I terremoti nella STORIA: 1561, un’estate di forti terremoti tra Napoli e Potenza

Il Vallo di Diano è un’ampia vallata che si apre nella Campania sud-orientale (provincia di Salerno) a ridosso del confine con la Basilicata, tra l’Appennino lucano a est, e i Monti Alburni e il Cilento a ovest.

Una veduta panoramica del Vallo di Diano ripresa da sud; in primo piano il borgo di Teggiano (SA) [foto di Enzo d’Elia]

Una veduta panoramica del Vallo di Diano ripresa da sud; in primo piano il borgo di Teggiano (SA) [foto di Enzo d’Elia].

Da un punto di vista sismico questa zona si trova tra due aree ad elevata sismicità, sede di forti terremoti con magnitudo Mattorno a 7.0: a N-NW l’Irpinia, area epicentrale di grandi eventi come quelli dell’8 settembre 1694 (M6.8) e del 23 novembre 1980 (M6.9); a E-SE la Val d’Agri, sede del violento terremoto del 16 dicembre 1857 (M7.0; CPTI11, Rovida et al. 2011). Il Vallo di Diano, invece, storicamente presenta una sismicità relativamente scarsa e poco conosciuta con una sola, notevole eccezione: il grande terremoto dell’estate del 1561.

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I terremoti storici dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11).

Quella del luglio-agosto 1561 è una serie complessa di eventi sismici con almeno un paio di grandi scosse che causarono estese distruzioni e danni gravissimi in alcuni centri tra Irpinia, Salernitano, Potentino e il Vallo stesso.

Una revisione approfondita di questi eventi è stata realizzata da Castelli et al. (2008), sulla base di nuove evidenze storiche recuperate – attraverso una ricerca, archivistica e non – da diverse fonti originali per la prima volta consultate e criticamente analizzate.Tra queste ci sono fonti giornalistiche, notarili, diaristiche e trattatistiche coeve, alcune delle quali redatte nell’arco di meno di un mese dall’inizio della sequenza (si veda la bibliografia citata in Castelli et al., 2008). Le informazioni recuperate hanno permesso di integrare le conoscenze già acquisite, ma ancora poco definite, su questo importante terremoto.

In particolare, l’analisi delle più antiche fonti disponibili ha permesso di delineare un quadro di effetti datati con certezza al 31 luglio 1561, la cui distribuzione tuttavia non è compatibile con un unico evento localizzato in area appenninica (ipotesi avanzata da tutti gli studi sul terremoto del 1561 precedenti a Castelli et al., 2008), ma con due eventi verificatisi lo stesso giorno e localizzati uno in area appenninica, l’altro lungo la costa tirrenica.

Secondo questa ricostruzione, una prima, violenta scossa si verificò il 31 luglio intorno alle ore 24 italiane1 (le 18:45 GMT circa) e colpì con effetti distruttivi l’Irpinia meridionale: il paese di Buccino (SA) fu semidistrutto, circa 200 edifici crollarono e i rimanenti furono seriamente lesionati, il castello crollò parzialmente, un centinaio di abitanti rimasero uccisi sotto le macerie; gravissimi danni e distruzioni si ebbero anche in numerosi altri centri dell’Appennino campano-lucano e del Vallo di Diano, come Balvano, Tito, Auletta, Polla, Caggiano, Atena Lucana, Santomenna, Torella dei Lombardi e altri ancora. Lesioni diffuse si ebbero ad Avellino; a Napoli e a Benevento la scossa fu avvertita fortemente.

Effetti del terremoto irpino del 31 luglio 1561 secondo Castelli et al. (2008) [fonte: DBMI11]; l’evento non è parametrizzato nel catalogo CPTI11.

Effetti del terremoto irpino del 31 luglio 1561 secondo Castelli et al. (2008) [fonte: DBMI11]; l’evento non è parametrizzato nel catalogo CPTI11.

Circa 25-30 minuti più tardi, sempre nella stessa giornata del 31 luglio, una seconda forte scossa, meno violenta della prima ma ugualmente distruttiva, colpì la costa tirrenica nei pressi di Salerno: i centri più colpiti furono Vietri sul Mare e Cava de’ Tirreni (nelle cui vicinanze va con tutta probabilità localizzato l’epicentro), dove crollarono edifici e vi furono diverse vittime; danni gravi e diffusi si ebbero anche a Nocera inferiore e a Salerno.

