Italia sismica: i terremoti di aprile 2015

Nel mese di aprile 2015, che sarà purtroppo ricordato per il devastante terremoto in Nepal, sono stati registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia 1618  terremoti, in aumento rispetto agli ultimi mesi e con una media che sale ad oltre 53 eventi al giorno.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 aprile 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 aprile 2015.

In questo mese sono stati due i terremoti di magnitudo superiore o uguale a 4: il terremoto del 24 aprile di magnitudo (Ml) 4.0 tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena e quello del 15 aprile di magnitudo (Mw) 4.3 nel Mar Tirreno al largo della costa calabrese occidentale.

Grafico dell'andamento temporale dei terremoti registrati nel mese di marzo 2015.  È ben evidente che nessun terremoto ha raggiunto magnitudo 4.

Grafico dell’andamento temporale dei terremoti registrati nel mese di aprile 2015. In rosso i due eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.

Il grafico sopra mostra l’andamento temporale dei terremoti avvenuti su tutto il territorio nazionale dal 1 al 30 aprile 2015. Si notano in rosso i due terremoti che hanno avuto una magnitudo maggiore o uguale a 4.0. Sono stati 17 gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9 e poco oltre 200 quelli tra magnitudo 2.0 e 2.9. Anche in questo mese la maggior parte dei terremoti registrati, circa 1400, ha avuto una magnitudo inferiore a 2.0.

Tra i terremoti registrati in questo mese, l’evento sismico del 16 aprile di magnitudo Mw 3.7 (Ml 3.9), localizzato in provincia di Foggia, è stato tra quelli maggiormente avvertiti dalla popolazione come è evidenziato dalla mappa dei risentimenti derivata dai questionari compilati sul sito www.haisentitoilterremoto.it. L’evento principale è stato seguito da altri eventi minori di magnitudo massima Ml 3.2. Dalla mappa si notano risentimenti moderati in tutta la zona del Gargano e della parte settentrionale della provincia di Foggia.

Nel Mar Tirreno meridionale sono stati registrati in aprile numerosi terremoti, tra questi l’evento di magnitudo maggiore (Mw 4.3) è avvenuto il 15 aprile al largo della costa calabrese occidentale ad una profondità di oltre 250 Km. Una serie di terremoti è invece stata localizzata al largo della costa settentrionale della Sicilia, tra Trapani e Palermo: tra questi quello di magnitudo maggiore, Mw 3.7, è avvenuto il 3 aprile, ad una profondità di quasi 40 Km.

Basso Tirreno

La sismicità registrata in aprile 2015 nel Mar Tirreno meridionale, tra Calabria e Sicilia. Il quadrato rosso rappresenta l’epicentro del terremoto del 15 aprile di magnitudo Mw 4.3, localizzato ad una profondità di oltre 250 km.

Come detto prima sono stati due i terremoti in aprile di magnitudo maggiore o uguale a 4.0. Oltre a quello del 15 aprile in Mar Tirreno, l’altro evento sismico di magnitudo Ml 4.0 è avvenuto il 24 aprile tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena. In questa area (nella mappa sotto) sono stati registrati oltre 80 terremoti, la maggior parte di magnitudo al di sotto di 2.0, che si sono verificati soprattutto nel periodo tra il 24 ed il 30 aprile. Poco più di una decina sono stati gli eventi di magnitudo maggiore di 2.0, solo un paio al di sopra di magnitudo 3.0. Dalla mappa degli effetti del terremoto derivata dagli oltre 800 questionari compilati sul sito www.haisentitoilterremoto.it, si nota che l’evento del 24 aprile è stato moderatamente risentito nelle due province.

sequenza

La sequenza sismica registrata tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena nel mese di aprile. Con il quadrato rosso è rappresentato l’epicentro del terremoto del 24 aprile, Ml 4.0.

