SPECIALE 2015, un anno di terremoti

Sono stati 14973 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’anno appena concluso. Nel 2015, in Italia e nelle aree geograficamente limitrofe al territorio nazionale, sono avvenuti in media poco più di 40 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni mezz’ora.  

Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente calato: infatti sia nel 2013 che 2014 erano stati oltre ventimila gli eventi registrati sul territorio nazionale, a causa principalmente di alcune sequenze sismiche, con numerosissimi eventi, che si sono protratte nei mesi, come ad esempio quella nel Bacino di Gubbio.

Come ogni anno, la gran parte dei terremoti registrati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 13.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono 593 gli eventi nel 2015, mentre nel 2014 si erano superati i 700 terremoti.

I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (completamente rinnovato nel 2015), dove è possibile visualizzare anche tutte le informazioni relative a ogni singolo terremoto all’interno di una pagina informativa suddivisa in sezioni tematiche (dati evento, sismicità e pericolosità, impatto, localizzazioni e magnitudo, meccanismo focale, download).

I terremoti localizzati dalla Rete Sismicia Nazionale dell'INGV nel''anno 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it)

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Come negli ultimi due anni, anche nel 2015 non si sono verificati terremoti con magnitudo uguale o superiore a 5.0. Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità (vedi sotto) sono stati ben 18 i terremoti di magnitudo tra 4.0 e 4.8180 quelli di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 1700 quelli di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Restano gli eventi di magnitudo inferiore a 2.0, oltre 13.000, che rappresentano la stragrande maggioranza della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale.

Andamento

Andamento temporale della sismicità su tutto il territorio nazionale nell’anno 2015, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4).

Si sente spesso dire che i terremoti avvengono principalmente in certe stagioni o in certi orari. Per verificare questa seconda ipotesi, abbiamo analizzato il numero dei terremoti del 2015 divisi per fasce orarie. Il grafico di sinistra, relativo a tutti gli eventi localizzati, mostra un maggior numero di eventi nelle ore notturne rispetto a quelle diurne. Questo potrebbe far pensare che di notte avvengano più terremoti. Un’altra possibilità è invece che la notte la Rete di monitoraggio sismico sia più sensibile, a causa del minore rumore sismico che si registra. In questo secondo caso, la variazione riguarderebbe i micro-terremoti, che potrebbero essere “oscurati” dalle maggiori oscillazioni diurne dovute alle attività antropiche (traffico, attività industriali, agricoltura, ecc.).
In effetti, se guardiamo alla distribuzione dei soli terremoti di magnitudo uguale o superiore a 2.0, la differenza giorno/notte sparisce: le variazioni sono effettivamente limitate ai piccoli terremoti. Sono dovute quindi alle variazioni del livello di rumore sismico e non a una reale differenza nell’andamento della sismicità.

Nella tabella sotto sono elencati i terremoti di magnitudo superiore o uguale a 4.0 avvenuti nel 2015.

Tabella dei terremoti di magnitudo maggiore o uguale di 4.0 avvenuti nel 2015.

Terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel 2015.

Dalla tabella si nota che l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.8) è stato localizzato il 1° novembre al di fuori del territorio nazionale e più precisamente al confine tra Slovenia e Croazia. Inoltre, una buona parte dei terremoti di magnitudo maggiore di 4.0 hanno avuto epicentro in mare, soprattutto nel Tirreno Meridionale e nel Mar Ionio.  

La sismicità del 2015 nel sud Italia classificata e tematizzata anche in base alla profondità ipocentrale. tematizzata in base

La sismicità del 2015 nell’area nel Tirreno meridionale e dello Ionio dove vengono registrati terremoti profondi. Gli eventi sono rappresentati in base alla loro magnitudo e alla loro profondità ipocentrale.

