I terremoti nella STORIA: nel giorno di Santa Costanza, 25 febbraio 1695, il più forte terremoto del Veneto

Quest’anno a Vicenza non ci sarà la processione votiva del 25 febbraio, che invece si era svolta regolarmente un anno fa . A chi studia i processi di conservazione della “memoria sismica collettiva” questa interruzione dispiace. Infatti la processione vicentina era forse la più longeva tra le manifestazioni devozionali “perpetue” originate dal terremoto del 25 febbraio 1695 e di cui abbiamo notizia in varie località del Veneto (Castelfranco Veneto, Cittadella, Cologna Veneta, Cornuda, Lendinara, Marsan). E non a torto, visto che questo terremoto, di magnitudo Mw 6.5 secondo CPTI11 (CPTI11) è il più forte evento sismico localizzato  in Veneto, insieme a quello bellunese del 29 giugno 1873 (Mw 6.3) e soprattutto l’ultimo terremoto distruttivo di cui si abbia notizia nel territorio della Provincia di Treviso, da 320 anni in qua.

Stampa settecentesca raffigurante s. Costanza martire, che per una casualità del calendario ha dato al terremoto il suo nome

Stampa settecentesca raffigurante s. Costanza martire, che per una casualità del calendario ha dato al terremoto il suo nome.

I massimi effetti del terremoto del 1695 si verificarono al margine settentrionale dell’attuale Provincia, in quello che i trevigiani di allora chiamavano per antonomasia il monte. Un’area compresa tra le prime propaggini del Massiccio del Grappa e i colli asolani, una catena di alture che si stende da Nord-Est a Sud-Ovest a partire dalla riva destra del Piave, nel punto in cui il corso del fiume abbandona le Prealpi bellunesi per immettersi nella alta pianura veneta. Zona di grande fascino, quella di Asolo, considerata per secoli un “buen retiro” da personaggi storici quali Caterina Cornaro, regina di Cipro in pensione, il poeta vittoriano Robert Browning o l’esploratrice Freya Stark, ma purtroppo anche un’area sismicamente “delicata”.

Mappa degli effetti del terremoto del 25 febbraio 1695 (dal DBMI11).

Mappa degli effetti del terremoto del 25 febbraio 1695 (fonte DBMI11).

L’evento, che fu preceduto nella serata e nella notte precedenti da alcune scosse che non sembrano aver messo in allarme la popolazione (a giudicare dalle testimonianze coeve che non parlano di abbandoni delle case), si verificò “al levar del sole” (intorno alle 6.30 locali) con “dano rimarcabile di Castelli borghi Tere Ville palaggi” .

Il “voto perpetuo” decretato a Vicenza dopo il terremoto del 1695 (da Sangiovanni, 1776).

Il “voto perpetuo” decretato a Vicenza dopo il terremoto del 1695 (da Sangiovanni, 1776).

Le massime distruzioni capitarono in piccoli insediamenti ai piedi del Massiccio del Grappa, sulle due rive del Piave, come Alano di Piave e Segusino, che furono quasi totalmente distrutti (“di 380 case, quatro solle rimaste abitabilli, et in piedi, nella villa di Lano, et 260 divorate, e disipate nella villa di Segusino, et così senza viveri, e senza teto in mezo alle nevi, che per sciagura magiore durano altissime ancora, soto a’ povere tende, ò miserabili barache essausti di tuto, ma pieni di timore allogiano quei desolati viventi”, riferisce il trevigiano Zuanne Mestriner) e ad Asolo. Tra la città e la sua “podesteria” (distretto), si ha notizia di più di 1400 case crollate del tutto, più di 1200 inabitabili e quasi 50 vittime. Effetti quasi altrettanto gravi si verificarono nelle Prealpi bellunesi (Castelcucco, Possagno, Cavaso del Tomba) e in alcune località al margine settentrionale dell’alta pianura veneta  (Altivole,  Caselle). Danni abbastanza gravi si ebbero in buona parte della terraferma veneta, soprattutto nella zona nord-orientale, a Valdobbiadene, Conegliano, Sacile,  Treviso. La propagazione energetica appare più forte verso sud, con danni di qualche entità a Verona e perfino a Ferrara. Di danni più contenuti o sporadici (crollo di comignoli, leggere lesioni agli edifici e alle opera murarie) si ha notizia a Padova, Vicenza, Verona, Soave, Desenzano del Garda, Rovigo e Ferrara. Il terremoto fu avvertito sensibilmente in un’area molto vasta dell’Italia Settentrionale e in tutta la Pianura Padana; l’area di avvertimento si estese fino all’Emilia Romagna (Bologna, Carpi, Cento) e alla Lombardia (Mantova Ostiglia Bozzolo, fino a Lodi e Milano).

Il terremoto del 25 febbraio 1695 lasciò traccia di sé non solo nelle suppliche avanzate dalle comunità colpite alla Serenissima e nelle perizie dei danni subiti dagli edifici pubblici (i soli di cui la Dominante si rendesse responsabile), ma anche nei ricordi di popolani come il barbiere trevigiano Zuanne Mestriner, autore di un “diario” degli avvenimenti del periodo 1682-1731 [Moro, 2003] e gli anonimi veronesi autori dei graffiti che “arricchiscono” (non ironicamente, visto il loro valore di testimonianza storica) un affresco della Basilica di S. Zeno e in numerose epigrafi commemorative, come quelle di Asolo, Castelcucco, Treviso, di cui è in corso il censimento.

Cattedrale di Treviso: epigrafe commemorativa dello “scampato pericolo” http://lapicidata.wordpress.com/2015/02/20/treviso-tv-cattedrale/

Memorie del terremoto nei graffiti della Basilica di San Zeno a Verona http://lapicidata.wordpress.com/2014/10/02/verona-vr-basilica-di-san-zeno-maggiore/

Il terremoto raccontato da Zuanne Mestriner

«1695 adi 25 febraro giorno di venerdì. Raconto del gran teremotto nel levar del sol qui a Treviso. Particolarmente nel teritorio verso il monte con dano rimarcabile di castelli, borghi, tere e ville,  palaggi, case e morte di uomini e quantita di offesi dale rovine sepolti che non si trovano. Può render grasia al cielo la città di Treviso che fra tutte le sogette ala inclita Dominante di essa [la Serenissima Repubblica di Venezia, NdC] è stata l’elletta e la preservata; ma può ben piangere le rovine del suo vasto teritorio e particolarmente verso la parte del monte che urtado da un precipitoso teremotto e la magior parte desolato al piano. Li 25 febraro, giorno di venerdi, circa l’8 ore di notte [orario all’italiana, corrispondente alle *** circa locali], fecisi sentire un picolo scosso di teremotto il quale rivegliando i spiriti addormentati mise con tormentosa pasione in gelosia la salute di tutti i quali dubitava di rovine magiori. Come in fatti seguirno circa le ore 13 del giorno [le *** circa locali],  in cui sentitosi un gran urtone del teremoto e rivegliando tutte le anime sopite nel sonno, credevano essere per la confusione su i spasmi della morte, su l’agonie di vita. Ma grazie al cielo che di tanti popoli che si trovavano su le piume [a letto, con riferimento alle piume usate per imbottire i materassi, NdC],  e altri assistenti allo sacrosanto sacrificio della messa nepure uno vi restò offesso. E tutto il dano consiste nella caduta di alcuni camini; il dano più rimarcabile fu nel territorio verso il monte nel quale ancora eccheggiano le voci di que’ miseri nel i precipizij delle case e palaggi nel castello di Asolo non vi è case che non conti qualche fracasso di maniera che non più albergano nelle proprie stanze per li evidente precipitio con la morte di 3 persone. […]»

Come osservato da Mucciarelli & Stucchi (2003), l’area interessata dal terremoto del 25 febbraio 1695 era scarsamente popolata all’epoca, mentre oggi ospita uno dei maggiori distretti industriali del Nordest. Per questo motivo il terremoto è stato recentemente oggetto di una ricerca finalizzata a una rivalutazione complessiva e omogenea dei dati raccolti dagli studi precedenti (il più recente dei quali rispecchia l’aggiornamento delle conoscenze fino al 2006). La bibliografia e le fonti archivistiche note sono state raccolte e riesaminate a fondo e una ricerca accurata nella storiografia locale dell’ultimo ventennio ha fornito numerose informazioni del tutto nuove, incluso un sostanzioso patrimonio documentario che è stato integrato alle informazioni già disponibili, e con queste reinterpretato.

Insieme a numerosi documenti inediti provenienti dall’Archivio di Stato di Venezia, che in qualche caso arricchiscono sostanzialmente il quadro informativo per alcune località, è stato individuato un documento di sintesi sugli effetti del terremoto in una trentina di località della Podesteria di Asolo, che ha consentito di migliorare drasticamente la stima delle intensità, oltre che di arricchire il numero di località documentate. Da questa revisione emerge un quadro di conoscenze sensibilimente migliorato rispetto allo studio più recente (Guidoboni et al., 2007), che forniva informazioni e stime di intensità per 82 località (due delle quali risultate di attribuzione erronea). Il nuovo studio, in corso di pubblicazione, identifica, documenta e stima l’intensità per 107 località, da cui si ricava un quadro di maggior dettaglio per l’area epicentrale e una stima di intensità decisamente più calibrata.

a cura di Viviana Castelli (INGV, sede di Ancona)


Bibliografia

Baratta M., (1901). I terremoti d’Italia; saggio di storia geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, 950 pp.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G. and Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA. http://storing.ingv.it/cfti4med/

Moro M. (ed.), (2003). Libro macaronico di Zuanne Mestriner: cronache di Treviso raccontate da un barbiere tra il 1682 e il 1731, Cierre edizioni, 368 pp.