Continua anche nel mese di aprile la sismicità nell’area dell’Appennino tosco-emiliano. Oltre 400 gli eventi registrati tra le province di Modena e Bologna, ai confini con la Toscana. L’evento di magnitudo maggiore, Mw 3.3, è stato registrato il 16 aprile, mentre sono stati una settantina i terremoti di magnitudo compresa tra 2.0 e 3.0.

Apptoscoemil_aprile2015

La sismicità nell’area dell’appennino tosco-emiliano tra le province di Bologna e Modena.

Si ricorda che per tutto il 2015 è possibile visualizzare gli articoli di ITALIA SISMICA con un una story map del tipo MAP JOURNAL che permette di integrare la mappa interattiva dei terremoti di magnitudo uguale o superiore a 1.5 per ciascun mese con i contenuti informativi e multimediali degli articoli. Sulla mappa interattiva è possibile anche interrogare i singoli eventi ed avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

La story map

La story map “MAP JOURNAL” della sismicità del 2015

Cosa (non) sappiamo del vulcano Marsili?

Qual è lo stato di attività del Marsili, il più grande vulcano d’Europa e del Mediterraneo? È vero che è attivo? Esiste un pericolo tsunami legato al possibile distacco di una grande frana (collasso laterale)? Il web è in continuo fermento su questo argomento, ma qual è lo stato attuale delle conoscenze su questo vulcano?

Figura 1. Batimetria tridimensionale del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili

Figura 1. Batimetria tridimensionale del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili

Ciò che sappiamo sul Marsili è legato a dati geofisici e campioni prelevati dalla sua sommità. Sappiamo che è interessato da un’attività idrotermale e da una attività sismica legata ad eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. Sappiamo anche che Leggi il resto di questa voce

Terremoto in Nepal: modello di faglia e repliche più forti

Il 12 maggio la zona di confine tra Nepal e Cina è stata colpita da una forte replica (aftershock), di magnitudo 7.3, localizzato circa 150 km a est dell’epicentro del terremoto principale della sequenza, quello di magnitudo 7.8 del 25 aprile.

La faglia del terremoto del 25 aprile

Per comprendere in che rapporto sia il forte aftershock del 12 maggio rispetto alla faglia attivata il 25 aprile, presentiamo i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’INGV per determinare un modello di faglia della zona. Sono stati utilizzati i dati dello spostamento del terreno durante il terremoto del 25 aprile ottenuti da diversi satelliti (dettagli sotto). La faglia ottenuta dal modello si estende per circa 180 km da ovest verso est, e per circa 130 km (in senso nord – sud) dalla superficie a una profondità di 18 km al di sotto della catena himalayana (figura sotto). La distribuzione del movimento sul piano di faglia risulta molto eterogenea, con un massimo di quasi 6 metri di spostamento tra i due lati della faglia (zone rosse in figura). Il momento sismico calcolato è pari a 6.82E+20 Nm e la corrispondente magnitudo momento Mw risulta 7.86.

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Figura 1. Distribuzione del movimento sul piano di faglia, aftershock e terremoti storici. Sono mostrati i risultati della modellazione della distribuzione dello spostamento (slip) sul piano di faglia a partire dai dati geodetici (InSAR e GPS). L’area rettangolare reppresenta la proiezione in superficie del piano di faglia, mentre i colori mostrano l’entità dello spostamento (in metri) secondo la legenda in basso a sinistra. La stella rossa rappresenta l’epicentro della scossa principale del 25 Aprile (Mw 7.9), mentre i cerchi grigi indicano gli epicentri degli aftershock (le stelle grigie indicano quelli più forti (agg.to 13/05; fonte USGS). Sono inoltre mostrati i terremoti storici più significativi avvenuti nelle aree circostanti (simboli viola).

