I terremoti nella STORIA: Ottobre 1768, un forte terremoto nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo al confine tra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa

Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre 1768, attorno alla mezzanotte ora locale (cioè attorno alle 23 GMT, l’ora riportata per convenzione nei cataloghi sismici), due forti scosse di terremoto colpirono l’Appennino tosco-romagnolo, causando gravi danni nell’alta valle del fiume Bidente. Una decina di centri, tra cui Santa Sofia (oggi in provincia di Forlì-Cesena), subirono estese distruzioni, con effetti che sono stati valutati attorno al grado 9 della scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg); poco meno di una ventina di altri paesi, tra villaggi e borghi, subirono danni gravi e diffusi, con effetti superiori al grado 7 MCS (Guidoboni et al. 2007).

La prima scossa danneggiò notevolmente Santa Sofia, dove crollarono edifici fatiscenti e mal costruiti, soprattutto case rurali. Dopo alcuni minuti avvenne la scossa più forte, che causò le distruzioni maggiori. Seguirono nella stessa notte altre scosse minori che causarono ulteriori danni a Santa Sofia e dintorni.

Distribuzione degli effetti del terremoto del 19 ottobre 1768 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI11].

Distribuzione degli effetti del terremoto del 19 ottobre 1768 secondo Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI11].

La zona colpita dal terremoto, nel cuore dell’Appennino romagnolo, all’epoca era un’area di notevole importanza strategica per la viabilità ed era attraversata dal confine tra due importanti Stati politicamente e amministrativamente indipendenti: il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa. Il confine correva proprio lungo il fiume Bidente: il territorio sulla riva sinistra (a ovest) del fiume afferiva a Firenze e includeva Santa Sofia e Galeata; quello sulla riva destra (a est) era invece sotto il Papato e includeva, oltre alle vicine Civitella e Meldola, anche il borgo di Mortano, che all’epoca era separato da Santa Sofia (nel 1828 Mortano divenne poi Comune autonomo fino al 1923, anno in cui fu annesso a Santa Sofia). L’amministrazione comunale di Santa Sofia dipendeva dalla podesteria di Galeata, mentre Mortano faceva parte del territorio di Meldola, feudo del principe Andrea Doria Pamphilj all’interno dello Stato Pontificio.

A Santa Sofia crollarono molti edifici, compresi il castello e la rocca, e gran parte della chiesa parrocchiale di Santa Lucia; gli edifici rimasti in piedi rimasero tutti più o meno seriamente lesionati. Il campanile con l’orologio pubblico si inclinò e divenne pericolante. Ci furono gravissime distruzioni anche nell’abitato di Mortano, sulla riva destra del fiume Bidente, e nei piccoli villaggi e borghi rurali del contado, tra cui Berleta, Camposonaldo, Collina di Pondo e Spescia. Le scosse danneggiarono gravemente anche il ponte sul Bidente che univa Santa Sofia a Mortano e costituiva un importante collegamento tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio.

Danni gravi e diffusi si ebbero a Spinello, Cerreto, Cabelli e altri villaggi rurali, dove crollarono alcuni edifici.

Una veduta panoramica di Santa Sofia (FC) col fiume Bidente. All’epoca del terremoto il fiume separava il Granducato di Toscana, a ovest, dallo Stato della Chiesa, a est. Mortano, oggi quartiere di Santa Sofia sulla riva destra del Bidente, era sotto Roma e il Papato, mentre l’abitato di Santa Sofia, sulla riva sinistra, afferiva a Firenze [foto da http://www.gkssantasofia.it/comune_s_sofia.htm ].

Una veduta panoramica di Santa Sofia (FC) col fiume Bidente. All’epoca del terremoto il fiume separava il Granducato di Toscana, a ovest, dallo Stato della Chiesa, a est. Mortano, oggi quartiere di Santa Sofia sulla riva destra del Bidente, era sotto Roma e il Papato, mentre l’abitato di Santa Sofia, sulla riva sinistra, afferiva a Firenze [foto da http://www.gkssantasofia.it/comune_s_sofia.htm].

