1 metro rispetto al livello medio del mare.

Oscillazioni del livello del mare misurate alla stazione mareografica di Salina Cruz, Mexico. L’onda lunga è dovuta alla marea. Si può notare l’arrivo dell’onda di tsunami intorno alle ore 05:15 con un periodo dell’onda di circa 35 minuti. L’oscillazione di lungo periodo ben visibile prima dell’arrivo dello tsunami è dovuta alla marea.

Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, responsabile per il monitoraggio degli tsunami sismo-indotti nel Mediterraneo, analizza i dati sismici e del livello del mare in tutto il mondo. Pur non inviando le relative allerte agli organismi internazionali per eventi fuori dalla regione mediterranea, effettua ugualmente le analisi a scala globale a scopo di esercitazione.

La simulazione dei livelli di allerta per la regione interessata, fornita dal CAT pochi minuti dopo l’evento.

Nel caso del terremoto del Messico il CAT ha stimato tempestivamente la magnitudo (M8) e simulato l’invio dell’allerta molto circa 9 minuti dopo l’evento. Le mappe sotto mostrano la simulazione dei livelli di allerta per la regione interessata, fornita dal CAT pochi minuti dopo l’evento.


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Nuove informazioni sui social INGVterremoti

Fornire al pubblico una informazione immediata e comprensibile sulla localizzazione degli eventi sismici, tempo origine ed evoluzione del calcolo a cui è soggetta la localizzazione e anche la magnitudo, è uno degli obiettivi principali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Già da fine marzo scorso, l’INGV ha provveduto a inserire, nella lista degli eventi sismici localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) e pubblicate sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (http://cnt.rm.ingv.it/), le seguenti ulteriori informazioni:

  • nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia
  • posizione relativa del terremoto rispetto al Comune (esempio: 4 km SE (Sud-Est) Campo di Giove, AQ);
  • visualizzazione predefinita dell’ora italiana per il tempo origine del terremoto con la possibilità di sostituirla con l’ora internazionale (UTC);
  • indicazione del tipo di magnitudo calcolata per ciascun terremoto (ML, Mw, Md, ecc) in modo da rendere possibile associare un eventuale ulteriore aggiornamento.

Le stesse modifiche sono attive anche su tutti gli altri canali della piattaforma INGVterremoti (Twitter, Facebook, App IOS e Android).

Da oggi, il nuovo tweet e il post su Facebook avranno questa struttura informativa: tipo di magnitudo e suo valore, ora italiana e data del tempo origine del terremoto, indicazione del nome del Comune (Municipio) più vicino all’epicentro con la sigla della Provincia, posizione relativa del terremoto rispetto al Comune e, infine, la profondità.

E’ stata, inoltre, riprogettata e velocizzata l’App INGVterremoti, eliminando la gestione del database che ne rallentava l’aggiornamento. Questa scelta, tuttavia, richiede la connessione alla rete attivata per poterla utilizzare. Particolare attenzione è stata data alle informazioni scientifiche riguardanti i terremoti; nelle App INGVterremoti sono, infatti, presenti due sezioni collegate al blog INGVterremoti ingvterremoti.wordpress.com.

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