Mucciarelli M. & Stucchi M., (2001). Expeditious seismic damage scenarios based on intensity data from historical earthquakes. In: T. Glade et al. (eds.), The use of historical data in natural hazard assessments, Kluwer Academic Publishers, 81- 86.

Reato S. (1983). Terremoto di Santa Costanza – 25 Febbraio 1695, Zanetti Editore, 160 pp., http://www.valcavasia.it/

Rovida A., Camassi R., Gasperini P. e Stucchi M. [edd.], (2011) CPTI11, la versione 2011 del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI, DOI: 10.6092/INGV.IT-CPTI11

Sangiovanni V., (1776). Storia della Madre di Dio Maria Vergine Santissima del Monte Berico, Vicenza.

Evento sismico in provincia dell’Aquila, Ml 3.9 (Mw 4.1), 28 febbraio ore 04.16

Questa notte, alle ore 04:16 italiane, è  stato registrato un terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 4.1) localizzato in provincia dell’Aquila, nella Piana del Fucino. I comuni più vicini all’epicentro sono: Luco dei Marsi, San Benedetto dei Marsi e Trasacco (AQ).

L'epicentro del terremoto di questa notte di magnitudo ML 3.9.

L’epicentro del terremoto di questa notte di magnitudo ML 3.9.

Il terremoto è stato avvertito in tutta la provincia dell’Aquila e quella di Frosinone, come evidenziato dai circa 560 questionari compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio.

La mappa

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Guardando la mappa della sismicità degli ultimi 30 anni si nota che la zona in cui si è verificato il terremoto di questa notte ha avuto un’attività sismica molto scarsa. Si nota in particolare la zona a nord, caratterizzata dai numerosi epicentri della sequenza aquilana del 2009, e una brusca interruzione della sismicità meridionale, sia verso il Fucino che verso Sulmona, per poi riprendere a sudest, al confine con il Lazio e verso il Molise. La scarsa sismicità dell’area del Fucino coincide con l’area interessata dal forte terremoto del 1915.

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Terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale in Italia centrale (fonte: http://iside.rm.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11) mostra che la zona del Fucino e della Marsica è caratterizzata dal violento terremoto del 13 gennaio 1915, un  terremoto che provocò danni gravissimi ad Avezzano, in tutta la Piana del Fucino e in numerose località della Valle Roveto e della media Valle del Liri. L’intensità macrosismica, stimata sulla base della distribuzione dei danni, fu dell’XI grado della scala MCS, la magnitudo stimata (Mw) 7.0.

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Sismicità storica dell’Italia centrale (fonte: http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

Guardando la zona dell’evento odierno rispetto alla Mappa di Pericolosità del territorio nazionale, si vede che esso ricade in un’area ad elevata pericolosità, dove l’accelerazione attesa è compresa tra 0.22 e 0.27 g, riferita a suoli rigidi con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni.

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La pericolosità sismica dell’Italia centrale (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 3.9.

 

Italia sismica: i terremoti di gennaio 2015

Durante il primo mese del 2015 sono stati 1292 i terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologiauna media di poco più di 41 eventi al giorno, in netto calo rispetto all’ultimo mese del 2014.

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I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di gennaio 2015.

Un solo terremoto in gennaio ha avuto una magnitudo (Mw) superiore a 4.0 (Mw 4.3) ed è stato localizzato in Appennino tosco-emiliano tra le province di Bologna e Prato dove è stata registrata una sequenza con quasi 200 eventi a partire dal giorno 23. Altri 23 terremoti hanno avuto una magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9, tra questi due eventi di magnitudo Ml 3.9 con epicentro in mare: il primo evento è avvenuto il 2 gennaio nelle vicinanze della costa campana nel Golfo di Policastro, ad una profondità ipocentrale di quasi 300 km; il secondo, l’11 gennaio, nel Canale di Sicilia a sud delle coste siciliane. Entrambi questi eventi non sono stati risentiti dalla popolazione al contrario del terremoto registrato il 30 gennaio in provincia di Udine che è stato avvertito, anche se in modo lieve, in una vasta area del Friuli e del Veneto. Il terremoto, di magnitudo Mw 3.8 (Ml 4.1), è stato risentito in molti comuni della regione friulana: da Tolmezzo (posto a circa 9 km a ovest dell’epicentro) a Moggio Udinese, Resiutta, Amaro, Venzone e molti altri come mostrato anche dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS ricavati dai questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it.

Grafico dell'andamento della sismicità nel mese di gennaio 2015

Andamento temporale della sismicità su tutto il territorio nazionale, nel mese di gennaio 2015, in funzione della magnitudo, dal giallo (M<2) al rosso (M>=4).

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 al 31 gennaio 2015. È evidente che la maggior parte dei terremoti ha avuto magnitudo bassa, minore di 2, circa 190 hanno avuto magnitudo compresa tra 2 e 3, mentre soltanto 24 eventi hanno raggiunto o superato magnitudo 3.

Come già anticipato in questo mese è stata registrata una sequenza tra le province di Bologna e Prato in Appennino tosco-emiliano cominciata il giorno 23 gennaio quando si è verificato l’evento di magnitudo maggiore, Mw 4.3, preceduto da una cinquantina di eventi di piccola magnitudo. Il terremoto, avvenuto alle ore 07:51:19 italiane, è stato avvertito in una vasta area dell’Emilia Romagna, della Toscana, in parte anche in Liguria, come evidenziato dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS ricavati dai questionari inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it.

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Mappa della sequenza in Appennino tosco-emiliano nel mese di gennaio 2015.

In totale sono stati circa 200 gli eventi registrati nel mese di gennaio nell’area con alcune repliche che hanno superato magnitudo 3.0 (la più forte sempre il 23 gennaio di magnitudo 3.5). Come si evince anche dal grafico qui sotto, la sequenza, iniziata il giorno 23, si è diradata verso gli ultimi giorni del mese.

In azzurro gli eventi della sequenza in Appennino tosco-emiliano dal 23 gennaio.

L’andamento della sismicità su tutto il territorio nazionale nel mese di gennaio 2015. In azzurro evidenziati gli eventi avvenuti in Appennino tosco-emiliano.

Nell’area della sequenza di Gubbio anche durante questo primo mese del 2015 sono stati registrati numerosi terremoti. Circa trecento gli eventi, la grandissima parte di magnitudo inferiore a 2.0. Solo una decina i terremoti registrati di magnitudo compresa tra 2.0 e 2.9. Dalla mappa qui sotto si notano delle concentrazioni della sismicità nelle solite due aree ad est e a sud-ovet dell’abitato di Gubbio. In più si aggiungono alcuni terremoti più a nord verso Città di Castello.

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La sismicità a Gennaio nell’area della sequenza di Gubbio.

Da questo mese e per tutto il 2015 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti del mese di magnitudo maggiore o uguale di 1.5 in Italia con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

La story map "MAP JOURNAL" della sismicità del 2015

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2015

Un terremoto “sospetto”: 28 dicembre 2014 in Val d’Agri (M3.2)

Il 28 Dicembre 2014 alle 07:08 (ora italiana) un terremoto di magnitudo locale 3.2 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV nell’Appennino Lucano, e più precisamente nel settore meridionale della Val d’Agri, a una profondità di circa 16 km.

Sismogramma del terremoto in Val d'Agri registato alla stazione sismica di Monticello (MCEL) a circa 30 km dall'epicentro. Sono graficate le tre componenti del moto del suolo (verticale, nord-sud, est-ovest)

Sismogramma del terremoto in Val d’Agri registrato alla stazione sismica di Monticello (MCEL) a circa 17 km dall’epicentro. Nel grafico, le tre componenti del moto del suolo: verticale, nord-sud, est-ovest.

L’ipocentro del terremoto, che è stato risentito leggermente fino a distanze epicentrali di 20 km, ricade in una regione che negli anni recenti è stata più volte interessata da sciami sismici di bassa magnitudo e che ha precedenti storici importanti, come quello del terremoto del 1857. La sismicità recente di bassa energia è in parte riconducibile ad attività antropiche (Rapporto ISPRA, 2014). Per questo motivo, nell’ambito delle attività che l’INGV svolge nel campo dello studio della sismicità naturale ed indotta della Val d’Agri è stata eseguita un’analisi di dettaglio del terremoto del 28 dicembre. Questa analisi si basa sull’integrazione dei dati registrati dalla RSN con quelli della rete locale dell’ENI per il monitoraggio dalla concessione di coltivazione di idrocarburi della Val d’Agri. L’analisi da noi effettuata, descritta nel seguito, fa propendere decisamente per un terremoto “naturale”, portando ragionevolmente a escludere che sia stato innescato da attività antropiche.