Guardando la mappa dei terremoti localizzati in quest’area notiamo che spesso avvengono a profondità tali (anche oltre i 100 km) da non essere avvertiti in superficie.  Al contrario, quelli con ipocentro più superficiale (minore di 20 km) hanno avuto alcuni risentimenti diffusi, come il terremoto dell’8 agosto nei pressi delle Isole Eolie (ML 4.1) e il terremoto del 20 dicembre al largo di Palermo (ML 4.2). Tornando a scorrere la tabella dei terremoti più forti del 2015 si nota che anche nel Mar Adriatico sono stati registrati alcuni terremoti di magnitudo maggiore di 4.0, in particolare al largo delle coste abruzzesi del teramano (Mw 4.2, 29 maggio) e a nord delle Isole Tremiti (Mw 4.4 e 4.2, entrambi il 6 dicembre). Gli eventi sismici con epicentro non in mare sono i terremoti avvenuti nelle province di Bologna (Mw 4.3) il 23 gennaio, dell’Aquila (Mw 4.1) il 28 febbraio, di Ravenna (ML 4.0) il 24 aprile , di Cosenza (Mw 4.0) il 3 agosto, tutti risentiti dalla popolazione come testimoniano i questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it.

legenda

Mappa dei meccanismi focali dei terremoti principali avvenuti nel 2015. Il colore è indicativo della magnitudo, secondo la legenda in alto a destra (dettagli in http://cnt.rm.ingv.it/tdmt).

La distribuzione dei meccanismi focali  dei maggiori terremoti del 2015 ricalca per lo più gli andamenti geologici conosciuti, ma presenta qualche novità che andrà approfondita. Come si nota dalla mappa qui sopra, i terremoti del nord (Friuli-Venezia-Giulia, Veneto) mostrano meccanismi focali di tipo compressivo, coerenti con gli eventi precedenti (Friuli, 1976) e con quanto ricavato dai dati geodetici. Una buona parte dei terremoti lungo la dorsale dell’Appennino, dal confine Emilia-Toscana all’Umbria-Marche, Lazio-Abruzzo e Calabria, mostrano meccanismi estensionali, come la maggior parte dei forti terremoti appenninici (Irpinia 1980; Colfiorito, 1997; L’Aquila 2009 tra gli altri). Meccanismi compressivi si evidenziano per i terremoti in Adriatico e nel Gargano, ma anche per due casi nella Pianura padana emiliana e lungo la costa ionica della Basilicata. Infine, per i terremoti profondi del Tirreno meridionale  si osservano meccanismi di tipo “down-dip compression” (associati quindi a compressione lungo la direzione di sprofondamento dello slab), legati alla subduzione della litosfera ionica sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale.

La distribuzione spazio-temporale della sismicità nel 2015 è evidenziata in questa animazione che in un minuto mostra, settimana per settimana,  gli epicentri degli oltre 14 mila terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV classificati e visualizzati in base alla propria magnitudo.

Guardando il video si nota che nel 2015 la maggior parte della sismicità si è manifestata attraverso sequenze sismiche: circa due terzi dei terremoti risultano organizzati in sequenze. Analizzando i dati del 2015 con una tecnica specifica (Reasenberg, 1985), e limitandosi a quelle in cui la somma delle energie rilasciate da tutti i terremoti del raggruppamento (cluster) è equivalente o superiore a un terremoto di magnitudo 3.5, si ottiene un totale di circa 30 sequenze. Questo numero è in linea con quello osservato negli anni precedenti. In generale, al crescere della magnitudo del terremoto principale (il più forte) cresce il numero di terremoti di una sequenza, anche se questo non vale sempre. Anche la durata di una sequenza può variare, anche a parità dell’evento più forte, da alcune decine di minuti fino a molti mesi. Delle 30 sequenze individuate quasi tutte sono costituite da almeno 5 eventi ciascuna. Alcune sequenze hanno avuto breve durata e pochi eventi, altre invece sono durate diversi mesi e hanno superato il migliaio di terremoti registrati. Nella mappa qui sotto le sequenze individuate sono classificate in base alla loro durata: gran parte di esse ha una durata inferiore alle due settimane, ma alcune arrivano anche a superare i due mesi.   

sequenze2015_tempo

Distribuzione areale delle sequenze sismiche durante il 2015. Sono mostrate soltanto quelle con magnitudo equivalente maggiore di 3.5. La grandezza e il colore dei simboli sono proporzionali alla durata secondo la legenda in basso a sinistra.