La gravità degli effetti di danno fu sicuramente accentuata dalla estrema vulnerabilità dell’edilizia rurale della zona, tipica di tutta l’area appenninica, caratterizzata da case costruite per lo più in ciottoli di fiume legati con malte povere, con pareti esterne mal connesse e tetti pesanti in lastre di arenaria poggianti direttamente sulle pareti perimetrali.

A Rocca San Casciano fu seriamente danneggiato il convento dei padri Minori Osservanti Riformati, che divenne in gran parte inabitabile. Nel resto della montagna romagnola ci furono danni più leggeri in centri come Cusercoli, San Piero in Bagno, Tredozio, Galeata, Brisighella, dove alcuni edifici rimasero lesionati in modo non grave; danni lievi anche a Forlì, dove caddero diversi comignoli.

La scossa principale, quella più forte, fu avvertita fortemente e con panico, ma senza danni, a Cesena, Meldola, Portico di Romagna, Faenza. Spavento anche a Firenze, dove oltre alla scossa principale (mainshock) furono avvertite in modo più lieve anche la prima scossa e alcune repliche (aftershocks) nell’arco di 3 ore; la scossa più forte nella capitale del Granducato durò “6 battute di polso” (circa 6 secondi). Il terremoto fu avvertito a Rimini, Pesaro, Cento (in provincia di Ferrara), Padova e a Roma. La sequenza sismica durò per alcuni mesi.

Il frontespizio di una relazione a stampa sul terremoto [disponibile in digitale sul portale: http://www.internetculturale.it/opencms/opencms/it/index.html, all’interno della Gazzetta Toscana, anno 1768, Tomo Terzo].

Il frontespizio di una relazione a stampa sul terremoto [disponibile in digitale qui, all'interno della Gazzetta Toscana, anno 1768, Tomo Terzo].

Le scosse causarono anche effetti sull’ambiente naturale: nell’area epicentrale attorno a Santa Sofia furono osservati fenditure e crepacci nel terreno. Complessivamente vi furono un centinaio di vittime, di cui 54 solo a Santa Sofia e una dozzina a Mortano.

La notizia del risentimento del terremoto a Firenze pubblicata nell’edizione del giornale parigino Gazette de France uscita il 18 novembre 1768, a un mese dall’evento. All’epoca le notizie impiegavano anche molti giorni o settimane per arrivare per lettera in altre città italiane e estere [Fonte: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/cb32780022t/date].

La notizia del risentimento del terremoto a Firenze pubblicata nell’edizione del giornale parigino Gazette de France uscita il 18 novembre 1768, a un mese dall’evento. All’epoca le notizie impiegavano anche molti giorni o settimane per arrivare per lettera in altre città italiane e estere [Fonte: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/cb32780022t/date].

Le due amministrazioni statali coinvolte, Firenze e Roma, risposero con ritardo alle richieste e alle suppliche da parte dei governatori e delle popolazioni locali. Il granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, il 2 novembre inviò sul posto il “soprasindaco del magistrato dei Nove”, Giovan Battista Nelli, con l’incarico di verificare l’entità dei danni e provvedere alle prime necessità della popolazione che già da dodici giorni era costretta a bivaccare all’aperto. Il 9 novembre, anche il principe Andrea Doria Pamphilj, feudatario di Meldola, inviò sul luogo il suo agente generale Matteo Barboni con l’incarico di distribuire alla popolazione la somma di 600 scudi e l’equivalente in grano. Affidò inoltre al governatore di Meldola, Gentili, il compito di rilevare i danni alle case e di predisporre le liste per la distribuzione degli aiuti.