Ricordando che la faglia attivata il 25 aprile è il contatto tra la placca indiana che si infila sotto quella euroasiatica con una debole pendenza (~10°) verso nord, vediamo dalla figura 1 che il suo bordo meridionale coincide con il limite di tale contatto mappato in superficie dai geologi (la riga rossa con i triangolini indicata come Main Himalayan Thrust). La faglia si immerge verso nord Leggi il resto di questa voce

I terremoti nella STORIA: l’epicentro del terremoto del 13 aprile 1558 in Toscana era nascosto tra le colline del Chianti

Il 16 aprile 1558 un anonimo autore di avvisi (gli antenati dei moderni giornali) scriveva da Firenze:

“Qua è stato un gran[dissi]mo terremoto, che ha ruinato di molte case, et conquassato chiese con morte d’alcune persone et è stato tanto horrendo che ha posto spavento ad ogni persona.”

I danni causati dal terremoto di cui parlava l’anonimo non si erano verificati a Firenze ma nelle colline del Chianti e oltre, nel Valdarno e in Valdambra. Di questo fatto però, nessuno era consapevole fino a pochi anni fa.

L’esistenza del terremoto del 1558 era nota fin dal Settecento alle compilazioni descrittive di terremoti toscani, ma le uniche fonti di questa conoscenza erano le scarse notizie fornite da due diaristi coevi, il canonico Agostino Lapini di Firenze e la monaca senese suor Girolama Caterina Bocciardi, i quali si limitavano a descriverne gli effetti a Siena (danni non molto gravi ma diffusi), a Firenze (avvertimento) e nell’area compresa tra le due città. Per quanto da queste testimonianze risultasse evidente che i maggiori effetti di questo terremoto si erano verificati appunto in quest’area, le definizioni usate dai testimoni (“contadi di Siena e Fiorenza”, Val d’Arno di sopra e Chianti”) erano troppo vaghe per consentirne una precisa localizzazione epicentrale o tanto meno una attendibile valutazione degli effetti massimi. In mancanza di informazioni più precise, fino al 2004 l’epicentro del terremoto era stato individuato nelle vicinanze di Siena, una delle località maggiormente danneggiate.

E’ stato grazie a una di quelle fortunate scoperte casuali che a volte capitano al frequentatore di archivi e biblioteche, che si è riusciti a ricollocare il terremoto del 1558 nel suo autentico contesto e – al tempo stesso – ad arricchire la storia sismica di un’area della Toscana (quella compresa tra Siena e Firenze) che occupa un posto di riguardo nel contesto dell’economia e del patrimonio culturale toscano, ma la cui sismicità è sporadica, di modesta entità e concentrata soprattutto nel settore nord del Valdarno Superiore e nelle colline del Chianti. Inoltre, va detto che la storia sismica di questa zona non risaliva più indietro del 1770, anno del primo terremoto sicuramente localizzato in tale area e relativamente ben conosciuto.

A partire da considerazioni storiche basate sull’estrema specificità del contesto socio-politico e amministrativo in cui si inquadra il terremoto del 1558 (era da poco terminata la “guerra di Siena” e la città del Palio – dopo un lungo e durissimo assedio –  era appena entrata a far parte parte dei dominii di Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze) è stato avviato presso l’Archivio di Stato di Firenze un sondaggio che ha portato a individuare una trentina tra rapporti sugli effetti del terremoto, deliberazioni prese per affrontarne le conseguenze, suppliche e una dettagliatissima perizia dei danni relativa alla località di Caposelvi, in Valdambra.

Cosimo dei Medici

Il ritratto del Duca di Firenze Cosimo dei Medici che dopo una lunga guerra aveva annesso la città di Siena ai suoi domini.

I dati raccolti, tutti prodotti da ufficiali di governo al servizio del duca, hanno permesso di ricostruire una breve sequenza sismica cominciata, alle 10.15 circa del mattino del 13 aprile 1558, con una scossa descritta come lunga “un Credo” (circa 40 secondi) e che causò Leggi il resto di questa voce

Terremoto in Nepal del 25 aprile 2015: aggiornamento e approfondimento

Mentre purtroppo continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime del forte terremoto (M7.8) che ha colpito il Nepal il 25 aprile 2015, si sta delineando meglio il quadro sismologico di quanto è accaduto. Numerose repliche (aftershocks) hanno colpito la zona della faglia che si è attivata il 25, molte delle quali intorno alla capitale Kathmandu, come si vede nella figura sotto. Gli aftershock dei primi 2 giorni sono localizzati tutti a sud-est della scossa principale (verso Kathmandu) in un’area che si estende per circa 160 km. È evidente che c’è un’area con poche repliche che corrisponde alla zona che ha avuto il massimo scorrimento cosmico (vedi figura sotto).

