I terremoti nella STORIA: 30 settembre 1789, mentre l’Europa “trema” sotto i colpi della Rivoluzione Francese un vero terremoto scuote Città di Castello e la Valtiberina

Nella tarda mattinata del 30 settembre 1789 un forte terremoto colpì la Valtiberina, come viene comunemente chiamata l’Alta Valle del Tevere, oggi incuneata tra la Toscana e l’Umbria. Questa ampia vallata è tra le zone sismicamente più attive dell’Appennino settentrionale: la sua storia sismica, infatti, negli ultimi 1000 anni registra almeno nove terremoti con intensità epicentrale Io uguale o superiore al grado 7 della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) (CPTI11). Di questi, ben cinque si possono considerare terremoti distruttivi, con effetti epicentrali pari o superiori al grado 8 MCS. Si tratta di forti eventi avvenuti negli anni 1352, 1389, 1458, 1789 e 1917.

Data Area epicentro Imax Mw
1352 12 25 Monterchi (AR) 9 6.4
1389 10 18 Bocca Serriola 9 6.0
1458 04 26 Valtiberina 8-9 5.8
1789 09 30 Valtiberina 9 5.8
1917 04 26 Valtiberina 9-10 5.9

Se i tre più antichi sono tuttora terremoti relativamente poco definiti (con un numero limitato di osservazioni macrosismiche), quelli del 1789 e del 1917 sono eventi invece meglio documentati (DBMI11).

Distribuzione della sismicità storica in Umbria negli ultimi mille anni (fonte: CPTI11, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11).

Distribuzione della sismicità storica nella Valtiberina negli ultimi
mille anni (fonte: CPTI11).

La Valtiberina oggi è situata proprio nel cuore dell’Italia centrale, ma all’epoca del terremoto era attraversata dal confine tra due importanti stati politicamente e amministrativamente indipendenti: il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa. L’amministrazione periferica dello stato papale si basava sulla suddivisione del territorio in governi. In particolare quello di Città di Castello comprendeva il settore dell’attuale Umbria a nord della linea Umbertide-Gubbio, con diverse enclaves giurisdizionali (i marchesati di Monte Santa Maria e di Sorbello; il feudo di Montone, amministrato dalla Camera Apostolica; la terra di Citerna, amministrata dalla Sacra Consulta). Il territorio granducale era invece diviso in cancellerie comunitative; quella di Sansepolcro (la più colpita dal terremoto), in particolare, faceva capo alla Camera della Comunità di Firenze. Gli amministratori periferici dell’epoca assicuravano i collegamenti tra realtà locali e uffici centrali, esercitando il governo in materia civile ed economica. La documentazione che ne riflette i rapporti con le comunità e le magistrature centrali è costituita prevalentemente da carteggi.

Questa complessa situazione politica e amministrativa fa di quello del settembre 1789 un vero e proprio “terremoto di confine” e influenza fortemente l’organizzazione di una ricerca delle tracce da esso lasciate nelle fonti storiche, cioè una ricerca delle carte che ne documentano gli effetti sul territorio. La richiesta di soccorsi e la risposta ufficiale all’emergenza coinvolsero, infatti, due distinti governi – quello di Papa Pio VI, da una parte, e quello del Granduca Pietro Leopoldo I d’Asburgo-Lorena, dall’altra – e due diverse capitali: Firenze e Roma.

Oltre a questa complessità geopolitica, anche il particolare periodo storico in cui l’evento si colloca influenzò notevolmente la percezione che ne ebbero gli osservatori contemporanei, e di conseguenza la produzione di relazioni e resoconti che vennero scritti sul terremoto stesso.

Nell’estate del 1789, infatti, la situazione internazionale era dominata dalle turbolenti vicende francesi: a metà luglio (appena due mesi e mezzo prima del terremoto) a Parigi c’era stata la storica “presa della Bastiglia”. Le vicende della Rivoluzione Francese e le loro ripercussioni politiche sul resto di Europa già a fine settembre monopolizzavano l’attenzione dei principali osservatori europei. Sicuramente questa situazione contribuì non poco a limitare l’interesse degli eruditi italiani dell’epoca verso il disastroso terremoto del 30 settembre 1789; su di esso, infatti, non risulta che siano stati scritti trattati o relazioni speciali, a differenza di quanto fu fatto invece per altri terremoti, anche meno gravi, avvenuti negli anni 80 del XVIII secolo in Toscana e nello Stato Pontificio. Le uniche relazioni coeve conosciute sono di stampo prettamente giornalistico, più che scientifico.

