Terremoti in provincia di Firenze: aggiornamento e approfondimento

Aggiornamento sulla sismicità in corso

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Eventi sismici avvenuti il 18 e 19 dicembre 2014 (fonte: http://iside.rm.ingv.it/).

 

Al momento (ore 18.00) sono più di 130 i terremoti avvenuti in questa zona da ieri (18 dicembre), tutti di magnitudo minore di 3.0, tranne i 7 elencati in tabella:

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Di seguito mostriamo alcuni segnali sismici (la componente verticale) del terremoto di magnitudo 4.1 avvenuto alle ore 11:36:30 italiane.

SegnaliSismici_19.12.14ore11.36

Segnali sismici del terremoto di magnitudo 4.1 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 11.36 italiane.

Ingrandendo l’immagine è possibile vedere, lungo l’asse verticale, la sigla della stazione sismica che ha registrato il terremoto; le prime quattro sono CSNT-Castellina in ChiantiCRMI-CarmignianoRUFI-Rufina, ASQU-Asqua. La linea rossa verticale su ciascun segnale, indica l’arrivo dell’onda P e la linea viola indica l’arrivo dell’onda S.

Di seguito mostriamo i segnali sismici dello stesso evento registrati dall’accelerometro e dal velocimetro della stazione sismica di Firenze (FIR).

Segnale_velocimetroFIR

Segnali sismici del terremoto di magnitudo 4.1 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 11.36 italiane. Le tre componenti (2 orizzontali e la verticale) registrate dall’accelerometro.

Segnale_accelerometroFIR

Segnali sismici del terremoto di magnitudo 4.1 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 11.36 italiane. Le tre componenti (2 orizzontali e la verticale) registrate dal velocimetro.

Già da questa mattina, le sedi INGV della Toscana (Pisa e Arezzo) si sono attivate per installare altre 4 stazioni sismiche per migliorare il monitoraggio dell’area interessata dai terremoti di queste ore.

Sismicità storica e pericolosità

Storicamente la zona collinare a sud del capoluogo toscano, estesa attraverso il Chianti tra la Val di Greve, la Val di Pesa e la Val d’Elsa, è quella dove si sono verificati i terremoti storici più vicini a Firenze, con alcuni episodi di magnitudo simile o anche superiore all’evento di magnitudo 4.1 registrato oggi.

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Sismicità storica della Toscana (fonte: CPTI).

Facendo riferimento al Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11), nel passato più recente, gli eventi più significativi risalgono al periodo fine anni ‘50/primi anni ’60 del secolo scorso: il terremoto del 24 marzo 1959 (Mw 4.8) risulta localizzato decisamente più a nord della sequenza odierna, con epicentro tra Impruneta e Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze. Più in zona, anche se spostato a est, l’evento del 16 settembre 1962 (Mw 4.6) che interessò la zona di Greve in Chianti, con qualche lieve danno segnalato in frazioni come Cintoia, Dudda, Lucolena, e la stessa Greve. Entrambi i terremoti furono avvertiti fortemente e con panico, ma senza danni significativi, a Firenze. Nel catalogo questi eventi appaiono come scosse isolate, e non risultano essere stati registrati né foreshocks né repliche (aftershocks).

Decisamente più a sud, verso il Chianti senese, si localizza una sequenza importante avvenuta nel 1907, iniziata con una forte scossa il giorno 15 dicembre; l’evento principale avvenne il 20 dicembre (Mw 4.6), con danni a Radda in Chianti, e fu seguito da diverse repliche nei giorni seguenti.

Un’altra sequenza ancora più significativa avvenne 4 anni dopo, nel 1911, iniziata con alcune scosse leggere il 13 settembre. La scossa principale si verificò nella stessa giornata del 13 (Mw 5.2) e causò danni diffusi a Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, e danni più lievi nella stessa Siena e a Monteriggioni. La sequenza proseguì con altre scosse più leggere nei giorni successivi.

Nell’Ottocento è importante il terremoto dell’11 settembre 1812 (Mw 5.2) il cui epicentro sembra ricadere tra Cerbaia, San Casciano Val di Pesa e San Quirico in Collina, dunque a NW rispetto alla sequenza in atto in queste ore. L’evento causò danni diffusi a Poppiano, San Quirico, San Casciano e Cerbaia. A Firenze ancora una volta fu avvertito fortemente ma senza danni. L’evento fu preceduto 6 ore prima da una scossa forte e seguito da diverse repliche nei giorni successivi.

Il terremoto più importante per l’area fiorentina, almeno per gli ultimi 4-5 secoli, è quello del 18 maggio 1895 (Mw 5.4), localizzato più a nord rispetto ai terremoti odierni; causò danni gravi, crolli e alcune vittime nelle colline a sud di Firenze tra Grassina, Bagno a Ripoli e San Casciano; danni diffusi e ingenti questa volta interessarono anche la stessa Firenze.

Ancora più indietro nel tempo va segnalato il terremoto di San Casciano Val di Pesa dell’11 giugno 1737 (Mw 4.3).

La pericolosità sismica della Toscana (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

La pericolosità sismica della Toscana (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

In base alla Mappa di Pericolosità del territorio nazionale, la zona più vicina all’evento ricade in un’area dove l’accelerazione massima riferita a suoli rigidi con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni è compresa tra 0.100 e 0.125 g.

