Eventi sismici del 15 aprile 2016 (M 7.0) in Giappone e del 16 aprile (M 7.8) in Ecuador

La scorsa settimana due eventi sismici disastrosi hanno colpito due aree geograficamente distanti tra loro ma che dal punto di vista tettonico sono molto simili e appartengono alla cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico”.

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Mappa degli epicentri dei terremoti significativi degli ultimi 30 giorni, registrati nell’area conosciuta come “la cintura di fuoco del Pacifico”. In giallo i terremoti dell’ultima settimana (fonte http://earthquake.usgs.gov).

Il primo dei due eventi è stato un terremoto di magnitudo M 7.0 che è stato localizzato il 15 aprile alle ore 17:25 italiane (16:25 UTC) nell’isola di Kyushu, la più meridionale delle isole maggiori che compongono l’arcipelago del Giappone. L’epicentro calcolato ricade tra le città di Kumamoto e di Fukuoka, grandi città della parte occidentale dell’isola che comprende anche la città di Nagasaki. Questo terremoto ha seguito di un giorno lo sviluppo di una sequenza sismica che ha colpito la stessa zona e che ha incluso anche due eventi di magnitudo M 6.3 (12:26 UTC) e M 6.1 (15:03 UTC). La scossa principale ha causato qualche decina di vittime ed alcune centinaia di feriti, oltre che ingenti danni agli edifici ed alle infrastrutture.

L'epicentro

L’epicentro del terremoto nell’Isola di Kyushu (M 7.0) del 15 aprile (fonte http://earthquake.usgs.gov)

L’isola di Kyushu è localizzata in un settore dell’oceano Pacifico dove la Placca delle Filippine converge verso nord-ovest con la Placca Euroasiatica, che include l’arcipelago del Giappone, ad una velocità di quasi 60 mm/anno. A causa del moto di convergenza, la Placca delle Filippine si immerge al di sotto dell’isola di Kyushu formando la così detta fossa di Ryukyu. Al di sotto delle due isole settentrionali di Honshu e Hokkaido, invece, è la Placca Pacifica che converge con la Placca Euroasiatica ad una velocità di più di 80 mm/anno e si immerge al di sotto del Giappone stesso. La maggior parte dei grandi terremoti che colpiscono il Giappone, come ad esempio il terremoto di M 9.0 dell’11 marzo 2011 che ha colpito l’isola di Honshu, sono generati in corrispondenza dell’interfaccia tra le due placche nelle zone di subduzione arrivando anche a notevoli profondità. Al di sotto dell’isola di Kyushu la sismicità collegata alla subduzione arriva fino a quasi 200 km di profondità, ma storicamente non sono stati registrati terremoti di elevata magnitudo.

Il terremoto del 15 aprile è stato invece un evento superficiale caratterizzato da una profondità ipocentrale di circa 10 km a da un meccanismo focale di tipo trascorrente, che ha attivato una faglia presente nella crosta della Placca Euroasiatica (placca superiore nel sistema della subduzione).

Questo tipo di terremoti sebbene meno frequenti di quelli associati alla subduzione, non sono rari perché anche la placca che sovrascorre è notevolmente deformata dagli sforzi tettonici, che in questo caso sono compressivi e generano faglie di tipo inverso (thrust) e trascorrente. L’evento del 15 aprile sembra infatti esser stato generato da una faglia trascorrente presente ad est della città di Kumamoto. Secondo il catalogo della sismicità mondiale gestito dall’USGS circa 13 terremoti di magnitudo superiore a M 5 sono stati registrati sull’isola di Kyushu durante l’ultimo secolo. A causa della profondità superficiale questo tipo di terremoti può causare notevoli danni.

Il secondo evento di cui parliamo in questo articolo è il terremoto di magnitudo M 7.8 che ha colpito alle 00:58 italiane del 17 aprile 2016 (23:58, 16 aprile UTC) la costa settentrionale dell’Ecuador.

L'epicentro

L’epicentro del terremoto del 16 aprile in Ecuador (fonte http://earthquake.usgs.gov)

Anche in questo caso il contesto tettonico è quello di una zona di subduzione, dove, in questo caso, la Placca di Nazca (una micro-placca presente nella zona est della Placca Pacifica) converge verso la Placca del Sudamerica ad una velocità di circa 60 mm/anno e vi si immerge al di sotto. A differenza del terremoto del Giappone, questo evento è stato generato direttamente all’interfaccia tra le due placche (terremoto da mega-thrust), la quale si è mobilizzata in un’area di circa 160 x 160 km. La zona di subduzione che ha generato questo evento corre lungo tutta la costa pacifica del Sud America e nel corso del tempo a causa della sua attività ha portato al sollevamento della catene delle Ande. Va ricordato anche che questa zona di subduzione ha generato storicamente una notevole sismicità, tra cui il terremoto del Cile del 1960 di magnitudo M 9.5, che è catalogato come il più forte terremoto avvenuto nell’ultimo secolo.

L’Ecuador ha una lunga storia di grandi terremoti generati dalla subduzione, di cui almeno 7 di magnitudo superiore a M 7.0 avvenuti ad una distanza inferiore a 250 km dall’epicentro dell’evento del 17 aprile 2016, la cui rottura è posizionata al confine meridionale dell’area interessata dal grande terremoto di magnitudo M 8.3 del 1906. Molti di questi terremoti essendo avvenuti in zone costiere sono stati associati a tsunami.

Le due mappe mostrano il contesto tettonico entro cui si inquadrano i terremoti del Giappone e dell’Equador. In entrambi i casi le aree colpite sono caratterizzate da una zona di subduzione, ma nel caso del terremoto del 15 aprile la faglia attivatasi è una struttura secondaria presente nella placca superiore. Questi due terremoti mostrano che il livello di danneggiamento sofferto dalle aree colpite non dipende solo dalla magnitudo del terremoto ma anche dalla sua profondità. Le mappe sono tratte dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/).

Le due mappe mostrano il contesto tettonico entro cui si inquadrano i terremoti del Giappone e dell’Ecuador. In entrambi i casi le aree colpite sono caratterizzate da una zona di subduzione, ma nel caso del terremoto del 15 aprile la faglia attivatasi è una struttura secondaria presente nella placca superiore. Questi due terremoti mostrano che il livello di danneggiamento delle aree colpite non dipende solo dalla magnitudo del terremoto ma anche dalla sua profondità. Le mappe sono tratte dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/).


a cura di Pierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) con la collaborazione della Redazione. 