Effetti del terremoto tirrenico del 31 luglio 1561, secondo gli studi di Castelli et al. (2008) e Camassi et al. (2011) [fonte: DBMI11].

Effetti del terremoto tirrenico del 31 luglio 1561, secondo gli studi di Castelli et al. (2008) e Camassi et al. (2011) [fonte: DBMI11].

E’ invece più incerto se possano essere attribuiti all’evento tirrenico o a quello appenninico alcuni danni attestati il 31 luglio a edifici di Napoli (Camassi et al., 2011). Castelli et al. (2008) propendono per attribuirli, con maggiore probabilità, all’evento tirrenico e ad una contemporanea eruzione del Vesuvio (accompagnata da scosse di terremoto locali), anch’essa attestata dalle fonti storiche.

Il 19 agosto 1561, a quasi tre settimane dalle due forti scosse del 31 luglio, un terzo violento terremoto colpì la regione e questa volta gli effetti più distruttivi si ebbero nel Vallo di Diano e nell’Appennino lucano. La scossa si verificò alle 20 italiane (circa le 14:50 GMT). Molti centri già gravemente danneggiati dall’evento irpino del 31 luglio furono totalmente distrutti (Tito, Buccino, Auletta, Polla, Caggiano, Balvano, Vietri di Potenza, solo per citarne alcuni), a cui se ne aggiunsero altri gravemente danneggiati e semidistrutti forse per la prima volta in quell’anno (Sala Consilina, Atella, Muro Lucano, ecc.). Crolli di edifici e danni diffusi si ebbero anche a Potenza. A Napoli la scossa fu avvertita fortemente, ma senza ulteriori danni.

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Effetti del terremoto del Vallo di Diano del 19 agosto 1561 secondo Castelli et al. (2008) [fonte: DBMI11].

Gli effetti combinati dei due terremoti del 31 luglio e del 19 agosto apparvero, agli occhi dei testimoni diretti, come un’unica, enorme catastrofe su un’area molto vasta, estesa da Potenza e dal Vallo di Diano fino ad Avellino, senza contare i danni a Salerno, sulla Costiera Amalfitana e a Napoli.

Il grande terremoto del 19 agosto con tutta probabilità innescò una vera e propria sequenza sismica: alcune fonti archivistiche coeve menzionano, infatti, scosse avvertite ad Atena Lucana e dintorni fino alla fine del 1561; la principale fonte storica sul terremoto del 19 agosto (Pacca, XVI secolo), inoltre, attesta scosse minori avvertite nel Vallo di Diano anche negli anni 1562 e 1563 (Castelli et al., 2008).

Secondo il resoconto di Pacca (XVI secolo) il terremoto del 19 agosto causò imponenti effetti anche sull’ambiente naturale e sul territorio: spaccature si aprirono nei monti nei pressi degli abitati di Balvano, Bella e Muro Lucano; diversi edifici dell’abitato di San Rufo furono distrutti o danneggiati gravemente da una grossa frana innescata dalla scossa; forse a causa di un’altra frana, presso Polla il corso del fiume Tanagro fu interrotto per 24 ore. In diverse zone, le sorgenti si disseccarono o si intorbidarono e diventarono calde.

Polla (SA): epigrafe posta sulla facciata del Palazzo Villano in cui sono ricordati i terremoti del 1561: nella seconda riga è scritto “oppido motu terre concusso…” e nell’ultima riga “… AD MDXC”, cioè “anno 1590”; il che significa che ci vollero circa 30 anni per ristrutturare il castello [foto per gentile concessione di Romano Camassi - Ingv Bologna]

Polla (SA): epigrafe posta sulla facciata del Palazzo Villano in cui sono ricordati i terremoti del 1561: nella seconda riga è scritto “oppido motu terre concusso…” e nell’ultima riga “… AD MDXC”, cioè “anno 1590”; il che significa che ci vollero circa 30 anni per ristrutturare il castello [foto di Romano Camassi - Ingv Bologna].

Sulla base della distribuzione degli effetti macrosismici, per il terremoto del 19 agosto 1561, è stata calcolata una magnitudo “equivalente” Mw pari a 6.8 (CPTI11), che ne fa il più forte e significativo evento storico avvenuto nella zona del Vallo di Diano, altrimenti caratterizzata da una sismicità medio-bassa (tanto per fare un confronto, il grande terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 era di Mw 6.9).