In entrambi i casi, però, gli interventi economici, sebbene ampiamente pubblicizzati dai giornali dell’epoca, si rivelarono inadeguati alle reali esigenze della popolazione, che incontrò difficoltà e problemi a far fronte ai costi crescenti legati al forte aumento della domanda di manodopera e di materiali da costruzione. Le popolazioni locali dovettero così sopportare l’intero onere delle ricostruzioni, sia di quelle relative al patrimonio edilizio privato, sia di quelle relative alle chiese parrocchiali. A Spinello, per esempio, si protrasse per anni un dissidio fra parroco e parrocchiani a proposito della riparazione della chiesa “tutta fracassata”, che secondo il parroco spettava completamente al popolo (Guidoboni et al., 2007).

Particolare della figura precedente, con la lettera da Firenze del 22 ottobre 1768 che segnala l’avvertimento del terremoto nella capitale toscana (Gazette de France, n.93, 18 novembre 1768).

Particolare della figura precedente, con la lettera da Firenze del 22 ottobre 1768 che segnala l’avvertimento del terremoto nella capitale toscana (Gazette de France, n.93, 18 novembre 1768).

L’area appenninica romagnola è fra le zone maggiormente sismiche dell’Italia centro-settentrionale, soprattutto per l’elevata frequenza di terremoti che nel corso dei secoli vi hanno causato danni più o meno gravi, e in diverse occasioni anche estese distruzioni.

Distribuzione della sismicità storica dell'Appennino tosco-emiliano negli ultimi mille anni (fonte: CPTI11).

Distribuzione della sismicità storica dell’Appennino tosco-romagnolo negli ultimi mille anni (fonte: CPTI11).

Per quanto riguarda gli ultimi mille anni di storia (CPTI11), il primo evento di cui si ha notizia nell’area è quello del 1194, ricordato da un’epigrafe ancora oggi visibile sulla facciata della Pieve di San Pietro in Bosco a Galeata. A partire dal XVI secolo forti terremoti che hanno causato gravi danni e distruzioni nell’Appennino romagnolo (alte valli del Bidente e del Savio) o nella fascia pedappenninica tra Faenza, Forlì e Cesena, sono avvenuti a cadenza secolare:

Data Area epicentrale Imax (MCS) Mw
1584 09 10 Appennino tosco-emiliano1 9 5.8
1661 03 22 Appennino romagnolo 10 6.1
1768 10 19 Appennino romagnolo 9 5.9
1781 04 04 Romagna 9-10 5.9
1781 07 17 Romagna 8 5.6
1870 10 30 Romagna 8 5.6
1918 11 10 Appennino romagnolo 9 5.9

1 Il termine più corretto sarebbe “Appennino tosco-romagnolo”, ma la denominazione è quella attribuita dallo studio originale e come tale ripresa dal catalogo CPTI11.

Galeata_1194

Galeata (FC): epigrafe murata sulla facciata della Pieve di San Pietro in Bosco, in cui è ricordato il terremoto che colpì la cittadina nel 1194 [foto di Romano Camassi - Ingv-Bologna].

L’ultimo evento distruttivo risale a 96 anni fa, esattamente al 10 novembre 1918, e causò molti crolli e distruzioni a Santa Sofia, Mortano e San Piero in Bagno. Si tratta di un terremoto ben documentato in quanto più recente e che presenta un quadro degli effetti molto simile a quello del 1768.

Una fotografia di Santa Sofia dopo l’ultimo forte terremoto che la colpì nel novembre 1918 [Fonte: http://www.edurisk.it ].

Una fotografia di Santa Sofia dopo l’ultimo forte terremoto che la colpì nel novembre 1918 [Fonte: http://www.edurisk.it].

L’elevata frequenza di forti terremoti in quest’area emerge chiaramente anche dalla storia sismica di Santa Sofia che si può ricavare dal catalogo CPTI11. Negli ultimi 1000 anni coperti dal catalogo la storia sismica di questo comune è nota solo a partire dalla fine del XVI secolo (terremoto del 1584); il che ovviamente non significa che a Santa Sofia prima non ci siano stati terremoti, ma che allo stato attuale delle conoscenze semplicemente non si hanno informazioni a riguardo (o perché queste informazioni non sono mai state prodotte, o più verosimilmente perché non si sono conservate fino ai giorni nostri).