Inquadramento sismo-tettonico della Val d’Agri

Il bacino intramontano della Val d’Agri è una delle aree con maggiore potenziale sismogenetico in Italia. Ciò è documentato dal terremoto distruttivo della Basilicata del 1857, di magnitudo stimata M=7.0 ed intensità massima (MCS) Imax=11, con epicentro macrosismico localizzato nel settore centrale della Val d’Agri (CPT11). La genesi e l’evoluzione del bacino sono state controllate principalmente da faglie quaternarie trascorrenti ed estensionali (normali) di direzione NW-SE. Queste strutture definiscono due sistemi di faglie sub-paralleli che bordano ciascun margine del bacino estensionale con immersione opposta [Eastern Agri Fault System (EAFS) lungo il margine nord-orientale che immerge verso SW, Monti della Maddalena Fault System (MMFS) lungo il margine sud-occidentale che immerge verso NE; vedi figura sotto]. Sebbene la geometria e la cinematica dei due sistemi di faglie siano ben definite in base a numerosi studi geologici condotti negli ultimi 20 anni (Lazzari e Lentini, 1991; Cello et al., 2003; Maschio et al., 2005), il rispettivo ruolo sull’evoluzione tettonica recente della Val d’Agri e il relativo potenziale sismogenetico sono ancora dibattuti. Studi più recenti di tipo multidisciplinare, pubblicati principalmente da ricercatori dell’INGV, concordano su un modello sismo-tettonico in cui la deformazione recente è accomodata principalmente da faglie normali del sistema MMFS, ubicate lungo il bordo occidentale del bacino (Maschio et al., 2005; Burrato e Valensise, 2008; Valoroso et al., 2009, Pastori et al., 2009; Zembo, 2010; Improta et al., 2010, Valoroso et al., 2011). I cataloghi di sismicità strumentale INGV evidenziano che negli ultimi 30 anni la Val d’Agri è stata interessata esclusivamente da attività di bassa energia con pochi terremoti di magnitudo ML maggiore di 3. Due piccoli sciami sismici sono stati registrati nel 1996 e nel 2002 nel settore sud-occidentale del bacino (Cucci et al., 2004). Un’intensa attività di bassa energia (ML < 2.7) è stata anche registrata da una densa rete sismica dell’INGV installata nella regione nel 2005-2006 (figura sotto). Questa rete registrò 1998 terremoti, in buona parte localizzati a sud del lago artificiale del Pertusillo, tra 2 e 6 km di profondità (Valoroso et al., 2009). Studi di dettaglio eseguiti con i dati sismici di alta qualità registrati nel 2005-2006 (Valoroso et al., 2009; Valoroso et al. 2011) e, più recentemente, con quelli registrati dal 2005 al 2012 dalle reti di monitoraggio ENI e dalla RSN (Stabile et al., 2014a) hanno evidenziato che i frequenti sciami sismici di bassa energia che avvengono a sud dell’invaso del Pertusillo sono indotti dal rapido incremento del volume dell’invaso durante la fase di ricarica invernale – primaverile. Questa sismicità indotta si concentra lungo la terminazione meridionale del sistema di faglie normali dei Monti della Maddalena (figura sotto).

Epicentri dei terremoti registrati dalla densa rete temporanea INGV dal 2005 al 2006 e sistemi di faglie normali Quaternarie della Val d'Agri (Eastern Agri Fault System - EAFS in nero, Monti della Maddalena Fault System - MMFS in blu). La sismicità associata al pozzo iniettore Costa Molina 2 (quadrato nero) ed all'invaso del Pertusillo è evidenziata con cerchi gialli e rossi, rispettivamente. La figura mostra l'ubicazione delle stazioni della rete temporanea INGV (triangoli), dei pozzi produttivi eroganti (quadrati bianchi) e non eroganti (quadrati grigi). L'epicentro del terremoto del 28 Dicembre 2014 (localizzazione INGV) è indicato con la stella gialla. La geometria delle faglie Quaternarie riportate in figura è tratta da  Improta et al. (2010) e si basa sui lavori di Lazzari e Lentini (1991), Cello et al. (2003), Maschio et al. (2005)

Epicentri dei terremoti registrati dalla densa rete temporanea INGV dal 2005 al 2006 e sistemi di faglie normali quaternarie della Val d’Agri (Eastern Agri Fault System – EAFS in nero, Monti della Maddalena Fault System – MMFS in blu). La sismicità associata al pozzo iniettore Costa Molina 2 (quadrato nero) ed all’invaso del Pertusillo è evidenziata con cerchi gialli e rossi, rispettivamente. La figura mostra l’ubicazione delle stazioni della rete temporanea INGV (triangoli), dei pozzi produttivi eroganti (quadrati bianchi) e non eroganti (quadrati grigi). L’epicentro del terremoto del 28 Dicembre 2014 è indicato con la stella gialla. La geometria delle faglie quaternarie riportate in figura è tratta da Improta et al. (2010) e si basa sui lavori di Lazzari e Lentini (1991), Cello et al. (2003), Maschio et al. (2005).

Un’ulteriore sorgente potenziale di micro-sismicità indotta è il pozzo Costa Molina 2 (CM2, figura sopra), ubicato sul bordo nord-orientale del bacino, in cui dal 2006 viene re-iniettata una parte dell’acqua di produzione associata allo sfruttamento del giacimento di idrocarburi della Val d’Agri (ubicazione dei pozzi nella figura sopra). L’ipotesi di micro-sismicità indotta dal pozzo CM2 è stata avanzata per la prima volta da Valoroso et al. (2009) in base all’occorrenza nel 2006 di uno sciame di 40 eventi (ML ≤ 1.7) localizzato in prossimità del pozzo iniettore (figura sopra). Questo risultato è stato confermato da uno studio recentemente pubblicato da Stabile et al. (2014b) che ha analizzato la micro-sismicità registrata dal 2006 al 2012 dalla rete di monitoraggio ENI. Lo studio ha evidenziato una micro-sismicità (196 terremoti di ML ≤ 2.0) organizzata in sciami, localizzata tra 1 e 4 km di profondità entro una distanza di 4 km dal pozzo iniettore, che si correla temporalmente con l’attività di re-iniezione. In accordo con la letteratura, questa micro-sismicità è verosimilmente indotta dalla diminuzione dello sforzo normale efficace su faglie pre-esistenti per incremento della pressione di poro. Questo incremento è prodotto dalla re-iniezione dell’acqua di produzione in profondità.

Il terremoto del 28 dicembre 2014: ri-localizzazione dell’ipocentro.

Per migliorare la stima dell’ipocentro del terremoto si è proceduto a integrare i dati sismici della rete RSN dell’INGV con quelli della rete locale di monitoraggio ENI, utilizzando modelli di velocità di propagazione delle onde P (Vp) ed S (Vs) specifici per la Val d’Agri. Nella figura sotto sono riportate le tre localizzazioni ipocentrali del terremoto del 28 Dicembre (stelle), insieme agli ipocentri dei terremoti dal 2005 al 2013 determinati nell’ambito degli studi che l’INGV sta svolgendo sulla sismicità della Val d’Agri integrando i dati delle reti ENI e RSN. Le tre localizzazioni dell’evento del 28 dicembre sono state determinate con le seguenti procedure: Localizzazione n. 1 (stella blu nella figura sotto) – Localizzazione della Sala Sismica dell’INGV determinata con i tempi d’arrivo dell’onda P ed S letti dalle registrazioni della RSN ed utilizzando il modello di velocità 1-D Vp e Vs di riferimento nazionale. I dati si riferiscono a 20 stazioni in Italia meridionale fino ad una distanza epicentrale di 170 km. Localizzazione n. 2 (stella celeste) – Localizzazione 1-D determinata con i tempi di arrivo dell’onda P ed S per le stazioni della RSN (3 stazioni) e della rete locale di monitoraggio ENI (10 stazioni) entro 20 km di distanza dall’epicentro, utilizzando il modello di velocità 1-D Vp e Vs specifico per la Val d’Agri pubblicato dall’INGV (Valoroso et al., 2009). Localizzazione n. 3 (stella nera) – Localizzazione di precisione 3-D determinata con i tempi di arrivo dell’onda P ed S per le stazioni della RSN (3 stazioni) e della rete locale di monitoraggio ENI (10 stazioni) entro 20 km di distanza dall’epicentro ed utilizzando una tecnica di inversione tomografica che tiene conto della struttura tridimensionale di velocità della crosta superiore.

In alto: epicentri del terremoto del 28 Dicembre 2014 [stella blu - localizzazione RSN (n.1), stella celeste - localizzazione ENI+RSN 1-D (n.2), stella nera - localizzazione ENI+RSN 3-D (n.3); i numeri indicano la profondità ipocentrali]. Le stazioni ENI e RSN utilizzate per le localizzazioni ipocentrali n.2 e n.3 sono indicate con triangoli neri e blu, rispettivamente. In figura è riportata la sismicità 2005-2013 registrata dalle reti ENI e RSN, ri-localizzata nel modello tomografico della Val d'Agri 3-D di Vp e Vp/Vs dell'INGV. Gli ipocentri sono distinti per magnitudo  (ML<1 verde, 1″ML<2 giallo, ML ≥2 rosso). In basso è mostrata una sezione che passa per il pozzo CM2 e per l'ipocentro del terremoto del 28 Dicembre 2014 (stella nera).

In alto: epicentri del terremoto del 28 Dicembre 2014 [stella blu – localizzazione RSN (n.1), stella celeste – localizzazione ENI+RSN 1-D (n.2), stella nera – localizzazione ENI+RSN 3-D (n.3); i numeri indicano la profondità ipocentrali]. Le stazioni ENI e RSN utilizzate per le localizzazioni ipocentrali n.2 e n.3 sono indicate con triangoli neri e blu, rispettivamente. In figura è riportata la sismicità 2005-2013 registrata dalle reti ENI e RSN, ri-localizzata nel modello tomografico della Val d’Agri 3-D di Vp e Vp/Vs dell’INGV. Gli ipocentri sono distinti per magnitudo (ML<1 in verde; ML<2 in giallo; ML ≥2 in rosso; ML≥3 in blu). In basso è mostrata una sezione verticale che passa per il pozzo CM2 e per l’ipocentro del terremoto del 28 Dicembre 2014 (stella nera).