L’interesse per il terremoto, infatti, fu abbastanza elevato fra i “giornalisti” dell’epoca, cioè coloro che compilavano le notizie che circolavano in una fitta rete di corrispondenze attraverso l’Europa di fine Settecento, Italia compresa, e che venivano pubblicate nelle gazzette a stampa tipiche di quel periodo.

Il frontespizio della relazione sul terremoto scritta da Brami (1789).

Il frontespizio della relazione sul terremoto scritta da Brami (1789).

L’analisi approfondita e critica delle fonti storiche di archivio recuperate con apposite ricerche ha permesso ai sismologi storici di ricostruire lo scenario degli effetti che il terremoto ebbe sul territorio interessato (si vedano Castelli 2002 e 2008, e la bibliografia ivi citata).

Il 30 settembre 1789, tra le 7.00 e le 7.30 ora locale, fu avvertita una scossa “gagliarda” a Città di Castello e “leggiera” a Sansepolcro. Questa scossa non è invece ricordata dai testimoni di Anghiari, a soli 8 km a est di Sansepolcro, né da quelli di Castiglion Fiorentino e di Cortona, una trentina di km a est di Città di Castello.

Tra le 11.15 e le 11.30, ora locale, si verificò la scossa più forte. Gli insediamenti rurali (“ville”) situati nella pianura tra Città di Castello e Sansepolcro, specie sulla riva sinistra del Tevere, subirono danni gravissimi. Centri come Selci, Lama, San Giustino e Cerbara furono semidistrutti, con effetti pari al grado 9 MCS.

Monsignor Fabrizio Ruffo, Tesoriere Generale della Camera Apostolica inviato dal Papa nell’area colpita dal terremoto, così descriveva la gravità della situazione ai primi di ottobre 1789:

Sono stato questa mattina a Selci, ed a S. Giustino; per la strada abbiamo visti molti Casali quasi diruti, molti danneggiati, altri spianati affatto. Selci luogo di 600 Anime è spianato affatto; morirono nel momento del disgrazia 62 Persone, ed altrettanti in circa feriti, de quali 40 allo Spedale; 200 in circa ne son fuggiti. Quantità di Animali sono periti ancora. Il rimanente degli Uomini sono così spaventati, che non hanno sinora fatto neppure una Capanna, che meriti questo nome. […].Le providenze da prendersi sono ben difficili; gli Uomini rimasti non bastano per le faccende della Campagna, nè possono ricevere soccorso da loro Vicini, che sono occupati nelle stesse faccende, ed hanno sofferto moltissimi danni. Mancano le Tegole, nè è possibile averne molte in un punto, e se ne duole, perchè sono distrutti moltissimi Tetti in tutti i Luoghi danneggiati; mancano i ferramenti, e stando lontano dalla Marina per le strade che marciano verso l’Adriatico è ben difficile esserne presto provisti; i Legnami staggionati mancano ancora per ogni dove, quantunque con gli Albucci verdi si puntelli a più potere, ma pessimamente, e senza veruna intelligenza. […].

Sono passato poi in mezzo ad un diluvio di acqua (che non mi ha mai abbandonato da Fuligno sino al presente, e che rende infinitamente più incomoda la situazione de danneggiati) a S. Giustino. Le case sono ivi tutte danneggiate; la Chiesa si è conservata con poco danno nella Sagrestia. Il bellissimo Palazzo Bufalini è rovinato ne Piani superiori, e crollato il rimanente. Nisuno la Dio grazia vi è morto. Una sola donna fu cavata dalle Ruine dopo alcune ore, ma senza sensibile lesione. La disgrazia di questi Signori merita riflessione, perchè sette Colonie loro sono quasi tutte appianate ne contorni di S. Giustino con morte di molti Animali, e sono rimasti senza ricovero i Contadini. […]. Il Gran Duca ha mandati diversi soccorsi a S. Sepolcro danneggiato come S. Giustino secondo le Relazioni, con pochi luoghi a quello vicini, e si dice che arrivarà in breve personalmente sul luogo. […].

