I terremoti nella STORIA: 26 maggio 1798, un terremoto di fine secolo XVIII a Siena

“[…] Ieri cadde al Bruco la casa del Mariottini, ed in quest’ultima vi erano stati gli famosi ingegnieri fiorentini […] quali avevano giudicato per ora non esser [in] pericolo; non erano sortiti dalla contrada del Bruco che la casa era caduta, onde: sono venuti a pappare, i fiorentini.”

Così scriveva, il 12 giugno 1798 (compiaciutissimo di poter confermare che da Firenze non c’è da aspettarsi nulla di buono…) Anton Francesco Bandini, il diarista che ci ha lasciato una minuziosissima cronaca giornaliera dei fatti senesi nel periodo 1786-1838. La ragion per cui gli “ingegnieri fiorentini” andavano perlustrando in quei giorni i rioni della città di Siena era il terremoto avvenuto due settimane prima, sabato 26 maggio 1798, vigilia di Pentecoste, poco dopo l’una del pomeriggio.

Il territorio della Contrada del Bruco (indicato nel rapporto governativo riportato più sotto come “Ovile”, per la prossimità della omonima Porta cittadina), con le sue casette in ripido pendio fu tra le zone popolari più danneggiate dal terremoto senese del maggio 1798.

Il territorio della Contrada del Bruco (detto “Ovile” nel rapporto governativo citato più avanti nel testo, per la prossimità della omonima Porta cittadina), con le sue casette in ripido pendio fu tra le zone popolari più danneggiate dal terremoto senese del maggio 1798.

In base alle conoscenze attuali, Siena nell’ultimo millennio ha risentito effetti sismici di intensità massima pari al grado 7 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) dovuti a terremoti di origine locale o regionale. Se si può parlare di terremoti tipici di una località, l’analisi della storia sismica di Siena indica che gli eventi che in passato sono stati più significativi per la città sono di due tipi:

  1. veri e propri sciami sismici, formati da numerose scosse di modesta energia (senza un evento che possa definirsi “principale”, cioè riconoscibilmente più forte degli altri) che possono susseguirsi per settimane o anche mesi, causando forte preoccupazione nella popolazione (fino all’abbandono delle case) e che possono finire per causare qualche danno dovuto però più a un effetto di cumulo delle sollecitazioni che all’effettiva entità delle singole scosse. Un classico esempio è il terremoto del 1467, raffigurato in una notissima “tavoletta di Biccherna” (nome che si dava alle copertine dei registri dell’omonima magistratura finanziaria del Comune di Siena) che mostra la città abbandonata dagli abitanti ritiratisi a vivere in tende e capanne fuori dalle mura;

    Francesco di Giorgio Martini (attr.), La Madonna protegge Siena in tempo di terremoti (1467), Archivio di Stato di Siena, Museo delle Tavolette di Biccherna.

    Francesco di Giorgio Martini (attr.), La Madonna protegge Siena in tempo di terremoti (1467), Archivio di Stato di Siena, Museo delle Tavolette di Biccherna.

  2. sequenze composte da un evento principale di maggiore energia seguito da poche scosse molto più deboli e distribuite in un periodo di tempo limitato (uno o pochi giorni). Gli effetti sismici massimi osservati a Siena (7° grado MCS) sono dovuti a terremoti di questo secondo tipo, il più recente dei quali è proprio quello del 26 maggio 1798.

Un rapporto sugli effetti del terremoto, inviato il 1 giugno 1798 dal governatore di Siena al Segretario di Stato del granduca di Toscana, riassume la situazione così:

“pochissimi sono stati i morti, molti i feriti […] Per quanto le Fabbriche non presentino all’esterno molti danni, alla riserva di poche, hanno nell’interno infinitamente sofferto, maggiormente per altro nell’alto che nel basso, forse proprio per la loro evidente elevazione, per la cattiva costruzione, e per l’aggregazione di diverse vecchie Case per formarne una. Le Volte sono quelle che hanno sofferto il più e molte ne sono rovinate. I Rioni che hanno sofferto di più sono quelli di Fontebranda, e di Ovile: in questi le Case sono in buona parte inabitabili, e di quando in quando ne cadono alcune delle abitate da povera gente. Nel Rione di S. Marco vi sono parecchi danni. Il Terremoto ha cagionato gravi danni anche alla Campagna in distanza di qualche miglio, non però da tutte le parti”.