Confrontando le tre localizzazioni (figura sopra) si evince che l’epicentro della localizzazione n. 2 è spostato di 1.5 km in direzione est rispetto alla localizzazione n.1 della Sala Sismica INGV, mentre la profondità ipocentrale diminuisce da 16.5 a 9.2 km. Gli errori assoluti (nominali) di localizzazione si riducono da 0.93 a 0.15 km (errore orizzontale) e da 2.07 a 0.2 km (errore verticale). L’epicentro della localizzazione n. 3 è spostato di 2.4 km in direzione est rispetto alla localizzazione n. 1 della Sala Sismica INGV, mentre la profondità ipocentrale diminuisce da 16.5 a 10.3 km. Per la localizzazione 3-D di precisione, gli errori orizzontali e verticali di localizzazione sono di 0.11 km e 0.15 km, rispettivamente. L’integrazione dei dati sismici INGV ed ENI ha quindi permesso di migliorare la localizzazione dell’ipocentro, in particolare la stima della profondità che dipende criticamente dalla distanza minima dell’epicentro dalle stazioni sismiche. Aggiungendo i dati della rete locale ENI, la distanza minima si riduce infatti da 11 km a 5 km. L’utilizzo di modelli di velocità più accurati, che tengono conto della struttura crostale della Val d’Agri (modello 1-D, Localizzazione n.2) o che derivano da tecniche più sofisticate (modello tomografico 3-D, Localizzazione n.3), ha consentito di determinare localizzazioni ipocentrali più precise che di norma non è possibile ottenere subito dopo l’evento sismico, in quanto richiedono analisi specifiche. Il meccanismo focale del terremoto (figura sopra) indica che la faglia attivata è di tipo normale e orientata in direzione NW-SE. Questo risultato è in accordo con il campo di stress locale, estensionale con estensione massima in direzione NE-SW, e con la direzione e la cinematica delle principali faglie attive che bordano il bacino della Val d’Agri (Valoroso et al., 2009).

Il terremoto del 28 dicembre 2014: interpretazione.

Dai risultati ottenuti analizzando i dati INGV ed ENI riteniamo sia improbabile una relazione causale tra il terremoto e i cicli di ricarica del lago del Pertusillo o l’attività legata al pozzo iniettore CM2, per i seguenti motivi:

  1. Il terremoto è localizzato a rilevante distanza dal pozzo CM2, senza che vi sia evidenza di un collegamento con la zona sorgente della micro-sismicità indotta dalla re-iniezione registrata a partire dal 2006 (sezione nella figura sopra). La distanza orizzontale della localizzazione ipocentrale di precisione (localizzazione n. 3) dal fondo del pozzo (attraverso cui è re-iniettata l’acqua di produzione) è di 5.4 km, quella in profondità di 7.2 km, per una distanza assoluta di 9.0 km. Diversamente, gli ipocentri dei terremoti localizzati in Valoroso et al. (2009), Stabile et al. (2014b) e nell’ambito degli studi che INGV sta svolgendo sulla sismicità della Val d’Agri (mostrati nelle figure sopra) sono localizzati entro 3-4 km di distanza dal fondo del pozzo. Inoltre, la sismicità indotta dall’attività di re-iniezione è compresa tra 2 e 5 km di profondità, mentre l’evento del 28 Dicembre 2014 è profondo 10.3 km. Il terremoto si è originato quindi in una differente unità geologica rispetto a quella in cui avviene la re-iniezione (rocce carboniche della Piattaforma Apula), presumibilmente nel basamento metamorfico. Analogamente, il terremoto è localizzato a una distanza di circa 6-7 km in direzione nord-est dal volume di intensa micro-sismicità che è stata interpretata come indotta dall’invaso del Pertusillo da Valoroso et al. (2009, 2011) e Stabile et al. (2014a) (figura sopra). Questa attività si concentra a sud-est del lago tra 2 e 6 km di profondità (Valoroso et al., 2011; Stabile et al., 2014b).
  2. L’evento del 28 Dicembre è una scossa isolata, mentre la sismicità indotta sia dall’invaso del Pertusillo che dal pozzo CM2 è organizzata in sciami. Nessun terremoto è stato localizzato dalla RSN in prossimità dell’evento del 28 Dicembre nei giorni precedenti o successivi, e le registrazioni in continuo della stazione della RSN più vicina non evidenziano terremoti locali.
  3. L’evento non è stato preceduto da variazioni significative nell’attività di re-iniezione in CM2. I valori di pressione di iniezione a testa pozzo nei giorni precedenti sono compresi tra 11 e 12 MPa. Analogamente, il terremoto è avvenuto prima dell’inizio della fase di ricarica dell’invaso del Pertusillo. Il volume netto dell’invaso il giorno 28 Dicembre era 61.3 x 106 mc, un valore di poco superiore rispetto al valore minimo 60.0 x 106 mc raggiunto nella prima settimana di novembre.

In conclusione, l’evento del 28 dicembre 2014 ha caratteristiche che non soddisfano i criteri stabiliti nella letteratura internazionale (Davis et al., 1995) per discriminare la sismicità indotta da quella naturale.

A cura di Luigi Improta e Davide Piccinini (INGV-Rm1).


Dati - Le registrazioni sismiche del terremoto del 28 Dicembre 2008 (oltre a quelle della rete INGV) e i dati di re-iniezione del pozzo CM2 sono stati forniti da ENI nell’ambito della Convenzione di Ricerca INGV-ENI 2013-2015 “Servizi di ricerca, studi specialistici e rilevamenti in campo geofisico, sismologico e geochimico in Val d’Agri“. Hanno contribuito all’analisi Luigi Improta, Davide Piccinini e Samer Bagh della Linea di Attività “Sismicità Indotta” della Struttura Terremoti dell’INGV.

Bibliografia

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Cucci, L., Pondrelli, S., Frepoli, A., Mariucci, M.T., and Moro, M., 2004. Local pattern of stress field and seismogenic sources in Melandro Pergola basin and in Agri valley (Southern Italy). Geophys. J. Int.,156, 575-583.

Davis, S.D., Nyffenegger, P.,  Frohlich, C. , 1995. The 9 April 1993 earthquake in south-central Texas: Was it induced by fluid withdrawal? Bulletin of the Seismological Society of America, 85, 6, 1888-1895.

Improta, L., L. Ferranti, P. M. De Martini, S. Piscitelli, P. P. Bruno, P. Burrato, R. Civico, A. Giocoli, M. Iorio, G. D’Addezio, L. Maschio, 2010. Detecting young, slow-slipping active faults by geologic and multidisciplinary high-resolution geophysical investigations: a case study from the Apennine seismic belt, Italy, J. Geophys. Res., 115, B11307, doi:10.1029/2010JB000871. ISPRA, 2004. Rapporto sullo stato delle conoscenze riguardo alle possibili relazionitra attività antropiche e sismicità indotta/innescata in Italia.

Lazzari, S., and F. Lentini, 1991. Carta Geologica del Bacino del Fiume Agri. Scala 1:50.000, S.EL.CA. (Ed.), Firenze. Maschio, L., Ferranti, L., and Burrato, P., 2005. Active extension in Val d’Agri area, Southern Appenines, Italy: implications for the geometry of seismogenic belt. Geophys. J. Int.,162, 591-609.

Pastori, M., D. Piccinini, L. Margheriti, L. Improta, L. Valoroso, L. Chiaraluce, C. Chiarabba, 2009. Stress aligned cracks in the upper crust of the Val d’Agri region as revealed by Shear Wave Splitting, Geophysical Journal International, 179, Issue 1, 601-614.

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Stabile, T. A., A. Giocoli, V. Lapenna, A. Perrone, S. Piscitelli, and L. Telesca, 2014a. Evidences of low-magnitude continued reservoir induced seismicity associated with the Pertusillo artificial lake (southern Italy), Bull. Seismol. Soc. Am., 104(4), doi:10.1785/0120130333.

Stabile, T. A., A. Giocoli, A. Perrone, S. Piscitelli, and V. Lapenna, 2014b. Fluid injection induced seismicity reveals a NE dipping fault in the southeastern sector of the High Agri Valley (southern Italy), Geophys. Res. Lett., 41, doi:10.1002/2014GL060948.

Valoroso, L., L. Improta, L. Chiaraluce, R. Di Stefano, L. Ferranti, A. Govoni, C. Chiarabba, 2009. Active faults and induced seismicity in the Val d’Agri area (Southern Apennines, Italy), Geophysical Journal International, 178, 488-502, doi: 10.1111/j.1365-246X.2009.04166.x.

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Zembo, I., 2010. Stratigraphic architecture and Quaternary evolution of the Val d’Agri intermontane basin (Southern Apennines, Italy), Sedimentary Geology, 223, 3-4, pp.206-234, doi:10.1016/j.sedgeo.2009.11.011.

Eventi sismici tra le province di Firenze e Bologna: aggiornamento

Il terremoto di magnitudo ML 3.9 (Mw 3.8) avvenuto alle ore 20:42:53 italiane nell’Appennino tosco-emiliano è stato avvertito in una vasta area della Toscana e dell’Emilia Romagna, come evidenziato dai quasi 900 questionari compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) con la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Aggiornamento sulla sismicità in corso

Bolognese_18feb_1

Localizzazione degli eventi sismici vicino Firenzuola (in rosso gli eventi delle ultime 24 ore) e degli eventi sismici avvenuti in gennaio vicino Castiglione de’ Pepoli (l’evento di magnitudo Ml 4.1 (Mw 4.3) è indicato con il quadrato blu).