Il Map Journal “I terremoti nella Storia”

Da qualche giorno è disponibile nella galleria Story maps & terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps) una nuova story maps di tipo Map Journal che permette di scoprire e conoscere alcuni terremoti che hanno colpito in passato il nostro territorio documentati nella rubrica “I TERREMOTI NELLA STORIA pubblicata su questo BLOG tra il 2013 e il 2015.

Ricordiamo che le story maps sono una combinazione di mappe interattive e applicazioni che incorporano contenuti multimediali e funzioni di interazione e si prestano per creare contenuti per l’informazione, la didattica e la comunicazione anche di fenomeni naturali quali la sismicità e il rischio sismico del nostro territorio.

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

La galleria Storymaps & Terremoti (terremoti.ingv.it/storymaps)

In particolare le story maps di tipo MAP JOURNAL consentono di presentare una narrazione basata su mappe organizzate in una serie di voci di diario. Questo tipo di applicazioni (CLOUD GIS) sono ideali per creare storie multimediali avvincenti che combinano testo, grafica (immagini, foto, video) e mappe, in particolare dove si hanno numerosi testi e una serie di dettagli che si desidera trasmettere (ad esempio gli articoli di un BLOG).  Un primo esempio pubblicato dal 2014 è il Map Journal ITALIA SISMICA che contiene gli articoli mensili della rubrica ITALIA SIMICA integrando la mappa interattiva dei terremoti del mese di magnitudo maggiore o uguale di 1.5.

Nel Map Journal “I TERREMOTI NELLA STORIA” sono presenti tutti gli articoli pubblicati sul BLOG dal 2013 al 2015 che hanno descritto e documentato attraverso foto, video e approfondimenti scientifici alcuni terremoti, anche poco conosciuti, che hanno colpito il territorio italiano in epoca storica. L’applicazione consente, oltre alla visualizzazione integrale degli articoli e della relativa documentazione multimediale, di interagire con una mappa con la rappresentazione dei danni che il terremoto ha prodotto.

La pagina iniziale

La pagina iniziale del Map Journal “I terremoti della Storia”. I terremoti posso essere selezionati nella barra sulla sinistra dell’interfaccia o scorrendo il mouse verso il basso. Nella mappa iniziale sono presenti, con un colore diverso, tutti i danni relativi ai 21 terremoti documentati.

I danni relativi al terremoto e  rappresentati sulla mappa sono le osservazioni macrosismiche con grado di intensità maggiore o uguale a 8 MCS estratte dal Database Macrosismico Italiano DBMI 11E’ possibile interagire con la mappa interrogando le singole osservazioni ed avere informazioni sia sulla località e l’intensità risentita ma anche sul caratteristiche del terremoto: data, area epicentrale, intensità massima risentita, intensità risentita all’epicentro, magnitudo stimata, link alla mappa del campo macrosisimico del DBMI11.

Un esempio

Il terremoto del 27 marzo 1638 in Calabria, presente nel Map Journal “I terremoti nella Storia”. Interrogando la mappa viene visualizzato il pop-up con le informazioni relative alle osservazioni macrosismiche e al relativo terremoto.

Di seguito i 21 terremoti presenti nel Map Journal e il relativo link all’articolo del BLOG (tra parentesi la data di pubblicazione dell’articolo):
Terremoto 13 Aprile 1558 (pubblicato l’ 11 Maggio 2015)
Terremoto 31 Luglio 1561 (pubblicato il 29 Agosto 2014)
Terremoto 27 Marzo 1638 (pubblicato il 31 Marzo 2015)
Terremoto 31 Maggio 1646 (pubblicato il 30 Maggio 2015)
Terremoto 24 Luglio 1654 (pubblicato il 25 Luglio 2014)
Terremoto 5 Giugno 1688 (pubblicato il 26 Giugno 2014)
Terremoto 11 Gennaio 1693 (pubblicato il 30 Gennaio 2015)
Terremoto 25 Febbraio 1695 (pubblicato il 28 Febbraio 2015)
Terremoto 2 Febbraio 1703 (pubblicato il 2 Febbraio 2013)
Terremoto 24 Aprile 1741 (pubblicato il 24 Aprile 2014)
Terremoto 19 Ottobre 1768 (pubblicato il 29 Ottobre 2014)
Terremoto 3 Giugno 1781 (pubblicato il 29 Giugno 2015)
Terremoto 5 Febbraio 1783 (pubblicato il 19 Febbraio 2014)
Terremoto 25 Dicembre 1786 (pubblicato il 31 Dicembre 2015)
Terremoto 30 Settembre 1789 (pubblicato il 30 Settembre 2014)
Terremoto 14 Agosto 1846 (pubblicato il 14 Agosto 2015)
Terremoto 16 Dicembre 1857 (pubblicato il 12 Marzo 2015)
Terremoto 16 Novembre 1894 (pubblicato l’ 1 Dicembre 2014 )
Terremoto 18 Maggio 1895 (pubblicato il 16 Maggio 2014)
Terremoto 28 Dicembre 1908 (pubblicato il 28 Dicembre 2015)
Terremoto 15 Ottobre 1911 (pubblicato il 22 Ottobre 2015)

Il Map Journal “I terremoti nella Storia” è disponibile nella galleria Story Maps & Terremoti o direttamente al seguente link.

Si ringrazia Giovanna Bosco per il contributo dato alla realizzazione e l’aggiornamento del Map Journal nell’ambito del suo lavoro di tesi “Applicazioni CLOUD GIS per la gestione e visualizzazione di dati geoambientali sul WEB” (Università degli Studi del Sannio, Benevento). 

a cura di Maurizio Pignone (INGV, Centro Nazionale Terremoti)


 

Referenze

Pignone M., Le story maps e l’informazione sui terremoti, Rendiconti Online Soc. Geol. It., Vol. 34/2015, pp. 28-36, ISSN: 2035-8008, DOI: 10.33.01/ROL.2015.32, http://hdl.handle.net/2122/9704,2015.

Pignone, M., Story maps e terremoti, un nuovo strumento di informazione per la riduzione del rischio sismico, Rivista GEOMEDIA (Gen-Feb 2015), ISSN 1128-8132, http://hdl.handle.net/2122/10112, 2015.