Polla (SA): il Palazzo della famiglia Villano, i signori di Polla che dominarono il paese dal 1556 al 1668 con titolo di marchese dopo il 1590. Sulla facciata si trova la lapide raffigurata nella foto precedente [foto per gentile concessione di Romano Camassi - Ingv Bologna]. L’edificio (noto anche come “castello” di Polla) fu distrutto poi dal terremoto del dicembre 1857 e successivamente ricostruito nella forma attuale di palazzotto ottocentesco [Fonte: http://www.comune.polla.sa.it/polla/detail.jsp?sec=100018&otype=1090&id=100056]

Polla (SA): il Palazzo della famiglia Villano, i signori di Polla che dominarono il paese dal 1556 al 1668 con titolo di marchese dopo il 1590. Sulla facciata si trova la lapide raffigurata nella foto precedente [foto di Romano Camassi - Ingv Bologna]. L’edificio (noto anche come “castello” di Polla) fu distrutto poi dal terremoto del dicembre 1857 e successivamente ricostruito nella forma attuale di palazzotto ottocentesco
[Fonte: http://www.comune.polla.sa.it].

A cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo).

1) le ore all’epoca erano espresse nell’antico stile orario “all’italiana”, quando il nuovo giorno iniziava circa un’ora dopo il tramonto (la “prima ora della notte”). Le ore 24 di allora per il 31 luglio a Napoli corrispondono all’incirca alle 19:45 di oggi, ora solare (le 20:45 locali, considerata l’odierna ora “legale”), cioè le 18:45 GMT.


Bibliografia

Castelli V., P. Galli, R. Camassi, and C. Caracciolo (2008). The 1561 earthquake(s) in Southern Italy: New insights into a complex seismic sequence, Journal of Earthquake Engineering, vol. 12, pp. 1054-1077. DOI: 10.1080/13632460801890356.

Camassi R., V. Castelli, D. Molin, F. Bernardini, C. H. Caracciolo, E. Ercolani, L. Postpischl (2011). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani: eventi sconosciuti, rivalutati o riscoperti, Quaderni di Geofisica, Vol. 96, pp. 53. Disponibile online sul sito web: http://istituto.ingv.it/l-ingv/produzione-scientifica/quaderni-di-geofisica/numeri-pubblicati-2011

Pacca C. (XVI secolo). Discorso del terremoto, MS 7/A3: Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, Fondo sismico, Napoli.

Evento sismico tra le province di Brescia e Verona, Ml 4.0, 28 agosto ore 19.49

Un terremoto di magnitudo (Ml) 4.0 è avvenuto alle ore 19:49:19 italiane di oggi 28/Ago/2014 (17:49:19 28/Ago/2014 – UTC).  Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV tra le province di Brescia e Verona nei pressi del Lago di Garda.

I comuni entro i 10 Km dall’epicentro sono: GARGNANO (BS), TIGNALE (BS), TOSCOLANO-MADERNO (BS), BRENZONE (VR), COSTERMANO (VR), GARDA (VR), SAN ZENO DI MONTAGNA (VR), TORRI DEL BENACO (VR).

Per maggiori informazioni visita la pagina informativa dell’evento. 

L'epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 19:49 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.ingv.it)

L’epicentro del terremoto Ml 4.0 delle ore 19:49 sovrapposto alla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (http://zonesismiche.mi.ingv.it)

Sequenze sismiche di inizio agosto

In questi giorni si sono verificate alcune scosse di terremoto tra la provincia di Siena e quella di Firenze, in prossimità dei comuni di Certaldo (FI) e San Gimignano (SI). Il terremoto più forte avvenuto il 9 agosto alle 15:47 ora italiana di magnitudo 3.4 è stato risentito in una vasta area come riscontrato tramite i questionari compilati su haisentitoilterremoto.it.

Sono state molte le richieste di informazioni che ci sono arrivate via mail e così anche sulla nostra pagina Facebook/INGVterremoti e quindi qui riportiamo il quadro delle informazioni disponibili sulle caratteristiche sismiche dell’area allo stato delle conoscenze attuali.