Lo sciame è iniziato alle ore 19:14:14 italiane con un terremoto di magnitudo 2.6. Alle ore 20:42:53 italiane si è verificato l’evento di magnitudo 3.9 e successivamente si sono verificati circa 30 eventi, tutti di magnitudo minore di 3.0.

La soluzione del meccanismo focale indica un meccanismo normale con estensione massima perpendicolare all’Appennino e faglie orientate in direzione appenninica, il tutto coerente con l’assetto tettonico noto, con i terremoti avvenuti in passato e con il meccanismo dell’evento del 23 gennaio 2015 (Mw 4.3) avvenuto nell’Appennino tosco-emiliano, circa 20 km a ovest della sequenza di iniziata ieri sera.

MF17.02.15

Sismicità storica e pericolosità

La sismicità locale è storicamente nota anche se le notizie sono molto scarse, come è ovvio trattandosi di una zona montuosa e poco abitata. Questa parte dell’Appennino tosco-emiliano presenta una sismicità più modesta di quella che caratterizza settori appenninici limitrofi, primo fra tutti il Mugello, che risulta interessato da terremoti anche di forte intensità: 13 giugno 1542 nell’area di Scarperia con intensità epicentrale Io pari a 9 MCS e magnitudo equivalente Mw 5.9; 29 giugno 1919 nell’area di Vicchio con Io 10 MCS e Mw 6.3, con molte decine di vittime e danni gravissimi.

Sismicità storica dell’Appennino tosco-emiliano (fonte: CPTI11). In blu gli eventi avvenuti oggi fino alle ore 12.00 italiane.

Sismicità storica dell’Appennino tosco-emiliano (fonte: CPTI11). In blu gli eventi avvenuti dal 1 gennaio 2015 in poi, in rosso quelli avvenuti nelle ultime 24 ore.

Sul versante romagnolo dell’Appennino c’e’ il terremoto del 29 ottobre 1725 (magnitudo equivalente Mw 5.4 e intensità epicentrale Io 8 MCS) e altri tre eventi di magnitudo equivalente attorno a 5.0 avvenuti nel 7 ottobre 1874 (Mw 5.0), 9 novembre 1878 (Mw 5.1), 24 aprile 1879 (Mw 5.0).

Più recentemente l’area tra Monghidoro (BO) e Pietramala (FI)  è stata interessata dal terremoto del 14 settembre 2003 (Mw 5.3), avvertito fortemente fino a Bologna e sensibilmente in una vasta area a cavallo dell’Appennino tosco-emiliano.

Dal punto di vista della pericolosità sismica, le aree interessate dalla sequenza in corso in queste ore e da quella di gennaio sono tra quelle considerate ad alta pericolosità sismica.

La pericolosità sismica dell'Appennino tosco-emiliano (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/) con gli eventi avvenuti oggi fino alle ore 12.00 italiane (sovrapposti alla mappa e indicati in blu).

La pericolosità sismica dell’Appennino tosco-emiliano (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/) con gli eventi avvenuti dal 1 gennaio 2015 in poi (in blu, sovrapposti alla mappa ) e quelli avvenuti nelle ultime 24 ore (in rosso).

Tutta la zona dell’Appennino tosco-emiliano, dalla Lunigiana fino al Mugello, infatti, è caratterizzata da una serie di strutture distensive che determinano la formazione dei bacini quaternari in mezzo ad aree montane. Le aree sismogenetiche più importanti di questa porzione dell’Appennino sono quelle dalla Garfagnana a nord-ovest, dove si verificò il terremoto del 1920 (Mw 6.5) e quella del Mugello a sud-est, sede del terremoto del 1919 (Mw 6.3).

Per quanto storicamente le evidenze sismologiche non riportino eventi altrettanto forti in questo settore, dal punto di vista sismotettonico non si può escludere che in questa area possano verificarsi eventi di questa magnitudo. Il modello di pericolosità sismica elaborato per l’Italia prevede infatti una massima magnitudo di 6.5 in tutto l’Appennino settentrionale.

SPECIALE 2014, un anno di terremoti

Nel 2014 la Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’Ingv ha permesso di localizzare 24312 terremoti, circa 3000 eventi in più rispetto al 2013.  In Italia, nel 2014, sono avvenuti in media 66 terremoti al giorno, quasi un terremoto ogni 20 minuti.  I terremoti di magnitudo 1.5 o superiore sono stati meno di un terzo del totale: 7169, ma se ci limitiamo a contare i terremoti da magnitudo 2.5 in su (quelli per i quali l’Ingv effettua una comunicazione alla Protezione Civile) troviamo nel 2014 731 eventi, una media di 2 comunicazioni al giorno. I dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono rivisti dai sismologi in turno H24 nella nostra Sala Operativa di monitoraggio sismico e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul sito Ingv denominato Iside. 

La distribuzione dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel 2014 (fonte dati http://iside,rm.ingv.it).

La distribuzione dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel 2014 (fonte dati http://iside.rm.ingv.it).

Nonostante il numero di terremoti registrati nel 2014  sia stato maggiore degli anni precedenti, non sono stati registrati eventi di magnitudo superiore o uguale a 5.0. Sono stati 2 gli eventi di magnitudo più alta, Mw 4.7, entrambi nel mese di aprile a distanza di tre giorni. Il primo è avvenuto il 5 aprile ed è stato localizzato nel Mar Ionio al largo della Costa calabra orientale nelle vicinanze di Isola Capo Rizzuto (provincia di Crotone). L’evento è avvenuto ad  una profondità di circa 60 km ed è stato avvertito in tutta l’Italia meridionale come risulta dalla mappa dei risentimenti ricavati dai questionari compilati su www.haisentitoilterremoto.it da più di 1000 persone. Il secondo evento di magnitudo Mw 4.7 è avvenuto il 7 aprile nelle Alpi Cozie in territorio francese, a pochi chilometri dal confine italiano. Anche questo terremoto ha avuto un gran numero di risentimenti (mappa) in particolare nel Piemonte, nelle città più vicine al confine con la Francia come Cuneo e Torino. Nel 2014 altri 14 eventi hanno avuto una magnitudo compresa tra 4.0 e 4.4 e 198 tra 3.0 e 3.9.

Nella tabella qui sotto sono elencati alcuni tra i terremoti di magnitudo maggiore di 4.0 avvenuti nel 2014.

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L’andamento spazio-temporale della sismicità nel 2014 è evidenziato in questo video che in un minuto mostra, settimana per settimana,  la distribuzione dei 24312 terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Ingv.

Per migliorare la visualizzazione del video aprire la finestra a tutto schermo e attivare in alto a destra la risoluzione in alta definizione (HD). 

Guardando il video si nota che anche nel 2014 la maggior parte della sismicità si è manifestata attraverso sequenze sismiche. I terremoti, per la maggior parte, non si presentano isolati ma a gruppi di eventi; al crescere della magnitudo del terremoto principale generalmente cresce il numero di terremoti di una sequenza, anche se come vedremo più avanti questo non vale sempre. In genere, anche la durata di una sequenza può variare da alcune decine di minuti fino a molti mesi. Analizzando i dati del 2014 con una tecnica specifica (Reasenberg, 1985), sono state individuate oltre 400 sequenze. Di queste, 100 sono costituite da almeno 5 eventi ciascuna. Alcune sequenze hanno avuto breve durata e pochi eventi, altre invece sono durate diversi mesi e hanno superato il migliaio di terremoti registrati.

Distribuzione geografica delle 100 sequenze sismiche italiane del 2014 con almeno 5 terremoti. Le sequenze sono rappresentate in base alla loro durata: da meno di una settimana fino ad oltre tre mesi.

Distribuzione geografica delle 100 sequenze sismiche italiane del 2014 con almeno 5 terremoti. Le sequenze sono rappresentate in base alla loro durata: da meno di una settimana fino ad oltre tre mesi.

La figura sopra mostra le 100 sequenze individuate e non è difficile notare che esse hanno interessato praticamente tutte le zone sismiche italiane. Nella figura le sequenze sono rappresentate in base alla loro durata in giorni che varia da meno di una settimana a oltre tre mesi. Sono 9 le sequenze di durata maggiore di un mese28 tra una settimana ed un mese, 63 quelle di durata inferiore a 7 giorni.

Distribuzione geografica delle 100 sequenze sismiche italiane del 2014 con almeno 5 terremoti. Le sequenze sono classificate e rappresentate in base al calcolo della loro magnitudo equivalente.

Distribuzione geografica delle 100 sequenze sismiche italiane del 2014 con almeno 5 terremoti. Le sequenze sono classificate e rappresentate in base al calcolo della loro magnitudo equivalente.

In quest’altra figura le sequenze sono rappresentate in base alla loro “magnitudo equivalente” calcolata sommando l’energia liberata da tutti i terremoti della sequenza e valutando quale sarebbe stata la magnitudo di un unico evento che avesse liberato la stessa energia. Si nota che le due sequenze che hanno liberato l’energia maggiore sono avvenute al di fuori del territorio nazionale, non lontane dai nostri confini, e coincidono con le aree dove si sono verificati gli eventi di maggiore magnitudo nel 2014. Ad esempio la sequenza delle Alpi Cozie (evento principale avvenuto il 7 aprile, Mw 4.7 ), sul versante francese,  ha liberato in due mesi e mezzo una energia equivalente a un terremoto di magnitudo 5.0; quella avvenuta in Slovenia, circa 35 chilometri a Est di Trieste (evento principale avvenuto il 22 aprile, Mw 4.3 ) ha avuto una magnitudo equivalente di 4.6. Altre sequenze che hanno avuto magnitudo equivalente superiore a 4.0 sono avvenute nel Mar Tirreno, nei pressi delle Isole Eolie; sul Pollino, dove anche nel 2014 è continuata la lunga sequenza iniziata anni prima; sui Monti del Matese; a sud di Firenze nella Val di Pesa, dove si è liberata un’energia (magnitudo equivalente M 4.4) in 337 terremoti avvenuti in soli 13 giorni.