Fuori città i danni interessarono una limitata area compresa tra Siena e Castelnuovo Berardenga e caratterizzata – allora come oggi – da insediamenti sparsi, per lo più di ridottissime dimensioni. I rapporti inviati al governatore di Siena da Castelnuovo Berardenga assicuravano che la scossa aveva avuto il solo effetto “di gettar in terra qualche cappa di cammino e di aprire gli archi delle finestre”. Nei dintorni di Castelnuovo, a Sestano e Arceno ci fu la “caduta di soli camini”, mentre a San Giovanni a Cerreto e Valle Picciola singoli edifici, una villa padronale e la casa del parroco subirono “del  danno notabile”.

Distribuzione degli effetti del terremoto del 26 maggio 1798 secondo Castelli et al. (1996) [fonte: DBMI11 link].

Distribuzione degli effetti del terremoto del 26 maggio 1798 secondo Castelli et al. (1996) [fonte: DBMI11].

Tra gli edifici monumentali del capoluogo furono particolarmente colpiti il Duomo (che rimase parzialmente inagibile per tre anni), il Palazzo Pubblico, la Dogana (Rocca Salimbeni) e il vicino palazzo Tantucci, la basilica di San Domenico, con le capriate del tetto pericolanti e il campanile tanto lesionato che dovette essere abbassato di due piani. Ma, chi più chi meno, quasi tutti i palazzi, chiese e conventi della città, come pure le case di comune abitazione, subirono danni più o meno gravi (lesioni, crolli di volte e camini, dissesti di facciate e pilastri). I restauri sarebbero andati avanti per alcuni anni e col passare del tempo i traumi subiti dal tessuto urbano si riassorbirono e oggi è diventato difficile percepirne le tracce se non interpretando con occhio esperto la presenza di vecchie catene di ferro, speroni di rinforzo, tamponature di logge e simili. Qua e là, ma non sempre facili da scoprire sui vecchi muri, iscrizioni o immagini ricordano “l’orribile scossa della vigilia di Pentecoste”(https://lapicidata.wordpress.com/2016/05/26/speciale-26-maggio-1798/).

Il terremoto segnò una battuta d’arresto nella routine quotidiana dei senesi: per diversi giorni quasi tutta la popolazione rimase all’aperto in piazze, prati e giardini, dormendo in tende improvvisate o in carrozza; “nobili e possidenti” si trasferirono per lo più in villa. Furono sospese le riunioni del Comune e della Deputazione del Monte dei Paschi, interrotte le attività artigianali. Vietato – nei primi giorni – suonare le campane ecorrere per la città con calessi, carrozze, carri, barrocci e cavalliper timore di causare il crollo dei molti edifici pericolanti e provvisoriamente puntellati.

Partenza di S.S. Pio VI dal convento dei P.P. Agostiniani di Siena: passando ad abitare per i seguiti tremoti [...] il 26 maggio 1798, incisione di Girolamo Carattoni da un disegno originale di G. Beys (Roma, 1801).

Partenza di S.S. Pio VI dal convento dei P.P. Agostiniani di Siena: passando ad abitare per i seguiti tremoti […] il 26 maggio 1798, incisione di Girolamo Carattoni da un disegno originale di G. Beys (Roma, 1801).

A causa del terremoto Siena perse un ospite illustre: papa Pio VI – cacciato da Roma dalle truppe d’occupazione francesi – era arrivato in città tre mesi prima e si era stabilito nel  convento di Sant’Agostino. I gravi danni subiti dalla sua residenza temporanea costrinsero il pontefice a ricoverarsi in un vicino palazzo e poi a trasferirsi a Firenze. La sua carrozza forse si incrociò con quella che portava a Siena gli “ingegneri fiorentini” inviati dal granduca Ferdinando III per valutare i danni e decidere il da farsi. Il granduca ordinò inoltre alle autorità senesi di organizzare gli aiuti ai cittadini più poveri, rimasti senza casa e lavoro, anche attraverso una raccolta di fondi cui contribuì personalmente con diecimila scudi. La macchina dei sussidi e dei restauri si mise in moto e avrebbe portato, nei mesi successivi, alla produzione di una gran quantità di documenti che oggi ci permettono di ricostruire nei dettagli la distribuzione dei danni nel centro storico senese. Un compito di grande interesse perché, anche se il terremoto senese del 26 maggio 1798 non fu in fondo una catastrofe, esso tuttavia resta certamente un evento «strategico» per studiare l’interazione tra il centro storico di Siena e le sollecitazioni sismiche, ed è anche quello che meglio si presta per una valutazione del “massimo terremoto atteso” a livello locale.