Nel 2015, il maggior numero di sequenze si è avuto nell’Appennino centro-settentrionale, dove si sono osservate quelle di maggiore durata, mentre altre sequenze si sono verificate lungo le Alpi, nel mar Adriatico e in Sicilia, dove hanno prevalso quelle più brevi. Di seguito riassumiamo i dati delle principali sequenze sismiche del 2015, mentre per i dettagli su ciascuna di esse rimandiamo agli approfondimenti pubblicati in precedenza su questo blog.

Le sequenze in Appennino bolognese 

Sequenza di Castiglione dei Pepoli (BO)

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 4.3, 23 gennaio ore 06:51 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 301.

Link eventoLink approfondimento|

Sequenza di Lizzano in Belvedere (BO) 

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 3.7, 22 luglio ore 12:57 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 1140.

la sequenza

La sismicità nell’area dell’Appennino bolognese tra le province di Bologna, Modena e Pistoia. Si notano le due principali sequenze: ad est quella di Castiglione dei Pepoli (BO), ad ovest quella di Lizzano in Belvedere (BO).

La sequenza in provincia di Firenze

Massima magnitudo registrata nel 2014: ML 3.8, 13 settembre ore 01:04 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2014: 94.

Link sequenza e approfondimento settembre | Link sequenza e approfondimento marzo

Firenze

La piccola sequenza sismica a sud di Firenze. Due gli eventi maggiormente risentiti, il 13 settmbre (ML 3.8) e il 4 marzo (Mw 3.7).

La sequenza in Adriatico centrale

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 4.4, 6 dicembre ore 16:24 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 34.

Link sequenza 

La sequenza simsica

La sequenza nel Mar Adriatico al largo delle coste abruzzesi-molisano-pugliesi. Si notano i due eventi di magnitudo Mw 4.4 e 4.2 del 6 dicembre. Più a nord l’evento del 29 maggio al largo delle coste abruzzesi del teramano (Mw 4.2).

La sequenza nel Mar Tirreno Meridionale (al largo di Palermo)

Massima magnitudo registrata nel 2015: M4.0, 20 dicembre ore 09:46 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 10.

Link sequenza | Link approfondimento

La seqeunza

I terremoti registrati al largo di Palermo nel 2015.

La sequenza tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena

Massima magnitudo registrata nel 2015: ML 4.0, 24 aprile ore 15:02 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 149.

Link sequenza

Forlì_2015

La sequenza sismica tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena.

La sequenza nel Bacino di Gubbio

Massima magnitudo registrata nel 2015: ML 3.0, 9 gennaio ore 09:34 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: circa 2000.

gubbio

La sismicità nell’area di Gubbio durante il 2015 al confine tra Umbria e Marche. Nella mappa notiamo anche altre sequenze più a nord, ad esempio a nord-est di Città di Castello.

Durante tutto il 2015 è stato possibile consultare gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA del BLOG attraverso una story map  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2015 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente indirizzo: http://arcg.is/1DNrkY6.

La story map

A cura di Maurizio Pignone con la collaborazione di Alessandro Amato e Franco Mele (INGV – CNT).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

I dati della sismicità mostrati sono quelli derivanti dall’analisi in tempo reale dei sismologi della Sala Operativa di monitoraggio sismico, che vengono poi rivisti dagli analisti sismologi per confluire nel Bollettino Sismico Italiano.

Si ringrazia Laura Scognamiglio (INGV – CNT) per la mappa dei meccanismi focali dei terremoti principali avvenuti nel 2015.

Evento sismico nello Stretto di Gibilterra, M 6.3, 25 gennaio 2016

Un terremoto di magnitudo M 6.3 è stato localizzato dall’INGV alle ore 05:22 italiane (04:22 UTC) di questa mattina, 25 gennaio, nel Mare di Alboran ad est dello Stretto di Gibilterra. L’epicentro è stato localizzato 150 km ad est di Gibilterra, 86 km a nord di Melilla (enclave spagnola del Marocco) e 50 km a nord di Al Hoceima in Marocco.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 6.3 avvenuto questa mattina alle ore 05:22 italiane nello Stretto di Gibilterra.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 6.3 avvenuto questa mattina alle ore 05:22 italiane nello Stretto di Gibilterra.