La fascia appenninica centrale, che si estende verso nord a partire dalla città dell’Aquila, lambisce la provincia di Rieti e prosegue negli Appennini umbro-marchigiani fino a Città di Castello (PG) e Sansepolcro (AR), è stata anche nel 2014 l’area con il maggior tasso di sismicità di tutto il territorio nazionale (come numero di eventi). In questo settore appenninico sono state registrate le due sequenze italiane più durevoli nel tempo e più numerose di eventi dell’anno: la prima nei pressi di Pietralunga, con 1078 terremoti e quasi 4 mesi di durata, e la seconda nei pressi di Gubbio con 636 terremoti e oltre 7 mesi di durata. In realtà queste due sequenze appartengono a una stessa area sismogenetica che ha avuto nel 2014 un’attività quasi continua descritta in precedenza come sequenza sismica di Gubbio (PG).

Questa sequenza ha avuto periodi di grande attività soprattutto nei primi mesi dell’anno. La sismicità, che aveva prima interessato il settore tra Gubbio e Pietralunga, si è concentrata successivamente in una zona diversa, più a nordovest tra Umbria e Marche, circa a metà strada tra Città di Castello (PG) e Apecchio (PU), per poi interessare di nuovo l’area vicino a Gubbio. In totale sono stati oltre 12.000 i terremoti registrati nel 2014 in quest’area, la metà di tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale: la gran parte di questi terremoti ha una magnitudo minore di 2, soltanto 400 terremoti hanno registrato una magnitudo uguale o superiore a questo valore. Come spiegato in un articolo del blog pubblicato alcuni mesi fa, la sismicità eugubina si è manifestata con le caratteristiche di uno sciame sismico.

L’andamento della sismicità eugubina durante il 2014 è ben evidenziato nel grafico sotto dove è rappresentato il numero di terremoti registrati mese per mese: si osserva un numero maggiore di eventi nei primi mesi dell’anno per poi scendere costantemente fino a una ripresa dell’attività nel mese di dicembre. Dal grafico è possibile notare anche la percentuale di eventi di magnitudo uguale o maggiore di 2.0 (in rosso) rispetto al totale.

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L’andamento del numero di terremoti della sequenza di Gubbio registrati mese per mese. Si nota che solo un piccolissima parte degli eventi (in rosso) ha una magnitudo uguale o superiore a 2.0

Di seguito riassumiamo i dati di alcune delle sequenze sismiche del 2014 con mappe e qualche dato numerico, mentre per i dettagli su ciascuna sequenza rimandiamo agli approfondimenti pubblicati in precedenza su questo blog.

La sequenza di Gubbio

Massima magnitudo registrata nel 2014: Mw 3.4, 7 gennaio ore 15:51 (UTC).  

Numero di eventi registrati nel 2014: 12270.

Link sequenza | Link approfondimento | Link approfondimento

La sequenza di Gubbio nel 2014.

La sequenza di Gubbio nel 2014. Solo una trentina di eventi hanno avuto una magnitudo uguale o maggiore di 3.0.

 

La sequenza sui Monti del Matese

Massima magnitudo registrata nel 2014:  ML 4.2, 20 gennaio ore 07:12 (UTC). 

Numero di eventi registrati nel 2014: 160.

Link sulla sequenza | Link approfondimento

La sequenza nei Monti del Matese durante il 2014. Si nota a sud-ovest un'altra sequenza più piccola in provincia di Benevento.

La sequenza nei Monti del Matese durante il 2014. Si nota a sud-ovest un’altra sequenza più piccola in provincia di Benevento.

 

La sequenza sulle Alpi Cozie (Francia)

Massima magnitudo registrata nel 2014:  ML 4.7, 7 aprile ore 19:27 (UTC). 

Numero di eventi registrati nel 2014: 370.

Link sulla sequenza

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I terremoti registrati nel 2014 sulle Alpi Cozie in Francia, a pochi chilometri dal confine italiano.

 

La sequenza del Pollino

Massima magnitudo registrata nel 2014:  Mw 4.0, 6 giugno ore 13:41 (UTC). 

Numero di eventi registrati nel 2014: 360.

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La sequenza

I terremoti registrati dalla Rete sismica nazionale nel 2014 nell’area del Pollino.

 

La sequenza in provincia di Firenze

Massima magnitudo registrata nel 2014:  Mw 4.0, 19 dicembre ore 10:36 (UTC). 

Numero di eventi registrati nel 2014: 470.

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sequenza firenze

La sequenza a sud di Firenze del dicembre 2014.

Ricordiamo che è possibile visualizzare i terremoti di magnitudo uguale o  maggiore di 1.5, suddivisi mese per mese, nella mappa interattiva della sismicità del 2014 in Italia. Tra le varie funzionalità che la mappa offre, si possono interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla loro magnitudo, la data\ora e la profondità.

terremoti2014app

La mappa interattiva che permette di visualizzare le informazioni su tutti gli eventi sismici del 2014 (suddivisi tra i 12 mesi) di magnitudo maggiore o uguale a 1.5.

Inoltre tutti gli articoli pubblicati nel BLOG nel 2014 sulla sismicità del mese, ITALIA SISMICA, sono stati raggruppati in una story map  di tipo MAP JOURNAL, che integra la mappa interattiva dei terremoti con i contenuti (foto, testi, immagini) dei singoli articoli. Il MAP JOURNAL della sismicità del 2014 è inserito nella galleria story maps & terremoti, o direttamente raggiungibile al seguente indirizzo: http://bit.ly/16GfO34.

L'interfaccia del MAP JOURNAL della sismicità del 2014 che permette di integrare le mappe interattive degli eventi sismici all'interno degli articoli che mese dopo mese hanno hanno descritto la sismicità del 2014.

L’interfaccia del MAP JOURNAL della sismicità del 2014 che permette di integrare le mappe interattive degli eventi sismici all’interno degli articoli che mese dopo mese hanno hanno descritto la sismicità del 2014.

 

A cura di Maurizio Pignone e Franco Mele (INGV – CNT).


Dati

ISIDe Working Group (INGV, 2010), Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it

I dati della sismicità mostrati sono quelli derivanti dall’analisi in tempo reale dei sismologi della Sala Operativa di monitoraggio sismico, che vengono poi rivisti per confluire nel Bollettino Sismico Italiano.

I terremoti nella STORIA: Il catastrofico terremoto dell’11 gennaio 1693 nella Sicilia orientale, l’evento più forte della storia sismica italiana

Questo terremoto rappresenta una vera e propria “pietra miliare” nella storia sismica del nostro paese. Nell’attuale versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11) risulta essere il più forte evento sismico (Mw=7.4) avvenuto negli ultimi 1000 anni sull’intero territorio nazionale. Inoltre, per vastità dell’area colpita, numero di vittime e gravità degli effetti provocati, è tra i terremoti maggiormente distruttivi della storia sismica italiana; infine, riveste un’importanza enorme per la colossale e problematica opera di ricostruzione e di riedificazione che modificò radicalmente l’intera rete insediativa di una ampia parte della Sicilia.

I ruderi dell’antico borgo medievale di Occhiolà. Il borgo in rovina circa tre mesi dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693 fu abbandonato dai superstiti e al suo posto fu fondata, 2 km più a sud, l’odierna Grammichele [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

I ruderi dell’antico borgo medievale di Occhiolà. Il borgo in rovina circa tre mesi dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693 fu abbandonato dai superstiti e al suo posto fu fondata, 2 km più a sud, l’odierna Grammichele [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Il terremoto colpì un territorio vastissimo in due riprese, con due violentissime scosse avvenute a distanza di due giorni. Il primo forte evento si verificò il 9 gennaio 1693 attorno alle ore 21:00 GMT (il tempo medio di Greenwich, orario riportato per convenzione nei cataloghi sismici), le 4:30 secondo l’uso orario “all’italiana” in vigore all’epoca. Nonostante questa prima scossa sia avvenuta a meno di 48 ore dal secondo, ben più grave terremoto, il quadro complessivo dei suoi effetti macrosismici risulta comunque ben documentato. Secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007), ripreso dal catalogo CPTI11, la scossa raggiunse un’intensità epicentrale valutabile tra i gradi 8 e 9 della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). I danni furono gravissimi in centri come Augusta, Avola (l’attuale Avola Vecchia), Noto (l’attuale Noto Antica), Floridia e Melilli, dove crollarono molti edifici. Gravi danni e crolli interessarono anche Catania e Lentini. A Catania, già seriamente danneggiata dalla distruttiva eruzione dell’Etna del 1669, molti palazzi e abitazioni, nonché chiese e monumenti, subirono lesioni diffuse, alcune case private crollarono provocando la morte di 16 persone. A Siracusa molti edifici furono lesionati, alcuni rimasero pericolanti, ma nel complesso i danni furono meno gravi rispetto a Catania. La scossa fu avvertita fortemente, ma senza danni, a Messina e a Malta, e sensibilmente fino a Palermo.

