I terremoti in Italia

L’Italia è situata al margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa l’accumulo di energia e deformazione che occasionalmente vengono rilasciati sotto forma di terremoti di varia entità.

Le placche tettoniche nel Bacino del Mediterraneo

Terremoti recenti e passati

Guardando la mappa degli ultimi 31 anni (1981-2011) di sismicità si nota che i terremoti recenti sono localizzati in aree distribuite principalmente lungo la fascia al di sotto degli Appennini, dell’arco Calabro e delle Alpi.

La sismicità dal 1981 al 2011

Negli ultimi 31 anni la Rete Sismica Nazionale ha registrato più di 150.000 eventi sismici in Italia, la maggior parte dei quali non è stata avvertita dalla popolazione. Più di 50 terremoti hanno avuto una magnitudo Richter superiore a 5.0. I più forti terremoti di questo periodo sono avvenuti in Abruzzo il 6 aprile 2009, Mw =6.3, e in Emilia Romagna il 20 maggio 2012, Mw =5.9, (http://csi.rm.ingv.it/ e http://iside.rm.ingv.it).

CPTI11_M5.5

I forti terremoti (Mw≥5.5) dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/).

Dal confronto con la mappa dei terremoti italiani del passato (1000-2006, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/) è facile notare che i terremoti spesso avvengono in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati in Sicilia, nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria. Ma abbiamo avuto terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano.

Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici. Qui di seguito li riportiamo in ordine cronologico. Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria.

Forti terremoti dal 1900 ad oggi

Terremoti “futuri”

Sappiamo che l’Italia è da sempre stata soggetta a frequenti terremoti, talvolta distruttivi, perciò è importante essere preparati ad affrontare questi eventi inevitabili. Sappiamo inoltre che più una certa zona è stata colpita da forti terremoti in passato, più è probabile che lo sia anche in futuro. Prevedere un terremoto, indicando con precisione la data, l’ora ed il luogo di occorrenza non è possibile. Pertanto le informazioni su possibili terremoti futuri vengono fornite in termini di probabilità che si possano verificare, in un dato intervallo di tempo, effetti sismici di entità uguale o superiore ad un certo livello.

Per questo l’INGV ha realizzato la mappa della pericolosità sismica (zonesismiche.mi.ingv.it). Questa mappa si basa sull’analisi dei terremoti del passato, sulle informazioni geologiche disponibili e sulle conoscenze che si hanno sul modo in cui si propagano le onde (e quindi l’energia) dall’ipocentro all’area in esame. Confrontando tutte queste informazioni è possibile ottenere i valori di scuotimento del terreno in un dato luogo a causa di un probabile terremoto, vicino o lontano che sia: tali valori sono espressi in termini di accelerazione massima orizzontale del suolo rispetto a g (l’accelerazione di gravità). La stima della pericolosità sismica fornisce l’accelerazione massima attesa su suolo rigido con una probabilità di superamento del 10% in 50 anni. Questa mappa, in continuo aggiornamento, mostra la pericolosità delle varie zone dal minimo (colore grigio) al massimo (colore viola).

Pericolosità sismica del territorio nazionale

La mappa di pericolosità è uno strumento fondamentale per la realizzazione di misure di prevenzione che consentano di ridurre gli effetti dei terremoti, per esempio costruendo edifici resistenti alle vibrazioni dei terremoti più forti che possiamo aspettarci in una determinata zona. Sulla base della mappa di pericolosità sismica, infatti, la legge italiana ha classificato il territorio nazionale in 4 zone: dalla zona 1, dove potrebbero verificarsi terremoti molto forti, alla zona 4, a bassa pericolosità ma comunque a rischio per la presenza di edifici vulnerabili.

Circa il 60% dei comuni italiani è classificato nelle prime tre zone. I comuni devono rispettare precise norme sulla progettazione e realizzazione delle costruzioni nuove e sull’adeguamento di quelle vecchie. Tali norme, aggiornate nel luglio 2009, stabiliscono cosa deve essere fatto, in ogni punto del territorio nazionale, in fase di progettazione delle strutture e contengono inoltre nuove regole per il rafforzamento delle strutture esistenti.

Info su http://zonesismiche.mi.ingv.it/ e http://www.protezionecivile.gov.it/

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