Il danno è considerabile, ed è tutta una striscia, che non trapassa il corso del Fiume, e sono principalmente Selci, Grumale, Corbara, dopo Giove, Pitigliano, San Giustino, Belvedere. Oltre la Città principale, come abbiamo detto, ed altri Luoghi più o meno patiti. In somma è una striscia di dieci miglia, larga due o tre miglia. Tutto il resto non ha avuto che la paura; ma questa striscia và per tutto, è assai danneggiata, ed in molti luoghi distrutta“. [ASRM, 1789-1795]

E’ interessante notare che, secondo questo resoconto, gli effetti di danno più gravi e distruttivi interessavano una striscia di territorio lunga una quindicina di km (“dieci miglia”) e larga 3-5 km (“due o tre miglia”) prevalentemente sul lato sinistro della valle del Tevere. Questa forma allungata dell’area dei massimi effetti è stata confermata dallo scenario macrosismico dell’evento ricostruito con le ultime ricerche eseguite, su questo terremoto, dai sismologi storici (si veda la mappa della distribuzione degli effetti macrosismici di seguito).

Distribuzione degli del terremoto del 30 settembre 1789 secondo Castelli (2002) [fonte: DBMI11].

Distribuzione degli effetti del terremoto del 30 settembre 1789 secondo Castelli (2002) [fonte: DBMI11].

Il limite settentrionale dell’area di danneggiamento del terremoto del 1789 è rappresentato da Sansepolcro (AR) e dai villaggi vicini, che subirono danni gravi e diffusi. Nelle colline a ovest della Valtiberina ci furono danni estesi, ma più leggeri, ad Anghiari (AR) e a Citerna (PG): quest’ultima località sarà poi distrutta dall’ultimo forte terremoto della Valtiberina, quello dell’aprile 1917. A sud l’area di danneggiamento è delimitata da Montone (PG), una dozzina di km da Città di Castello.

La scossa principale fu avvertita sensibilmente a Cortona e a Castiglion Fiorentino (AR), a Siena e a Firenze. Repliche sono attestate, solo per Città di Castello, l’11 ottobre e nei giorni immediatamente precedenti il 31 ottobre 1789.

A Città di Castello e a Sansepolcro ci furono danni gravi ed estesi, con diversi crolli (effetti pari al grado 8 MCS). Le fonti riportano descrizioni molto precise e dettagliate sui danni a Città di Castello, soprattutto per quanto riguarda il patrimonio edilizio pubblico e religioso. Dopo averla visitata il 9 ottobre, ancora il Tesoriere Generale della Camera Apostolica, Fabrizio Ruffo, descrive così il suo sopralluogo:

“Il maggior danno della Città consisteva nella rovina interna dei Tetti caduti poi con rovina de Pianciti, e delle Volte, rimanevano perciò le Case, alte specialmente, senza la necessaria coesione, ed unità, e perciò minacciavano ulteriore ruina. Non poche di esse Case minacciavano ancora per la viziosa originaria costruzione, e per la loro vetustà. Il bellissimo Duomo [...] si rinvenne aperto lateralmente in quasi tutte le Arcate delle Cappelle, la Cupola caduta, sprofondate le Volte della Chiesa inferiore, ma fortunatamente le Mura laterali, ed il rimanente non davano segno di ulteriore ruina. Il Palazzo Vitelli [...] ha sofferto anch’egli di molto, non ostante la solidità, con cui era stato costruito. Il Palazzo Bufalini [...] ha sofferto, ma non moltissimo. Le altre Fabbriche tutte non sono esenti da qualche ruina” [ASRM, 1789-1795]

Distribuzione dei danni a Città di Castello (fonte: Castelli, 2002).

Distribuzione dei danni a Città di Castello (fonte: Castelli, 2002).

Sulla Gazzetta di Bologna del 17 ottobre 1789 compare la seguente notizia (riportata nelle lettere arrivate da Roma), dove vengono descritti – oltre agli effetti subiti da Sansepolcro – anche i gravissimi danni riportati dalla cattedrale (o Duomo) di Città di Castello, intitolata ai Santi Florido e Amanzio:

Roma, 10.10.1789.

