Italia sismica: i terremoti di marzo 2014

Sono stati 2616 gli eventi sismici registrati e localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel mese di Marzo 2014una media che supera gli 84 eventi al giorno, in crescita rispetto al precedente mese di febbraio.

marzo2014

I terremoti registrati dal 1 al 31 marzo 2014.

Nessun evento registrato sul territorio nazionale ha raggiunto magnitudo magnitudo 4.0: l’unico terremoto di magnitudo ML 4.4 è avvenuto il 13 marzo nei pressi di Lubiana in Slovenia. Diversi sono stati gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.8, circa 24, concentrati soprattutto nell’area compresa tra la Calabria meridionale, le Eolie e la Sicilia orientale. Tra questi ricordiamo il terremoto Mw 3.8 avvenuto l’8 marzo alle 21:52 sui Monti Nebrodi, risentito nelle province di Messina e Catania (link pagina HaiSentitoilTerremoto).

Alcuni eventi sismiciiii

Terremoti nel mese di marzo 2014 registrati tra la Calabria meridionale, le Isole Eolie e la Sicilia Orientale. Si notano gli eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.8 (cerchietti rossi).

Il numero maggiore di terremoti, anche per questo mese, si è verificato nell’area del Bacino di Gubbio con oltre  1800 eventi registrati. Soprattutto tra il 20 e il 24 marzo c’è stata una intensificazione dell’attività con una concentrazione di eventi in una zona più a nord ovest della precedente, tra Umbria e Marche, a metà strada tra Città di Castello (PG) e Apecchio (PU).

Sequenza nell'area di Gubbio durante il mese di marzo. Si noti la concentrazione di eventi nella parte nord  ovest tra Città di Castello (PG) e Apecchio (PU).

Sequenza nell’area del Bacino di Gubbio durante il mese di marzo 2014. Si noti la concentrazione di eventi nella parte nord ovest tra Città di Castello (PG) e Apecchio (PU).

In questa zona sono stati  circa 800 gli eventi registrati nel mese di marzo 2014, alcuni di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.3, spesso risentiti dalla popolazione. Un approfondimento su questa nuova fase della sequenza è disponibile a questo link.

Si ricorda che è possibile visualizzare i terremoti mese per mese in una mappa interattiva (story map) della sismicità del 2014 in Italia. È possibile anche interrogare i singoli eventi e avere informazioni sulla magnitudo, la data\ora e la profondità.

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SPECIALE La GEOLOGIA dei terremoti: Il terremoto del 26 marzo 1511 al confine tra Italia e la Slovenia

Il grande terremoto del 26 marzo 1511 (magnitudo M 6.9) si è verificato in un’ampia zona montuosa posta al confine tra Italia e la Slovenia, che comprende le Alpi Giulie e Carniche e le Prealpi Venete. Geologicamente quest’area è la zona di contatto tra i thrust (faglie con movimento di tipo inverso) delle Alpi Meridionali, orientati prevalentemente est-ovest, e le strutture trascorrenti destre ed inverse del sistema dinarico, orientate in direzione nord ovest-sud est.

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Figura 1 Mappa sismotettonica delle Alpi occidentali e delle Dinaridi. Le linee rosse sono le principali faglie. I due meccanismi focali sono relativi ai terremoti del 1976 (ad ovest) e del 1998 (ad est). Gli epicentri dei terremoti con M maggiore o uguale a 4, prima e dopo il 1900 sono rappresentati, rispettivamente, con esagoni e cerchi blu. Le stelle nere sono i diversi epicentri del terremoto del 1511 in accordo con: 1 Ambraseys (1976); 2 e 3 Ribaric (1979); 4 Postpischl (1985); 5 Boschi et al. (2000); 6 CPTI Working Group (2004); 7 Fitzko et al. (2005). Le lettere indicano le faglie: a Gail; b Fella-Sava; c Gemona-Kobarid; d Susans-Tricesimo e Trasaghis; e Medea; f Ravne; g Idrija (da Camassi et al., 2011).