Storia sismica di Santa Sofia [Fonte: DBMI11].

Storia sismica di Santa Sofia [Fonte: DBMI11].

A partire dal 1584, in un arco temporale di circa 430 anni, Santa Sofia ha subito gravi danni e distruzioni a seguito di quattro forti terremoti (Intensità ≥ 8 MCS) e danni minori (Intensità ≥ 6 MCS) in almeno sei altre occasioni. Dopo le distruzioni del 1918 e la ricostruzione successiva, la cittadina ha subito danni più lievi a seguito di terremoti anche negli anni 1952, 1956, 1957 e 2003. In realtà, per i terremoti minori la storia sismica di Santa Sofia risulta completa solo dal 1900 in poi e dunque si può supporre che nei secoli precedenti vi siano stati altri episodi sismici che hanno causato dei danni, ma che non sono stati “registrati” dalla tradizione sismologica.

Dal punto di vista della pericolosità sismica, l’area dell’Appennino Forlivese è tra quelle che mostra i maggiori valori nell’Appennino Settentrionale. La pericolosità sismica esprime gli scuotimenti del suolo attesi con una certa probabilità nei prossimi anni. Valori elevati di pericolosità si possono avere in zone con eventi molto distruttivi o con eventi forti molto frequenti. In questo caso l’area è caratterizzata da sismicità che al massimo ha raggiunto magnitudo 6.1 (nel caso del terremoto del 22 marzo 1661), ma il catalogo storico riporta ben 8 terremoti con magnitudo maggiore di 5.5 (il primo della storia sismica della zona è quello del 30 aprile 1279) e 27 eventi di magnitudo maggiore di 5.0. L’accadimento ripetuto di eventi di magnitudo medio-alta fa sì che la pericolosità dell’area sia maggiore di quella delle zone circostanti.

La distribuzione degli effetti del terremoto del 1768 sovrapposti alla mappa di pericolosità sismica [ http://zonesismiche.mi.ingv.it ].

La distribuzione degli effetti del terremoto del 1768 sovrapposti alla mappa di pericolosità sismica [http://zonesismiche.mi.ingv.it].

A cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo) e Carlo Meletti (INGV-Pi).


Bibliografia

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G. and Valensise G. (2007). CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). INGV-SGA. http://storing.ingv.it/cfti4med/

Faglie e terremoti in Umbria: il convegno scientifico del progetto TABOO

Il 14 e 15 ottobre 2014 si è tenuta in Umbria una due giorni dedicata al progetto TABOO (The Alto-tiBerina Near Fault ObservatOry). Il meeting si è tenuto presso l’Abbazia di San Faustino, nel comune di Pietralunga (PG). Il progetto si fonda su un’infrastruttura di ricerca e monitoraggio che l’INGV ha creato negli ultimi anni nell’alta Valle del Tevere e che consiste in una rete geofisica a carattere multidisciplinare all’avanguardia nel mondo.

MAPPA_NFO

Distribuzione delle stazioni di monitoraggio e dei pozzi profondi già esistenti.

Nella mattina del 14 ottobre, i ricercatori dell’INGV hanno incontrato le autorità locali per presentare il progetto e discutere con loro come lo stato attuale delle conoscenze e i risultati degli studi in corso possano contribuire ad una migliore gestione del territorio, con ricadute positive per la comunità. Presenti alcuni funzionari della Regione Umbria e rappresentanti dei Comuni di Pietralunga e Città di Castello. Oltre ai ricercatori dell’INGV hanno partecipato al meeting geologi e geofisici dell’Università di Perugia, dell’Università La Sapienza di Roma e del CNR. Ospite illustre il geofisico Chris Marone della Penn State University (Pennsylvania, USA), esperto mondiale di meccanica delle rocce, che ha tenuto un’interessante lezione sui suoi ultimi esperimenti di laboratorio. Leggi il resto di questa voce

Italia sismica: i terremoti di settembre 2014

Sono stati quasi 1700 i terremoti registrati e localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di settembre 2014, con una media di poco più di 55 eventi al giorno, in leggera diminuzione rispetto al mese di agosto.