Sempre più sono lagrimevoli le Relazioni dei danni, recati a Città di Castello, e suoi contorni dalle orribili scosse di Terremoto, che vi hanno cagionata, oltre l’ennunciata rovina di molti edifizj, e Case, quella ancora del Campanile della Cattedrale, che caduto sopra la Chiesa medesima, sfondò la volta, ed uccise un giovane pittore, che stava a dipingere la volta istessa. Sono state finora estratte dalle rovine delle Case, circa 109 persone, e 300 sono ferite. Monsignor Tesoriero è partito di quà, per ordine del beneficentissimo Pontefice, con denari, per sollevare questi afflitti Popoli; siccome pure per ristaurare i minaccianti Edifizj.

A Borgo S. Sepolcro in Toscana è rovinata la metà della Cattedrale, molte Case, il Palazzo Pretorio, ed il Castello di Cospaja è rovinato tutto, unitamente alla nuova Dogana” [Gazzetta di Bologna, 17.10.1789, n. 83, pag. 658]

La vicenda del crollo della volta della Cattedrale e della morte del giovane pittore merita di essere raccontata: nel 1787 il pittore romano Ermenegildo Costantini (1731-1791) era stato incaricato di dipingere i voltoni laterali della cupola del Duomo di Città di Castello. Il lavoro però non fu mai ultimato, a causa proprio del terremoto che appena due anni più tardi fece crollare il campanile della cattedrale, che a sua volta travolse la sottostante cupola distruggendola insieme alle parti quasi ultimate dei dipinti del Costantini. Nel crollo morì il giovane pittore che aiutava il maestro e che, al momento della scossa, stava lavorando proprio alle pitture della volta. Di questo lavoro rimangono oggi solo due bozzetti nella sala capitolare della cattedrale [fonte: Enciclopedia Treccani].

La facciata del Duomo di Città di Castello oggi. L’edificio nel corso della storia è stato gravemente danneggiato in più occasioni da terremoti. Quello del 1789 ne distrusse il campanile e la cupola. Le parti superiori, in mattoni, distinte da quelle sottostanti in pietra, evidenziano i rimaneggiamenti e le ricostruzioni che hanno interessato la cattedrale nel corso dei secoli.

La facciata del Duomo di Città di Castello oggi. L’edificio nel corso della storia è stato gravemente danneggiato in più occasioni da terremoti. Quello del 1789 ne distrusse il campanile e la cupola. Le parti superiori, in mattoni, distinte da quelle sottostanti in pietra, evidenziano i rimaneggiamenti e le ricostruzioni che hanno interessato la cattedrale nel corso dei secoli.

Una menzione a parte merita anche la vicenda della cosiddetta Pala Baronci, altro esempio di grave danno arrecato dal terremoto al patrimonio artistico di Città di Castello. Agli inizi del ‘500, quasi 3 secoli prima del terremoto, il pittore Raffaello Sanzio da Urbino (noto semplicemente come Raffaello), tra i più celebri del Rinascimento italiano, era stato incaricato di dipingere la pala d’altare della Cappella di Andrea Baronci, all’interno della chiesa di Sant’Agostino. La violenta scossa del 30 settembre 1789 danneggiò l’opera raffaellita in modo così grave che fu deciso di segarla e di esporne solo le parti rimaste intatte, o comunque poco danneggiate. Nello stesso anno i frammenti furono poi portati a Roma, dove rimasero presso le collezioni vaticane fino al 1849. Oggi alcuni di quei frammenti originali sono conservati in musei italiani e esteri, tra cui il Museo di Capodimonte a Napoli e il Louvre di Parigi.

Il frammento originale della Pala Baronci, dipinta da Raffello (1483-1520), conservato presso il museo Louvre di Parigi (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Baronci_Altarpiece).

Il frammento originale della Pala Baronci, dipinta da Raffello (1483-1520), conservato presso il museo Louvre di Parigi (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Baronci_Altarpiece).