Secondo i dati del Euro Mediterranean Seismological Center (CSEM), la scossa principale è stata preceduta da una scossa di M 5.0, avvenuta giovedì 21 gennaio 2016 alle ore 14:47 italiane (13:47 UTC), ed è stata seguita da diverse repliche, di cui 4 con magnitudo superiore a 5 risentite sia lungo la costa spagnola che quella marocchina. La scossa principale è stata molto risentita in Spagna meridionale e lungo la costa settentrionale del Marocco. Sono stati riportati dei leggerissimi danneggiamenti a Melilla.

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Localizzazione dei terremoti avvenuti nelle ultime 24 ore nello Stretto di Gibilterra (Fonte: CSEM).

Questo terremoto è avvenuto circa 12 anni dopo il terremoto di M 6.3 di Al Hoceima che il 24 febbraio 2004 ha colpito la costa settentrionale del Marocco causando più di 630 vittime. L’epicentro del terremoto del 25 gennaio 2016 si situa circa 50 km a nord dell’epicentro del terremoto del 2004 ad una profondità di circa 10 km. Gli eventi del 25 gennaio e del 21 gennaio 2016 similmente al terremoto del 2004 sono stati caratterizzati da meccanismi focali di tipo trascorrente in risposta al regime tettonico compressivo di questo settore del Mediterraneo occidentale, che è causato dal moto relativo di avvicinamento tra le placche Africana ed Europea e che localmente è di pochi mm per anno.

Localizzazione del terremoto di M 6.3 del 25 gennaio 2016 e meccanismi focali calcolati da diversi istituti di ricerca europei (tra cui l’INGV). La mappa è presa dal sito dell’EMSC-CSEM (Euro Mediterranean Seismological Center; http://www.emsc-csem.org/).

Localizzazione del terremoto di M 6.3 del 25 gennaio 2016 e meccanismi focali calcolati da diversi istituti di ricerca europei (tra cui l’INGV). (Fonte CSEM).

Il maremoto che non c’è stato

Il terremoto di stanotte al largo del Marocco è stato un ottimo test del CAT, il sistema di monitoraggio degli tsunami nel Mediterraneo. Fortunatamente, a causa della magnitudo contenuta e del tipo di movimento della faglia, trascorrente e quindi prevalentemente orizzontale, non si è registrato alcun maremoto. In realtà, un piccolo segnale di onda di tsunami è stato rilevato in due mareografi in Marocco e forse anche a Palma de Mallorca.

TempiArrivoINGV

Simulazione dei tempi di propagazione delle onde di maremoto che il terremoto di magnitudo 6.3 avrebbe potuto causare se avesse avuto caratteristiche diverse: un meccanismo focale differente e una magnitudo maggiore. Stima del CAT dell’INGV. La magnitudo indicata in figura è quella calcolata in via preliminare; la magnitudo definitiva calcolata dal CAT è 6.3

I tempi di risposta del CAT, il sistema di monitoraggio INGV realizzato in collaborazione con Dipartimento della Protezione Civile e ISPRA, sono stati molto buoni: già dopo sei minuti si aveva una stima affidabile dell’epicentro e della magnitudo, e il primo avviso di possibile tsunami è stato inviato 11 minuti dopo il terremoto. Nel caso in cui si fosse generato, uno tsunami avrebbe impiegato circa due ore a raggiungere la costa occidentale della Sardegna, tre ore circa per la Sicilia e oltre tre ore per Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.

con il contributo di Pierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) e del personale del CAT-INGV.

Eventi sismici in provincia di Campobasso: aggiornamento del 17 gennaio 2016 e approfondimento

L’area epicentrale dell’evento di magnitudo ML 4.1 avvenuto ieri sera alle ore 19:55:11 italiane (16 gennaio 2016 ore 18:55:11 UTC) in provincia di Campobasso è stata interessata negli ultimi giorni da numerosi terremoti.