Sulla base della distribuzione degli effetti macrosismici, pur con tutte le incertezze del caso, le ultime stime per questo evento danno una magnitudo “equivalente” Mw attorno a 4.8 (ultima versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, CPTI, in corso di pubblicazione), che è un valore decisamente moderato: basti pensare che negli ultimi 30 anni in Italia si sono verificati una cinquantina di terremoti con magnitudo compresa tra 4.7 e 4.9, e quindi con energia simile a quella stimata per la scossa che colpì Siena 218 anni fa. Tuttavia, il terremoto del 1798, come già quello del 1895 a Firenze (questo però con una magnitudo probabilmente superiore), rappresenta un caso emblematico di quello che capita quando una pericolosità sismica medio-bassa, come quella dell’area senese, si combina con un alto valore di beni esposti, sovente anche molto vulnerabili.

Frontespizio della Relazione del terremoto accaduto in Siena il dì 26 maggio 1798 di Ambrogio Soldani (Siena, 1798).

Frontespizio della Relazione del terremoto accaduto in Siena il dì 26 maggio 1798 di Ambrogio Soldani (Siena, 1798 consultabile al seguente link).

Due mesi dopo il terremoto, veniva pubblicata la Relazione del terremoto accaduto in Siena il dì 26 Maggio 1798 un vero e proprio instant book scritto da uno dei più distinti studiosi presenti in città, l’abate camaldolese Ambrogio Soldani, contenente una dettagliata cronaca del terremoto basata sulle impressioni personali dell’autore e di vari altri testimoni, una sintesi della distribuzione dei danni in città e un elenco dei precedenti terremoti che avevano colpito Siena nel corso dei secoli.

a cura di Viviana Castelli (INGV, Sede di Ancona)


Bibliografia

Archivio di Stato di Siena, Governatore, busta 1152 (1798).

Bandini A. F. (1798), Diario senese (1798), Biblioteca comunale degli Intronati, Siena, ms. D.III.14.

Castelli V., Monachesi G., Moroni A. and Stucchi M. [eds.] (1996). I terremoti toscani dall’anno 1000 al 1880: schede sintetiche. GNDT, Rapporto interno, Macerata-Milano, 314 pp. – Macroseismic Data Points are available also at http://emidius.mi.ingv.it/DOM/consultazione.html

Gennari M. (2005), L’orribil scossa della vigilia di Pentecoste. Siena e il terremoto del 1798, Il Leccio, 417 pp.

Soldani A. (1798), Relazione del terremoto accaduto in Siena il dì 26 maggio 1798, Siena: dai torchj Pazziniani, pp. X+98.

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Italia sismica: i terremoti di febbraio, marzo e aprile 2016

Dopo una breve pausa ritorna la rubrica ITALIA SISMICA per raccontare la sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a Febbraio, Marzo e Aprile 2016. Complessivamente i terremoti localizzati sono stati 2705 in particolare 719 a Febbraio, 984 a Marzo e 1002 ad Aprile. La media giornaliera sui tre mesi è stata di circa 30 eventi, più alta nello scorso mese di aprile con poco più di 34 eventi, più bassa a marzo con 31 e decisamente inferiore a febbraio con quasi 25 terremoti al giorno. Il numero di terremoti localizzati è comunque in linea con il primo mese del 2016 ed anche con gli ultimi mesi dell’anno precedente.

La sismicità in Italia registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2016.

La sismicità in Italia registrata dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2016.

Durante questo lungo periodo sono stati appena 2 i terremoti registrati che hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 4.0, solo uno localizzato sul territorio italiano. Entrambi gli eventi si sono verificati nel mese di febbraio, il primo è avvenuto l’8 febbraio (ML 4.6, Mw 4.2) tra le province di Ragusa e Siracusa mentre il secondo il 14 febbraio (Mb 4,5) localizzato lungo la costa meridionale della Croazia.  Nei mesi successivi di marzo e aprile gli eventi di magnitudo maggiore sono stati registrati il 6 marzo (Ml 3.9) nel Mar Ionio al largo della costa orientale della Calabria e due eventi in aprile localizzati fuori dall’Italia di magnitudo 3.8, il primo tra Slovenia e Croazia il 9 aprile, il secondo nell’Austria settentrionale il giorno 25.