M. Locati, R. Camassi e M. Stucchi (a cura di), 2011. DBMI11, la versione 2011 del Database Macrosismico Italiano. Milano, Bologna, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11, DOI: 10.6092/INGV.IT-DBMI11

http://storymaps.arcGIS.com/en/app-list/map-journal/tutorial/

Evento sismico in provincia di L’Aquila, 16 marzo ore 19:11: informazioni sulla magnitudo

Un terremoto di magnitudo ML 1.1 è avvenuto questa sera alle ore 19:11:52 italiane (16 marzo 2016 ore 18:11:52 UTC) in provincia di L’Aquila. 

Per motivi di trasparenza si reputa opportuno comunicare che la sala di sorveglianza sismica dell’INGV di Roma ha inizialmente pubblicato sul sito http://cnt.rm.ingv.it un valore errato della magnitudo del terremoto, pari a ML 4.2. Detta magnitudo è stata prontamente sostituita (poco più di un minuto più tardi) inserendo quella corretta pari a ML 1.1.

LAquila_m1.1_16.03.2016

Si sottolinea che errori come quello odierno si possono verificare per svariati motivi e l’importante è che vengano prontamente corretti e comunicati come nel caso su citato.

Maggiori informazioni sull’evento sulla pagina informativa del Centro Nazionale Terremoti: (http://cnt.rm.ingv.it/event/6510941

A cura di Alberto Michelini, Direttore del Centro Nazionale Terremoti, INGV.

Evento sismico di magnitudo 7.8 a sud-ovest di Sumatra, 2 marzo 2016

Un terremoto di magnitudo M 7.8 è stato localizzato alle ore 13:49 italiane (12:49 UTC) del 2 Marzo 2016, circa 800 km ad ovest della costa meridionale dell’isola di Sumatra in Indonesia, ad una profondità di circa 24 km.

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Mappa con la localizzazione del terremoto (stella gialla) di magnitudo 7.8 del 2 marzo 2016; la linea rossa indica la zona di subduzione che costituisce il confine tra la Placca Indo-Australiana posta a ovest e la Placca di Sunda a est. La parte nord di questa stessa zona di subduzione ha generato il terremoto di magnitudo M 9.1 del 26 dicembre 2004 (un enorme terremoto per sovrascorrimento, mega-thrust), mentre il settore centrale è stato interessato da altri due terremoti di magnitudo inferiore. Le aree evidenziate in verde ne indicano le zone di rottura. Generalmente questi terremoti da mega-thrust sono associati a tsunami. Le frecce bianche indicano la direzione e l’entità del movimento relativo tra le due placche che costituisce il motore della sismicità dell’area. La mappa è stata tratta dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/) e modificata.

La scossa principale è stata seguita da un’importante replica di magnitudo M 5.1 avente all’incirca la stessa localizzazione. Il terremoto è stato causato dal movimento di una faglia che deforma la litosfera oceanica della Placca Indo-Australiana; l’epicentro è posizionato all’incirca 600 km a sud-ovest della zona di subduzione che ne definisce il confine con la placca di Sunda. In questa zona, la Placca Indo-Australiana si muove verso nord-nord-ovest con una velocità di circa 55 mm/anno relativamente alla Placca di Sunda. Il meccanismo focale della scossa principale è di tipo trascorrente, con due possibili piani di faglia orientati uno in senso est-ovest e l’altro in senso nord-sud. Esiste incertezza sulla reale orientazione del piano di faglia perché nella stessa zona sono stati registrati in passato terremoti generati da faglie con entrambe le orientazioni. Questo è possibile perché i due gruppi di faglie costituiscono un sistema “coniugato”, ossia i due sistemi di faglie coesistono e possono essere entrambi attivati nel medesimo campo di stress generato dal moto relativo delle placche. In effetti, terremoti di elevata magnitudo generati da faglie trascorrenti non sono inusuali in questa zona, che definisce un limite di placca diffuso tra l’India e l’Australia. Ad esempio, nel 2012 due terremoti di magnitudo M 8.6 e M 8.2, avvenuti nello stesso giorno, sono stati localizzati 700-800 km a nord del terremoto del 2 Marzo 2016. Nonostante l’elevata magnitudo di questi eventi, a causa della loro distanza dalle isole abitate, raramente provocano vittime. Inoltre, poiché il movimento sulle faglie trascorrenti è di tipo prevalentemente orizzontale, esse provocano generalmente poca deformazione verticale del fondale marino, non innescando quindi importanti onde di tsunami.

A ogni modo, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, che effettua un monitoraggio costante della sismicità a scala globale, si è prontamente attivato per calcolare i parametri dell’evento sismico e stimare il livello e i tempi di arrivo delle eventuali onde di maremoto sulle coste. Il CAT opera per l’allerta nel bacino del Mediterraneo ma segue la sismicità di tutto il mondo, sia per fornire al Dipartimento di Protezione Civile italiana le informazioni sui forti terremoti mondiali, sia per effettuare un test delle procedure e un training degli operatori in turno H24 al CAT.

In quest’area si sono registrati in passato dei grandi terremoti tsunamigenici (in grado cioè di generare maremoti), come quello del 2004, che generò uno tsunami devastante per l’Indonesia e per molti paesi affacciati sull’Oceano Indiano. Infatti, il limite di placca posto a sud-ovest dell’isola di Sumatra fa parte di una zona di collisione lunga più di 8000 km, che si estende dall’isola di Papua verso ovest fino a comprendere la catena montuosa dell’Himalaya. A causa del moto relativo, la Placca Indo-Australiana si immerge al di sotto dell’isola di Sumatra, che è parte della Placca di Sunda, formando una zona di subduzione associata a terremoti di elevata magnitudo di tipo mega-thrust (il mega-thrust è un enorme terremoto per sovrascorrimento) e vulcani attivi di tipo esplosivo. Il 26 dicembre 2004 un terremoto di tipo mega-thrust di magnitudo 9.1 ha interessato la porzione settentrionale della zona di subduzione, circa 1000 km a nord dell’epicentro del terremoto del 2 marzo 2016, generando uno tsunami che ha colpito l’intero Oceano Indiano provocando decine di migliaia di vittime.

La zona di subduzione che interessa le placche Indo-Australiana e di Sunda è associata anche a grandi vulcani attivi di tipo esplosivo. Il 26 e 27 agosto 1883 il vulcano Krakatoa situato nello Stretto della Sonda tra le isole di Sumatra e Giava, generò la più grande eruzione esplosiva mai registrata nella storia umana.