Una copia settecentesca del dipinto originale è invece esposta nella Pinacoteca Civica di Città di Castello. La curiosità è che l’autore di questa copia, firmata e datata 1791, è proprio lo stesso Ermenegildo Costantini che stava lavorando ai dipinti della cupola del Duomo della città, andati distrutti nel terremoto. Questa copia è l’ultima opera conosciuta del Costantini, morto quello stesso anno [fonte: Enciclopedia Treccani].

A cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo) e Viviana Castelli (INGV-An).

 


Bibliografia

ASRM [Archivio di Stato di Roma] (1789-1795). Terremoto di Città di Castello, Sacra Congregazione del Buon Governo, Serie XI, n. 306.

Brami L. (1789). Genuina e distinta Relazione dell’orribilissimo terremoto scoppiato in Città di Castello la mattina dei 30 settembre 1789. Fedele Toppi, Città di Castello, 4 pp.

Castelli V. (2002). Il terremoto del 1789 a Città di Castello: ricostruzione dell’impatto e della distribuzione dei danni a partire da documenti inediti. Ingegneria sismica, vol. 19, pp. 80-88.

Castelli V. (2008). In troubled times, in a divided country: the 1789 Valtiberina earthquake. In: Fréchet J., Meghraoui M. and Stucchi M. [eds.] 2008, “Historical Seismology. Interdisciplinary studies of past and recent earthquakes”. Modern approaches in Solid Earth, vol. 2, Springer Science, ISBN 978-1-4020-8221-4, pp. 249-260.

 

Il vulcano di fango delle Macalube registrato dalla Rete Sismica Nazionale

Dettaglio di vulcanello di fango a nella Riserva Naturale di Macarube di Aragona (AG).

Dettaglio di vulcanello di fango nella Riserva Naturale di Macalube di Aragona (AG).

L’esplosione che questa mattina, poco prima di mezzogiorno, ha accompagnato la fuoriuscita di fango con conseguenze tragiche, è stata rilevata probabilmente dalla stazione sismica denominata FAVR. Questa stazione, appartenente alla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, è posta in località Villaggio Mosè, nel Comune di Favara (AG), a circa 10 km dalla Riserva Naturale di Macalube di Aragona. Il nome Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall’arabo Maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”, proprio per le sue caratteristiche geologiche di continua attività.

Sismogramma della stazione FAVR dell'INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l'orario UTC riportato nella figura)

Sismogramma della stazione FAVR dell’INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l’orario UTC riportato nella figura). È visualizzata la componente verticale del movimento del terreno.

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Ricercatori per una “notte” all’INGV

Proiezioni cinematografiche, mostre, concerti, visite guidate ai laboratori e incontri con i ricercatori, sono i numerosi eventi organizzati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) in occasione della Notte europea dei ricercatori che si terrà, in contemporanea in tutta Europa, venerdì 26 settembre. L’iniziativa, promossa dalla Commissione Europea e giunta ormai alla nona edizione, si propone di diffondere la cultura scientifica e di avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca. L’appuntamento rientra nell’ambito delle manifestazioni dell’Anno Mercalliano, in ricordo della figura di Giuseppe Mercalli, scienziato conosciuto in tutto il mondo per aver legato il suo nome alla ‘scala’ di intensità.

Notte

La Notte dei Ricercatori è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 che coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e istituzioni di ricerca in tutti i paesi europei. L’obiettivo è di creare occasioni di incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto informale e stimolante. Gli eventi comprendono esperimenti e dimostrazioni scientifiche dal vivo, mostre e visite guidate, conferenze e seminari divulgativi, spettacoli e concerti.

Ad aprire gli eventi organizzati dall’INGV,  nella mattinata di domani 25 settembre a Roma, ci sarà la la proiezione alla Camera dei Deputati (Sala delle Colonne, via Poli 19) dell’episodio di Ugo Gregoretti, tratto dal film “Scossa”, sul tremendo terremoto del 1908 e successivo maremoto che devastarono, e in gran parte distrussero, Messina e Reggio Calabria. Ricordiamo che fino al 3 ottobre sarà, inoltre, possibile visitare “I luoghi di Mercalli”, mostra itinerante sulla biografia di Giuseppe Mercalli e sulla figura di un grande scienziato, presso la Camera dei Deputati (www.annomercalliano.it (scarica programma).Nel pomeriggio il programma sarà riproposto presso la Sede Centrale dell’INGV, in Via di Vigna Murata 605, insieme alle altre iniziative: visite guidate ai laboratori scientifici e alla sala di sorveglianza sismica, laboratorio goloso per bambini curiosi di scienza, incontri su “terremoti e vulcani extraterrestri” e, per i più piccoli, “favole geofisiche”.