Questa zona rappresenta l’area di scontro tra la Placca Adriatica (che a sua volta rappresenta la parte più settentrionale della Placca Africana) e la Placca Europea. La Placca Adriatica da sud spinge contro la Placca Europea. Lo scontro tra le due placche è rilevabile dai dati geodetici forniti dai satelliti (dati GPS), che mostrano i vettori di movimento dei capisaldi posti nelle due placche e misurano un raccorciamento regionale di circa 2 mm/anno. La deformazione prodotta da questo raccorciamento si trasmette alle faglie sia inverse sia trascorrenti del Friuli e della Slovenia, inducendole a generare terremoti. Questo movimento, nel lungo termine, ha determinato il sollevamento delle catene montuose delle Alpi e delle Dinaridi; le catene montuose infatti si formano grazie all’attività di faglie con movimento di tipo inverso, cioè dove uno dei due blocchi separati dalla faglia sale sopra all’altro a causa della spinta tettonica. Leggi il resto di questa voce

Evento sismico nelle Alpi Cozie, M 5.0, 7 aprile 2014

Un terremoto di magnitudo (Ml) 5.0 è avvenuto alle ore 21:27:00 italiane di oggi (7 aprile 19:27:00  UTC) ad una profondità di 5 km. Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nelle Alpi Cozie. Da calcoli preliminari del momento tensore, la magnitudo momento Mw è pari a 4.7.

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Localizzazione del terremoto di magnitudo ML5.0 avvenuto oggi nelle Alpi Cozie.

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SPECIALE Cinque anni dal terremoto dell’Aquila

Sono passati cinque anni dal terremoto del 6 aprile 2009. Come sempre, il nostro pensiero va anzitutto a coloro che con il terremoto hanno perso i loro cari e le loro case. Come ricercatori, abbiamo continuato gli studi della regione aquilana e delle aree limitrofe, con l’obiettivo di comprendere sempre meglio i meccanismi alla base dei terremoti e definire la pericolosità dell’area. I nostri studi, anche quelli che non sembrano avere ricadute immediate sulla riduzione del rischio sismico, contribuiscono a costruire, passo dopo passo, una maggiore conoscenza della Terra e dei processi deformativi che portano ai terremoti e ad aumentare la consapevolezza del fenomeno terremoto. In quest’ottica il 21 giugno 2013 è stata inaugurata la nuova sede INGV a L’Aquila e sono stati presentati i primi risultati del Progetto FIRB Abruzzo, frutto di un Accordo di Programma tra il Miur, la Regione Abruzzo e l’INGV.

In questo contributo riassumiamo alcune delle ricerche in corso, concentrandoci sugli aspetti della sismicità di questi anni, dell’identificazione, in superficie e in profondità, delle faglie attive e della risposta della geologia locale allo scuotimento sismico.

Analisi della sismicità

Nella figura sotto mostriamo la distribuzione spazio-temporale della sismicità nell’area aquilana dal 1 gennaio 2008 al 31 marzo 2014 (eventi di magnitudo ML maggiore o uguale a 2.0).

La sismicità nell'area aquilana dal 1 gennaio   2008 al 31 marzo 2014 (eventi di magnitudo ML maggiore o uguale a 2.0).  Questa animazione avanza mese per mese e mostra contemporaneamente tre mesi di sismicità e avanzano mese x mese.  La prima è più veloce (30 sec) la seconda è più lenta (1 m).

La sismicità nell’area aquilana dal 1 gennaio 2008 al 31 marzo 2014 (eventi di magnitudo ML maggiore o uguale a 2.0). Questa animazione avanza mese per mese e mostra contemporaneamente tre mesi di sismicità. Fonte dati: iside.rm.ingv.it

Tra gennaio e dicembre 2009 le nostre reti sismiche hanno registrato alcune decine di migliaia di terremoti nell’aquilano e grazie al catalogo di localizzazioni ad alta precisione è stata ricostruita con estremo dettaglio la geometria del sistema di faglie che si è attivato durante la sequenza sismica.

Tale catalogo, composto da più di 64 mila eventi sismici registrati nel 2009 da circa 70 stazioni sismiche è il più completo mai ottenuto per un terremoto di magnitudo moderata (i.e., M6) su faglie normali. Il catalogo è stato infatti ottenuto utilizzando procedure innovative di analisi automatica delle forme d’onda registrate per l’individuazione dei tempi di arrivo delle onde P ed S e per la localizzazione automatica ad alta precisione, con errori di localizzazione degli eventi estremamente piccoli, inferiori ai 50-100 m.

La mappa e le 20 sezioni verticali mostrano la distribuzione degli eventi sismici avvenuti nella zona aquilana prima dell'evento del 6 Aprile (foreshocks; pallini rossi in mappa) e dopo l'evento del 6 Aprile (aftershocks; pallini neri in mappa). Le stelle con diversi colori indicano gli eventi più forti della sequenza per i quali sono stati riportati anche i meccanismi focali. Inoltre, in mappa riportiamo le tracce delle porzioni della faglia che hanno prodotto rotture in superficie osservabili sul terreno (linee gialle), e le tracce delle 20 sezioni riportate nello slideshow (linee nere). Nelle 20 sezioni i simboli utilizzati sono uguali a quelli utilizzati nella mappa.