La distribuzione dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di settembre.

La distribuzione dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nel mese di settembre.

Sono stati due gli eventi con una magnitudo maggiore di 4.0 registrati nel mese di settembre, il primo (7 settembre M 4.1) localizzato tra le province di Pistoia, Lucca e Modena, il secondo (26 settembre M 4.1) nel Mar Ionio al largo della costa sud-est della Sicilia. Gli eventi compresi tra magnitudo 3.0 e 4.0 sono stati 17, ben tre di questi (con M 3.4, 3.5 e 3.8) sono stati localizzati nel Mar Ionio, a sud-ovest delle coste Salentine (Puglia). Leggi il resto di questa voce

Evento sismico alle Isole Eolie, Ml 4.3, 10 ottobre ore 00.58

Un terremoto di magnitudo (Ml) 4.3 è avvenuto questa notte alle ore 00:58:00 italiane, 10 ottobre 2014 (ore 22:58:00 09/Ott/2014 – UTC).  Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV alle Isole Eolie, a circa 11 km a Sud-Ovest di Salina, a una profondità di 24.9 km.

I comuni tra i 10 e i 20 Km dall’epicentro sono: LENI (ME), MALFA (ME), SANTA MARINA SALINA (ME).

Localizzazione epicentrale dei due terremoti avvenuti questa notte alle Isole Eolie (http://cnt.rm.ingv.it/).

Localizzazione epicentrale dei due terremoti avvenuti questa notte alle Isole Eolie (http://cnt.rm.ingv.it/).

L’evento è stato seguito poco dopo, alle ore 01:04:00 italiane  (ore 23:04:00 09/Ott/2014 – UTC) da un terremoto di magnitudo 2.5 con localizzazione molto vicina alla scossa maggiore. Precedentemente, tra il 18 e il 21 settembre, una piccola sequenza di 10 eventi di piccola magnitudo aveva interessato l’isola di Salina, con evento massimo registrato il 19 settembre (Ml 3.1), localizzato circa 8 km più a E-NE dell’evento odierno.

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Torna in piazza “Io Non Rischio”

Torna nelle piazze italiane la campagna informativa sui rischi naturali che interessano il nostro territorio. Sabato 11 e domenica 12 ottobre oltre 2.000 volontari, appartenenti a organizzazioni nazionali, gruppi comunali e associazioni locali di protezione civile, allestiranno punti informativi “Io Non Rischio” in 150 piazze distribuite su quasi tutte le regioni italiane, per sensibilizzare i propri concittadini sui rischi che interessano il loro territorio. La novità di questa edizione è che in alcune piazze, in via sperimentale, la campagna si arricchisce di un nuovo tema: il rischio alluvione, che si affianca così al rischio sismico e al rischio maremoto già sperimentati negli anni passati. Nello spirito di “Io Non Rischio” il volontariato di Protezione Civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano ancora una volta insieme per diffondere la cultura della prevenzione. I volontari e le volontarie, formati per sensibilizzare i propri concittadini nei territori dove operano quotidianamente, illustreranno cosa sapere e cosa fare prima, durante e dopo un’alluvione, un terremoto o un maremoto.