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Italia sismica: i terremoti di luglio e agosto 2014

Nei due mesi estivi del 2014 la sismicità in Italia non è andata in vacanza sebbene non ci siano stati eventi di magnitudo elevate. Nel mese di luglio i terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale sono stati circa 1500, una media di 50 al giornonessun evento ha raggiunto magnitudo 4, solo 14 hanno avuto una magnitudo compresa tra 3.0 e 3.8.

I terremoti registrati dal 1 al 31 luglio dalla Rete Sismica Nazionale.

I terremoti registrati dal 1 al 31 luglio dalla Rete Sismica Nazionale.

Gli eventi di magnitudo maggiore, Ml 3.8 e 3.6, sono stati localizzati entrambi nel Mar Tirreno meridionale al largo della costa calabra, area caratterizzata da terremoti molto profondi (la profondità di questi due terremoti è maggiore di 200 Km). Tra gli eventi più risentiti dalla popolazione ricordiamo il terremoto, Ml 3.5, registrato il 31 luglio nei pressi di Mormanno (CS) sul Pollino nell’area interessata dalla lunga sequenza sismica in ripresa nel mese di giugno quando sono stati registrati oltre 120 terremoti, uno dei quali di magnitudo Mw 4.0. In questo mese di luglio i terremoti registrati nell’area sono stati oltre 40, mentre sono scesi sensibilmente in agosto.

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Trenta anni di terremoti in Italia

In occasione del Convegno “LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DELLA POPOLAZIONE DAL RISCHIO SISMICO” organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi e l’Ordine dei Geologi della Regione Marche, che si terrà a San Benedetto del Tronto il giorno 11 e 12 settembre,  l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha realizzato una carta tematica dal tema “Trenta anni di terremoti in Italia”.

La carta "Trenta anni di terremoti in Italia " che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno  di San Benedetto del Tronto l'11 e 12 settembre 2014.

La carta “Trenta anni di terremoti in Italia ” che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno di San Benedetto del Tronto l’11 e 12 settembre 2014.

La carta, in formato 70×100, mostra la localizzazione di circa 20.000 terremoti con magnitudo uguale o maggiore di 2.5 registrati dal 1 gennaio 1985 al 30 giugno 2014 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV, estratti dal database ISIDE . I terremoti sono rappresentati con una doppia classificazione: in tre classi di magnitudo con simboli diversi (2.5=<M<4.0; 4.0=<M<5.0; M>=5.0) ed in 4 classi di profondità con colori diversi (0-18km; 19-35km; 36-100km; 101-650km). Leggi il resto di questa voce

Terremoto tra province di Pistoia, Modena e Lucca, 7 settembre ore 12.45: approfondimento

Il terremoto di oggi, 7 settembre 2014 alle 12:45 (ora italiana), è avvenuto al confine tra le province di Pistoia, Lucca e Modena, ad una profondità di 12 km. La magnitudo Richter (ML) è stata stimata pari a 4.0, valore calcolato sulla base di oltre 250 stime alle stazioni della Rete Sismica Nazionale gestita dall’INGV.
Questa scossa ricade in un’area che potremmo definire intermedia tra Garfagnana e Mugello, vale a dire i due grandi bacini recenti della Toscana settentrionale caratterizzati da strutture distensive responsabili dei forti terremoti dell’Appennino settentrionale (1920 per Garfagnana e Lunigiana, avvenuto proprio il 7 settembre; 15421919 per il Mugello). Nella zona del Pistoiese non sono evidenti strutture analoghe, né sono noti storicamente terremoti molto forti. Gli eventi massimi sono quelli del 24 maggio 1930 (M4.8) e del 12 giugno 1926 (M4.9), entrambi con massima intensità pari a 6 MCS. L’evento più forte riportato in catalogo nell’area è quello del 6 marzo 1740 (M5.2), che è considerato però a tutti gli effetti un terremoto della Garfagnana (è chiamato terremoto di Barga). L’epicentro di quest’ultimo evento sismico è spostato verso l’Emilia perché ha avuto risentimenti maggiori nella provincia di Modena.