Dal 1 gennaio 2016 ad oggi sono stati localizzati circa 80 eventi di cui la maggior parte dei quali è avvenuta negli ultimi 4 giorni. Sono circa 40 i terremoti  di magnitudo pari o superiore a 2.0 con tre eventi di magnitudo superiore a 3.0: il terremoto di magnitudo ML4.1 (Mw 4.3) delle ore 19.55 italiane del 16 gennaio, ML 3.4 delle ore 21.00 italiane del 16 gennaio, ML 3.2 delle ore 01.28 italiane del 17 gennaio.

Come accade per la maggior parte dei terremoti di magnitudo maggiore di 3.5 anche per il il terremoto di magnitudo ML4.1 è stato calcolato il meccanismo focale con la tecnica del Time Domain Moment Tensor (TDMT, http://cnt.rm.ingv.it/tdmt) ed è stato ottenuto anche il valore della Magnitudo Momento Mw pari a 4.3.

Sequenze1

Gli eventi sismici avvenuti vicino Campobasso dal 1 al 17 gennaio 2016 (aggiornati alle ore 18.00 italiane). Il cerchio più grande è l’epicentro del terremoto di magnitudo ML 4.1 (Mw 4.3).

Il terremoto ha avuto un meccanismo di tipo distensivo, con l’attivazione di una faglia “normale” o “estensionale” orientata parallelamente alla catena appenninica. Questo tipo di meccanismo è coerente con i terremoti precedenti della catena appenninica, da quello dell’Irpinia del 1980 a quello dell’Aquila del 2009, passando per altri terremoti minori. Questo tipo di movimenti distensivi sono causati dal processo di estensione in atto da molte centinaia di migliaia di anni nella catena appenninica, che viene anche evidenziato dalle geologia recente e dai dati geodetici. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico in provincia di Campobasso, M 4.1, 16 gennaio ore 19:55

Un terremoto di magnitudo ML 4.1 è avvenuto questa sera alle ore 19:55:11 italiane (16 gennaio 2016 ore 18:55:11 UTC) in provincia di Campobasso. L’epicentro è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV a circa 6 km dalla città di Campobasso ad una profondità di 10 km.

Campobasso

Oltre alla città capoluogo i comuni entro 10 km dall’epicentro sono tutti in provincia di Campobasso: Baranello, Busso, Mirabello Sannitico, Vinchiaturo, Ferrazzano, Oratino, Colle d’Anchise, Casalciprano, San Giuliano delSannio, Spinete, Cercepiccola, Castropignano, Ripalimosani.

Maggiori informazioni sull’evento sulla pagina informativa del Centro Nazionale Terremoti: http://cnt.rm.ingv.it/event/6376371

Secondo i questionari arrivati fino a questo momento sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto di questa sera è stato risentito in gran parte della provincia di Campobasso ed Isernia, ma anche in alcune zone delle province limitrofe di Caserta, Benevento e Foggia. Di seguito la mappa (aggiornata alle ore 20:30) del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione dei risentimenti sul territorio.

L’area epicentrale dell’evento di questa sera è stata interessata negli ultimi giorni e, in modo particolare, nelle ultime ore da numerosi terremoti di bassa magnitudo. Dal 1 gennaio 2016 ad oggi sono stati registrati  circa 40 eventi di cui 36 avvenuti negli ultimi 3 giorni (aggiornamento delle ore 20:40). Di questi uno dei più forti prima dell’evento di magnitudo 4.1 era stato il terremoto di magnitudo 2.9 di oggi pomeriggio alle 14.12 italiane. Dopo l’evento sismico delle ore 19:55 al momento (ore 20:40) sono stati localizzati altri 3 terremoti di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.6.

I terremoti del ‘900: il terremoto del 15 gennaio 1968, disastro naturale e disastro sociale

Vita (TP), 14 Gennaio 1968.

Da poco si è conclusa un’assemblea cittadina nella sala del consiglio comunale e, mentre gli uomini continuano a discutere animatamente, i bambini giocano ad acchiappareddu. All’improvviso, da una della case basse che danno sulla piazza, esce un uomo che afferra per i polsi uno dei bambini e lo spinge dentro casa gridando: ”Dentro, dentro, disgraziato! Dentro che c’è lu terremoto”. E lo trascina dentro casa, sbarrando il portone con tutti i ferri disponibili. Per chiudere fuori il terremoto.