La modellazione dello tsunami

Il CAT dell’INGV ha calcolato in pochi minuti le coordinate ipocentrali, la magnitudo e il meccanismo focale del terremoto del 2 marzo. Nonostante fosse chiaro sin da subito che non si trattava di un terremoto di subduzione, e che il meccanismo trascorrente avrebbe probabilmente portato a uno tsunami molto piccolo, sono stati calcolati i possibili scenari, prendendo in considerazione i due possibili piani di faglia. Le due figure che seguono illustrano i due scenari, e mostrano le altezze massime delle onde previste per quella magnitudo e per quel tipo di faglia.

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella est-ovest (parametri dall'USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella est-ovest (parametri dall’USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella nord-sud (parametri dall'USGS).

Altezza massima delle onde di tsunami calcolate assumendo che la faglia attivata sia quella nord-sud (parametri dall’USGS).

Le due mappe mostrano come la propagazione delle onde di tsunami risenta fortemente della geometria della faglia. Le aree dove si concentrano i massimi (aree rosse) sono differenti. Si noti che le altezze massime calcolate sono di pochi centimetri, a causa del tipo di movimento quasi esclusivamente orizzontale della faglia, e anche della elevata profondità ipocentrale (circa 30 km).

Nei filmati viene mostrata la propagazione delle onde di tsunami nel tempo, prima per il piano di faglia est-ovest (sopra), poi per quello nord-sud (sotto). I colori blu e rossi indicano rispettivamente variazioni negative e positive del livello del mare.

a cura di Manuela Volpe, Fabrizio RomanoPierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) e del CAT Group-INGV.

Sciame sismico in provincia di Roma: aggiornamento del 3 marzo 2016

Dal 24 febbraio, le stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stanno localizzando alcune scosse di bassa magnitudo ad est di Roma, scosse che vengono risentite dalla popolazione.

Roma_3marzo_ore12

La sismicità registrata dal 1 gennaio al 3 marzo 2016 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV. Il riquadro in basso a destra mostra un particolare della mappa di pericolosità sismica.

Fino alle 11.00 di oggi, 3 marzo, sono stati localizzati 14 terremoti, la maggior parte dei quali ha avuto magnitudo ML minore di 2.0. I tre eventi più forti si sono verificati ieri, 2 marzo 2016, alle ore 07:12 italiane (magnitudo M=2.5), alle ore 17:53 italiane (M=2.2), alle ore 17:56 italiane (M=2.0). Questi eventi sono stati localizzati a una profondità compresa tra gli 8 e i 10 km.

tabellaeventi

Evento2016-03-02_MTCE

Terremoto del 2 marzo 2016 alle ore 07:12 italiane di magnitudo M=2.5, registrato dalla stazione sismica di Montecelio (MTCE).

Caratteristiche dell’area interessata dallo sciame

L’area della periferia orientale romana è una zona moderatamente sismica. Secondo la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (GdL MPS, 2004; rif. Ordinanza PCM del 28 aprile 2006, n3519, All. 1b) espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni, l’area interessata dallo sciame di questi giorni è classificata a pericolosità media, ossia con valori superiori a 0.125 g, in gran parte legati al risentimento di eventi forti dell’Appennino.

La zona è di tanto in tanto soggetta a sciami di terremoti di piccola magnitudo. I comuni della zona tiburtina (Tivoli, Guidonia-Montecelio, ecc.) risentono inoltre storicamente della sismicità del vicino Appennino laziale-abruzzese. Se guardiamo alla storia sismica di Tivoli, notiamo che i maggiori risentimenti si sono avuti per i terremoti del 1703, del 1730 e del 1915, tutti forti eventi della regione marsicana o umbra.

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Storia sismica osservata a Tivoli (RM) dall’anno 1000 ad oggi: nella scala MCS il grado 6 indica l’inizio del danneggiamento leggero, ma diffuso. È evidente una maggior completezza dell’informazione storica dal 1700 in poi (fonte: DBMI11, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11).

A differenza della sismicità dell’Appennino, non sono del tutto chiare le sue cause della sismicità locale. L’area è stata interessata da deformazione geologica recente, come testimoniato da episodi di fagliazione quaternaria evidenziate dai geologi (vedi bibliografia), e nell’area di Guidonia e Tivoli da attività idrotermale, che ha portato alla formazione degli estesi depositi di travertino dell’area (bacino delle Acque Albule), ubicato poco a est dell’area interessata dalla sismicità di questi giorni.

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La sismicità registrata dal 1985 al 2014 (magnitudo maggiore o uguale a 2.0) dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV sovrapposta alla sismicità 1 gennaio – 3 marzo 2016.

Data l’elevata densità della popolazione, l’Istituto sta seguendo con particolare attenzione il fenomeno, localizzando tutti i terremoti che vengono rilevati dalla Rete Sismica Nazionale. Tuttavia, a causa dell’elevato livello di rumore ambientale della zona, della piccola magnitudo degli eventi, della loro superficialità, è possibile che alcuni terremoti piccoli, avvertiti localmente, non possano essere localizzati con precisione dalla sala di monitoraggio sismico dell’Ingv. Dovendo calcolare i parametri ipocentrali di un terremoto (le tre coordinate spaziali e il tempo origine) è infatti necessario che almeno quattro sismometri della zona rilevino il terremoto affinché questo possa essere localizzato.

Per maggiori informazioni http://cnt.rm.ingv.it/


Bibliografia

Faccenna, C., Funiciello, R., Montone, P., Parotto, M., Voltaggio, M., 1994. An example of late
Pleistocene strike-slip tectonics: the Acque Albule basin (Tivoli, Latium). Memorie Descrittive
della Carta Geologica d’Italia, 49, 37-50.

Marra, F., P. Montone, M. Pirro, E. Boschi, 2004. Evidence of active tectonics on a Roman aqueduct system (II–III century A.D.) near Rome, Italy. Journal of Structural Geology, 26, 679–690.

Pagliuca N.M., M. Pirro, R. Di Maro e C. Gasparini, LA RETE SISMICA DELLA PIANA DI GUIDONIA (LAZIO): DATI PRELIMINARI. GNGTS – Atti del 23° Convegno Nazionale.

Italia sismica: i terremoti di gennaio 2016

Nel primo mese del 2016 la Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha localizzato 1066 terremoti, in linea con gli ultimi mesi del 2015. La media è stata di poco più di 34 eventi localizzati in un giorno come già accaduto sia a novembre che a dicembre del 2015.