Evento sismico in provincia di Firenze, M4.1, 19 dicembre ore 11.36

Un terremoto di magnitudo 4.1 è avvenuto alle ore 11:36:30 italiane, ed è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Firenze e Siena, a una profondità di 7.1 km.

Localizzazione dell'evento sismico di magnitido 3.8 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 11.36 italiane.

Localizzazione dell’evento sismico di magnitido 4.1 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 11.36 italiane.

 

Comuni entro i 10 km: GREVE IN CHIANTI (FI), IMPRUNETA (FI), SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI), TAVARNELLE VAL DI PESA (FI).

Comuni tra 10 e 20 km: BAGNO A RIPOLI (FI), BARBERINO VAL D’ELSA (FI), FIRENZE, MONTESPERTOLI (FI), SCANDICCI (FI), CASTELLINA IN CHIANTI (SI), POGGIBONSI (SI), RADDA IN CHIANTI (SI).

Info: http://cnt.rm.ingv.it/data_id/4004692901/event.html

Al momento (ore 12.00) sono più di 70 i terremoti avvenuti in questa zona, tutti di magnitudo minore di 3.0, tranne 4 elencati in tabella:

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Secondo i questionari di http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto è stato risentito in una vasta area della Toscana. Di seguito la mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio.

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La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Evento sismico in provincia di Firenze, M3.8, 19 dicembre ore 10.39

Un terremoto di magnitudo 3.8 è avvenuto alle ore 10:39:41 italiane, ed è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Firenze e Siena, a una profondità di 9.3 km.

Localizzazione dell'vento sismico avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 10.39

Localizzazione dell’evento sismico di magnitido 3.8 avvenuto oggi, 19 dicembre, alle ore 10.39 italiane.

 

Comuni entro i 10 km: GREVE IN CHIANTI (FI), IMPRUNETA (FI), SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI), TAVARNELLE VAL DI PESA (FI).

Comuni tra 10 e 20km: BAGNO A RIPOLI (FI),,BARBERINO VAL D’ELSA (FI), FIRENZE, MONTESPERTOLI (FI), SCANDICCI (FI), CASTELLINA IN CHIANTI (SI), POGGIBONSI (SI), RADDA IN CHIANTI (SI).

Info: http://cnt.rm.ingv.it/data_id/4004692901/event.html

Negli ultimi due giorni sono circa 60 i terremoti avvenuti in questa zona (aggiornato alle ore 11.10), tutti di magnitudo minore di 3.0, tranne 2 di magnitudo pari a 3.5 alle ore 01.09 italiane e pari a 3.8 alle ore 10.39 italiane del 19 dicembre.

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Terremoti avvenuti dal 18 dicembre ad oggi (aggiornato alle ore 11.10), tutti di magnitudo minore di 3.0, tranne 2 di magnitudo pari a 3.5 alle ore 01.09 italiane e pari a 3.8 alle ore 10.39 italiane del 19 dicembre. (fonte: http://iside.rm.ingv.it/)

Secondo i questionari di http://www.haisentitoilterremoto.it/, i due terremoti più forti sono stati risentiti in una vasta area della Toscana. Di seguito le mappe del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti dei due terremota sul territorio.

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La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto (magnitudo 3.8 alle ore 10.39) sul territorio.

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La mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto (magnitudo 3.5 alle ore 01.09) sul territorio.

 

Le mappe contengono una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro strumentale del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune. Nella didascalia in alto è indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere le mappe stesse.

I terremoti nella STORIA: il terremoto del 16 dicembre 1857 in Basilicata, uno dei più distruttivi della storia sismica italiana

Questo terremoto riveste una particolare importanza almeno per tre aspetti: è uno dei più distruttivi della storia sismica italiana degli ultimi 25 secoli, è il primo al mondo documentato fotograficamente, è il primo per cui la scienza dei terremoti è definita come sismologia.

Veduta da ovest della parte alta di Polla distrutta dal terremoto del 16 dicembre 1857 (da Mallet, 1862).

Veduta da ovest della parte alta di Polla distrutta dal terremoto del 16 dicembre 1857 (da Mallet, 1862).

Il 16 dicembre 1857, alle ore 20:15, 20:18 e 21:15 (del tempo medio di Greenwich – GMT) tre violentissime scosse di terremoto devastarono una vasta area della Basilicata e una parte della Campania: in particolare furono colpite l’attuale provincia di Potenza e la zona centro-orientale di quella di Salerno. I danni più gravi furono risentiti nelle zone montuose, in particolare nell’alta Val d’Agri. Più di 180 località, comprese in un’area di oltre 20.000 km2, subirono danni gravissimi al patrimonio edilizio, tanto da rendere inagibili gran parte delle case. Entro quest’area, più di 30 centri subirono danni disastrosi: interi paesi e villaggi sparsi su una superficie di 3.150 km2 furono rasi al suolo.