Questo episodio, raccontato da Lorenzo Barbera in uno dei suoi libri, ci dà un’immagine quasi fotografica dell’impreparazione, quasi del rifiuto che l’idea stessa di terremoto generava tra la gente del Belice. Dopo le prime scosse accadute nel pomeriggio e nella serata del 14 gennaio causando danni limitati, un terremoto di magnitudo stimata Mw pari a 6.3 alle 3.01 del mattino del 15 gennaio 1968 si abbatté sulle case della gente del Belice, sulle loro vite, sui loro paesi, sulla loro storia e li distrusse per sempre. E distrusse anche quella ingenua speranza di tener lontano il disastro, che diventò invece una sorta di spartiacque del tempo, tanto che ancora oggi tra la gente del Belice si parla di “prima” e “dopo” il terremoto. In generale, questo concetto vale un po’ per tutta l’Italia. Tanto è vero che prima del 15 gennaio 1968 nessuno conosceva l’esistenza di Gibellina, Santa Ninfa, Montevago, Contessa Entellina, S. Margherita Belice, Vita, Salaparuta, Poggioreale. Da quella data in poi questi nomi sono entrati nell’immaginario collettivo come sinonimo di disastro. Disastro naturale e disastro sociale.

Copertina de “L’Unità” all’indomani del terremoto del 15 Gennaio 1968

Copertina de “L’Unità” all’indomani del terremoto del 15 Gennaio 1968.

La sequenza sismica

I freddi numeri raccontano di una sequenza sismica durata molto a lungo, sino a febbraio del 1969. La scossa principale fu preceduta da una serie di eventi minori iniziati il 14 Gennaio, di cui tre con magnitudo momento Mw compresa fra 4.9 e 5.2, e seguita da altri 79 eventi, con una forte replica di magnitudo Mw=5.5 il 25 gennaio (CPTI11). Dalla fine di gennaio al 1° giugno dello stesso anno furono registrati dall’Università di Messina altri 65 terremoti con magnitudo M≥3 e circa un migliaio di repliche con magnitudo M≥2. Per quel che riguarda la profondità, molti studiosi concordano con Bottari (1973) che sostiene una localizzazione crostale degli ipocentri (profondità ≤28 km), compresi i terremoti più forti. Secondo Anderson e Jackson (1987), invece, le profondità focali arriverebbero fino a 36 km. E’ da sottolineare che si discute ancora molto sulla localizzazione delle scosse principali della sequenza, sulle loro profondità e sulla determinazione della magnitudo. Tutti questi parametri risentono, ovviamente, della modesta densità di stazioni sismiche al tempo del terremoto e sulla non ottimale qualità dei pochi dati strumentali disponibili.

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Italia sismica: i terremoti di novembre e dicembre 2015

Negli ultimi due mesi del 2015 la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato poco più di un migliaio di terremoti per ognuno dei due mesi. In particolare a novembre sono stati registrati 1030 terremoti mentre a dicembre 1076. La media giornaliera si è attestata per entrambi i mesi intorno a 34 eventi, in linea con la seconda parte del 2015 che ha visto un calo del numero di eventi registrati.   

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di novembre 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 novembre 2015.

La sismicità del mese di novembre è stata caratterizzata da terremoti di bassa magnitudo, inferiore a 4.0. L’unico evento che ha superato questa soglia (magnitudo Mb 4.8) è avvenuto il primo giorno del mese ed è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale al confine tra la Slovenia e la Croazia, a pochi chilometri da Zagabria.

Grafico dell’andamento temporale dei terremoti registrati nei mese di novembre.

Grafico dell’andamento temporale dei terremoti registrati nei mese di novembre.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 al 30 novembre 2015. Si nota l’assenza di terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 tranne che per l’evento Mb 4.8 localizzato tra Slovenia e Croazia,  mentre sono stati 18 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 98 quelli tra magnitudo 2.0 e 2.9.

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I terremoti nella STORIA: Il terremoto della notte di Natale, Rimini, 25 dicembre 1786

Sono molte e diverse le ragioni per le quali vale la pena ricordare ad una comunità un terremoto che nel passato l’ha colpita. Nel caso del terremoto riminese del Natale 1786, fra le tante ragioni, ne ricordiamo almeno tre.