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La sismicità registrata nel mese di gennaio 2106 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

Durante il mese di gennaio 2016 sono stati 4 i terremoti di magnitudo uguale o superiore a 4.0 registrati in Italia. Di questi, 3 su 4 sono stati localizzati in mare: uno nel mar Tirreno (6 gennaio, magnitudo ML 4.0 ) e due nel Canale di Sicilia (2 e 13 gennaio, entrambi di magnitudo ML 4.2 ). L’unico con epicentro non in mare è stato il terremoto del 16 gennaio (ML 4.1, Mw 4.2) localizzato in provincia di Campobasso in un’area interessata in questo mese da una sequenza sismica.

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Grafico dell’andamento temporale dei terremoti registrati nei mese di gennaio 2016. In azzurro i terremoti della sequenza in provincia di Campobasso.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dall’1 al 31 gennaio 2016. Nel grafico si notano i 4 eventi di magnitudo uguale o maggiore di 4.0, mentre sono stati 19 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e 203 quelli di magnitudo tra 2.0 e 2.9. Anche in questo mese la quasi totalità dei terremoti registrati e localizzati, oltre 800, ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0.

Inoltre nel grafico sono evidenziati in azzurro i terremoti della sequenza in provincia di Campobasso che ha fatto registrare nel mese di gennaio circa 200 eventi; tra questi, il maggiore è stato l’evento di magnitudo Mw 4.2 del 16 gennaio alle ore 19:55:11, che è stato risentito in numerosi comuni del Molise, ma anche nelle province di Caserta, Benevento e Foggia, come evidenziato dalla mappa degli effetti del terremoto ricavata dai questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it.

La sequenza sismica in provincia di Campobasso durante il mese di gennaio 2016.

La sequenza sismica in provincia di Campobasso durante il mese di gennaio 2016.

Nelle ore successive all’evento del 16 gennaio di magnitudo Mw 4.2 ci sono state numerose repliche, alcune delle quali alcune di magnitudo superiore a 3.0; tra queste le maggiori sono avvenute il 17 gennaio e hanno avuto magnitudo ML 3.4 (alle ore 21.00) e ML 3.6 (alle 23.09).

Un’altra area interessata nel mese di gennaio da una concentrazione di terremoti è stato il Canale di Sicilia, tra le coste della Sicilia sud-occidentale e quelle della Tunisia, dove sono stati localizzati circa 15 eventi quasi tutti di magnitudo maggiore di 3.0; tra questi gli eventi di magnitudo maggiore sono avvenuti il 2 gennaio (ML 4.2) e il  17 gennaio (ML 3.9).

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La sismicità nell’area del Canale di Sicilia durante il mese di gennaio 2016.

Anche per tutto il 2016 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2016

Inoltre da quest’anno ITALIA SISMICA si arricchisce di un nuovo contributo di visualizzazione della sismicità del mese: un video che mostra la distribuzione spazio-temporale della sismicità, giorno per giorno, attraverso un’animazione di un minuto con evidenziati i terremoti di magnitudo maggiore e le principali sequenze descritti nell’articolo.

A cura di Maurizio Pignone (INGV – Centro Nazionale Terremoti).


Crediti dati

ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric Database, ISIDe Working Group INGV 2015http://iside.rm.ingv.it

Evento sismico tra le province di Ragusa e Siracusa M 4.6, 8 febbraio: aggiornamento e approfondimento

Nell’area epicentrale del terremoto di magnitudo ML 4.6 avvenuto oggi (8 febbraio) alle ore 16:35:43 italiane tra le province di Ragusa e Siracusa, dal 6 febbraio 2016 ad oggi sono stati localizzati circa 20 eventi la maggior parte dei quali ha avuto magnitudo intorno a 2.0 e un solo evento di magnitudo superiore a 3.0: il terremoto di magnitudo M3.4 delle ore 02.41 italiane del 7 febbraio.

Ragusa_8feb_ore18

Come accade per la maggior parte dei terremoti di magnitudo maggiore di 3.5, anche per questo terremoto  è stato calcolato il meccanismo focale con la tecnica del Time Domain Moment Tensor (TDMT, http://cnt.rm.ingv.it/tdmt) ed è stato ottenuto anche il valore della magnitudo momento Mw pari a 4.2. Il meccanismo focale è trascorrente ed è compatibile con lo stile tettonico dell’area.

Secondo i questionari di http://www.haisentitoilterremoto.it/, è stato risentito in una vasta area della Sicilia orientale. Di seguito la mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti sul territorio.

mcs_8.2.2016

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni Comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa. http://mappe.haisentitoilterremoto.it/6431031/mcs.jpg

Sismicità storica e recente

La Sicilia è caratterizzata da una notevole attività sismica che interessa principalmente la zona costiera orientale, compresa tra lo Stretto di Messina e il Ragusano; la zona settentrionale, lungo la dorsale dei Peloritani-Nebrodi-Madonie-Monti di Palermo; la zona del Belice, nella parte occidentale dell’isola e le zone a vulcanismo attivo, come quelle dell’Etna e delle Isole Eolie. Altri terremoti si verificano nel Mar Tirreno meridionale, nell’area delle Isole Egadi, nella zona del Canale di Sicilia.

Il settore sud-orientale, tra Catanese e area iblea, è – insieme all’area dello stretto di Messina – quello dove storicamente si sono verificati i terremoti più significativi dell’intera regione. Qui sono avvenuti – per citare gli eventi più forti e distruttivi – il terremoto del 4 febbraio 1169 (Mw 6.4), che causò gravi distruzioni documentate a Catania, Lentini, Modica e Siracusa; quello del 10 dicembre 1542 (Mw 6.8) con distruzioni ancora una volta a Lentini, ma anche a Melilli, Occhiolà e Sortino, e danni gravi e diffusi a Siracusa, Catania, Augusta e numerosi altri centri. Una vera e propria catastrofe fu quella causata dal grande terremoto dell’11 gennaio 1693, preceduto da un primo forte terremoto un paio di giorni prima, il giorno 9 gennaio (Mw 6.2); gli effetti complessivi dei due eventi sono pari a quelli di un evento violentissimo di Mw 7.4, con devastazioni in tutta l’area Iblea e nel Catanese, e danni gravi fino a Messina, verso nord, e fino a Malta, verso sud. A seguito di questo evento interi paesi furono abbandonati e ricostruiti ex-novo in siti ritenuti più sicuri. Terremoti meno distruttivi, ma con effetti comunque gravi in alcune località, sono avvenuti anche il 3 ottobre 1624 (Mw 5.6) e il 1 marzo 1818 (Mw 5.5). L’ultimo evento significativo in questa zona è quello del 13 dicembre 1990 (Mw 5.6) che causò gravi danni ad Augusta e danni minori ma diffusi in molti altri centri tra cui Carlentini, Lentini, Mineo, Siracusa (CPTI11http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11).