Io Non Rischio” – campagna nata nel 2011 per sensibilizzare la popolazione prima di tutto sul rischio sismico – è promossa dal Dipartimento della Protezione Civile con Anpas-Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e ReLuis-Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica. L’inserimento del rischio maremoto e del rischio alluvione ha visto il coinvolgimento di Ispra-Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ogs-Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, AiPo-Agenzia Interregionale per il fiume Po, Arpa Emilia-Romagna, Autorità di Bacino del fiume Arno, CamiLab-Università della Calabria, Fondazione Cima e Irpi-Istituto di ricerca per la Protezione idro-geologica. L’iniziativa, come ogni anno, si realizzerà anche grazie al supporto delle istituzioni locali – Sindaci, strutture di protezione civile regionali, Anci e Upi. Leggi il resto di questa voce

I terremoti nella STORIA: 30 settembre 1789, mentre l’Europa “trema” sotto i colpi della Rivoluzione Francese un vero terremoto scuote Città di Castello e la Valtiberina

Nella tarda mattinata del 30 settembre 1789 un forte terremoto colpì la Valtiberina, come viene comunemente chiamata l’Alta Valle del Tevere, oggi incuneata tra la Toscana e l’Umbria. Questa ampia vallata è tra le zone sismicamente più attive dell’Appennino settentrionale: la sua storia sismica, infatti, negli ultimi 1000 anni registra almeno nove terremoti con intensità epicentrale Io uguale o superiore al grado 7 della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) (CPTI11). Di questi, ben cinque si possono considerare terremoti distruttivi, con effetti epicentrali pari o superiori al grado 8 MCS. Si tratta di forti eventi avvenuti negli anni 1352, 1389, 1458, 1789 e 1917.

Data Area epicentro Imax Mw
1352 12 25 Monterchi (AR) 9 6.4
1389 10 18 Bocca Serriola 9 6.0
1458 04 26 Valtiberina 8-9 5.8
1789 09 30 Valtiberina 9 5.8
1917 04 26 Valtiberina 9-10 5.9

Se i tre più antichi sono tuttora terremoti relativamente poco definiti (con un numero limitato di osservazioni macrosismiche), quelli del 1789 e del 1917 sono eventi invece meglio documentati (DBMI11).

Distribuzione della sismicità storica in Umbria negli ultimi mille anni (fonte: CPTI11, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11).

Distribuzione della sismicità storica nella Valtiberina negli ultimi
mille anni (fonte: CPTI11).

La Valtiberina oggi è situata proprio nel cuore dell’Italia centrale, ma all’epoca del terremoto era attraversata dal confine tra due importanti stati politicamente e amministrativamente indipendenti: il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa. L’amministrazione periferica dello stato papale si basava sulla suddivisione del territorio in governi. In particolare quello di Città di Castello comprendeva il settore dell’attuale Umbria a nord della linea Umbertide-Gubbio, con diverse enclaves giurisdizionali (i marchesati di Monte Santa Maria e di Sorbello; il feudo di Montone, amministrato dalla Camera Apostolica; la terra di Citerna, amministrata dalla Sacra Consulta). Il territorio granducale era invece diviso in cancellerie comunitative; quella di Sansepolcro (la più colpita dal terremoto), in particolare, faceva capo alla Camera della Comunità di Firenze. Gli amministratori periferici dell’epoca assicuravano i collegamenti tra realtà locali e uffici centrali, esercitando il governo in materia civile ed economica. La documentazione che ne riflette i rapporti con le comunità e le magistrature centrali è costituita prevalentemente da carteggi.

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Il vulcano di fango delle Macalube registrato dalla Rete Sismica Nazionale

Dettaglio di vulcanello di fango a nella Riserva Naturale di Macarube di Aragona (AG).

Dettaglio di vulcanello di fango nella Riserva Naturale di Macalube di Aragona (AG).

L’esplosione che questa mattina, poco prima di mezzogiorno, ha accompagnato la fuoriuscita di fango con conseguenze tragiche, è stata rilevata probabilmente dalla stazione sismica denominata FAVR. Questa stazione, appartenente alla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, è posta in località Villaggio Mosè, nel Comune di Favara (AG), a circa 10 km dalla Riserva Naturale di Macalube di Aragona. Il nome Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall’arabo Maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”, proprio per le sue caratteristiche geologiche di continua attività.