Una appartiene semplicemente all’ambito delle curiosità: non sono molti i terremoti storici verificatisi nella nostra storia sismica il giorno di Natale, quello del 1786 è uno dei più importanti certamente. Peraltro, sempre restando nell’ambito delle curiosità, nella storia sismica riminese (sotto riportata) la vicinanza alle festività è una ricorrenza decisamente singolare, se consideriamo che il terremoto del 1672 (magnitudo Mw 5.6), avvenne il 14 aprile, nel giorno del Giovedì Santo, e che il più recente forte terremoto dell’area, nel 1916 (Mw 6.1), avvenne il 16 agosto. Ma sono pure curiosità prive di significato: i terremoti avvengono di giorno o di notte, d’inverno o d’estate, nei giorni comandati o nelle occasioni più improbabili. Nessun significato in tutto questo.

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Storia sismica di Rimini dall’anno 1000 al 2006, DBMI11

Il secondo motivo che rende importante ricordare un forte terremoto riminese è nella rilevanza che ha il terremoto nelle valutazioni di rischio di quest’area: basti osservare quanto importante sia stato lo sviluppo edilizio dell’area dopo l’ultimo forte terremoto del 1916 (vedi figura sotto), ricordando che una parte rilevante di questa espansione edilizia è avvenuta in assenza di normativa sismica e che nel periodo estivo quest’area ospita milioni di turisti.

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Vedute aeree del riminese del 1943 e del 2005 che evidenziano l’espansione dell’area urbanizzata tra questi due periodi.

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I terremoti del ‘900: La “catastrofe sismica” del 28 dicembre 1908

«Ormai in quel lido, non altra opera umana si compie che l’ultima; il seppellimento. Non si aggirano tra le rovine se non fossori. E i fossori sono militi, come dopo una battaglia. E fu invero una battaglia quale mai non si raccontò nella storia degli uomini. Una immensa torma di cavalli […] sembrò passare al galoppo, sottoterra, nella fragorosa carica di un minuto. Una bocca di fuoco sparò […] col rombo di cento cannoni in uno, nel cupo silenzio della notte. E il mare si alzò di cinquanta metri, e la terra si abbassò e poi balzò su. E un soffio vastissimo di luce rossa, come un’improvvisa aurora boreale, alitò dal lido opposto; e un astro o più astri si sgretolarono in cielo. Fu una battaglia davvero, ma di Titani, ridesti dal loro sonno millenario in fondo agli abissi, e ritrovatisi in cuore la terribile loro collera primordiale. Ora in quel campo di battaglia, battaglia durata un attimo, dopo quindici giorni si procede all’opera ultima e postuma».

Con queste parole commosse Giovanni Pascoli commemorò nel gennaio 1909 all’Università di Bologna le vittime causate dal terremoto e dal maremoto che il 28 dicembre 1908 avevano devastato entrambe le sponde dello Stretto di Messina. Fu quella la più grave catastrofe che il giovane Stato italiano si trovò ad affrontare per l’altissimo numero di morti e le distruzioni subite da centinaia di centri abitati. Il suo impatto sulla pubblica opinione fu straordinario e lasciò un’impronta indelebile non solo nella realtà delle aree colpite, ma anche nella coscienza e nella memoria storica del Paese e dell’intera Europa. Al di là dell’emozione suscitata dalle molte migliaia di vittime, questa fama si spiega col fatto che furono distrutte due città importanti come Reggio Calabria e, soprattutto, Messina, che era il capoluogo economico e geografico dello Stretto e il cui porto era d’importanza strategica e commerciale lungo le rotte che collegavano i bacini del Tirreno e del Mediterraneo centrale con il canale di Suez.

Militari impegnati a Messina nell’opera di soccorso (La Domenica del Corriere, 24 gennaio 1909).

Militari impegnati a Messina nell’opera di soccorso (La Domenica del Corriere, 24 gennaio 1909).