L’attività sismica di questi giorni, nell’area compresa tra le province di Firenze e Siena, è caratterizzata da eventi di magnitudo molto ridotta. Se si interroga il nostro database ISIDE (http://iside.rm.ingv.it/) si vede che sono 44 le scosse dall’8 agosto ad oggi (11 agosto, ore 17.30) nella zona di Certaldo e San Gimignano ed 8 hanno avuto magnitudo pari o superiore a 2.0.

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Attività sismica di questi giorni dall’8 agosto ad oggi (11 agosto, ore 17.30) nella zona di Certaldo e San Gimignano (fonte: http://iside.rm.ingv.it/). In alto a destra la mappa di pericolosità (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).

La zona interessata dalla sequenza di questi giorni è conosciuta per una sismicità che è arrivata in passato fino a quasi magnitudo 5, come i terremoti del 1804 e del 1869 con magnitudo stimata pari a 4.9. A San Gimignano questi eventi hanno prodotto effetti fino a intensità 7 e a Certaldo fino a intensità 5-6, come si evince dal database macrosismico DBMI11 (http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11). Leggi il resto di questa voce

Su @INGVterremoti tutte le informazioni dei terremoti in tempo reale

Estate: tempo di vacanze, di riposo, di ombrelloni, degli immancabili test psicologici. Anche noi abbiamo un po’ di domande da porti. Non è un esame, non ci sarà un punteggio finale, né un profilo psicologico in base alle risposte. Rispondendo alle nostre domande, contribuirai a plasmare il nostro account Twitter @INGVterremoti, trasformandolo da un esperimento in un nuovo servizio di comunicazione dei terremoti in tempo reale.

Le tue opinioni sono fondamentali per aiutarci a migliorare la nostra comunicazione su Twitter. Se puoi dedicarci 8-10 minuti del tuo tempo, ti chiediamo di rispondere alle domande che abbiamo preparato*.

 

@INGVterremoti

Il nostro account Twitter è nato durante l’estate del 2009, quando ancora Twitter non era molto diffuso in Italia ma già se ne intravedevano le potenzialità per la comunicazione in tempo reale. Ad oggi conta più di 111.000 followers, tra cui giornalisti e politici. Nel 2012 è stato premiato con il Macchianera Awards come l’account Twitter più utile.

Dietro a @INGVterremoti ci sono i sismologi che tutti i giorni dell’anno ed in tutti i momenti della giornata presidiano la Sala di Monitoraggio Sismico dell’INGV, dove confluiscono i segnali delle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

 

I Tweets di @INGVterremoti

Il servizio consiste essenzialmente nel rapido rilascio di un tweet con i parametri fondamentali di un terremoto (data, ora, epicentro, magnitudo) in collegamento diretto con i sismologi della Sala di Monitoraggio Sismico dell’INGV.

Un tweet di @INGVterremoti con l’indicazione dei parametri fondamentali che vengono comunicati.

La figura sotto schematizza i tempi del processo di localizzazione di un evento, parallelamente ai tempi con cui l’INGV aggiorna il Dipartimento della Protezione Civile. Già dopo circa 90 secondi è possibile avere una prima stima della posizione dell’epicentro e della magnitudo. Questa valutazione avviene in modo automatico e si basa sui dati inviati dalle stazioni sismiche più vicine all’evento. Dopo circa 4 minuti sono invece disponibili i sismogrammi di tutte le stazioni della Rete Sismica Nazionale interessate dal terremoto. In questo caso la stima, sebbene ancora automatica, risulta essere più precisa. I sismologi della Sala di Monitoraggio Sismico valutano velocemente queste stime, analizzano i dati, individuano i tempi con cui le onde P ed S arrivano ad una determinata stazione ed elaborano una localizzazione ed una magnitudo estremamente precise che vengono comunicate al Dipartimento della Protezione Civile dopo circa 10-15 minuti (in media) dall’evento. Storicamente, tale informazione è la prima che viene rilasciata a media e cittadini attraverso i canali di comunicazione dell’INGV.

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Sequenza temporale del processo di localizzazione di un terremoto.

Tuttavia, nell’epoca di Twitter e dei social network, la comunicazione delle notizie avviene in tempo quasi reale. Ad esempio, la conversazione su Twitter e Facebook a seguito di un terremoto inizia un paio di minuti dopo il passaggio delle onde sismiche.