Ragusa_storica

Distribuzione della sismicità storica in Sicilia sud-orientale negli ultimi mille anni (fonte: CPTI11, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11).

La pericolosità sismica 

Il terremoto di magnitudo M 4.6 delle ore 16:35 di oggi ricade in un’area in cui la pericolosità sismica è considerata molto alta, tra quelle a maggiore pericolosità sismica in Italia.

La figura riporta l’epicentro dell’evento sovrapposto al modello di pericolosità sismica di riferimento del territorio nazionale e si evince che i valori di pericolosità sono superiori a 0.225 g, mentre i valori massimi del modello sono riportati poco più a nord, sempre in provincia di Siracusa.

Ragusa_pericolosità

La pericolosità sismica in Sicilia sud-orientale (fonte: zonesismiche.mi.ingv.it).

Il modello di pericolosità riporta con colori diversi i valori di accelerazione orizzontale su terreno roccioso che hanno una probabilità del 10% di essere superati in 50 anni. Indicativamente i colori associati ad accelerazioni più basse indicano zone meno pericolose, dove la probabilità di accadimento di terremoti forti è minore rispetto a quelle più pericolose, ma questo non significa che in assoluto non possano verificarsi.


2.Cop_SiciliaUlteriori notizie sulla sismicità e sul rischio sismico in Sicilia sono disponibili nella scheda Speciale Sicilia.

Evento sismico tra le province di Ragusa e Siracusa M 4.6, 8 febbraio ore 16:35

Un terremoto di magnitudo ML 4.6 è avvenuto oggi 8 febbraio alle ore 16:35:43 italiane (08-02-2016 ore 15:35:43 UTC) localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Ragusa e Siracusa ad una profondità di 4 Km.

Siracusa

I comuni entro i 20 chilometri dall’epicentro sono: Palazzolo Acreide (SR), Giarratana (RG), Buscemi (SR), Ragusa, Monterosso Almo (RG), Cassaro (SR), Chiaramonte Gulfi (RG), Modica (RG), Buccheri (SR), Ferla (SR), Canicattini Bagni (SR), Rosolini (SR), Noto (SR).

Maggiori informazioni disponibili sulla pagina di evento: http://cnt.rm.ingv.it/event/6431031

A breve aggiornamenti e approfondimenti.


2.Cop_SiciliaUlteriori notizie sulla sismicità e sul rischio sismico in Sicilia sono disponibili nella scheda Speciale Sicilia.

SPECIALE 2015, un anno di terremoti

Sono stati 14973 terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’anno appena concluso. Nel 2015, in Italia e nelle aree geograficamente limitrofe al territorio nazionale, sono avvenuti in media poco più di 40 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni mezz’ora.  

Rispetto agli anni precedenti il numero di terremoti localizzati è sensibilmente calato: infatti sia nel 2013 che 2014 erano stati oltre ventimila gli eventi registrati sul territorio nazionale, a causa principalmente di alcune sequenze sismiche, con numerosissimi eventi, che si sono protratte nei mesi, come ad esempio quella nel Bacino di Gubbio.

Come ogni anno, la gran parte dei terremoti registrati ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0: oltre 13.000 eventi. Se ci si limita a contare i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 2.5 (quelli per i quali l’INGV effettua una comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile) sono 593 gli eventi nel 2015, mentre nel 2014 si erano superati i 700 terremoti.

I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito web del Centro Nazionale Terremoti (completamente rinnovato nel 2015), dove è possibile visualizzare anche tutte le informazioni relative a ogni singolo terremoto all’interno di una pagina informativa suddivisa in sezioni tematiche (dati evento, sismicità e pericolosità, impatto, localizzazioni e magnitudo, meccanismo focale, download).

I terremoti localizzati dalla Rete Sismicia Nazionale dell'INGV nel''anno 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it)

I terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel 2015 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Come negli ultimi due anni, anche nel 2015 non si sono verificati terremoti con magnitudo uguale o superiore a 5.0. Come evidenziato dal grafico dell’andamento temporale della sismicità (vedi sotto) sono stati ben 18 i terremoti di magnitudo tra 4.0 e 4.8180 quelli di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 1700 quelli di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Restano gli eventi di magnitudo inferiore a 2.0, oltre 13.000, che rappresentano la stragrande maggioranza della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale.

Andamento

Andamento temporale della sismicità su tutto il territorio nazionale nell’anno 2015, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4).

Si sente spesso dire che i terremoti avvengono principalmente in certe stagioni o in certi orari. Per verificare questa seconda ipotesi, abbiamo analizzato il numero dei terremoti del 2015 divisi per fasce orarie. Il grafico di sinistra, relativo a tutti gli eventi localizzati, mostra un maggior numero di eventi nelle ore notturne rispetto a quelle diurne. Questo potrebbe far pensare che di notte avvengano più terremoti. Un’altra possibilità è invece che la notte la Rete di monitoraggio sismico sia più sensibile, a causa del minore rumore sismico che si registra. In questo secondo caso, la variazione riguarderebbe i micro-terremoti, che potrebbero essere “oscurati” dalle maggiori oscillazioni diurne dovute alle attività antropiche (traffico, attività industriali, agricoltura, ecc.).
In effetti, se guardiamo alla distribuzione dei soli terremoti di magnitudo uguale o superiore a 2.0, la differenza giorno/notte sparisce: le variazioni sono effettivamente limitate ai piccoli terremoti. Sono dovute quindi alle variazioni del livello di rumore sismico e non a una reale differenza nell’andamento della sismicità.

Nella tabella sotto sono elencati i terremoti di magnitudo superiore o uguale a 4.0 avvenuti nel 2015.

Tabella dei terremoti di magnitudo maggiore o uguale di 4.0 avvenuti nel 2015.

Terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel 2015.