La distribuzione

Grafico dell’andamento temporale dei terremoti registrati nei mesi di febbraio (giallo), marzo (azzurro) e aprile (rosso) 2016. Come si nota solo nel mese di febbraio sono stati registrati i due eventi di maggiore magnitudo.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 febbraio al 30 aprile 2016. Come già anticipato, nel grafico si notano i 2 eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0, mentre sono stati in totale 31 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9  nei tre mesi. Intorno a 120-130 sono stati i terremoti di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9 per ognuno dei tre mesi.

Analizziamo brevemente la sismicità di questi 3 mesi partendo da febbraio. In questo mese sono stati 719 i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale, un numero tra i più bassi degli ultimi anni, con 2 eventi di magnitudo maggiore o uguale di 4.0 e 9 di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.

La sismicità registrata nel mese di febbraio 2016.

La sismicità registrata nel mese di febbraio 2016.

Ma proprio in febbraio si è verificata una sequenza in Sicilia orientale tra le province di Ragusa e Siracusa con oltre 30 eventi localizzati dal 6 febbraio. L’evento di magnitudo maggiore della sequenza (ML 4.6, Mw 4.2) è avvenuto l’8 febbraio alle ore 16:35:43 italiane ed  è stato nettamente risentito in una vasta area della Sicilia orientale come testimonia la mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti sul territorio.

La sequenza

La sequenza sismica tra le province di Ragusa e Siracusa durante il mese di febbraio 2016.

Nel mese di marzo sono stati 984 i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale, nessun evento di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 mentre sono stati 13 i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. L’evento di magnitudo maggiore (ML 3.9) è stato localizzato nel Mar Ionio il 6 marzo al largo della Costa Calabra sud-orientale ad una profondità di circa 40 Km. Un altro evento di magnitudo simile (M3.7) è avvenuto 3 marzo nella provincia di Campobasso ad una profondità di 14 km: questo evento è stato avvertito in alcuni comuni tra le province di Foggia e Campobasso.

La sismicità

La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 31 marzo 2016.

Particolarmente attiva in marzo l’area del Mar Tirreno vicino alle Isole Eolie, in particolare a sud dell’Isola di Filicudi dove è stata registrata una piccola sequenza sismica con una decina di eventi al massimo di magnitudo intorno a 3.1-3.2. Da ricordare anche una piccolo sciame sismico registrato a est della città di Roma il tra il 2 e il 3 marzo con una quindicina di eventi di bassa magnitudo (max Ml 2.5), ma in qualche caso avvertiti dalla popolazione.

L'attività sismica nell'area dell'Aricpelago delle Eolie durante io mese di marzo 2016.

L’attività sismica nell’area dell’Arcipelago delle Eolie durante il mese di marzo 2016.

Infine nel mese di aprile sono stati 1002 i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale; come in marzo, nessun evento di magnitudo maggiore o uguale a 4.0, mentre sono stati 9 i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. Tra questi l’evento di magnitudo maggiore localizzato in territorio italiano è stato quello avvenuto il 25 aprile (ML 3.6) in provincia di Firenze, debolmente risentito nelle aree interne tra le province di Firenze e Bologna.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 aprile 2016.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 aprile 2016.

Anche per il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric Database, ISIDe Working Group INGV 2015http://iside.rm.ingv.it

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I terremoti del Friuli del 1976 e le sequenze multiple di terremoti

La sequenza sismica che ha colpito il Friuli nel 1976 è stata molto lunga, con diverse scosse di magnitudo elevata che si sono protratte per molti mesi. Al terremoto principale di magnitudo 6.5, avvenuto il 6 maggio alle 21 della sera, sono seguite numerose repliche (aftershocks) nei giorni e nei mesi successivi.