Dal punto di vista della pericolosità sismica, l’area presenta valori di accelerazione attesa analoghi a quelli di Garfagnana e Mugello, considerato anche che rientrano in una stessa zona sismogenetica per la quale la massima magnitudo attesa è di 6.6.

L'epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 19:49 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

L’epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 12:45 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

 

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Evento sismico tra province di Pistoia e Modena, Ml 4.0, 7 settembre ore 12.45

Un terremoto di magnitudo (Ml) 4.0 è avvenuto alle ore 12:45:01 italiane di oggi, 07 settembre 2014 (10:45:0107/Sett/2014 – UTC).  Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Pistoia e Modena.

I comuni entro i 10 Km dall’epicentro sono: FIUMALBO (MO), ABETONE (PT), CUTIGLIANO (PT).

I comuni tra i 10 e i 20 Km dall’epicentro sono: FANANO (MO), MONTECRETO (MO), PIEVEPELAGO (MO), RIOLUNATO (MO), SESTOLA (MO), BAGNI DI LUCCA (LU), BARGA (LU), BORGO A MOZZANO (LU), COREGLIA ANTELMINELLI (LU), VILLA BASILICA (LU), PITEGLIO (PT), SAN MARCELLO PISTOIESE (PT).

Per maggiori informazioni visita la pagina informativa dell’evento.

L'epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 12:45 italiane.

L’epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 12:45 italiane.

I terremoti nella STORIA: 1561, un’estate di forti terremoti tra Napoli e Potenza

Il Vallo di Diano è un’ampia vallata che si apre nella Campania sud-orientale (provincia di Salerno) a ridosso del confine con la Basilicata, tra l’Appennino lucano a est, e i Monti Alburni e il Cilento a ovest.

Una veduta panoramica del Vallo di Diano ripresa da sud; in primo piano il borgo di Teggiano (SA) [foto di Enzo d’Elia]

Una veduta panoramica del Vallo di Diano ripresa da sud; in primo piano il borgo di Teggiano (SA) [foto di Enzo d’Elia].

Da un punto di vista sismico questa zona si trova tra due aree ad elevata sismicità, sede di forti terremoti con magnitudo Mattorno a 7.0: a N-NW l’Irpinia, area epicentrale di grandi eventi come quelli dell’8 settembre 1694 (M6.8) e del 23 novembre 1980 (M6.9); a E-SE la Val d’Agri, sede del violento terremoto del 16 dicembre 1857 (M7.0; CPTI11, Rovida et al. 2011). Il Vallo di Diano, invece, storicamente presenta una sismicità relativamente scarsa e poco conosciuta con una sola, notevole eccezione: il grande terremoto dell’estate del 1561.

storicablog

I terremoti storici dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11).

Quella del luglio-agosto 1561 è una serie complessa di eventi sismici con almeno un paio di grandi scosse che causarono estese distruzioni e danni gravissimi in alcuni centri tra Irpinia, Salernitano, Potentino e il Vallo stesso.

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Evento sismico tra le province di Brescia e Verona, Ml 4.0, 28 agosto ore 19.49

Un terremoto di magnitudo (Ml) 4.0 è avvenuto alle ore 19:49:19 italiane di oggi 28/Ago/2014 (17:49:19 28/Ago/2014 – UTC).  Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Brescia e Verona nei pressi del Lago di Garda.

I comuni entro i 10 Km dall’epicentro sono: GARGNANO (BS), TIGNALE (BS), TOSCOLANO-MADERNO (BS), BRENZONE (VR), COSTERMANO (VR), GARDA (VR), SAN ZENO DI MONTAGNA (VR), TORRI DEL BENACO (VR).

Per maggiori informazioni visita la pagina informativa dell’evento. 

L'epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 19:49 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

L’epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 19:49 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.mi.ingv.it)

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