Negli attuali comuni di Montemurro, Grumento Nova (allora Saponara), Viggiano, Tito, Marsico Nuovo e Polla si ebbe il maggior numero di vittime. Complessivamente vi furono 3.313 case crollate e 2.786 divennero pericolanti e inabitabili. Spaventoso fu anche il bilancio dei morti: secondo le stime ufficiali 10.939, di cui 9.732 nelle province lucane (il 2.6% della popolazione) e 1.207 nella provincia di Salerno. Stime non ufficiali, ma più realistiche, portano a 19.000 il numero totale di vittime (Guidoboni e Ferrari 2004, Guidoboni et al. 2007).

Le prime notizie sul terremoto sono contenute in una lettera al Giornale del Regno delle Due Sicilie del direttore dell’Osservatorio Astronomico di Napoli Leopoldo del Re, pubblicata il 17 dicembre, nella quale si diceva che alle 20:15 e due minuti dopo si erano sentite due forti scosse di terremoto.

Il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11), che riprende lo studio da Guidoboni et al. (2007), classifica questo terremoto con un’intensità epicentrale pari al grado XI della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) e una stima della magnitudo momento equivalente Mw=7,03.

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Distribuzione degli effetti del terremoto del 16 dicembre 1857 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI11], in gradi della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). Il quadrato individua l’epicentro calcolato a partire da questa distribuzione geografica di effetti e il grande rettangolo rappresenta la proiezione in superficie della sorgente sismica approssimata a una forma rettangolare. L’intensità massima di XI grado MCS corrisponde alle località di Montemurro e Grumento Nova.

Già il 20 dicembre, quattro giorni dopo il terremoto, Alphonse Bernoud, un fotografo francese operante a Napoli, partì per documentare con la fotografia lo stato dei paesi colpiti. Egli tornò per ben altre 3 volte nei luoghi del disastro, realizzando il primo reportage di un terremoto della storia. Al termine di ogni sua spedizione, egli metteva in vendita le fotografie fatte, destinando parte del ricavato alle popolazioni colpite dal terremoto. Molte sue fotografie sono animate con persone, fra cui spesso era presente anche il suo assistente con lo zaino in spalla recante la scritta “Alphonse Bernoud photographe”. Un espediente anti-pirateria del tempo per evitare riproduzioni e duplicati non autorizzati.

Le prime notizie del terremoto

I primi resoconti del terremoto rimbalzarono su tutti i più importanti quotidiani e periodici illustrati europei, in particolare di Londra e Parigi. Il 24 dicembre e nei giorni successivi, il Times diede testimonianze via via sempre più dettagliate del terremoto e il 9 e 30 gennaio 1858 il periodico parigino L’Illustration, e successivamente L’Illustrated London News, pubblicò le prime immagini delle devastazioni nelle aree del Vallo di Diano e dell’Alta Val d’Agri.

Ritagli di articoli comparsi sul Times, di Londra, recanti le prime notizie del terremoto nel Regno delle Due Sicilie.

Ritagli di articoli comparsi sul Times, di Londra, recanti le prime notizie del terremoto nel Regno delle Due Sicilie.

Gli articoli dell’Illustration sono firmati da Marc Monnier, un giornalista-scrittore che operava a Napoli, mentre le incisioni sono tratte dalle fotografie stereoscopiche dei primi reportage fotografici di Bernoud, condotti fin dai primi giorni successivi al terremoto.

Le prime località documentate dalle immagini si riferiscono ai luoghi più vicini a Napoli, nel Vallo di Diano: Pertosa e Polla (L’Illustration del 9 gennaio 1858). Successivamente Bernoud riuscì a raggiungere anche Auletta, Atena Lucana, Tito, Vignola (Pignola), Paterno, Marsico Nuovo, Potenza (L’Illustration del 30 gennaio 1858).

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Particolare di una pagina dell’Illustration del 30 gennaio 1858, con il resoconto di Monnier sulle aree devastate dal terremoto del 16 dicembre 1857. Il testo è corredato da incisioni tratte dalle fotografie stereoscopiche di Bernoud (in basso), In particolare: crolli nella chiesa delle Santissima Trinità di Potenza (a sinistra; Coll. Royal Society n. 309) e l’abside e del campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore di Pignola (a destra; Coll. Royal Society n. 84). Nella precaria conoscenza di luoghi, così distanti da Napoli e impervi da raggiungere, i nomi delle due chiese sono imprecisi o confusi nelle didascalie delle incisioni.

 

Incisioni tratte dalle fotografie stereoscopiche di Bernoud.

Incisioni tratte dalle fotografie stereoscopiche di Bernoud.

La risposta istituzionale al terremoto

A differenza della tradizione storiografica di parte borbonica e di quella liberale, che ricorda “cospicui” interventi governativi, in realtà l’intervento del governo borbonico fu irrilevante, quando non dannoso. Solo a fine marzo l’Intendenza di Basilicata comunicò i danni subiti e, a riprova della tragica situazione della popolazione a oltre tre mesi dal terremoto, fu il problema del seppellimento dei morti, che nei carteggi ufficiali erano ormai sbrigativamente chiamati “carogne”.  Questi erano ancora per la maggior parte in decomposizione sotto le macerie di paesi nella morsa di un rigido e piovoso inverno lucano.

Era opinione di alcuni osservatori stranieri che quello dei Borboni fosse un regno in rovina. Le ragioni di quel lunghissimo processo di degrado erano indicate nei cattivi governi, nell’ingiustizia eretta a sistema, nella prevaricazione continua, nell’oscurantismo culturale predominante. La critica era spesso attacco politico diretto, elemento che innescava durissime reazioni e spingeva a difese d’ufficio.