Friuli

Distribuzione della sismicità dal 1° gennaio 1976 al 31 dicembre 1977 in Friuli

Alcuni di essi hanno avuto magnitudo elevata, ma soltanto due hanno raggiunto magnitudo 5, senza eccedere il valore di 5.2. Terremoti di magnitudo superiore a 4 furono registrati per circa due mesi, fino alla metà di luglio; poi per il resto dell’estate la sequenza sembrò esaurirsi. Invece, l’11 settembre e il 15 settembre, oltre quattro mesi dopo la scossa devastante di maggio, si verificarono altri forti terremoti di magnitudo superiore a 5 con due eventi di magnitudo 5.9 e 6.0, rispettivamente alle ore 04.15 e 10.21 locali del 15 settembre.

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Distribuzione della magnitudo degli eventi sismici in Friuli dall’inizio del 1975 all’inizio del 1979. Si notano bene la prima sequenza di maggio 1976 e la riattivazione di settembre (elaborazione di Franco Mele, Ingv)

La figura sopra mostra bene le due fasi principali della sequenza del Friuli del 1976, a cui fece seguito un’ulteriore ripresa nella seconda metà del 1977. Se guardiamo alla distribuzione degli epicentri dell’intera sequenza, vediamo che tra maggio e settembre del 1976 c’è una chiara migrazione dalla zona centrale verso est. Molto probabilmente ciò sta a indicare che si sono attivati dei sistemi di faglia adiacenti. Successivamente, la sismicità del 1977 sembra attivare un’ulteriore porzione del sistema di faglie friulano, visto che gli epicentri di quest’ultima fase sono migrati questa volta verso ovest.

Un fenomeno del tipo descritto non è strano, né nuovo. In molte sequenze studiate nel mondo negli ultimi decenni si sono osservate simili migrazioni. Per restare in Italia, mostriamo qui alcune delle sequenze della nostra storia sismica antica e recente che si sono manifestate con caratteristiche simili. Va anticipato che, all’interno di una data sequenza, i ritardi tra l’attivazione del primo sistema e del/dei successivo/i sono molto variabili. Si tratta di minuti in alcuni casi (Sannio-Irpinia 1962), ore in altri (es. Belice 1968, Colfiorito 1997), giorni (Appennino umbro e abruzzese nel 1703, o Lazio-Abruzzo del 1984), mesi (Friuli 1976, Calabria 1783).

Sannio

Distribuzione della sismicità del 21 agosto 1962 nel Sannio-Irpinia

Tra i terremoti del 900, diversi si sono presentati con l’attivazione di segmenti di faglia adiacenti. In altri casi, invece, si sono mosse grandi faglie in maniera quasi simultanea. Per esempio, i dati sismologici hanno permesso di ricostruire in dettaglio il movimento della faglia del terremoto dell’Irpinia del 1980. In quel caso si trattò di una rottura multipla di almeno tre segmenti che si attivarono con un ritardo di venti secondi uno rispetto all’altro. Il risultato fu un evento sismico di magnitudo 6.9, quasi indistinguibile nelle sue tre fasi a causa della durata delle oscillazioni di ciascuno degli episodi di rottura. Nella figura sopra è mostrata la distribuzione epicentrale dei terremoti del Sannio-Irpinia del 1962. A causa delle poche stazioni sismiche disponibili in quegli anni in Italia, poco si sa dei numerosi aftershocks che avvennero dopo il terremoto del 21 agosto. Quello che si sa è che ci furono almeno due forti scosse a distanza ravvicinata (10 minuti), a cui ne seguì un’altra dopo 25 minuti, localizzata più a sudest. Forse un indizio di attivazione di faglie adiacenti, o di parti vicine della stessa faglia. Purtroppo i dati non consentono di ricostruire con precisione l’evoluzione spazio-temporale della sismicità, come invece si riesce a fare oggi.

Belice

Distribuzione della sismicità dal 14 al 15 gennaio 1968 in Bèlice

Sei anni più tardi, un’altra sequenza di forti terremoti colpì la Sicilia occidentale, nell’area del Bèlice. La distribuzione degli epicentri risente ancora di una scarsa precisione della rete sismica, ma certamente l’area colpita fu estesa, con diverse scosse di magnitudo superiore a 5 che si susseguirono per molti giorni a partire dal 14 gennaio. Anche in questo caso, sembra potersi identificare un processo piuttosto complesso di migrazione della sismicità.