Il rilascio di un’informazione così importante come quella che riguarda i parametri di un terremoto non può dunque avvenire con i tempi canonici, ma richiede tempestività, a scapito però dell’accuratezza con cui localizzazione e magnitudo sono stimate.

Abbiamo quindi pensato di aggiungere al tweet con il calcolo “manuale” della localizzazione da parte dei turnisti sismologi anche un tweet con la prima stima automatica. Questo tweet aggiuntivo (figura sotto) è stato sperimentato in questi ultimi 18 mesi e i risultati di affidabilità sono stati valutati, insieme al Dipartimento della Protezione Civile, sufficientemente buoni per poter rilasciare quest’informazione.

Nuova sequenza temporale: il tweet con la localizzazione preliminare automatica viene inviato appena disponibile, entro un paio di minuti dal terremoto.

La localizzazione AUTOMATICA su @INGVterremoti

Circa un paio di minuti dopo un evento sismico verrà quindi inviato un tweet con localizzazione e magnitudo preliminare, che saranno poi confermati da un tweet  con la più accurata stima “manuale” dei sismologi. Per rilasciare questo tweet preliminare devono verificarsi le seguenti condizioni:

- il terremoto deve avere magnitudo pari o superiore a 3.0,
– la qualità della localizzazione deve essere buona,
– ci devono essere stazioni sismiche a 360° intorno all’epicentro.

Con queste condizioni, durante i 18 mesi di test abbiamo ottenuto risultati affidabili: è stato possibile inviare anche le informazioni preliminari per il 70% degli eventi con magnitudo pari o superiore a 3.0 (quindi non tutti gli eventi hanno avuto una qualità sufficiente) e ci sono stati 2 tweet preliminari per eventi che non erano veri terremoti (“falsi eventi”).

I falsi eventi sono in genere dovuti a problemi tecnici oppure a situazioni estremamente particolari, come ad esempio un terremoto piccolo che avviene subito dopo un evento più grande nella stessa posizione. Il sistema automatico riconosce difficilmente queste situazioni e genera due tweet per due eventi con localizzazione di buona qualità e magnitudo uguale.
Un parametro delicato è la stima preliminare della magnitudo; tuttavia anche per il calcolo della magnitudo i risultati si sono dimostrati affidabili. Le magnitudo preliminari si discostano da quelle definitive di massimo 0.2 unità nel 98% dei casi. Variazioni superiori sono state riscontrate solo in caso di stazioni sismiche con problemi tecnici.
Una nota riguarda la terza condizione, che richiede che ci siano stazioni attorno all’epicentro. Questa è una condizione necessaria perché la localizzazione automatica sia accurata, ma risulta critica per l’Italia. Infatti per la sismicità che avviene in mare o ai bordi della Rete Sismica Nazionale questa condizione non viene quasi mai verificata. Non sarà quindi inviata nessuna informazione preliminare per eventi in mare che, tuttavia, possono essere anche rilevanti (ad esempio, un magnitudo 4 in provincia di Ancona) e risentiti dalla popolazione lungo la costa.

 

Il TUO contributo

Durante il test, il tweet contenente le informazioni preliminari è stato strutturato come nella figura sotto.

Struttura del tweet automatico e successivo tweet con localizzazione rivista.

Come si vede, si tratta di un’informazione un po’ tecnica. Noi vorremmo trovare un modo più semplice ed immediato per comunicare. Per questo chiediamo un po’ del tuo tempo per rispondere ad alcune domande* che troverai a questo indirizzo https://ingvterremoti.typeform.com/to/bahSfj.

Grazie al tuo contributo potremo definire la modalità migliore per rilasciare informazioni strategiche in situazioni di emergenza.


* Le risposte fornite saranno trattate in forma anonima e non sarà in alcun modo possibile risalire all’identità di quanti risponderanno.


Il questionario è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma.

I terremoti nella STORIA: Il terremoto del Sorano del 24 luglio 1654

Nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1654, poco dopo la mezzanotte, un violento terremoto (Mw 6.3) colpì il Lazio meridionale, provocando gravissimi danni in numerose località della parte orientale della provincia di Frosinone.