Dalla tabella si nota che l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.8) è stato localizzato il 1° novembre al di fuori del territorio nazionale e più precisamente al confine tra Slovenia e Croazia. Inoltre, una buona parte dei terremoti di magnitudo maggiore di 4.0 hanno avuto epicentro in mare, soprattutto nel Tirreno Meridionale e nel Mar Ionio.  

La sismicità del 2015 nel sud Italia classificata e tematizzata anche in base alla profondità ipocentrale. tematizzata in base

La sismicità del 2015 nell’area nel Tirreno meridionale e dello Ionio dove vengono registrati terremoti profondi. Gli eventi sono rappresentati in base alla loro magnitudo e alla loro profondità ipocentrale.

Guardando la mappa dei terremoti localizzati in quest’area notiamo che spesso avvengono a profondità tali (anche oltre i 100 km) da non essere avvertiti in superficie.  Al contrario, quelli con ipocentro più superficiale (minore di 20 km) hanno avuto alcuni risentimenti diffusi, come il terremoto dell’8 agosto nei pressi delle Isole Eolie (ML 4.1) e il terremoto del 20 dicembre al largo di Palermo (ML 4.2). Tornando a scorrere la tabella dei terremoti più forti del 2015 si nota che anche nel Mar Adriatico sono stati registrati alcuni terremoti di magnitudo maggiore di 4.0, in particolare al largo delle coste abruzzesi del teramano (Mw 4.2, 29 maggio) e a nord delle Isole Tremiti (Mw 4.4 e 4.2, entrambi il 6 dicembre). Gli eventi sismici con epicentro non in mare sono i terremoti avvenuti nelle province di Bologna (Mw 4.3) il 23 gennaio, dell’Aquila (Mw 4.1) il 28 febbraio, di Ravenna (ML 4.0) il 24 aprile , di Cosenza (Mw 4.0) il 3 agosto, tutti risentiti dalla popolazione come testimoniano i questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it.

legenda

Mappa dei meccanismi focali dei terremoti principali avvenuti nel 2015. Il colore è indicativo della magnitudo, secondo la legenda in alto a destra (dettagli in http://cnt.rm.ingv.it/tdmt).

La distribuzione dei meccanismi focali  dei maggiori terremoti del 2015 ricalca per lo più gli andamenti geologici conosciuti, ma presenta qualche novità che andrà approfondita. Come si nota dalla mappa qui sopra, i terremoti del nord (Friuli-Venezia-Giulia, Veneto) mostrano meccanismi focali di tipo compressivo, coerenti con gli eventi precedenti (Friuli, 1976) e con quanto ricavato dai dati geodetici. Una buona parte dei terremoti lungo la dorsale dell’Appennino, dal confine Emilia-Toscana all’Umbria-Marche, Lazio-Abruzzo e Calabria, mostrano meccanismi estensionali, come la maggior parte dei forti terremoti appenninici (Irpinia 1980; Colfiorito, 1997; L’Aquila 2009 tra gli altri). Meccanismi compressivi si evidenziano per i terremoti in Adriatico e nel Gargano, ma anche per due casi nella Pianura padana emiliana e lungo la costa ionica della Basilicata. Infine, per i terremoti profondi del Tirreno meridionale  si osservano meccanismi di tipo “down-dip compression” (associati quindi a compressione lungo la direzione di sprofondamento dello slab), legati alla subduzione della litosfera ionica sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale.

La distribuzione spazio-temporale della sismicità nel 2015 è evidenziata in questa animazione che in un minuto mostra, settimana per settimana,  gli epicentri degli oltre 14 mila terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV classificati e visualizzati in base alla propria magnitudo.

Guardando il video si nota che nel 2015 la maggior parte della sismicità si è manifestata attraverso sequenze sismiche: circa due terzi dei terremoti risultano organizzati in sequenze. Analizzando i dati del 2015 con una tecnica specifica (Reasenberg, 1985), e limitandosi a quelle in cui la somma delle energie rilasciate da tutti i terremoti del raggruppamento (cluster) è equivalente o superiore a un terremoto di magnitudo 3.5, si ottiene un totale di circa 30 sequenze. Questo numero è in linea con quello osservato negli anni precedenti. In generale, al crescere della magnitudo del terremoto principale (il più forte) cresce il numero di terremoti di una sequenza, anche se questo non vale sempre. Anche la durata di una sequenza può variare, anche a parità dell’evento più forte, da alcune decine di minuti fino a molti mesi. Delle 30 sequenze individuate quasi tutte sono costituite da almeno 5 eventi ciascuna. Alcune sequenze hanno avuto breve durata e pochi eventi, altre invece sono durate diversi mesi e hanno superato il migliaio di terremoti registrati. Nella mappa qui sotto le sequenze individuate sono classificate in base alla loro durata: gran parte di esse ha una durata inferiore alle due settimane, ma alcune arrivano anche a superare i due mesi.   

sequenze2015_tempo

Distribuzione areale delle sequenze sismiche durante il 2015. Sono mostrate soltanto quelle con magnitudo equivalente maggiore di 3.5. La grandezza e il colore dei simboli sono proporzionali alla durata secondo la legenda in basso a sinistra.

Nel 2015, il maggior numero di sequenze si è avuto nell’Appennino centro-settentrionale, dove si sono osservate quelle di maggiore durata, mentre altre sequenze si sono verificate lungo le Alpi, nel mar Adriatico e in Sicilia, dove hanno prevalso quelle più brevi. Di seguito riassumiamo i dati delle principali sequenze sismiche del 2015, mentre per i dettagli su ciascuna di esse rimandiamo agli approfondimenti pubblicati in precedenza su questo blog.

Le sequenze in Appennino bolognese 

Sequenza di Castiglione dei Pepoli (BO)

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 4.3, 23 gennaio ore 06:51 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 301.

Link eventoLink approfondimento|

Sequenza di Lizzano in Belvedere (BO) 

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 3.7, 22 luglio ore 12:57 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 1140.

la sequenza

La sismicità nell’area dell’Appennino bolognese tra le province di Bologna, Modena e Pistoia. Si notano le due principali sequenze: ad est quella di Castiglione dei Pepoli (BO), ad ovest quella di Lizzano in Belvedere (BO).

La sequenza in provincia di Firenze

Massima magnitudo registrata nel 2014: ML 3.8, 13 settembre ore 01:04 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2014: 94.

Link sequenza e approfondimento settembre | Link sequenza e approfondimento marzo

Firenze

La piccola sequenza sismica a sud di Firenze. Due gli eventi maggiormente risentiti, il 13 settmbre (ML 3.8) e il 4 marzo (Mw 3.7).