Emilia

Distribuzione della sismicità dal 19 maggio al 4 giugno 2012 nella Pianura Padana (Fonte: Iside)

Venendo ai casi più recenti, e quindi studiati meglio, nella figura sopra vediamo un esempio di migrazione molto chiaro: la sequenza sismica della pianura padana del maggio-giugno 2012, che si manifestò su un sistema di faglie esteso per oltre 50 chilometri in direzione circa est-ovest. Il primo forte terremoto avvenne il 20 maggio nel settore orientale e fu seguito da diversi aftershocks, alcuni dei quali piuttosto forti (cerchi gialli). La sequenza ebbe poi una seconda fase critica dal 29 maggio, quando un altro forte evento causò altri danni nel settore occidentale. Anche questo terremoto fu seguito da molti aftershocks, questa volta nel settore occidentale (cerchi arancioni). Infine, all’inizio di giugno, si registrarono altre scosse nell’estremo settore occidentale del sistema di faglie. I dati sismologici e geodetici hanno permesso in questo caso di ricostruire con estrema precisione i movimenti delle faglie stesse.

Andando indietro di trecento anni, vediamo come il fenomeno delle attivazioni di faglie adiacenti non sia una novità. Tra i molti casi documentati nel catalogo storico, mostriamo qui due casi del Settecento. Il primo è quello dei terremoti che colpirono l’Italia centrale tra gennaio e febbraio del 1703. In questo caso si registrarono due scosse principali: la prima in Umbria a metà gennaio (i cerchi rossi rappresentano i centri che subirono danni in seguito a questo terremoto), la seconda nell’aquilano i primi di febbraio (cerchi gialli). Si trattò anche in questo caso di due faglie adiacenti, o comunque vicine, che si attivarono. A titolo di confronto, la figura sotto mostra anche i centri danneggiati nel terremoto del 2009 (cerchi verdi). Si vede chiaramente da questa mappa che il terremoto del 2009 ha interessato un’area diversa, e quindi molto probabilmente un segmento di faglia diverso, più meridionale, rispetto a quello del 1703.

1703

Distribuzione degli effetti di danneggiamento dal VII MCS in su per i terremoti del 14 gennaio 1703 (cerchietti rossi), del 2 febbraio 1703 (cerchietti gialli) e del 6 aprile 2009 (cerchietti verdi). (Fonte: DBMI11)

Infine, tra i casi di sequenze sismiche multiple della storia sismica italiana non si può non ricordare la lunga serie di terremoti che colpirono la Calabria meridionale nel 1783. L’area interessata in questo caso è stata di oltre 100 chilometri, con cinque scosse distruttive che hanno interessato la regione nell’arco dei mesi di febbraio e marzo.

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I cerchi colorati corrispondono agli epicentri dei 5 terremoti più forti della lunga sequenza sismica del 1783 (5 febbraio, 6 febbraio, 7 febbraio, 1 marzo e 28 marzo). Il colore e le dimensioni dei cerchi indicano la massima intensità osservata Imax (Fonte: CPTI11)

I ricercatori hanno proposto diversi modelli per spiegare queste attivazioni successive di forti terremoti in sequenza, imputandoli al trasferimento di stress da una faglia a quelle circostanti, o alla migrazione di fluidi in profondità. Tuttavia, non è ancora chiaro il motivo per cui esse si manifestino in intervalli temporali così variabili: poche decine di secondi in Irpinia nel 1980; qualche ora, come in Umbria-Marche (Colfiorito) del 1997; alcuni giorni, come nel caso del Bèlice nel 1968 o dell’Appennino centrale nel 1703; fino a qualche mese come accadde in Calabria nel 1783 o in Friuli nel 1976. La ricerca sismologica prosegue, investigando questi aspetti con esperimenti in laboratorio, modelli al computer, campagne di studio sul terreno, perforazioni di faglie attive.

A cura  di Alessandro Amato, Maurizio Pignone, Concetta Nostro, INGV-CNT.

Eventi sismici del 15 aprile 2016 (M 7.0) in Giappone e del 16 aprile (M 7.8) in Ecuador

La scorsa settimana due eventi sismici disastrosi hanno colpito due aree geograficamente distanti tra loro ma che dal punto di vista tettonico sono molto simili e appartengono alla cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico”.

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Mappa degli epicentri dei terremoti significativi degli ultimi 30 giorni, registrati nell’area conosciuta come “la cintura di fuoco del Pacifico”. In giallo i terremoti dell’ultima settimana (fonte http://earthquake.usgs.gov).