Distribuzione degli aftershock (agg.to 26/4 ore 17 UTC; fonte: USGS)

Distribuzione degli aftershock (agg.to 27/4 ore 13 UTC; fonte: USGS)

Come ricordato nel post del 25 aprile, è noto che i terremoti della fascia pedemontana dell’Himalaya sono dovuti al movimento della placca indiana verso nord, iniziato decine di milioni di anni fa, come mostra la figura sotto. Leggi il resto di questa voce

Forte terremoto in Nepal (Mw7.8) il 25 aprile 2015

Un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito la regione del Nepal questa mattina 25 aprile 2015 (alle 06:11 UTC, 08:11 in Italia, le 11:56 in Nepal).

Epicentro del terremoto (fonte: USGS)

Epicentro del terremoto (fonte: USGS)

La zona è nota per la sua attività sismica ed è considerata una delle regioni a più alto rischio del mondo. L’attività sismica della regione è causata dalla convergenza tra la placca indiana, a sud, e la placca euro-asiatica a nord, che ha determinato la formazione della catena dell’Himalaya. Il movimento relativo tra le due placche è di 4-5 centimetri per anno (di cui si stima che 2 cm/anno vengano accumulati lungo il margine meridionale della catena montuosa, v. figura sotto). Questo significa che ogni 100 anni si accumula una deformazione pari a 2 metri di spostamento relativo tra le due placche. Nell’area colpita dal terremoto di oggi non ci sono stati forti terremoti per diversi secoli; per questo motivo la zona intorno alla capitale Kathmandu era considerata un gap sismico.

Fascia di deformazione lungo il margine meridionale della catena himalayana. Nel box in alto a destra una sezione verticale attraverso la catena mostra la zona “bloccata” (locked) della faglia che si è mossa con il terremoto di oggi. Nella mappa è indicata con la stella bianca e nera la posizione approssimata dell’epicentro odierno (fonte: qui).

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Evento sismico tre le province di Ravenna e Forlì-Cesena, Ml 4.0, 24 aprile ore 17.02

Oggi alle ore 17:02 italiane è  stato registrato un terremoto di magnitudo ML 4.0  localizzato tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena.

Comuni entro i 10 km: FAENZA (RA), CASTROCARO TERME E TERRA DEL SOLE (FC).

Comuni tra 10 e 20 km: MORDANO (BO), BAGNARA DI ROMAGNA (RA), BRISIGHELLA (RA), CASTEL BOLOGNESE (RA), COTIGNOLA (RA), LUGO (RA), RIOLO TERME (RA), RUSSI (RA), SOLAROLO (RA), DOVADOLA (FC), FORLI’ (FC), MELDOLA (FC), MODIGLIANA (FC), PREDAPPIO (FC).

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L’epicentro del terremoto di oggi di magnitudo ML 4.0.

Il terremoto è stato preceduto da 3 piccoli eventi nelle due ore precedenti. Al momento (18.00) sono stati localizzati altri 8 piccoli terremoti, il più forte di magnitudo pari a 3.0 alle ore 17.34 italiane. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico in provincia di Foggia, Ml 3.9, 16 aprile ore 13.34

Oggi alle ore 13:34 italiane è  stato registrato un terremoto di magnitudo ML 3.9  localizzato in provincia di Foggia.

Comuni entro i 10 km: LESINA (FG), POGGIO IMPERIALE (FG), SAN PAOLO DI CIVITATE (FG).

Comuni tra 10 e 20 km: APRICENA (FG), CHIEUTI (FG), SAN SEVERO (FG), SERRACAPRIOLA (FG), TORREMAGGIORE (FG).

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L’epicentro del terremoto di oggi di magnitudo ML 3.9.