La polemica sul ruolo degli interventi governativi fu lunga a spegnersi. Teofilo Roller, un inglese protestante, che assieme al suo connazionale Major si occupò della distribuzione di aiuti privati stranieri, accusò esplicitamente il governo borbonico di incapacità, ritardi, omissione di soccorso, avarizia (Guidoboni e Ferrari, 2004). Di Montemurro, definito da Robert Mallet “città dei morti” (Mallet 1862), uno dei paesi più colpiti, Roller diede una tragica descrizione, avendo fatto una ricognizione personale nell’area del terremoto (Roller 1861):

“Arrivati molto tempo dopo il disastro [ossia nel febbraio 1858], i soldati hanno costruito due o tre capanne [le fonti ufficiali ne dichiaravano 426], è vero, ma le autorità le hanno impiegate a loro proprio uso. In quanto alla popolazione, non ne sono affatto preoccupati, sotto lo stesso pretesto che essa era tutta sotto terra, e che 5.000 abitanti erano morti sui 7.500 che contava la città. Questa cifra è spaventosa, ma dolorosamente vera, ciò che è vero altresì, è il modo con cui le autorità e la truppa han reso gli ultimi doveri ai morti, e soccorso i vivi. Di quelle 5.000 vittime, 2.000 appena sono state tratte da quel cimitero.”

Effetti in alcuni dei paesi più colpiti

Riassumiamo qui gli effetti di alcuni dei paesi più colpiti dell’alta Val d’Agri e del Vallo di Diano. Per tutte le 340 località studiate per questo terremoto si rimanda al Catalogo dei Forti Terremoti in Italia.

Alta Val d’Agri

Montemurro (XI MCS): Completa distruzione dell’abitato, ridotto a un cumulo di macerie: quasi tutti gli edifici crollarono completamente. Gli ultimi resti di costruzioni furono abbattuti da due forti repliche avvenute il 26 dicembre 1857. Rimasero in piedi solo un palazzo e il convento dei Frati Minori, comunque gravemente lesionati, e tre campanili crollati parzialmente. Divamparono numerosi incendi.

Grumento Nova (al tempo Saponara; XI MCS): Completa distruzione del paese. Gravemente danneggiato anche il castello Ciliberti. Solo il lato est del paese presentava ancora qualche muro non crollato, mentre alla base della collina su cui sorgeva il centro abitato una casa a due piani rimase in piedi. Venne sottolineato che in questa località il numero di vittime fu elevato perché molti in fuga dopo la prima scossa rimasero intrappolati nelle strade troppo strette.

Viggiano (X MCS): Gravissimi danni: molte case crollarono completamente e altre parzialmente in particolare nella parte alta dell’abitato. I danni furono aggravati da un incendio che seguì le due scosse principali.

Brienza (X MCS): Crollo di gran parte delle case. Parzialmente crollato anche il castello.

Marsico Nuovo (X MCS): Danni gravissimi all’abitato: due terzi delle case risultarono crollate o crollanti.

Paterno (X MCS): Gravissimi danni.

Marsicovetere (IX-X MCS): Quasi completa distruzione dell’abitato.

Sarconi (X MCS): Quasi completa distruzione dell’abitato. Anche la chiesa crollò completamente a eccezione della parte bassa del campanile.

Spinoso (X MCS): Quasi completa distruzione dell’abitato. Le poche case rimaste in piedi risultarono gravemente lesionate o crollanti.

Tramutola (X MCS): Crollo di circa 500 case e il danneggiamento delle altre. 200 case furono giudicate pericolanti. Crollarono l’abside e l’organo della Chiesa Madre i cui muri furono tutti gravemente fessurati e crollò parzialmente quella del Rosario. Il Palazzo Marotta di costruzione più robusta fu invece solo lievemente danneggiato.

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Fotografie monoscopiche di Claude Grillet, commissionate da Mallet, per documentare le distruzioni causate dal terremoto del 1857 a Pertosa (a sinistra; Coll. Royal Society n. 64) e Montemurro (a destra; Coll. Royal Society n. 262).

Vallo di Diano

Atena Lucana (X MCS): Il terremoto causò danni gravissimi: crollarono 932 case e 812 risultarono pericolanti. Le strade si riempirono di macerie, cavi e tralicci crollati. Pochi danni subirono invece le casette estive a un solo piano che sorgevano ad una altitudine più elevata rispetto al centro abitato ed anche la cattedrale, grazie alla sua buona costruzione. Vi furono 55 morti e 29 feriti su una popolazione di 4.403 abitanti.

Polla (X MCS): Il terremoto causò la quasi completa distruzione dell’abitato: crollarono 1.300 case e 335 risultarono pericolanti, causando oltre 2.000 vittime su circa 7.000 abitanti. Crollarono la chiesa della Trinità e il castello, fu gravemente danneggiato il palazzo Palmieri; gli effetti furono meno distruttivi nella parte in piano del paese. Una fonte registra 250 feriti su 6.644 abitanti.