Il primo dei due eventi è stato un terremoto di magnitudo M 7.0 che è stato localizzato il 15 aprile alle ore 17:25 italiane (16:25 UTC) nell’isola di Kyushu, la più meridionale delle isole maggiori che compongono l’arcipelago del Giappone. L’epicentro calcolato ricade tra le città di Kumamoto e di Fukuoka, grandi città della parte occidentale dell’isola che comprende anche la città di Nagasaki. Questo terremoto ha seguito di un giorno lo sviluppo di una sequenza sismica che ha colpito la stessa zona e che ha incluso anche due eventi di magnitudo M 6.3 (12:26 UTC) e M 6.1 (15:03 UTC). La scossa principale ha causato qualche decina di vittime ed alcune centinaia di feriti, oltre che ingenti danni agli edifici ed alle infrastrutture. Leggi il resto di questa voce

Il Map Journal “I terremoti nella Storia”

Da qualche giorno è disponibile nella galleria Story maps & terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps) una nuova story maps di tipo Map Journal che permette di scoprire e conoscere alcuni terremoti che hanno colpito in passato il nostro territorio documentati nella rubrica “I TERREMOTI NELLA STORIA pubblicata su questo BLOG tra il 2013 e il 2015.

Ricordiamo che le story maps sono una combinazione di mappe interattive e applicazioni che incorporano contenuti multimediali e funzioni di interazione e si prestano per creare contenuti per l’informazione, la didattica e la comunicazione anche di fenomeni naturali quali la sismicità e il rischio sismico del nostro territorio.

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

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Evento sismico in provincia di L’Aquila, 16 marzo ore 19:11: informazioni sulla magnitudo

Un terremoto di magnitudo ML 1.1 è avvenuto questa sera alle ore 19:11:52 italiane (16 marzo 2016 ore 18:11:52 UTC) in provincia di L’Aquila. 

Per motivi di trasparenza si reputa opportuno comunicare che la sala di sorveglianza sismica dell’INGV di Roma ha inizialmente pubblicato sul sito http://cnt.rm.ingv.it un valore errato della magnitudo del terremoto, pari a ML 4.2. Detta magnitudo è stata prontamente sostituita (poco più di un minuto più tardi) inserendo quella corretta pari a ML 1.1.

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Si sottolinea che errori come quello odierno si possono verificare per svariati motivi e l’importante è che vengano prontamente corretti e comunicati come nel caso su citato.

Maggiori informazioni sull’evento sulla pagina informativa del Centro Nazionale Terremoti: (http://cnt.rm.ingv.it/event/6510941

A cura di Alberto Michelini, Direttore del Centro Nazionale Terremoti, INGV.

Evento sismico di magnitudo 7.8 a sud-ovest di Sumatra, 2 marzo 2016

Un terremoto di magnitudo M 7.8 è stato localizzato alle ore 13:49 italiane (12:49 UTC) del 2 Marzo 2016, circa 800 km ad ovest della costa meridionale dell’isola di Sumatra in Indonesia, ad una profondità di circa 24 km.

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Mappa con la localizzazione del terremoto (stella gialla) di magnitudo 7.8 del 2 marzo 2016; la linea rossa indica la zona di subduzione che costituisce il confine tra la Placca Indo-Australiana posta a ovest e la Placca di Sunda a est. La parte nord di questa stessa zona di subduzione ha generato il terremoto di magnitudo M 9.1 del 26 dicembre 2004 (un enorme terremoto per sovrascorrimento, mega-thrust), mentre il settore centrale è stato interessato da altri due terremoti di magnitudo inferiore. Le aree evidenziate in verde ne indicano le zone di rottura. Generalmente questi terremoti da mega-thrust sono associati a tsunami. Le frecce bianche indicano la direzione e l’entità del movimento relativo tra le due placche che costituisce il motore della sismicità dell’area. La mappa è stata tratta dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/) e modificata.