La mappa e le 20 sezioni verticali mostrano la distribuzione degli eventi sismici avvenuti nella zona aquilana prima dell’evento del 6 Aprile (foreshocks; pallini rossi) e dopo l’evento del 6 Aprile (aftershocks; pallini neri). Le stelle con diversi colori indicano gli eventi più forti della sequenza per i quali sono stati riportati anche i meccanismi focali. Inoltre, sono riportate le tracce delle porzioni di faglia che hanno prodotto rotture in superficie osservabili sul terreno (linee gialle). Le 20 sezioni lungo le linee nere numerate sono riportate di seguito, Valoroso et al., 2013.

Secondo questo studio, il sistema di faglie attivato è composto da due segmenti di faglia principali immergenti verso sudovest: la faglia dell’Aquila (o Paganica) a sud e la faglia di Campotosto a nord. Inoltre, nella fase finale della sequenza sismica si è attivato un cluster di sismicità, cioè una concentrazione di terremoti di bassa magnitudo nel settore nord del sistema di faglie, vicino a Cittareale. La lunghezza complessiva del sistema di faglie attivato, che si estende in direzione nordovest-sudest lungo gli Appennini, è di circa 50 km.

Le 4 sezioni verticali che seguono (1-4, in rosso nella mappa sopra) mostrano la distribuzione degli eventi sismici avvenuti nella zona aquilana lungo la porzione meridionale della faglia dell’Aquila. Leggi il resto di questa voce

Terremoto nel Mar Ionio, M 5.0, 5 aprile 2014: approfondimento

Il terremoto di magnitudo (Ml) 5.0 avvenuto oggi alle ore 12:24:45 italiane è stato localizzato nel Mar Ionio, circa 18 km a sudovest di Capo Rizzuto (provincia di Crotone), ad una profondità di circa 66 km.

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Sismicità dal 1981 ad oggi. La stella indica l’epicentro del terremoto di magnitudo ML5.0 avvenuto oggi nel Mar Ionio.

Analizzando il catalogo strumentale degli ultimi 30 anni è possibile rilevare in quest’area un certo numero di eventi a profondità subcrostale. Questa sismicità profonda è attribuibile al fenomeno di subduzione di litosfera ionica che in quest’area inizia a piegarsi al di sotto dell’Arco Calabro (Chiarabba et al., 2005). Leggi il resto di questa voce

Evento sismico nel Mar Ionio, M 5.0, 5 aprile 2014

Un terremoto di magnitudo (Ml) 5.0 è avvenuto alle ore 12:24:45 italiane di oggi (5 aprile 10:24:45  UTC) ad una profondità di circa 66 km. Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel Mar Ionio.

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Localizzazione del terremoto di magnitudo ML5.0 avvenuto oggi nel Mar Ionio.

Il terremoto è stato avvertito in tutta l’Italia meridionale come risulta dalla mappa dei risentimenti del terremoto ricavati dai questionari macrosismici on line che sono stati compilati su www.haisentitoilterremoto.it.

Mappa preliminare dei risentimenti segnalati al sito haisentitoilterremoto.it, aggiornata alle ore 12.37 di oggi.

Mappa preliminare dei risentimenti segnalati al sito haisentitoilterremoto.it, aggiornata alle ore 13.11 di oggi.

Per maggiori informazioni: qui 

Evento sismico M 5.6 in Grecia, 04 aprile 2014

Un terremoto di magnitudo M 5.6  è avvenuto stasera alle ore 22:08 italiane (20:08 04/Apr/2014 – UTC) ed è stato localizzato in mare nella Grecia meridionale ad una profondità di circa 143 km.

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Localizzazione epicentrale del terremoto avvenuto oggi alle ore 22:08 italiane in Grecia meridionale.

Il terremoto è stato avvertito anche in Italia meridionale, prevalentemente Puglia, Sicilia e Calabria, come risulta dalla mappa dei risentimenti del terremoto ricavati dai questionari macrosismici on line che sono stati compilati su www.haisentitoilterremoto.it.

Mappa preliminare dei risentimenti segnalati al sito haisentitoilterremoto.it, aggiornata alle ore 15.27 di oggi.

Mappa dei risentimenti segnalati al sito haisentitoilterremoto.it, aggiornata alle ore 15.27 del 5 aprile 2014.

Informazioni sull’evento sono disponibili qui.