Pertosa (IX-X MCS): Il terremoto causò la quasi completa distruzione del paese che fu uno dei più danneggiati del Vallo di Diano. Ci furono numerose vittime: una fonte ne registra 150. Vi furono inoltre 40 feriti su una popolazione di 1.179 abitanti. Furono particolarmente colpite le zone est e ovest dell’abitato: 176 case crollarono (in quasi tutte si verificò il crollo dei tetti e dei pavimenti più pesanti) e 133 risultarono pericolanti. Dopo il crollo, la parte in legno delle case s’incendiò e causò altri morti. Alcune case di recente costruzione, basse e fatte con pietre squadrate e con stipiti in lunghi blocchi resistettero bene e subirono solo numerose crepe. Nell’area sud del paese i danni furono più contenuti.

Padula (IX MCS): Il terremoto causò danni gravissimi particolarmente nella ripida zona ovest e sud del paese: 171 case crollarono e 50 divennero pericolanti. Vi furono 32 morti e 10 feriti su 8.125 abitanti. Gravi danni strutturali anche alla famosa Certosa di San Lorenzo.

Le fonti storiche documentano una sequenza sismica di circa un centinaio di scosse, comprese quelle distruttive. Le repliche si susseguirono frequenti nel corso del mese di dicembre. In particolare quelle avvenute il 26 dicembre alle ore 2.00 e alle ore 5.00 causarono il crollo delle ultime costruzioni ancora in piedi a Montemurro. Nei mesi successivi le scosse continuarono fino al maggio 1859; tra queste, quella avvenuta l’8 marzo 1858 alle ore 0.15 GMT causò danni a Potenza e a Tramutola.

Effetti sull’ambiente

In circa 30 località, fra Atella, Polla e Latronico, il terremoto causò vasti movimenti franosi, smottamenti e abbassamenti del terreno, con l’apertura di numerose spaccature, di cui una di 270 m a Polla. Molte sorgenti aumentarono la loro portata. A Marsico Nuovo, Moliterno, Salandra ed Episcopia vi furono esalazioni gassose e solforose. Nei pressi di Viggiano di verificò una frana sismo-indotta, documentata da un disegno di Mallet allegato al suo Rapporto (Mallet 1862). La mappa sottostante, tratta da Valensise e Guidoboni (2000), riporta la distribuzione geografica degli effetti sull’ambiente causati da questo terremoto.

La distribuzione geografica degli effetti sull’ambiente causati da questo terremoto, (Fonte: Valensise e Guidoboni, 2000).

La distribuzione geografica degli effetti sull’ambiente causati da questo terremoto, (Fonte: Valensise e Guidoboni, 2000).

La missione scientifica di Robert Mallet

Il 9 febbraio 1846 Robert Mallet, giovane ingegnere irlandese, presentò alla Royal Irish Academy un rapporto sulla dinamica dei terremoti (On the dynamics of earthquakes).

Lo studio, del tutto originale, mancava tuttavia di una verifica sperimentale: il laboratorio naturale rappresentato da un terremoto di grande intensità, molto raro nelle isole britanniche.

Le prime notizie del terremoto riportate dal Times il 24 dicembre 1857 fornirono l’occasione che Mallet attendeva da tempo. Richiese immediatamente alla Royal Society di Londra un finanziamento di 150 sterline per una missione tesa a decifrare la “terribile iscrizione” che il terremoto aveva così drammaticamente scritto nel territorio dell’alta Val d’Agri e del Vallo di Diano. Ottenuto il sostegno economico della Royal Society, il 27 gennaio 1858 Mallet partì per Napoli, dove arrivò il 5 febbraio. Qui attese fino al 10 febbraio l’autorizzazione del Governo borbonico a compiere la sua missione. Nella “noiosa attesa”, Mallet vide le fotografie di Bernoud ed ebbe contatti con un altro fotografo, Claude Grillet, con il quale valutò costi e tempi di una ricognizione fotografica successiva alla sua missione. Con diverse lettere ufficiali indirizzate alle varie autorità locali di tutte le province che intendeva attraversare, contenenti l’ordine di fornirgli tutta l’assistenza possibile, Mallet raggiunse rapidamente l’area “d’azione dell’incredibile violenza del terremoto”. Percorse circa 500 km in 15 giorni, lungo strade militari e sentieri impervi, con passaggi resi particolarmente difficili e pericolosi dalle avverse condizioni atmosferiche; raccolse informazioni da persone che parlavano numerosi dialetti; provò le emozioni più diverse di fronte alla drammaticità di paesi distrutti e di popolazioni.

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Tracciato della missione scientifica di Mallet, circa 500 km, sovrapposto alla mappa tematica degli effetti del terremoto. La gradazione di colori dal giallo al viola rappresenta valori crescenti di effetti sismici di danno (dal VI all’XI grado MCS).

L’ingegnere irlandese rientrò a Napoli il 28 febbraio e vi trovò un telegramma da Londra che lo autorizzava ad affidare un reportage fotografico a Grillet a corredo della sua missione. Il 7 marzo Mallet partì per fare rientro in Inghilterra e nei primi giorni di aprile 1858 inviò al presidente della Royal Society una breve relazione della sua missione scientifica, tenendo i dettagli scientifici e le conclusioni per una trattazione più sistematica.