Ciò che oggi sappiamo sugli effetti del terremoto e del maremoto del 28 dicembre 1908 deriva da un insieme di fonti di vario tipo (giornalistiche, istituzionali e scientifiche) e la ricostruzione più recente e completa del quadro complessivo di tali effetti è contenuta nell’articolo di Guidoboni e Mariotti (2008), di cui questo post rappresenta una breve sintesi. Tale articolo è parte del volume antologico Il terremoto e il maremoto del 28 dicembre 1908 (2008), pubblicato nel centenario dell’evento dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dal Dipartimento della Protezione Civile, che fa il punto a un secolo di distanza sulle conoscenze di carattere storico e scientifico accumulate su questo evento epocale.

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Evento sismico al largo della costa siciliana centro settentrionale (Palermo), Ml 4.0, 20 dicembre: aggiornamento e approfondimento

Il terremoto di magnitudo ML 4.0 avvenuto questa mattina alle ore 10:46 italiane (20-12-2015 09:46 UTC) al largo della costa siciliana centro settentrionale, ha avuto una sola replica di magnitudo ML 3.1 alle ore 12:15 italiane.

Trattandosi di terremoti abbastanza distanti dalla costa, la localizzazione e la profondità si calcolano con molta difficoltà con i dati della Rete Sismica Nazionale, essendo le prime stazioni distanti circa 30 km dagli epicentri. Pertanto la determinazione della profondità ipocentrale è ottenuta fissando il valore a 5.0 km.

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Gli eventi sismici avvenuti questa mattina al largo della costa siciliana centro settentrionale: le due stelle bianche rappresentano l’evento delle ore 10:46 italiane di magnitudo ML 4.0 e quello delle ore 12:15 italiane di magnitudo ML 3.1. In questa mappa è mostrata anche la sismicità dal 1985 al 2014. Il cerchio rosso più grande è il terremoto di magnitudo ML 5.6 (Mw 5.9) del 6 settembre 2002. Il cluster di epicentri che si vede a nordest di questo evento sono le repliche (aftershocks) di quest’ultimo, avvenuti tra settembre e ottobre 2002.

La zona interessata da questi terremoti appartiene a una più ampia fascia di deformazione ben nota per la sismicità precedente. Si tratta di una fascia orientata in senso circa est-ovest che corre parallelamente alla costa settentrionale siciliana (30-50 km a nord di essa) che in passato ha avuto terremoti di magnitudo fino a ~6, tra i quali ricordiamo quello al largo di Palermo del 6 settembre 2002 di magnitudo ML 5.6 (Mw 5.9) che provocò danni a Palermo (Imax VI). A parte i terremoti della sequenza del 2002, tutti di magnitudo di poco superiore a 4.0 e tutti più distanti dalla costa di quello odierno, da rilevare un terremoto con Mw=4.3 del 13 aprile 2013 che è localizzato tuttavia quasi 25 km a Ovest di quello avvenuto oggi (http://iside.rm.ingv.it).

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La sismicità storica evidenzia terremoti nella medesima area con magnitudo sempre inferiore a 5.9 (quadrati gialli)come gli eventi sismici del 6 settembre 2002, del 15 gennaio 1940 e del 1 settembre 1726 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/).

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Evento sismico al largo della costa siciliana centro settentrionale (Palermo), Ml 4.0, 20 dicembre ore 10:46

Questa mattina alle ore 10:46 italiane (20-12-2015 09:46 UTC) è stato registrato un terremoto di magnitudo ML 4.0  localizzato al largo della Costa siciliana centro settentrionale ad una trentina di Km dalla città di Palermo. La profondità dell’evento è stata di circa 5 Km.

Le città con almeno 50.000 abitanti  più vicine all’epicentro sono Bagheria e Palermo a circa 30 km di distanza.

Costa Siciliana centro-settentrionale (Palermo)

Come si evince dalla mappa preliminare degli effetti del terremoto ricavate dai questionari compilati sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it, il terremoto è stato risentito lungo la costa siciliana centro settentrionale e in particolare a Palermo.

mcs_20.12.2015

Mappa preliminare degli effetti del terremoto ricavate dai questionari compilati sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it (aggiornamento ore 11:30).

Per ulteriori informazioni visita la pagina di evento: http://cnt.rm.ingv.it/event/6316841

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