Sequenza sismica nel Cile settentrionale, aprile 2014

Il giorno 1 aprile 2014 alle ore 23:46 UTC (1 aprile ore 18:46 cilene; 2 aprile ore 1:46 italiane) è avvenuto un terremoto di magnitudo M 8.2, localizzato dall’USGS al largo delle coste settentrionali del Cile. Nelle ore successive sono stati registrati più di 60 terremoti di magnitudo maggiore di 4.5; il più forte di magnitudo 7.6 è avvenuto alle ore 02:43 UTC. Questa sequenza sismica è stata preceduta da un’altra sequenza iniziata il 16 marzo 2014 con un terremoto di magnitudo 6.4 avvenuto in un’area molto vicina all’epicentro del terremoto del 1 aprile, M 8.2. L’ultimo terremoto forte avvenuto in questa area è quello del 1877 di magnitudo M 8.8.

Epicentri dei terremoti avvenuti nell'ultima settimana al largo delle coste del Cile settentrionale (fonte: USGS).

Epicentri dei terremoti di magnitudo M maggiore di 4.5 avvenuti nell’ultima settimana al largo delle coste del Cile settentrionale (fonte: USGS).

Il terremoto è avvenuto in un’area in cui la crosta oceanica pacifica, appartenente alla cosiddetta Placca di Nazca, sprofonda (subduce) al di sotto della placca continentale sudamericana ad una velocità di 65 mm/anno. La subduzione della crosta oceanica al disotto delle coste sudamericane è all’origine di terremoti dei grandi magnitudo che storicamente hanno colpito in gran numero tutta la fascia costiera del Cile: il terremoto di Maule (M 8.8) che interessò nel 2010 la costa del Cile centrale e causò uno tsunami  e circa 500 vittime (Lorito et al., 2011) e  il catastrofico terremoto del 1960 di magnitudo 9.5, il più grande mai registrato al mondo, che colpì il Cile meridionale. Leggi il resto di questa voce

La sequenza sismica in Umbria e lo “scarico” di energia

Le onde sismiche di un terremoto sono l'effetto della liberazione di energia causata dal movimento di una faglia

Le onde sismiche di un terremoto sono l’effetto della liberazione di energia causata dal movimento di una faglia

Ogni terremoto, anche il più piccolo, scarica energia. Ma è sbagliato pensare che una serie, anche lunga, di piccoli terremoti possa scongiurare l’arrivo di uno più forte. Infatti, l’energia rilasciata da un terremoto di magnitudo 3 (ad esempio) è circa trentamila volte più piccola di quella di un sisma di magnitudo 6. Appare chiaro quindi che durante o dopo uno sciame sismico anche importante, come quello che si verifica in Umbria da molti mesi, o come quello che si è verificato al Pollino di recente, o come in uno delle decine di sciami sismici avvenuti in Italia in questi anni, le condizioni per un eventuale forte terremoto non sono mutate.

Spesso in queste situazioni i media riportano informazioni che possono contribuire a diffondere concetti errati e generare confusione nella popolazione interessata dalla sismicità in corso. Come nel caso dello scarico di energia come elemento “favorevole”. Non è così. Alcune considerazioni sull’andamento della sequenza in Umbria e sulle energie in gioco sono riportate in un post del blog dell’INGV che si occupa del processo dell’Aquila. Leggi il resto di questa voce

SPECIALE I terremoti nella STORIA: Terremoti e rivolte popolari nel Friuli di inizio ’500

Il castello di Villalta di Fagagna (UD) fu tra quelli dapprima attaccati e incendiati dai contadini nella rivolta del febbraio-marzo 1511 e poi gravemente danneggiati dal terremoto del 26 marzo (Fonte: http://www.tourismfriulicollinare.it/public/castello-di-villalta/).

Il castello di Villalta di Fagagna (UD) fu tra quelli dapprima attaccati e incendiati dai contadini nella rivolta del febbraio-marzo 1511 e poi gravemente danneggiati dal terremoto del 26 marzo (Fonte: http://www.tourismfriulicollinare.it/public/castello-di-villalta/).

Il 26 marzo 1511, attorno alle ore 15.40 locali (14.40 UTC), un violento terremoto colpì le Alpi orientali nell’area che oggi si trova ai confini tra Italia, Slovenia e Austria. Secondo le fonti storiche dell’epoca ci furono gravissimi danni in diverse località sia friulane, come Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Osoppo, Venzone, Tricesimo, sia slovene, come Bovec, Tolmin e Skofja Loka. Crolli e danni gravi interessarono numerosi altri centri dell’area, tra cui Udine, Ljubljana (attuale capitale della Slovenia), Villach (in Carinzia, Austria). La scossa inoltre causò danni minori, ma diffusi in un’area molto vasta, da Trieste, Gorizia e Pordenone, fino a Venezia, Belluno, Padova, Treviso e Vicenza. Leggi il resto di questa voce

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