Finiva così l’esperienza sul campo, la tanto attesa occasione di osservare nel “laboratorio terremoto” e iniziava l’avventura della pubblicazione della relazione estesa della sua spedizione scientifica, con cui Mallet definì sismologia la scienza dei terremoti (Mallet 1862).

a cura di Graziano Ferrari (INGV-Bo e CNT).


 

Bibliografia

Ferrari G. (2004-2009) (a cura di), Viaggio nelle aree del terremoto del 16 dicembre 1857, Bologna, 6 voll. e  3DVDROM multimediali.

Ferrari G. e McConnell A. (2005). Robert Mallet and the “Great Neapolitan Earthquake” of 16th December 1857, Notes and Records of the Royal Society of London, January 2005, pp. 45-64.

Guidoboni E. e Ferrari G. (2004). Il grande terremoto del 16 dicembre 1857 e gli effetti di altri eventi sismici nel Vallo di Diano e nella Val d’Agri, in Ferrari G. 2004-2009, vol. 1, pp. 111 – 186.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G. e Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA http://storing.ingv.it/cfti4med/

Mallet R. (1862). Great Neapolitan earthquake of 1857. The first principles of observational seismology, Londra. Traduzione italiana in Ferrari G. 2004-2009, vol. 2.

Roller T.  (1861). Il governo borbonico innanzi alla coscienza dell’umanità ossia i provvedimenti del governo nella tremenda catastrofe del Terremoto del 16 dicembre 1857, Napoli.

Valensise e Guidoboni (2000), Earthquake effects in the environment: from historical description to thematic cartography, Annali di Geofisica, vol. 43, pp. 747-763.

 

Italia sismica: i terremoti di novembre 2014

Poco più di 1300 i terremoti registrati e localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di novembre 2014, con una media che scende a circa 44 eventi al giorno, tra le più basse di tutto il 2014.

La sismicità

La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dal 1 al 30 novembre 2014.

Nessun evento registrato ha avuto una magnitudo uguale o maggiore di 4.0, mentre sono stati solo 13 i terremoti compresi tra magnitudo 3.0 e 4.0, il più forte dei quali il 13 novembre di magnitudo  ML 3.7,  localizzato nel Cilento in Provincia di Salerno. A causa dell’elevata profondità, quasi 300 Km, il terremoto non è stato risentito dalla popolazione. E’ stato decisamente risentito, invece, il terremoto che si è verificato il 30 novembre sull’Appennino Ligure in Val di Trebbia. L’evento di magnitudo Mw 3.6 (ML 3.8) è stato superficiale (12 Km) e quindi risentito in una vasta area tra le province di Genova e La Spezia (mappa preliminare degli effetti del terremoto dal sito www.haisentitoilterremoto.it). Leggi il resto di questa voce

GPS e faglie attive: Daniele Cheloni premiato dall’Associazione per la Geofisica “Licio Cernobori”

L’Associazione per la Geofisica Licio Cernobori – AGLC, nata il 30 Ottobre del 2000 per ricordare Licio Cernobori, ricercatore dell’OGS prematuramente scomparso, ha come fine la promozione degli studi geofisici, e soprattutto la formazione scientifica e la crescita dei più giovani. Oltre all’attività didattica/divulgativa che i componenti dell’Associazione svolgono in diverse occasioni, sono stati finanziati negli anni diversi convegni, scuole, progetti, iniziative in Italia e all’estero. Dal 2010 l’Associazione ha istituito un premio per i giovani relatori al Congresso annuale GNGTS nell’ambito delle tre tematiche “Geodinamica”, “Caratterizzazione sismica del territorio” e “Geofisica Applicata”.

Quest’anno (2014), il vincitore per il Tema 1 “Geodinamica” è Daniele Cheloni dell’INGV, che è stato premiato nel corso dell’ultimo Convegno nazionale del GNGTS (Gruppo Nazionale di Geofisica per la Terra Solida) tenutosi a Bologna dal 25 al 27 novembre. Daniele è stato premiato per il lavoro “Interseismic coupling along the southern front of the Eastern Alps and implications for seismic hazard assessment in NE Italy”, nel quale documenta l’accumulo di deformazione lungo il fronte meridionale delle Alpi Orientali (NE dell’Italia) attraverso misure di geodesia spaziale (GPS) e discute il possibile contributo della deformazione asismica, la magnitudo e i tempi di ricorrenza dei forti terremoti necessari per bilanciare la deformazione attiva osservata, con interessanti implicazioni in termini di pericolosità sismica.

Gli attuali processi sismo-tettonici attivi dell’Italia nord-orientale sono dominati dalla convergenza della microplacca Adriatica rispetto a quella Eurasiatica, la quale si muove in senso antiorario ad una velocità di pochi millimetri all’anno (circa 1.5-2.0 mm/anno) rispetto a quella Eurasiatica stabile (Figura 1). Questo movimento viene quasi totalmente assorbito lungo il fronte meridionale delle Alpi Orientali, le quali rappresentano quindi il margine nord-orientale della zona di collisione, dove la microplacca Adriatica, andando a collidere contro la placca Eurasiatica stabile, si immerge al di sotto del fronte montuoso.