Pochi minuti dopo il terremoto di magnitudo 3.9  si sono verificati altri 2 eventi di magnitudo 2.0 e 3.2, alle ore 13.37 e 13.41 rispettivamente.

Al momento i questionari compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ non sono molti e quindi non si ha una buona distribuzione dei risentimenti del terremoto sul territorio.

Per ulteriori informazioni http://cnt.rm.ingv.it/data_id/4005269761/event.html

 

Italia sismica: i terremoti di marzo 2015

Nel mese di Marzo sono stati 1085 i terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, un numero pressoché identico allo scorso mese di febbraio con una media di 35 eventi al giorno, ancora in calo rispetto agli ultimi mesi.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 31 marzo 2015.

I terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 31 marzo 2015.

In questo mese non sono stati registrati eventi sismici di magnitudo superiore o uguale a 4. Il terremoto con magnitudo più alta, Mw 3.7, è avvenuto il 4 marzo nella provincia di Firenze dove si è riattivata la sequenza sismica che già nel dicembre 2014 aveva interessato l’area. Leggi il resto di questa voce

Segnali sismici nel Mar Ionio: Tiziana Sgroi tra le “Women in Oceanography”

Tiziana Sgroi, ricercatrice dell’Ingv, è stata una delle oltre 200 donne scienziate selezionate per una raccolta di biografie, pubblicate dalla rivista Oceanography, dal titolo “Women in Oceanography – A Decade Later“.

Qui riportiamo un breve riassunto dei risultati dell’articolo che le è valso il riconoscimento: Geohazards in the Western Ionian Sea Insights from Non-Earthquake Signals Recorded by the NEMO-SN1 Seafloor Observatory, pubblicato sulla rivista Oceanography (in calce il riferimento completo).


Non sono solo i terremoti a testimoniare i fenomeni di instabilità dei fondali marini. Esiste una vasta gamma di segnali sismici che permettono di valutarne l’hazard.

Figura 1: (a sinistra) mappa multibeam (mappa del fondale ottenuta mediante l'utilizzo di un multibeam che è il nome comune di un particolare tipo di sonar che, tramite l'applicazione di tecniche di beamforming, ricostruisce la batimetria dei fondali) del settore ovest del mar Ionio. I triangoli indicano la posizione dell'osservatorio sottomarino NEMO-SN1 e delle stazioni sismiche a terra. Sono riportate le principali strutture geologiche dell'area. A destra l'osservatorio NEMO-SN1 durante la fase di recupero.

Figura 1: (a sinistra) mappa multibeam (mappa del fondale ottenuta mediante l’utilizzo di un multibeam, un particolare tipo di sonar che, tramite l’applicazione di tecniche di beamforming, ricostruisce la batimetria dei fondali) del settore ovest del mar Ionio. I triangoli indicano la posizione dell’osservatorio sottomarino NEMO-SN1 e delle stazioni sismiche a terra. Sono riportate le principali strutture geologiche dell’area. A destra l’osservatorio NEMO-SN1 durante la fase di recupero.

Abbiamo condotto uno studio sui segnali sismici non associati a terremoti “classici”, registrati dall’osservatorio sottomarino NEMO-SN1, per valutare l’instabilità del settore occidentale del mar Ionio. L’area studiata (che comprende la Sicilia orientale e il mar Ionio) è caratterizzata da un’alta pericolosità sismica e vulcanica, legata alla presenza sia di strutture geologiche importanti, responsabili in passato di grandi terremoti, sia dell’Etna, uno dei vulcani più attivi al mondo. I segnali sismici  correlati con i processi sismici e vulcanici sono registrati regolarmente dalle stazioni a terra e sono ben conosciuti; meno noti sono altri segnali sismici originati dalle strutture tettoniche poste nel bacino Ionico e dalla presenza di fluidi magmatici legati all’attività dell’Etna. Tali segnali sono molto complessi poiché risentono anche degli effetti legati all’attività del mare. Leggi il resto di questa voce

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