La scossa principale è stata seguita da un’importante replica di magnitudo M 5.1 avente all’incirca la stessa localizzazione. Il terremoto è stato causato dal movimento di una faglia che deforma la litosfera oceanica della Placca Indo-Australiana; l’epicentro è posizionato all’incirca 600 km a sud-ovest della zona di subduzione che ne definisce il confine con la placca di Sunda. In questa zona, la Placca Indo-Australiana si muove verso nord-nord-ovest con una velocità di circa 55 mm/anno relativamente alla Placca di Sunda. Il meccanismo focale della scossa principale è di tipo trascorrente, con due possibili piani di faglia orientati uno in senso est-ovest e l’altro in senso nord-sud. Esiste incertezza sulla reale orientazione del piano di faglia perché nella stessa zona sono stati registrati in passato terremoti generati da faglie con entrambe le orientazioni. Questo è possibile perché i due gruppi di faglie costituiscono un sistema “coniugato”, ossia i due sistemi di faglie coesistono e possono essere entrambi attivati nel medesimo campo di stress generato dal moto relativo delle placche. In effetti, terremoti di elevata magnitudo generati da faglie trascorrenti non sono inusuali in questa zona, che definisce un limite di placca diffuso tra l’India e l’Australia. Ad esempio, nel 2012 due terremoti di magnitudo M 8.6 e M 8.2, avvenuti nello stesso giorno, sono stati localizzati 700-800 km a nord del terremoto del 2 Marzo 2016. Nonostante l’elevata magnitudo di questi eventi, a causa della loro distanza dalle isole abitate, raramente provocano vittime. Inoltre, poiché il movimento sulle faglie trascorrenti è di tipo prevalentemente orizzontale, esse provocano generalmente poca deformazione verticale del fondale marino, non innescando quindi importanti onde di tsunami.

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Sciame sismico in provincia di Roma: aggiornamento del 3 marzo 2016

Dal 24 febbraio, le stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stanno localizzando alcune scosse di bassa magnitudo ad est di Roma, scosse che vengono risentite dalla popolazione.

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La sismicità registrata dal 1 gennaio al 3 marzo 2016 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV. Il riquadro in basso a destra mostra un particolare della mappa di pericolosità sismica.

Fino alle 11.00 di oggi, 3 marzo, sono stati localizzati 14 terremoti, la maggior parte dei quali ha avuto magnitudo ML minore di 2.0. I tre eventi più forti si sono verificati ieri, 2 marzo 2016, alle ore 07:12 italiane (magnitudo M=2.5), alle ore 17:53 italiane (M=2.2), alle ore 17:56 italiane (M=2.0). Questi eventi sono stati localizzati a una profondità compresa tra gli 8 e i 10 km. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di gennaio 2016

Nel primo mese del 2016 la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha localizzato 1066 terremoti, in linea con gli ultimi mesi del 2015. La media è stata di poco più di 34 eventi localizzati in un giorno come già accaduto sia a novembre che a dicembre del 2015.

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La sismicità registrata nel mese di gennaio 2106 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

Durante il mese di gennaio 2016 sono stati 4 i terremoti di magnitudo uguale o superiore a 4.0 registrati in Italia. Di questi, 3 su 4 sono stati localizzati in mare: uno nel mar Tirreno (6 gennaio, magnitudo ML 4.0 ) e due nel Canale di Sicilia (2 e 13 gennaio, entrambi di magnitudo ML 4.2 ). L’unico con epicentro non in mare è stato il terremoto del 16 gennaio (ML 4.1, Mw 4.2) localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata in questo mese da una sequenza sismica. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico tra le province di Ragusa e Siracusa M 4.6, 8 febbraio: aggiornamento e approfondimento

Nell’area epicentrale del terremoto di magnitudo ML 4.6 avvenuto oggi (8 febbraio) alle ore 16:35:43 italiane tra le province di Ragusa e Siracusa, dal 6 febbraio 2016 ad oggi sono stati localizzati circa 20 eventi la maggior parte dei quali ha avuto magnitudo intorno a 2.0 e un solo evento di magnitudo superiore a 3.0: il terremoto di magnitudo M3.4 delle ore 02.41 italiane del 7 febbraio.

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Come accade per la maggior parte dei terremoti di magnitudo maggiore di 3.5, anche per questo terremoto  è stato calcolato il meccanismo focale con la tecnica del Time Domain Moment Tensor (TDMT, http://cnt.rm.ingv.it/tdmt) ed è stato ottenuto anche il valore della magnitudo momento Mw pari a 4.2. Il meccanismo focale è trascorrente ed è compatibile con lo stile tettonico dell’area.

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