Figura 1: Schema sismotettonico dell'Italia nord-orientale. Le ellissi, con dimensione proporzionale alla magnitudo, indicano i terremoti più forti (M > 6) riportati nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11, Rovida et al., 2011), mentre le stelle bianche e le beach-balls mostrano la localizzazione del terremoto del Bosco del Cansiglio del 1936 (M 6.1) e della sequence sismica del Friuli del 1976 (M 6.4). Le linee rosso rappresentano invece le principali strutture tettoniche (faglie) attive. Infine, le freccie bianche indicano il movimento relativo della microplacca Adriatica rispetto alla placca Eurasiatica stabile, che avviene in senso antiorario con tassi di convergenza tra 1.5 e 2.0 mm/anno. (modificata da Cheloni et al., 2014 JGR – Solid Earth)

Figura 1: Schema sismotettonico dell’Italia nord-orientale. Le ellissi, con dimensione proporzionale alla magnitudo, indicano i terremoti più forti (M>6) riportati nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11, Rovida et al., 2011), mentre le stelle bianche mostrano la localizzazione del terremoto del Bosco del Cansiglio del 1936 (M 6.1) e della sequenza sismica del Friuli del 1976 (M 6.4); in bianco e rosso i meccanismi focali (beach-balls) relativi. Le linee rosse rappresentano invece le principali strutture tettoniche (faglie) attive. Infine, le frecce bianche indicano il movimento relativo della microplacca Adriatica rispetto alla placca Eurasiatica stabile, che avviene in senso antiorario (v. box in alto a sin.) con tassi di convergenza tra 1.5 e 2.0 mm/anno (fig. modificata da Cheloni et al., 2014)

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I terremoti nella STORIA: Memoria condivisa, tradizioni popolari e il terremoto del 16 novembre 1894 nella Calabria meridionale

Memoria storica, memoria condivisa, tradizioni popolari, riti e commemorazioni contribuiscono alla riduzione del rischio sismico. Un esempio: il terremoto del 16 novembre 1894 nella Calabria meridionale si ricorda ogni anno grazie alla processione della Madonna del Carmine a Palmi (RC).

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Palmi (RC): fotografia scattata il 17 novembre 1894, giorno successivo al terremoto, che ritrae la statue della Madonna del Carmine, del Crocifisso e di San Rocco, portate nell’attuale Piazza I Maggio dopo le scosse [Fonte: WikiPedia].

Un post pubblicato su questo blog, circa un anno fa, relativo alla percezione del rischio in Italia sosteneva che nove cittadini su dieci residenti in Zona 1 (la più pericolosa) sottovalutano il pericolo che potrebbe derivare da un terremoto.

È risaputo che uno dei motivi principali di questa mancanza di consapevolezza è la perdita della memoria storica delle persone in materia di catastrofi naturali, memoria che, con il passar del tempo, diventa sempre più labile, fino a perdersi del tutto. Leggi il resto di questa voce

La GEOLOGIA dei terremoti: Faglie sismogenetiche cieche in Pianura Padana

Un recente studio pubblicato su Pure and Applied Geophysics censisce e classifica le faglie sismogenetiche cieche in Pianura Padana, riorganizzando le conoscenze esistenti alla luce dei terremoti emiliani del maggio 2012.

Il “paesaggio geologico” sepolto della Pianura Padana è molto articolato e complesso e possiamo immaginarlo costituito da vere e proprie montagne ammantate da gran di quantità di sedimenti di origine marina e fluviale. Questi sedimenti hanno spessori molto variabili, tra diverse migliaia di metri e poco più di 100 metri, e nascondono alla semplice osservazione le strutture tettoniche sottostanti, che possono però essere rilevate grazie alle numerose prospezioni geofisiche rese disponibili dall’esplorazione petrolifera a partire dal secondo dopoguerra.

La Pianura Padana rappresenta dunque un unicum geologico perché i suoi sedimenti nascondono la zona di contatto tra i thrust (termine per indicare le faglie con movimento di tipo inverso) delle Alpi Meridionali, a nord, e quelli dell’Appennino Settentrionale, a sud (Figura 1). In pratica entrambe queste catene montuose, che noi conosciamo e vediamo nella loro parte esposta, proseguono con delle porzioni sepolte che arrivano quasi a toccarsi nel sottosuolo padano.

Figura 1: Mappa strutturale semplificata della Pianura Padana. Linee nere: principali elementi tettonici; linee bianche: faglie ereditate; SAMF: fronte montuoso delle Alpi Meridionali; SAOA: arco esterno delle Alpi Meridionali; GS: Sistema delle Giudicarie; SVL: Schio-Vicenza; NAOA: arco esterno dell’Appennino Settentrionale; PTF: fronte pedeappenninico; MA: arco del Monferrato; EA: arco Emiliano; FRA: arco Ferrarese-Romagnolo.

Figura 1: Mappa strutturale semplificata della Pianura Padana. Linee nere: principali elementi tettonici; linee bianche: faglie ereditate; SAMF: fronte montuoso delle Alpi Meridionali; SAOA: arco esterno delle Alpi Meridionali; GS: Sistema delle Giudicarie; SVL: Schio-Vicenza; NAOA: arco esterno dell’Appennino Settentrionale; PTF: fronte pedeappenninico; MA: arco del Monferrato; EA: arco Emiliano; FRA: arco Ferrarese-Romagnolo.