Il secondo terremoto – preceduto circa 4 ore prima da un’altra forte scossa che però non aggravò sensibilmente i danni della prima – avvenne il giorno 11 gennaio 1693 alle ore 13:30 GMT (circa le 21 secondo l’orario “all’italiana” in vigore all’epoca) ed ebbe effetti veramente catastrofici. L’enorme gravità di tali effetti fu dovuta anche al fatto che questi andarono in parte a sovrapporsi a quelli della scossa del 9 gennaio. E’ anche vero, però, che l’area colpita fu molto più vasta rispetto a quella interessata dal primo terremoto, tanto che molte località che erano state solo leggermente danneggiate, o non danneggiate affatto il 9 gennaio, questa volta subirono danni importanti o vere e proprie distruzioni. Basti pensare che solo l’area dei danni più gravi risultò estesa su un vasto territorio di oltre 14.000 kmq, che venne completamente devastato. Tutta la Sicilia orientale fu gravemente colpita. Crolli e danni gravi si ebbero fino a Messina e alla costa tirrenica (Patti e Naso), verso nord, e fino a Malta verso sud. Danni diffusi e rilevanti furono riscontrati a Reggio Calabria, Agrigento e addirittura a Palermo, situata a più di 150 km dall’area epicentrale. Danni più leggeri si ebbero fino alle Isole Eolie e in alcuni centri della Calabria centro-meridionale.

Distribuzione degli effetti del terremoto dell’ 11 gennaio 1693 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI11].

Distribuzione degli effetti del terremoto dell’ 11 gennaio 1693 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI11].

La vastità dell’area danneggiata, al di là degli effetti cumulati delle due scosse più forti, suggerisce che quello dell’11 gennaio sia stato un evento di magnitudo veramente elevata.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11), che riprende lo studio di Guidoboni et al. (2007), classifica questo terremoto con un’intensità epicentrale pari al grado 11 MCS e una magnitudo momento equivalente (calcolata sulla base della distribuzione degli effetti macrosismici) Mw pari a 7.4, tra le più alte dell’intera area mediterranea.

Nella estrema parte occidentale della Sicilia (Trapani, Mazara del Vallo, Marsala) la scossa dell’11 gennaio fu avvertita molto fortemente, ma non sono ricordati danni. Sembra accertato, inoltre, che fu avvertita sensibilmente fino alla Calabria settentrionale e sulla costa tunisina, dunque in un’area vastissima.

Le distruzioni più gravi si ebbero nella zona sud-orientale della Sicilia e interessarono i territori corrispondenti alle attuali province di Catania, Siracusa e Ragusa. Furono gravemente colpiti tutti i centri di grande importanza economica e culturale dell’area. Catania, Acireale e i piccoli centri del versante sud-orientale dell’Etna furono quasi interamente distrutti. Tutti i centri della Val di Noto furono praticamente rasi al suolo: tra questi, solo per citarne alcuni, Sortino, Ragusa, Modica, Melilli, Lentini, Avola, Augusta, Noto. Molti crolli e danni estesi si ebbero a Siracusa, Caltagirone, Vittoria, Comiso. Complessivamente si verificarono effetti uguali o maggiori al grado 9 MCS in una settantina di località.

Sicilia_mappa1693

Stampa dell’epoca raffigurante la mappa della Sicilia con i luoghi colpiti dal terremoto del 1693. Questa può essere a buon diritto considerata una “antenata” delle moderne mappe macrosismiche [Fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Il terremoto, soprattutto la grande scossa dell’11 gennaio, ebbe un forte impatto anche sull’ambiente naturale, producendo effetti d’intensità e dimensioni notevoli su un’area molto vasta. In molte località della Sicilia orientale, sparse tra Messina e l’area iblea, si aprirono fenditure nel terreno dalle quali, in molti casi, furono segnalate fuoriuscite di gas o di acque calde e altri materiali fluidi. Nel territorio ibleo, dove si ebbero i massimi effetti, ci furono frane e smottamenti, che in alcuni casi sbarrarono e ostruirono corsi d’acqua portando alla formazione di nuovi invasi. Tutto il periodo sismico fu, inoltre, accompagnato da un’intensa attività dell’Etna.

La legenda della mappa riportata nella figura precedente: sono elencate le località “ruinate” (danneggiate) dal terremoto del 1693 [Fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html ]

La legenda della mappa riportata nella figura precedente. Sono elencate le località “ruinate” (danneggiate) dal terremoto del 1693 [Fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Gli effetti più rilevanti, però, furono quelli di maremoto. La scossa dell’11 gennaio generò ondate di tsunami che investirono varie località della costa orientale della Sicilia, da Messina a Siracusa. Gli effetti più gravi si ebbero ad Augusta, dove l’onda di maremoto raggiunse l’altezza di 30 cubiti (circa 15 metri) danneggiando le galere dei Cavalieri di Malta ancorate in rada e inondando la parte della città prospiciente il porto. A Catania il mare dapprima si ritirò dalla spiaggia per alcune decine di metri, trascinando alcune barche ancorate presso la riva, poi a più riprese si riversò violentemente sulla costa con onde alte oltre 2 metri che entrarono in città fino alla piazza San Filippo (l’attuale piazza Mazzini).

Questa epigrafe, collocata a Catania in via Antonino di Sangiuliano, ricorda i terremoti del 9 e 11 gennaio 1693 e i loro devastanti effetti, ammonendo i catanesi a fuggire nelle campagne in caso di scosse, ma anche a vigilare sulla città esposta a saccheggi e ruberie [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Questa epigrafe, collocata a Catania in via Antonino di Sangiuliano, ricorda i terremoti del 9 e 11 gennaio 1693 e i loro devastanti effetti, ammonendo i catanesi a fuggire nelle campagne in caso di scosse, ma anche a vigilare sulla città esposta a saccheggi e ruberie [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Il periodo sismico fu molto lungo e intenso: le repliche, anche di forte intensità, furono avvertite per oltre 3 anni, almeno fino all’aprile 1696, e misero a durissima prova la capacità di resistenza dei sopravvissuti.

L’impatto del terremoto sul contesto antropico fu devastante: la popolazione in molte località fu ridotta drasticamente. Lo studio di Guidoboni et al. (2007) mette in evidenza come le fonti storiche dell’epoca risultino a volte contradditorie sul numero complessivo delle vittime, ma è certo che queste furono decine di migliaia. La statistica ufficiale, redatta nel maggio 1693, riporta circa 54.000 morti, di cui quasi 12.000 nella sola Catania (il 63% dei circa 19.000 abitanti di allora); 5.045 (51%) a Ragusa; 1.840 (30%) ad Augusta; 3.000 (25%) a Noto; 3.500 (23%) a Siracusa, e 3.400 (19%) a Modica.

Le condizioni dei sopravvissuti nei mesi successivi al disastro furono di estrema precarietà, tra continue scosse, scarsità di viveri e di beni di prima necessità, mancanza di medici necessari per curare i tantissimi feriti, il costante rischio di epidemie. Catania fu praticamente abbandonata e rimase in mano agli sciacalli e ai ladri.

  Stampa tedesca dell’epoca che illustra i danni del terremoto [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Stampa tedesca dell’epoca che illustra i danni del terremoto [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

All’epoca il regno di Sicilia era sotto il dominio della monarchia spagnola, come del resto tutta l’Italia meridionale (il Regno di Napoli) e la Sardegna (regno di Sardegna). L’isola era suddivisa in tre “valli”, province amministrative introdotte già in epoca normanna sulla base degli antichi confini arabi: il Val Demone, il Val di Noto e il Val di Mazara. Il settore orientale della Sicilia, quello maggiormente colpito dal terremoto del 1693, si divideva tra Val Demone, a nord, e Val di Noto, a sud, e comprendeva (con l’eccezione di Palermo) i più importanti centri economici e culturali dell’isola, come Catania, Siracusa, Noto e Caltagirone. Gli effetti del disastro sismico sul tessuto sociale ed economico della vasta area colpita furono pesantissimi. L’impatto fu aggravato dal fatto che la situazione economica del regno era già duramente provata da una grave recessione che aveva colpito gran parte dell’Italia a più riprese nel corso del XVII secolo. Tuttavia, se il terremoto nei primi tempi dell’emergenza ebbe l’effetto di deprimere ulteriormente la già precaria economia siciliana, nel medio termine, invece, fece da volàno per la ripresa economica: questa infatti risultò incentivata dalla vasta attività edilizia che investì tutta l’area colpita, attraverso progetti imponenti di ricostruzione e spesso di rifondazione di intere città e paesi, che richiamando molta manodopera riattivarono l’intero ciclo produttivo. Da questo punto di vista, il terremoto del 1693 rappresenta nella storia italiana uno dei pochi casi in cui un disastro sismico si è rivelato occasione di sviluppo e di rilancio economico per le zone colpite.

I ruderi Noto Antica. [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

I ruderi del terremoto del 1693 a Noto Antica. [fonte: Azzaro et al. (2008) http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html].

Il complesso processo di ricostruzione impegnò il governo centrale e le amministrazioni locali per molti anni, con interventi che vennero attuati secondo modalità diverse da caso a caso.