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Distribuzione del danneggiamento prodotto dal terremoto del 24 luglio 1654 di magnitudo stimata Mw pari a 6.3. I colori dei cerchi mostrano il livello di danno nella scala Mercalli (MCS) [fonte: DBMI11].

Grazie ai documenti relativi alle richieste di sgravi fiscali avanzate dal Duca di Sora (FR) e dalla comunità di Opi (AQ) e presenti nell’Archivio di Stato di Napoli, è stato possibile ricostruire il grado di danneggiamento prodotto dal terremoto in alcune località delle province di Frosinone e dell’Aquila. Leggi il resto di questa voce

Il terremoto del 1693 al Pollino ridimensionato da documenti storici inediti

L’area del Pollino, che si trova tra la Basilicata e la Calabria, è stata interessata negli ultimi anni da una sequenza sismica caratterizzata da periodi di attività frequente intervallati da periodi di relativa calma. Dal 2010 ad oggi sono avvenuti più di 6100 terremoti, la maggior parte dei quali di magnitudo modesta (M < 3.0): 46 hanno avuto magnitudo tra 3.0 e 4.0, 2 eventi di magnitudo tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo ML pari a 5.0 (Mw 5.2), avvenuto il 26 ottobre 2012.

Dal punto di vista storico, il massiccio del Pollino nel passato non ha avuto terremoti distruttivi (magnitudo Mw superiore a 6) ed è quindi considerato come una zona di gap sismico, cioè un’area dove l’occorrenza dei terremoti è storicamente scarsa o quasi nulla (vedi post). Di contro, studi paleosismologici, che analizzano i terremoti molto antichi, hanno trovato prove significative dell’esistenza di importanti faglie che possono essere considerate attive come la faglia del Pollino e la faglia di Castrovillari.

L’INGV ha quindi pianificato ulteriori attività e progetti di ricerca per il miglioramento delle conoscenze del potenziale sismogenetico di quest’area proponendola al DPC come area di studio dei progetti da sviluppare nel 2012-2013 e negli anni futuri. Lo studio di A. Tertulliani e L. Cucci fa parte del progetto DPC-INGV S1 “Miglioramento delle conoscenze per la definizione del potenziale sismogenetico”.

Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11) il massimo terremoto avvenuto nella zona del massiccio del Pollino è quello dell’8 gennaio 1693 (Intensità VIII MCS, Mw 5.7). Si tratta di un evento sconosciuto alla tradizione sismologica italiana, scoperto di recente e ancor più recentemente inserito nel Database Macrosismico Italiano (DBMI11) e nel CPTI11.

Effetti del terremoto del 18 maggio 1895 [fonte: DBMI11].

Effetti del terremoto dell’8 gennaio 1693 [fonte: DBMI11].

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L’esplosione del 9 luglio a Tagliacozzo registrata dalla Rete Sismica Nazionale

Durante l’incendio del 9 luglio alla fabbrica di fuochi d’artificio Paolelli di Tagliacozzo, si sono avvertite alcune esplosioni e un tremore in tutta l’area intorno alla fabbrica. Come riporta l’ANSA: “In base al racconto di alcuni testimoni, al momento dell’esplosione la terra ha tremato per chilometri. Le case hanno tremato al punto che si era pensato a un terremoto.”

Siamo andati quindi a vedere se i sismometri della Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV avessero registrato le esplosioni che hanno accompagnato l’incendio. La stazione sismica più vicina alla fabbrica è quella ubicata al Santuario di Piatraquaria, vicino Avezzano, posta a circa 12 km dalla fabbrica Paolelli. La sigla internazionale della stazione sismica è PTQR. Effettivamente all’ora indicata abbiamo trovato sulla registrazione di PTQR un segnale sismico simile a un terremoto, o meglio a una serie di piccoli terremoti.

Registrazione del sismometro triassiale di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Registrazione del sismometro a tre componenti di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Si poteva trattare dell’esplosione, ma per esserne sicuri (non si conosceva con precisione l’orario dell’evento), dovevamo verificare se alla stessa ora ci fossero segnali simili agli altri sismometri della RSN, sebbene più lontani, e se questi segnali fossero correlabili a una stessa sorgente. Il risultato è mostrato nella figura sotto. In effetti altri cinque sismometri, entro 40 km dalla fabbrica, hanno registrato lo stesso evento. Per vederli meglio abbiamo filtrato i segnali tra 3 e 7 Hz. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di giugno 2014

Scende sotto i 2000 il numero di terremoti registrati e localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di giugno 2014, con una media di poco più di 65 eventi al giorno, molto simile al precedente mese di maggio.