Attraverso alcuni milioni di anni il progressivo moto di avvicinamento della Placca Africana  e della Placca Europea ha determinato prima la nascita delle Alpi e degli Appennini, attraverso il progressivo corrugamento di migliaia di metri di sedimenti originariamente deposti in un antico oceano noto come Tetide, sviluppatosi a partire da circa 250 milioni di anni fa tra il Permiano ed il Triassico inferiore; poi ne ha sollevato le porzioni assiali creando il paesaggio montuoso che oggi conosciamo, secondo un meccanismo ancora attivo alla velocità di 1-3 metri per millennio. L’avvicinamento di Alpi e Appennini secondo una direttrice circa N-S, e quindi il raccorciamento della Pianura Padana, è tuttora in atto, come mostrano i dati geodetici satellitari. In profondità questo raccorciamento si trasforma in uno sforzo di caricamento di faglie di tipo compressivo localizzate sia al piede delle Alpi Meridionali, sia al piede dell’Appennino Settentrionale. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di ottobre 2014

Poco più di 1500 i terremoti registrati e localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di ottobre 2014, con una media di poco più di 50 eventi al giorno, ancora in diminuzione rispetto ai mesi precedenti.

La mappa dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di ottobre 2014

La mappa dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di ottobre 2014.

Durante questo mese solo un evento ha avuto una magnitudo maggiore di 4.0, un terremoto localizzato la notte del 10 ottobre nel Basso Tirreno nelle vicinanze dell Isole Eolie di magnitudo Ml 4.3 Gli eventi compresi tra magnitudo 3.0 e 4.0 sono stati 19, tutti compresi tra 3.0 e 3.4 di magnitudo. La maggior parte di questi eventi sono stati registrati nel Basso Tirreno e nell’area a cavallo tra la Calabria meridionale e la provincia di Messina. Leggi il resto di questa voce

L’inizio e la fine della sequenza sismica dell’Aquila

Un argomento dibattuto in questi ultimi anni è stato il momento di inizio e di fine della sequenza sismica dell’Aquila del 2009. Si è discusso inoltre delle caratteristiche della sismicità che ha preceduto il terremoto del 6 aprile: si trattò di uno sciame? O il termine fu introdotto impropriamente? In un recente articolo è stato chiarito che la sequenza aquilana iniziò a gennaio 2009 e aveva i caratteri tipici di uno sciame sismico. Vediamo in questo approfondimento qualche dettaglio su come si è giunti a questo risultato e facciamo qualche confronto e considerazione con quanto avviene in altre regioni d’Italia.

Quando è iniziata la sequenza sismica dell’Aquila?

sciame-rulliPer rispondere alla domanda abbiamo utilizzato l’algoritmo di Paul Reasenberg (1985) denominato Cluster2000, distribuito dallo United States Geological Survey (USGS).

L’algoritmo è largamente usato dalla comunità scientifica per analizzare le proprietà statistiche dei cataloghi dei terremoti. Scopo di Cluster2000 è individuare i raggruppamenti (cluster in inglese) di terremoti sia nello spazio che nel tempo.

La procedura analizza un elenco di terremoti, ordinato temporalmente, di cui siano noti l’istante di accadimento, le coordinate geografiche, la profondità e la magnitudo. Essa ci dice, cioè, se due terremoti possono essere considerati parte di un più grande fenomeno fisico che potremmo chiamare “sequenza sismica” o “sciame sismico“.

Utilizzando i parametri standard definiti da Reasenberg (vedi sotto per i dettagli della tecnica), l’analisi fornisce come data d’inizio della sequenza sismica dell’Aquila il giorno 16 gennaio 2009; l’ultimo terremoto della sequenza avviene il 17 aprile 2012, dopo più di 19.800 scosse in oltre 3 anni di sismicità. Per fare una valutazione prudenziale dell’inizio della sequenza sismica abbiamo provato diversi valori di tempo minimo di associazione degli eventi. Solo estendendo questo parametro fino a 10 giorni otteniamo un inizio della sequenza anticipato al 7 gennaio 2009.

Andamento nel tempo della sismicità dal 1/1/2008 al 30 aprile 2009 in un’area di 30 km intorno a L’Aquila. Ogni punto rappresenta un terremoto di magnitudo come nella scala a sinistra. La linea rossa indica l’inizio della sequenza. Si nota bene che l’andamento prima della linea rossa è variabile ma senza particolari addensamenti (ossia sequenze): è la sismicità di fondo

Figura 1. Andamento nel tempo della sismicità dal 1/1/2008 al 30 aprile 2009 in un’area di 30 km di raggio intorno a L’Aquila. Ogni punto rappresenta un terremoto di magnitudo come nella scala a sinistra. La linea rossa indica l’inizio della sequenza. Si nota bene che l’andamento prima della linea rossa è variabile, ma senza particolari addensamenti (ossia sequenze): è la sismicità di fondo.

Allo stato attuale non esistono leggi note capaci di fornire indicazioni sull’evoluzione delle sequenze sismiche. Ogni sequenza ha delle caratteristiche proprie che possono essere studiate solo dopo che la sequenza sia senza ombra di dubbio terminata. In particolare, non c’è nessuna legge o indicazione che possa dirci se il culmine massimo della sequenza sia stato raggiunto oppure no. Leggi il resto di questa voce

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