I cambiamenti di sito furono complessivamente pochi, perché richiedevano l’assenso della popolazione e il parere favorevole del viceré: fra gli insediamenti ricostruiti in un luogo completamente diverso da quello antico ci sono Noto, Avola, Occhiolà (l’attuale Grammichele), Giarratana, Sortino, Biscari (Acate), Monterosso, Fenicia Moncata (Belpasso)Ragusa, invece, fu praticamente sdoppiata, con la creazione di un nuovo abitato. Oltre ai veri e propri cambiamenti di sito ci furono casi di spostamenti a valle: alcuni insediamenti abbandonarono picchi o declivi poco sicuri e furono ricostruiti sui pianori o nelle vallate sottostanti, come Scicli, Buscemi e Ferla. Tutti gli altri centri vennero invece ricostruiti dove già sorgevano precedentemente. In alcuni casi, come a Catania, venne tracciata una nuova pianta urbana, tenendo conto di ciò che rimaneva delle antiche strutture della città, ma anche delle nuove esigenze. In altri casi, come a Lentini, dopo un iniziale tentativo di cambiamento di sito, ci si limitò a rettificare leggermente il tracciato di alcune strade. Tuttavia, la maggior parte delle città, come Siracusa e Caltagirone, furono ricostruite seguendo la pianta originaria. La ricostruzione post-1693, in conclusione, fu caratterizzata da una straordinaria capacità progettuale, da cui nacque l’attuale volto barocco di numerose città e paesi della Sicilia sud-orientale.

I terremoti degli ultimi mille anni in Sicilia [fonte: http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/].

I terremoti degli ultimi mille anni in Sicilia [fonte: http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/].

Questo terremoto, insieme agli altri forti eventi che hanno interessato storicamente questa area, contribuisce a fare della Sicilia Orientale una delle zone a maggiore pericolosità sismica di tutta l’Italia. La pericolosità sismica, infatti, considera la storia sismica di una zona, insieme alle informazioni disponibili dagli studi sulle sorgenti sismogenetiche (faglie che possono generare terremoti), e combina questi dati in una stima probabilistica dei livelli di scuotimento attesi in un prossimo futuro. Oltre al terremoto del 1693, per questa zona il catalogo CPTI11 riporta 3 eventi di magnitudo maggiore di 6 (4 febbraio 1169, con Mw 6.4; 10 dicembre 1542, Mw 6.8; 20 febbraio 1818, Mw 6.2) e 13 terremoti di magnitudo compresa tra 5 e 6.

L’ultimo forte terremoto che ha interessato la Sicilia sud-orientale è quello del 13 dicembre 1990, chiamato “terremoto di Santa Lucia” o “di Carlentini” (nome del santo venerato in quel giorno e della località maggiormente colpita); il suo epicentro fu in mare a pochi chilometri dalla costa e la magnitudo Mw fu pari a 5.6. Nelle località investite dall’evento produsse effetti fino al grado 7-8 della scala MCS.

La pericolosità sismica in Sicilia  (fonte: zonesismiche.mi.ingv.it).

La pericolosità sismica in Sicilia (fonte: zonesismiche.mi.ingv.it).

La pericolosità sismica generalmente si esprime come il valore dello scuotimento del suolo atteso con una probabilità del 10% in 50 anni (significa che in 10 casi su 100 si potranno avere valori di scuotimento anche maggiori, in 90 casi su 100 si registreranno valori minori di quelli indicati). I diversi colori della Mappa di Pericolosità Sismica descrivono tali valori di scuotimento, misurati come frazione dell’accelerazione di gravità g (9,8 m/s2). In Sicilia orientale la pericolosità sismica presenta valori molto alti, superiori a 0.27 g, che in Italia si hanno solo qui e in provincia di Cosenza.

a cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo) e Carlo Meletti (INGV-Pi).

Alcune delle foto e immagini di questo articolo sono state riprese dal DVD dal titolo “Terremoti e città fantasma in Sicilia, un viaggio attraverso i luoghi della memoria” prodotto nel 2008 dall’INGV. Questo DVD propone un viaggio virtuale nella storia sismica siciliana, attraverso le tracce degli effetti distruttivi di alcuni terremoti del passato: non solo il 1693, ma anche i terremoti del 1783 nell’area calabro-messinese, e quello del 1968 nel Belice. Il DVD, ideato come strumento di formazione destinato agli studenti della scuola secondaria di 2° grado e al pubblico adulto in genere, può essere richiesto gratuitamente a questo link: http://www.edurisk.it/it/itinerari/viaggi-virtuali.html.


Bibliografia

Azzaro R., Cascone M., Camassi R., Amantia A., Gugliemino F., Mangiagli S. and Peruzza L. (2008). Terremoti e città fantasma in Sicilia. Un viaggio attraverso i luoghi della memoria. EDURISK-INGV, Catania, DVD-Rom realizzato da Prospero, Trieste; durata: 83 minuti.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G. and Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA. http://storing.ingv.it/cfti4med/

Guidoboni E., Ciuccarelli C. e Mariotti D. (2001). Catania alla fine del Seicento e i terremoti del gennaio 1693, in: Boschi E. e Guidoboni E., “Catania: terremoti e lave dal mondo antico alla fine del Novecento”, INGV-SGA, pp.105-166, Bologna.

Evento sismico in provincia di Udine: aggiornamento e approfondimento

Il terremoto di magnitudo ML 4.1 avvenuto questa notte alle ore 01:45 italiane è stato avvertito, anche se in modo lieve, in una vasta area del Friuli e del Veneto, come evidenziato dai circa 150 questionari compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ e dalla mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio.

L’evento è stato risentito in molti comuni della regione friulana: da Tolmezzo (posto a circa 9 km a ovest dell’epicentro) a Moggio Udinese, Resiutta, Amaro, Venzone e molti altri.

mcs_30.01.2015

La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio. Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Al momento (le 09:30) sono state localizzate nella zona quattro repliche di magnitudo inferiore a 2.

Terr_storici

Sismicità storica dell’Italia nord-orientale (fonte: CPTI). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

La zona in cui si è verificato il terremoto è ben nota per la sua sismicità storica. L’area interessata dall’evento odierno si pone poco a nord dell’area interessata dai terremoti del 1976, che raggiunsero magnitudo 6.5 con effetti distruttivi. In ragione di questi eventi sismici e di molti altri avvenuti in precedenza, l’area appartiene alla fascia ad elevata pericolosità delle Alpi e Prealpi orientali. A tal proposito sono disponibili su questo blog due articoli sul terremoto del 26 marzo 1511 al confine tra Italia e la Slovenia e sulla geologia dell’area interessata da quell’evento.

La pericolosità sismica della Calabria (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

La pericolosità sismica dell’Italia nord-orientale (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). La stella bianca è l’epicentro del terremoto di magnitudo 4.1.

Il regime tettonico della regione è caratterizzato dalla convergenza tra la microplacca adriatica (a sud) e la placca eurasiatica (a nord), che determina una fascia di raccorciamento crostale e meccanismi dei terremoti di tipo compressivo. Il meccanismo focale determinato dall’inversione del tensore momento sismico usando la tecnica del TDMT indica un tipo di meccanismo di fagliazione alternativamente su un piano sub-orizzontale immergente a NE o su una faglia verticale con direzione NE-SO. Meccanismi focali di questo tipo si sono già verificati nella stessa zona. La magnitudo momento Mw calcolata è pari a 3.8.

Terremoto M4.1 in provincia di Udine 30 gennaio ore 1:45

Un terremoto di magnitudo 4.1 è avvenuto alle 01:45 (ora italiana) in provincia di Udine.

udine

Epicentro del terremoto in provincia di Udine (30 gennaio ore 01:45) M4.1

 

Alcune informazioni sull’evento e sulla regione sono disponibili qui. L’evento è stato risentito in molti comuni della regione friulana: da Tolmezzo (posto a circa 9 km a ovest dell’epicentro) a Moggio Udinese, Resiutta, Amaro, Venzone e molti altri, come mostra la mappa di scuotimento calcolata con i dati della Rete Sismica Nazionale INGV e della Rete Accelerometrica del DPC. Anche i questionari compilati sul web dai nostri corrispondenti sul luogo (che ringraziamo) mostrano il risentimento del terremoto nella regione (si veda qui). Leggi il resto di questa voce

Calore e terremoti

Il ruolo del campo termico nella geofisica ha radici profonde: con una visione semplificata, ma al contempo veritiera si può affermare che il calore sviluppato all’interno della Terra, attraverso i movimenti convettivi del mantello, sia in ultima analisi responsabile dell’occorrenza dei terremoti.

La faglia di San Andreas in California

La faglia di San Andreas in California

Abbandoniamo per il momento questa scala geodinamica globale e focalizziamo la nostra attenzione su una singola faglia sismogenetica (come quella nella foto), ovvero su quel complicato oggetto geofisico nel quale – come noto – si sviluppano fratture (di rocce intatte o variamente soggette a danneggiamenti interni), scorrimenti improvvisi (di rocce già fratturate) e vari fenomeni fisico-chimici che comportano l’emissione di energia, avvertita concretamente con il movimento del suolo (ground shaking). Oltre alla dissipazione dell’energia rilasciata sotto forma di onde elastiche (indubbiamente la più spettacolare e al contempo la più drammaticamente nota), un sisma rilascia energia anche sotto forma di calore. È ben noto anche dalle più banali applicazioni ingegneristiche e meccaniche che due corpi che scorrono l’uno rispetto all’altro e mantenuti in mutuo contatto sviluppano calore per effetto dell’attrito (frictional heat) che si esercita sull’interfaccia di scorrimento. Nello stesso modo le rocce che scorrono durante un terremoto (o più esattamente le micro-asperitità di contatto dei materiali rocciosi che scorrono l’uno rispetto all’altro in un evento improvviso di instabilità dinamica) si scaldano sfregando le une contro le altre. L’energia che ne deriva è appunto calore, che si ridistribuisce in vario modo nell’ambiente circostante. Leggi il resto di questa voce

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