Sismogramma della stazione FAVR dell'INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l'orario UTC riportato nella figura)

Sismogramma della stazione FAVR dell’INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l’orario UTC riportato nella figura). È visualizzata la componente verticale del movimento del terreno.

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Ricercatori per una “notte” all’INGV

Proiezioni cinematografiche, mostre, concerti, visite guidate ai laboratori e incontri con i ricercatori, sono i numerosi eventi organizzati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) in occasione della Notte europea dei ricercatori che si terrà, in contemporanea in tutta Europa, venerdì 26 settembre. L’iniziativa, promossa dalla Commissione Europea e giunta ormai alla nona edizione, si propone di diffondere la cultura scientifica e di avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca. L’appuntamento rientra nell’ambito delle manifestazioni dell’Anno Mercalliano, in ricordo della figura di Giuseppe Mercalli, scienziato conosciuto in tutto il mondo per aver legato il suo nome alla ‘scala’ di intensità.

Notte

La Notte dei Ricercatori è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 che coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e istituzioni di ricerca in tutti i paesi europei. L’obiettivo è di creare occasioni di incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto informale e stimolante. Gli eventi comprendono esperimenti e dimostrazioni scientifiche dal vivo, mostre e visite guidate, conferenze e seminari divulgativi, spettacoli e concerti.

Ad aprire gli eventi organizzati dall’INGV,  nella mattinata di domani 25 settembre a Roma, ci sarà la la proiezione alla Camera dei Deputati (Sala delle Colonne, via Poli 19) dell’episodio di Ugo Gregoretti, tratto dal film “Scossa”, sul tremendo terremoto del 1908 e successivo maremoto che devastarono, e in gran parte distrussero, Messina e Reggio Calabria. Ricordiamo che fino al 3 ottobre sarà, inoltre, possibile visitare “I luoghi di Mercalli”, mostra itinerante sulla biografia di Giuseppe Mercalli e sulla figura di un grande scienziato, presso la Camera dei Deputati (www.annomercalliano.it (scarica programma).Nel pomeriggio il programma sarà riproposto presso la Sede Centrale dell’INGV, in Via di Vigna Murata 605, insieme alle altre iniziative: visite guidate ai laboratori scientifici e alla sala di sorveglianza sismica, laboratorio goloso per bambini curiosi di scienza, incontri su “terremoti e vulcani extraterrestri” e, per i più piccoli, “favole geofisiche”.

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Italia sismica: i terremoti di luglio e agosto 2014

Nei due mesi estivi del 2014 la sismicità in Italia non è andata in vacanza sebbene non ci siano stati eventi di magnitudo elevate. Nel mese di luglio i terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale sono stati circa 1500, una media di 50 al giornonessun evento ha raggiunto magnitudo 4, solo 14 hanno avuto una magnitudo compresa tra 3.0 e 3.8.

I terremoti registrati dal 1 al 31 luglio dalla Rete Sismica Nazionale.

I terremoti registrati dal 1 al 31 luglio dalla Rete Sismica Nazionale.

Gli eventi di magnitudo maggiore, Ml 3.8 e 3.6, sono stati localizzati entrambi nel Mar Tirreno meridionale al largo della costa calabra, area caratterizzata da terremoti molto profondi (la profondità di questi due terremoti è maggiore di 200 Km). Tra gli eventi più risentiti dalla popolazione ricordiamo il terremoto, Ml 3.5, registrato il 31 luglio nei pressi di Mormanno (CS) sul Pollino nell’area interessata dalla lunga sequenza sismica in ripresa nel mese di giugno quando sono stati registrati oltre 120 terremoti, uno dei quali di magnitudo Mw 4.0. In questo mese di luglio i terremoti registrati nell’area sono stati oltre 40, mentre sono scesi sensibilmente in agosto.

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