La sequenza in Adriatico centrale

Massima magnitudo registrata nel 2015: Mw 4.4, 6 dicembre ore 16:24 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 34.

Link sequenza 

La sequenza simsica

La sequenza nel Mar Adriatico al largo delle coste abruzzesi-molisano-pugliesi. Si notano i due eventi di magnitudo Mw 4.4 e 4.2 del 6 dicembre. Più a nord l’evento del 29 maggio al largo delle coste abruzzesi del teramano (Mw 4.2).

La sequenza nel Mar Tirreno Meridionale (al largo di Palermo)

Massima magnitudo registrata nel 2015: M4.0, 20 dicembre ore 09:46 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 10.

Link sequenza | Link approfondimento

La seqeunza

I terremoti registrati al largo di Palermo nel 2015.

La sequenza tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena

Massima magnitudo registrata nel 2015: ML 4.0, 24 aprile ore 15:02 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: 149.

Link sequenza

Forlì_2015

La sequenza sismica tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena.

La sequenza nel Bacino di Gubbio

Massima magnitudo registrata nel 2015: ML 3.0, 9 gennaio ore 09:34 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2015: circa 2000.

gubbio

La sismicità nell’area di Gubbio durante il 2015 al confine tra Umbria e Marche. Nella mappa notiamo anche altre sequenze più a nord, ad esempio a nord-est di Città di Castello.

Durante tutto il 2015 è stato possibile consultare gli articoli della rubrica ITALIA SISMICA del BLOG attraverso una story map  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2015 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente indirizzo: http://arcg.is/1DNrkY6.

La story map

A cura di Maurizio Pignone con la collaborazione di Alessandro Amato e Franco Mele (INGV – CNT).


Crediti dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

I dati della sismicità mostrati sono quelli derivanti dall’analisi in tempo reale dei sismologi della Sala Operativa di monitoraggio sismico, che vengono poi rivisti dagli analisti sismologi per confluire nel Bollettino Sismico Italiano.

Si ringrazia Laura Scognamiglio (INGV – CNT) per la mappa dei meccanismi focali dei terremoti principali avvenuti nel 2015.

Evento sismico nello Stretto di Gibilterra, M 6.3, 25 gennaio 2016

Un terremoto di magnitudo M 6.3 è stato localizzato dall’INGV alle ore 05:22 italiane (04:22 UTC) di questa mattina, 25 gennaio, nel Mare di Alboran ad est dello Stretto di Gibilterra. L’epicentro è stato localizzato 150 km ad est di Gibilterra, 86 km a nord di Melilla (enclave spagnola del Marocco) e 50 km a nord di Al Hoceima in Marocco.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 6.3 avvenuto questa mattina alle ore 05:22 italiane nello Stretto di Gibilterra.

Localizzazione del terremoto di magnitudo 6.3 avvenuto questa mattina alle ore 05:22 italiane nello Stretto di Gibilterra.

Secondo i dati del Euro Mediterranean Seismological Center (CSEM), la scossa principale è stata preceduta da una scossa di M 5.0, avvenuta giovedì 21 gennaio 2016 alle ore 14:47 italiane (13:47 UTC), ed è stata seguita da diverse repliche, di cui 4 con magnitudo superiore a 5 risentite sia lungo la costa spagnola che quella marocchina. La scossa principale è stata molto risentita in Spagna meridionale e lungo la costa settentrionale del Marocco. Sono stati riportati dei leggerissimi danneggiamenti a Melilla.

eventi2

Localizzazione dei terremoti avvenuti nelle ultime 24 ore nello Stretto di Gibilterra (Fonte: CSEM).

Questo terremoto è avvenuto circa 12 anni dopo il terremoto di M 6.3 di Al Hoceima che il 24 febbraio 2004 ha colpito la costa settentrionale del Marocco causando più di 630 vittime. L’epicentro del terremoto del 25 gennaio 2016 si situa circa 50 km a nord dell’epicentro del terremoto del 2004 ad una profondità di circa 10 km. Gli eventi del 25 gennaio e del 21 gennaio 2016 similmente al terremoto del 2004 sono stati caratterizzati da meccanismi focali di tipo trascorrente in risposta al regime tettonico compressivo di questo settore del Mediterraneo occidentale, che è causato dal moto relativo di avvicinamento tra le placche Africana ed Europea e che localmente è di pochi mm per anno.

Localizzazione del terremoto di M 6.3 del 25 gennaio 2016 e meccanismi focali calcolati da diversi istituti di ricerca europei (tra cui l’INGV). La mappa è presa dal sito dell’EMSC-CSEM (Euro Mediterranean Seismological Center; http://www.emsc-csem.org/).

Localizzazione del terremoto di M 6.3 del 25 gennaio 2016 e meccanismi focali calcolati da diversi istituti di ricerca europei (tra cui l’INGV). (Fonte CSEM).

Il maremoto che non c’è stato

Il terremoto di stanotte al largo del Marocco è stato un ottimo test del CAT, il sistema di monitoraggio degli tsunami nel Mediterraneo. Fortunatamente, a causa della magnitudo contenuta e del tipo di movimento della faglia, trascorrente e quindi prevalentemente orizzontale, non si è registrato alcun maremoto. In realtà, un piccolo segnale di onda di tsunami è stato rilevato in due mareografi in Marocco e forse anche a Palma de Mallorca.

TempiArrivoINGV

Simulazione dei tempi di propagazione delle onde di maremoto che il terremoto di magnitudo 6.3 avrebbe potuto causare se avesse avuto caratteristiche diverse: un meccanismo focale differente e una magnitudo maggiore. Stima del CAT dell’INGV. La magnitudo indicata in figura è quella calcolata in via preliminare; la magnitudo definitiva calcolata dal CAT è 6.3

I tempi di risposta del CAT, il sistema di monitoraggio INGV realizzato in collaborazione con Dipartimento della Protezione Civile e ISPRA, sono stati molto buoni: già dopo sei minuti si aveva una stima affidabile dell’epicentro e della magnitudo, e il primo avviso di possibile tsunami è stato inviato 11 minuti dopo il terremoto. Nel caso in cui si fosse generato, uno tsunami avrebbe impiegato circa due ore a raggiungere la costa occidentale della Sardegna, tre ore circa per la Sicilia e oltre tre ore per Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.

con il contributo di Pierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) e del personale del CAT-INGV.

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