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La mappa dei terremoti registrati nel mese di giugno 2014.

Dei quasi 2000 terremoti registrati solo un evento ha raggiunto magnitudo Mw 4.0 il 6 giugno nell’area del Pollino. Proprio in questa zona a cavallo tra le province di Potenza e Cosenza nel mese di giugno c’è stata una ripresa della sequenza sismica che continua da qualche anno con alcuni periodi di maggiore attività. Oltre 120 i terremoti registrati a giugno, tutti di magnitudo molto bassa tranne l’evento già citato del 6 giugno (ben risentito dalla popolazione come mostrato dalla mappa dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it)  e quello del 4 giugno di magnitudo Mw 3.7 con epicentro nei pressi del centro abitato di Mormanno (CS). La sequenza continua a concentrarsi nelle due aree già interessate dall’attività precedente. Leggi il resto di questa voce

I terremoti nella STORIA: Il grande terremoto del Sannio del 5 giugno 1688

Il 5 giugno 1688 (un sabato, vigilia di Pentecoste), attorno alle ore 20 locali1, un violento terremoto (Mw 7.0) colpì l’Italia meridionale, provocando estese distruzioni e gravissimi danni in un’area dell’Appennino molisano e campano che dai Monti del Matese si allunga al Beneventano e all’Irpinia.

Pompeo Sarnelli, all’epoca Abate del collegio di Santo Spirito a Benevento e testimone oculare dell’evento, così racconta i terribili attimi della scossa da lui stesso vissuti:

Era il quinto giorno di Giugno, Sabato vigilia della SS. Pentecoste, sesta del nostro insigne Collegio di S. Spirito nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, quando io, Abate del medesimo [Collegio, ndr], preparavami per andarvi à celebrare la solennità de’ primi Vespri. Ed, essendo già hora, pensava d’inviarmi verso colà […]. Ed ecco, che sonate le 20. hore, sentii una grande scossa alla stanza. […] ed in un subito (erano le venti hore, e mezza) senza accorgermi di altra scossa, vidi precipitarmi addosso la soffitta, e tetto della stanza. […] onde cessata la scossa, restai tutto pesto, e contuso sotto le rovine della soffitta, del tetto, e del muro à me vicino… [Sarnelli 1688, pp.70-71]

I massimi effetti distruttivi si ebbero nel Sannio, a nord-ovest di Benevento e a sud-ovest dei Monti del Matese: i paesi di Cerreto Sannita, Civitella Licinio e Guardia Sanframondi furono completamente rasi al suolo. In questi centri l’intensità macrosismica della scossa arrivò al grado 11 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), tra le più alte rilevate nella intera storia sismica italiana. Altri 20 paesi e villaggi situati nelle attuali province di Benevento e di Avellino furono quasi completamente distrutti (I>9 MCS).

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Effetti del terremoto del 5 giugno 1688 [fonte: DBMI11].

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SPECIALE Terremoti e cambiamenti del paesaggio urbano a Roma tra Tarda Antichità e Alto Medioevo

Grazie alla collaborazione con i funzionari archeologi della Soprintendenza di Roma, della Provincia e del Comune, nel corso degli anni sono state acquisite informazioni sulle tracce archeologiche di terremoti del passato, nello specifico per il periodo compreso tra il VI e il IX secolo d.C. In particolare, dalle stratigrafie archeologiche emerge che probabilmente a causa dell’elevata vulnerabilità degli edifici – di età plurisecolare, spesso senza manutenzione per secoli o privi di parti originarie per la prassi della spoliazione – lo scuotimento sismico ha contribuito in misura non trascurabile ai cambiamenti del paesaggio urbano, alimentando la formazione di contesti ruderali o comunque degradati. In sostanza, proprio per l’elevata vulnerabilità dei fabbricati è possibile che gli effetti dei terremoti del passato siano stati superiori a quelli meglio noti dalle fonti storiche relative ai terremoti più recenti (es. 1703 e 1915).

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Figura 1. Sotterranei di Palazzo Spada: frammenti di piani pavimentali in giacitura di crollo, inclinati e giustapposti.

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